La Grecia non è il solo mal di testa politico della zona euro

La Grecia e l’Europa hanno raggiunto un accordo, ma il rischio politico non è andato via. La Spagna può ancora rappresentare un grosso mal di testa per gli investitori, ben più di quello che la Grecia potrebbe rappresentare.

In generale, non vi è stato alcun contagio sui mercati obbligazionari europei dalla bagarre della Grecia con la zona euro. Per la maggior parte degli investitori, la Grecia dovrebbe svanire dal centro delle attenzioni, almeno per un po’, ora che un accordo preliminare è stato trovato ed estende il suo piano di salvataggio. Ma altre fonti di rischio politico rimangono. La Spagna potrebbe porre molti problemi, mentre l’Italia potrebbe offrire delle opportunità.

L’anno scorso, sia le obbligazioni spagnole e italiane si trovavano a rendimenti spettacolari. La Spagna era al 16,7% contro il 15,1% dell’Italia,. Entro la fine di ottobre, i rendimenti spagnoli a 10 anni sono stati di 0,4 punti percentuali in meno rispetto ai rendimenti italiani comparabili, in quanto le riforme economiche di Madrid e una migliore crescita sono state in contrasto con la stagnazione continua da Roma.

Quest’anno la Spagna ha accumulato un certo ritardo. Le obbligazioni italiane sono tornate al 3,2%. Il divario tra i rendimenti dei titoli a 10 anni dei due paesi si è ridotto a meno di 0,1 punti percentuali. La tendenza potrebbe avere ancora molto da fare.

Questo potrebbe sembrare sorprendente. Mentre la Spagna è tornata a crescere, la performance economica in Italia è dolorosa: non è riuscita a registrare un trimestre positivo di crescita dal 2011. Il debito nel terzo trimestre del 2014 si è attestato al 132% del prodotto interno lordo, secondo Eurostat. Il basso tasso di crescita nominale in Italia indica che il paese ancora non si è stabilizzato, neanche con tassi di interesse storicamente bassi.

La Spagna deve affrontare entrambe le elezioni regionali e nazionali quest’anno. La questione dell’indipendenza catalana continua a rombare. In una votazione simbolica lo scorso novembre in Catalogna, circa l’80% degli elettori ha favorito la secessione, anche se l’affluenza è stata bassa. A gennaio, il presidente catalano Artur Mas ha chiesto delle elezioni a settembre che assicurino che il focus rimanga sulla questione dell’indipendenza.

A livello nazionale, il partito di sinistra Podemos ha aumentato in modo sorprendente il suo pool di fan. Ha parlato di ristrutturazione del debito, di una massiccia espansione monetaria, dell’aumento delle tasse e della nazionalizzazioni di settori chiave mirati.

Ora che la questione politica in Grecia ha finito di rubare le luci della ribalta, entrano in gioco Spagna, prima, e Italia, poi. Per l’euro i problemi non sono ancora finiti.

Napolitano si dimette, la notizia ha un certo impatto anche sull’eurozona

Per i partner dell’Italia a Bruxelles e Washington, il presidente Giorgio Napolitano è stato un garante della stabilità durante la crisi della zona euro. Ma per gli italiani stanchi dell’austerità, la sua immagine è più ambivalente. Il presidente Usa Barack Obama la scorsa settimana ha ringraziato Napolitano, che si è dimesso ieri, per il suo termine “storico” in carica. L’89enne è stato elogiato da investitori e commentatori internazionali, concetti che contrastano con l’atteggiamento ribelle degli italiani. Confindustria ha ringraziato il presidente definendolo “un vero servitore dello Stato”.

Ma in un paese in cui quasi la metà dell’elettorato dice che voterà per i partiti euroscettici o anti-euro, la lode dalle lobby commerciali e dai leader stranieri può essere un’arma a doppio taglio. C’è il punto di vista di coloro che pensano sia meglio mantenere i conti in ordine e non creare tensioni sui mercati, ma non è necessariamente il punto di vista di tutti in Italia.

Napolitano è stato determinante nella gestione della crisi del debito del 2011, quando i mercati obbligazionari si sono accesi dopo lo scandalo del governo di Silvio Berlusconi, con l’Italia che ha rischiato un disastro finanziario che avrebbe potuto costringere il paese fuori dall’euro.

Ma, dato che l’agonia economica del nostro paese è aumentata e l’ostilità verso la politica della zona euro è cresciuta, molti pensano che Napolitano abbia fallito quando ha consegnato la sovranità ai mercati finanziari, alla Banca centrale europea e a Berlino. La caduta di Berlusconi e la nomina del premier tecnocrate Mario Monti hanno creato una situazione di stallo in cui i partiti anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, sono fioriti. Tre governi sono passati e hanno tenuto il potere senza vincere le elezioni, ognuno cercando di far passare delle riforme mentre l’Italia declinava. Molti hanno accusato di questo il capo dello Stato.

Tra i sostenitori, il soprannome di Napolitano “Re Giorgio” è alquanto rassicurante, anche se ha connotazioni più sinistre quando viene utilizzato da critici, che lo caricano con sdegno. C’è chi ha detto “Napolitano non deve dimettersi, deve consegnarsi alla polizia” e mentre rimane una minoranza, è il presidente più popolare che la maggior parte dei politici italiani hanno avuto, anche se i suoi indici di gradimento sono scesi dal 60%, quando ha iniziato il suo secondo mandato fino al 39 per cento la scorsa settimana.

Ora per l’Italia si apre un periodo di passaggio, nell’attesa di sapere chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.

L’Ue approva i bilanci di Francia e Italia, sospiro di sollievo per la nostra economia

Francia e Italia hanno evitato una collisione politica con l’Unione europea proprio martedì, quando i funzionari di Bruxelles hanno dato l’approvazione per i bilanci 2015 di questi paesi dopo gli aggiustamenti dell’ultimo minuto dei piani di spesa. Le modifiche di bilancio non hanno ancora modo alla Francia e all’Italia di colmare le lacune di disavanzo che avrebbero potuto portare Bruxelles a respingere i loro bilanci, con risultati potenzialmente dannosi per la diplomazia dell’Unione europea. Ma le concessioni di Parigi e Roma sembrano essere sufficienti a disinnescare la questione e ad evitare un confronto più grande. In effetti, italiani e francesi hanno promesso di impegnarsi seriamente a tagliare il budget e i funzionari di Bruxelles hanno deciso di credere a queste promesse.

