Alex Weber, Renzi e il futuro della zona euro

L’ex capo della Bundesbank, Axel Weber, ha messo in dubbio la redditività futura dell’euro se i paesi non seguono la Germania e non impongono delle riforme strutturali per aumentare i tassi di crescita a più lungo termine.

Il quantitative easing da parte della Banca centrale europea è sato definito da Weber come una cosa incompleta senza un aiuto politoco. Se i paesi non faranno delle riforme egli ha detto che “ci saranno sempre delle domande circa la fattibilità del progetto e l’Europa non ha fatto abbastanza per dissipare queste preoccupazioni.”

Weber ha rilasciato un resoconto dei problemi nella zona euro e ha ammesso le responsabilità dei governi di riformare, piuttosto che un’azione insufficiente da parte della banca centrale. Egli ha detto di aspettarsi un “programma considerevole” in termini di QE, aggiungendo che però il “vero problema è la BCE, che ha costantemente comprato il tempo necessario ai responsabili politici europei di risolvere il problema”. Le politiche di riforma strutturale sono insufficienti, soprattutto nella periferia della zona euro – Italia, Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo.

La BCE può essere d’aiuto solo parzialmente, in parte perché più si dà incentivo ai governi e meno essi si impegnano per cercare delle soluzioni. La zona euro ha bisogno di continuare a lavorare all’integrazione e ha bisogno di portare avanti delle riforme politiche, se ciò non accade il progetto della moneta unica – che aveva dei vantaggi – diventa sempre più un progetto difficile da eseguire.

I commenti di Weber hanno fatto eco alle imprese tedesche. Ulrich Grillo, presidente dell’associazione dell’industria tedesca, ha detto che la politica monetaria ha poco impatto senza le giuste riforme economiche nei paesi della zona euro colpiti dalla crisi: solo questa mossa migliorerà la situazione economica europea. Grillo ha sostenuto che gli stati più vulnerabili hanno già avuto abbastanza soldi a dei bassi tassi di interesse. Tuttavia, ha aggiunto che la BCE non aveva altra scelta di andare avanti con il QE a causa delle aspettative che ha creato nei mercati.

Gli avvisi di Weber sul futuro della zona euro sono stati ripresi, ma da una prospettiva diversa, da Matteo Renzi, il primo ministro dell’Italia. Egli ha accettato la necessità di fare delle riforme strutturali a casa, ma ha detto che ci deve essere anche una nuova idea di ciò che è importante in Europa, piuttosto che concentrarsi su della tenace austerità. Renzi ha detto che “l’Europa non sta andando nella giusta direzione. Questo è il momento in cui la direzione europea dovrebbe sottolineare l’importanza della crescita e degli investimenti pubblici e privati, non solo della disciplina di austerità”.

Dopo il QE della BCE Renzi vuole delle riforme ancora più veloci

Nessun primo ministro italiano ha operato con tanto vigore e sfrontata sicurezza di sé come Matteo Renzi. Nonostante le critiche, il toscano sta facendo progressi: il 21 gennaio il Senato ha approvato una misura che dovrebbe garantire il passaggio di una nuova legge elettorale. Il suo Partito Democratico (PD) è ancora in testa nei sondaggi, ma la sua popolarità è in calo. L’unica grande riforma economica strutturale che ha fatto è stata una revisione del mercato del lavoro che deve ancora essere emanata.

Renzi ha goduto dell’appoggio di due ottime figure: il presidente uscente, Giorgio Napolitano, e Silvio Berlusconi, leader del principale partito di destra in Italia, Forza Italia. Ora che l’89enne Napolitano ha abbandonato la sua carica lo scorso 14 gennaio, ora Renzi si trova di solo di fronte a Berlusconi.

Renzi e i suoi consiglieri ritengono che i problemi economici e politici dell’Italia siano sostanzialmente istituzionali e che nessun primo ministro li possa risolvere senza il controllo a titolo definitivo del parlamento.

Nel frattempo egli ha detto oggi che l’Italia avrebbe accelerato il suo programma di riforme dopo il programma di acquisto di bond da parte della Banca centrale europea e dopo altri recenti sviluppi economici positivi. Anche per questo il governo del Parlamento da parte di Renzi è importante per il nostro paese.

Parlando durante una nuova conferenza congiunta a Firenze con il cancelliere tedesco Angela Merkel, Renzi ha accolto un atteggiamento più flessibile in materia di politica di bilancio da parte della Commissione europea, un programma di investimento previsto in tutta l’UE, gli ammortamenti dell’euro e il più recente annuncio del piano di quantitative easing della BCE.

