Giornata del lavoro flessibile, tutti i vantaggi di questa innovazione

Nella giornata di oggi, circa 10mila lavoratori, sia fra quelli del Comune sia quelli impiegati nelle aziende che hanno deciso di aderire, rimarranno a casa per 24 ore. Il lavoro sarà svolto lo stesso ma davanti al proprio computer. In questo modo verranno testate soluzioni alternative che oltre i confini nazionali si sono già dimostrate positive e non solo per i lavoratori. Anche il vantaggio economico per le aziende è stato notevole.

Una parte del lavoro andrà svolto in ufficio, un’altra, invece, andrà svolta in remoto

Stando a quanto affermato dall’assessore al Benessere territoriale, Chiara Bisconti, la promotrice della giornata in auge, questa nuova forma di lavoro flessibile, prevede due componenti indipendenti. Una parte da svolgere in ufficio, un’altra che, invece, andrà svolta in remoto. Quest’ultima soluzione porta vantaggi enormi, può essere svolta ovunque, permette di conciliare il tempo libero e il lavoro. Per le aziende, invece, la concreta possibilità di incrementare la produttività, aumentare le motivazioni dei dipendenti e ridurre drasticamente lo stress. Inoltre, questo, favorirà anche il benessere cittadino. Potremo vedere la costante riduzione del traffico, la riduzione dell’inquinamento e di tutti i consumi energetici. Questa come ovvia conseguenza della riduzione degli spostamenti urbani.

Philips, NH Hotels, Allianz, Intesa San Paolo e TNT sono pronte ad abbracciare il lavoro flessibile

A questa iniziativa hanno aderito, di già, una cinquantina di aziende che già adottano questa straordinaria forma di lavoro flessibile. Solo per citarne alcune potremo parlare di IBM, della Barilla, di Telecom, di Nokia, di Zurich e di Nestlè. Altrettante aziende, poi, testano questa soluzione per la prima volta e, i riscontri, sono stati estremamente vantaggiosi. Stiamo parlando di marchi come Philips, NH Hotels, Allianz, Intesa San Paolo e TNT. Questo cambio di mentalità non richiede la necessaria presenza in ufficio ma implica un cambio di mentalità da parte di tutte le aziende in auge. Qualora il controllo dei dipendenti non fosse più necessario, in pratica, andremo a creare un esercito di di dipendenti in grado di organizzare autonomamente le proprie mansioni e, di fatto, diverrebbero dei liberi professionisti.
L’evento di oggi consentirà al Comune di Milano di verificare tutti i vantaggi di questa nuova e positiva modalità di lavoro. Ovviamente, neanche a dirlo, le considerazioni da fare sono in termini di benefici per i lavoratori e per l’ambiente. Tutto questo grazie anche alla collaborazione dell’Agenzia di Mobilità Ambiente e Territorio.

Lavoro: il segreto della ripresa è nello “Smart Working”

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della proposta di legge sul telelavoro, Un’idea nata dai progetti di Alessia Mosca (Pd), Barbara Saltamartini (Ncd) e Irene Tinagli (Sc). Ci troviamo davanti a un progetto dal notevole potenziale innovativo. I contenuti, poi, non sono affatto da meno. Ma come siamo messi in Italia? La necessità di questo programma è tanta oppure siamo già avanti. Come c’era da aspettarselo, la situazione italica non è delle migliori. Siamo al terz’ultimo posto in Europa (25esimi su 27 paesi). Un dato reso noto dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Anche se, a dire il vero, anche se come un fanalino di coda, la ricerca ha mostrato anche una posizione tutt’altro che statica. Per quanto concerne il 2013, gli “smart workers” del Belpaese, sono aumentati dal 17% dell’anno 2012, al 25% dell’anno 2013. Una performance che, senza ombra di dubbio, lascia davvero ben sperare.

