In Grecia vince il “no”, che futuro per il paese?

Gli elettori greci hanno respinto l’austerità e chiedono un miglior trattamento. Questo potrebbe portare al crollo del sistema bancario e ad un ritorno alla dracma.

Il “no” è stato votato dal 61% dei greci, mentre il “si” solo dal 39%. ll popolo greco ha rivelato in massa la rabbia e la frustrazione derivante da sei anni di depressione economica e di umiliazioni nazionali. Una rivolta vulcanica sembrava essere passata per le isole greche.

La Banca centrale europea si trova ora di fronte alla decisione immediata sulla possibilità di continuare a congelare la liquidità di ultima istanza (ELA) per le banche greche a 89 miliardi di euro, una posizione che significherebbe “soffocamento”. Euclid Tsakalotos, capo negoziatore del debito del paese, ha detto che “se lo faranno, la situazione sarebbe molto grave, un tentativo di far cadere il governo”.

La leadership dell’UE è in totale confusione, come è emerso chiaramente. Il popolo greco ha dimostrato che non può essere ricattato, terrorizzato e minacciato”, ha detto Panos Kammenos, ministro della difesa e capo del partito ANEL.

Il presidente francese Francois Hollande ha detto che questa sera terrà un discorso con la Merkel per elaborare una risposta comune a quello che si è trasformata nel più grande fiasco dopo la bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda nel 2005.

Martin Schulz, capo del Parlamento europeo, sta ancora insistendo che un “no” deve significare l’espulsione dall’euro, ma il suo punto di vista è insostenibile.

Jean-Claude Juncker, capo della Commissione Europea, è intrappolato dalla sua stessa retorica dopo aver avvertito la scorsa settimana che un “no” sarebbe stato un rifiuto alla stessa Europa, il che potrebbe portare a conseguenze disastrose.

“Se necessario, emetteremo della liquidità parallela, in stile californiano”, lo ha fatto sapere l’ex ministro delle finanze greco Varoufakis (dimessosi stamattina). La California, infatti, emise dei buoni temporanei per pagare le bollette agli appaltatori dopo crisi Lehman nel 2008.

Ci sono dei segnali che dicono che i creditori faranno fare un passo indietro ai greci, concedendo nuovi colloqui a Syriza, anche se è tutt’altro che chiaro dove porteranno. Alti funzionari tedeschi hanno detto che la Grecia non avrà un centesimo finché il premier Alexis Tsipras resterà al potere.

Vi è ora una chiara spaccatura tra la Germania e la Francia, forse abbastanza grave da causare danni a lungo termine alla coerenza dell’Unione monetaria. Questa è un’altra cosa a cui stare attenti. L’incoerenza politica viene forse al pettine?

Grecia, i colloqui continuano

La Grecia e i suoi creditori hanno tentato di alleviare le preoccupazioni legato all’eventualità che il paese sia buttato fuori della zona euro. Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze greco, ha detto che le parti dovrebbero terminare i negoziati entro la fine della prossima settimana.

Il governo greco ha tempo fino a venerdì per pagare gli stipendi del settore pubblico, la settimana prima del primo di una serie di rimborsi di giugno pari a circa 1,6 miliardi di euro che devono essere dati al Fondo monetario internazionale. Nikos Voutsis, il ministro greco degli Interni, a fine settimana ha detto che “questi soldi non saranno pagati perché non c’è n’è da dare”. Ma Martedì Varoufakis ha insistito che “faremo il pagamento perché non c’è alcun dubbio che avremo un accordo sulle misure di austerità greche”.

Se Atene non dovesse pagare la Grecia potrebbe essere in default e lasciare la zona euro. Ma le speranze che si possa trovare un accordo salgono di ora in ora. Nel frattempo Christian Noyer, numero uno della Banca centrale francese, ha cercato di minimizzare i timori di contagio: non è un rischio che considero importante per il settore bancario francese, è soprattutto un rischio per la Grecia”.

Nonostante i commenti confortanti, l’euro è scivolato di oltre lo 0.4% contro la sterlina, in parte riflettendo le preoccupazioni della politica spagnola. L’indice principale della Spagna, l’Ibex, ha subito una seconda giornata di perdite, in calo dello 0.7% dopo che le elezioni regionali hanno visto dei guadagni per i partiti anti-austerità durante il fine settimana.

Varoufakis ha detto che i creditori del paese devono “agire insieme” dato che le scadenze si avvicinano prestito per il paese. Alexis Tsipras è in grado di negoziare un accordo che sia accettabile per numero sufficiente di deputati del suo partito. Pierre Moscovici degli affari finanziari UE ha detto che i colloqui necessari per capire se la Grecia andrà avanti in UE sono ancora in corso. Egli ha detto “Siamo consapevoli dei problemi di liquidità in Grecia e questo è il motivo per cui è così importante ora che i negoziati che si svolgono a Bruxelles devono essere accelerati. Noi vogliamo un accordo, lo vogliamo in fretta e stiamo lavorando per raggiungerlo”.

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha detto che “l’incertezza” dei negoziati creano “gravi tensioni che potrebbero essere destabilizzanti”.

Si tratta di giorni difficili per la Grecia e per l’UE, si spera che possano migliorare.

Draghi conferma che le azioni della BCE stanno avendo effetto sull’UE

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto ai banchieri centrali del mondo che le prospettive economiche per la zona euro sono oggi più brillanti di quanto non sono mai state per sette lunghi anni.”

Parlando ad una conferenza della BCE in Portogallo, Draghi ha suonato una nota positiva sul futuro della moneta unica, ma ha avvertito che le riforme strutturali sono cruciali.

“Le prospettive economiche per l’area dell’euro sono oggi più brillanti di quanto non sia stato per sette lunghi anni. La politica monetaria sta lavorando attraverso l’economia. La crescita è in ripresa. Le aspettative di inflazione hanno recuperato dalla depressione. Ovviamente questa non è affatto la fine delle nostre sfide”.

