Investimenti in oro, ecco tutto quello da sapere nel 2015

Nelle ultime settimane ci sono stati due momenti degni di nota che indicano che ci sono grandi opportunità di investimento in oro. Vediamo ciò che sta accadendo ora e ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi e anni tenendo presente che nel corso degli ultimi mesi abbiamo avuto due tendenze importanti:

  • Il maggior numero di investimento short fatti nel metallo giallo degli ultimi 15 anni
  • Il minor numero di investimenti long sull’oro che si sono mai visti.

Entrambe le indicazioni ci fanno capire che c’è grande pessimismo sul mercato. Nella tabella storica dei prezzi dell’oro si vede usando una semplice onda Elliott come ci sono dei riferimenti di prezzo importanti.

Nel corso del 2012 abbiamo visto i prezzi dell’oro salire notevolmente ed arrivare anche a quasi 1.900 dollari per ogni oncia. Da lì in poi i prezzi sono scesi e abbiamo visto una forte calata, che ha preso di sorpresa molti investitori. Siamo di fronte ad una possibile nuova salita del metallo giallo, considerando che il costo attuale di un’oncia è attualmente di 1.185 dollari per un’oncia.

Le potenzialità del prezzo dell’oro possono ancora essere interessanti, anche particolarmente.

Sappiamo, infatti, che il metallo giallo sale di prezzo quando le condizioni economiche mondiali sono deboli e oggi, soprattutto a causa della situazione economica della Grecia e dell’Europa in generale.

Tutti gli occhi sono al momento puntati sulla famosa “grexit”, ovvero sull’uscita della Grecia dalla zona euro. Qualora questo dovesse avvenire, l’euro potrebbe perdere di valore (il condizionale è da sottolineare, non è detto che invece il mercato possa premiare la nostra valuta in quanto finalmente la zona Euro si è liberata di un grande peso come può essere proprio il paese ellenico).

Se questo dovesse accadere, se l’uscita della Grecia dall’eurozona dovesse destabilizzare l’economia mondiale (come qualche giorno fa Tsipras aveva avuto l’ardore di affermare) allora potremmo essere di fronte nuovamente ad un buon momento per comprare l’oro.

Con un’economia mondiale in bilico, infatti, il metallo giallo rappresenta l’unica ancora di salvezza per non perdere tutto il proprio denaro in investimenti eccessivamente rischiosi.

Qualora anche non fosse così, in ogni caso l’oro è una delle scelte migliori che si possa fare per investire nel medio/lungo termine. Un po’ come il “mattone”, che si tratta di un investimento sempre sicuro, anche acquistare dell’oro rappresenta una buona scelta per tutti quegli investitori che vogliono diversificare il loro grado di rischio.

Teniamo d’occhio il mercato, perché potrebbe riservare belle sorprese.

Con quanto bisogna iniziare a fare forex?

Con l’avvento di internet, investire nei mercati finanziari è più facile che mai. Con il computer si può accedere ad una serie di strumenti finanziari di tutti i tipi. Il forex è uno dei migliori e sono in tanti che decidono di fare questo passo. Si pensi di essere pronto anche tu per iniziare a fare trading nel mercato Forex e sei alla ricerca di consigli su come fare denaro, in questo articolo puoi trovare le risposte.

Qual è la somma di denaro minima per poter operare? In generale la maggior parte dei broker forex offrono la possibilità di iniziare con dei depositi moderati. Sì, avete aperto un conto di base live e ora siete indecisi su quanto mettere: il primo deposito può essere anche solo di 100 €.

E’ veramente la quantità minima consigliata? Si tratta dell’importo minimo che un broker permette di depositare, ma dire che è la quantità minima di denaro consigliata è un’altra cosa. È evidente che a seconda delle esigenze di ogni trader il minimo importo necessario da poter investire può essere superiore a quello minimo, o esattamente pari ad esso, quindi si può dire che si tratta di un “minimo relativo”.

La cosa migliore sarebbe iniziare con 1.000 €, una somma non troppo grande che ci porta a non rischiare troppo. Il segreto per investire con questa somma di denaro, non troppo grande ma neanche troppo piccola, è quella di essere una persona disciplinata, lasciare alle spalle tutte le preoccupazioni e i dubbi ed investire con fiducia al fine di ottenere i benefici che si stanno cercando.

Quindi vorremmo sottolineare l’importanza di un piano di investimenti nella gestione del capitale. Bisogna porsi degli obiettivi che si desidera raggiungere e arrivarci cercando anche di prevedere quanto tempo sarà necessario (in linea di massima).

Che cosa si dovrebbe tenere a mente quando bisogna prendere la decisione di “quanto denaro investire”? La prima cosa è che non bisogna spendere più soldi del necessario. A volte si vedono investitori investire più di quanto dovrebbero e subire delle perdite molto dannose. Quindi la cosa fondamentale è pensare ad un importo minimo che non sia in grado di coinvolgere il proprio stile di vita anche in caso di sconfitta. Inoltre, mai rischiare il 100% del capitale, non sarebbe prudente e si rischia troppo.

Bisogna sempre tenere presente che si può iniziare con un minimo accettabile e, se le cose iniziano ad andare bene, si può aumentare progressivamente.

Riforma del lavoro, Renzi: “Accordo in tempi brevi”

«Sono sempre stato e rimango ancora ottimista che, l’accordo in divenire, possa essere approvato in tempi fortemente brevi». Questo è quanto dichiarato da Matteo Renzi al Tg1, riferendosi all’intesa sulla legge elettorale.

Il segretario del Pd si augura vivamente di non vedere colpi di mano in Aula per quanto riguarda la legge elettorale. «Sarebbe il colmo se tutti coloro che non sono stati in grado di fare la legge fino a questo momento, di colpo non avessero più il coraggio di tirare fuori tutto quello che pensano. Peggio ancora se si nascondessero dietro il voto privato».

RENZI: “Finalmente è caduto il segreto di una politica che non fa nulla”

«Gli italiani sono all’oscuro di ciò che succede alla legge elettorale da 20 anni. I partiti litigavano con ferocia su qualsiasi cosa. Ora, finalmente, le regole del gioco si decidono insieme. Si è rotto un brutto incantesimo…». Renzi, poi, continua in questo modo: «Il primo passo sarà sicuramente il taglio dei costi della politica e, ancora, un importantissimo piano sul mondo del lavoro. Questo sarà il vero e autentico banco di prova per l’Italia».

