Lavoro, in Spagna arriva l’agevolazione sulle assunzioni, e in Italia?

Accettato dalla Commissione europea, che ha aumentato le stime di crescita sulla Spagna, e sorretto dal giudizio di Moody’s, che percepisce ormai chiaramente la fine dalla crisi del Paese. In virtù di questo, il premier Mariano Rajoy è giunto al Parlamento di Madrid per comunicare una riforma delle tasse che diminuirà il carico fiscale per le famiglie (principalmente per quanto concerne le fasce di popolazione con maggiori problematiche) e diminuirà notevolmente il cuneo fiscale per le aziende che producono nuovi posti di lavoro.

Mariano Rajoy : “A cominciare da oggi le aziende che assumono a tempo indeterminato producendo nuovi posti di lavoro avranno l’opportunità di usufruire di una flat tax di 100 euro al mese”

Rajoy combattendo a spalle larghe la disputa sullo stato della nazione che terrà indaffarato il Parlamento ispanico per 48 ore, ha comunicato una misura tanto facile quanto attesa per la riproposta dell’economia in un Paese in cui il tasso di disoccupazione è pari al 26% e che, ancora, aumenta anche al di sopra del 50% tra i giovani: «A cominciare da oggi le aziende che assumono a tempo indeterminato producendo nuovi posti di lavoro avranno l’opportunità di sfruttare come meglio si desidera una flat tax di 100 euro al mese su tutti i contributi sui primi due anni dall’assunzione. Questo sarà uno dei più importanti impulsi alla creazione di lavoro della nostra storia», ha affermato il premier.

Il nuovo assunto dovrà fermarsi nella stessa azienda per almeno tre anni

Il governo conservatore ha dunque stabilito di voler introdurre una imposta fissa che contenga uno sconto sostanzioso per le aziende sottomesse ad alcuni limiti: i nuovi contratti dovranno essere a tempo indeterminato (solo in questo modo si potrà andare nella direzione richiesta dall’Ocse quando si parla di un uniformazione tra i diversi tipi di contratto); il lavoro che si avvale del progetto di ampliare il proprio organico (si deve, in pratica, essere in un contesto di produzione di nuovi posti di lavoro e le aziende che hanno allontanato i dipendenti negli ultimi sei mesi non potranno usufruire di tutte le agevolazioni in auge); il nuovo assunto dovrà, per di più, fermarsi nella stessa azienda per almeno tre anni. In caso contrario ci sarà la rescissione anticipata del contratto, la riconsegna di tutti i contributi non versati da parte dell’azien. In Spagna, ovviamente, il dipendente potrà essere licenziato in caso di difficoltà economiche insostenibili da parte dell’azienda.

Lavoro in Europa, l’Italia è il biglietto da visita della crisi

Le previsioni per l’UE e per la zona euro vengono aggiornate tre volte l’anno. Le ultime hanno mostrato una ripresa ancora frammentaria. La crescita della Gran Bretagna è prevista intorno al 2,5 per cento quest’anno, 2,2 per cento per novembre, e del 2,4 per cento nel 2015. Questo dovrebbe essere un dato abbastanza forte in grado di spingere verso il basso il tasso di disoccupazione inglese al 6,8 per cento entro la fine dell’anno, una cifra da sogno per la zona euro nella maggior parte dei paesi.

L’Italia porta un carico di debiti disarmante

Tra le grandi economie europee , l’Italia è sicuramente quella più in crisi. La crescita della terza più grande economia della zona euro sarà dello 0,6 per cento quest’anno , una cifra troppo bassa per rendere la vita facile a Matteo Renzi, il nuovo primo ministro. L’Italia è tecnicamente fuori dalla recessione – il dato è cresciuto dello 0,1 per cento nel quarto trimestre, ma la creazione di posti di lavoro manca e il tasso di disoccupazione giovanile è al 40 per cento. Quest’ultimo sta raggiungendo i livelli della Grecia. Il settore manifatturiero in Italia è secondo solo alla Germania, ed è diminuito di un quarto rispetto all’anno 2008.

Anche la Francia sta lottando per creare posti di lavoro, con una previsione di crescita per il 2014 pari all’1 per cento. La Germania sta alimentandosi lontano dal resto della zona euro, con una crescita dell’1,8 per cento prevista per quest’anno.

La crescita della zona euro è tiepida, e significa che alcuni paesi lottano per abbattere il loro deficit di bilancio del 3 per cento del limite del prodotto interno lordo. La Spagna ha promesso di ridurre il suo deficit a meno del 3 per cento del PIL entro il 2016 ma, quest’ultimo, potrebbe rivelarsi un obiettivo impossibile. Si prevede, infatti, che il suo deficit sarà circa al 6,5 per cento.

L’UE potrebbe negare a Renzi ogni possibilità di alleggerimento delle regole

Il deficit Italiano è relativamente basso, ma Renzi può chiedere all’UE un rilassamento della regola del 3 per cento. Bruxelles , tuttavia , potrebbero non concedergli alcun margine di manovra , dato che i deficit più elevati si traducono in debiti più elevati. Già l’Italia porta un carico di debito di € 2 miliardi – il più grande d’Europa – questo metterebbe il suo debito e il relativo PIL oltre il 130 per cento.

Offerte di lavoro, analizziamo l’offerta di Enel Energia e Coin

Enel Energia è alla ricerca di Key Account Manager per gli “Energy Service”

Una interessante offerta di lavoro sopraggiunge dal gruppo Enel. In Toscana Enel Energia è alla ricerca di Key Account Manager per l’aumento del business degli “Energy Service” diretti a tutti i clienti corporate di media e grossa dimensione. E’ richiesta, in tal senso una ottima e fluente consapevolezza della lingua inglese e, soprattutto, dell’importantissimo pacchetto Office, un esercizio in ambito commerciale nel settore delle alte tecnologie per l’accumulazione energetica. La laurea in ingegneria rappresenta, senza ombra di dubbio, il valore aggiunto per l’assunzione. Trasmettere curriculum il sito www.enel.it, divisione “carriere”. Sempre il gruppo Enel Energia preferisce sulla zona di Firenze 3 commerciali ambosessi per perfezionamenti tariffe, ultime promozioni ed identificazione sprechi energetici delle case. Si garantisce corso di formazione professionale gratis, probabilità di crescita professionale.
Per presentare la propria candidatura occorre andare su: toscana.enelenergia@gmail.com. Concludendo, la sezione energie rinnovabili del gruppo Enel Green Power preferisce personale da indirizzare al ruolo di consulente commerciale. Capacità: buoni requisiti di comunicazione, programmazione, progettazione, tempestività e serietà, con un’età minima di 26 anni. Tutti gli interessati hanno l’opportunità di spedire il proprio curriculum all’indirizzo recruiting@divisioneenergierinnovabili.it.

