La BCE taglia i tassi, l’euro crolla

AZIONI

Il Dow ( 15.593,98 ) è sceso bruscamente sulla speculazione che il Governo degli Stati Uniti avrebbe tagliato lo stimolo prima del previsto. E’ stato respinto dal limite superiore dei 1000 punti della gamma Doe. La rottura sotto 15500 potrebbe inoltre trascinare tale indice verso 15200 . Il Nasdaq ( 3.857,33 , -1,90 % ) è fortemente diminuito e sembra ancora ribassista per ora. Il Dax ( 9.081,03 ) è uscito da un massimo di 9.193,98 in seguito al fatto che i tassi BCE sono stati tagliati ieri di 25 punti base. Si trova in ogni caso in una tendenza rialzista generale, dunque possiamo aspettarci che l’indice salga ancora fino a 9300.

Il Nikkei ( 14.104,73 ) è in costante calo e ora ha come obiettivo quota 14000 , pur mantenendo il trend rialzista. Lo Shanghai ( 2.122,09 ) è sceso e guarda al supporto nei pressi di 2100, da dove può tornare a salire.

COMMODITIES

L’oro ( 1.307,80 , -0,05% ) è sceso, anche se ora è in una fase di consolidamento laterale complessivo, vicino al supporto a 1290 e il 1275. L’argento ( 21,68 , +0,08% ) può continuare a consolidare lateralmente. Il rame ( 3,2570 ) è aumentato, ma è ora alla verifica della resistenza sul quotidiano. Potrà continuare a spaziare nella regione 3,2-3,35 nel breve termine.

Il brent ( 103,44 , -0,02% ) è salito a 104 da un massimo precedente di 103.53. La mossa è probabilmente ribassista, ma può trovare supporto a 100-101. Il Nymex WTI ( 94.52 ) ha colpito un importante area di supporto a 92,70-93 e ora può tentare di salire gradualmente.

VALUTE

L’euro ( 1,3412 ) è sceso a 1.33 dopo che la BCE ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base, andando però a rimbalzare dai minimi. Il supporto precedente di 1,3450-60 si è trasformato in una forte resistenza che può spingere il prezzo ancora più in basso.

Il rapporto di cambio dollaro – yen ( 98,23 ) è stato rifiutato dalla principale area di resistenza a 99,80-90 . Lo yen sta subendo un sacco di contrazione in un modello triangolare che ha la tendenza a consumare un sacco di tempo. Esso può essere commerciato all’interno della gamma di 97-100 per alcuni giorni ancora. EUR/JPY ( 131.69 ) ha testato il minimo di ottobre ieri sera dopo la notizia della BCE. Ora sta cercando di riprendersi da quella zona ma deve ancora andare al di sopra del valore di 132.10 per poter avere una salita sostenibile, altrimenti potremmo vedere una nuova discesa.

La sterlina ( 1,6094 ) è scesa a 1,6008 , in linea con le nostre aspettative. Ora deve attraversare la forte area di resistenza attorno a 1,6120 per poter salire ancora di più. Il supporto è a 1,6065-70. L’aussie ( 0,9463 ) si è ripreso dall’area di supporto a 0,9420 e può cercare di salire ulteriormente, anche se la conferma arriverà solo sopra il valore di 0,9490 .

Il Fondo Sotto La Lente: Aberdeen Global Indian Equity Fund A2

images2Nel consueto excursus settimanale volto a mettere in luce pregi e difetti dei vari strumenti finanziari della galassia del Gestito, come poteva mancare un fondo specializzato su uno dei Paesi dell’ area BRIC? Per la definizione esatta di BRIC, senza dilungarci troppo in questo articolo, rimandiamo all’ ottima rubrica Agenda BRIC, curata dal collega Mattia Modenesi.
Il fondo in questione è appunto il Global Indian Equity Fund A2, emesso dalla Aberdeen Asset Management.

India: Grandi Numeri….

Tra le cosiddette Economie Emergenti più importanti (Bric appunto: Brasile, Russia, India, Cina), quella della Nazione Indiana è indicata, a detta di tanti osservatori specializzati, come un modello di potenziale futura crescita incontrastata.
Addirittura in procinto di superare persino la vicina Cina. Gli analisti di Morgan Stanley infatti prevedono per l’ economia indiana, lungo il triennio 2013-2015, un tasso medio di crescita compreso tra il 9 – 9,5% , contro il max 9% dell’ altra Grande Asiatica.
In seno all’ establishment dell’ ex colonia inglese si parlerebbe addirittura di un trend di crescita di circa il 10% annuo nel prossimo trentennio. Con Banca Mondiale, agenzie di rating e principali banche di affari internazionali che condividono tali previsioni positive, seppur in toni meno ottimistici.

…. E Grandi Contraddizioni.

Ma tutto ciò sembra però cozzare con i numeri reali del presente, molto più cauti sia a causa di fattori esterni (vedi perdurare della crisi economica mondiale), che di quelli interni. E sono proprio le criticità interne che potrebbero essere determinanti come freno alla crescita del Paese in ogni settore. Storiche sono infatti le problematiche di un tessuto sociale inchiodato da livelli di diseguaglianza così profondi da non avere forse eguali nel resto del mondo (qui le caste sono un termine che riguarda non solo la politica!).
Per non parlare delle carenze a livello di infrastrutture, insufficienti appena fuori ai centri finanziari e commerciali delle grandi metropoli, totalmente inesistenti nelle aree rurali e nei piccoli centri abitati. E debole infine pare essere la politica estera del Paese, avvolta in una spirale di continua tregua armata con il vicino Pakistan, tale da provocare instabilità e insicurezza in tutta la regione, con naturale e conseguente sfiducia da parte degli investitori internazionali.
Detto ciò (la parentesi è parsa doverosa, penso, per spiegare le grandi contraddizioni di questo immenso Paese con un miliardo di abitanti), comunque l’ India rimane un buldozzer economico, con un motore in grado di creare numeri di crescita 20 volte superiori ad una nazione come l’ Italia! Torniamo quindi al fondo in questione e diamo uno sguardo alle sue peculiarità.

Come Investe…..

Il Global Indian Equity Fund fa parte della categoria degli Azionari su base regionale, investe cioè in azioni di società aventi sede o che svolgono la maggior parte della loro attività in India, con valuta di riferimento in USD.
Il fondo risale al Marzo 2006, quindi relativamente recente, ed è domiciliato in Lussemburgo.

…..E Dove Investe.