La questione non è meramente contabile ed accademica. L’economia della zona euro ha ristagnato nel secondo trimestre e ci sono state delle indicazioni che potrebbe dirigersi ancora verso la recessione. La capacità della Francia e dell’Italia, la seconda e la terza tra le più grandi economie della zona euro, dopo la Germania, di cercare di stimolare le loro economie piuttosto che concentrarsi sui tagli di bilancio, dovrebbe essere la chiave per una maggiore ripresa della zona euro.

Mercoledì era il termine ultimo per la Commissione europea, braccio esecutivo dell’Unione europea, per approvare o rifiutare i bilanci. La Francia, in particolare, ha sollevato la posta in gioco all’inizio di questo mese con una dichiarazione temporanea di indipendenza dalle regole dell’Unione europea. I funzionari europei sono ben consapevoli della delicatezza della situazione e sono dunque sollevati da questa cosa. Il governo italiano, guidato dal primo ministro Matteo Renzi, è stata sempre meno conflittuale con Bruxelles, anche se da sempre il nostro primo ministro ha fatto parte della coalizione anti-austerità con la Francia e con la Spagna. Di fronte al difficile compito di snellire la burocrazia in Italia, Renzi ha spesso usato la parola “crescita” nei suoi discorsi per dare speranza a un paese che si trova ad affrontare dei tassi di disoccupazione molto alti.

In molti modi, la diretta avversaria di Francia e Italia è la Germania, la cui spinta per un bilancio improntato al rigore è stata sempre in netto contrasto con il resto della zona euro. Anche nelle settimane scorse la Germania ha rifiutato di fare marcia indietro dalla sua insistenza sul fatto che le regole di bilancio dell’Unione europea devono essere applicate, anche se proprio l’economia del paese tedesco è in fase di stallo.

Rehn e Barroso invitano l’Italia alla stabilità politica, parte 2

Continuando a parlare del discorso fatto dall’UE all’Italia, abbiamo visto nello scorso articolo le parole di Olli Rehn, vediamo ora che Barroso, presidente della Commissione europea, ha detto che non voleva interferire con la politica interna dell’Italia, ma che era suo dovere chiedere un maggiore senso di responsabilità a tutte le forze politiche. Secondo le sue parole “l’Italia ha bisogno di una stabilità sistemica. E’ uno dei grandi paesi della zona euro e quando ci sono dei segni di instabilità politica che emergono, ci sono anche delle ripercussioni sui mercati. Barroso, in questo caso, ha parlato con il quotidiano romano “Il Messaggero”, concludendo affermando che “in questo momento essere saggi è fondamentale”.

Letta ha nel frattempo fatto un appello appassionato per avere stabilità politica in Italia, avvertendo che una crisi politica potrebbe far salire i costi delle assunzioni e gettare l’Italia nel caos. Oltre a questo, l’attuale primo ministro italiano ha detto anche che, in caso di una sua “caduta”, i nostri connazionali saranno costretti a dover pagare l’IMU, la tanto odiata tassa introdotta dal governo Monti e che dovrebbe essere tolta a partire da quest’anno (almeno sulle prime case).

Nell’ultima asta di qualche giorno fa, gli oneri finanziari sui titoli triennali italiano hanno raggiunto il livello più alto da quasi un anno.

Tornando al discorso di Rehn, di cui abbiamo parlato nello scorso articolo, egli si è detto fiducioso che l’Italia sarebbe stata capace di trovare un modo per diminuire il suo deficit di bilancio e farlo rientrare entro il 2,9 per cento della produzione entro quest’anno, aggiungendo che spetta al governo decidere come raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, egli ha affermato anche che l’Italia ha fatto meno di quanto era previsto di esso in termini di riforme economiche e questo ha pesato sulla crescita e sull’occupazione. La soluzione è chiara ma è difficilmente a portata di mano.

Rehn e Barroso invitano l’Italia alla stabilità politica

I funzionari dell’Unione europea hanno avvertito l’Italia nella giornata di ieri di non lasciare che la politica rovini le prospettive di ripresa, proprio prima dell’inizio della settimana che potrebbe segnare la fine del fragile governo di Enrico Letta. Olli Rehn e Manuel Barroso hanno fatto il loro appello per la stabilità prima del voto del Senato italiano previsto per mercoledì, durante il quale si deciderà se Silvio Berlusconi sarà espulso dal Parlamento o meno, a seguito di una condanna per frode fiscale.

E’ di fondamentale importanza mantenere la stabilità politica del paese per garantirne una ripresa, soprattutto perché gli ultimi dati mostrano che l’economia nazionale rimane relatività debole, senza indicare chiaramente un ritorno alla crescita. Sono queste le parole con cui Olli Rehn, funzionario economico dell’UE, si è riferito all’Italia parlando al quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”.

La produzione industriale italiana è stata molto più debole del previsto nello scorso mese di luglio, perdendo l’1,1 per cento e minando le aspettative che il paese possa emergere dalla sua più lunga recessione del dopoguerra nel terzo trimestre 2013. L’instabilità politica ha ostacolato i tentativi di rendere la nostra economia più competitiva e di cercare di ridurre l’onere del debito pubblico, che in Italia è uno dei più grandi al mondo. Addirittura in UE siamo secondi solo dietro alla Grecia.

Nel frattempo, tornando alla politica, gli alleati del centro-destra di Berlusconi hanno minacciato di far affondare il governo se il voto di mercoledì dovesse andare contro il Cavaliere. La coalizione di sinistra-destra di Letta, che ha bisogno del sostegno degli uomini di Berlusconi per sopravvivere, ha bisticciato sin da quando è stata costituita nel mese di aprile, ma la lotta si è intensificata da quando Berlusconi è stato condannato, il mese scorso.

Vedremo ancora nel prossimo articolo in che maniera l’UE, nello specifico Barroso e Rehn, si sono riferiti all’Italia.

S&P declassa l’Italia, ora siamo a “BBB”

Standard & Poor Ratings ha abbassato il rating dell’Italia dicendo che le prospettive economiche del paese sono sempre più deboli. Il rating del nostro paese è stato abbassato da ‘BBB’+ a ‘BBB’, due tacche al di sopra dello status di “spazzatura”. L’azienda ha inoltre messo in evidenza un outlook negativo, dicendo che potrebbe prendere in considerazione un altro declassamento nel 2013 o nel 2014.

S & P dice che la produzione economica in Italia è in calo e che le prospettive economiche del paese stanno peggiorando dopo un decennio di debolezza. Il PIL italiano dovrebbe scendere del 1,9% quest’anno, in peggioramento rispetto al calo 1,4% previsto a marzo. S & P ha detto che l’Italia ha gestito degli avanzi di bilancio per la maggior parte degli ultimi dieci anni, ma le imposte sul capitale e sul lavoro sono superiori ai livelli di tassazione sulla proprietà e sui consumi e che il lavoro italiano è diventato molto costoso rispetto a quello di altri paesi dell’Unione Europea.