Coin è alla ricerca di allievi store manager da introdurre nei negozi Ovs

Il gruppo Coin, poi, richiede allievi store manager da introdurre nei negozi Ovs, che in seguito, saranno assunti con contratto a tempo determinato di 12 mesi. Capacità: laurea o diploma, con importante conoscenza della lingua inglese, con altresì la disponibilità di spostarsi su tutto il territorio nazionale. Si valutano anche direttori di negozio per i vari punti vendita Coin. Oltre che allievi direttori per i negozi Upim. Per avanzare la propria candidatura: careers.gruppocoin.it. Per quanto concerne, invece, il settore moda e abbigliamento, Luisa via Roma assume a Firenze sales assistant per il settore inerente la gioielleria, un net web developer con comprovata esperienza, uno specialista di Google Adwords e uno esperto di web marketing. Tutti i dettagli di questa offerta sono presenti su www.luisaviaroma.com, link “opportunità di lavoro”. Overcapital, web agency titolare del franchising “Overplace franchising”, è alla ricerca su Firenze e su tutta la provincia, un’area manager con conoscenza della gestione di rivenditori e partner nel settore It e servizi. Il candidato dovrà disporre di diploma o laurea, con età compresa tra 25 e 45 anni, automunito.

Carlo Sangalli: “All’interno delle aziende sono visibili le ferite causate dalle tante chiusure di attività”

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni in merito al futuro del mondo del lavoro.
La diminuzione del cuneo fiscale ha precedenza anche per voi?
«Abbiamo continuamente sorretto l’esigenza e l’impellenza di intercedere con una maggiore forza sulla diminuzione del cuneo. È il presupposto necessario per appoggiare la combattività delle aziende e dare nuova linfa agli introiti delle famiglie il cui livello corrente è tornato a essere come quello che si registrava negli anni Ottanta».

“Una maggiore flessibilità potrà offrire ai lavoratori e alle aziende la possibilità di afferrare tutte le occasioni d’impiego che il mercato concede”

Quali saranno le variazioni più importanti per la riforma del Lavoro Fornero?
«Per quanto concerne questo argomento, i punti fermi sono essenzialmente due: la diminuzione del costo del lavoro e l’agevolazione della flessibilità per offrire ai lavoratori e alle aziende la possibilità di afferrare tutte le occasioni d’impiego che il mercato concede. Occorre una molteplicità di attrezzi. La riforma Fornero ha già comprovato, sfortunatamente, come azioni nuocenti sulla elasticità abbiano diminuito le possibilità di lavoro».

“La cosa che più ci preoccupa è la gestione e il recupero di tutti i contratti a termine”

All’interno del Job Act si parla molto di contratto unico…
«Il nostro progetto afferma che il mercato del lavoro possa essere amministrato solamente con un contratto regolare. E questo ci preoccupa non poco, soprattutto se, in seguito, ci accorgessimo di stare andando incontro a un’ennesima azione per danneggiare la malleabilità in entrata, più di ogni altra cosa per quanto concerne i contratti a termine».

“Non possiamo assolutamente dimenticare che all’interno di tutte le nostre imprese sono ancora presenti e visibili tutte le ferite causate dalle tante chiusure di attività”

Ci sono molte bozze lasciate incompiute dal precedente esecutivo?
«Se nella giornata di martedì scorso, in piazza, erano presenti circa 60mila imprenditori, la massima espressione del terziario di mercato e, questa situazione, è stata la prima volta nella storia della nostra Repubblica, è visibile che sono ancora parecchie le cose da condurre in porto e che il tempo degli annunci, dei finti impegni e delle tante promesse è ormai giunto al termine. Non possiamo assolutamente dimenticare che all’interno di tutte le nostre imprese sono ancora presenti e visibili tutte le ferite causate dalle tante chiusure di attività e la tragedia di chi ha perfino fatto il gesto ultimo di togliersi la vita. Tutto questo non è più ammissibile».

Ocse: ecco quali saranno le prossime riforme sul lavoro e sulle imprese

L’Italia dovrà avviare importanti riforme per poter intervenire sul mercato del lavoro. Il primo passaggio da fare, neanche a dirlo, sarà ridurre il forte dualismo vigente all’interno delle fasce di dipendenti più sorvegliate mentre, molte altre, sono prive di garanzie e tendono a costruire una rete di sicurezza sociale assolutamente di tipo universale. Questa, per farla breve, è la raccomandazione contenuta all’interno dell’aggiornamento del rapporto sul 2014 ‘Going for growth’ proprosto dall’Ocse.

Questo, siamo certi, condurrà a un migliore formazione professionale e un sostegno importante per quanto concerne i programmi di apprendistato

“Quando andiamo a parlare della situazione in Italia, tutte le riforme sul mercato del lavoro sono tese a ridurre la dualità, in particolar modo attraverso la piena applicazione di una rete di sicurezza sociale universale. Questo, siamo certi, condurrà a un migliore formazione professionale e un sostegno importante per quanto concerne i programmi di apprendistato. Quest’ultimi, infatti, potrebbero diminuire fortemente tutte le disparità nei redditi”, evidenzia l’Ocse.

Questo è quanto affermato all’interno del rapporto ‘Going for growth’, in cui è previsto anche di “ridurre drasticamente il cuneo fiscale e il costo minimo del lavoro”

L’organizzazione di Parigi conferma tutte le raccomandazioni presenti all’interno del precedente rapporto, nel quale si consigliava l’Italia di “consolidare la difesa trasferendola dalla salvaguardia del posto di lavoro alla salvaguardia del reddito, riducendo la difesa a favore di certe categorie contrattuali e ottimizzando la rete di sicurezza sociale; perfezionando l’equità e l’efficacia nell’educazione; affinare la funzionalità del sistema fiscale tramite la facilitazione, la lotta all’evasione e, nel momento in cui la situazione dei conti lo autorizzerà, limitando il cuneo fiscale sui redditi da lavoro minori; diminuire gli intralci alla concorrenza consolidando l’attuazione delle leggi, limitando l’azionariato pubblico e velocizzando tutti i tempi relativi alla giustizia civile e, per concludere, limitare tutti i rischi di disoccupazione sul lungo periodo e affrettare il ritorno sul mercato del lavoro effettuando politiche attive”.
Tra tutte le riforme principali realizzate nel settore, riferisce l’Ocse dovranno sicuramente riguardare “le ultime autorità per le aziende delle reti, l’allungo dei poteri dell’Antitrust e l’apertura degli orari di apertura dei negozi”, benché “siano indispensabili sforzi superiori per proteggere un’efficace applicazione”, così come, inoltre, “l’impegno sull’intesa per le cause legali sul lavoro e sul tanto citato sussidio di disoccupazione universale, che decollerà entro l’anno 2017, sono in procinto di essere applicati”.