I principali settori delle corporate interessate dal fondo risultano essere, a parte una piccola percentuale di strumenti monetari (circa il 2,5% come paracadute per gli eccessi di volatilità dei mercati), il comparto finanziario con il 24%, le tecnologie informatiche con il 19%, beni di consumo primari per il 17%, materiali con il 12%, settore sanitario e industriale con rispettivamente 8 e 7% e via via scendendo di percentuale verso altri settori residuali.
Le singole società aventi maggior peso sono HDFC Bank, la ICICI Bank, la Tata Services, l’ Unilever, la Hero MotoCorp e la Bosh, con diverse quote di partecipazione. Come già detto quotate tutte in valuta statunitense.

Benchmark E Classe Di Rischio.

Il benchmark di riferimento è il MSCI India NR USD mentre la classe di rischio del prodotto, essendo questo un fondo azionario puro, risulta essere di grado 7, cioè massimo, in virtù anche dell’ appartenenza al settore dei mercati emergenti, solitamente più esposti a problemi di natura politica, sociale ed economica, con conseguente aumento del rischio di volatilità del valore di mercato dello strumento. Da sottolineare pure il grado di potenziale rischio legato al cambio della valuta USD nei confronti della nostra moneta, che potrebbe portare anche ad importanti oscillazioni del valore delle quote del fondo al momento della liquidazione della posizione.

Nav e Performance.

La performance del fondo, dalla data del lancio (2006) è stata del 15,50% circa, risultato di per sé accettabile se paragonato ai suoi omologhi del settore.
Come per tutti gli emergenti, il suo “anno di grazia” lo ha avuto nel 2009, quando ha registrato un plus record del valore di circa l’ 82%; dal lato opposto invece nel 2012 abbiamo assistito ad un ritracciamento di un quarto del suo valore complessivo.
Più recentemente il fondo ha fatto registrare un ottimo rendimento positivo,circa il 20%, nello scorso anno, mentre da Gennaio 2013 ha performato 2 punti sopra il suo benchmark, cioè il 3,2%.
Attualmente il NAV è quotato attorno a 98,30 USD.

Possibili Strategie.

Per le caratteristiche del fondo , l’ orizzonte temporale dell’ investimento, a detta della stessa SGR, dovrebbe essere non inferiore ai 5 anni; essendo poi uno strumento a rischio relativamente elevato, vista la totalità di azionario in pancia e visto il rischio cambio associato, potrebbe essere opportuno sottopesare o eliminare del tutto altre fonti di possibile volatilità eventualmente presenti all’ interno del singolo portafoglio, preferendo magari associare allo strumento in questione prodotti a basso rischio quali obbligazioni governative e/o altri prodotti aventi al loro interno meccanismi di copertura dal rischio cambio quali ETF specifici.

Quelli Che…..Ci Godono Della Bassa Inflazione !!!

images2Il buon dato USA sugli ordini di beni durevoli indica un America in, seppur lenta, ripresa. Ma nel contempo assume pure una connotazione relativamente negativa in fatto di nuovi stimoli.
Torna quindi a prevalere una certa fase di incertezza tra gli investitors. Incertezza accentuata anche dalle parole del capo della FED circa una riduzione del Quantitative Easing che, guarda caso, ha trovato subito terreno fertile nel vecchio continente, dove le Borse hanno chiuso tutte in territorio negativo.

Evitare Una Possibile Bolla.

Diversi analisti sono del parere che vi sarebbe un certo scollamento tra andamento dell’ economia reale e i recentissimi rally borsistici. Situazione questa che potrebbe favorire lo sviluppo di una nuova bolla speculativa; tanti investitori, secondo alcuni addetti ai lavori, starebbero prendendo coscienza del fatto che il mercato stava performando troppo rispetto all’ attuale situazione economica, quindi tenderebbero a non lesinare sulle vendite.
Specificatamente per il nostro Paese abbiamo pure assistito ad un bel (si fa per dire) balzo in avanti dello spread BTP-BUND (sopra i 270 bp) che sicuramente non andrà a favorire, almeno nel brevissimo, i rendimenti dei vari fondi con tanto Obbligazionario Italiano in pancia.

Quando Salirà l’ Inflazione?

Con la Federal Reserve che, da tanto tempo, sta mantenendo bassi i tassi di interesse, numerosi sono quelli che si aspettano un aumento dell’ inflazione.
Secondo analisti BlackRock comunque non vi sarà un aumento di quest’ ultima almeno nel breve-medio periodo. Con un economia ancora piuttosto fragile e con indicatori ancora abbastanza deludenti sul lungo periodo, che già di per sé tendono a far calmierare i prezzi, l’ inflazione non dovrebbe costituire un problema almeno per un anno – un anno e mezzo.
E dopo l’ uscita dei dati specifici la settimana scorsa, addirittura la curva dei prezzi sembra aver preso una traiettoria al ribasso.
Un altro fattore da considerarsi correlato alla bassa inflazione è anche il fatto che i consumatori, visto il vento che tira, sono ancora abbastanza prudenti sulle richiesti di nuovi prestiti (sempre che trovino una banca disposta a mettersi le mani in tasca), ciò attribuibile almeno in parte all’ elevata disoccupazione a e alla bassa crescita dei salari. E risulta molto difficile aspettarci una crescita dell’ inflazione senza una crescita dei salari.
Non ultimo infine per importanza risulta una certa tendenza ad un aumento della produzione di energia, almeno negli USA, attraverso petrolio e gas naturale che comporta un abbassamento dei prezzi energetici, componente fondamentale del paniere che va a formare l’ indice inflazionistico.

Implicazione Sui Mercati Finanziari.

Tante sono le connessioni di una costantemente bassa inflazione con i mercati finanziari. Quanto alla politica monetaria, una costante mancanza di aumento dei prezzi, consente alla FED di operare senza tanta pressione nel dover cambiare la attuale politica accomodante, e ciò risulta certamente positivo per il comparto dei fondi comuni che investono in Azionario Americano e in Obbligazionario High-Yeld. Con quest’ ultimo che beneficia pure del netto calo nel costo di indebitamento da parte delle Corporate, passato in meno di cinque anni dal 30% al 6% (vedi precedente articolo), che implica una maggior propensione alla ristrutturazione del proprio debito.
Ciò che è positivo per questi comparti risulta però negativo per chi investe in Oro. Il calo dell’ inflazione infatti tende a generare un ribassamento, anche netto, nei prezzi del metallo giallo in quanto gli investitori naturalmente saranno meno inclini a gettarsi su un bene rifugio contro l’ inflazione quale è appunto l’ oro.
Naturalmente il comparto Azionario Asiatico (specialmente Giappone, ma pure le economie emergenti dell’ area tipo Filippine e Vietnam) continua a fare la voce grossa, supportato dalla BOJ che sta letteralmente inondando di valuta il mercato, a tutto vantaggio del mercato azionario d’ area, che in alcuni fondi ha fatto registrare già rendimenti superiori al 15% dall’ inizio del 2013.

