Il Regno Unito cresce velocemente, la sterlina ne trae vantaggio

La crescita del Regno Unito è stata rivista più in alto delle precedenti previsioni: per l’intero 2014 è stata del 2,8 per cento a fronte di una precedente stima del 2,6 per cento, una crescita più veloce di qualsiasi altro paese del gruppo delle sette nazioni leader. I dati aggiornati sono l’ultima buona notizia per l’economia del Regno Unito: la disoccupazione è scesa sotto il 6 per cento e l’inflazione è scesa a zero per la prima volta da 50 anni. George Osborne, il cancelliere, ha fatto sapere che ci sono state davvero buone notizie: PIL rivisto, la fiducia dei consumatori in rialzo e un buon tenore di vita.

La sterlina è salita in risposta a questi dati, abbiamo visto infatti un rafforzamento dello 0,2 per cento da $ 1,476 a $ 1,479. Contro l’euro, la sterlina è salita al massimo della giornata a € 0,726. La crescita del quarto trimestre è stata in gran parte determinata dal consumo interno e da un miglioramento della bilancia commerciale. Questi due fattori hanno contribuito per 0,4 e 0,8 punti percentuali rispettivamente. Il miglioramento della bilancia commerciale ha contribuito a ridurre il disavanzo delle partite correnti – la differenza tra ricavi e proventi dal resto del mondo – a 25.3 miliardi di sterline da 27.7 miliardi di sterline nel terzo trimestre. Ciò è dovuto ad una contrazione degli scambi dei beni e ad un aumento del surplus per i servizi.

Tuttavia, il disavanzo delle partite correnti del Regno Unito era a 97.9 miliardi nel 2014, in rialzo da 76.7 miliardi nel 2013. Ciò equivale al 5,5 per cento del reddito nazionale, il più grande deficit corrente dall’inizio delle rilevazioni nel 1948.

La crescita è stata fortemente dipendente sul settore dei servizi, che si è ampliato dello 0,9 per cento nel quarto trimestre, un valore più alto di quanto si pensasse. La produzione è aumentata solo leggermente, in crescita dello 0,2 per cento, un valore maggiore di quanto si pensasse. Il settore delle costruzioni è sceso, cadendo del 2,2 per cento, in linea con le stime precedenti. Il buon andamento del settore dei servizi alla fine del 2014 è in contrasto con le figure più deboli all’inizio del 2015. Dei dati separati hanno mostrato una contrazione dello 0,2 per cento tra dicembre e gennaio. Tuttavia, i servizi sono ancora in crescita del 3,2 per cento su base annua.

Gli economisti sono rimasti positivi circa le prospettive per il 2015 e si aspettano che la bassa inflazione possa aumentare la spesa dei consumatori e la crescita. Siamo sostanzialmente ottimisti sulle prospettive di crescita per il 2015 e ci si aspetta che il prodotto interno lordo possa espandersi del 2,7 per cento.

Perché il Regno Unito non dovrebbe alzare i tassi il prossimo anno

Sono ormai più di cinque anni e mezzo che il comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra ha tagliato il tasso della banca allo 0,5 per cento, nel marzo 2009. Per gli ultimi cinque mesi due membri del MPC hanno votato per aumentare il tasso allo 0,75 per cento, mentre gli altri sette membri hanno optato per lo status quo.

Tuttavia, i tassi di interesse non sono tenuti a rimanere a tali livelli per tutto il 2015. In confronto alle previsioni economiche per l’economia del Regno Unito, solo 2 su 32 previsori vedono un mantenimento dei tassi di interesse per la fine del 2015. Alcuni pensano che la BOE potrebbe aumentarlo fino al 2 per cento, altri ancora fino al 1 per cento.

E’ auspicabile che tutte queste previsori siano smentite, perché i tassi di interesse nel Regno Unito non dovrebbero essere aumentati nel 2015.

L’argomento principale per i tassi di interesse più elevati è la forza della crescita economica e il calo della disoccupazione associato. Gli ultimi dati, per il terzo trimestre del 2014, mostrano una crescita annua del PIL reale del 3,0 per cento. La maggior parte dei previsori si aspettano una crescita migliore nel 2015, riflettendo più debole crescita dell’economia globale. Tuttavia, questa crescita globale più debole ha portato con sé i prezzi del petrolio più bassi, ad esempio, con le compagnie energetiche che sono sotto pressione per tagliare i prezzi del gas e dell’energia elettrica.

Se le imprese del settore energetico rispondono a questa pressione, le famiglie nel Regno Unito possono vedere i loro standard di vita migliorati più nel 2015 che in qualsiasi anno dal collasso finanziario. La contrazione del mercato del lavoro dovrebbe essere accompagnata da un modesto aumento dell’inflazione dei salari e l’inflazione dei prezzi al consumo scenderà sotto l’1 per cento.

Questa situazione è in grado di generare una maggiore crescita della spesa dei consumatori. Le società britanniche potrebbero anche beneficiare di minori costi energetici, consentendo loro di continuare a incrementare la spesa per gli investimenti, come hanno fatto nel 2014.

Non c’è ragione di credere che un altro anno di crescita anche del 3 per cento porterebbe ad un notevole aumento delle pressioni inflazionistiche interne. In particolare, l’inflazione dei salari è destinata a rimanere ben al di sotto del livello ritenuto coerente con l’obiettivo di inflazione.

Il mercato del lavoro nel Regno Unito è ormai troppo complesso per essere giudicato dal solo tasso di disoccupazione. Il rapido incremento e le cadute ripide dell’occupazione, oltre che un tasso di occupazione al livello visto prima del crollo finanziario, danno un quadro potenzialmente fuorviante. I lavoratori a tempo parziale e quelli temporanei sono a livelli elevati e molte persone sono lavoratori autonomi quando invece tempo fa lavoravano come dipendenti. Questa ‘disoccupazione nascosta’ significa che il Regno Unito è ancora lontano dalla piena occupazione.

Solo quando anche la crescita complessiva dell’occupazione sarà accompagnata da cali dei lavoratori part-time e da un aumento dei lavoratori a tempo indeterminato, allora si potrà pensare a dei tassi di interesse più elevati.