Questi problemi stanno danneggiando la crescita del Paese e la competitività economica. L’Italia è la terza economia della zona euro, dopo Germania e Francia, ed è gravata da un debito enorme, pari a circa il 127% della produzione economica annuale, una percentuale seconda solo alla Grecia.

La scorsa settimana, il Fondo Monetario Internazionale ha spinto l’Italia a fare di più per la disoccupazione, definita come “inaccettabilmente alta”, soprattutto tra i giovani e le donne, e ha esortato a riconsiderare l’abolizione dell’IMU, tassa molto impopolare che potrebbe minacciare la sopravvivenza del governo di coalizione del premier Enrico Letta.

La Banca centrale europea, che ha già impostato il suo tasso di interesse quasi al minimo, si è offerta di intervenire sui mercati obbligazionari per acquistare titoli di debito dei paesi finanziariamente in difficoltà. L’offerta è ovviamente rivolta anche all’Italia, che però dovrebbe accettare delle condizioni forse più difficili di quelle attuali.

Italia e derivati: il Ministero respinge le accuse, parte 2

Abbiamo visto nel corso dello scorso articolo che il Ministero dell’Economia italiano ha rifiutato le accuse secondo le quali abbia fatto ricorso ai derivati per poter “sanare” i suoi conti ed entrare nella zona euro.

Secondo gli esperti, in ogni caso, la cosa non dovrebbe creare panico, dato che otto miliardi di euro sono solo lo 0,5 per cento del PIL italiano, un valore non abbastanza grande per un cambiamento importante nella valutazione sulla salute dell’Italia. Nonostante questo, sono sorti degli interrogativi, ad esempio, se la perdita fosse stata assorbita nel disavanzo dello scorso anno. In molti hanno inoltre chiamato sia l’Italia che la Commissione europea a fare presto luce sui rischi che questo presupporto modo di agire portebbe creare sia nelle finanze del nostro paese che nella fiducia degli investitori.

La tecnica di cui abbiamo appena parlato è praticamente quella che è stata usata da parte della Grecia per mascherare la debolezza delle sue finanze pubbliche prima della sua adesione alla zona euro. Considerando a che punto si trova oggi la Grecia, ovvero un qasi fallimento, non c’è sicuramente da stare allegri. E’ vero che l’economia greca è molto più debole di quella italiana, ma c’è anche da dire che, i problemi potrebbero essere anche altri.

Se è vero infatti che i conti pubblici italiani sono stati “abbelliti” in qualche modo per permettere l’ingresso del nostro paese in zona euro, questo significa che non eravamo pronti. Dunque, al di là degli 8 miliardi di euro in sé e del fatto che tale somma è solo lo 0,5% del PIL italiano, il punto di fondo è che se non eravamo pronti significava che i conti erano peggiori di quello richiesto. Tali conti peggiori hanno continuato ad operare ancora per anni (dall’ingresso nell’euro fino ad oggi, estremi compresi) e anche per questo motivo ci troviamo in questa situazione di crisi economica. Se le cose stessero così, cosa ci attende in futuro?

Italia e derivati: il Ministero respinge le accuse

Il Ministero delle Finanze dell’Italia ha negato i rapporti che sono emersi nel corso delle ultime ore che volevano il nostro paese usare dei contratti derivati ​​per arricchire i suoi conti al fine di aderire nella zona euro. Secondo il Ministero, inoltre, non vi è alcun pericolo per i conti pubblici. In ina nota si legge che “l’ipotesi che l’Italia abbia usato i derivati alla fine degli anni ’90 per creare le condizioni necessarie per entrare nella zona euro è assolutamente priva di fondamento.”

Secondo il quotidiano Financial Times, infatti, l’Italia potrebbe dover affrontare delle perdite per circa otto miliardi di euro a seguito di contratti derivati ​​stipulati alla fine degli anni ’90, una perdita che, se fosse vera, sarebbe decisamente una “batosta” per i nostri conti, che già non stanno passando momenti d’oro.

L’accusa è stata mossa in seguito ad un rapporto, a carattere riservato, di 29 pagine, nel quale si legge che il Tesoro italiano aveva ristrutturato il suo debito “tra maggio e dicembre 2012”, quando la crisi della zona euro era al suo momento peggiore. La perdita è stata particolarmente schiacciante, prendendo in considerazione che i contratti avevano un valore di 25 miliardi di euro circa.

Secondo le indiscrezioni, sembra che l’Italia abbiamo compiuto molti errori nel corso degli anni ’90 per fare in modo che il paese potesse entrare nell’euro. Tali errori si pagano oggi, nascosti dai conti ufficiali in una zona molto grigia del Tesoro che solo poche persone sono in grado di comprendere e gestire.

Il governo del primo ministro Enrico Letta, nel frattempo, si è affrettato a cercare di limitare i danni derivanti dalla pubblicazione di questa relazione e ad impedire il deragliamento della spinta con la quale si cerca di rilanciare la crescita dell’Italia. Il Ministero ha aggiunto che il sistematico controllo effettuato da Eurostat a partire dalla seconda metà degli anni ’90, compresi quelli che hanno seguito la graduale introduzione delle nuove linee guida sui derivati, hanno sempre confermato la regolarità della contabilizzazione delle operazioni.

Il Fondo Sotto La Lente: Arca Sgr Cash Plus.

imagesDopo aver gettato un occhio sulle varie tipologie di fondi comuni un po’ “più spinti”  (almeno da un punto di vista speculativo e del rischio), tiriamo un attimino il fiato e soffermiamoci su strumenti finanziari che adottano una strategia di investimento più prudente quali ad esempio il Fondo Cash Plus di Arca SGR, che ha attua appunto una strategia di investimento incentrata principalmente sul comparto monetario.

Come investe…..

Il fondo in questione appartiene alla categoria degli Obbligazionari Flessibili; mira cioè all’ accrescimento del valore del capitale mediante forme di gestione a rischio controllato e strategia flessibile senza uso di Benchmark di riferimento. La data di partenza del fondo risale al Marzo 1995 ed è domiciliato in Italia, mentre la Banca depositaria è l’ Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane spa.

….e Dove Investe.