L’euro inizia il crollo contro lo yen e ripiega contro i dollari

Analisi Eur/Jpy 

La rottura sotto il supporto posto a 128.80 per il cambio Euro/Yen ancora una volta aumenta le probabilità che il massimo sia stato fatto già a 131.12 e l’onda 5 sarebbe finita proprio in quel punto. Tuttavia, abbiamo bisogno di una pausa al di sotto di area 126.40 per confermare che il rally partito da 124.90 è stato solo in tre onde e quindi possa rappresentare solo una correzione. Questo braccio di ferro tra tori e orsi troverà presto il suo vincitore. Se i tori vinceranno avremo ancora bisogno di un’ultima salita sopra il massimo a 131.12, ma il possibile rialzo dovrebbe essere molto limitato. Se invece (come riteniamo più probabile) gli orsi vinceranno vedremo una rottura inferiore a 126.40 e sarà pertanto altamente probabile una nuova accelerazione verso area 119 visto che tutte le posizioni di rialzo verranno chiuse in stop loss. Non è importante adesso stabilire chi sta vincendo questo braccio di ferro, l’importante è sapere se le cinque onde di rialzo siano terminate o meno con il raggiungimento di area 131,12. Anche se noi non vedessimo un livello più alto dell’ultimo massimo, dovremmo essere molto vicino al top e dobbiamo prepararci ad assistere all’onda 2 superiore che sarà estremamente ribassista. Quest’onda 2 che vi annunciamo dovrebbe perlomeno raggiungere il minimo dell’onda 4 di 1 a 118.73, ma il calo dell’onda 2 potrebbe essere molto più profondo! 

Analisi Eur/Nzd 

Attualmente stiamo assistendo ad una rottura sopra la resistenza della trend-line discendente vicino a 1.5580 per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Nel caso questa rottura venisse confermata la nostra analisi rialzista sarebbe confermata e dovremmo vedere presto l’accelerazione appena l’onda 3 progredirà con un rally verso almeno 159.20 e più probabilmente più sopra verso area 1,6210. Tuttavia finché resistenza a 1.5580 proteggerà il cambio dalla salita potremmo rischiare un altro ripiego con una correzione ancora più complessa, ma solo una pausa sotto 154.87 ci confermerà che è così. In tal caso potrebbe essere in corso e un nuovo movimento prima verso 1,5405 e forse ancora più giù in area 1.5375 dove terminerebbe l’onda 2 correttiva. Il cambio potrebbe anche aver fatto un minimo importante in area 1,5425 ed essere pronto per ripartire senza dover necessariamente raggiungere questi due target di ribasso.

Strategie operative 

Il suggerimento che diamo da diversi giorni ai nostri lettori è di evitare di acquistare il cambio Euro/Yen, ma di acquistare il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Sul cambio Euro/Yen siamo al ribasso dalla rottura in area 128,80 con un trailing stop pari a 1,30 centesimi di euro e stop loss a 130,40. Con il cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo da 1,5580 con stop loss sotto 1,5370. Suggeriamo un trailing stop pari a 2,10 centesimi ed un take profit in direzione di 159,20.

L’euro prende fiato, ma è ancora presto per comprarlo

Analisi Eur/Jpy 

Con un massimo in area 130,90 il massimo dell’onda 3 di 5 è stato centrato quasi millimetricamente per il cambio Euro/Yen ed adesso l’onda 4 di 5 è in via di sviluppo. La correzione rappresentata dall’onda 4 di 5 tuttavia potrebbe essere molto piccola e molto complessa e potrebbe svilupparsi anche come un triangolo, ma sarebbe meglio attendere l’evoluzione per capire come si svolgerà. L’importante è che sin da adesso sappiamo che il cambio dovrà dirigersi in area 127,90 almeno, ma l’intera area 127,70/128,40 potrebbe essere un punto di approdo essendo una validissima area supportiva. Nel breve periodo ci aspettiamo che la resistenza in area 130,80/130,90 protegga il cambio da ulteriori salite, ma il fatto che il cambio abbia forato prima area 130,10 e poi 129,70/129,80 ci lascia pensare che l’onda 4 di 5 sia ufficialmente partita. Laddove vi fossero dei rialzi dai livelli attuali questi potrebbero essere alquanto limitati e non ci attendiamo salite roboanti da questi livelli finché il cambio non raggiungerà l’area supportiva da noi indicata.

Analisi Eur/Nzd 

La rottura sotto area1,5170 hainvalidato tutto il conteggio rialzista per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Proviamo ad ipotizzare però che la salita fatta da1,5173 a1,5521 sia considerabile come onda 4 di c e la discesa fatta da1,5521 a1,5080 sia stato pertanto onda 5 di c. A questo punto la discesa dovrebbe essere terminata per questa tipologia di conteggio proprio sul fondo individuato. Adesso ci attendiamo una salita, ma solo la rottura di area 1,5220/1,5230 potrà rappresentare l’inizio del rally, ma per conclamare una seria ripartenza occorrerà necessariamente attendere la rottura di area 1,5370/1,5380 per affermare con certezza che l’onda 5 di C sia ufficialmente terminata.

Analisi Eur/Usd

Area 1,3130 si dimostra una validissima resistenza per il cambio Euro/Dollaro statunitense, ma un’eventuale correzione sarebbe comunque poco profonda. Se area 1,3040 resistesse come supporto è possibile che il cambio si diriga prima verso area 1,3170/1,3180 e poi verso 1,3230 ed infine verso 1,3320/1,3340. Solo la violazione di area 1,3040 potrebbe rappresentare l’inizio di una correzione verso area 1,294/1,2970 dove il cambio dovrebbe riprendere la corsa verso l’alto in direzione dei target indicati.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen suggeriamo di non aprire strategie rialziste perlomeno fin quando il cambio non correggerà in area 127,7/128,40. Lo short aperto nella giornata di ieri da area 130,40 va gestito attraverso uno stop profit in area 129,70/129,80 con target proprio in direzione dell’area supportiva indicata dove sarebbe preferibile tornare compratori. Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese consigliamo di accumulare il cambio in direzione 1,55, con stop loss sotto 1,5080. Sconsigliamo una vendita del cambio in questione. Per acquistare il cambio Euro/Dollaro statunitense aspettiamo una rottura sopra 1,3170/1,3180 oppure un arrivo in area 1,294/1,2970 e sconsigliamo pertanto di acquistarlo “a mercato”. Potrebbe essere fatta un’operazione ribassista solo se violasse area 1,3040, ma in un ottica prettamente speculativa con stop sopra 1,3080 e gain sul supporto indicato.