ITALICUM, RENZI: “Nessun timore dei franchi tiratori”

Matteo Renzi non mostra alcun timore verso i franchi tiratori e mostra tutta la sua convinzione verso una riforma elettorale che possa essere approvata nell’immediato. Il segretario Pd, al Tg1, ha spiegato quanto segue: «Sarebbe davvero il colmo se tutti coloro che non sono stati in grado di fare la legge fino a questo momento, da un giorno all’altro, non fossero più in grado di dire quello che pensano e si celassero dietro un semplice voto segreto. Io non posso che essere profondamente ottimista sul fatto che, il futuro accordo in via di confezionamento, donato e anche perfezionato, possa essere accettato anche prontissimamente».
Per i lavoratori, neanche a dirlo, un’autentica manna. Ma quando arriveranno queste benedette riforme? Ormai si ha come l’impressione che la stessa politica sia stressata di dover ripetere quanto, le stesse, siano di un’importanza fondamentale. Allora perché si continua a dare risalto alle dichiarazioni da telegiornale dimenticando totalmente la praticità e l’agire con velocità. Andando avanti di questo passo, neanche i giovani che, in questo momento, sono senza lavoro, presto, non saranno più così giovani. Su queste attese c’abbiamo trascorso anni e anni. Ormai le parole, di Renzi o di qualsiasi altro, devono trovare il consenso dei fatti. Altrimenti è molto meglio fare silenzio.

Ue: “La crescita del lavoro in Italia deve essere il biglietto da visita delle riforme”

«Il nostro obiettivo è fare in modo che il nostro semestre di presidenza Ue abbia nella crescita e nel lavoro il primo biglietto da visita. Queste, senza ombra di dubbio, dovranno essere le due parole chiave del sistema». Lo ha dichiarato il premier Enrico Letta a Bruxelles. Una conferenza stampa iniziata proprio al termine della visita con il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, con il collegio della commissione al seguito.

Barroso: “L’Italia è, ancora, una economia troppo debole. La necessità di fare riforme è spaventosa”

«Siamo consapevoli degli sforzi enormi fatti negli ultimi anni dall’Italia. E siamo consapevoli del fatto che la fiducia stia tornando. L’Ue è consapevole dei grandi sacrifici fatti dagli italiani. Sacrifici che hanno reso molto migliore la situazione a scopetti degli anni passati. La sfida principale, in questo momento rimane ancora il debito, un problema che persiste ancora, così come il basso potenziale di crescita. L’Italia è ancora feribile e fragile», questo è quanto affermato dal presidente della Commissione europea, Josè Barroso.
L’alto dirigente ha così continuato: «Tutto deve crescere più velocemente. Soprattutto per quanto riguarda le numerose e importanti riforme del mercato del lavoro», prosegue. «Questo, per l’Italia, è il primo anno in cui il paese non si trova ad affrontare il mese di gennaio con una importante emergenza finanziaria», ha rimarcato Barroso. Nondimeno «l’Italia – ha proseguito – non può assolutamente adagiarsi sugli allori. Il nostro consiglio è assolutamente unanime: cambiamenti in favore del lavoro. Oltre che valorizzazione delle privatizzazioni e di tutte le riforme del mercato del lavoro».

Enrico Letta: “L’ultimo trimestre di crescita ci lascia importanti speranze per il 2014

Ecco quanto dichiarato, ancora, dal premier Enrico Letta alla conferenza stampa di conclusione dopo l’importantissimo incontro con la Commissione europea:
«Finalmente è giunto il momento di vivere un anno di crescita positiva. Stando a quanto affermano i dati non ancora resi pubblici, è possibile affermare che, all’interno dell’ultimo trimestre 2013, i numeri offerti dal Pil risultano decisamente positivi e, questo, non può che concedere una buona speranza per il 2014», questo è quanto riferito da Enrico Letta. Ovviamente, la situazione percepita è molto meno rosea rispetto a quanto affermato dal premier. Il lavoro continua a essere un’utopia e, in Italia, si va avanti solo a raccomandazioni. Questo, probabilmente, Letta si è dimenticato di affermarlo. Non ci rimane che attendere le informazioni provenienti dal mondo del lavoro.

Giovani italiani e lavoro, i numeri dicono guerra!

Per molte persone, ormai, appare come la cosa più scontata del mondo. Un’ovvietà che, se vogliamo, non ha davvero alcun motivo di esistere. Stiamo parlando di quanto sia diventato inverosimile aprire il mondo del lavoro alle nuove generazioni. Anzi, ancora peggio. Basta dare una rapida occhiata ai dati Ue per renderci immediatamente conto del fatto che l’Italia, ancora e inesorabilmente, presenta la più ferocemente bassa incidenza di under 30 per quanto concerne i famigerati contratti di assunzione. Entrando più nello specifico, i numeri parlando di 1,2 su 10. Stiamo parlando, quindi, di appena un misero giovane assunto ogni 10 posizioni aperte.

All’estero i rapporti rimangono sempre piuttosto stabili anche nei più profondi periodi di recessione

Per renderci ulteriormente conto della gravità di questo dato, non occorre fare altro che gettare un occhio verso altre nazioni. Basti guardare al Regno Unito, alla Germania e a quant’altro. Il dato proporzionale sale, a volte, anche del doppio o del triplo. I rapporti rimangono sempre piuttosto stabili anche nei più profondi periodi di recessione (2,6 su 10 e a 3 su 10). Questo gap, dunque, è più ancorato all’età che al curriculum. Analizziamo per un attimo l’elaborazione McKinsey riguardante i dati Eurostat. Gli under 30 subiscono la possibilità di rimanere inattivi di 3,5 volte superiore a quelle dei colleghi che fanno parte della popolazione adulta. Il paragone con l’Europa, poi, è impietoso: il dato sul tasso medio di disoccupazione catalogato tra l’anno del 1992 e il 2013, ondeggia tra il 2,3 della Gran Bretagna, il 2,2 della Francia. Un dato che arriva, addirittura, all’1,2 della Germania.