Continuando, il numero uno della BCE ha detto che “una ripresa ciclica da sola non risolve tutti i problemi dell’Europa. Non elimina la sporgenza del debito che interessa alcune zone dell’Unione. Non elimina l’elevato livello di disoccupazione strutturale che tormenta troppi paesi. E non elimina la necessità di perfezionare l’assetto istituzionale della nostra unione monetaria.”

I commenti arrivano il giorno dopo che Draghi ha toccato una nota cupa sulla crescita nella regione, dicendo ad una conferenza sulla disoccupazione, sempre in Portogallo, che “la crescita è troppo bassa ovunque” nei 19 paesi della zona euro, nonostante una modesta ripresa.

Nonostante il basso livello di crescita, l’economia della zona euro sta migliorando, essendo cresciuta dello 0,4 per cento nel primo trimestre del 2015 secondo quanto dimostrato dai dati all’inizio di questo mese, superando anche gli Stati Uniti.

A pesare sulla zona euro sono le preoccupazioni di paesi come la Grecia, la Francia e l’Italia, dove il progresso sta crescendo nonostante l’attuazione delle riforme strutturali è stata lenta. Draghi ha ribadito l’importanza delle stesse riforme strutturali in tutta Europa, al fine di aumentare la crescita a lungo termine. “Essere nelle prime fasi di una ripresa ciclica non è un motivo di rinviare le riforme strutturali, ma è in realtà l’occasione per accelerarle”, ha detto, esaltando i benefici delle stesse.

Secondo il numero uno della BCE, “in primo luogo le riforme strutturali sollevano la crescita potenziale, in secondo luogo rendono le economie più resistenti agli shock economici.”

La situazione della zona euro è ancora delicata, anche se l’euro sembra attualmente in fase di crescita contro le altre valute, sintomo – anche questo – del fatto che gli investitori si stanno fidando dell’Europa e premiano la sua moneta.

Nuove sfide sono comunque attese in EU nei prossimi giorni.

La Grecia minaccia l’UE: non pagheremo il FMI

La Grecia minaccia di andare in default sul rimborso di 750 milioni di euro da pagare al Fondo Monetario Internazionale martedì prossimo a meno che la zona euro rilasserà le condizioni di salvataggio del paese.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, sta spingendo per far sì che Atene possa raccogliere fino a 10 miliardi di euro di nuovo debito pubblico. Qualsiasi accordo richiederebbe l’approvazione della Banca centrale europea (BCE). C’è un tappo di 15 miliardi di euro sul valore del debito a breve termine che il governo greco è autorizzato a emettere.

A meno che la zona euro non si impegna ad un “allentamento della posizione della BCE in materia di liquidità”, allora la Grecia andrà di default il giorno seguente, secondo i documenti trapelati dal governo di Tsipras. “Se non ci sono mosse chiare, il paese non esiterà a muoversi verso una stretta creditizia non pagando la rata al FMI prevista per la metà di maggio dato che il denaro attualmente disponibile è sufficiente solo per salari e pensioni”.

La Grecia ha rimborsato 200 milioni di euro al FMI ieri, ma non dovrebbe essere in grado di pagare la somma più grande prevista per la prossima settimana senza rimanere a corto di soldi per pagare le pensioni statali e i salari del settore pubblico alla fine del mese.

Syriza vuole che i ministri delle finanze della zona euro possano accettare di consentire alla BCE di elevare la soglia di legge di titoli a 25 miliardi di euro. Ciò consentirebbe di Atene di pagare rate per 3 miliardi di euro il mese prossimo, ma senza emanare tutte le nuove riforme economiche richieste dai creditori.

Il ministro greco ha detto che se i ministri delle Finanze della zona euro continueranno a rispettare le linee rosse sulla riduzione del debito, l’austerità, i tagli alle pensioni e le riforme del mercato del lavoro, allora Tsipras potrebbe esseere messo sotto pressione dal suo stesso partito di default.

Se il governo greco non riesce a pagare il FMI martedì, ci sarà un periodo di 30 giorni prima che sia formalmente messo in mora. Allo stesso tempo, il paese finirebbe in violazione dei suoi impegni verso la zona euro e potrebbe finire fuori dalla moneta unica.

La BCE ha previsto, in seguito ad una riunione di ieri, di estendere l’aiuto di emergenza per le banche greche, ma non procederà finché non sarà raggiunto un accordo definitivo tra la Grecia e i ministri delle Finanze della zona euro.

Napolitano si dimette, la notizia ha un certo impatto anche sull’eurozona

Per i partner dell’Italia a Bruxelles e Washington, il presidente Giorgio Napolitano è stato un garante della stabilità durante la crisi della zona euro. Ma per gli italiani stanchi dell’austerità, la sua immagine è più ambivalente. Il presidente Usa Barack Obama la scorsa settimana ha ringraziato Napolitano, che si è dimesso ieri, per il suo termine “storico” in carica. L’89enne è stato elogiato da investitori e commentatori internazionali, concetti che contrastano con l’atteggiamento ribelle degli italiani. Confindustria ha ringraziato il presidente definendolo “un vero servitore dello Stato”.

Ma in un paese in cui quasi la metà dell’elettorato dice che voterà per i partiti euroscettici o anti-euro, la lode dalle lobby commerciali e dai leader stranieri può essere un’arma a doppio taglio. C’è il punto di vista di coloro che pensano sia meglio mantenere i conti in ordine e non creare tensioni sui mercati, ma non è necessariamente il punto di vista di tutti in Italia.

Napolitano è stato determinante nella gestione della crisi del debito del 2011, quando i mercati obbligazionari si sono accesi dopo lo scandalo del governo di Silvio Berlusconi, con l’Italia che ha rischiato un disastro finanziario che avrebbe potuto costringere il paese fuori dall’euro.

Ma, dato che l’agonia economica del nostro paese è aumentata e l’ostilità verso la politica della zona euro è cresciuta, molti pensano che Napolitano abbia fallito quando ha consegnato la sovranità ai mercati finanziari, alla Banca centrale europea e a Berlino. La caduta di Berlusconi e la nomina del premier tecnocrate Mario Monti hanno creato una situazione di stallo in cui i partiti anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, sono fioriti. Tre governi sono passati e hanno tenuto il potere senza vincere le elezioni, ognuno cercando di far passare delle riforme mentre l’Italia declinava. Molti hanno accusato di questo il capo dello Stato.