Euro in grande spolvero, il rialzo continua?

Analisi Eur/Jpy

Non c’è stato spazio nemmeno per una piccolissima correzione del cambio Euro/Yen verso area 126,70 ed il cambio ha preso il decollo. Ora dobbiamo cercare un target dell’onda 3 di 5 che secondo noi potrebbe essere in area 130,90/131 dove l’onda 3 avrà 1,618 volte l’ampiezza dell’onda 1 di 5 (non 2,618 volte come riportato ieri, ci scusiamo per l’errore). Una volta terminata l’onda 3 di 5 presumibilmente partirà l’onda 4 di 5. Ci aspettiamo che questa onda 4 di 5 sia meno profonda, ma più complessa rispetto all’onda 2 di 5 che ha dato luce ad una correzione molto profonda e relativamente semplice, ma è prematuro capire quale sarà la sua ampiezza finché non verrà raggiunto il target dell’onda 3 di 5 probabilmente in area 130,90/131.

Analisi Eur/Nzd

Con la rottura sotto il supporto in area 1,54 del cambio Euro/Dollaro neozelandese era alquanto probabile assistere ad una correzione profonda attraverso la formazione di un’onda 2. Il target dell’onda 2 potrebbe essere già stato raggiunto in area 1,5330 e adesso attendiamo una ripartenza attraverso un’onda 3. Non è improbabile però assistere ad un’onda 2 più profonda, ma riteniamo difficile che il cambio possa mollare il supporto in area 1,5330. A questo punto aspettiamo una rottura convinta di area 1,5460 che potrebbe portare il cambio in direzione di area 1,5880 e quindi assisteremo ad un maestoso rally di salita per il cambio. Tuttavia finché il cambio sarà sotto 1,5420 sarà sempre frenato ed a rischio correzione.

Analisi Eur/Usd

Nello scorso aggiornamento avevamo ben individuato area 1,3050 come conclusione della prima onda della salita partita dal minimo in area 1,2740 per il cambio Euro/Dollaro statunitense. Adesso è lecito attendersi un primo pullback e quindi una correzione della salita, quindi aspettiamo il cambio in sui livelli in area 1,2930/1,2970, con ampie possibilità che il cambio si fermi area 1,2940 sulla vecchia linea di resistenza diagonale che adesso quindi farà da supporto. Possibile che il rintracciamento avvenga entro la giornata di Giovedì. Nell’eventualità che quest’area supportiva venisse violata è possibile che il cambio scenda in area 1,2860/1,2870 dove il cambio rintraccerebbe il 61,8% della salita fatta dal minimo in area 1,2740 al massimo in area 1,307.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen consigliamo di chiudere gli short eventualmente aperti nella giornata di ieri vista la notevole forza del cambio. E’ possibile aprire una posizione di rialzo sul cambio nel caso in cui raggiungesse area 1,2680, altrimenti sarebbe consigliabile rimanere flat. Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo dal minimo in area 1,5330/1,5340 ed aspettiamo il raggiungimento del target in area 1,5880 con stop sotto 1,53. Per chi fosse flat su questo cambio consigliamo di acquistare “a mercato” oppure di acquistarlo nel caso in cui il cambio rompa con forza area 1,5460. Per il cambio Euro/Dollaro Statunitense consigliamo un’operazione di ribasso speculativa in direzione di area 1,2940, oppure di rimanere flat finché non si paleserà la fine del pullback in area 1,2865.

 

Euro, il rimbalzo è finito?

Analisi Eur/Jpy 

Il punto di invalidazione ribassista per il cambio Euro/Yen è posto a 125,90. Tuttavia Venerdì abbiamo assistito ad una finta rottura ed in teoria potrebbe ancora essere aperta l’ipotesi che siamo ancora in onda 4 ribassista. I dubbi ovviamente ci sono riguardo al fatto che potremmo assistere ancora ad un crollo in direzione del nostro famoso target verso il livello individuato a 117,30 (dove transita il rintracciamento del 38,2% dell’onda 3). Se invece fossimo in onda 1 dell’onda 5 superiore, è atteso comunque un calo in area 122,30 per chiudere un’onda 2, prima di una risalita sopra 125,90. Ovviamente sarebbe importante, per capire in quale delle due ipotesi ci troviamo, capire se il livello posto a 122,30 del cambio reggerà o meno.

Analisi Eur/Nzd 

Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese sto cercando un’onda triangolare che termini sotto 1,58 e molto probabilmente sotto area 1,5720. Ciò farebbe capire che l’onda E del triangolo si è chiusa in area 1,5880 e saremo pronti ad assistere ad un’onda C che porti il cambio in area 1,52. Ad invalidare lo scenario ribassista, solo una conferma della rottura del livello posto in area 1,5930/1,5940 potrebbe portare il cambio verso area 1,602/1,603 in prima battuta e successivamente verso1,6360 inseconda battuta.

Analisi Eur/Usd

Per il cambio Euro/Dollaro statunitense è importante monitorare il livello in area 1,2960. Nel caso questo valore dovesse essere violato è possibile un rintracciamento in area 1,2870/1,2880. Se il cambio dovesse forare l’area resistenziale posta in area 1,307/130,80 sarà molto probabile assistere ad un rally dell’euro in direzione di 1,3350 prima e 1,3430 dopo. Il declino partito da 1,3711 assume carattere impulsivo (a 5 onde per intenderci), ma il recupero dell’area 1,3350 e 1,3430 potrebbe far assumere a tutto il calo in corso ad una correzione della salita partita dal Luglio 2012 (saremmo pertanto in onda 2 o onda B). Se l’interpretazione descritta fosse corretta, allora il rally proseguirà per la gran parte del mese di marzo. Il rally potrebbe assumere diverse forme (zig-zag, piatto, una combinazione complessa). Di solito l’onda B si caratterizza con onde acute e profonde (di tipo zig-zag, per intenderci).