In Italia il tasso di “massima criticità si registra a Pavia e a Verona

E per quanto riguarda le province italiane? La frattura è insanabile tanto quanto sopra. Se non peggio. Nelle città dove il numero di disoccupati viene a trovarsi al di sopra dei 30 o dei 40 anni d’età, i numeri viaggiano su standard (molto moderatamente) positivi. I dati cominciano a inferocirsi quando andiamo a cadere nella fascia di età tra i 15 e 29 anni. Se diamo un’occhiata a ciò che accade a Pavia e a Verona, rispettivamente la prima e la seconda nel ranking di «massima criticità» progettato da McKinsey su dati Eurostat, una mancanza di lavoro adulta del 4,1% e del 2,4% prospera tra gli under 30 fino al raggiungimento del 24,4% e al 13,8%.

Rinnovo contratto nazionale del lavoro da “Work in progress”

Potremmo definire da “lavori in corso” la situazione concernente il rinnovo del contratto nazionale del lavoro per quanto riguarda l’industria turistica. Il tutto, poi, viene appoggiato da Federturismo Confindustria e, soprattutto, dall’Associazione Italiana Confindustria Alberghi. Quest’ultima, ancora, ha deciso che debba proseguire il negoziato.

Un’intesa, quella riguardante il rinnovo del contratto di lavoro, che è stata raggiunta soltanto alcuni giorni fa

La spiegazione di quanto detto viene riferita “conservando del tutto invariato il volere di fornire alle ditte collegate un mezzo valida al fine di gestire nel migliore dei modi e attraversare tutte le condizioni di più profonda difficoltà di un settore profondamente colpito anche dal danno proveniente da una pressione fiscale divenuta, in questo momento, del tutto insostenibile”. Un’intesa, quella riguardante il rinnovo del contratto di lavoro, che è stata raggiunta soltanto alcuni giorni fa. Una decisione presa dalle organizzazioni sindacali. I sindacati, in tal senso, sono tutti presenti. Da Filcams Cgil a Fisascat Cisl. Passando per Uiltucs Uil congiuntamente alle parti datoriali strettamente collegate a Confcommercio-Federalberghi e Faita.

La crisi attuale del nostro stato occupazionale, comanda di prendere delle decisioni immediate e giuste

Da un’altra parte, poi, rimangono ancora tristemente senza contratto numerose aziende e numerosi impiegati delle imprese alberghiere e delle altre parti del settore turismo indugiano la loro cavalcata, ancora, senza contratto. “E’ visibile – dichiarano Federturismo Confindustria e l’Associazione italiana Confindustria Alberghi – che la crisi attuale della nostra economia. La crisi attuale del nostro stato occupazionale, comanda di prendere delle decisioni immediate e giuste; correzioni basilari al nostro sistema occorrono con sempre maggiore forza. E’ troppo importante dare delle risposte importanti e audaci intercedendo su alcuni automatismi e anche numerosi istituti contrattuali. Quest’ultimi, senza ombra di dubbio, non sono assolutamente più in linea con le attuali logiche aziendali e fruttuose”.

Dovranno nascere, nel nostro paese, delle importanti innovazioni per incoraggiare l’occupazione soprattutto tra i giovani italiani

Federturismo Confindustria e l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi rammentano di aver messo sul campo della trattativa misure che consentono di riprendere fertilità e occupazione, almeno, fino all’arrivo del 2016. Dovranno nascere, nel nostro paese, delle importanti innovazioni per incoraggiare l’occupazione soprattutto tra i giovani italiani. Misure che le due organizzazioni datoriali puntano a proseguire e portare avanti nei futuri incontri che si terranno con i sindacati. Non ci rimane che attendere per vedere quale sarà il risultato degli stessi.

Lavoro: in continuo aumento i casi di «doppio lavoro» in nero

Stando alle ultime news, sono migliaia le persone che dispongono di un «doppio lavoro». Stiamo parlando di dirigenti o anche semplici impiegati che, nella maggior parte dei casi, finanche trovandosi in orario d’ufficio, si recano altrove per percepire ulteriori compensi; rigorosamente in nero.

Quest’ultimi sono già stati accusati di aver ottenuto incarichi all’interno di numerosi collegi sindacali e anche numerose commissioni di collaudi

Sono, soprattutto, professori universitari a ricevere l’accusa. Quest’ultimi sono già stati accusati di aver ottenuto incarichi all’interno di numerosi collegi sindacali e anche numerose commissioni di collaudi. Ma i professori non si sono limitati a questo. Sono numerose, infatti, anche le segnalazioni di consulenze al fine di realizzare progetti per aziende e, ancora, docenze all’interno di strutture private. Una incompatibilità molto grave che, stando alle prime stime, ha arrecato un danno economico pari alla cifra di otto milioni di euro nelle casse dello Stato. Sono attese nuove indagini e, poi, sono tutti ben consapevoli che, dietro a questo fenomeno, ci sia un percorso dalle dimensioni ben più ampie e che, soprattutto, non riguarda solo ed esclusivamente questo particolare settore.

Sono rimasti scoperti ben 1.704 impiegati. Quest’ultimi avranno, senz’altro, un secondo lavoro

Il risultato in auge, infatti, ha riguardato 1.346 verifiche effettuate all’interno degli enti pubblici. E, al momento, sono rimasti scoperti ben 1.704 impiegati. Quest’ultimi avranno, senz’altro, un secondo lavoro. Neanche a dirlo, nella stragrande maggioranza dei casi, retribuito «in nero». Fino a questo momento, quindi, le sanzioni amministrative hanno raggiunto la cifra record di 21 milioni di euro.