Andiamo a scoprire chi è Carlo Padoan, neo ministro dell’Economia

È giunto il momento di andare a «scoprire» chi è Pier Carlo Padoan (Quest’ultimo, nato a Roma, nel lontano 1949). Padoan , fino alla fine degli anni ’90, è stato il presidente della Fondazione Cespe, Alfredo Reichlin. Padoan, grazie all’aiuto di Nicola Rossi e di Marcello Messori, ha pubblicato, nel 1998, per la fondazione in auge e grazie all’editore Laterza, un significativo volumetto di Proposte finalizzate alla valorizzazione dell’economia italiana. Questo libro riscontrò un ottimo successo all’interno degli ambienti politici e anche di quelli accademici.
La prefazione del libro venne curata da Massimo D’Alema. Appare anche superfluo affermare che le idee del terzetto dei professori, in seguito, avrebbe fortemente animato l’azione condotta da Palazzo Chigi. Per quanto concerne, invece, la carriera universitaria di Padoan, dobbiamo partire dall’Università della Sapienza di Roma e, in seguito, la stessa lo ha condotto a insegnare all’interno di diverse e importanti università europee. Padoan è rimasto a Palazzo Chigi dal 1998 al 201, al fianco di D’Alema e poi con Giuliano Amato. È stato lo stesso D’Alema a sceglierlo per il ruolo di rappresentante dell’Italia a Washington vicino al Fondo Monetario. Qui ha ricoperto il ruolo di direttore esecutivo con importanti responsabilità sulla Grecia, sul Portogallo e anche sull’Albania.

Ritornato in Italia, Padoan è stato il massimo dirigente della Fondazione Italianieuropei che abbandonò nel 2007 per continuare il suo lavoro a Parigi

Durante la sua permanenza in America, Padoan ha potuto contare sulla collaborazione del giovane Stefano Fassina, viceministro del governo Letta. Ritornato in Italia, Padoan è stato il massimo dirigente della Fondazione Italianieuropei che abbandonò nel 2007 per continuare il suo lavoro a Parigi. Qui, prima come vicesegretario dell’Ocse e, in seguito, con il ruolo di capo economista. Sono occorse pochissime settimane affinchè il neo-ministro venisse contattato dal governo Letta per poter presiedere all’Istat.

L’obiettivo di Padoan sarà quello di spostare maggiormente l’attenzione sul salario e migliorare le condizioni professionali dei dipendenti

È possibile, inoltre, avere qualche ragguaglio in più sulle sue idee di Padoan. Non occorre fare altro che leggere tutte le ultime raccomandazioni dell’Ocse relativa alla situazione economica in Italia. L’obiettivo di Padoan sarà quello di spostare maggiormente l’attenzione sul salario e perfezionare l’efficienza della scuola, facilitare il sistema fiscale e diminuire il cuneo, rimuovere le barriere alla concorrenza e , alla fine, migliorare le condizioni professionali dei dipendenti. Non ci rimane che attendere per capire se il suo progetto andrà a buon fine.

Problema disoccupazione: occorrono formazione e programmi

Con l’avvento di Renzi, il discorso non può non finire sulla riforma delle pensioni. Ultimamente si è parlato molto di come la decisione del prossimo Ministro del Lavoro e delle sue politiche sociali debba indicare i movimenti del governo Renzi in ambito contributivo.
Le opzioni che girano per colmare il ruolo partono dall’economista Tito Boeri a Lorenzo Bini Smaghi, transitando per Carlo Padoan e per Pietro Ichino.
Altro nominativo piuttosto ricorrente è quello di Cesare Damiano, corrente presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Quest’uomo ha già rivestito la carica di ministro del Lavoro in passato. La sua nomina avrebbe del clamoroso, viste le sue opinioni sulle questioni pensionistiche, e il suo comportamento verso Renzi, soprattutto nell’ultimo periodo.

Roberto Lancellotti: “Anche nel corso del 2012, le aziende hanno avuto problemi a trovare candidati”

Stando a quanto affermano i dati Istat, il 40% dei giovani italiani non ha un lavoro. Due milioni e mezzo di under 30 non studiano e non lavorano neanche. Come mai il nostro paese cade così in basso? La colpa è soltanto della crisi economica? La risposta arriva da McKinsey & Company, una delle più prestigiose società di consulenza al mondo. Quest’ultima ha intitolato al tema uno studio acuito dal nome “Studio ergo Lavoro. Gli unici metodi per facilitare il passaggio scuola-lavoro per diminuire in modo strutturale la mancanza di lavoro giovanile nel Belpaese”. Abbiamo ascoltato Roberto Lancellotti, senior partner McKinsey e responsabile di questa importante.

Dal rapporto affiora che molti giovani senza lavoro sono, per il 40%, “strutturali”. Di cosa stiamo parlando?
“Per strutturali, intendiamo, quella componente della disoccupazione giovanile (15-29 anni) che non discende dal progresso del ciclo economico, ma è stretta al disallineamento tra i vantaggi del lavoro concepite dal sistema economico e il capitale umano offerto dal sistema scolastico e da quello strettamente formativo”.

Utilizzando termini più abbordabili, cosa vuol dire?

“Che, anche in un momento economico in cui i posti di lavoro sono presenti, non è molto facile scoprire i giovani in numero proporzionato o, soprattutto, con le competenze essenziali. Anche nel corso del 2012, contraddistinto da una crisi economica costante e da un tasso di i disoccupati elevati, le aziende hanno avuto problemi a trovare candidati per il 16% delle posizioni inseguite, coincidenti a circa 65 mila posti di lavoro”.
Questo è un dato significativo che, senza ombra di dubbio, getta ombre anche sul complesso formativo-professionale del nostro paese.

Lavoro, dall’Irlanda arrivano consigli per l’Italia

Il Ministro delle finanze irlandese, Michael Noonan ha ribadito l’intenzione del governo di tagliare l’imposta sul reddito nel bilancio di quest’anno, sostenendo che sarebbe uno strumento importante per la creazione di posti di lavoro.

“Appena avremo maggiori informazioni sulle risorse, la nostra prima priorità sarà quella di ampliare la fascia media dell’imposta sul reddito”. Il signor Noonan lo ha detto ieri in una conferenza dell’OCSE a Bruxelles.

Noonan: “Affermiamo che non appena arriveranno le informazioni giuste, la nostra prima priorità sarà quella di ampliare il tasso medio della fascia di imposta sul reddito”

Alla domanda se l’Irlanda fosse colpevole di “compiacenza”, considerando i tagli fiscali per l’uscita dal salvataggio, ha affermato che il tax da calci al “livello molto basso” pari a € 32,800 in Irlanda.

“Questo sta danneggiando la creazione di posti di lavoro. Come iniziativa del mercato del lavoro – per rendere il lavoro più utile – affermiamo che non appena arriveranno le informazioni giuste, la nostra prima priorità sarà quella di ampliare il tasso medio della fascia di imposta sul reddito”.

“Questo è un altro strumento della politica del mercato del lavoro” dissi, aggiungendo che permetterebbe alle persone di guadagnare di più, e puntare al lavoro supplementare prima di colpire il più alto tasso.