Nel Regno Unito i prezzi delle case aumentano del 5,5%, ma alcune città sono in ritardo rispetto alla crescita

I prezzi delle case sono dei dati importanti per chi investe nel mercato del forex perché il settore immobiliare è fondamentale per capire la salute di un dato paese e, di conseguenza, per cercare di capire se la valuta di quel paese potrebbe salire o meno nel corso del prossimo futuro. Secondo le ultime informazioni, la crescita dei prezzi delle case delle 20 città più grandi del Regno Unito nel corso dell’ultimo anno ha spaziato da un aumento del 17,3% a Londra fino ad un aumento del 5,5% a Liverpool e a Glasgow. Questo dato è il primo in cui tutte e 20 le città hanno registrato un aumento dei prezzi delle abitazioni anno su anno di oltre il 5%. Il rapporto ha detto che entro la fine dell’anno i prezzi in alcune città al di fuori del sud-est dell’Inghilterra potrebbero salire ad un ritmo ancora più veloce, mese su mese, rispetto ai prezzi delle case di Londra.

Dopo la capitale inglese, Bristol ha visto la seconda più grande ripresa annuale dei prezzi degli immobili, al 13,2%, seguita da Cambridge al 12,2%, da Portsmouth al 9,4% e da Southampton al 9,0%. I valori sono aumentati rispetto allo scorso anno, quando erano del 8,9% a Oxford, del 8,7% a Edimburgo, del 8,3% a Belfast, del 8,1% a Nottingham e del 7,9% sia ad Aberdeen che a Cardiff. In media, i prezzi sono aumentati del 9,2% rispetto allo scorso anno per raggiungere la quota di 185.700 sterline.

Questi dati rivelano come la maggior parte delle città stanno cominciando a mostrare segni di un raffreddamento del ritmo della crescita dei prezzi delle case, con Oxford e Cambridge in particolare che si trovano a calmarmi dopo che i prezzi degli ultimi mesi sono saliti di molto. Tuttavia, Glasgow, Edimburgo e Newcastle sono in controtendenza rispetto di rallentamento della crescita. Queste città hanno visto i prezzi delle case aumentare più lentamente all’inizio di quest’anno e stanno ora vedendo una forte salita. Questa ultima analisi mostra praticamente che lo slancio in aumento dei prezzi delle case sta cominciando a rallentare, con meno domanda repressa rispetto a due anni fa. Tuttavia, ci sono ancora dei punti luminosi in tali attività dopo le notizie di un rallentamento nazionale più ampio e per la prima volta dall’inizio della crisi finanziaria vediamo un miglioramento delle prospettive economiche che ha portato i prezzi delle case nelle città al di fuori del sud dell’Inghilterra ad aumentare. Fino ad ora, infatti, la salita dei prezzi era stata quasi una prerogativa di Londra.

Regno Unito, le approvazioni di mutui sono in salita

Le approvazioni di mutui nel Regno Unito sono aumentate più di quanto gli economisti avevano previsto nel mese di giugno a un massimo di quattro mesi, suggerendo che il mercato immobiliare ha ripreso un certo slancio. Le approvazioni sono salite a 67.196 da un massimo di 62.007 a ​​maggio, la Banca d’Inghilterra ha detto oggi a Londra. Questo dato, confrontato con la previsione mediana di 63.000 in un sondaggio Bloomberg, fa capire che il mercato delle case inglesi è migliorato molto.

L’aumento delle approvazioni è il primo da gennaio, con l’introduzione di test di accessibilità più severi nel mese di aprile per rallentare il ritmo dei prestiti ipotecari. Le preoccupazioni che il mercato immobiliare del Regno Unito potrebbe essere a rischio di surriscaldamento hanno indotto il governatore della BOE Mark Carney ad annunciare ulteriori misure il mese scorso per limitare i mutui rischiosi.

I dati hanno mostrato che i prestiti di ipoteca netti sono stati di 2,1 miliardi di pound nel mese di giugno, in calo da 2,3 miliardi di sterline nel mese di maggio. Il credito al consumo ha rallentato a 418 milioni di sterline. Le recenti indagini suggeriscono che il mercato immobiliare può essere in fase di raffreddamento con l’aumento dei prezzi che si estende e le aspettative di un aumento del tasso di interesse da parte della  BOE che già quest’anno scoraggia gli acquirenti.

Hometrack Ltd. ha detto la scorsa settimana che i prezzi delle case a Londra hanno ristagnato per la prima volta dal 2012. Un’indagine degli ispettori degli immobili pubblicata il ​​10 luglio ha mostrato che ci si aspetta che i valori delle case a Londra possano cadere nei prossimi mesi.

I prestiti alle imprese sono scesi di 3,4 miliardi di sterline nel mese di giugno da maggio, ha detto la BOE. Sono in diminuzione del 3,8 per cento nell’ultimo anno, sottolineando il divario tra aziende e prestiti alle famiglie. I prestiti alle piccole e medie imprese sono aumentati di £ 235.000.000 al mese. Questo è un dato in calo del 2,8 per cento all’anno.

M4 (UKMSM41M), valore che misura l’offerta di moneta, è aumentato dello 0,1 per cento in giugno da maggio ed è sceso del 0,6 per cento rispetto all’anno precedente. Una misura di fondo del M4 è aumentato del 4,6 per cento su base 3 mesi annualizzata.

Separatamente, la BOE ha detto che gli investitori stranieri hanno venduto 4.2 miliardi di sterline in giugno dopo gli acquisti netti di 8,8 miliardi a maggio. Un Regno Unito che continua a crescere, dunque.

Analisi del 21 ottobre: i tassi di interesse potrebbero favorire euro e sterlina

AZIONI

Il Dow Jones potrebbe riuscire ad arrivare  all’obiettivo di 16.000, una cosa che sembra possibile. Il Nasdaq si è spostato oltre la resistenza di 3.875 e può arrivare fino a 4000, mentre il Dax mantiene il suo trend al rialzo complessivo con target 9.000 al rialzo. Il Nikkei, che è salito bene oggi, deve affrontare ora una forte resistenza appena sotto 15.000. Se tale resistenza tiene, potrebbe cadere a 14.000. D’altra parte, una rottura della resistenza, se vista, ci darebbe delle forti indicazioni rialziste. L’indice di Shanghai è al rialzo marginalmente e non sta guardando in direzione così rialzista come gli altri indici. La mancata salita a 2.250 potrebbe spingere verso il basso il valore della borsa cinese, verso 2.100 e anche meno.