Altro giro altra corsa, infermieri delle Asl esercitavano la professione anche all’interno di cliniche private

Nella lista degli indagati c’è anche un dirigente tecnico di numerosi Comuni. L’uomo esercitava il ruolo di ingegnere all’interno di numerose imprese edili guadagnando oltre 200mila euro. Stessa cifra portata a casa da un suo collega impiegato alla Regione. Quest’ultimo, di euro, ne ha percepiti circa 600mila. Senza dimenticare, neanche, un funzionario della Motorizzazione. Quest’ultimo realizzava perizie per i privati. Un altro dirigente dell’Agenzia delle Entrate era stato capace perfino di aprire uno studio da commercialista offrendo consulenze ai suoi clienti che, neanche a dirlo, nella maggior parte necessitavano proprio della contestazione per l’evasione fiscale. Altro giro altra corsa, infermieri delle Asl esercitavano la professione anche all’interno di cliniche private. Poi, ovviamente, dimentichiamo di dire che in Italia le tasse sono alte…

Lavoro e disoccupazione, Mario Draghi traccia la linea del problema

Mario Draghi: «Il miglioramento nel tempo è stato molto più che impressionante»

«Il miglioramento nel tempo è stato molto più che impressionante». Queste sono le parole rilasciate da Mario Draghi. Parole rilasciate nonostante il durissimo colpo sulle borse strettamente collegato all’Argentina. Il presidente della BCE mette in fila tutti i risultati ottenuti all’interno dei mercati dal “whatever it takes” svolto nell’estate 2012. Un discorso pronunciato a difesa dell’euro. Anche nel momento in cui Spagna e Italia erano intente a far tremare le borse. Ovviamente, però, l’argomento principale, ancora una volta, non poteva non essere la piaga della disoccupazione giovanile.

La ripresa è ancora molto incerta, la disoccupazione giovanile, neanche a dirlo, è a livelli molto più che inaccettabili

Ma il presidente della Banca centrale europea, trovandosi davanti alla platea internazionale del Forum economico mondiale che sta svolgendosi a Davos proprio in questi giorni, non nasconde i rischi presenti, ancora e ancora, all’interno dell’economia dell’euro. La ripresa è ancora molto incerta, la disoccupazione giovanile, neanche a dirlo, è a livelli molto più che inaccettabili. E una deflazione che «se dovesse verificarsi», porterebbe la Bce a replicare con ogni mezzo a sua disposizione. A intervistarlo a Davos, proprio di fronte a una vasta platea di finanzieri ed esperti di economia, è Philipp Hildebrand, finanziere che, in passato, è già stato capo della banca centrale svizzera. L’evento in auge ha avuto il suo inizio con un richiamo a Larry Summers. L’ex ministro del Tesoro Usa che, attraverso una indiscutibile forzatura, aveva citato Churchill per descrivere Draghi e il suo lavoro; avendo, quest’ultimo, ottenuto risultati enormi e inimmaginabili «con pochissime parole».

Mancanza di lavoro, la colpa è davvero tutta della recessione?

Ma di chi è la colpa del danno all’occupazione che, ormai, siamo abituati a vedere ogni singolo giorno? Il presidente della Banca Centrale Europea non ha dubbi, dobbiamo volgere lo sguardo alla recessione. Noi, in tal senso, ci sentiamo di dissentire. Ovviamente anche la recessione ha la sua grande percentuale di colpe, ma è anche vero che il colpo principale è stato assestato dalla mancanza di idee e alla scarsissima attenzione al mondo del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i giovani. In Italia, questo, lo sappiamo molto bene. Il forum di Davos farà bene a trattare con forza questi argomenti. Ben consapevole che il problema principale è da ricercare nella mancanza di lavoro e nella mancanza di valorizzazione dei giovani.

Saccomanni: “I futuri cambiamenti rivoluzioneranno il mondo del lavoro”

Il ministro Saccomanni, ha parlato dei futuri cambiamenti che, gli italiani, potranno presto vedere all’interno del mondo del lavoro.

Saccomanni: “l’operazione concernente il rientro dei capitali e tutte le nuove norme in arrivo non sono affatto un condono

Quando il discorso, poi, termina sui provvedimenti che saranno varati in questo pomeriggio dal Consiglio dei ministri e, in particolar modo, ciò che concerne le norme innovative per il rientro dei capitali, il ministro Saccomanni c’ha tenuto a spiegare che la nuova normativa italiana sul rientro calcolato dei capitali conservati in nero all’estero non permetterà «nessunissima forma di anonimato e non coinvolgerà né un condono né un’amnistia fiscale». Queste nuove regole permetteranno, ad ogni modo, «un trattamento di favore», anche con importanti riduzioni di pena per tutti i contribuenti che decidono di collaborare con il fisco italiano.

Forti inasprimenti di pena in vista per tutti coloro che non collaborano al miglioramento del mondo del lavoro

Ovviamente, neanche a dirlo, all’opposto ci sarà «un severo inasprimento delle pene per tutti quelli che non collaborano e che saranno scoperti attraverso, ad esempio, lo scambio di informazioni internazionali». Il ministro c’ha tenuto a precisare che l’Italia ha «affrettato moltissimo» sull’introduzione di queste regolamentazioni. Queste, a volte, saranno chiamate anche autodichiarazioni o, in alternativa, un’autodenuncia. Così facendo potremo «avere, alla base, una nuova normativa italiana splendente sulla quale poi contrattare in sede europea o all’Ocse» e, ancora, nell’ambito dei patteggiati con la Svizzera.

Il lavoro in Italia si fonda sulle normative che verranno

In questo momento, il mondo del lavoro, si fonda sulla speranza di ciò che verrà. Non esistono possibilità attuali, non esistono fattori del momento, il lavoratori guardano soltanto al futuro nella speranza che, dal cielo (o dal governo) possa arrivare qualcosa di buono per poter avere una fattibile possibilità di guadagno nel tempo. Le pensioni devono essere completamente revisionate. Il lavoro deve essere meno massacrante, pagato meglio e più stabile. Non è più possibile vivere nell’incertezza di lavorare oggi ma, poi, “del doman non v’è certezza”. I giovani, laureati e brillanti, non riescono a trovare lavoro (almeno che, ovviamente, non siano raccomandati). Il paese è una polveriera sul punto di esplodere e gli italiani sono proprio al centro del ciclone. C’è paura, incertezza, come se fossimo tutti in attesa di chissà quale cataclisma. Un cataclisma, purtroppo, ancora peggiore di quello che stiamo vivendo attualmente.

Letta: “cominciano a vedersi gli effetti della legge di stabilità!” Basterà?

