Napolitano si dimette, la notizia ha un certo impatto anche sull’eurozona

Per i partner dell’Italia a Bruxelles e Washington, il presidente Giorgio Napolitano è stato un garante della stabilità durante la crisi della zona euro. Ma per gli italiani stanchi dell’austerità, la sua immagine è più ambivalente. Il presidente Usa Barack Obama la scorsa settimana ha ringraziato Napolitano, che si è dimesso ieri, per il suo termine “storico” in carica. L’89enne è stato elogiato da investitori e commentatori internazionali, concetti che contrastano con l’atteggiamento ribelle degli italiani. Confindustria ha ringraziato il presidente definendolo “un vero servitore dello Stato”.

Ma in un paese in cui quasi la metà dell’elettorato dice che voterà per i partiti euroscettici o anti-euro, la lode dalle lobby commerciali e dai leader stranieri può essere un’arma a doppio taglio. C’è il punto di vista di coloro che pensano sia meglio mantenere i conti in ordine e non creare tensioni sui mercati, ma non è necessariamente il punto di vista di tutti in Italia.

Napolitano è stato determinante nella gestione della crisi del debito del 2011, quando i mercati obbligazionari si sono accesi dopo lo scandalo del governo di Silvio Berlusconi, con l’Italia che ha rischiato un disastro finanziario che avrebbe potuto costringere il paese fuori dall’euro.

Ma, dato che l’agonia economica del nostro paese è aumentata e l’ostilità verso la politica della zona euro è cresciuta, molti pensano che Napolitano abbia fallito quando ha consegnato la sovranità ai mercati finanziari, alla Banca centrale europea e a Berlino. La caduta di Berlusconi e la nomina del premier tecnocrate Mario Monti hanno creato una situazione di stallo in cui i partiti anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, sono fioriti. Tre governi sono passati e hanno tenuto il potere senza vincere le elezioni, ognuno cercando di far passare delle riforme mentre l’Italia declinava. Molti hanno accusato di questo il capo dello Stato.

Tra i sostenitori, il soprannome di Napolitano “Re Giorgio” è alquanto rassicurante, anche se ha connotazioni più sinistre quando viene utilizzato da critici, che lo caricano con sdegno. C’è chi ha detto “Napolitano non deve dimettersi, deve consegnarsi alla polizia” e mentre rimane una minoranza, è il presidente più popolare che la maggior parte dei politici italiani hanno avuto, anche se i suoi indici di gradimento sono scesi dal 60%, quando ha iniziato il suo secondo mandato fino al 39 per cento la scorsa settimana.

Ora per l’Italia si apre un periodo di passaggio, nell’attesa di sapere chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.