COMMODITIES

L’oro è decisamente attivo e sta arrivando ad una resistenza nei pressi di 1.325 sul grafico giornaliero. Una rottura al di sopra di tale valore è necessaria per indirizzare il prezzo verso 1.360 e 1.365 in superamento. L’argento, che si trova ora a 22.05, ha rimbalzato dal supporto MA a 21 periodi sul grafico settimanale e ora può salire fino a 22,50 o anche fino a 23. Il rame, infine, che si trova a 3,2915, continua a muoversi lateralmente e potrebbe scendere fino a 3.25.

VALUTE

L’euro si è staccato, contro il dollaro americano, dalla resistenza nei pressi di 1.37 e sta attualmente testando un’altra resistenza a quota 1,3686. Da qui, può scendere fino a 1,3600 e fino a 1,3590 nel breve termine prima di risalire verso 1,40. L’ICE, il Dollar Index è salito un po’ dopo il forte calo visto negli ultimi giorni.

La sterlina contro il dollaro americano potrebbe tornare a scendere dato che la resistenza in prossimità di 1.62 tiene ancora. I grafici orari indicano un possibile andamento ribassista e la formazione del testa e spalle, che se confermato potrebbe farci vedere una rottura al di sotto di 1,6140.

Il rapporto di cambio dollaro – yen è sceso un po’ ed è ora si trova tra la MA a 13 giorni e quella a 21 giorni. L’andamento futuro potrebbe essere quello di un trend laterale nella regione compresa tra 100 e 96,50.

L’aussie è in una tendenza rialzista generale, ma ora deve affrontare la resistenza ai livelli attuali sui grafici settimanali. Se essa dovesse tenere, potremmo vedere una caduta verso 0.92, altrimenti potremmo vedere una salita fino a 0,98. Attenzione ai momenti di presa di profitti.

TASSI DI INTERESSE

I rendimenti dei titoli a 10 anni degli Stati Uniti (ora al 2,58 %) potrebbero essere diretti verso quota 2,25 % nel medio / lungo termine. I titoli a 10 anni della Germania e del Regno Unito si trovano rispettivamente a 1,83% e a 2,55%. I tassi di interesse potrebbero lavorare in favore di Euro e Sterlina nel breve termine, anche se possono salire ulteriormente nel medio termine.

Regno Unito, riparte il mercato immobiliare

I prezzi delle case nel Regno Unito salgono al ritmo più veloce dal loro picco del 2006, cosa che mette in evidenza come la rinascita del mercato immobiliare si sta diffondendo in tutto il paese. Il numero di potenziali acquirenti che hanno cercato di entrare nel mercato immobiliare nello scorso mese di luglio ha visto la più forte crescita in quattro anni, come ulteriore segnale che la ripresa è “dietro l’angolo”. Lo ha fatto sapere il Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS).

Il West Midlands e il Nord Est, le aree che secondo il RICS hanno “sofferto più di tutte” relativamente al crollo del mercato, hanno registrato i maggiori incrementi di attività da parte degli acquirenti a luglio. La crescita del numero di acquirenti, particolarmente concentrata a Londra, è stata vista, in tutto il Regno Unito, come una buona ripresa dell’attività. Dato che il numero degli acquirenti si è rafforzato, i prezzi sono aumentati in tutto il paese per il quarto mese consecutivo, facendo registrare a luglio una crescita ad un tasso più veloce rispetto al picco di mercato di novembre del 2006. Guardando al futuro, le previsioni sono per un’ulteriore salita dei prezzi.

Secondo il direttore di RICS “sembra che finalmente la ripresa potrebbe essere dietro l’angolo. Si tratta chiaramente di una buona notizia soprattutto per quelle parti del mercato immobiliare che stavano lottando contro la crisi economica”. Il timore che si tratti di una bolla immobiliare, però, c’è ancora. Particolari preoccupazioni sono state sollevate relativamente ad uno schema di aiuti da parte del governo, che garantirà 130 miliardi di sterline di mutui a partire dal prossimo anno. Uno studio pubblicato da Halifax il mese scorso ha rilevato che il prezzo tipico di una prima casa che viene pagato da un acquirente è pari a 4,26 volte il guadagno annuale che viene realizzato.

Germania vs. Gran Bretagna, Euro vs. Sterlina

Quando ci si riferisce alla zona euro e alla Germania, spesso si valuta l’euro come la moneta tedesca, praticamente come una sorta di marco. Una Germania fuori dall’euro o una Germania con l’euro, sarebbe più o meno la stessa cosa per il paese tedesco. Basta prendere l’esempio del Regno Unito e della sterlina.

Si potrebbe essere sorpresi di vedere come il Regno Unito si scaglia contro la Germania su alcune misure economiche. Gli inglesi a volte hanno la reputazione di essere arroganti a livello finanziario, definizione in gran parte meritata. Al contrario, parlando del ​​proprio paese si sentono spesso in imbarazzo ed in relazione alla Germania essi spesso hanno un acuto senso di inferiorità.

Eppure il PIL pro capite del Regno Unito si trova al di sopra della media della zona euro e solo appena dietro a quello della Germania. Nel 2012, in termini di consumo pro capite, ossia di tenore di vita medio, il Regno Unito ha avuto un risultato migliore rispetto a quello di Italia e Spagna, ma anche rispetto a quello di Francia e Germania.

I lavoratori britannici sono relativamente ben pagati, lavorano relativamente molto e, (a fronte di alcuni paesi) sono relativamente poco tassati. Il Regno Unito ha vissuto alcuni periodi di forte crescita economica. La Germania è cresciuta più rapidamente del Regno Unito negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, ma durante gli anni Ottanta e Novanta, così come agli inizi del 2000, il Regno Unito è cresciuto più rapidamente.

La crisi finanziaria del 2007-8 e la successiva recessione che ha colpito anche il paese di sua Maestà Elisabetta II è stata molto dura. Certo, anche la Germania ne è stata colpita, ma ha messo in piedi un recupero molto veloce. Così come è sbagliato confrontare i due paesi quando si è al culmine di un boom insostenibile, è sbagliato fare dei paragoni quando essi si stanno ancora riprendendo da un grave shock economico.