Enrico Letta: “Questi, senza ombra di dubbio, sono i primi effetti della legge di stabilità. Ci saranno molte meno tasse sul mondo del lavoro”

Ecco quanto scrive il premier Enrico Letta in una attesissima nota divulgata sul finire di un vertice a Palazzo Chigi con i ministri Saccomanni e Giovannini:
“Questi, senza ombra di dubbio, sono i primi effetti della legge di stabilità. Ci saranno molte meno tasse sul mondo del lavoro e nasceranno nuovi e importanti fondi per la cassa integrazione”.
Inoltre, poi, appare evidente che dovranno essere resi evidenti anche tutti i dati provenienti dall’Eurostat per quanto concerne il debito pubblico. Con un calo enorme per quanto concerne il terzo trimestre.
Il premier Enrico Letta, poi, ha continuato come segue:
“Dopo aver visionato con cura tutti gli elementi Istat sulla ripresa dell’industria e anche i dati Eurostat sul debito pubblico, possiamo affermare con certezza che ci troviamo davanti a un’altra conferma dell’indiscutibile valore del cammino iniziato dalla nostra politica economica. Ci troviamo davanti a nuovo e importante segnale che ci invoglia a continuare la strada delle nostre idee e la politiche per la crescita. Ovviamente, tutto questo nel rispetto e nel mantenimento dei conti pubblici”.

Quali saranno gli effetti di queste parole sul mondo del lavoro?

Saranno, con assoluta certezza, importanti e positivi gli effetti di queste parole sul mondo del lavoro ma, con altrettanta certezza, siamo sicuri che, queste, non devono rimanere soltanto parole. Il lavoro ha bisogno di fatti, di riforme concrete, non di frasi piacevoli all’orecchio ma indifferenti al portafogli. Vivere il mondo del lavoro, probabilmente, rappresenta uno dei momenti più critici della vita di un italiano e, in questo momento, c’è bisogno soprattutto di rassicurazioni concrete. I giovani hanno bisogno di un’occasione per potersi addentrare con maggiore facilità all’interno del mondo del lavoro. Gli anziani, al contrario, hanno bisogno di un’occasione per poter andare in pensione senza il timore di essere troppo decrepiti per potersi godere la vecchiaia. Letta, fino a questo momento, ha combattuto una battaglia senza creare danni considerevoli all’avversario. E l’avversario (in questo caso, la disoccupazione), rimane in piedi senza difficoltà e senza mostrare alcun segno di cedimento. I dati parlano di un 12% abbondante di disoccupazione. Dei dati provenienti dal mondo dei giovani, poi, meglio non parlarne proprio. Siamo proprio sicuri di voler provare gioia solo per 4 chiacchiere?

Rapporto sull’occupazione mondiale, l’Ue fa orecchie da mercante

Il rapporto sul dato dell’occupazione mondiale nel 2013, con grande affanno, ha provato a stigmatizzare le feroci conclusioni negative partorite dalle politiche e dalla crescita di molti dei più importanti Paesi dell’Ue.
Ecco quanto scritto dall’Organizzazione internazionale del lavoro:
“Nei paesi che hanno mostrato i maggiori segnali di crisi all’interno della periferia dell’Eurozona (i cosiddetti ’Piigs’. Ovvero il Portogallo, l’immancabile Italia, l’Irlanda, la Grecia e ovviamente Spagna; tutte le misure di rafforzamento fiscale non hanno portato altro che effetti negativi indirizzati ai consumi privati. Per farla breve, la crescita è precipitata molto più del debito, ingrandendo drasticamente il peso del debito stesso, anche in relazione al Pil attuale”.

In realtà come il Giappone abbiamo un feroce riequilibrio di tutte le politiche macroeconomiche e un forte aumento dei redditi da lavoro

In altre parti del mondo, poi, è andata molto diversamente. In Giappone, per esempio, dove si è affermata con vigore una politica fiscale votata all’espansione e in totale contrasto con la crisi e il rapporto debito/Pil, il dato non è cresciuto con gli stessi ritmi veloci visti in passato. In questo frangente, dunque, abbiamo un feroce riequilibrio di tutte le politiche macroeconomiche e un pesante aumento dei redditi da lavoro. Quest’ultimi migliorerebbero in modo significativo e con essi le prospettive del mercato del lavoro, I dati affermano che verrebbero creati circa 6,1 milioni di posti di lavoro in più all’interno dei paesi del G20 entro l’anno 2020. Verrebbe ridotto il tasso di disoccupazione di 1,8 punti percentuali e sarebbe molto più semplice anche il raggiungimento dei vari obiettivi fiscali. Stando a quanto afferma l’organizzazione, nel 2013, il numero dei disoccupati nel mondo è salito di altri 5 milioni di unità. Viene a crearsi, dunque, una cifra che sfiora la quota di 202 milioni. Neanche a dirlo, i primi a essere colpiti sono i giovani. I numeri parlano di 74,5 milioni di senza lavoro di età compresa tra i 15 e i 24 anni in tutto il pianeta. Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto la quota record del 13,1% a livello globale (un numero quasi triplo rispetto agli adulti) mentre, ancora, continua ad aumentare il fenomeno dei “Neet” (sono quei giovani che non hanno un lavoro, non studiano e non sono neanche impegnati in alcuna attività di formazione). In alcuni paesi, i Neet, rappresentano quasi un quarto della popolazione compresa nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni.

Riforma delle pensioni, arriva un nuovo progetto per anticipare i tempi del decreto Fornero

Il progetto in questione dovrà sottolineare alcuni passaggi fondamentali, a cominciare dalla robustezza finanziaria

Il governo sta muovendosi con vigore affinché la possibile (o quanto meno probabile) uscita anticipata rispetto all’età di pensionamento con il contributo di Stato, per tutte le aziende e per i lavoratori, possa essere molto più semplice e molto più ravvicinata. Questo, senza ombra di dubbio, rappresenta il piano messo in auge dal ministro del lavoro, Enrico Giovannini. Il progetto in questione dovrà sottolineare, però, alcuni passaggi fondamentali. In primis il dovere di avere la giusta “robustezza finanziaria”. In seguito, poi, dovrà essere in grado rappresentare uno “strumento del tutto flessibile in funzione delle numerose necessità personali degli impiegati”.