Il ministro ha fatto capire che un tasso di crescita di oltre il 2% servirebbe a rafforzare il divario per evitare i tagli delle imposte sul reddito. “Se i vari previsori indipendenti sono corretti, e l’economia sta crescendo più velocemente del 2%, questo dovrebbe dare più ordine alla tassazione “.

Irlanda non aveva mai avuto paura di tagliare le tasse, “anche durante i tempi più difficili”. In particolare, ho evidenziato la mossa di tagliare l’IVA sul turismo, e la decisione di tagliare l’imposta di bollo sul trasferimento dei terreni agricoli. Questi sono ottimi metodi, sia per stimolare le industrie, sia per lo sviluppo dell’economia.

In Italia, Renzi, ha definito l’emergenza lavoro come “La più grave da affrontare”

Renzi ha disegnato la strada delle riforme che, nel caso sbrogliasse la riserva, il suo Governo accompagnerà. «L’idea di cui parleremo – ha rappresentato pronunciando al Quirinale dopo aver accolto da Napolitano l’incarico di modellare il suo prossimo governo – presume che prima di febbraio si realizzi un lavoro immediato sulle riforme delle costituzioni ed elettorali, e nei mesi a seguire vedremo: nel mese di marzo il mondo lavoro, ad aprile ci sarà la riforma della Pubblica amministrazione e a maggio affronteremo il fisco».

Marzo arriva e le risposte dal mondo del lavoro devono essere tante

Ma cosa diavolo succederò a marzo? La tanto citata riforma del mondo del lavoro, comunicata dal presidente del consiglio delegato Matteo Renzi, è quella più attesa dal mondo redditizio che dai partner stranieri. Proprio in virtù di questo, il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem ha rimarcato come nel nostro paese di debba «perfezionare la grinta dell’economia e come, in ogni singolo paese, lavorare nel metodo più opportuno».

Dijsselbloem: «si collochi nella maniera più celere possibile»

Dijsselbloem ha espresso tutti i suoi auguri che il neo governo «si collochi nella maniera più celere possibile», non c’è il minimo dubbio sul fatto che i consigli sui contenuti che Renzi orienterà nelle prossime ore revisioneranno in primis la riforma lavoro. Ovviamente, all’interno delle riforme economiche, il problema del lavoro è che il segretario del Pd ha puntato principalmente a chiarirsi le idee con il Jobs Act.

Un programma rivelato a seguito delle primarie, a cui, nella sua amministrazione, hanno collaborato sia Filippo Taddei oltre che Marianna Madia

Un programma rivelato a seguito delle primarie, a cui nella sua amministrazione hanno collaborato sia Filippo Taddei (il responsabile economico) oltre che Marianna Madia (la responsabile lavoro). Un atto tratteggiato appena meno di un mese fa e donato al consiglio del partito, delle parti degli italiani.
A chiederlo è stata l’Europa, compresa la stessa Germania da sempre molto attenta all’argomento. Il volere del presidente della Bce Mario Draghi, poi, è stato espresso da tempo. Perché lo attendono gli industriali, che percepiscono con grande fiducia la nascita del governo Renzi. Senza dimenticare che, alla fine, l’hanno favorita. Poiché lo desiderano i tanti giovani italiani che ingrandiscono le fila di una mancanza di lavoro giovanile che, in Italia, ha assunto dimensioni tragiche.
Il lavoro, quindi, è il primo difficile banco di prova di Renzi che, nel corso di questa primavera potrebbe recarsi a Roma per un vertice relativo all’occupazione con i leader di Berlino, di Parigi e anche di Madrid. Ovviamente già invitati dal suo precursore Letta, necessiterà di muoversi con velocità.

Inizia il toto ministro

In questi giorni, poi, sono usciti i nomi di Tito Boeri, di Pietro Ichino e di Cesare Damiano. Nondimeno, il titolare dell’Economia – che risponda al nome di Fabrizio Barca, Pier Carlo Padoan o anche Romano Prodi il premier delegato starebbe individuando l’elemento giusto per poter sfruttare nel migliore dei modi questa occasione.

È il giorno di Renzi, il primo passo è il lavoro

Il mese di marzo sarà incentrato sul problema del il lavoro

L’obiettivo di Renzi, almeno nell’immediato, sono le riforme istituzionali oltre che la nuova legge elettorale. Poi, dal mese di marzo, inizierà il ben noto impegno particolare che riguarderà i tre principali macro-temi: il mese di marzo sarà incentrato sul problema del il lavoro. Renzi, in tal senso, ha affermato quanto segue: “sicuramente la sciagura più grave, e non solo per quelli della mia generazione”. Il secondo passo, neanche a dirlo, riguarderà la riforma della pubblica amministrazione e, in seguito, quella concernente il fisco. Matteo Renzi non ha impiegato più di due minuti per esporre tutte le linee guida presenti nel suo programma. Queste linee, ovviamente, hanno garantito agli italiani di voler mettere «tutta la decisione e la forza di cui sono capace». Durante il corso di quei due minuti di presentazione, poi, Renzi ha sostenuto tutte le questioni basilari e più importanti su cui dovrà reggere la tenuta dell’esecutivo. Dovrà esserci, inoltre, maggiore rispetto per la legislatura. Un volere sfoggiato immediatamente dopo avere riscosso dal presidente Napolitano, il «signor presidente» come lo definisce Renzi, l’affido per la composizione del nuovo governo. In pratica, l’obiettivo di fermarsi alla carica fino allo scadere del 2018. «Prima di tutto dovranno esserci programmi – ha ripreso – i nomi arrivano solo in seguito». Poi, durante il viaggio percorso in treno per tornare alla sua Firenze, ha pronunciato tutta la sua fiducia via Twitter, scaraventando nell’etere l’hashtag #lavoltabuona.

In serata sarà un’altra volta nella Capitale, per cominciare tutte i negoziati con gli alleati

MA di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla ROAD MAP – La road map che, più nell’immediato, è quello concernente la composizione dell’esecutivo a cui seguirà, subito, il transito in Parlamento al fine di ottenere la tanto sospirata fiducia. La giornata lavorativa di Renzi si fraziona tra Roma e, infatti, Firenze. A casa sua, il sindaco torna per realizzare tutte quelle procedure istituzionali derivanti dal ricevimento della mansione, ovvero il passaggio di consegne del comando di Palazzo Vecchio. Il compito, adesso, sarà affidato al suo vice Dario Nardella. Ma in serata sarà un’altra volta nella Capitale, per cominciare tutte i negoziati con gli alleati. Nella giornata di martedì si distenderanno all’opposto i consigli formali e riconosciuti. E solo in seguito Renzi potrà districare la riserva ricomparendo davanti al Capo dello Stato per esprimere la sua volontà di prendere possesso della sua poltrona a Palazzo Chigi.