Lo stesso si può dire per le divise euro e sterlina.

Nel Regno Unito il numero di primi acquirenti di casa è al massimo da sei anni

Il dato che riguarda i “first time buyer” britannici, ovvero coloro che hanno acquistato la loro prima casa, si trova al valore più alto mensile sin dal 2007, facendo segnare un salto notevole dal minimo di 8.500 case acquistate nel gennaio 2009. Il numero di acquirenti è dunque salito e lo dimostrano i dati ipotecari, che rivelano come nel mese di maggio 2013 siano stati accessi ben 25.100 mutui per la prima casa. Si è trattato di un dato superiore del 29% rispetto a quello di aprile e di un salto del 42% rispetto al maggio dello scorso anno.

In termini di valore, parliamo di 3,4 miliardi di sterline concessi in prestiti per la prima casa. Ad aprile tale somma era stata di 2,5 miliardi di sterline. Questi 3,4 miliardi di sterline di mutui che si riferiscono solo alla prima casa vanno a completare il totale dei mutui concessi nel Regno Unito nello scorso mese di maggio: 8,4 miliardi di sterline.

Il mercato dei mutui è stato molto stimolato da iniziative da parte del governo, tra cui il finanziamento con il “Lending Scheme” e degli aiuti all’acquisto di casa. I critici però avvertono che si sta creando una bolla immobiliare, con i prezzi che salgono e gli aumenti dei salari che non seguono.

L’acquirente medio, per la prima volta, si trova a poter pagare un acconto medio del 17% del valore della prima casa, in calo rispetto al 19% medio del mese di aprile, il più basso dal novembre 2008. Un sondaggio compiuto dalla Halifax, banca britannica, mostra che una persona su quattro si aspetta che i prezzi delle case possa aumentare di almeno il 5% nel prossimo anno.

Secondo molto, gli istituti di credito inglesi hanno “alzato la posta” da Natale e sono molto più disposti a concedere dei prestiti agli acquirenti con basso deposito, cosa che ha portato tante persone a fare domanda di mutuo.

Regno Unito, il problema della disoccupazione giovanile

Gli elevati tassi di disoccupazione rappresentano l’ultima grande sfida del Regno Unito. Sembra che il fato che gli studenti escano dalle scuole molto presto, secondo la legge britannica, stia contribuendo ad alzare il numero di giovani disoccupati, tanto che si stava pensando di allungare la durata dello studio di un anno. Ma alzare la durata della scuola e dell’università è un processo che non risolverà il problema, dato che un anno in più tra i banchi non darà agli inglesi le competenze di cui hanno bisogno.

I risultati sono venuti fuori da una ricerca dell’OCSE che ha confrontato le prestazioni dei sistemi di istruzione in 42 paesi. La ricerca ha scoperto che in tutti i paesi sviluppati il divario delle prospettive di lavoro tra coloro che hanno delle buone qualifiche e coloro che hanno abbandonato precocemente la scuola si è ha ampliato dopo la crisi. Nel Regno Unito, quasi un quarto dei cittadini britannici di età inferiore ai 30 anni che non ha il diploma di scuola secondaria, non è né occupato, né studia.

Coloro che hanno un’etè compresa tra 15 e 29 anni si trova di fronte ad un “momento difficile” nella ricerca del lavoro. Secondo lo studio, i giovani inglesi al di sotto dei 30 anni spendono, in media, 2,3 anni come disoccupati. Si tratta di una durata più lunga rispetto alla media nei paesi dell’OCSE, che è stata di 2,2 anni, e molto più lunga rispetto ad altri paesi sviluppati: basti pensare che Germania e Australia hanno questo valore ad 1,7 anni.

Secondo Andreas Schleicher, vice direttore dell’OCSE, alcuni dei giovani inglesi hanno addirittura “rinunciato” a cercare un lavoro, a causa della difficoltà nel trovarlo. La Gran Bretagna ha una percentuale relativamente elevata di under 30 che, invece, si troveranno bene nel mondo del lavoro proprio grazie a questo “pezzo di carta”, anche per il fatto che la laurea darà loro, nella vita lavorativa, un guadagno superiore fino a 117.000 sterline.

Draghi: serve un Regno Unito più europeo

La zona euro è più stabile di un anno fa, ma le condizioni economiche rimangono difficili e i governi devono andare avanti con le riforme e con piani di unione bancaria. Sono queste le parole e gli inviti del presidente della Bce, Mario Draghi. In un discorso fatto a Londra, quasi un anno dopo che egli ha promesso di fare “tutto il possibile” per salvare l’euro, i numero uno della BCE ha detto che i paesi europei dovrebbero rafforzare i loro legami al fine di una più stretta integrazione e del tanto atteso sindacato bancario.

La risposta alla crisi non è stata meno Europa, ma più Europa. Ecco le prime parole di Draghi. Possiamo infatti tranquillamente dire che l’Unione economica e monetaria è più stabile di quanto non fosse un anno fa. Parlando anche al di fuori della zona euro, Mario Draghi ha esortato la Gran Bretagna a rafforzare i suoi legami con gli altri membri dell’Unione Europea, dicendo che l’Europa ha bisogno di un Regno Unito più europeo, tanto quanto il Regno Unito ha bisogno di un’Europa più britannica. Il primo ministro britannico David Cameron ha promesso di rinegoziare il ruolo della Gran Bretagna in UE e di tenere un referendum sulla sua adesione entro la fine del 2017, a condizione di vincere le prossime elezioni generali previste per il 2015.

Draghi ha commentato anche le misure messe sul mercato qualche tempo fa, dicendo che esse hanno dato il giusto respiro ai mercati, che erano guidati dal panico. Oggi stiamo infatti vedendo alcuni segnali incoraggianti di miglioramenti delle condizioni finanziarie.

Draghi ha inoltre invitato, le varie economie nazionali, a migliorare il loro funzionamento strutturale e a prevedere una maggiore integrazione. Un primo passo verso questo senso prevede la creazione di un unico supervisore bancario sotto la BCE, che dovrebbe entrare in vigore entro la metà del 2014.