Suggerimenti operativi 

Per il cambio Euro/Yen suggeriamo di aprire una posizione rialzista di tipo speculativo con uno stop in area 124,60 e target nei pressi di 125,60/125,70. Alla violazione di questo importante supporto è possibile ribaltare la posizione per provare a centrare obiettivi ribassisti in area 122,30 (con stop sopra 125,20). Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese non consigliamo operazioni rialziste, ma è consigliabile aprire un ribasso solo sotto 157,20 per maggior precauzione, con livello di stop sopra 158. Per il cambio Euro/Dollaro Usa consigliamo una posizione rialzista con stop sotto 1,2960, mentre invece sconsigliamo di aprire posizioni ribassiste.

La banca centrale australiana abbassa il tasso di interesse

La banca centrale dell’Australia ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto, arrivando al record “basso” da tre anni a questa parte, nel tentativo di intensificare gli sforzi per preservare l’economia più resistente del mondo dal rischio di recessione. La Reserve Bank of Australia ha tagliato dunque il tasso di riferimento al 3 per cento dopo la riunione di politica economica che tiene ogni mese. Mentre tutti gli effetti delle misure precedenti sono ancora da osservare, il Consiglio ha giudicato che un ulteriore allentamento nell’orientamento della politica monetaria sia quanto mai appropriato. Sono state queste le parole con cui il governatore della banca centrale, Glenn Stevens, ha presentato la decisione.

La mossa era stata data in maniera così scontata  dagli economisti che il dollaro australiano (AUD) si è confermato contro il suo “collega” americano. Tuttavia, gli investitori pensano ancora che i tassi ufficiali australiani siano eccessivamente alti e che la RBA dovrà prendere delle decisioni in merito ad ulteriori abbassamenti, anche alla luce della bassa domanda dei consumatori e di un mercato immobiliare poco brillante.

Anche dopo il taglio di questa mattina, i tassi australiani sono ancora tra i più alti del mondo sviluppato. Basta infatti pensare che ci sono dei tassi praticamente vicini allo zero negli Stati Uniti, in Giappone e in Gran Bretagna, oltre che in Europa, paesi e zone economiche che hanno adottato delle misure di stimolo sempre più “esotiche”, tra cui l’acquisto di enormi quantità di debito pubblico.

Una delle principali preoccupazioni della RBA è un pullback in termini di scambi con l’estero, cosa che potrebbe portare il paese e sentire ancora di più la crisi economica. Il dollaro australiano resta in ogni caso ancora oggi uno degli investimenti migliori che si possano fare nel mercato delle valute forex, da non perdere per chi vuole guadagnare denaro.

La Banca d’Inghilterra lascia invariati i tassi, previsioni rispettate

Non ci sono state sorprese da parte della Banca d’Inghilterra quando il suo comitato di politica monetaria, MPC, ha deciso di mantenere i tassi di interesse allo 0,5% e il programma di quantitative easing inalterato a 200 miliardi di sterline.

La speculazione che la Banca avrebbe stretto la politica monetaria ha in gran parte ceduto il passo ad una convinzione che i recenti segni di debolezza economica significa che si sta allentando ulteriormente e che un ampliamento del quantitative easing è un’opzione più probabile. La Banca d’Inghilterra ha lanciato il suo primo programma di acquisti di bond governativi all’inizio del 2009.

Relativamente ai tassi, durante l’incontro l’MPC ha votato 7 a 2 in favore del mantenere i tassi allo 0,5%. Otto membri hanno votato per mantenere il quantitative easing a quota 200 miliardi. La morbidezza attuale dell’economia e le accresciute preoccupazioni, oltre che le prospettive dell’economia mondiale, hanno fatto sì che i tassi di interesse rimanessero invariati allo 0,50% , in maniera che non ci fossero grandi rischi.

C’è chi pensa che la Banca d’Inghilterra non alzerà i tassi di interesse prima del terzo trimestre del 2012.

Parlando di previsioni di crescita economica, la previsione di crescita di quest’anno dovrebbe essere rivista al ribasso rispetto a delle previsini precedenti, mentre si pensa che il 2012 vedrà una netta ripresa. Guardando ai numeri, si prevede che l’economia britannica crescerà del 1,3% quest’anno, mentre la stima precedente era del 1,7%. Per il 2012 invece la stima di crescita è del 2,2%.

Sono stati dunque i risultati poco brillanti del Regno Unito, le minacce per l’economia globale che arrivano dall’Europa e dagli Stati Uniti, a far scegliere alla banca d’Inghilterra una strada tranquilla ed un mantenimento dei tassi di interesse allo 0,5% , cosa invariata da due anni e mezzo ormai.

Per chi volesse investire nella sterlina britannica, dunque, non ci sono grandi novità dal punto di vista macroeconomico, dunque si potrebbe pensare di continuare a seguire il trend.

La Banca d’Inghilterra vota per non alzare i tassi di interesse

Il comitato di politica monetaria della Banca di Inghilterra ha votato per mantenere i tassi di interesse al loro minimo storico, allo 0,5 per cento, e per mettere in attesa un aumento degli acquisti, operazione nota come Quantitative Easing, dagli attuali 200 miliardi di sterline.

Le previsioni erano effettivamente per il mantenimento del tasso allo 0,5 per cento per il ventottesimo mese consecutivo, nonostante l’aumento dell’inflazione ad un tasso annualizzato del 4,5 per cento , più alto rispetto all’obiettivo a medio termine fissato nel 2 per cento. Gli economisti prevedono ora che l’inflazione potrebbe salire sopra il 5 per cento dato che le società di servizi alzeranno i prezzi dell’energia nei prossimi mesi.

Ma la riluttanza dei membri della BOE ad aumentare i tassi di interesse viene vista come conseguenza dell’andamento del consumo delle famiglie, anche se con un calo del risparmio.

La crescita dei salari è rimasta indietro rispetto all’inflazione, in maniera che i redditi reali ne sono stati schiacciati. Anche il settore manifatturiero del paese, da sempre il reparto più all’avanguardia, ha mostrato dei segni di cedimento.

Ma ci sono state delle divisioni tra i membri del comitato della BOE quando alcuni di essi hanno espresso preoccupazione circa il fatto che non si può più guardare attraverso l’aumento dell’inflazione a tempo indeterminato. In particolare, si teme che l’instabilità della zona euro possa estendersi nel Regno Unito, portando ad alzare i tassi di interesse che le banche devono pagare per i prestiti a breve termine,  il che potrebbe ricadere sui clienti.

