Caratteristiche e differenze degli indicatori tecnici

Al fine di consentire una migliore identificazione del trend in atto nel mercato, per cercarne di prevedere i momenti di indebolimento, gli analisti tecnici si avvalgono di numerosi strumenti tra i quali gli indicatori tecnici occupano un ruolo di rilevanza.
Quando si parla di indicatori si deve innanzitutto spiegare che si tratta di strumenti di tipo matematico, basati sull’utilizzo e l’elaborazione dei dati storici inerenti le quotazioni e i volumi di scambio di una certa attività finanziaria, per prevederne l’andamento futuro.

Indicatori leading ed indicatori lagging

In realtà, esistono due categorie principali entro le quali possono essere catalogati gli indicatori: da un lato vi sono gli indicatori “leading”, ossia quel tipo di indicatori capaci di segnalare prima che l’inversione di trend si verifichi e ai quali appartengono gli oscillatori; dall’altro, esistono gli indicatori “lagging” , gli indicatori che per loro natura non riescono a segnalare in anticipo l’inversione e che sono in ritardo nel fornire i segnali operativi di mercato, ma che non risultano meno utili nell’aiutare a decifrare i diversi movimenti dei prezzi. In quest’ultima categoria sono compresi gli indicatori trend-following e gli indicatori di momentum.

Quali indicatori preferire per la propria analisi?

I diversi tipi di indicatori presentano specifiche caratteristiche e quindi specifici pregi, per cui nella scelta di quale indicatore utilizzare è bene che si riescano ad individuare le potenzialità di utilizzo ed il funzionamento di base di ognuno per poterli adoperare anche in maniera congiunta.
Gli indicatori lagging, a fronte del pregio di riuscire ad individuare la tendenza di fondo del mercato, hanno il difetto di fornire dei segnali in ritardo rispetto ai movimenti effettivi, come abbiamo avuto modo di constatare anche con le medie mobili.
Gli indicatori leading, ed in particolare gli oscillatori, consentono invece una previsione più accurata dei movimenti di mercato, ma soprattutto più tempestiva, in quanto consentono non solo di fornire i tipici segnali di acquisto o vendita in tempo utile ma anche di segnalare situazioni di eccesso di domanda o di offerta sul mercato, nonché di individuare la forza e la direzionalità del movimento di mercato, permettendo di identificare in maniera puntuale i momenti di inversione del trend di base.

Gli oscillatori

Essi vengono chiamati così in quanto il loro valore oscilla intorno ad un valore centrale ed è pertanto compreso all’interno di una banda di valori (minimo e massimo); la loro utilità si manifesta essenzialmente in mercati privi di tendenza, dove i prezzi si muovono lateralmente, all’interno di bande orizzontali, e dove gli indicatori che seguono il trend danno scarsi risultati.
Mentre gli indicatori di tipo lagging consentono una lettura immediata del trend dei mercati, gli oscillatori servono all’analista per ottenere una visione più nitida del movimento dei prezzi, proponendo una rilettura dei valori di prezzo e di volume che può evidenziare elementi di crescita o di calo di un trend che non sono immediatamente visibili.
Esistono moltissime varianti degli oscillatori di mercato; in generale, si può dire che essi riescono ad evidenziare le fasi di eccesso di mercato, identificando due situazioni estreme: quella di ipercomprato e quella di ipervenduto.

La funzione segnaletica delle situazioni di eccesso di domanda o di offerta del mercato

L’ipercomprato viene segnalato da oscillatori che si muovono prevalentemente in corrispondenza della banda superiore dell’intervallo dei valori e caratterizza solitamente quelle fasi in cui i prezzi sono saliti in maniera intensa e rapida. Quando i prezzi toccano l’area dell’ipervenduto, invece, gli oscillatori sono molto più prossimi al limite inferiore di questa banda di valori. Quest’ultima situazione è tipica di discese delle quotazioni molto decise. Un oscillatore che si viene a trovare in ognuna di queste due aree è quindi il segnale che il mercato viaggia agli estremi pertanto è attesa una fase laterale di consolidamento o un possibile ritracciamento per riportare i valori all’interno della banda intermedia che è quella propria di un mercato in stato di normalità.