Fiat potrebbe spostare il suo centro fiscale nel Regno Unito

Fiat, il noto gruppo industriale italiano, potrebbe spostare la sua residenza fiscale nel Regno Unito, dopo la fusione con  CNH, al fine di approfittare di un regime fiscale più leggero. Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe di una “botta” per il nostro paese e per il governo, con il nuovo governo di coalizione guidato da Enrico Letta che sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti che sta avvenendo nel corso di questa recessione. Ma, è indubbio, il regime fiscale delle imprese del Regno Unito è sicuramente migliore rispetto a quello nostrano.

Il Regno Unito ha tagliato il tasso di imposte sulle società in maniera considerevole negli ultimi anni, dal 30 per cento nel 2007 fino al 23,25 per cento oggi. L’obiettivo è quello di scendere ancora, fino al 20 per cento, nel 2015. Inoltre il Regno Unito ha anche alleggerito le sue regole fiscali in merito alle società estere controllate che.

Per contro, l’aliquota d’imposta ufficiale in Italia è intorno al 31,4 per cento, un livello che molti italiani possessori di imprese definiscono particolarmente punitivo, mentre si lotta per prosperare in mezzo ad una crisi dei consumi e ad un’economia stagnante.

Ecco dunque che Fiat potrebbe completare una fusione con CNH a partire dal terzo trimestre di quest’anno, con l’acquisto del 12 per cento della società.

Ovviamente per Fiat spostarsi fiscalmente nel Regno Unito comporterebbe una tassazione molto più bassa, il che sicuramente farebbe salire gli utili e il valore delle azioni. La decisione di Fiat sicuramente infiammerà il dibattito nel nostro paese, anche in considerazione del fatto che l’azienda vorrebbe spostare il suo quartier generale da Torino a Detroit, USA. Fiat è stata, per decenni, il più grande datore di lavoro privato del paese, ma negli ultimi due anni sta vivendo un periodo di ritirata.

Una notizia che vale la pena continuare a seguire.

Milano non cade più, ma l’entusiasmo potrebbe terminare presto

 

Piazza Affari chiude per il quarto giorno di fila in positivo brindando idealmente alla nascita di un Governo a guida Enrico Letta. Il Ftse Mib infatti ha chiuso ieri con un progresso dello 0,44% lasciando intendere che abbia recepito positivamente la possibilità che l’Italia a 2 mesi dalle elezioni possa avere un Governo. Come anticipato nel corso dell’articolo di ieri l’attribuzione dell’incarico di formare il Governo ad Enrico Letta era divenuto gioco forza un passaggio quasi obbligato da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Infatti la Lega Nord aveva espresso notevoli dubbi su Giuliano Amato e Silvio Berlusconi aveva posto un forte veto su Matteo Renzi premier in quanto sarà con ogni probabilità il suo futuro avversario alle prossime elezioni politiche.

Situazione politica italiana 

Adesso però cerchiamo di capire se Enrico Letta riuscirà ad ottenere la fiducia da ambo i rami del Parlamento. Alla Camera si sa non ci dovrebbero essere particolari problemi visti i numeri del suo partito. Il problema sarà al Senato dove per poter ottenere la fiducia dovrà avere il consenso di Scelta Civica e da almeno un altro partito tra la Lega Nord e il Pdl. Servirebbe più che un’impresa, un miracolo. Ovviamente per riuscire in questo miracolo Letta dovrà costituire un Governo con ministri di quasi tutti gli schieramenti sopra menzionati. Avventurarci in una specie di toto-ministri sarebbe andare lontani dal nostro compito: capire se ce la farà o meno ad ottenere la fiducia. Il mercato infatti nell’ipotesi pessimistica di una votazione sfavorevole potrebbe reagire in maniera alquanto scomposta e non è escluso che si possa tornare sui minimi della settimana scorsa, se non a ridosso dei minimi di marzo. La sensazione è che Enrico Letta disponga di più possibilità rispetto a Pierluigi Bersani, però allo stato attuale non avrebbe oltre il 55-60% di probabilità a suo favore. Il leader del Pdl vorrebbe nel Governo esponenti di primo piano nel Governo, ma il Presidente del Consiglio incaricato non è affatto intenzionato a concedersi totalmente all’avversario politico. Nel Pd inoltre ci sono molti insoddisfatti sull’accordo che potrebbe esserci soprattutto con gli avversari storici del Pdl: i loro elettori potrebbero non capire questa scelta e temono pertanto di non essere rieletti.

Scenario tecnico 

Il derivato ha chiuso nella giornata di ieri a 16326 dopo aver testato l’importante supporto in area 16000/16060 (minimo fatto a 16045). Nell’eventualità mollasse quest’area supportiva il prossimo livello da monitorare potrebbe essere quello posto tra 15780/15830. Se il mercato proseguirà nel rialzo le resistenze più significative saranno poste a 16470/16500. Solo il superamento di quest’area resistenziale potrà portare il derivato verso la fortissima resistenza posta a 16800.

Suggerimenti operativi 

Raccomandiamo la massima cautela sugli acquisti. Vi consigliamo il titolo Unicredit: se chiudesse sopra la resistenza posta a 3,94 potrebbe rappresentare un ottimo acquisto in ottica “mordi e fuggi” con target in area 4,12/4,23. Sconsigliamo di entrare al ribasso sia sui singoli titoli che sul derivato sull’indice. Su quest’ultimo consigliamo di non operare al momento.

L’euro inizia il crollo contro lo yen e ripiega contro i dollari

Analisi Eur/Jpy 

La rottura sotto il supporto posto a 128.80 per il cambio Euro/Yen ancora una volta aumenta le probabilità che il massimo sia stato fatto già a 131.12 e l’onda 5 sarebbe finita proprio in quel punto. Tuttavia, abbiamo bisogno di una pausa al di sotto di area 126.40 per confermare che il rally partito da 124.90 è stato solo in tre onde e quindi possa rappresentare solo una correzione. Questo braccio di ferro tra tori e orsi troverà presto il suo vincitore. Se i tori vinceranno avremo ancora bisogno di un’ultima salita sopra il massimo a 131.12, ma il possibile rialzo dovrebbe essere molto limitato. Se invece (come riteniamo più probabile) gli orsi vinceranno vedremo una rottura inferiore a 126.40 e sarà pertanto altamente probabile una nuova accelerazione verso area 119 visto che tutte le posizioni di rialzo verranno chiuse in stop loss. Non è importante adesso stabilire chi sta vincendo questo braccio di ferro, l’importante è sapere se le cinque onde di rialzo siano terminate o meno con il raggiungimento di area 131,12. Anche se noi non vedessimo un livello più alto dell’ultimo massimo, dovremmo essere molto vicino al top e dobbiamo prepararci ad assistere all’onda 2 superiore che sarà estremamente ribassista. Quest’onda 2 che vi annunciamo dovrebbe perlomeno raggiungere il minimo dell’onda 4 di 1 a 118.73, ma il calo dell’onda 2 potrebbe essere molto più profondo! 