Ci sono anche dei segnali che indicano che i principali fattori di inflazione negli UK, ovvero un forte aumento dei prezzi delle materie prime, può diminuire. I prezzi del petrolio sono scesi con il rilascio di riserve supplementari e le eccedenze di cereali come grano e mais hanno battuto i loro prezzi massimi raggiunti in passato.

Lo yen perde, oggi grande attesa per i tassi BCE

L’euro e la sterlina inglese hanno preso terreno verso le altre valute nel commercio durante la notte, guadagnando rispettivamente lo 0,4 e lo 0,3 per cento nei confronti del dollaro statunitense.

Lo yen giapponese è sceso per il decimo giorno consecutivo durante la sessione asiatica, giù di oltre lo 0,9 per cento nei confronti delle valute principali. La vendita è arrivata dopo che la Federal Reserve ha pubblicato i dati relativamente ai tassi, come da decisione presa durante la riunione di marzo del FOMC. Tali dati hanno rivelato che un numero crescente di politici hanno cominciato a propendere per delle misure di stimolo.

Con la pressione relativamente a tali misure di stimolo, che indicano che una scelta è dietro l’angolo, il dollaro è sempre meno attraente come veicolo di investimento a basso costo per le operazioni di carry trade, il che incoraggia gli investitori a disfarsi delle posizioni short sul dollaro e ad andare verso lo yen a breve.

Sul fronte dei dati importanti che sono emersi nella notte, in Australia il dato sui prestiti per le case è sceso per il secondo mese consecutivo, in calo del 5,6 per cento. Questo rafforza le aspettative che la Reserve Bank of Australia non procederà ad un aumento dei tassi di interesse, almeno per il momento. Tali tassi rimarranno invariati al 4,75 per cento.

Nel frattempo, l’inflazione al dettaglio è rallentata nel Regno Unito. Tale rallentamento arriva poco prima della decisione della Banca d’Inghilterra sui tassi. Questo rafforza le aspettative che Mervyn King si terrà alla larga da un aumento dei tassi.

La revisione finale per il quarto trimestre del 2010 del PIL dell’Euro zona ha confermato che l’economia del blocco è salita dello 0,3 per cento negli ultimi tre mesi dello scorso anno. Intanto oggi la BCE prenderà una decisione circa il tasso di interesse, dato fondamentale da tenere d’occhio.

BoE, forse c’è il rialzo dei tassi di interesse

Weale Martin, della Bank of England, ha detto che un piccolo aumento dei tassi di interesse adesso può prevenire la necessità di un aumento maggiore in futuro e contribuirà a portare le aspettative future di inflazione verso il basso.

L’inflazione è ovviamente superiore a quello che la gente vorrebbe. Per le imprese, le persone e la contrattazione dei salari si prevede che dei tassi di inflazione elevati possano creare un rischio che potrà modificare le aspettative future, il che potrebbe modificare il comportamento attuale delle persone.

Nel mese di gennaio il comitato di politica monetaria ha sostenuto che potesse essere utile un aumento del tasso di interesse di riferimento della banca centrale inglese allo 0,75% , da un minimo record dello 0,5%.

Weale ha detto che egli non pensa che un aumento dei tassi di interesse porterebbe l’inflazione in basso in maniera rapida. Serviranno, infatti, diversi tagli dei tassi di interesse, cosa che però al momento non è fattibile.

Alla domanda se un piccolo aumento dei tassi di interesse adesso potrebbe ridurre la necessità di un aumento più marcato nel futuro, Weale ha detto che è una cosa possibile.

L’aspettativa è che, anche se ci sarebbero alcuni costi, questi forse proteggeranno il mercato inglese, e dunque la valuta britannica, da una compressione in seguito, il che è necessario per portare le aspettative di inflazione della gente verso il target del 2%.

Dal verbale della riunione di febbraio della commissione risulta che ancora una volta si è votato per mantenere il tasso di riferimento allo 0,5%. Tali dati saranno pubblicati domani. Gli investitori potranno dunque vedere da vicino se i responsabili politici nel comitato avranno votato per un incremento del tasso. Dunque, per chi volesse investire nel mercato delle valute e, più precisamente, nella sterlina britannica, conviene attendere tali dati e vedere la reazione del mercato.

La BoE potrebbe alzare i tassi di interesse

La sterlina ha preso il centro della scena durante gli orari di negoziazione in europea nella giornata di ieri, dato che le aspettative che il Regno Unito alzerà i tassi di interesse hanno rafforzato il sentimento verso la valuta britannica. La sterlina contro il dollaro ha avuto un rally che ha colpito il massimo valore di questa coppia di valute, a quota 1,6219, mentre l’euro ha perso quota fino ad arrivare a 0.8381.

La sterlina ha poi ricevuto un ulteriore impulso quando i dati hanno mostrato che le vendite al dettaglio nel Regno Unito sono rimbalzate durante il mese di gennaio a seguito del dicembre e delle condizioni meteorologiche, sono tornate normali, aumentate dell’1,9% sul dato mensile e del 5,3% rispetto a gennaio 2010, il più forte aumento annuo dal novembre 2004.

Il forte rimbalzo di gennaio rafforza l’idea che il calo di dicembre sia stato solo un effetto collaterale della neve, e quindi che l’intera economia è in ripresa nel primo trimestre. Con l’attesa dei tassi di interesse nel Regno Unito, i mercati valutari guarderanno attentamente il verbale della riunione di febbraio.

La sterlina ha invertito completamente le perdite subite fino ad ora. Queste mosse hanno scosso i mercati valutari, ma questa volta, con l’eccezione del dollaro australiano, in gran parte hanno minimizzato la notizia. Il dollaro australiano si è tuffato ai minimi della sessione ed è rapidamente rimbalzato.

L’euro è stato sotto pressione nei confronti del dollaro durante gli orari di negoziazione europea, dato che è emerso che il governo portoghese è pressato dai colleghi della zona euro per seguire la strada presa da Grecia e Irlanda, dunque andare alla ricerca di un salvataggio da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Inoltre l’emergenza della Banca centrale europea di rifinanziamento marginale è salita ulteriormente durante la giornata di giovedì, cosa che potrebbe essere sicuramente di peso sull’andamento della nostra moneta.

Calendario economico della settimana


La settimana che è appena trascorsa ha visto, durante la sessione di lunedì, il rilascio di dati molto importanti provenienti sia dalla Nuova Zelanda che dal Giappone. La Nuova Zelanda ha reso noto il dato delle vendite al dettaglio e delle vendite al dettaglio di beni essenziali. Nel primo caso c’è stato un calo dello 0,30%, mentre nel secondo un incremento dello 0,20%. Il Giappone ha invece reso noto l’andamento della sua produzione industriale, uno dei dati più importanti per valutare l’andamento dell’economia di un paese. Il dato è stato come quello del mese scorso, +1,30%, mentre gli economisti si attendevano un incremento dell’1,40%.