Tra i sostenitori, il soprannome di Napolitano “Re Giorgio” è alquanto rassicurante, anche se ha connotazioni più sinistre quando viene utilizzato da critici, che lo caricano con sdegno. C’è chi ha detto “Napolitano non deve dimettersi, deve consegnarsi alla polizia” e mentre rimane una minoranza, è il presidente più popolare che la maggior parte dei politici italiani hanno avuto, anche se i suoi indici di gradimento sono scesi dal 60%, quando ha iniziato il suo secondo mandato fino al 39 per cento la scorsa settimana.

Ora per l’Italia si apre un periodo di passaggio, nell’attesa di sapere chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.

L’UE torna alla crescita, parte 2

Continuando a parlare della crescita europea, secondo alcuni la ripresa dell’Europa continua a non essere abbastanza forte da trasformare la regione euro in un motore importante per la crescita internazionale, dato che l’UE rimarrà un esportatore netto nel corso dei prossimi due anni, poiché le cosiddette economie periferiche, come la Spagna, continuano ad essere piene di debiti.

Le esportazioni sono cresciute più rapidamente delle importazioni nel corso degli ultimi anni, lasciando un surplus commerciale della zona euro intorno al 3 per cento del PIL nel primo trimestre, il maggior dato da quando l’euro ha iniziato le contrattazioni, nel 1999.

Secondo un sondaggio tra gli investitori recentemente diffuso dalla Bank of America Corp., i titoli azionari europei dovrebbero salire a breve al livello più alto da cinque anni a questa parte. L’88 per cento dei gestori di portafoglio vede un miglioramento dell’economia nel corso del 2014, con la regione che si troverà come leader relativamente alle aspettative di crescita a livello mondiale, per la prima volta da tre anni. Solo il 16 per cento degli intervistati ha citato l’Europa come il rischio più grande, in netto calo rispetto al 59 per cento che l’aveva citata in questa maniera nel mese di luglio 2012. Il 51 ora si preoccupa per un “atterraggio duro” della Cina.

Il progresso economico della regione europea è particolarmente interessante anche perché i mercati emergenti, tra cui Cina e Brasile, stanno rallentando, dopo aver spinto il mondo fuori dalla recessione. L’area dell’euro, tuttavia, deve riuscire a diventare ancora più forte per poter placare le critiche straniere legate al fatto che la sua espansione è guidata dalla domanda estera. Ci sono in ogni caso ancora dei problemi da risolvere, dato che la disoccupazione si trova al 12,1 per cento, il dato più alto mai registrato (addirittura è del 25 per cento ed oltre in Spagna e in Grecia).

L’UE torna alla crescita

L’area dell’euro sta diventando sempre di più un aiuto per l’economia mondiale. Con i dati di questa settimana che dovrebbero mostrare come il blocco delle 17 nazioni stia crescendo di nuovo dopo sei trimestri di contrazione, gli economisti dicono che la stabilizzazione ripristinerà la regione come una delle economie centrali per il futuro. Le previsioni dovrebbero mettere in evidenza una crescita dell’economia pari allo 0,2 per cento nel secondo trimestre, dopo una contrazione dello 0,3 nei tre mesi precedenti.

Non ci si aspetta, a breve, un boom in Europa, bensì un semplice cambiamento di rotta rispetto a quanto fatto registrare in passato, cosa che dovrebbe avere degli effetti positivi sia sui mercati che sull’economia mondiale in sé. C’è un cambiamento nella percezione rispetto a qualche tempo fa, quando la gente non vedeva una via d’uscita dalla crisi. Oggi si vede la crescita.

Le stime vogliono che i conti dell’area dell’euro contribuiscano per un quinto al prodotto interno lordo mondiale, quindi un miglioramento di un punto percentuale nell’economia europea quest’anno sarà sufficiente a stimolare la crescita del PIL, altrove, di 0,7 punti percentuali nel corso dei prossimi quattro trimestri. Questo aumento permetterà inoltre di compensare il rallentamento della Cina, la seconda economia più grande del mondo.

L’impatto della previsione è già evidente. La produzione della Polonia e della Repubblica Ceca è salita nel mese di luglio a fronte dei crescente ordini di esportazione da altre parti d’Europa. Le esportazioni cinesi verso l’Unione europea sono aumentate del 2,8 per cento nel mese di luglio, il primo guadagno in cinque mesi, mentre le spedizioni giapponesi verso l’UE sono salite del 8,6 per cento nel mese di giugno, il dato più alto dal febbraio 2011.

L’Europa sta per iniziare il recupero e non possiamo che essere più entusiasti. La crescita è un dato che si aspettava da molto tempo, decisamente troppo.

UE, oggi si parla di Grecia e Portogallo

L’eurozona deve decidere oggi su una nuova serie di aiuti alla Grecia, nell’indecisione se ritardare i pagamenti nel tentativo di imporre al paese la serie di riforme impopolari che sono ancora in attese, dal licenziamento dei lavoratori pubblici fino alla vendita di beni dello Stato.

Desiderosi di evitare un risveglio della crisi del debito e memori delle elezioni in Germania nel mese di settembre, i ministri delle finanze della zona euro si incontrano oggi pomeriggio per valutare, oltre che cosa fare “della Grecia”, anche come operare in favore del Portogallo dopo gli sconvolgimenti politici della scorsa settimana. Si tratta di un momento delicato e non si può abbassare la guardia. La Grecia, che ha vissuto al di là dei propri mezzi per oltre un decennio, è stata ritenuta inadempiente nel maggio 2010. Ora si spera che il paese possa ottenere il via libera ad una nuovo pagamento di 8,1 miliardi di euro.