Il nostro primo ministro ha detto che “questi cambiamenti non devono interrompere o bloccare il nostro percorso di riforme. Tutti i fattori sono estremamente importanti per l’Italia e quanto è successo ci obbliga a fare le riforme ancora più velocemente”.

A proposito di BCE, l’euro si trova in netto calo contro le altre valute dopo la notizia del QE da parte di Draghi. L’annuncio dell’acquisto di 60 miliardi di euro al mese in bond da parte della Banca Centrale, nonostante l’opposizione della Germania, dovrebbe permettere ai paesi di respirare e all’economia della nostra zona economica di riprendersi in maniera chiara e netta. Ci auguriamo tuttavia che gli effetti e l’efficacia del QE possano essere migliori di quanto accaduto in UK e negli USA, dove ci sono stati grandi limiti.

Il Financial Time boccia il “Job Act” di Renzi, il rottamatore non ha più appigli

Matteo Renzi , si è impegnato a ridurre drasticamente la disoccupazione record del paese con il suo motto americano “Jobs Act”. Ma le sue riforme del lavoro, che vedranno i contratti a breve termine concessi per un massimo di 3 anni, sono maggiori della stessa medicina cattiva applicata dall’inizio del 1990, quando, per il paese, fu molto più di una brutta notizia; sia per l’economia, sia per i lavoratori italiani, sostiene Paolo Pini.

Le sue “flessibili” riforme del lavoro non faranno nulla per invertire l’arretratezza dell’economia in Italia

Renzi si è impegnato a mettere in atto le riforme che consentano la crescita dell’Italia e l’annientamento della crisi della produttività. Ma le sue “flessibili” riforme del lavoro – che permetteranno ai datori di lavoro di licenziare i lavoratori senza giustificazione – non faranno nulla per invertire l’arretratezza dell’economia in Italia.

Il calo della produttività italiana è terribile. Dalla metà degli anni novanta, infatti, la crescita della produttività è diminuita di quattro volte, dal 1,65 % allo 0,39 %. Nello stesso periodo, il tasso di accumulo del capitale è sceso di ben otto volte. Dal 4 % a un misero 0,5%, fino a raggiungere il 2,6% annuo e, ancora, prima di scivolare, negli anni Novanta, all’1,5 % l’anno. Il rovescio della medaglia di questa dinamica rappresenta il tasso di crescita dell’intensità di capitale, il rapporto tra il capitale e il lavoro. Negli ultimi trent’anni si è dimezzato, passando da una media del 2,1 % annuo di metà anni Novanta, al misero 0,96 % di oggi.

Queste dinamiche negative all’interno della produttività del lavoro, portano ad una stagnazione della produttività totale dei fatto

Queste dinamiche negative all’interno della produttività del lavoro, gli investimenti effettuati dalle aziende, e il rapporto capitale/lavoro , portano ad una stagnazione della produttività totale dei fattori. Il fattore, inerente il progresso tecnologico per eccellenza – caduto di un modesto 1 % annuo nella prima fase, rischia di chiudere a zero nella seconda fase, per poi andare in territorio negativo dopo la crisi del 2008.

Che cosa è accaduto a cavallo degli anni Novanta fino ai giorni nostri per indurre le imprese a smettere di investire nella qualità del lavoro e della tecnologia? Tra le tante cose che sono successe, i due fattori più importanti sono la moderazione salariale e la flessibilità del mercato del lavoro. E, di questo, Renzi se ne sta abbondantemente infischiando.

Renzi: “Gli italiani non lavorano più”

Renzi: «Adesso, sicuramente, è il momento della vera sfida per dare lavoro alla gente. Gli italiani non stanno più lavorando»

All’interno del disegno di legge denominato “multiscopo” – sono presenti tutte le misure per ricostituire gli ammortizzatori sociali e anche le opere per il lavoro e le politiche attive, fino ad arrivare alla facilitazione di metodi e osservanze, al riorganizzo delle forme di contratto che verrà discusso all’interno delle Camere solo in data odierna. Quando ci saranno, all’ordine del giorno, sia il salario minimo sia l’assegno universale per la mancanza di lavoro. L’annuncio giunge proprio dal premier Matteo Renzi che, attraverso un’intervista al Corriere della Sera reclama il buon senso generale della strategia del Governo, fondata, in primis, sul decreto legge Poletti che trasforma non poco i contratti a termine: «Adesso, sicuramente, è il momento della vera sfida per dare lavoro alla gente. Gli italiani non stanno più lavorando».

Occorre dare priorità al mercato del lavoro per tirare a sé i migliori investitori stranieri

Per farla breve, il pacchetto di deleghe accettato dal Governo offre il desiderio di sconvolgere il mercato del lavoro schivando battaglie concettuali strettamente collegate all’articolo 18, ma appoggiandosi ad aspetti più materiali (come, ad esempio, i servizi per il lavoro) e anche la facilitazione dei procedimenti di conciliazione, con tutti i tempi di lavoro che ne conseguono e anche le varie esigenze di tutte le famiglie italiane. Occorre rimuovere ogni alibi alle aziende per quanto concerne le offerte di lavoro.