I principali prodotti finanziari obiettivo dell’ investimento del fondo sono essenzialmente titoli di debito e prodotti del monetario, ma non manca nel paniere una piccola quota di azionario.
Sono caratterizzati (gli strumenti finanziari sopracitati) da elevata liquidità e regolati sui principali mercati Europei, Nordamericano, Giapponese e dei mercati emergenti, con la possibilità di usufruire di una Leva Finanziaria max di 1,3.
La componente obbligazionari a breve è di gran lunga la più utilizzata, mentre la percentuale di titoli di debito con rating BBB sfiora il 90%. Geograficamente l’America è la zona con maggior titoli nel paniere del fondo, con circa il 54%, seguita a ruota dall’ Europa con il 40%, mentre il restante 6% viene suddiviso tra Asiatici (in maggior misura) e strumenti del Mercato emergente. Per quanto riguarda la diversificazione settoriale dell’ azionario in pancia al fondo, i finanziari pesano per circa il 20%, mentre il comparto energia, tecnologia, salute e materie prime si prendono il 10% circa ciascuno, il resto viene suddiviso su altri comparti secondari.
Il rendimento del fondo infine è quotato in euro.

Benchmark e Classe di Rischio.

Come già detto, essendo un fondo cosiddetto Flessibile, non è previsto un Benchmark di riferimento. L’ obiettivo dello strumento è comunque quello di conseguire un rendimento medio netto annuo (al lordo di oneri fiscali) superiore all’ Indice Merrill Lynch Italy Goverment Bill. La classe di rischio ovviamente, in base al sottostante del paniere del fondo, è di tipo 2, abbastanza bassa, il che naturalmente non presuppone però un investimento totalmente privo di eventuali rischi.

NAV e Performance.

Nell’ anno 2012 il fondo ha avuto un rendimento del 5,7%, rendimento mai raggiunto negli anni passati, dove mediamente ha avuto performance del 2,0% circa negli ultimi dieci anni, con percentuali dal -0,7% (2010) al 3,0% (2008). Da inizio 2013 la performance segna un + 1,4%; il Nav attuale si aggira intorno a 9,506 eur. Il patrimonio netto totale del fondo infine è di circa 4,42 Mld €.

Possibili Strategie.

Pure qui vale il discorso della possibile strategia di investimento sia tramite investimento unico, sia tramite Piani di Accumulo. A detta della SGR emittente comunque l’ orizzonte temporale dell’ investimento non dovrebbe essere inferiore a due anni, meglio se cinque. Sembrerebbe un fondo creato ad hoc per investire il surplus di liquidità presente sul proprio conto corrente ordinario.
Dato poi il basso indice di rischio degli strumenti monetari presenti nel paniere del fondo in questione, questo potrebbe trovare una buona collocazione in portafogli fortemente difensivi, magari in periodi di forte volatilità di mercato o come strumento di diluizione del rischio in portafogli aggressivi o molto speculativi.

Il Gruppo Franklin Templeton.

images2Uno dei maggiori gruppi di gestione degli investimenti è sicuramente la Franklin Resources inc., con sede legale in California e servizi di investimento in più di 150 Paesi nel mondo.

Un Po’ Di Storia.

Subito affermatasi, appena avviata, come una delle più piccole ma meglio gestite aziende del settore, oggi la Franklin è riconosciuta da tutti quale una delle maggiori organizzazioni a livello mondiale nella gestione degli investimenti. Fu fondata nel ’47 a New York da Rupert Johnson, che le dette il nome in onore del padre fondatore degli USA Benjamin Franklin (da cui anche il bel faccione nel logo!).
Il vecchio presidente USA infatti impersonava agli occhi dei cittadini ideali di prudenza e parsimonia nel trattare risparmio e investimenti. Una delle prime linee di gestione del capitale fu proprio un comparto di fondi azionari e obbligazionari a filosofia conservativa e adatta alla maggior parte della gente comune.
Divenuta pubblica negli anni ’70, la Franklin si trasferì in California e successivamente, per tutti gli anni ’80, ebbe inizio lo scambio, presso la Borsa di New York, dei propri titoli, mentre gli asset iniziarono a raddoppiarsi per 6 anni consecutivi. Negli anni ’90 iniziò la vera e propria diversificazione, sia oltre il mercato obbligazionario, sia in termini geografici, con apertura di filiali in Asia ed Europa. E’ storia infine di questo ultimo decennio la fusione con il gruppo Templeton (da cui il nome attuale), considerata al tempo la più grande fusione mondiale di un gruppo indipendente di fondi comuni di investimento. Gruppo che attualmente è guidato dal nipote del fondatore, Greg Johnson, che iniziò la carriera finanziaria come semplice agente di Borsa nel ’85.

La Filosofia Del Gruppo.

Le strategie e le diversificazioni della Franklin T. passano attraverso la costituzione di 6 grandi gruppi di investimento autonomi per diversificazione e tipologia di prodotti. In ordine:

  • Il Franklin Equity Group, con occhio incentrato su investimenti in aziende con potenziali di crescita sostenibile nel lungo periodo con strategia “Growth” o ibrido/bilanciato, con focus globale,regionale o di settore.
  • Il Templeton, che applica una strategia “value” nella gestione dei portafogli azionari internazionali ed emergenti,, incentrati sul lungo periodo.
  • Il Mutual Series, che si occupa in poche parole di investimenti su corporate non ancora totalmente alla ribalta, come valore, agli occhi dei mercati, investendo cioè in azioni sottovalutate ma con ampi orizzonti, quasi sempre a lungo termine, di crescita del valore.
  • La Fixed Income Group, la loro piattaforma globale obbligazionaria, che si occupa principalmente di debito sovrano globale e degli emergenti, nonché di enti locali.
  • Il F.T. Real Asset Advisors, che opera nel mercato globale dell’ immobiliare con stile multisettoriale e multiregionale.
  • Il Team di Gestione Locale, con occhio sulla gestione delle singole attività locali a livello globale (i primi team in India nel 1993 e in Sud Corea nel 1997) mediante costituzione di precisi benchmark e flessibilità di intervento.

Una Larga Gamma di Prodotti.

Naturalmente non c’è settore o mercato o singolo paese che non sia toccato dalla gestione dei vari fondi di investimento del gruppo.
Tra i più conosciuti ( e più apprezzati dagli addetti ai lavori) ci sono sicuramente il Templeton China Fund, il Franklin US Equity Fund, il Franklin Global small-Mid Cap Growth Fund e il Franklin Technology Fund.

Italia e crisi del debito, come uscirne, parte 2

Abbiamo parlato della situazione del nostro paese in piena crisi, economica e politica. Da questo punto di vista l’Italia non ha un ordine del giorno molto a lungo termine, anche in virtù del fatto che le elezioni di febbraio hanno prodotto un parlamento frammentato. Al momento c’è una forte coalizione che sostiene il governo, ma anche la concreta possibilità di avere nuove elezioni entro un anno e mezzo o due anni al massimo. L’Italia sta cercando dunque di operare all’interno di quel lasso di tempo, dunque in maniera molto più breve rispetto ai classici cinque anni di legislatura.