Il governo greco ha detto che è vicino al convincere la troika dei creditori internazionali che è in grado di soddisfare gli obiettivi di riforma della sua economia. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, che sta cercando un terzo mandato alle prossime elezioni del 22 settembre, vuole evitare di essere vista, in casa, come troppo generosa verso i paesi spendaccioni. Berlino difficilmente sosterrà un esborso totale in favore della Grecia.

La prossima tranche potrebbe essere pagata a rate, magari, subordinata al raggiungimento, da parte di Atene, di una serie di ” miliari” sulle riforme. I funzionari greci hanno detto che la troika ha accettato di dare ad Atene più tempo per fare dei tagli al personale del settore pubblico, considerando anche che 25.000 lavoratori statali devono essere spostati in un programma di mobilità entro la fine del 2013, per poi essere trasferiti o licenziati entro un anno.

I ministri della zona euro, come detto in apertura, devono anche capire meglio come stanno andando le cose in Portogallo, anche considerando che il paese non deve far fallire il rimborso del suo debito, previsto nel 2014.

L’euro inizia il crollo contro lo yen e ripiega contro i dollari

Analisi Eur/Jpy 

La rottura sotto il supporto posto a 128.80 per il cambio Euro/Yen ancora una volta aumenta le probabilità che il massimo sia stato fatto già a 131.12 e l’onda 5 sarebbe finita proprio in quel punto. Tuttavia, abbiamo bisogno di una pausa al di sotto di area 126.40 per confermare che il rally partito da 124.90 è stato solo in tre onde e quindi possa rappresentare solo una correzione. Questo braccio di ferro tra tori e orsi troverà presto il suo vincitore. Se i tori vinceranno avremo ancora bisogno di un’ultima salita sopra il massimo a 131.12, ma il possibile rialzo dovrebbe essere molto limitato. Se invece (come riteniamo più probabile) gli orsi vinceranno vedremo una rottura inferiore a 126.40 e sarà pertanto altamente probabile una nuova accelerazione verso area 119 visto che tutte le posizioni di rialzo verranno chiuse in stop loss. Non è importante adesso stabilire chi sta vincendo questo braccio di ferro, l’importante è sapere se le cinque onde di rialzo siano terminate o meno con il raggiungimento di area 131,12. Anche se noi non vedessimo un livello più alto dell’ultimo massimo, dovremmo essere molto vicino al top e dobbiamo prepararci ad assistere all’onda 2 superiore che sarà estremamente ribassista. Quest’onda 2 che vi annunciamo dovrebbe perlomeno raggiungere il minimo dell’onda 4 di 1 a 118.73, ma il calo dell’onda 2 potrebbe essere molto più profondo! 

Analisi Eur/Nzd 

Attualmente stiamo assistendo ad una rottura sopra la resistenza della trend-line discendente vicino a 1.5580 per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Nel caso questa rottura venisse confermata la nostra analisi rialzista sarebbe confermata e dovremmo vedere presto l’accelerazione appena l’onda 3 progredirà con un rally verso almeno 159.20 e più probabilmente più sopra verso area 1,6210. Tuttavia finché resistenza a 1.5580 proteggerà il cambio dalla salita potremmo rischiare un altro ripiego con una correzione ancora più complessa, ma solo una pausa sotto 154.87 ci confermerà che è così. In tal caso potrebbe essere in corso e un nuovo movimento prima verso 1,5405 e forse ancora più giù in area 1.5375 dove terminerebbe l’onda 2 correttiva. Il cambio potrebbe anche aver fatto un minimo importante in area 1,5425 ed essere pronto per ripartire senza dover necessariamente raggiungere questi due target di ribasso.

Strategie operative 

Il suggerimento che diamo da diversi giorni ai nostri lettori è di evitare di acquistare il cambio Euro/Yen, ma di acquistare il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Sul cambio Euro/Yen siamo al ribasso dalla rottura in area 128,80 con un trailing stop pari a 1,30 centesimi di euro e stop loss a 130,40. Con il cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo da 1,5580 con stop loss sotto 1,5370. Suggeriamo un trailing stop pari a 2,10 centesimi ed un take profit in direzione di 159,20.

L’euro prende fiato, ma è ancora presto per comprarlo

Analisi Eur/Jpy 

Con un massimo in area 130,90 il massimo dell’onda 3 di 5 è stato centrato quasi millimetricamente per il cambio Euro/Yen ed adesso l’onda 4 di 5 è in via di sviluppo. La correzione rappresentata dall’onda 4 di 5 tuttavia potrebbe essere molto piccola e molto complessa e potrebbe svilupparsi anche come un triangolo, ma sarebbe meglio attendere l’evoluzione per capire come si svolgerà. L’importante è che sin da adesso sappiamo che il cambio dovrà dirigersi in area 127,90 almeno, ma l’intera area 127,70/128,40 potrebbe essere un punto di approdo essendo una validissima area supportiva. Nel breve periodo ci aspettiamo che la resistenza in area 130,80/130,90 protegga il cambio da ulteriori salite, ma il fatto che il cambio abbia forato prima area 130,10 e poi 129,70/129,80 ci lascia pensare che l’onda 4 di 5 sia ufficialmente partita. Laddove vi fossero dei rialzi dai livelli attuali questi potrebbero essere alquanto limitati e non ci attendiamo salite roboanti da questi livelli finché il cambio non raggiungerà l’area supportiva da noi indicata.

Analisi Eur/Nzd 

La rottura sotto area1,5170 hainvalidato tutto il conteggio rialzista per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Proviamo ad ipotizzare però che la salita fatta da1,5173 a1,5521 sia considerabile come onda 4 di c e la discesa fatta da1,5521 a1,5080 sia stato pertanto onda 5 di c. A questo punto la discesa dovrebbe essere terminata per questa tipologia di conteggio proprio sul fondo individuato. Adesso ci attendiamo una salita, ma solo la rottura di area 1,5220/1,5230 potrà rappresentare l’inizio del rally, ma per conclamare una seria ripartenza occorrerà necessariamente attendere la rottura di area 1,5370/1,5380 per affermare con certezza che l’onda 5 di C sia ufficialmente terminata.