Renzi: «Si può utilizzare anche la leva fiscale», chiarisce il premier, «e guarderemo se ci sono le possibilità»

Per valicare i ritardi della nostra struttura di avviamento al lavoro e delle leggi sul lavoro in generale «si può utilizzare anche la leva fiscale», chiarisce il premier, «e guarderemo se ci sono le possibilità», ma principalmente «bisogna apportare una modifica alle regole più generiche, come faremo attraverso il ben noto disegno di legge delega». L’impegno consiste soltanto nel creare tutte le condizioni per favorire il ritorno di molti investitori esteri. Infatti, rimarca Renzi, «Sono davvero innumerevoli le attese attorno al nostro governo: che sta conducendo gli interessi al livello più basso degli ultimi anni; e che sta accompagnando capitali verso una vera e propria soglia di investimento, ma anche ad affacciarsi sul nostro mercato italiano. Questo può essere possibile grazie quasi esclusivamente alla determinazione con cui abbiamo voluto incominciare dai cambiamenti della politica e del mondo del lavoro».

Decreto lavoro di Renzi, alla Camusso proprio non va giù

“Il problema più grave è che il lavoro in Italia è davvero inesistente, siamo diretti con forza verso la povertà non è solo un chiaro sintomo di tutte le diseguaglianze generali

“Il governo Renzi ha iniziato bene per quanto concerne i redditi ma, senza ombra di dubbio, ha esordito in maniera veramente pessima per quanto riguarda le regole del lavoro”. Il decreto inerente il mondo del lavoro del governo Renzi non piace neanche un po’ a Susanna Camusso. La leader della Cgil, interceduta attraverso il Forum di Confcommercio a Cernobbio, ha rilasciato importanti dichiarazioni per quanto riguarda i motivi della sua contrarietà a tutte le nuove norme sui contratti a termine e anche quelli di apprendistato: “Il problema più grave è che il lavoro in Italia è davvero inesistente, siamo diretti con forza verso la povertà non è solo un chiaro sintomo di tutte le diseguaglianze generali, ma è anche il vergognoso frutto di una presenza di lavoro indigente e dell’assenza di lavoro. La politica del lavoro in grado di cambiare è da ricercare nelle risorse disponibili. E poi, quest’ultime, dovranno essere messe a disposizione della ricerca di lavoro”.

Camusso: “Non lo approviamo e lo urliamo con grande chiarezza”

La creazione di nuovi posti di lavoro, secondo la Camusso, non verrà mai da “un decreto lavoro che viene creato sui contratti a termine e sull’apprendistato”: “Non lo approviamo e lo urliamo con grande chiarezza. Non è possibile investire in formazione, ma ancora sulla precarietà. E’, al contrario,un intervento pratico la misura sui contratti di solidarietà”, ha unito la Camusso, precorrendo la strada in cui “ci confronteremo con i parlamentari per ottenere la modifica del decreto“.

“Ci troviamo davanti a 5 o 6 anni di attesa per poterlo portare a termine”. ”Finiamola con il populismo – ha risposto Bonanni – Occorre riprendersi l’alleanza tra impiegati e imprese”

Ancora da Cernobbio, poi, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha rilasciato la sua risposta al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che, nella giornata di ieri, ha minacciato di spostare dalla zona di Milano a quella del Canton Ticino il quartier generale di Mapei (ditta che produce importanti materiali chimici destinati all’edilizia amministrata da Squinzi, ndr), “ci troviamo davanti a 5 o 6 anni di attesa per poterlo portare a termine”. ”Finiamola con il populismo – ha risposto Bonanni – Occorre riprendersi l’alleanza tra impiegati e imprese. Il populismo ci sta portando alla rovina. Sono davvero troppi i populisti che stanno scavando la fossa a tutte le nostre aziende”.

Obiettivo lavoro, Renzi appare utopistico anche in Europa

Angela Merkel: “Matteo Renzi affronta la sua prima prova elettorale con il voto per il Parlamento europeo a maggio, ed è nell’interesse della Germania fare in modo che vada tutto per il meglio”

Dopo aver incontrato il signor Renzi il 17 marzo, l’alta sacerdotessa dell’austerità, la tedesca Angela Merkel, ha accennato una certa preoccupazione. Le parole, però, riferivano diversamente: “Vedo il bicchiere mezzo pieno , non mezzo vuoto”, ha detto la signora Merkel. “E il governo italiano sta lavorando per tornare al top in Europa. Matteo Renzi affronta la sua prima prova elettorale con il voto per il Parlamento europeo a maggio, ed è nell’interesse della Germania fare in modo che vada tutto per il meglio”. Sarà veramente così?