Per fare in modo che il telelavoro possa crescere maggiormente anche in Italia, è necessario un importante sviluppo legato all’e-commerce

Le aziende in Italia che, con maggiore puntualità, adottano con maggiore rigore lo smart working, sono sempre le grandi imprese. Il telelavoro, infatti, è concesso in maniera quasi continuativa a tutti i dipendenti nel 4% dei casi. Ovviamente, nelle PMI, la percentuale, spesso, non è in grado di arrivare neanche al 2%. Se andiamo a parlare, poi, delle piccole e medie imprese, quest’ultime sono restie anche a concedere orari di lavoro più leggeri e flessibili.
Per fare in modo che il telelavoro possa crescere maggiormente anche in Italia, è necessario un importante sviluppo legato all’e-commerce. Questo consentirà anche alle aziende, e in particolar modo alle start up che decidono di operano online, di poter organizzare in rete i comuni iter lavorativi; a cominciare da colloqui e video riunioni. Basti pensare a tutte quelle aziende italiane ed internazionali che, con stremo successo, nel settore delle scommesse e del gioco a distanza (come, ad esempio, Poker Stars) sono in grado di lavorare sia sul web, sia tramite i vari dispositivi mobili. In questo momento, però, l’economia italiana è bloccata dal ben noto modello PMI. Aziende di questo tipo rappresentano ancora una rara eccezione. per cui le aziende organizzate prevalentemente online costituiscono ancora un’eccezione. Attendiamo, dunque, gli sviluppi della proposta di legge inerente lo smart working. Questa idea potrebbe offrire una crescita della produttività par al 5,5%. Un aumento della ricchezza di, circa, 27 miliardi.

Disoccupazione, in arrivo il “Pacchetto 25 semplificazioni”

È in arrivo il famigerato pacchetto di 25 semplificazioni sul mondo del lavoro che, a detta di tutti, dovrà rilanciare l’occupazione, giovanile, femminile e non. Ad annunciarlo, come tutti sapranno già, è stato il ministro Enrico Giovannini. Ecco quanto dichiarato in conferenza stampa dal ministro:
«Siamo essenzialmente molto vicini alla realizzazione del pacchetto di semplificazioni di tutte le regolamentazioni sul lato lavoro», ha dichiarato, stringendo alla Camera l’esibizione dell’Indagine conoscitiva sull’emergenza disoccupazione, portata avanti dalla commissione sul Lavoro. «Nelle scorse settimane – ha affermato – abbiamo conosciuto molti consulenti e rappresentanti del mondo del lavoro. Così facendo, poi, abbiamo potuto stilare una lista di quasi 25 interventi. Ovviamente, la metà degli stessi, può essere effettuata già per via amministrativa, ed è esattamente quello che stiamo facendo. Per quanto riguarda, invece, l’altra metà occorrono importanti interventi normativi».

Il passaggio più importante, senza ombra di dubbio, consisterà nel rafforzare il mercato nella sua unitarietà

Giovannini, inoltre, ha ricordato che la guerra per limitare il lacerante problema della disoccupazione e l’inattività è un percorso decisamente «lungo e complicata». Una battaglia che non può essere giocata solo sul piano delle riforme di legge. Il ministro, in virtù di questo, ha chiesto una importante «riflessione» sulla riorganizzazione delle politiche del lavoro. Soprattutto per quelle delegate alle Regioni. Ecco le parole rilasciate nel corso del convegno «Dovremo essere in grado di rafforzare notevolmente mercato del lavoro. Un potenziamento che va realizzato nella sua unitarietà. Le imprese internazionali che vengono nel nostro paese, al momento, sentono di avere 20 mercati del lavoro diversi».

Sistema “complicato e incerto”, afferma Squinzi. Il Capo di Confindustria critica la “scelta punitiva” del fisco italiano

Il capo della confederazione dell’industria in Italia (Confindustria), nella giornata di oggi, ha colpito con forza le idee del fisco italiano; descrivendo il sistema come “punitivo, complicato e incerto”. “Le aziende sono soggette a migliaia di obblighi e altrettanti controlli”. Il capo di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha rilasciato queste pesanti affermazioni in una commissione parlamentare sulla semplificazione legislativa e amministrativa. “Tutto questo, poi, è servito a prevenire l’evasione fiscale? Le cifre dicono di no” aggiunge il ministro.
Non appare difficile comprendere come mai le nuove leggi non abbiamo portato grandi migliorie alla risoluzione del problema sull’evasione fiscale. Chi evadeva prima, continua a farlo. Chi rispetta tutte le regole pagando le tasse, ha continuato a farlo. Anzi, probabilmente, i suddetti controlli non hanno fatto altro che rallentare il processo economico delle aziende oneste. I controlli, se fatti, vanno portati avanti con metodi completamente diversi.