Analisi Eur/Usd

Area 1,3130 si dimostra una validissima resistenza per il cambio Euro/Dollaro statunitense, ma un’eventuale correzione sarebbe comunque poco profonda. Se area 1,3040 resistesse come supporto è possibile che il cambio si diriga prima verso area 1,3170/1,3180 e poi verso 1,3230 ed infine verso 1,3320/1,3340. Solo la violazione di area 1,3040 potrebbe rappresentare l’inizio di una correzione verso area 1,294/1,2970 dove il cambio dovrebbe riprendere la corsa verso l’alto in direzione dei target indicati.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen suggeriamo di non aprire strategie rialziste perlomeno fin quando il cambio non correggerà in area 127,7/128,40. Lo short aperto nella giornata di ieri da area 130,40 va gestito attraverso uno stop profit in area 129,70/129,80 con target proprio in direzione dell’area supportiva indicata dove sarebbe preferibile tornare compratori. Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese consigliamo di accumulare il cambio in direzione 1,55, con stop loss sotto 1,5080. Sconsigliamo una vendita del cambio in questione. Per acquistare il cambio Euro/Dollaro statunitense aspettiamo una rottura sopra 1,3170/1,3180 oppure un arrivo in area 1,294/1,2970 e sconsigliamo pertanto di acquistarlo “a mercato”. Potrebbe essere fatta un’operazione ribassista solo se violasse area 1,3040, ma in un ottica prettamente speculativa con stop sopra 1,3080 e gain sul supporto indicato.

Euro in grande spolvero, il rialzo continua?

Analisi Eur/Jpy

Non c’è stato spazio nemmeno per una piccolissima correzione del cambio Euro/Yen verso area 126,70 ed il cambio ha preso il decollo. Ora dobbiamo cercare un target dell’onda 3 di 5 che secondo noi potrebbe essere in area 130,90/131 dove l’onda 3 avrà 1,618 volte l’ampiezza dell’onda 1 di 5 (non 2,618 volte come riportato ieri, ci scusiamo per l’errore). Una volta terminata l’onda 3 di 5 presumibilmente partirà l’onda 4 di 5. Ci aspettiamo che questa onda 4 di 5 sia meno profonda, ma più complessa rispetto all’onda 2 di 5 che ha dato luce ad una correzione molto profonda e relativamente semplice, ma è prematuro capire quale sarà la sua ampiezza finché non verrà raggiunto il target dell’onda 3 di 5 probabilmente in area 130,90/131.

Analisi Eur/Nzd

Con la rottura sotto il supporto in area 1,54 del cambio Euro/Dollaro neozelandese era alquanto probabile assistere ad una correzione profonda attraverso la formazione di un’onda 2. Il target dell’onda 2 potrebbe essere già stato raggiunto in area 1,5330 e adesso attendiamo una ripartenza attraverso un’onda 3. Non è improbabile però assistere ad un’onda 2 più profonda, ma riteniamo difficile che il cambio possa mollare il supporto in area 1,5330. A questo punto aspettiamo una rottura convinta di area 1,5460 che potrebbe portare il cambio in direzione di area 1,5880 e quindi assisteremo ad un maestoso rally di salita per il cambio. Tuttavia finché il cambio sarà sotto 1,5420 sarà sempre frenato ed a rischio correzione.

Analisi Eur/Usd

Nello scorso aggiornamento avevamo ben individuato area 1,3050 come conclusione della prima onda della salita partita dal minimo in area 1,2740 per il cambio Euro/Dollaro statunitense. Adesso è lecito attendersi un primo pullback e quindi una correzione della salita, quindi aspettiamo il cambio in sui livelli in area 1,2930/1,2970, con ampie possibilità che il cambio si fermi area 1,2940 sulla vecchia linea di resistenza diagonale che adesso quindi farà da supporto. Possibile che il rintracciamento avvenga entro la giornata di Giovedì. Nell’eventualità che quest’area supportiva venisse violata è possibile che il cambio scenda in area 1,2860/1,2870 dove il cambio rintraccerebbe il 61,8% della salita fatta dal minimo in area 1,2740 al massimo in area 1,307.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen consigliamo di chiudere gli short eventualmente aperti nella giornata di ieri vista la notevole forza del cambio. E’ possibile aprire una posizione di rialzo sul cambio nel caso in cui raggiungesse area 1,2680, altrimenti sarebbe consigliabile rimanere flat. Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo dal minimo in area 1,5330/1,5340 ed aspettiamo il raggiungimento del target in area 1,5880 con stop sotto 1,53. Per chi fosse flat su questo cambio consigliamo di acquistare “a mercato” oppure di acquistarlo nel caso in cui il cambio rompa con forza area 1,5460. Per il cambio Euro/Dollaro Statunitense consigliamo un’operazione di ribasso speculativa in direzione di area 1,2940, oppure di rimanere flat finché non si paleserà la fine del pullback in area 1,2865.

 

Euro, il rimbalzo è finito?

Analisi Eur/Jpy 

Il punto di invalidazione ribassista per il cambio Euro/Yen è posto a 125,90. Tuttavia Venerdì abbiamo assistito ad una finta rottura ed in teoria potrebbe ancora essere aperta l’ipotesi che siamo ancora in onda 4 ribassista. I dubbi ovviamente ci sono riguardo al fatto che potremmo assistere ancora ad un crollo in direzione del nostro famoso target verso il livello individuato a 117,30 (dove transita il rintracciamento del 38,2% dell’onda 3). Se invece fossimo in onda 1 dell’onda 5 superiore, è atteso comunque un calo in area 122,30 per chiudere un’onda 2, prima di una risalita sopra 125,90. Ovviamente sarebbe importante, per capire in quale delle due ipotesi ci troviamo, capire se il livello posto a 122,30 del cambio reggerà o meno.

