Tsipras sta apprendendo a sue spese la lezione di non contrastare la Merkel

Alexis Tsipras è trasgredito la regola della sopravvivenza politica in Europa: non dispiacere Angela Merkel. La disapprovazione del cancelliere tedesco ha contribuito a porre fine alle carriere politiche dell’ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi e del leader greco George Papandreou.

Dopo aver mandato alle ortiche qualsiasi buona volontà che aveva con i legislatori tedeschi della Merkel e con il pubblico, l’attuale premier greco potrebbe essere il prossimo a “saltare”.

Il sostegno della Merkel, politicamente sicura in testa alla più grande economia europea, è essenziale per i governi debitor. Tsipras ha rovesciato i colloqui con i creditori la settimana scorsa chiedendo un referendum per l’austerità, una decisione che lo ha lasciato con poche opzioni se gli elettori dovessero accettare i tagli di bilancio come costo per gli aiuti.

Merkel dice che non ci saranno ulteriori negoziati del debito con la Grecia fino all’esito del referendum. I ministri delle finanze della zona euro le fanno eco (ovviamente).

La Merkel ha detto “è legittimo diritto dei greci fare un referendum quando vogliono, a qualunque domanda e a qualunque raccomandazione che il governo voglia dare. Ma, per essere chiari, gli altri 18 stati membri dell’euro hanno la stessa legittimità democratica di prendere debitamente la loro posizione in risposta alla decisione greca.”

Rifiutando di giocare a palla con la Germania è costato molto a Berlusconi. Papandreou ha imparato una dura lezione, lo stesso anno. Quando ha chiamato un referendum sul piano di salvataggio, la Merkel ha insistito che la questione si concentrasse sul rimanente nell’euro. L’agitazione seguente in Grecia, e all’interno del partito socialista, hanno costretto Papandreou a dimettersi.

Se Tsipras potrà continuare ad essere il primo ministro della Grecia in gran parte dipenderà dall’esito di domenica. Il suo partito di sinistra Syriza sta sollecitando gli elettori a respingere il programma di aumenti fiscali e di tagli alla spesa proposti dai ministri delle finanze della zona euro.

Il “no” potrebbe spingere il paese fuori dall’euro, un risultato che, secondo i sondaggi, la maggior parte dei greci vuole evitare. Tale risultato darebbe a Tsipras una leva più forte su cui avere un miglior salvataggio.

Una vittoria del “sì”, invece, costituirebbe un rimprovero pubblico per Tsipras, che probabilmente si dimetterà in caso di decisione del popolo di rimanere in zona euro (il ministro delle finanze ha già detto di dimettersi in caso di vittoria del “si”).

Comunque vada, il futuro politico di Tsipras sembra compromesso, o riuscirà a salvarsi?

Autore: Guglielmi Franco

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