Martedì la Banca del Giappone ha confermato il suo tasso di interesse allo 0,10%, mentre in Europa sono stati pubblicati i dati dell’indice dei prezzi al consumo del Regno Unito, in incremento del 3,40% , e, in zona Euro, l’indice ZEW, che valuta in sentiment verso il mercato tedesco. E’ un indicatore molto importante per la nostra valuta dato che la Germania è il paese più economicamente forte dell’UE. Il dato è stato nettamente sotto le attese: 28,70 contro 48,70 .

Mercoledì il Regno Unito ha reso noto la richiesta dei sussidi di disoccupazione del paese, che sono scesi di circa 30.000 richieste rispetto alla rilevazione precedente. E’ stato un dato ottimo dato che gli economisti prevedevano un calo di circa 25.000 richieste. Questo dato si è poi accompagnato a quello, sempre del Regno Unito ma giovedì, relativo alle vendite al dettaglio, in salita dello 0,60%.

Giovedì gli USA hanno reso noto il dato delle richieste dei sussidi di disoccupazione, facendo segnare 472.000 nuove richieste contro una previsione di 450.000 . Sempre giovedì la banca centrale svizzera ha confermato il tasso di interesse, allo 0,25%.

L’hedging in pratica

Terminiamo il discorso iniziato l’altra volta sull’hedging, vedendo in che maniera possiamo farlo praticamente.

Le monete migliori da utilizzare sono la coppia di valute GBP / JPY, dato che al momento hanno uno degli interessi più alti che si possono avere. In ogni caso, l’ammontare degli interessi è la nostra discriminante nella scelta. Bisongna poi andare a guardare al tasso di interesse del broker. Questa è la parte più difficile. Prima di aprire il conto con un broker, si dovrebbe verificare se il broker consente l’apertura della posizione per un tempo illimitato e se il broker stesso carica delle commissioni.

Le commissioni sono in ogni caso un buona cosa, anche se non sembra, dato che quando l’intermediario chiede dei soldi per mantenere la posizione, allora probabilmente ci consente di tenere la posizione aperta a tempo indeterminato.

Bisogna poi andare a guardare al netto del nostro account
. La strategia di hedging, infatti, richiede davvero molti soldi. Ad esempio, se si desidera utilizzare come copertura la coppia GBP / JPY, allora si ha bisogno di almeno 20.000 dollari. Questo è necessario in quanto l’intervallo massimo mensile per GBP / JPY è di 2000 pips. Non bisogna infatti dimenticare che quando si aprono 2 posizioni presso 2 broker, si pagherà due volte lo spread. I primi giorni di trading e di interessi sono infatti necessari solo per coprire i costi dello spread.

E’ molto importante non per ottenere una richiesta di margini.

Infine, il Money Management ci aiuta a gestire tale situazione. Il consiglio è quello di ritirare mensilmente i profitti realizzati. Tuttavia, questo potrebbe avere dei costi, dunque si dovrebbe controllare con il proprio broker se consente dei prelievi di denaro mentre la posizione è ancora aperta.

Come possiamo vedere, l’hedging non è una strategia che possono realizzare tutti, fosse anche per l’ammontare di denaro di cui c’è bisogno per poterlo mettere in pratica.

Hedging

L’hedging è definito come il tenere due o più posizioni allo stesso tempo, in cui lo scopo è quello di compensare le perdite nella prima posizione con una parte dei guadagni ricevuti dalle altre posizioni.

Solitamente l’hedging consiste nell’aprire una posizione per una data coppia di valute, poi l’apertura di una posizione opposta sempre per la stessa coppia di valute. Questo tipo di copertura protegge l’operatore dalla perdita derivante da una posizione. I trader hanno sviluppato delle tecniche di copertura al fine di beneficiare dell’hedging per realizzare dei profitti, invece di limitarsi a compensare le perdite.

In questo articolo andremo a discutere una delle tecniche di copertura più complete che possiamo usare, ovvero l’hedging al 100%.

Questa tecnica è la più sicura che si possa usare con l’hedging, oltre che una delle più redditizie di tutte le tecniche di copertura, dato che consente di mantenere al minimo i rischi. Questa tecnica utilizza l’arbitraggio dei tassi di interesse, ovvero il roll over dei tassi, tra i broker. In questo tipo di copertura è necessario utilizzare due broker. Un broker che paga gli interessi alla fine della giornata, e un broker che non applica interessi. In questi casi il trader deve cercare di massimizzare il profitto, o in altre parole beneficiare al massimo di questo tipo di copertura.

L’idea principale su questo tipo di copertura del rischio è quello di aprire una posizione sulla quale un broker che pagherà un elevato tasso di interesse durante la notte, e di aprire una posizione opposta a tale posizione, sempre per la stessa coppia di valute, con un broker che non fa pagare gli interessi.

Tuttavia ci sono molti fattori che si dovrebbero prendere in considerazione quando si vuole fare hedging in questi casi. Andremo ad analizzare tali fattori nel prossimo articolo.

Anticipare la volatilità

Abbiamo visto negli scorsi articoli e sicuramente capito che c’è un rapporto tra l’andamento dei tassi di interesse e la volatilità del mercato. Vediamo ora in che maniera potremmo riuscire, quando operiamo nel Forex, ad anticipare tale volatilità. E’ raro avere una elevata volatilità in una situazione in cui le differenza tra i tassi di interesse dei vari paesi sono minimi. E’ raro anche il fatto che un divario crescente tra i tassi di interesse delle nazioni possano esserci in un ambiente a bassa volatilità. Dunque le due cose sono tra di loro strettamente legate.

Non bisogna però dimenticare che i mercati possono essere irrazionali. Così, anche se la volatilità e i tassi di interesse sono tra di loro strettamente collegati, nel momento in cui si va a fare scambi di valute in maniera reale, l’attività economica può falsare questa immagine. Questo è già successo in passato, ad esempio durante la maggior parte del periodo tra il 2005 e il 2007.

Come dovrebbero utilizzare i trader tutte queste informazioni per le proprie scelte operative? Sicuramente l’allineamento fra l’analisi fondamentale e le reali condizioni del mercato possono essere utilizzate come indicatore per determinare il miglior punto di entrata in un mercato.