Analisi Eur/Nzd 

Attualmente stiamo assistendo ad una rottura sopra la resistenza della trend-line discendente vicino a 1.5580 per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Nel caso questa rottura venisse confermata la nostra analisi rialzista sarebbe confermata e dovremmo vedere presto l’accelerazione appena l’onda 3 progredirà con un rally verso almeno 159.20 e più probabilmente più sopra verso area 1,6210. Tuttavia finché resistenza a 1.5580 proteggerà il cambio dalla salita potremmo rischiare un altro ripiego con una correzione ancora più complessa, ma solo una pausa sotto 154.87 ci confermerà che è così. In tal caso potrebbe essere in corso e un nuovo movimento prima verso 1,5405 e forse ancora più giù in area 1.5375 dove terminerebbe l’onda 2 correttiva. Il cambio potrebbe anche aver fatto un minimo importante in area 1,5425 ed essere pronto per ripartire senza dover necessariamente raggiungere questi due target di ribasso.

Strategie operative 

Il suggerimento che diamo da diversi giorni ai nostri lettori è di evitare di acquistare il cambio Euro/Yen, ma di acquistare il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Sul cambio Euro/Yen siamo al ribasso dalla rottura in area 128,80 con un trailing stop pari a 1,30 centesimi di euro e stop loss a 130,40. Con il cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo da 1,5580 con stop loss sotto 1,5370. Suggeriamo un trailing stop pari a 2,10 centesimi ed un take profit in direzione di 159,20.

FMI e Regno Unito, il controllo dei funzionari

Le performance di crescita della Gran Bretagna hanno sempre messo di fronte il governo britannico e le previsioni del FMI. Questa settimana il semestrale World Economic Outlook da parte del Fondo ha tagliato le previsioni di crescita del Regno Unito allo 0,7% nel 2013 e al 1,5% nel 2014, una riduzione di 0,3 punti percentuali per entrambi gli anni. Osborne ha detto che si aspettava una crescita dello 0,6% quest’anno, mentre del 1,8% nel 2014. Siamo ancora notevolmente sotto la crescita del 3% annuo fatta registrare prima dell’inizio della crisi.

Osborne ha detto che “ciò che è cambiato è chiaramente la qualità dei numeri“. Lagarde, dal canto suo, ha detto che l’anno scorso aveva visto la nascita di un’economia globale a tre velocità, ovvero i paesi che stavano facendo bene, quelli in via di guarigione e quelli che aveva ancora un certo pecorso da fare. Anche se con delle interconnessioni forti e con un recupero irregolare, la ripresa a tre velocità non è sufficiente e quello che serve è una economia globale a piena velocità. La crescita deve essere “solida, sostenibile, equilibrata ma anche comprensiva e radicata negli sviluppi verdi”.

Per poter fare questo sono state chieste delle politiche non convenzionali, dato che i tassi di interesse erano già bassi e non vi era molto margine di abbassarli ancora di più.

Tornando al Regno Unito e alla situazione economica del paese, era dai tempi bui della fine anni ’70 che l’arrivo a Londra del Fondo monetario internazionale non era così atteso. Christine Lagarde ha chiarito che i suoi funzionari non “tireranno pugni” durante il controllo del paese britannico. Ci sono, naturalmente, delle differenze principali tra il 2013 e il 1976. Per cominciare, il FMI non dirà al governo di adottare delle misure di austerità, ma piuttosto di alleggerire il ritmo di riduzione del deficit. In secondo luogo, la Gran Bretagna non andrà dal FMI per chiedere un prestito, il che significa che George Osborne può gentilmente dire a Lagarde di non voler seguire le sue indicazioni.

FMI: il Regno Unito deve diminuire l’austerità

Il numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha detto ieri che la cattiva performance dell’economia britannica non le aveva lasciato altra alternativa se non quella di chiamare George Osborne per invitarlo a ripensare alla sua strategia di austerità. Aumentando la pressione sul cancelliere al fine di cambiare rotta, la Lagarde ha detto che il fondo ha cambiato la sua posizione sul Regno Unito a causa dei deboli dati economici. Inoltre, Lagarde ha segnalato che una squadra del FMI avrebbe condotto un’indagine approfondita sullo stato di salute del Regno Unito, quando sarebbero arrivati a Londra per svolgere la loro revisione annuale in programma dall’organizzazione di Washington.

Il FMI ha sostenuto il tentativo del governo di affrontare a tempo di record il deficit di bilancio della Gran Bretagna, ma tale deficit non è mai migliorato realmente. Lagarde ha detto che “la crescita dovrebbe essere particolarmente bassa, ma per poterla avere occorre ripensare al modo di operare. Occorre prendere in considerazione il caso in cui la crescita inizi ad indebolirsi e, guardando i numeri, ma senza aver guardato sotto la pelle dell’economia britannica, i numeri di crescita del paese inglese non sono particolarmente buoni”.

I funzionari del FMI arriveranno in Gran Bretagna il mese prossimo, secondo quanto ha fatto sapere l’Ufficio per le statistiche nazionali e andranno a vedere se il Regno Unito è scivolato in un’inedita tripla-recessione. Il consenso tra gli economisti è che il Regno Unito metterà in evidenza, la settimana prossima, di aver evitato la terza recessione dal 2008, ma i dati di questa settimana mostrano che l’aumento della disoccupazione e il calo della spesa sono figli della fragilità dell’economia.

Si tratta di informazioni molto importanti per chi fa forex sulla sterlina britannica, sia contro euro che contro dollaro, dato che potrebbero aumentare la volatilità di questa valuta nel breve periodo.