La politica monetaria della BCE può davvero aiutare l’Italia, così come anche altri paesi, ad uscire dalla crisi. Si può togliere la pressione si può ospitare una nuova crescita. Ma la cosa di cui tutti (Italia compresa) hanno veramente bisogno sono le riforme strutturali in primo luogo. La cosa ideale realmente sarebbe un giusto mix di politica fiscale, di politica monetaria e di riforme strutturali.

Parlando della nostra situazione, il nostro ministro dell’economia Saccomanni ha detto che l’Italia sta lavorando sui modi per aumentare il credito alle imprese italiane, molte delle quali non riescono a far fronte ai debiti che si stanno accumulando in questi anni di recessione nel nostro paese. In tutto questo l’Italia deve mettere in piedi anche delle azioni fiscali, tra cui cercare di ridurre le tasse sulle piccole imprese in cambio dell’assunzione dei giovani o a sostegno di investimenti in nuove tecnologie, innovazione, ecc.

Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia che è successo a Mario Draghi quando egli è diventato il numero uno della BCE, pensa che la banca centrale sia un ente utile per offrire ulteriore sostegno per l’Italia e per il resto della zona euro, se necessario. La Banca d’Italia, tecnicamente parlando, è attrezzata e pronta ad intervenire.

Italia e crisi del debito, come uscirne

La situazione della crisi della zona euro, sul debito dei vari paesi, rispetto al sostegno verso delle politiche non convenzionali da parte della BCE ha scatenato un dibattito, di cui si sta ancora parlando, relativamente a quello che i vari governi in zona euro stanno facendo per cercare di risolvere tale crisi economica. Tutti gli occhi sono sull’Italia, il paese da cui arriva il numero uno della BCE, Mario Draghi, che ha recentemente dato vita ad una coalizione, dopo le inconcludenti elezioni che si sono tenute all’inizio di quest’anno. Il nostro rapporto tra debito e PIL va oltre il 100 per cento, l’Italia è ampiamente considerata come un membro della zona euro che ha bisogno di far passare delle forti riforme strutturali al fine di riconquistare la sua competitività nella zona euro ed anche oltre.

Grazie ai tipi di politiche fatte nel corso di questi ultimi mesi ha permesso al nostro paese di avere un nuovo margine di operatività per raggiungere l’obiettivo del 3% del PIL. Lo ha detto il ministro delle Finanze italiano, Saccomanni, nominato a questo ruolo con il governo Letta. Il margine del 3% del PIL è il bersaglio per i paesi della zona euro. La Commissione europea ha già permesso ad alcuni membri di rallentare il ritmo al fine di raggiungere questo obiettivo, fondamentale per la crescita.

Secondo Soros, noto per aver “gabbato” la BoE, la ripresa in zona euro non sarà una cosa così durevole, anche in considerazione del fatto che la situazione europea non è in equilibrio. Soros ha detto che l’Italia “non è padrone del suo destino” e che tutto dipende dall’azione dell’Unione europea. Il noto economista ha da tempo chiesto l’introduzione degli eurobond e dell’unione fiscale, qualcosa a cui Berlino si è da tempo opposto. La prova è che la crescita è fondamentale, mentre le politiche di austerità non funzionano. Chiunque spera che il nuovo governo dell’Italia possa intervenire con delle riforme strutturali a lungo termine dovrebbe prendere atto che la cosa potrebbe non essere così facile.

Letta Presidente, i mercati accolgono la notizia con un sospiro di sollievo

Gli investitori hanno salutato la notizia dal colle più alto di Roma con un “sospiro di sollievo”. I costi dell’indebitamento per l’Italia sono scesi al livello più basso da quando il paese ha aderito all’euro nel 1999. La cosa interessante è che finalmente la quarta economia più grande d’Europa si è spostata verso un nuovo governo, dopo due mesi di stallo senza precedenti. Sulla carta, non sembra esserci molto di cui rallegrarsi. Se Enrico Letta dovesse, nei prossimi giorni, riuscire a formare un governo di coalizione con il centro-destra e con i centristi, è difficile vedere un governo che sarà tutt’altro che fragile e condannato a essere relativamente breve. Inoltre, questo significa che Silvio Berlusconi, ex primo ministro, riacquisterà la sua influenza sulla politica italiana.

Questi sono gli aspetti negativi, non certo trascurabili. Ma, dopo settimane di poco dignitoso stallo politico, giorni in cui i politici italiani non sono riusciti a rispondere ai bisogni fondamentali dei loro cittadini sempre più indignati, è una soluzione decisamente migliore.

La disoccupazione del nostro paese è al 11,6%, tra i giovani sale addirittura fino al 37,8%. Più di 31.000 aziende, per lo più piccole e medie imprese, sono fallite nel primo trimestre di quest’anno, la cifra più alta dal 2004. Nelle ultime settimane ci sono stati una serie di suicidi apparentemente legati alla disperazione finanziaria. In questo scenario lugubre, un governo di coalizione sotto Letta, per quanto imperfetto, potrebbe offrire un barlume di speranza.

Le sfide che attendono il nostro paese sono davvero enormi, ma alcuni credono che Letta potrebbe affrontarle in maniera intelligente. Egli è conosciuto come un mediatore capace che, nonostante la sua giovane età, è da diverso tempo nel blocco politico italiano e ne capisce le macchinazioni. Le prime parole di Letta Presidente sono state relativamente alla “forte responsabilità” che ora ha sulle sue spalle, che però saranno capaci di sopportare.

Milano non cade più, ma l’entusiasmo potrebbe terminare presto

 

Piazza Affari chiude per il quarto giorno di fila in positivo brindando idealmente alla nascita di un Governo a guida Enrico Letta. Il Ftse Mib infatti ha chiuso ieri con un progresso dello 0,44% lasciando intendere che abbia recepito positivamente la possibilità che l’Italia a 2 mesi dalle elezioni possa avere un Governo. Come anticipato nel corso dell’articolo di ieri l’attribuzione dell’incarico di formare il Governo ad Enrico Letta era divenuto gioco forza un passaggio quasi obbligato da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Infatti la Lega Nord aveva espresso notevoli dubbi su Giuliano Amato e Silvio Berlusconi aveva posto un forte veto su Matteo Renzi premier in quanto sarà con ogni probabilità il suo futuro avversario alle prossime elezioni politiche.