Analisi Eur/Nzd 

Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese sto cercando un’onda triangolare che termini sotto 1,58 e molto probabilmente sotto area 1,5720. Ciò farebbe capire che l’onda E del triangolo si è chiusa in area 1,5880 e saremo pronti ad assistere ad un’onda C che porti il cambio in area 1,52. Ad invalidare lo scenario ribassista, solo una conferma della rottura del livello posto in area 1,5930/1,5940 potrebbe portare il cambio verso area 1,602/1,603 in prima battuta e successivamente verso1,6360 inseconda battuta.

Analisi Eur/Usd

Per il cambio Euro/Dollaro statunitense è importante monitorare il livello in area 1,2960. Nel caso questo valore dovesse essere violato è possibile un rintracciamento in area 1,2870/1,2880. Se il cambio dovesse forare l’area resistenziale posta in area 1,307/130,80 sarà molto probabile assistere ad un rally dell’euro in direzione di 1,3350 prima e 1,3430 dopo. Il declino partito da 1,3711 assume carattere impulsivo (a 5 onde per intenderci), ma il recupero dell’area 1,3350 e 1,3430 potrebbe far assumere a tutto il calo in corso ad una correzione della salita partita dal Luglio 2012 (saremmo pertanto in onda 2 o onda B). Se l’interpretazione descritta fosse corretta, allora il rally proseguirà per la gran parte del mese di marzo. Il rally potrebbe assumere diverse forme (zig-zag, piatto, una combinazione complessa). Di solito l’onda B si caratterizza con onde acute e profonde (di tipo zig-zag, per intenderci).

Suggerimenti operativi 

Per il cambio Euro/Yen suggeriamo di aprire una posizione rialzista di tipo speculativo con uno stop in area 124,60 e target nei pressi di 125,60/125,70. Alla violazione di questo importante supporto è possibile ribaltare la posizione per provare a centrare obiettivi ribassisti in area 122,30 (con stop sopra 125,20). Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese non consigliamo operazioni rialziste, ma è consigliabile aprire un ribasso solo sotto 157,20 per maggior precauzione, con livello di stop sopra 158. Per il cambio Euro/Dollaro Usa consigliamo una posizione rialzista con stop sotto 1,2960, mentre invece sconsigliamo di aprire posizioni ribassiste.

UE: presto l’attuazione delle misure di salvataggio

La zona euro potrebbe avere presto un altro interessante balzo in avanti, considerando che i politici dei paesi più forti si impegnano sempre di più per cercare di salvare la moneta unica. Ora l’obiettivo è quello, una volta che sarà stata creata una nuova autorità di vigilanza bancaria indipendente, di dare i soldi direttamente alle banche di un paese, piuttosto che al governo. I paesi che si impegnano ad attuare le riforme richieste dalla Commissione esecutiva dell’Unione europea potrebbero anche essere in grado di attingere ai fondi di salvataggio senza dover passare attraverso le misure di austerità severe richieste alla Grecia, al Portogallo e all’Irlanda.

In merito a questo il capogruppo Ue, Juncker, ha detto di non avere dubbi sul fatto che presto verranno attuate le decisioni del summit di giugno. E’ necessario in ogni caso avere uno stretto coordinamento con la BCE. Juncker ha detto di non voler creare false aspettative, ma ha anche detto che l’UE è arrivata ad punto decisivo, dato che i paesi della zona euro sono arrivati al momento in cui bisogna rendere estremamente chiaro, con tutti i mezzi disponibili, che si è determinati a garantire la stabilità finanziaria dell’unione monetaria.

Le ultime rassicurazioni riguardano quelle della situazione greca. Gli ispettori internazionali stanno analizzando le finanze del paese e i progressi fatti nell’attuazione degli impopolari tagli di bilancio e delle riforme richieste, in cambio del programma di aiuti che sta tenendo a galla il paese. I funzionari greci hanno chiesto più tempo per attuare le misure, ma la pazienza tra i creditori si sta esaurendo. Se la relazione degli ispettori, attesa per il prossimo mese di settembre, dovesse essere schiacciante, Atene potrebbe non avere più soldi e potrebbe fallire, uscendo così dalla zona euro.

“Il programma di aiuti è già molto accomodante. Non riesco a vedere che c’è ancora spazio per ulteriori concessioni”, ha detto Schaeuble.

UE in attesa del vertice di questa settimana

Tutto il mondo rimane in attesa del vertice UE di questa settimana. Gran parte degli occhi saranno puntati sulla Merkel e sulla sua insistenza a non volere delle obbligazioni comuni. Su insistenza della Merkel, gran parte del vertice di questa settimana sarà incentrato su discussioni proposte dai presidenti del Consiglio europeo, dalla Commissione europea, dalla BCE e dall’Eurogruppo relativamente al settore bancario, all’unione fiscale e a quella politica. L’idea del debito comune senza dei sacrifici significativi di sovranità è una pericolosa illusione. Per creare una unione fiscale e bancaria, senza che ci sia unione politica, porta solo alla moltiplicazione degli errori che sono stati fatti inizialmente nella creazione di un’unione monetaria. C’è inoltre un paese che storicamente ha detto “no” ai trasferimenti di sovranità: la Francia.

Il paese è sempre stato riluttante a cedere la sua sovranità all’Unione europea e ha sempre preferito una sovranità intergovernativa. In teoria, non si è mai trattato di una soluzione troppo negativa, dato che i governi avrebbero dovuto costringere i paesi a gestire le proprie economie con prudenza. Purtroppo, questo piano non è sopravvissuto a contatto con la realtà. I governi non sono riusciti a gestire le economie con prudenza durante il boom economico e non sono disposti ora a rimediare alle carenze economiche che si hanno.

La Grecia ha omesso di attuare molte delle riforme strutturali che aveva concordato. Anche quando i governi tentare di essere virtuosi, gli elettori possono avere altre idee. Nessun presidente storico ha vinto le elezioni per una seconda volta dall’inizio della crisi dell’euro, basti guardare la decisione fatta dai francesi di non rieleggere Sarkozy ma di optare per Hollande.

In questo contesto politico disfunzionale, non ha senso per la Germania o per la BCE accettare  questi debiti comuni. Per tutti questi motivi, il vertice di questa settimana sarà molto complesso.