Beppe Grillo, sembra sempre più intenzionato ad abbandonare l’euro

Le principali minacce per il Partito Democratico provengono dal Movimento Cinque Stelle, il cui leader, Beppe Grillo, sembra sempre più intenzionato ad abbandonare l’euro. Senza dimenticare Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi che, pur critico per le politiche di austerità, non potrà presentare la sua campagna , perché la corte suprema ha già confermato la sua condanna per frode fiscale e l’allontanamento per due anni dai pubblici uffici. Anche in virtù di questo, molte persone, compreso il cancelliere tedesco, stanno riservando il giudizio finale su Renzi e sui suoi progetti incredibilmente ambiziosi. Egli, prima di volare a Berlino, ha dichiarato che voleva l’Italia, non la Germania, a guidare l’Europa nei prossimi 20 anni.

Cottarelli ha affermato detto che potrebbe trovare dai 3 a 5 miliardi di euro entro la fine dell’anno

Ovviamente, queste di Renzi, al momento, sono solo parole. Sembra certamente più deciso rispetto a qualsiasi recente primo ministro italiano; anche nell’utilizzare tagli di spesa e non aumenti delle tasse per far quadrare i conti pubblici. Egli ha nominato un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli commissario per la spending review. Questa settimana, il signor Cottarelli ha affermato detto che potrebbe trovare dai 3 ai 5 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Il sig. Renzi ha anche lodevolmente ignorato la regola non scritta che i governi italiani non possono fare nulla per cambiare il mercato del lavoro senza consultazioni tortuose con i sindacati e i datori di lavoro. Sorprendentemente , la sua decisione di rompere con questa tradizione corporativista non ha causato quasi alcun problema. Quasi come se l’argomento lavoro, nel nostro paese, portasse solo all’attesa e alla rassegnazione.

Nuovo decreto sul lavoro, molte le componenti interessanti

Il decreto annuncia inoltre che i contratti a termine saranno in grado di avvolgere fino ad un massimo del 20% dell’organico

Al centro di tutte le lamentele vi è l’allungo della flessibilità inserito sia nei contratti a termine che nell’apprendistato. La riforma Poletti ha ripulito via molti limiti che il suo precursore, il ministro Fornero, aveva introdotto per trattenere la precarietà. Uno dei più importanti paletti cascati è quello dell’acausalità (sarebbe a dire la possibilità confessata al datore di lavoro di non precisare le giustificazioni che lo conducono a fissare una fine del rapporto). In pratica una stiamo parlando di una «mano libera» sulle mansioni concesse per i primi 12 mesi, Da questo momento in poi sarà consentita per tutti e tre gli anni in questione. Ma non soltanto: se la durata del contratto a termine rimarrà, ancora, fissata a 36 mesi (in seguito occorre andare a quello a tempo indeterminato), ora fra un contratto e l’altro non ci sarà più l’obbligo di una pausa di dieci o, come spesso è accaduto, di venti giorni. Valutando un massimo di otto rimandi – il modello Fornero ne consentiva una sola – i rinnovi possono susseguirsi senza nessuna problematica. Il decreto annuncia inoltre che – se i contratti collettivi non dispongono del tetto previsto – i contratti a termine saranno in grado di avvolgere fino ad un massimo del 20% dell’organico (In ogni caso anche le ditte con meno di 5 dipendenti possono stipulare il medesimo contratto).

Svanisce anche il vincolo, per il datore di lavoro, di salvaguardare all’apprendista di secondo livello una formazione di tipo strettamente “trasversale”

Per quanto concerne, invece, gli apprendisti, confrontati con la legge Fornero, svanisce il divieto di non assumerne di nuovi se, ancora, non è stato confermato, almeno, il 30% della precedente “tornata”. Capitombola anche il vincolo, per il datore di lavoro, di salvaguardare all’apprendista di secondo livello una formazione di tipo strettamente “trasversale”, sarebbe a dire la garanzia della frequenza di corsi regionali, se questi esistono, o di programmarglieli ad hoc. Questa “scuola”, prima forzata a scapito di multe carissime in termini di contributi versati, adesso sarà esclusivamente di tipo discrezionale. “Elasticità — ha affermato Paolo Pennesi, segretario generale del ministero del Lavoro — che consentiranno alle ditte di avviare nuove assunzioni con una sicurezza maggiore e perfino una minore burocrazia”. Non ci rimane che capire se, quanto detto, possa realmente essere applicato. In Italia tutto è possibile.