Situazione politica italiana 

Adesso però cerchiamo di capire se Enrico Letta riuscirà ad ottenere la fiducia da ambo i rami del Parlamento. Alla Camera si sa non ci dovrebbero essere particolari problemi visti i numeri del suo partito. Il problema sarà al Senato dove per poter ottenere la fiducia dovrà avere il consenso di Scelta Civica e da almeno un altro partito tra la Lega Nord e il Pdl. Servirebbe più che un’impresa, un miracolo. Ovviamente per riuscire in questo miracolo Letta dovrà costituire un Governo con ministri di quasi tutti gli schieramenti sopra menzionati. Avventurarci in una specie di toto-ministri sarebbe andare lontani dal nostro compito: capire se ce la farà o meno ad ottenere la fiducia. Il mercato infatti nell’ipotesi pessimistica di una votazione sfavorevole potrebbe reagire in maniera alquanto scomposta e non è escluso che si possa tornare sui minimi della settimana scorsa, se non a ridosso dei minimi di marzo. La sensazione è che Enrico Letta disponga di più possibilità rispetto a Pierluigi Bersani, però allo stato attuale non avrebbe oltre il 55-60% di probabilità a suo favore. Il leader del Pdl vorrebbe nel Governo esponenti di primo piano nel Governo, ma il Presidente del Consiglio incaricato non è affatto intenzionato a concedersi totalmente all’avversario politico. Nel Pd inoltre ci sono molti insoddisfatti sull’accordo che potrebbe esserci soprattutto con gli avversari storici del Pdl: i loro elettori potrebbero non capire questa scelta e temono pertanto di non essere rieletti.

Scenario tecnico 

Il derivato ha chiuso nella giornata di ieri a 16326 dopo aver testato l’importante supporto in area 16000/16060 (minimo fatto a 16045). Nell’eventualità mollasse quest’area supportiva il prossimo livello da monitorare potrebbe essere quello posto tra 15780/15830. Se il mercato proseguirà nel rialzo le resistenze più significative saranno poste a 16470/16500. Solo il superamento di quest’area resistenziale potrà portare il derivato verso la fortissima resistenza posta a 16800.

Suggerimenti operativi 

Raccomandiamo la massima cautela sugli acquisti. Vi consigliamo il titolo Unicredit: se chiudesse sopra la resistenza posta a 3,94 potrebbe rappresentare un ottimo acquisto in ottica “mordi e fuggi” con target in area 4,12/4,23. Sconsigliamo di entrare al ribasso sia sui singoli titoli che sul derivato sull’indice. Su quest’ultimo consigliamo di non operare al momento.

L’euro inizia il crollo contro lo yen e ripiega contro i dollari

Analisi Eur/Jpy 

La rottura sotto il supporto posto a 128.80 per il cambio Euro/Yen ancora una volta aumenta le probabilità che il massimo sia stato fatto già a 131.12 e l’onda 5 sarebbe finita proprio in quel punto. Tuttavia, abbiamo bisogno di una pausa al di sotto di area 126.40 per confermare che il rally partito da 124.90 è stato solo in tre onde e quindi possa rappresentare solo una correzione. Questo braccio di ferro tra tori e orsi troverà presto il suo vincitore. Se i tori vinceranno avremo ancora bisogno di un’ultima salita sopra il massimo a 131.12, ma il possibile rialzo dovrebbe essere molto limitato. Se invece (come riteniamo più probabile) gli orsi vinceranno vedremo una rottura inferiore a 126.40 e sarà pertanto altamente probabile una nuova accelerazione verso area 119 visto che tutte le posizioni di rialzo verranno chiuse in stop loss. Non è importante adesso stabilire chi sta vincendo questo braccio di ferro, l’importante è sapere se le cinque onde di rialzo siano terminate o meno con il raggiungimento di area 131,12. Anche se noi non vedessimo un livello più alto dell’ultimo massimo, dovremmo essere molto vicino al top e dobbiamo prepararci ad assistere all’onda 2 superiore che sarà estremamente ribassista. Quest’onda 2 che vi annunciamo dovrebbe perlomeno raggiungere il minimo dell’onda 4 di 1 a 118.73, ma il calo dell’onda 2 potrebbe essere molto più profondo! 

Analisi Eur/Nzd 

Attualmente stiamo assistendo ad una rottura sopra la resistenza della trend-line discendente vicino a 1.5580 per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Nel caso questa rottura venisse confermata la nostra analisi rialzista sarebbe confermata e dovremmo vedere presto l’accelerazione appena l’onda 3 progredirà con un rally verso almeno 159.20 e più probabilmente più sopra verso area 1,6210. Tuttavia finché resistenza a 1.5580 proteggerà il cambio dalla salita potremmo rischiare un altro ripiego con una correzione ancora più complessa, ma solo una pausa sotto 154.87 ci confermerà che è così. In tal caso potrebbe essere in corso e un nuovo movimento prima verso 1,5405 e forse ancora più giù in area 1.5375 dove terminerebbe l’onda 2 correttiva. Il cambio potrebbe anche aver fatto un minimo importante in area 1,5425 ed essere pronto per ripartire senza dover necessariamente raggiungere questi due target di ribasso.

Strategie operative 

Il suggerimento che diamo da diversi giorni ai nostri lettori è di evitare di acquistare il cambio Euro/Yen, ma di acquistare il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Sul cambio Euro/Yen siamo al ribasso dalla rottura in area 128,80 con un trailing stop pari a 1,30 centesimi di euro e stop loss a 130,40. Con il cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo da 1,5580 con stop loss sotto 1,5370. Suggeriamo un trailing stop pari a 2,10 centesimi ed un take profit in direzione di 159,20.

L’euro prende fiato, ma è ancora presto per comprarlo

Analisi Eur/Jpy 

Con un massimo in area 130,90 il massimo dell’onda 3 di 5 è stato centrato quasi millimetricamente per il cambio Euro/Yen ed adesso l’onda 4 di 5 è in via di sviluppo. La correzione rappresentata dall’onda 4 di 5 tuttavia potrebbe essere molto piccola e molto complessa e potrebbe svilupparsi anche come un triangolo, ma sarebbe meglio attendere l’evoluzione per capire come si svolgerà. L’importante è che sin da adesso sappiamo che il cambio dovrà dirigersi in area 127,90 almeno, ma l’intera area 127,70/128,40 potrebbe essere un punto di approdo essendo una validissima area supportiva. Nel breve periodo ci aspettiamo che la resistenza in area 130,80/130,90 protegga il cambio da ulteriori salite, ma il fatto che il cambio abbia forato prima area 130,10 e poi 129,70/129,80 ci lascia pensare che l’onda 4 di 5 sia ufficialmente partita. Laddove vi fossero dei rialzi dai livelli attuali questi potrebbero essere alquanto limitati e non ci attendiamo salite roboanti da questi livelli finché il cambio non raggiungerà l’area supportiva da noi indicata.