L’euro prende fiato, ma è ancora presto per comprarlo

Analisi Eur/Jpy 

Con un massimo in area 130,90 il massimo dell’onda 3 di 5 è stato centrato quasi millimetricamente per il cambio Euro/Yen ed adesso l’onda 4 di 5 è in via di sviluppo. La correzione rappresentata dall’onda 4 di 5 tuttavia potrebbe essere molto piccola e molto complessa e potrebbe svilupparsi anche come un triangolo, ma sarebbe meglio attendere l’evoluzione per capire come si svolgerà. L’importante è che sin da adesso sappiamo che il cambio dovrà dirigersi in area 127,90 almeno, ma l’intera area 127,70/128,40 potrebbe essere un punto di approdo essendo una validissima area supportiva. Nel breve periodo ci aspettiamo che la resistenza in area 130,80/130,90 protegga il cambio da ulteriori salite, ma il fatto che il cambio abbia forato prima area 130,10 e poi 129,70/129,80 ci lascia pensare che l’onda 4 di 5 sia ufficialmente partita. Laddove vi fossero dei rialzi dai livelli attuali questi potrebbero essere alquanto limitati e non ci attendiamo salite roboanti da questi livelli finché il cambio non raggiungerà l’area supportiva da noi indicata.

Analisi Eur/Nzd 

La rottura sotto area1,5170 hainvalidato tutto il conteggio rialzista per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Proviamo ad ipotizzare però che la salita fatta da1,5173 a1,5521 sia considerabile come onda 4 di c e la discesa fatta da1,5521 a1,5080 sia stato pertanto onda 5 di c. A questo punto la discesa dovrebbe essere terminata per questa tipologia di conteggio proprio sul fondo individuato. Adesso ci attendiamo una salita, ma solo la rottura di area 1,5220/1,5230 potrà rappresentare l’inizio del rally, ma per conclamare una seria ripartenza occorrerà necessariamente attendere la rottura di area 1,5370/1,5380 per affermare con certezza che l’onda 5 di C sia ufficialmente terminata.

Analisi Eur/Usd

Area 1,3130 si dimostra una validissima resistenza per il cambio Euro/Dollaro statunitense, ma un’eventuale correzione sarebbe comunque poco profonda. Se area 1,3040 resistesse come supporto è possibile che il cambio si diriga prima verso area 1,3170/1,3180 e poi verso 1,3230 ed infine verso 1,3320/1,3340. Solo la violazione di area 1,3040 potrebbe rappresentare l’inizio di una correzione verso area 1,294/1,2970 dove il cambio dovrebbe riprendere la corsa verso l’alto in direzione dei target indicati.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen suggeriamo di non aprire strategie rialziste perlomeno fin quando il cambio non correggerà in area 127,7/128,40. Lo short aperto nella giornata di ieri da area 130,40 va gestito attraverso uno stop profit in area 129,70/129,80 con target proprio in direzione dell’area supportiva indicata dove sarebbe preferibile tornare compratori. Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese consigliamo di accumulare il cambio in direzione 1,55, con stop loss sotto 1,5080. Sconsigliamo una vendita del cambio in questione. Per acquistare il cambio Euro/Dollaro statunitense aspettiamo una rottura sopra 1,3170/1,3180 oppure un arrivo in area 1,294/1,2970 e sconsigliamo pertanto di acquistarlo “a mercato”. Potrebbe essere fatta un’operazione ribassista solo se violasse area 1,3040, ma in un ottica prettamente speculativa con stop sopra 1,3080 e gain sul supporto indicato.

Il Regno Unito potrebbe perdere la tripla “A” di Fitch

La Gran Bretagna si trova ad un passo dal perdere la sua tripla “A” anche con l’agenzia di rating Fitch Ratings, dopo averla persa quache settimana fa con Moody’s. La motivazione è legata alle parole del Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, che ha detto che il debito crescerà più del previsto. Il Regno Unito è stato immesso nel Negative Rating Watch, che indica una maggiore probabilità di downgrade nel breve termine. Sono queste le parole di Fitch, che completerà la revisione entro la fine di aprile.

Le deboli prestazioni della crescita del Regno Unito, in parte a causa della scarsa crescita europea, hanno aumentato l’incertezza intorno al potenziale del Regno Unito e alla crescita a lungo termine, con delle implicazioni significative per le finanze pubbliche. La decisione arriva, come detto, due giorni dopo che il bilancio annuale è stato presentato da Osborne.

A livello di mercato e di forex, c’è da dire che gli investitori spesso ignorano tali mosse, dunque non ci sono grandi effetti sulle borse o sulle valute, basti pensare che la sterlina è salita rispetto al dollaro USA dopo le parole di Fitch.

L’ufficio indipendente per il bilancio ha tagliato le previsioni per il 2013 e per la crescita del mercato, dal 1,2% allo 0,6%. Nei cinque anni fiscali che partiranno dal mese di aprile, il disavanzo totale sarà di 434 miliardi di sterline, 55,7 miliardi di sterline superiore rispetto alle previsioni di dicembre. Inoltre, l’indebitamento finanziario netto comincerà a cadere solo dal 2017-18, un anno più tardi di quanto precedentemente previsto. L’economia britannica si è ridotta dello 0,3 per cento nel quarto trimestre del 2012, con Osborne che ha detto nella sua dichiarazione di bilancio che il rinnovato fermento nell’area dell’euro potrebbe danneggiare le prospettive di recupero. Il cancelliere ha detto che ci potrebbero essere delle tempeste economiche che potrebbero colpire il paese in futuro.

Euro, il rimbalzo è finito?

Analisi Eur/Jpy 

Il punto di invalidazione ribassista per il cambio Euro/Yen è posto a 125,90. Tuttavia Venerdì abbiamo assistito ad una finta rottura ed in teoria potrebbe ancora essere aperta l’ipotesi che siamo ancora in onda 4 ribassista. I dubbi ovviamente ci sono riguardo al fatto che potremmo assistere ancora ad un crollo in direzione del nostro famoso target verso il livello individuato a 117,30 (dove transita il rintracciamento del 38,2% dell’onda 3). Se invece fossimo in onda 1 dell’onda 5 superiore, è atteso comunque un calo in area 122,30 per chiudere un’onda 2, prima di una risalita sopra 125,90. Ovviamente sarebbe importante, per capire in quale delle due ipotesi ci troviamo, capire se il livello posto a 122,30 del cambio reggerà o meno.