Lavoro italiano, aliquote e percentuali sono il primo nemico

Il fisco italiano è scellerato e nuocente nei confronti del lavoro e delle aziende. La conseguenza delle decurtazioni fa sì che i tassi marginali reali siano soltanto due. Una idea per un cambiamento che incoraggi l’adesione alla forza lavoro.

Andiamo a vedere come sono strutturate le aliquote effettive

Il sistema fiscale italiano non è solo tirannico e particolarmente danneggiante nei confronti del lavoro e, soprattutto, delle altre aziende, ma è anche insufficiente e parziale.
Una misura dell’inattività è ritratta dalla tendenza delle aliquote periferiche Irpef al variare del reddito, ovvero la tassa saldata su ogni singolo euro supplementare del reddito. La situazione dei lavoratori dipendenti è rappresentativo: benché il sistema impositivo produca circa cinque aliquote nominali – le cifre in auge sono 23, 27, 38, 41 e 43% –, la causa delle riduzioni fa in modo che le aliquote laterali concrete siano soltanto due.

Un impiegato che guadagna 8mila euro lordi vede remunerato appena il 70% del lavoro supplementare

L’aliquota marginale reale, con riduzioni calanti al migliorare dell’imponibile, sale al 30% appena attraversata la no-tax area di circa 8mila euro; indugia su questo livello arrivando finanche a 28mila euro, e si sistema tra il 41 e il 43% per redditi maggiori.
Un impiegato che guadagna 8mila euro lordi, e che dispone del vantaggio di aumentare lo sforzo feriale con un provento lordo di appena mille euro, vede remunerato appena il 70% del lavoro supplementare, avvertendo, al netto dei tributi, 700 euro in crescita. Questo complesso di quote marginali altera le valutazioni individuali di adesione alla forza lavoro, soprattutto per quanto riguarda per i redditi imponibili fra gli 8 e 15mila euro, un contingente in cui si colloca circa il 20% dei partecipanti. Una tassa periferica pari al 30% per i redditi in auge raffigura un caso inconsueto nel panorama internazionale e collabora ad nutrire le mancanze della forza lavoro, il cui ingrandimento dovrebbe istituire un obiettivo fondamentale per il nostro paese.
In Germania, ad esempio, possono essere evitate contorsioni di questo tipo mediante aliquote nominali gradualmente germoglianti, in modo insistente, da un minimo pari al 14,28% a un massimo del 42 per cento per la fascia di reddito tra 8.355 e 52.882 euro, con un successivo ingrossamento del 45% per i redditi al di sopra dei 250mila euro. Non ci rimane che attendere e capire come si svilupperà il lavoro in Italia.

Lavoro, le risposte che Renzi dovrà dare sono veramente tante

L’attesa attorno a Renzi è veramente tanta, il bastoncino è stato bloccato dallo stesso neo – premier. L’staff di Renzi, adesso, sta gettandosi a capofitto sui dossier più delicati. Questo, ormai, lo sanno molto bene tutti quanti. Basta dare un’occhiata come ha reagito la Borsa ultimamente. Per non parlare, poi, di quel misero 0,1% di crescita del Pil che fa segnare un’inversione di tendenza sull’aumento del Pil dopo troppi anni caratterizzati dalla recessione. Forese ci troviamo davanti a un segnale fortunato. Dunque, trovandoci nel massimo riserbo, già fluiscono importanti dossier e curiose tabelle, forniti di divisioni e proiezioni concretizzate da università estere con caratteristici focus sul nostro paese. Il fine ultimo è quello di far partire la «Cura choc». Una riguardo che, almeno nelle intenzioni, dovrà servire a far prendere velocità al Belpaese. L’obiettivo che, definire ambizioso, sembra davvero poco, è quello concernente la situazione più delicata: quella riguardante il lavoro giovanile. Stiamo parlando, infatti, di circa 200 mila nuovi contratti finalizzati all’innovazione e, ancora, alla ricerca. Dando una rapida occhiata allo studio offerto dall’università bostoniana, se realizzati con principio, è possibile portare a termine un effetto domino di cinque nuovi posti di lavoro per ogni dipendente competente a lavoro. Ovviamente senza fornire numeri in stile gioco del lotto. Non stiamo parlando di effetti speciali e fuochi d’artificio, questo nuovo metodo dovrà svolgersi su di un doppio versante concernente le spese da sostenere e anche le entrate.

I risvolti concernenti il mondo del lavoro

Per quanto concerne il fronte del lavoro, sussistono due scelte che devono essere assolutamente radiografate al fine di scartare quelle più inadeguate. La prima, neanche a dirlo, si compone di uno sconto o, in alternativa, un importante credito d’imposta accomunato sui nuovi lavoratori. Questo dovrebbe condurre a un costo ammirato intorno ai 2,5 miliardi di euro, per consentire alle aziende una riduzione del 10% sull’Irap. La seconda scelta, poi, è sicuramente di maggiore impatto: stiamo parlando di una detassazione completa ai fini dell’Irap e dell’Irpef. Tutto questo, ovviamente, per i nuovi assunti under 30: lo stipendio netto da sostenere, in questo caso, rimarrebbe la sola spesa aziendale, unitamente ai contributi previdenziali. Una scelta che partirebbe sicuramente dal basso, ovvero, dalla platea delle piccole aziende. Questo, in base ai fondi utilizzabili ogni singolo anno, abbandonando tutte le grandi industrie. Il costo stimato, in questo caso, è un miliardo.

Centrale Nucleare di Caorso, la dismissione porterà nuovi posti di lavoro?

Che cosa abbiamo davanti a noi? Un’oasi naturalistica situata a ridosso del Po o, in alternativa, un centro direzionale estremamente produttivo? Attraverso il decreto con cui il ministero dello Sviluppo economico ha concesso il via libera alla dismissione e, inoltre, anche alla decontaminazione della ben nota centrale nucleare di Caorso. Vi troviamo nel Comune del Piacentino e la Provincia e la Regione hanno cominciato a formulare numerose ipotesi in merito alla riconversione. Ma, neanche a dirlo, in questo caso ci troviamo davanti a una prospettiva decisamente a lungo termine.

Da Sogin in poi, la società di Stato è risultato essere affidataria della bonifica di tutti i siti nucleari

Entrando più nello specifico, poi, soffriamo delle ricadute imposte sulle imprese del territorio (grazie, soprattutto, a tutti i protocolli di intesa che sono stati sottoscritti nel corso di questi anni. Da Sogin in poi, infatti, la società di Stato è risultato essere affidataria della bonifica di tutti i siti nucleari, anche grazie alle associazioni di categoria che facevano parte della provincia di Piacenza. E, ancora, soprattutto grazie alla creazione di ulteriori posti di lavoro. A Caorso ne sono usciti circa 300, stando a quanto afferma la stima proveniente da Fabio Callori, il sindaco di questo piccolo paese. Ce ne sono circa 12mila su scala nazionale, soprattutto prendendo in considerazione gli studi economici Nomisma. Quando parliamo, invece, degli otto siti nucleari situati all’interno del Paese, tra le centrali e tutti gli ex centri finalizzati alla ricerca, il dato cambia fortemente.