Vertice UE, la Merkel contestata sulle strategia di crescita

I leader dell’UE stanno continuando i colloqui a Bruxelles mettendo sempre maggiore pressione sulla Germania per la resistenza del paese di lanciare gli eurobond come modo per alleviare la crisi della zona euro. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che i legami che gli euro bond farebbero nascere, andrebbero a violare i trattati dell’UE, senza contribuire a rilanciare la crescita. Il presidente francese Francois Hollande dice di voler discutere di Eurobond, così come il PM irlandese Enda Kenny, che ha detto che sarebbe una giusta idea da considerare.

Le borse europee sono diminuite di circa il 2%, a causa dell’ansia causata da una possibile uscita della Grecia dall’euro. La zona euro, in ogni caso, si sta preparando ad un simile scenario. La Merkel ha detto che i colloqui informali non portano ad alcuna decisione precisa, ma potrebbero influenzare i colloqui formali di fine giugno.

I leader guardano possibilità di promuovere la mobilità nel mercato del lavoro europeo e di orientare meglio i finanziamenti della Banca europea per gli investimenti verso determinati progetti, misure che potrebbero contribuire a stimolare la crescita. Si tratta della prima occasione per il Presidente francese Hollande di spostare l’enfasi dalla austerità  alla crescita, cosa che fa parte del messaggio dato agli elettori francesi che lo hanno eletto lo scorso 6 maggio.

Durante gli ultimi colloqui, ciascun paese della zona euro ha detto di stare preparando un piano di emergenza, singolarmente, per evitare le potenziali conseguenze di una uscita greca dall’euro. Hollande ha detto che la priorità assoluta, ora, è una forte iniezione di liquidità nel sistema finanziario europeo al fine di garantire che le banche europee possano essere consolidate.

La crescita è fondamentale per un numero sempre maggiore di politici, sicuramente bisogna pensare in grande e non puntare solo sull’austerità, che fino ad ora non ha portato assolutamente a nulla.

Svizzera, come la tassa sulle transazioni UE potrebbe non giovare al paese

Il piano dell’Unione europea per imporre delle tasse alle transazioni finanziarie, potrebbe rafforzare la reputazione della Svizzera come centro finanziario, il che a livello di Forex potrebbe rafforza il franco. L’imposta creerebbe un costo dello 0,1% sulle transazioni finanziarie effettuate. Se l’Ue dovesse introdure questa tassa e la Svizzera non dovesse farlo, è difficile vedere come la Svizzera non potrebbe uscirne vincitrice, con un forte aumento di scambi in favore del paese elvetico. Senza dubbio la Svizzera trarrebbe del vantaggio da questa misura.

Ma potrebbe non essere così semplice. In un paese dove il settore bancario è sostanzialmente il dato più grande del prodotto interno lordo, le banche dominano gran parte del processo decisionale. Finanziano non solo le campagne politiche, ma sono troppo grandi per essere ignorate.

Prima della crisi finanziaria, due delle più grandi banche svizzere, Credit Suisse Group AG e UBS AG, detenevano quasi il 90% del bilancio totale di tutte le banche del paese.

Ma c’è un problema, dato che la Svizzera applica già un bollo alle sue transazioni. Nel caso specifico, infatti, una transazione fiscale potrebbe essere un doppio smacco. Se un broker svizzero dovesse vendere un titolo a un tedesco, il broker svizzero sarebbe ritenuto residente nell’UE ai fini della tassa sulle transazioni, il che creerebbe la situazione in cui il broker svizzero deve pagare non solo la tassa sulle transazioni UE, ma anche l’imposta di bollo svizzera.

Si intravede dunque una situazione in cui il centro del commercio della borsa svizzera potrebbe migrare verso un altro mercato. Londra, ad esempio, potrebbe essere la piattaforma di trading più adatta per le azioni svizzere, soprattutto per il fuso orario rispetto a New York.

La situazione per il paese elvetico potrebbe essere complessa nel corso delle prossime settimane, tanto che la tassa sulle transazioni potrebbe rafforzare il ruolo di Londra.

UE, la paura per la Grecia e per il contagio continuano

A seguito di una conferenza qualche giorno fa, i ministri delle finanze europei hanno dichiarato di essere fiduciosi di poter  prendere tutte le misure necessarie per evitare il bail-out del la Grecia. La situazione sembra in ogni caso un tira e molla, dato che c’è sembra dubbio sul comportamento della classe politica ellenica.

I mercati azionari sono saliti dopo che, nelle scorse ore, le cifre hanno mostrato che l’economia della zona euro si è ridotta meno di quanto si temeva alla fine dello scorso anno. In particolare, il PIL francese è cresciuto del 0.2% nel quarto trimestre, ribaltando le aspettative degli analisti di una perdita dello 0.1%. Nel complesso, l’economia francese è cresciuta dell’1.7% nel corso del 2011.

Le altre economie in Europa come sono andate? Guardando alla Germania, la prima potenza economica del nostro continente, i dati hanno mostrato che il PIL tedesco si è ridotto dello 0.2% nel quarto trimestre dello scorso anno, meglio rispetto alla previsione di una contrazione dello 0.3%.

Tornando invece alla Grecia, che occupa praticamente la mente degli investitori, c’è chi crede che un default del pagamento greco potrebbe essere uno shock maggiore per il sistema rispetto al fallimento della Lehman Brothers, portando addirittura tutte le economie globali in contrazione e in diminuzione.

Nel frattempo, gli economisti hanno avvertito che la crisi greca potrebbe essere rivista, magari con delle modalità leggermente diverse, anche in altri paesi indebitati. Mentre il Portogallo ha fatto qualche progresso nella riduzione dei suoi debiti, sembra inevitabile che il paese potrà aver bisogno di un altro pacchetto di salvataggio a causa degli alti tassi di interesse che si ritrova a pagare.

Gli economisti hanno aggiunto che il governo può eventualmente scegliere se chiederli o meno, ma non bisogna rischiare di perdere terreno, considerando anche che nelle ultime aste il Portogallo ha raccolto denaro in bond a ritmi inferiori rispetto alle vendite del passato.