Giovannini: “Il nuovo progetto sul lavoro risolleverà l’occupazione giovanile”

“In Italia non ci sono soltanto molti disoccupati fra i ragazzi, ma anche molti inattivi”. Gli inoccupati (conosciuti anche con il nome di Net, ovvero, coloro che non studiano e non lavorano). Lo afferma anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, presente al programma “Prima di tutto” su Radio 1.

Enrico Giovannini: “Le motivazioni per cui l’occupazione giovanile ha ripreso a crescere dopo molti mesi di abbassamento”

“In questo momento, con la ripresa del ciclo economico, saranno presenti molte più persone, ad oggi, scoraggiate. Quest’ultime si riproporranno sul mercato del lavoro, affinché arriveranno nuove e importanti opportunità. Arrivati a questo punto – poi – l’Istat li valuterà come disoccupati, piuttosto che come inattivi. Quindi, all’inizio della ripresa del ciclo economico, il dato sulla disoccupazione sarà destinato ad ampliarsi. Ma potrebbe essere, sinceramente, un’ottima notizia, soprattutto nel momento in cui questa fase di rilancio riprenderà a dare vita a nuovi posti di lavoro”. I numeri del mese di dicembre, ha continuato il ministro, “Le motivazioni per cui l’occupazione giovanile ha ripreso a crescere dopo molti mesi di abbassamento. Questa è la conseguenza degli incentivi per i reclutamenti dei giovani”.

“Questo è il segnale che molti aspettano, molti inattivi invece, si ripropongono sul mercato del lavoro permetteranno di ingrandire il numero degli inoccupati”

“Fa sempre bene rammentare che, in 5 mesi, sono arrivate circa 20 mila assunzioni di giovani e anche 20 mila assunzioni di donne (oltre che degli ultracinquantenni) Queste possibilità arrivano dagli incentivi, quindi, adesso, ci troviamo davanti a 40 mila nuovi posti di lavoro creati. Un dato importante se valutato con il panorama ancora sofferente; questi sono tutti avvertimenti di capovolgimento del ciclo. In tal caso, un esperto economista affermerebbe: puntiamo soprattutto al numero degli occupati affinché questo possa essere il segnale che molti aspettano, molti inattivi invece, si ripropongono sul mercato del lavoro permetteranno di ingrandire il numero degli inoccupati”.

Nel mese di marzo, ha rammentato Giovannini, il progetto “decollerà” grazie alla “garanzia giovani”

“Anche in America è successa la stessa cosa, dopo che il presidente Obama ha permesso la ripresa dell’economia con il pacchetto sugli stimoli fiscali”. Nel mese di marzo, ha rammentato Giovannini, “decollerà” grazie alla “garanzia giovani”: un impegno molto gravoso che non trascureremo. Lo Stato e le regioni, per ristabilire la situazione dei giovani italiani. Questo produrrà, in brevissimo tempo, un ingrandimento del tasso di disoccupazione ma soprattutto una diminuzione di quella inattività giovanile cosi difficile”.

Lavoro, ecco le cifre del salario medio (scioccante)

Con la fine dell’anno 2013, in Italia, è tempo di bilanci anche per quanto concerne gli stipendi. Un argomento che, oggi più che mai, rimane al centro della disputa dopo la vicenda Electrolux. L’Istat ha reso noti i dati sugli stipendi nel 2013 e dando una rapida occhiata a tutti i numeri in questione, possiamo facilmente intuire che, i fortunati, di questi tempi, opportunamente forniti di un contratto di lavoro “vero”, a tempo pieno e costruito su di un accordo pubblico nazionale, porta a una retribuzione media lorda pari a 24.879 euro per ogni singolo dipendente. Un calcolo che non comprende, ovviamente la fascia dei dirigenti, avvolgendo un numero pari a 13 milioni di lavoratori.

Escludendo gli arretrati e gli una tantum, il dato più attuale mette in luce una media mensile di circa 2.102 euro

Rispetto all’anno 2012, invece, il guadagno complessivo è stato di 347 euro. Con un ritmo di crescita ferocemente in calo. Tutto questo dato che, l’anno prima, l’aumento era stato di circa 367euro. Per farla breve, sono andati persi altri 20 euro precisi. Escludendo gli arretrati e gli una tantum, il dato più attuale, sempre facendo riferimento a dicembre, mette in luce una media mensile di circa 2.102 euro. Un movimento leggero se confrontato a quanto illustrato nel 2012 (2.075euro).
Stiamo parlando, dunque, di cifre che non valutano minimamente l’impatto dell’inflazione, sebbene in forte rallentamento rispetto all’anno prima. Ancora, poi, è ben noto che la differenza tra il salario lordo e quello netto non sia secondario, con il Belpaese che abitualmente si pone come ruota di scorta di tutte le classifiche internazionali. Anche quando valutiamo quel che resta dopo le trattenute fiscali e quelle strettamente previdenziali.