Stiamo parlando, infatti, di undici ettari solo per quanto concerne la parte industriale

Già quando parliamo dell’impianto di Caorso, la location più notevole del Paese, stiamo giocando una partita fatta di grandi numeri. L’investimento d’insieme presunto per l’abbattimento e la decontaminazione totalizzerà, alla fine, una cifra pari a 360 milioni. L’area in questione è molto ampia. Stiamo parlando, infatti, di undici ettari solo per quanto concerne la parte industriale, 248 riguardano tutte le aree naturalistiche dell’Emilia Romagna, manifestata sul Po. Tanto che Callori si muove anche nel mettere in gioco l’idea di concretizzare un’ampia area verde per la crescita del turismo fluviale e naturalistico. «In questo momento – replica – il principale punto in questione è un altro: a cominciare dalle imprese e dall’occupazione. Attendevamo il decreto proveniente dal Mise da molto tempo e, al momento, non possiamo proprio permetterci di rallentare il passo. Lo scenario economico è sentitamente mutato. Dobbiamo avanzare celermente per concedere risposte a tutte le aziende del territorio che hanno le abilità e il know how per essere implicate nei lavori».

Tasso disoccupazione, l’Italia cade ma il resto del mondo non è da meno

Tasso di disoccupazione, l’Italia si attesta al terzo posto

L’Italia, almeno per quanto concerne l’Europa, si trova al terzo posto per quanto concerne il tasso di disoccupazione giovanile. Il Belpaese viene superato soltanto dalla Grecia e dalla Spagna. “Lo sviluppo del tasso sulla mancanza di lavoro giovanile nasconde ragguardevoli disuguaglianze fra paesi. In Austria e a Malta la crescita si è rivelata essere misurata e in Germania si è censito un abbassamento. La disoccupazione si è rivelata essere particolarmente marcata in tutti quei paesi sottomessi alle tensioni dei mercato. Nel corso del 2013 i valori contenuti fra il 50% e il 60% in Grecia e anche in Spagna hanno raggiunto livelli vicini al 40% in Italia. Mentre, ancora, Portogallo e Cipro sono al 30%. Quest’ultimi due paesi, afferma Francoforte, hanno mostrato una crescita che segue i numeri “pre-crisi” limitatamente contenuti.

Fuori dall’Europa, è l’America a mostrare un dato sulla disoccupazione spaventoso

SI parla spesso di un mercato del lavoro statunitense in via di miglioramento. In realtà ci milioni di americani che, ancora, non riescono a trovare un lavoro a tempo pieno. Uno dei principali obiettivi del nuovo capo della Federal Reserve, Janet Yellen, è quello di alleviare il disagio di chi cerca lavoro.

Nella sua prima testimonianza pubblica come capo della Fed , Yellen ha detto che la “ripresa del mercato del lavoro è ben lungi dall’essere completo” e che “troppi americani rimangono disoccupati” Indicando l’insolitamente alto numero di americani che sono senza lavoro da almeno 6 mesi o che riescono a trovare solo lavori part-time.

Si consideri, inoltre, che i disoccupati di lunga durata sono circa 3.650.000, ovvero, tutte quelle persone che sono finite da almeno sei mesi senza un lavoro. Le loro fila si sono diradate mentre il 53 % da un record di 6,77 milioni nel 2010, il numero dei disoccupati a lungo termine è ancora nettamente superiore rispetto a qualsiasi momento prima della recessione tra il 2007 e il 2009. Basta dare un’occhiata alla seguente tabella:

lavoro ame

Lo stesso vale per le persone che preferiscono un lavoro a tempo pieno, ma hanno accettato il lavoro a tempo parziale solo a causa della necessità del denaro. Il numero è più che raddoppiato. Dal 2010 a oggi sono stati 9.200.000 da 4,1 milioni nel 2006. Anche ora, infatti, sono circa 7,3 milioni gli americani che rientrano in questa categoria.

Ispezioni nelle aziende, oltre il 64% di irregolari

Durante le ispezioni dell’anno scorso, sono state esaminate in tutto 235.122 ditte (il 15% delle aziende con dipendenti). Tra queste, sono risultate essere irregolari 152.314, ovvero, il 64,8% del totale complessivo. A renderlo noto è il Ministero del Lavoro che spiega, inoltre, l’avvento di una crescita negativa forte rispetto al 63% dell’anno 2012 “Tutto questo a conferma di una più accorta abilità nel selezionare in maniera preventiva”.

In questo frangente fanno parte tutti i singoli soggetti che realizzano importanti attività di controllo in materia di lavoro e per quanto concerne la legislazione sociale

Tutti i numeri provenienti dalle aziende ispezionate e, soprattutto, su tutti i contributi scappati riacquistati (1,4 miliardi con un netto calo del 13% nel corso dell’anno 2012), sono affiorati in data odierna nel corso della riunione tenutasi alla Commissione centrale di coordinamento. In questo frangente fanno parte tutti i singoli soggetti che realizzano importanti attività di controllo in materia di lavoro e per quanto concerne la legislazione sociale. I dipendenti che, a quanto pare, sono risultati del tutto irregolari ammontava a, circa, 239.020 unità (-19% confrontato al valore 2012), mentre per quanto concerne le professioni totalmente “in nero”, il dato è stato pari a 86.125. Anche quest’ultimo va registrato in forte calo (siamo intorno al -13%) rispetto a quanto riscontrato nel corso dell’anno precedente. Questi numeri – afferma il ministero – “sono, senza ombra di dubbio, strettamente collegati alla feroce crisi occupazionale, che non fa altro che ripercuotersi su qualsiasi tipo di fenomeno patologico strettamente collegato alla gestione del rapporto professionale. Anche nel momento in cui il fenomeno del lavoro “nero”, sebbene il forte impegno degli ispettori, rappresenta un valore decisamente importante all’interno del sistema economico italiano (arrivando anche a un punto in cui la percentuale degli impiegati “in nero”, pari al 36%, sul totale complessivo dei lavoratori irregolari determinati nel corso dei riscontri svolti nel corso del 2013, fanno registrare un notevole incremento di due punti percentuali anche rispetto al 2012.

La piaga del lavoro in nero ci lascerà mai?

Vedendo questi numeri, probabilmente, la prima domanda da porsi è se, prima o poi, la piaga del lavoro in nero abbandonerà il nostro paese. Una dinamica squallida, che non riconosce al lavoratore il sacrosanto diritto di poter avere una vecchiaia. I numeri sono impietosi. La tristezza è tanta. Cosa o chi dovremo aspettare affinché, oltre alla disoccupazione, potremo eliminare anche questo?