La riforma Fornero, e un’idea che, per numeri e necessità, si dimostra sempre più impresentabile al giorno d’oggi

Andando maggiormente nel dettaglio, agendo ai margini di una conferenza stampa dai risovlti importantissimi tenutasi all’Inail, Giovannini ha dichiarato, infatti, che al ministero si sta lavorando su importanti aspetti tecnici di un progetto che possa essere pioniere di un percorso che anticipi la pensione rispetto all’età prevista della riforma Fornero. Una riforma che, per numeri e necessità, si dimostra sempre più impresentabile al giorno d’oggi.

Giovannini: “Il nuovo piano in auge non cambierà le regole volute dalla Fornero”

“Il procedimento cui puntiamo è sicuramente molto complesso – ha sciorinato – e può attendersi finanche il contributo da parte di tutte le aziende interessate. L’idea generale consiste nell’avere un contributo e da parte di tutti e tre i soggetti interessati”, stiamo parlando del lavoratore, dell’azienda, e, neanche a dirlo, anche dello Stato. Alla preparazione del progetto sta contribuendo anche il ministero dell’Economia. Una volta ultimato, il documento sarà sottoposto al giudizio delle parti sociali. “Il nuovo piano in auge non cambierà le regole volute dalla Fornero”.  Con queste parole, Giovannini, c’ha tenuto a precisare che “lo strumento allo studio è indirizzato al favoreggiamento della transizione, su base volontaria, dal lavoro quotidiano fino a raggiungere la pensione. Ovviamente, mantenendo invariati i requisiti dell’attuale normativa”. “Il progetto – ha continuato – procederebbe verso quelle persone e tutte quelle imprese (anche quelle di minori dimensioni) che, al momento, non sono in grado di utilizzare tutti i vari strumenti previsti”. Non ci rimane che attendere e capire, adesso, quale sarà il futuro delle nostre pensioni.

Sessantadue accordi per salvare i lavoratori, ecco tutti i numeri del progetto

Non passa giorno che non si vedano transenne e presidi

A palazzo Piacentini, in via Molise, un’opera antica nata nel 1932 al tempo delle Corporazioni e che oggi ospita il ministero dello Sviluppo economico, non passa giorno che non si vedano transenne e presidi. Questo avviene, ormai, quasi in tutte le settimane dell’anno solare. Ai manifestanti non interessa minimamente che ci sia il sole o la pioggia forte (come avvenuto la scorsa settimana). E neanche che il termometro segni 40 gradi. D’altro canto, al ministero, nel corso degli ultimi due anni, si sono presentati davanti in molti e, ancora, l’apertura di ben 159 i tavoli “di crisi”. Tavoli di crisi che incuriosiscono non poco le imprese grandi e anche quelle meno grandi. Per non parlare , poi, di singoli stabilimenti e tutte le altre multinazionali estere. Verranno tutte convocate all’attesissimo rapporto di governo al fine di evitare il peggio. E per peggio si intende il temuti licenziamenti, le infinite ristrutturazioni e la chiusura di molteplici fabbriche.

Ci sono stati sessantadue accordi approvati con tutte le parti sociali e anche con gli enti locali per salvare numerosi posti di lavoro

I numeri, fino a questo momento, parlano di sessantadue accordi approvati con tutte le parti sociali e anche con gli enti locali. In questo caso stiamo parlando di, circa, 12 mila posti di lavoro messi «in salvo». Dalle parti dello Sviluppo elencano con compiacimento l’elenco aggiornato: 1600 posti di lavoro alla Micron di Avezzano, 1500 posti alla Natuzzi, 2000 lavoratori salvati alla Berco, 1400 dipendenti alla Indesit, 800 impiegati alla Novelli, 500 lavoratori a Porto Torres, 450 dipendenti alla Sigma Tau. Senza dimenticare aziende come la Richard Ginori, la Sixty, la Plasmon, la Valtur e così via. Solo in questi ultimi giorni è avvenuta l’impresa di rinviare la chiusura dell’Ansaldo Breda di Palermo. L’azienda voleva tirare i remi in barca e mettere in cassintegrazione a zero ore oltre 150 dipendenti. Tutto questo permetterà di mettere nero su bianco del protocollo d’intesa (documento in grado di avviare il forte rilancio del polo siderurgico di Piombino). Su questo progetto sembrano avanzare nuovi importanti investitori internazionali dopo il terribile flop dei russi di Severstal.
Le soluzioni sono ancora molto lontane e il lavoro da fare è moltissimo. «Il 2014 rappresenterà l’anno fondamentale per comprendere fino in fondo il destino della nostra industria». Questi sono i commenti che scorrono nei lunghissimi corridoi del ministero. I sindacati, poi, con i metalmeccanici in prima linea, continuano la loro marcia per chiedere al governo nuove e più importanti misure per quanto concerne la politica industriale.

Il lavoro non si cerca più, gli italiani sono sfiduciati

Il terzo trimestre dell’anno 2013, in Italia, ha visto i disoccupati (almeno quelli in senso stretto) raggiungere il numero di 2,84 milioni

Stando a quanto affermano i recentissimi dati Istat, nel Belpaese, ormai, ci sono la bellezza di quasi 3,3 milioni di persone che, senza alcun tipo di problema, potrebbero essere tranquillamente abili e arruolati per lavorare. Ma, senza troppi dubbi, quest’ultimi, il lavoro non lo cercano neanche. La bellezza del 13,1% della forza lavoro. Questo dato viene a trovarsi per ben tre volte al di sopra della media Ue-28 (4,1%). L’Eurostat lo ha reso noto all’interno di un importante studio relativo al terzo trimestre 2013. Questa base percentuale risulta essere salita in maniera macroscopica sulla base tendenziale in Ue di 0,4 punti e, nel nostro paese, di 0,9 punti.