I numeri, dunque, lasciano comprendere che gli operai hanno ottenuto una retribuzione annua di 21.953 euro lordi

Le medie, neanche a dirlo, compiono paragoni tra le varie categorie e i numerosi settori mettendo in risalto le varie differenze. I numeri, dunque, lasciano comprendere che gli operai hanno ottenuto una retribuzione annua di 21.953 euro lordi, in opposizione ai 27.252 di quadri e assunti. Un gap facilmente ritrovabile anche nel dato mensile: 1.835 euro contro 2.320 euro, solo nel mese di dicembre. Parlando, poi, del valore annuo, è evidente un restringimento della forbice. Nel 2012, mediamente, un impiegato prendeva 5.428 euro in più, se confrontato a un operaio. Nel 2013, invece, il divario è sceso fino a 5.299 euro. La motivazione è da ricercare nell’appiattimento sul fondo degli stipendi.

Italia in crescita, i numeri sul mondo del lavoro fanno ben sperare (cit. Letta)

Per quanto concerne il dato sul lavoro del mese di “dicembre 2013” e, soprattutto, per quanto concerne la fascia di età che va dai 15 ai 24 anni, la percentuale è scesa al 41,6% con una diminuzione di ben 0,1 punti percentuali sul mese precedente.

In tal senso, infatti, è stato assolutamente immediato il commento di Enrico Letta

Il premier, come suo solito, si è espresso tramite Twitter. Ecco quanto dichiarato:
“Per quanto riguarda i dati sul lavoro, dal mese di dicembre a oggi, per la prima volta c’è stato un miglioramento considerevole. Questa, per il governo, sarà una spinta ulteriore per fare ancora meglio nel corso del 2014”.
Questo segnale positivo, neanche a dirlo, arriva dai dati che l’Istat ha diffuso. I dati in auge hanno mostrato un aumento di circa 7mila unità degli occupati. Numeri che, in percentuale, si esprimono con un aumento del +0,7%. Questi numeri vanno a scontrarsi con un bilancio molto complesso se confrontato con i medesimi numeri del 2012.
I numeri annui concernenti la disoccupazione giovanile, infatti, sono cresciuti del 7,7% e la cifra in auge ha toccato la quota di 671mila unità. La diminuzione, in questo caso, parla del 9,6% del numero di occupati. Per farla breve, dunque, la cifra è scesa a 943 mila. In un anno, quindi, abbiamo visto andare in fumo, circa, 100 mila posti di lavoro. Il numero dei giovani inattivi è salito fino a 4 milioni 388 mila.
Per quanto concerne, invece, il tasso sulla disoccupazione della zona euro, la valutazione si è attestata intorno al 12%. Un valore stabile dal mese di ottobre. Nell’unione europea, invece, stando sempre a quanto affermato dal dato Eurostat, il tasso è rimasto sul valore pari al 10,7%, con un lieve calo dal 10,8% nel mese precedente.

Arriviamo, poi, agli Stati membri. In questo caso i livelli di disoccupazione sono tra i più elevati mai registrati negli ultimi tempi. Ecco l’elenco completo di quanto stiamo affermando

La situazione peggiore è da registrare, ancora una volta, in Grecia, con il suo 27,8%. Non da meno la Spagna che mostra un abbondante 25,8%. I meglio piazzati, poi, sono gli austriaci con il 4,9% e gli immancabili tedeschi con il loro 5,1%. Per quanto riguarda la base annua, tutti gli incrementi maggiori arrivano da Cipro (con una crescita che va dal 13,9% al 17,5%), dalla Grecia (con un dato che va dal 26,1% al 27,8%), dall’Olanda (numeri in salita che vanno dal 5,8% al 7%) e infine l’Italia (dall’11,5% al 12,7%).