Ovviamente in tutti questi articoli abbiamo volutamente trascurato l’impatto della velocità di scambio del denaro sulla dinamica creata dai tassi di interesse. L’impatto sui tassi di interesse è fortemente influenzato dalla velocità di scambio denaro, che diventa un fattore ancora più importante quando i tassi di interesse sono in calo.

Il rapporto tra un aumento della volatilità e la gestione del denaro è evidente. Usare una leva molto forte in periodi di alta volatilità può essere davvero pericoloso. La comprensione del rapporto tra i tassi di interesse e la volatilità del mercato dei cambi possono essere davvero utili per riuscire ad adeguare il nostro portafoglio all’andamento reale del mercato.

Correlazione tra tassi di interesse e volatilità, parte 3

Continuiamo il discorso sul rapporto del divario tra i tassi di interesse e la volatilità, che non è molto difficile da spiegare. Naturalmente, il divario di cui stiamo parlando è una misura generale del divario tra la media ponderata dei tassi di interesse delle nazioni sviluppate e quello delle popolazioni in via di sviluppo.

Se ci sono dei bassi tassi di interesse in un gruppo di nazioni, questo non è sufficiente per creare volatilità, per la semplice ragione che un basso rischio nei paesi sviluppati non si traduce in una bassa volatilità nel forex, a meno che non sia accoppiata ad un basso rischio di investimento, misurato in termini di tassi di sviluppo della nazione.

Andiamo a fare un esempio per chiarire questo concetto. Consideriamo degli investitori che prendono in prestito, a dei tassi di interesse molto bassi, la moneta Giapponese e investe in materie prime in Russia, dove i tassi di interesse sono più elevati. Anche se la percezione del rischio in Giappone è scarsa a causa della forza di base dell’economia, gli elevati tassi di interesse della Russia mostrano che gli investimenti nel paese hanno un profilo di rischio sfavorevole. Dal momento in cui ci sono queste relazioni bilaterali ecco come viene determinata la percezione del rischio e della volatilità.

Anche in questo caso abbiamo visto come c’è effettivamente correlazione  tra i tassi di interesse e la volatilità dei mercati. E’ una cosa che dunque bisogna effettivamente prendere in considerazione per fare in modo che i nostri investimenti considerino realmente tutte le variabili. Nel prossimo articolo andremo a vedere in che maniera è possibile, per gli investitori, anticipare la volatilità, cosa che è altrettanto importante per sapere come poter reagire a degli andamenti, a volte anche imprevisti, del mercato.

Correlazione tra tassi di interesse e volatilità, parte 2

Correlazione tassi di interesse - volatilità

Abbiamo iniziato a vedere nello scorso articolo la correlazione esistente tra i tassi di interesse del mercato e la volatilità. Cerchiamo ora di illustrare meglio questa considerazione affermando che solitamente nei momenti in cui c’è un crescente divario tra i tassi di interesse tra le nazioni, questo ha portato ad una volatilità forex ridotta.

Vediamo anche un esempio pratico. Consideriamo il periodo tra il 2000 e il 2007, dividendolo in due fasi. La prima fase è stata dominata dalla caduta dei tassi di interesse in tutto il mondo, avviata da Alan Greenspan, allora governatore della FED, a seguito della scelta di portare i tassi di interesse degli Stati Uniti verso il basso, all’1 per cento, e il conseguente mantenimento di tali tassi fino a quando non sono stati poi sollevati da Ben Bernanke quattro anni più tardi. Durante questo periodo, la volatilità è scesa ai livelli più elevati.

Durante la seconda parte di questa fase temporale, ancora una volta avviata da un comportamento della Fed americana, ha portato ad un aumento dell’inflazione. Poiché molti mercati emergenti hanno portato ad un innalzamento dei tassi di interesse per combattere l’inflazione durante questo periodo, l’esperienza suggerisce che un periodo di rallentamento era probabile, ma che avrebbe richiesto un aumento della volatilità.

Tutto questo ci suggerisce che i divari di ampliamento tra i tassi di interesse dovrebbero essere uniti ad un aumento della volatilità. Tuttavia questo può richiedere molto tempo prima che i partecipanti al mercato riescano a riconoscere un cambiamento al profilo di rischio, riconsiderando i rapporti di leva finanziaria e le modalità di margine.

Gli shock di mercato costringono spesso gli operatori a riconsiderare tutto ciò che hanno fatto fino a quel momento, creando una forte volatilità nel breve periodo a cui segue un periodo di calma.

Correlazione tra tassi di interesse e volatilità

La volatilità dei mercati valutari è influenzata da tutta una serie di fattori, tra i quali possiamo vedere la percezione del rischio degli operatori finanziari. Il rischio, naturalmente, può essere definito anche usando diverse variabili, tra cui la politica, le catastrofi naturali e i fattori economici. Tra questi fattori probabilmente non c’è nulla di così importante come lo sono i tassi di interesse. Ovviamente, il rapporto tra tassi di interesse e volatilità non è a senso unico. I tassi di interesse sono a loro volta influenzati dalla volatilità, dato che le fluttuazioni dovute alla volatilità influenzano fortemente le decisioni delle banche centrali.

La volatilità è un riflesso dell’incertezza dei mercati. Se in un mercato non ci sono nuove informazioni, allora la volatilità sarebbe sempre e costantemente bassa o pressocché nulla. Dato che erò sul mercato Forex ci sono sempre tanti partecipanti, allora questi generano informazioni e, di conseguenza, volatilità. Esiste probabilmente allora una situazione di volatilità minima, al di sotto della quale non si svolge nessuna attività di mercato.

Quello che vogliamo andare ad analizzare in questo articolo è circa l’impatto dei tassi di interesse sulle decisioni commerciali degli operatori speculativi e come tali decisioni influiscono sulla volatilità del mercato.

Le differenze tra i tassi d’interesse delle varie banche centrali aumentano il numero delle transazioni sul mercato. I divari tra i tassi di interesse creano nuove opportunità, che vengono sfruttate dai trader. Solitamente nel mercato la liquidità in aumento è tra le cause più diffuse di bassa volatilità. Il rapporto tra aumento della liquidità e un crescente divario tra i tassi di interesse è cosa nota. Dal momento in cui i tassi di interesse e la percezione del rischio sono strettamente legati tra di loro, si vede come un crescente divario dei tassi di interesse tra le varie nazioni comporta una minore volatilità.

Nei prossimi articoli continueremo ad analizzare meglio nel dettaglio questa situazione.