Il terzo trimestre dell’anno 2013, in Italia, ha visto i disoccupati (almeno quelli in senso stretto) raggiungere il numero di 2,84 milioni. In virtù di queste cifre, il tasso di disoccupazione è stato pari all’11,3%, con una disarmante crescita di 1,5 punti percentuali confrontati con quanto accadeva appena un anno prima. Basti ricordare che l’Ue, nel terzo trimestre, ha mostrato un tasso dei senza lavoro pari al 10,5%, con una crescita di, circa, 0,2 punti. È ancora l’Italia, però, a detenere il record universale di coloro che potrebbero iniziare un impiego anche immediatamente ma che si guardano bene dal farlo. Con il 13,1% della forza lavoro, l’Italia straccia vigorosamente tutte le altre principali nazioni europee. In Germania i disoccupati che non cercano lavoro sono appena l’1,3%, il 2,5% nel Regno Unito e il 5,1% in Spagna. Quest’ultima, ad ogni modo, fa segnare un tasso di disoccupazione del 26%, il 10,1% in Croazia.

In Italia, inoltre, si registra una forte percentuale inferiore alla media di part time involontari

I numeri, in questo caso, parlano di un 2,2% a fronte del 4% medio europeo (4,1% in Germania, 6% nel Regno Unito). Per farla breve, in Italia, ci sono ancora oltre 6,15 milioni di persone che hanno perso ogni forma di fiducia sulla possibilità di trovare un lavoro valido. Al momento, tra persone che risultano disoccupate, (e stiamo parlando di 2,84 milioni nel terzo trimestre 2013) e tutti coloro che non entrano nemmeno nel mercato del lavoro, siamo arrivati all’imbarazzante cifra di 3,3 milioni nel terzo trimestre. Una situazione agghiacciante in cui, l’italiano medio, non cerca lavoro poiché è pienamente consapevole di non poterlo trovare.

Cassa integrazione, nessuno come la Lombardia

Il dato in auge, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig richieste e autorizzate, mostra la massiccia presenza di personale ancora bloccato a zero ore

I numeri concernenti gli ammortizzatori sociali in Italia nel 2013 continuano a crescere lasciando, dietro di loro, una scia di disgusto misto a paura. Ci troviamo davanti a, circa, 515mila lavoratori bloccati in cassa integrazione per l’intero 2013. Il dato in auge, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig richieste e autorizzate, mostra la massiccia presenza di personale ancora bloccato a zero ore. È il terzo risultato peggiore (e più triste) degli ultimi quattro anni. Le informazioni espresse dalla Cgil, denotano quanto la forzata astensione dal lavoro abbia profondamente influenzato il reddito. In questo caso stiamo parlando di una perdita complessiva di circa 4.125 milioni di euro. Entrando maggiormente nello specifico, 8 mila euro sottratti dalla propria busta paga per ogni dipendente. Questo sistema è stato il risultato di tutti gli effetti causati dalla crisi dello scorso. Numeri che, per quanto concerne il ricorso alla cassa integrazione, stando a quanto rielaborato dall’Inps e dall’Osservatorio Cig della Cgil nazionale, erano già penosamente evidenti all’interno del rapporto di dicembre 2013.

Dati regionali sulla cassaintegrazione, nessuno come la Lombardia

Se diamo una rapida occhiata ai dati regionali, stando a quanto afferma la Cgil, il bilancio risulta essere particolarmente pesante per quanto concerne le regioni del nord. Ovviamente, stiamo parlando del ricorso alla cassa integrazione per l’anno 2013. Ecco i numeri offerti dal rapporto del sindacato e, neanche a dirlo, emerge che al primo posto per ore di cig autorizzate c’è la Lombardia.
Ecco i numeri completi:
1) Lombardia con 251.480.693 ore. Dato pari a 120.441 lavoratori (anche valutando le posizioni di lavoro relegate a zero ore);
2) Piemonte con 129.388.178 ore per un numero pari a 61.968 lavoratori;
3) Veneto con 108.188.370 ore di cig autorizzate per un numero base di 51.814 lavoratori;
4) Per quanto concerne, invece, le regioni del centro, a primeggiare è sicuramente il Lazio con 76.931.505 ore che coinvolge, circa, 36.845 lavoratori.
5) Infine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, è la Campania la regione dove possiamo segnare il maggiore ricorso alla cig con 63.165.512 ore su di una scala di 30.252 lavoratori.
Non ci rimane che capire, adesso, quale sarà la risposta del mondo del lavoro a questi numeri agghiaccianti.

Imprese e lavoro: Tunisi stringe i rapporti con l’Italia

Le Imprese tunisine e gli imprenditori italiani hanno registrato un fatturato del valore di 3 miliardi di euro. I numeri che descrivono la presenza in Italia nel Paese nordafricano riguardano l’impatto sull’occupazione , stimata in 60.000 posti di lavoro. E il totale delle imprese in Tunisia con capitali italiani, circa 750 . I risultati sono stati pubblicati in un nuovo studio sul “business italiano in Tunisia “, realizzato dall’istituto di ricerca legato alla banca Intesa San Paolo.

Nel 2012, l’anno analizzato dalla ricerca, le esportazioni italiane verso la Tunisia hanno toccato il loro livello storico

L’ Italia è il secondo paese della classifica dei partner commerciali della Tunisia (dopo la Francia ), con un valore commerciale bilaterale del valore 5400000000 € e una bilancia commerciale del valore di oltre € 1000000000. Nel 2012, l’anno analizzato dalla ricerca, le esportazioni italiane verso la Tunisia hanno toccato il loro livello storico con un valore di circa 3,3 miliardi di euro, in crescita di oltre il 20 % rispetto all’anno precedente (in crescita del 60,8 % rispetto al 2001). In altre parole , dopo la Francia , l’Italia è il secondo fornitore della Tunisia come client top: le importazioni in Italia avevano un valore di € 2100000000 . Qui, però, la tendenza opposta è stata registrata con un calo del 23,5 % dal 2011 .