Lavoro, il miglioramento c’è stato… ma così debole da essere inutile

Il tasso di disoccupazione, finalmente, sembra aver ricevuto un lieve, lievissimo calo. Ovviamente il dato sui giovani inattivi è ancora grave e allarmante. Per quanto concerne il mese di dicembre 2013, stando alla certificazione Istat, i giovani disoccupati sono 22 milioni e 270 mila. Un dato in diminuzione dello 0,1% se confrontato al mese precedente. Con 424mila inoccupati in meno rispetto al medesimo mese del 2012. Il tasso di disoccupazione ha fatto segnare il roboante 12,7%, in calo di 0,1 punti percentuali per il mese di novembre. Anche se è in aumento di 1,2 punti nei dodici mesi dell’anno solare. In parole povere, anche tra i giovani, è cambiato veramente poco.

Un lievissimo miglioramento che non cambia davvero nulla

Il numero di disoccupati nella fascia di età tra i quindici e i ventiquattro anni, difatti, ammonta a 671mila. La rilevanza dei disoccupati sulla popolazione giovane, stando sempre a quanto afferma l’istituto di statistica, è dell’11,2%, in dilatazione di 0,1 punti a confronto del mese precedente e di 0,8 punti sulla consueta base annua.
Ecco una rappresentazione più dettagliata di questi numeri:
Il numero di disoccupati tra i 15 e i 24 anni, è pari al 41,6%. Un calo molto lieve nel mese in di novembre ma, ancora, in aumento di 4,2 punti nel normale paragone tendenziale. Per farla breve, i giovani proseguono a pagare di brutto questa crisi. A mettere in risalto tutte queste difficoltà è il numero d’individui disoccupati tra i quindici e i 64 anni. I numeri, in questo caso, segnano un aumento dello 0,4%. Un dato che dovrebbe essere paragonato al mese precedente e che faceva segnare lo 0,3% rispetto a un anno prima. Il tasso d’inattività, secondol’Istat, è pari al 36,5%, con un aumento di 0,1 punti percentuali e anche di 0,2 punti sulla base annua.
Ecco quanto dichiara, in merito, Enrico Letta:
«I dati Istat provenienti dal mondo del lavoro, dal mese di dicembre, per la prima volta dopo tantissimo tempo, hanno mostrato un lieve miglioramento. Questa rappresenta un’altra spinta verso le priorità che abbiamo stabilito per il 2014».
Gli analisti, invece, sembrano molto più scettici:
«Il dato Istat del mese di dicembre sul dato degli occupati e dei disoccupati c’ha permesso di tirare qualche resoconto sul danneggiamento del mercato del lavoro per quanto concerne l’ultima recessione». Questo è quanto affermato da Sergio De Nardis, il capo economista di Nomisma.

Fixed Range Method, come metterlo in pratica

Eccoci dunque ad un esempio concreto del metodo Fixed Range, di cui abbiamo parlato in maniera completa negli ultimi due articoli. Ricordiamo che per poter fare trading in maniera operativa dobbiamo prendere il minimo e il massimo delle prime tre candele che si sono formate dopo le ore 0:00 pm GMT. Prendiamo dunque il Fixed Candle Range.

Ipotizziamo che il trend salga oltre il punto di massimo di noi segnato. In questo caso dovremo aprire una posizione in acquisto, ricordando sempre di impostare lo stop loss e il take profit di 10 punti. Dopo aver chiuso la nostra posizione, da quel momento contiamo altre 3 candele e abbiamo un nuovo Fixed Candle Range. Anche in questo caso attendiamo la rottura di uno dei due livelli e andiamo avanti seguendo questa stessa tecnica. Ovviamente, il discorso di trovare un nuovo range vale sia nel caso in cui si guadagna dalla posizione aperta che nel caso in cui da essa si perda denaro.

Ora che sappiamo come utilizzare il modello di Fixed Candle Range, quale dimensione deve avere ogni posizione e le modalità per ricalcolare l’intervallo, vediamo ora come poter gestire tutti i nostri portafogli.

Ciascun portafoglio verrà usato per un dato periodo di tempo. Alle ore 0:00 pm GMT si entra nel primo portafoglio, alle 0:05 pm GMT si entrerà nel secondo portafoglio, alle ore 0:10 pm GMT si entrerà nel terzo e così via. Quando ci troveremo ad operare con 50 portafogli allo stesso tempo, ci limiteremo a gestire le posizioni e le gamme di modelli di calcolo.

In alternativa, se vogliamo distribuire i nostri portafogli tra diverse coppie di valute, possiamo darne 25 per la coppia EUR / USD e 25 per la coppia GBP / USD.