Analisi Eur/Nzd 

La rottura sotto area1,5170 hainvalidato tutto il conteggio rialzista per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Proviamo ad ipotizzare però che la salita fatta da1,5173 a1,5521 sia considerabile come onda 4 di c e la discesa fatta da1,5521 a1,5080 sia stato pertanto onda 5 di c. A questo punto la discesa dovrebbe essere terminata per questa tipologia di conteggio proprio sul fondo individuato. Adesso ci attendiamo una salita, ma solo la rottura di area 1,5220/1,5230 potrà rappresentare l’inizio del rally, ma per conclamare una seria ripartenza occorrerà necessariamente attendere la rottura di area 1,5370/1,5380 per affermare con certezza che l’onda 5 di C sia ufficialmente terminata.

Analisi Eur/Usd

Area 1,3130 si dimostra una validissima resistenza per il cambio Euro/Dollaro statunitense, ma un’eventuale correzione sarebbe comunque poco profonda. Se area 1,3040 resistesse come supporto è possibile che il cambio si diriga prima verso area 1,3170/1,3180 e poi verso 1,3230 ed infine verso 1,3320/1,3340. Solo la violazione di area 1,3040 potrebbe rappresentare l’inizio di una correzione verso area 1,294/1,2970 dove il cambio dovrebbe riprendere la corsa verso l’alto in direzione dei target indicati.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen suggeriamo di non aprire strategie rialziste perlomeno fin quando il cambio non correggerà in area 127,7/128,40. Lo short aperto nella giornata di ieri da area 130,40 va gestito attraverso uno stop profit in area 129,70/129,80 con target proprio in direzione dell’area supportiva indicata dove sarebbe preferibile tornare compratori. Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese consigliamo di accumulare il cambio in direzione 1,55, con stop loss sotto 1,5080. Sconsigliamo una vendita del cambio in questione. Per acquistare il cambio Euro/Dollaro statunitense aspettiamo una rottura sopra 1,3170/1,3180 oppure un arrivo in area 1,294/1,2970 e sconsigliamo pertanto di acquistarlo “a mercato”. Potrebbe essere fatta un’operazione ribassista solo se violasse area 1,3040, ma in un ottica prettamente speculativa con stop sopra 1,3080 e gain sul supporto indicato.

Euro in grande spolvero, il rialzo continua?

Analisi Eur/Jpy

Non c’è stato spazio nemmeno per una piccolissima correzione del cambio Euro/Yen verso area 126,70 ed il cambio ha preso il decollo. Ora dobbiamo cercare un target dell’onda 3 di 5 che secondo noi potrebbe essere in area 130,90/131 dove l’onda 3 avrà 1,618 volte l’ampiezza dell’onda 1 di 5 (non 2,618 volte come riportato ieri, ci scusiamo per l’errore). Una volta terminata l’onda 3 di 5 presumibilmente partirà l’onda 4 di 5. Ci aspettiamo che questa onda 4 di 5 sia meno profonda, ma più complessa rispetto all’onda 2 di 5 che ha dato luce ad una correzione molto profonda e relativamente semplice, ma è prematuro capire quale sarà la sua ampiezza finché non verrà raggiunto il target dell’onda 3 di 5 probabilmente in area 130,90/131.

Analisi Eur/Nzd

Con la rottura sotto il supporto in area 1,54 del cambio Euro/Dollaro neozelandese era alquanto probabile assistere ad una correzione profonda attraverso la formazione di un’onda 2. Il target dell’onda 2 potrebbe essere già stato raggiunto in area 1,5330 e adesso attendiamo una ripartenza attraverso un’onda 3. Non è improbabile però assistere ad un’onda 2 più profonda, ma riteniamo difficile che il cambio possa mollare il supporto in area 1,5330. A questo punto aspettiamo una rottura convinta di area 1,5460 che potrebbe portare il cambio in direzione di area 1,5880 e quindi assisteremo ad un maestoso rally di salita per il cambio. Tuttavia finché il cambio sarà sotto 1,5420 sarà sempre frenato ed a rischio correzione.

Analisi Eur/Usd

Nello scorso aggiornamento avevamo ben individuato area 1,3050 come conclusione della prima onda della salita partita dal minimo in area 1,2740 per il cambio Euro/Dollaro statunitense. Adesso è lecito attendersi un primo pullback e quindi una correzione della salita, quindi aspettiamo il cambio in sui livelli in area 1,2930/1,2970, con ampie possibilità che il cambio si fermi area 1,2940 sulla vecchia linea di resistenza diagonale che adesso quindi farà da supporto. Possibile che il rintracciamento avvenga entro la giornata di Giovedì. Nell’eventualità che quest’area supportiva venisse violata è possibile che il cambio scenda in area 1,2860/1,2870 dove il cambio rintraccerebbe il 61,8% della salita fatta dal minimo in area 1,2740 al massimo in area 1,307.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen consigliamo di chiudere gli short eventualmente aperti nella giornata di ieri vista la notevole forza del cambio. E’ possibile aprire una posizione di rialzo sul cambio nel caso in cui raggiungesse area 1,2680, altrimenti sarebbe consigliabile rimanere flat. Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo dal minimo in area 1,5330/1,5340 ed aspettiamo il raggiungimento del target in area 1,5880 con stop sotto 1,53. Per chi fosse flat su questo cambio consigliamo di acquistare “a mercato” oppure di acquistarlo nel caso in cui il cambio rompa con forza area 1,5460. Per il cambio Euro/Dollaro Statunitense consigliamo un’operazione di ribasso speculativa in direzione di area 1,2940, oppure di rimanere flat finché non si paleserà la fine del pullback in area 1,2865.

 

Euro, il rimbalzo è finito?

Analisi Eur/Jpy 

Il punto di invalidazione ribassista per il cambio Euro/Yen è posto a 125,90. Tuttavia Venerdì abbiamo assistito ad una finta rottura ed in teoria potrebbe ancora essere aperta l’ipotesi che siamo ancora in onda 4 ribassista. I dubbi ovviamente ci sono riguardo al fatto che potremmo assistere ancora ad un crollo in direzione del nostro famoso target verso il livello individuato a 117,30 (dove transita il rintracciamento del 38,2% dell’onda 3). Se invece fossimo in onda 1 dell’onda 5 superiore, è atteso comunque un calo in area 122,30 per chiudere un’onda 2, prima di una risalita sopra 125,90. Ovviamente sarebbe importante, per capire in quale delle due ipotesi ci troviamo, capire se il livello posto a 122,30 del cambio reggerà o meno.