Grecia, dopo la decisione del parlamento c’è caos

In Europea c’è stato un aumento del valore delle azioni, con gli indici FTSE 100, DAX e CAC 40 che sono saliti nel corso della mattina. Il parlamento greco e l’austerità profondamente impopolare approvata nelle prime ore della giornata di ieri, mentre gravi atti di violenza sono scoppiati per le strade di Atene e si sono diffusi presto in tutto il paese, mettendo in evidenza come il governo debba affrontare la difficile sfida di portare avanti le riforme.

Ci si alterna, nel corso delle ultime settimane, tra le aspettative di un accordo greco e il fallimento di tali accordi, che porterebbe il paese al default. La situazione però non è ovviamente ottimale, dato che ci sono ancora delle forti preoccupazioni del mercato riguardo ai molti ostacoli che ancora si prospettano per la Grecia e per gli altri paesi fortemente indebitati della zona euro.

Il rischio che di recente è salito è anche a causa di anni di ipotesi di default disordinato, che potrebbe tuttavia essere evitato se si dovesse confermare che la Grecia metterà effettivamente in pratica le decisioni prese ad inizio settimana. Finché le attività più rischiose sono ancora in piedi, nel Forex l’euro manterrà un tono relativamente stabile. L’obiettivo di far salire la nostra valuta verso livello più consoni è solo uno dei tanti obiettivo che bisogna ancora risolvere e che passa anche per la soluzione del problema della Grecia.

L’euro è salito durante l’ultima sessione a quota 1,3262 dollari, in seguito all’approvazione da parte del parlamentare greco del piano di austerità.

Insieme con l’approvazione parlamentare, la Grecia deve fare altri 325 milioni di euro di tagli alla spesa, oltre che deve dare l’assicurazione politica che il piano sarà attuato. Solo così sarà possibile avere l’approvazione da parte degli istituti di credito del nuovo credito.

I ministri delle Finanze della zona euro ora si dovranno incontrare alla fine di questa settimana per discutere ancora sul piano di salvataggio greco ed approvarne uno nuovo da 130 miliardi di euro, il che sarebbe un’ancora di salvezza per la Grecia.

Grecia, bisogna trovare un accordo entro il 20 marzo

Relativamente alla situazione in Grecia, con il paese che deve pagare 14,5 miliardi di euro per il prossimo 20 marzo, la Merkel ha detto che non si riesce a capire perché ancora non si sono trovati degli accordi. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che ci potrebbero essere dei fondi anche senza le riforme necessarie. Anche così, infatti, l’opzione della bancarotta non è una cosa consentita.

In Grecia gli sforzi per vincere il piano di salvataggio sono stati in bilico negli ultimi giorni, dato che i negoziati di Atene non sono riusciti ancora a stringere un accordo sulle misure richieste dagli istituti di credito, che sono un taglio del salario minimo, delle pensioni più basse e dei licenziamenti immediati per i dipendenti statali.

Per restare nella zona euro, il governo greco ha bisogno di mostrare un minimo di rispetto delle condizioni fiscali e strutturali del programma di bail-ou. Gli ostacoli per la Grecia che sono stabiliti dalla zona euro per poter ricevere il secondo piano di salvataggio .

Aggiungendo pressione sui leader politici in vista delle elezioni, i maggiori gruppi sindacali del settore pubblico e del settore privato, hanno tenuto uno sciopero generale di 24 ore, con i servizi pubblici, i tribunali, le scuole e i traghetti che sono stati sospesi.

La troika sostiene che i costi salariali inferiori sono una delle riforme necessarie per rilanciare la competitività del paese. Quelli contrari dicono che i tagli dovrebbero evitare di far andare il paese ancora più in recessione0.

Il piano di salvataggio prevede una perdita di oltre il 70 per cento per gli obbligazionisti in uno scambio volontario di debito, che taglierà 100 miliardi di euro ai 200 miliardi di euro di debito privato. L’offerta formale per la conversione del debito deve essere fatta entro il 13 febbraio per poter consentire che le procedure possano essere completate prima del 20 marzo.

Grecia, la situazione si fa critica

Il governo della Grecia e i creditori internazionali stanno lavorando sul progetto finale di un accordo sul bilancio e sulle misure strutturali necessarie per liberare un secondo pacchetto di aiuti. Il documento è stato redatto in un incontro tra il ministro delle finanze, Evangelos Venizelos, e una serie di rappresentanti dei creditori della Grecia e sarà discusso dai leader politici nel corso della giornata.

Il primo ministro greco, Lucas Papademos, ha intenzione di convocare i leader politici della nazione per cercare il consenso sui tagli necessari per raggiungere un piano di salvataggio.

Mentre il primo ministro e i capi di partito hanno deciso di fare ulteriori tagli quest’anno, pari all1,5 per cento del prodotto interno lordo, bisogna ancora colmare le lacune rispetto alle misure richieste dai creditori. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che il tempo sta scadendo.

E’ chiaro che stiamo andando incontro ad un dramma per la Grecia. La posta in gioco è il piano di salvataggio e la cancellazione dei debiti con i creditori privati​.

I leader greci devono ancora risolvere i problemi di ricapitalizzazione delle banche e garantire la vitalità dei fondi pensione, oltre che la riduzione dei salari e i costi non salariali per favorire la competitività. La Grecia deve ancora accordarsi sui 600 milioni di euro di misure fiscali per il 2012.

Papademos ha incontrato, durante la notte, i rappresentanti della Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. La salvezza del paese significa grandi sacrifici.

In Grecia intanto ci sono grandi sforzi per vincere un piano di salvataggio secondo la troika, piani che sono in bilico negli ultimi quattro giorni a causa dei negoziati di Atene.

Citigroup ha sollevato la probabilità che la Grecia sarà costretta a lasciare la zona euro nei prossimi 18 mesi, mentre al 50 per cento la cosa potrà accadere prima ancora di questa data.