Lavoro, una famiglia su 4 è povera

Ma come è possibile che un paese come l’Italia, dal 2012 a oggi, ha mostrato un dato evidente in cui una famiglia su quattro ha mostrato serie e durature difficoltà economiche. Questo dato va da Nord a Sud e non ha fatto altro che accrescere con forza la rilevanza della povertà. Sia per quanto concerne quella relativa, sia per quanto riguarda quella assoluta. Questo è quanto emerso dal rapporto Istat denominato “Noi Italia”. I numeri esatti affermano che, dal 2012 in poi, 12,7% delle famiglie è divenuto povero. E tutte le persone che hanno mostrato una povertà relativa, al momento, sono circa 9 milioni 563.000. Sarebbe a dire il 15,8% della popolazione totale. Pe quanto concerne, invece, la povertà assoluta, questo dato coinvolge il 6,8% delle famiglie italiane. Il totale, in questo caso, parla di oltre 4,8 milioni di singoli individui.

Neanche a dirlo, il dato più preoccupante è quello relativo al Mezzogiorno. La media parla di oltre un quarto di famiglie in gravi difficoltà economiche

I numeri parlano di una percentuale pari al 24,9% delle famiglie che presenta perlomeno tre delle problematicità esaminate nel calcolo realizzato dall’indice sintetico di deprivazione. Un aumento costante rispetto anche all’anno precedente.
Durante il corso dei primi mesi del 2013, il numero di persone ai 14 anni in su che dichiara di accettare di buon grado le proprie finanze mostra una percentuale pari al 40%, con un tasso di soddisfazione che va dal 69,2% registrato a Bolzano al 25,3% della Sicilia.

I numeri sulla pressione fiscale fanno registrare il 44%

Il dato sulla pressione fiscale è aumentato raggiungendo il 44,1%, maggiore di 3,6 punti percentuali rispetto a tutte le medie esposte dai paesi dell’Ue a 27. Per quanto riguarda, invece, i dati sul lavoro, a colpire è soprattutto il tasso di disoccupazione giovanile. Un numero pari al 35,3% – in aumento costante per il quinto anno consecutivo. Soprattutto se confrontato con il 22,9% dell’Ue a 27. Il suo picco è oscenamente raggiunto con il 49,9% per le donne del Mezzogiorno. Per quanto riguarda le imprese, poi, nel 2012 la produttività offerta dal lavoro è calata dell’1,2% anche quando confrontato con l’anno precedente. Il rapporto in questione ha mostrato una quota di mercato in cui le esportazioni del Belpaese, sul commercio mondiale, hanno avuto un calo che va dal 4% del 2003 al 2,7% dell’anno 2012.

Offerte di lavoro, Eli Lilly e Rinascente ampliano il personale

Ecco le offerte più interessanti provenienti dal mondo del lavoro

Stando alle ultime indiscrezioni, Eli Lilly, la famosissima multinazionale americana, una delle più importanti aziende del settore farmaceutico mondiale, all’interno dell’ottica di rafforzamento dello stabilimento situato a Sesto Fiorentino è alla ricerca di nuovi operatori per la produzione. I nuovi impiegati saranno inseriti in azienda nel corso del 2014. Per poter avanzare la propria candidatura, occorre un diploma di scuola superiore della durata di 5 anni preferibilmente con indirizzo meccanico, indirizzo chimico, indirizzo biologico o anche elettrotecnico. Per la sede di Sesto, poi, sono aperte un’altra decina di posizioni lavorative. I profili ricercati sono molteplici: si va dall’analista di laboratorio chimico al site Gmp compliance consultant. Fino ad arrivare al chemical laboratory team leader e al project engineer. In questo momento, la ben nota multinazionale, è intenzionata a offrire oltre 600 posti di lavoro. Per conoscere con maggiore attenzione l’elenco delle posizioni in auge e, inoltre, il dettaglio di tutti i requisiti ricercati è possibile visitare il sito www.lilly.it, al link “lavora con noi”. In questa sezione è possibile inviare anche la propria candidatura.

Offerte di lavoro, anche la Rinascente fa sentire la sua parola

Non soltanto Eli Lilly è alla ricerca di personale, anche la Rinascente sta avanzando la sua proposta. Il noto brand è alla ricerca di allievi capo area. In pratica, giovani manager in possesso dei requisiti necessari a seguire un importante percorso formativo di 18 mesi. Al termine dello stesso, poi, avverrà la certa assunzione con contratto di inserimento. Il candidato ideale è un neolaureato, con un’età massima di 29 anni. Ovviamente, neanche a dirlo, con una maturata cultura all’interno del settore. Tra i requisiti poi, c’è anche la perfetta conoscenza dell’inglese e di qualsiasi altra lingua straniera. Oltre che, naturalmente, dei principali sistemi informatici. L’obiettivo dell’azienda è quello di formare dipendenti in grado di essere inseriti nei vari punti vendita Rinascente, magari, anche con il ruolo di business controller. Per questa mansione, però, il giovane candidato dovrà essere in possesso di una laurea in ambito economico. Inoltre, poi, per il punto vendita di Firenze, la Rinascente è alla ricerca anche di uno stagista in visual merchandiser. I requisiti richiesti sono i seguenti: un percorso di studi a indirizzo artistico, importanti doti creative, uno spiccato gusto estetico e delle ottime capacità relazionali. Per candidarsi non occorre fare altro che andare al sito www.rinascente.it, link “lavora con noi”.

Stranieri che investono in Italia?? I vantaggi sono evidenti

I dati ufficiali affermano che le imprese italiane che sono state acquisite dalle multinazionali straniere hanno ingrandito il dato sull’occupazione

A quanto pare, finire nelle grinfie delle aziende straniere ha fatto bene alle ditte italiane. I dati ufficiali affermano che, negli ultimi dieci anni, tutte le 500 imprese del Belpaese che, per un motivo o per un altro, sono state acquisite dalle multinazionali straniere hanno ingrandito il dato sull’occupazione, accrescendo la produttività e, neanche a dirlo, anche il fatturato. Tutto questo, ovviamente, senza perdere la tradizione e la storica identità nazionale del brand in questione. Un esempio su tutti? Valentino, al giorno d’oggi, è di proprietà di un emiro del Qatar ma, ovviamente, tutti considerano (a ragione) il marchio della moda come un esempio lampante di successo esclusivamente italiano. A smontare questo inutile luogo comune è una ricerca portata avanti da Prometeia. L’iniezione di capitali freschi nella nostra economia, infatti, non può che rilanciare i nostri brand è favorire lo sviluppo del mondo del lavoro. Un settore che, più di ogni altro, a bisogno di aiuto.