Analisi Eur/Nzd 

Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese sto cercando un’onda triangolare che termini sotto 1,58 e molto probabilmente sotto area 1,5720. Ciò farebbe capire che l’onda E del triangolo si è chiusa in area 1,5880 e saremo pronti ad assistere ad un’onda C che porti il cambio in area 1,52. Ad invalidare lo scenario ribassista, solo una conferma della rottura del livello posto in area 1,5930/1,5940 potrebbe portare il cambio verso area 1,602/1,603 in prima battuta e successivamente verso1,6360 inseconda battuta.

Analisi Eur/Usd

Per il cambio Euro/Dollaro statunitense è importante monitorare il livello in area 1,2960. Nel caso questo valore dovesse essere violato è possibile un rintracciamento in area 1,2870/1,2880. Se il cambio dovesse forare l’area resistenziale posta in area 1,307/130,80 sarà molto probabile assistere ad un rally dell’euro in direzione di 1,3350 prima e 1,3430 dopo. Il declino partito da 1,3711 assume carattere impulsivo (a 5 onde per intenderci), ma il recupero dell’area 1,3350 e 1,3430 potrebbe far assumere a tutto il calo in corso ad una correzione della salita partita dal Luglio 2012 (saremmo pertanto in onda 2 o onda B). Se l’interpretazione descritta fosse corretta, allora il rally proseguirà per la gran parte del mese di marzo. Il rally potrebbe assumere diverse forme (zig-zag, piatto, una combinazione complessa). Di solito l’onda B si caratterizza con onde acute e profonde (di tipo zig-zag, per intenderci).

Suggerimenti operativi 

Per il cambio Euro/Yen suggeriamo di aprire una posizione rialzista di tipo speculativo con uno stop in area 124,60 e target nei pressi di 125,60/125,70. Alla violazione di questo importante supporto è possibile ribaltare la posizione per provare a centrare obiettivi ribassisti in area 122,30 (con stop sopra 125,20). Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese non consigliamo operazioni rialziste, ma è consigliabile aprire un ribasso solo sotto 157,20 per maggior precauzione, con livello di stop sopra 158. Per il cambio Euro/Dollaro Usa consigliamo una posizione rialzista con stop sotto 1,2960, mentre invece sconsigliamo di aprire posizioni ribassiste.

Il Regno Unito perde la tripla “A”

La Gran Bretagna la notte scorsa ha perso per la prima volta nella sua storia il rating AAA , un’umiliazione amara per il Cancelliere George Osborne. L’agenzia di rating Moody ha declassato la capacità della nazione di rimborsare il suo debito. Il paese inglese ha tenuto intatto il suo status AAA sin dal 1978. Moody ha detto ieri sera che ora è stato costretto a spostarlo di una tacca verso il basso a causa dei tanti debiti del governo. Secondo le previsioni, se le cose dovessero continuare ad andare così, è anche improbabile che si invertirà la rotta prima del 2016.

Il termine “crescita lenta” di cui si parlava fino a qualche tempo fa, ora dovrebbe estendersi anche nella seconda metà del decennio che stiamo vivendo.

Come sono state le reazioni in Gran Bretagna? Osborne è stato già invitato a rassegnare le dimissioni. Secondo il deputato laburista John Mann “Osborne è ferito a morte. E’ ora che vada via”. Tuttavia, il Cancelliere rimane ancora in carica e ha che non vorrebbe “scappare” dal problema. Osborne ha dichiarato che “questa sera abbiamo avuto un duro monito relativo ai problemi di debito che affliggono il nostro paese, l’avvertimento più chiaro possibile per chi pensa che siamo in grado di fuggire da questi problemi. Invece di indebolire la nostra volontà di offrire un buon Piano di ripresa economica, questa decisione ci rinforza”

Moody ha detto che il Regno Unito ha accumulato debiti per molti anni. Nonostante questo il credito del paese è valutato ancora come “estremamente alto” proprio per la volontà politica di affrontare il problema. Tutte e tre le principali agenzie di credito, lo scorso anno, avevano dato al Regno Unito un “outlook negativo” e ora Moody ha messo, per prima, in pratica questa “minaccia”. Ricordiamo che ora solo due paesi del G7 hanno ancora rating AAA, ovvero Germania e Canada.

Regno Unito, la spesa dei consumatori è in calo

I timori che la Gran Bretagna possa entrare presto in una tripla recessione ha tagliato le gambe all’economia e ha fatto registrare un calo, a sorpresa, della spesa. Nonostante il fatto che i sondaggi suggeriscono come gli acquirenti stanno spendendo di più, la realtà sembra che essi si siano contenuti dalle spese durante lo scorso mese di gennaio, dato che il volume delle vendite al dettaglio è diminuito dello 0,6%.

Il calo di gennaio ha seguito quello dello 0,3% da novembre a dicembre e riflette le difficili condizioni in cui i negozi e i magazzini stanno vivendo. Le vendite al dettaglio nel mese di gennaio sono state in calo sempre dello 0,6% anche se paragonate all’anno precedente, ovvero il gennaio 2012.

Anche se la seconda metà dello scorso mese ha visto la caduta della neve, che ha bloccato le persone a casa, gli analisi erano in ogni ottimisti sul fatto che gennaio avrebbe visto la spesa riprendersi da un deludente dicembre e addirittura avevano previsto un aumento dello 0,5%. Il freddo ha sicuramente intimidito gli inglesi, soprattutto tra i piccoli negozi di alimentari, che hanno fatto registrare un calo delle vendite pari al 1,6% .

I dati trimestrali, che sono una guida migliore della tendenza in atto, sottolineano come ci sia una forte pressione sulla spesa dei consumatori. I volumi di vendita al dettaglio nei tre mesi che finiscono a gennaio erano dello 0,8% inferiore a quella dei tre mesi terminati ad ottobre. Questa notizia si aggiunge al flusso di news negative che arrivano dal Regno Unito, con preoccupazioni che sono legate anche al referendum UE (che Cameron ha promesso se rivincerà le elezioni), oltre che dall’indipendenza della Scozia, a cui si aggiunge anche un potenziale downgrade del rating. Per chi invece nel Forex, tutto questo si riflette in un potenziale calo della sterlina britannica contro le altre valute.