Analisi Eur/Nzd 

Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese sto cercando un’onda triangolare che termini sotto 1,58 e molto probabilmente sotto area 1,5720. Ciò farebbe capire che l’onda E del triangolo si è chiusa in area 1,5880 e saremo pronti ad assistere ad un’onda C che porti il cambio in area 1,52. Ad invalidare lo scenario ribassista, solo una conferma della rottura del livello posto in area 1,5930/1,5940 potrebbe portare il cambio verso area 1,602/1,603 in prima battuta e successivamente verso1,6360 inseconda battuta.

Analisi Eur/Usd

Per il cambio Euro/Dollaro statunitense è importante monitorare il livello in area 1,2960. Nel caso questo valore dovesse essere violato è possibile un rintracciamento in area 1,2870/1,2880. Se il cambio dovesse forare l’area resistenziale posta in area 1,307/130,80 sarà molto probabile assistere ad un rally dell’euro in direzione di 1,3350 prima e 1,3430 dopo. Il declino partito da 1,3711 assume carattere impulsivo (a 5 onde per intenderci), ma il recupero dell’area 1,3350 e 1,3430 potrebbe far assumere a tutto il calo in corso ad una correzione della salita partita dal Luglio 2012 (saremmo pertanto in onda 2 o onda B). Se l’interpretazione descritta fosse corretta, allora il rally proseguirà per la gran parte del mese di marzo. Il rally potrebbe assumere diverse forme (zig-zag, piatto, una combinazione complessa). Di solito l’onda B si caratterizza con onde acute e profonde (di tipo zig-zag, per intenderci).

Suggerimenti operativi 

Per il cambio Euro/Yen suggeriamo di aprire una posizione rialzista di tipo speculativo con uno stop in area 124,60 e target nei pressi di 125,60/125,70. Alla violazione di questo importante supporto è possibile ribaltare la posizione per provare a centrare obiettivi ribassisti in area 122,30 (con stop sopra 125,20). Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese non consigliamo operazioni rialziste, ma è consigliabile aprire un ribasso solo sotto 157,20 per maggior precauzione, con livello di stop sopra 158. Per il cambio Euro/Dollaro Usa consigliamo una posizione rialzista con stop sotto 1,2960, mentre invece sconsigliamo di aprire posizioni ribassiste.

Fitch degrada l’Italia: BBB+

Fitch ha declassato il rating del debito sovrano del nostro paese da “A-” a “BBB+“, di una tacca, con in più outlook negativo. Fitch ha dato come causa principale della decisione il fatto che i risultati delle elezioni parlamentari italiane del 24 e del 25 febbraio non sono stati soddisfacenti e che è improbabile che un nuovo governo stabile possa essere formato nel corso delle prossime settimane. Il voto in Italia ha lasciato il paese in una situazione di stallo politico, con nessun partito o coalizione in grado di formare un governo da solo, e i leader di partito che hanno fatto pochi progressi nei colloqui.

L’incertezza non si è riflessa sui mercati azionari, almeno fino ad ora, ma potrebbe portare il nostro paese a ripiombare nel fango del debito, che potrebbe avere un effetto a catena anche su altri paesi vulnerabili della zona euro e sulla moneta stessa. Nel nostro paese gli oneri finanziari sono leggermente aumentati, dopo l’annuncio di Fitch, arrivando a quota 4,599 per cento sui titoli a 10 anni, dal 4,596 per cento. Secondo Fitch, inoltre, il debito pubblico in Italia, una delle più grandi economie dell’eurozona, potrebbe raggiungere quasi il 130 per cento del PIL nel corso di questo anno, un dato peggiore rispetto alla stima precedente, fatta sempre da Fitch, del 125 per cento. Inoltre, l’economia nostrana potrebbe contrarsi del 1,8 per cento nell’anno in corso.

L’agenzia inoltre stima che il debito pubblico in Italia dovrebbe scendere a circa il 2,5 per cento del PIL, il che metterebbe Roma al di sotto del massimale stabilito dall’eurozona, pari al 3 per cento del PIL. Un altro problema è la disoccupazione, che in Italia è a livelli record del 11,2 per cento, con l’economia che si è ridotta al 2,4 per cento lo scorso anno, mentre il debito pubblico è salito al 127 per cento del PIL dal 120,8 per cento nel 2011.

L’euro con il freno tirato a causa dello stallo politico italiano

L’euro è sceso nei confronti del dollaro e dello yen nel corso delle ultime ore di trading con gli investitori e gli speculatori che si muovono cauti circa l’acquisto della moneta unica a causa della situazione di stallo politico in Italia. Al momento, dunque, i guadagni dell’euro sarebbero limitati dalle preoccupazioni circa l’instabilità politica del nostro paese, che potrebbe mettere a rischio le riforme economiche da fare e riaccendere la crisi del debito nella zona euro. La nostra moneta è scesa infatti contro il dollaro americano e si prevedono ulteriori cali. Nonostante la diffidenza per la situazione politica, alcuni strateghi hanno detto che c’è un interessante supporto per l’euro attorno ai livelli attuali, dato che molti investitori sono convinti che la Banca centrale europea interverrà se ci sarà l’aggravarsi della crisi.

Nel frattempo l’Italia ha tenuto un’asta del debito decisamente liscia, che ha contribuito a temperare alcune preoccupazioni sugli oneri finanziari del nostro paese. Parlavamo di supporto e dicevamo come, per le prossime giornate, l’euro dovrebbe andare “con il freno tirato”, soprattutto in attesa di una maggiore chiarezza per la situazione politiche dell’Italia, che si chiarirà nel corso delle prossime settimane.

Alcuni strateghi hanno che finora il mercato è stato relativamente tranquillo  a causa della crisi di bilancio negli Stati Uniti, dove i tagli di spesa automatici di 85 miliardi di dollari, in maniera sempre più probabile, inizieranno venerdì. La scogliera fiscale degli Stati Uniti è sempre stato uno dei rischi maggiori in programma nel 2013, nonostante la soluzione temporanea di qualche settimana fa.

Contro lo yen, il dollaro si trova vicino al valore di 92,19, lontano dal minimo di lunedì a quota 90,85. La valuta nipponica ha mostrato poca reazione dopo che il primo ministro giapponese ha nominato, come previsto, il presidente della Banca Asiatica di Sviluppo Haruhiko Kuroda come nuovo governatore della BOJ e l’accademico Kikuo Iwata come uno dei due vicegovernatori.