Grazie all’uso di 50 portafogli contemporaneamente ci troviamo ad “attaccare” il prezzo da diverse angolazioni e con diversi intervalli di tempo. L’utile trimestrale stimato è del 92,7% su un minimo di 30 portafogli.

Punti importanti del Fixed Range Method

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a parlare del metodo di trading noto come Fixed Range. Abbiamo definito dei punti di ingresso e dei punti di uscita dal mercato e abbiamo detto che vogliamo dividere il nostro capitale in 50 parti uguali, in maniera che ogni parte sarà pari al 2% dello stesso. Questa considerazione ci porta dunque ad avere 50 conti che dobbiamo trattare come se fossero diversi e dunque aprire un portafoglio per ognuno.

Il rendimento atteso è del 100% su ogni portafoglio. Ovviamente, questo non accade per tutti, ma quando si ottiene un rendimento del 100% su uno dei portafogli, esso viene diviso tra gli altri per creare una ristrutturazione dinamica dello stesso. Ad esempio, supponiamo che uno dei nostri portafogli ottenga un utile del 100%. La ristrutturazione di cui abbiamo detto sopra consiste nel ri-dividere il capitale, sempre tenendo a mente come base per la divisione il discorso del 2%.

In questa tipologia di operatività è anche molto importante riuscire a gestire le nostre posizioni. L’obiettivo è chiaramente quello di avere il massimo controllo del rischio.  Il rapporto P / L, ovvero profit loss, sarà di 1:1 e ci sarà una affidabilità del 69,3%. In particolare, si utilizzerà uno Stop Loss e un Take Profit di 10 punti, che dovrebbero essere sempre rispettati.

Ogni portafoglio, ovviamente, potrà generare una perdita o un guadagno. In ogni caso bisognerebbe rispettare i limiti imposti prima. Quando si chiude una operazione positiva si ricomincia con la posizione iniziale di ristrutturazione. I portafogli dovrebbero essere sempre in movimento al fine di raggiungere uno degli obiettivi quotidiani, sia esso di guadagno o di perdita. In ogni caso, non bisogna dimenticare che ogni portafoglio è indipendente dagli altri.

Ora che abbiamo capito la dinamica operativa di questo metodo di trading, vediamo come poterlo usare nella pratica. Nel prossimo articolo faremo un esempio concreto su di un portafoglio, che poi sarà possibile applicare anche agli altri 49.

Il Fixed Range Method


Il movimento dei prezzi è l’obiettivo delle previsioni di tutti i trader Forex. Non è una cosa scontata e facile da fare, ma questo ovviamente non significa che sia impossibile. Il prezzo mantiene un movimento continuo su una serie di intervalli fissi che possono essere studiati e analizzati in termini di volatilità e di modelli comportamentali molto affidabili. Inoltre è importante studiare la velocità del prezzo.

Vediamo in questo e nei successivi articoli il metodo Fixed Range, il quale comporta l’analisi di 4 variabili che il trader deve riuscire a controllare alla perfezione. Questo è un modello molto affidabile, soprattutto per quanto riguarda il suo possibile uso con le coppie di valute più tradate in assoluto, ovvero GBP / USD e EUR / USD. Queste variabili sono:

  1. Fixed Range
  2. Velocità del prezzo
  3. Zone di congestione, di dilatazione e di continuazione
  4. Gestione della posizione

Come possiamo vedere ci sono molte variabili da dover controllare e dentro ognuna di queste variabili ce ne sono altre che è necessario controllare. Come dice il nome stesso di questo metodo di Forex, i segnali di ingresso sono basati su degli intervalli fissi delle candele. Una delle parti più importanti di questo metodo di Forex riguarda la strutturazione e la ristrutturazione delle dinamiche del portafoglio. E’ inoltre molto importante anche la gestione dei capitali di rischio. Per comodità e per una maggiore sicurezza il capitale in nostro possesso viene diviso in 50 parti, in modo che ogni parte rappresenti il 2% dello stesso.

Il punto di ingresso e quello di uscita vengono calcolati sulla base delle ultime tre candele. Il punto più alto sarà quello di acquisto mentre quello più basso sarà quello di vendita. Tali punti inoltre vanno a tracciare una sorta di livelli di supporto e di resistenza, che vengono presi come punto di riferimento per la nostra operatività.