Il fatturato netto è migliorato del 2,8% l’anno; e l’occupazione è aumentata del 2%; la produttività, poi, dell’1,4%

È molto diffusa, difatti, la comprensione che ogni volta che un marchio classico del made in Italy realizza questo “passa mano” finendo acquisito da un’altra cittadinanza, andiamo a trovarci di fronte a una reale perdita del valore (oltre che, ovviamente, di posti di lavoro). Questo, per la nostra economia, rappresenterà sicuramente un interesse nazionale indebolito. Per conoscere la verità non dovrete fare altro che pensare all’esatto contrario. L’indagine svolta da Prometeia e che prende il nome di “L’urto degli ottenimenti dall’estero sulla prestazione delle aziende italiane” è stata condotta per l’Ice. Quest’ultima afferma che dalla fine degli anni Novanta fino a questo momento, le imprese acquisite da gruppi internazionali hanno conseguito performance assolutamente inimmaginabili: il fatturato netto è migliorato del 2,8% l’anno; e l’occupazione è aumentata del 2%; la produttività, poi, dell’1,4%. Quindi, in virtù di queste affermazioni, non possiamo che essere profondamente contenti di ogni investimento internazionale nella nostra economia. Il governo attuale non lo fa, intascando tutto ciò che passa al di sotto di quelle rapide mani a tenaglia. Quindi, proprio in virtù delle necessità dei tanti lavoratori italiani, non possiamo fare altro che sperare in continui investimenti provenienti dall’esterno. Anche se, come dimostrato il contrario, la storicità italiana venisse compromessa, i lavoratori vengono prima di tutto.

La Liguria diviene il biglietto da visita della disoccupazione al Nord

Disoccupazione, i dati provenienti dalla Liguria fanno paura

Per quanto concerne le provinciale, la situazione più grave riguarda sicuramente Genova. Un dato dove tra il 2010 e il 2013 il numero degli artigiani ha avuto un calo del 5,1%. Un valore che, in concreto, corrisponde a circa 900 persone finite tristemente senza lavoro. Dopo Genova arriva Savona. Quest’ultima ha perso 733 unità e fa registrare la variazione più imponente tra il 2010 e 2013. Il tracollo dell’occupazione dipendente è stato del 10,3%. Terribile anche ciò che si registra a Imperia con 503 unità meno e seconda peggior differenza della Liguria con un segno meno del 9,6%. La Spezia ha perso 420 unità con una percentuale pari a -7%. Tra le cause di questo crollo, ovviamente, non possiamo assolutamente trascurare una pesante diminuzione nell’impiego della pratica. Si tratta di una forma di lavoro che nell’artigianato nostrano vuol dire l’11,5% di tutte le assunzioni stagionali. Una forte inclinazione incisa fortemente dagli interventi legislativi che hanno condotto a una perdita di quasi il 34% nel corso del 2013 rispetto al 2012.

Grasso: “La nostra speranza è che gli incentivi per le regioni, al fine di inserire nel mondo del lavoro 1.000 giovani, possano presto trovare il consenso di tutte le imprese liguri

«La nostra speranza – afferma il presidente Grasso – è che gli incentivi per le regioni al fine di inserire nel mondo del lavoro 1.000 giovani, possano presto trovare il consenso di tutte le imprese liguri e placare la caduta dell’occupazione del luogo. A cominciare dal 22 febbraio, appunto, le imprese saranno in grado di presentare tutte le domande necessarie al fine di ottenere un contributo pubblico per poter svolgere sei mesi di tirocinio».
Accanto alle dinamiche sull’occupazione, vanno valutati a dovere anche gli effetti che avrà la pressione fiscale del Belpaese sul mondo del lavoro che, grazie al tasso del 42,3%, al momento, si trova al secondo posto in Europa. Uno squilibrio così grave da sottolineare il lavoro sommerso: Confartigianato misura che l’irregolarità del lavoro ligure è aumentato dello 0,7% tra il 2008 e il 2012, affermandosi su di una percentuale del 12,3% di unità feriali completamente “sommerse”.
Questi dati, a dispetto del -0,4% del medio del Nord Ovest, colloca la Liguria al decimo posto nel Belpaese, subito dopo il Sud: il Mezzogiorno mostra il suo picco di incrementi in Sardegna (+4,4%), in Calabria (con il +4,3%) e in Molise (+3%).

In aumento il lavoro a somministrazione, la stabilità è un’utopia

Stando a quanto affermano le ultime rilevazioni offerte da Assolavoro, i casi di lavoro a somministrazione sono in costante aumento. Sono nel terzo trimestre del 2013, infatti, la media mensile ha raggiunto la cifra record di 281mila unità. Con una crescita incredibile pari all’8,7% sul trimestre precedente e anche un roboante 4,7% sul medesimo periodo dell’anno prima.

Le caratteristiche basilari del lavoro temporaneo, spesso, si traducono in una incredibile instabilità da parte dei lavoratori

I datori di lavoro italiani hanno sempre avuto un occhio benevolo nei confronti del lavoro temporaneo e, data l’incredibile maggioranza di coloro che ritengono che, questo metodo, riduca non poco i rischi d’impresa nel breve termine, spesso il tutto si traduce in una incredibile instabilità da parte dei lavoratori. Solo un terzo del lavoratori del Belpaese, infatti, valuta questa situazione in maniera positiva. Al contrario di altre economie come, ad esempio, quella francese, belga o svedese. Questo avviene, però, anche in virtù del fatto che altre nazioni non hanno tutte queste problematiche nell’ottenere un mutuo, anche con lavori temporanei.

I vantaggi del lavoro temporaneo arriveranno dai profondi mutamenti macroeconomici che vedremo nei prossimi decenni

Stando a quanto afferma l’indagine di un datore di lavoro su tre (e anche di tre lavoratori su cinque a livello mondiale) sono tutti estremamente convinti del fatto che il lavoro temporaneo sia la chiave del futuro e affermando con forza che tutto questo continuerà a crescere. Tutto questo arriverà dai profondi mutamenti macroeconomici che vedremo necessariamente nei prossimi decenni. Mutamenti che rendono il lavoro temporaneo un’opzione molto interessante per tutte le aziende. Il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto in quei paesi in cui è presente fin dagli albori del secolo scorso (Usa e Uk). Negli ultimi tempi, però, la sua rapida espansione ha coinvolto Spagna, Italia, Portogallo e Polonia. Nazioni in cui è stato introdotto molto più recentemente. Ovviamente, neanche a dirlo, la qualità del lavoro temporaneo è cresciuta non poco. Le percentuali sono le seguenti:
24,5% degli impieghi di segreteria, con una forte espansione all’interno di settori non tradizionali e di lavori che richiedono una qualifica o una specializzazione in settori come finanza e contabilità (44,7%), il settore tecnico (24,2%) e quello concernente la produzione (21,2%). È registrata in crescita, poi, anche l’età media dei candidati. Soprattutto per quanto concerne alcuni paesi (Italia e Francia) dove tra il 2002 e il 2011 i lavoratori temporanei con un’età media al di sopra dei 50 anni è aumentata in maniera esponenziale dal 2,5% al 7% .