Tuttavia le relazioni italo- tunisina vanno ben oltre le importazioni e le esportazioni

L’Italia è un investitore importante e vari fattori stanno attirando capitali italiani in Tunisia. Prima di qualsiasi strategia, sono le risorse umane a rappresentare il fattore chiave. Con una popolazione giovane e istruita, attirare gli investitori stranieri, in generale, e italiani in particolare, diventa molto facile. Inoltre, questi luoghi, offrono “un clima tradizionalmente favorevole ideare un business”, oltre che un buon ritmo di crescita economica. Il PIL nel 2012 è risultato essere in crescita del 3,6%, “la migliore performance tra i paesi del Nord Africa”. Il PIL pro capite ( € 8.760 nel 2012 ) ‘ è il più alto dopo quello della Libia. Le politiche sono efficaci. La ricerca ha osservato che non occorre davvero nulla per attrarre investitori stranieri in un mix di successi: “Lo stock di investimenti diretti esteri in Tunisia ammonta a € 26200000000 nel 2012 , con un valore pro – capite di oltre 2.400 euro ( il più alto tra i paesi del Nord Africa) e un’incidenza del 74% sul PIL”. Numeri indiscutibili che fanno pensare che, in Italia, per quanto concerne il lavoro, c’è qualcosa di davvero grave che non va.

Assunzioni, il governo vara l’arrivo di 250 nuovi ispettori

Saranno duecentocinquanta le assunzioni relative agli ispettori del lavoro. Una scelta voluta direttamente dal ministero del Welfare. Gli stipendi in auge saranno pagati attraverso i soldi trasferiti dal Fondo sociale per la lotta alla disoccupazione e alla formazione.

Andiamo a capire le somme di cui stiamo parlando

• 5 milioni nel corso di quest’anno;
• 7 nel corso del 2015;
• 10,2 milioni dal 2016 in poi.
Tutto questo è previsto all’interno di una norma scritta all’interno del penultimo articolo del decreto Destinazione Italia.
Fino a questo momento, la questione è passata in sordina a causa di un provvedimento che, principalmente, ha diretto la sua attenzione verso le tariffe elettriche, il gas e, ovviamente, l’Expo 2015.

Appare evidente che l’articolo 14 del decreto del 23 dicembre è gonfio di problematiche

Ovviamente non può che essere positivo combattere il lavoro nero e, dunque, se necessario, facciamo largo agli ispettori se serve. Ma appare evidente che l’articolo 14 del decreto del 23 dicembre è gonfio di problematiche. Tra queste, sicuramente, non possiamo dimenticare che il ministero del Lavoro abbia “autorizzato l’incremento della dote organica del personale ispettivo di 250 unità”. Al momento, in servizio, ci sono circa tremila unità.
I numeri sono i seguenti:
1) 200 assunti nel profilo di ispettore del lavoro di area III;
2) 50 assunti nel ruolo di ispettore tecnico di area III. Tutti da destinare nelle regioni del centro-nord.
Adesso, la norma del governo sembra essersi allontanata con forza da quei provvedimenti che, negli ultimi anni, sono stati accettati al fine di ridurre i costi di gestione e quelli del personale. Inoltre, poi, non si è fatto minimamente cenno all’attivazione (deliberata, fra l’altro, all’interno del decreto sulla pubblica amministrazione 101/2013) di tutti quei meccanismi studiati appositamente dal ministero della Funzione pubblica. Queste opinioni porterebbero, prima di avanzare verso le assunzioni, a una identificazione per comprendere se, tra le molteplici mobilità e le varie decine di migliaia di precari sparsi per tutto il Belpaese, vi sia qualcuno idoneo a divenire, infine, un valido ispettore del lavoro. Non sta accadendo nulla di tutto questo. Il Welfare avrebbe potuto chiedere prima e vedere, in seguito, il da farsi. E, in virtù di questo, il decreto recita quanto segue:
“Il ministero del Lavoro comunicherà ogni anno al Dipartimento della Funzione pubblica e della Ragioneria generale quale sia lo stato ,il numero delle unità assunte e, in seguito, la relativa spesa da sostenere”.

200.000 italiani rischiano il posto di lavoro e Renzi e Alfano battibeccano

Italia ha registrato il nuovo record sul tasso di disoccupazione del 12,7% a novembre, il sindacato afferma che ci sono oltre 200.000 italiani che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro

Napoli, 15 gen – Oltre 200.000 persone sono in grave pericolo e rischiano seriamente di unirsi al crescente numero dei disoccupati in Italia. La Cisl ha avvertito con forza il pericolo nella giornata di oggi. CISL, inoltre, ha detto che calcola che nel 2013 saranno circa 208.000 le persone che, sostenendo una prestazione speciale per i lavoratori temporaneamente licenziati, in cassa straordinaria e in deroga rischieranno seriamente di essere permanentemente disoccupati nel prossimo futuro. L’agenzia nazionale di statistica Istat, la settimana scorsa, ha dichiarato che la disoccupazione ha raggiunto un livello record del 12,7% nel mese di novembre con il 41,6% dei giovani sotto i 25 anni senza lavoro.

Alfano afferma che il PD deve decidere se vuole che sia Letta il premier, la tensione di Governo vola con il battibecco tra NCD e Renzi

Il Premier Enrico Letta affronta la tensione politica dopo essere stato in Messico per tre giorni. I leader dei due principali partiti che sostengono il suo governo di coalizione, sono impegnati in grandi e sonori litigi. Matteo Renzi, il nuovo e ambizioso leader del partito di centro-sinistra, ha continuato a premere affinché l’esecutivo potesse ottenere screpolature sulle riforme già nella giornata di oggi. Tutto questo sostenendo che era un “eufemismo” per dire che il governo non ha fatto molto da quando è stato giurato il contrario nello scorso aprile. Renzi ha attaccato il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni Angelino Alfano, il leader del Nuovo Centro Destra (NCD) del partito, per la sua posizione sulla nuova legge elettorale per sostituire il vecchio sistema. Un metodo che è stato recentemente dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale e sulle riforme istituzionali volte a rendere l’Italia più facile da governare. Renzi, il telegenico 39enne sindaco di Firenze, che è stato anche paragonato al giovane Tony Blair, ha anche detto il PD, il più grande gruppo in parlamento, da questo momento in poi, dovrebbe dettare le politiche del governo. Alfano, oggi, ha replicato così attraverso un’emittente radio: “Non permetteremo a nessuno di dettare l’agenda. L’arroganza non va più giù al popolo italiano e, questo, Renzi dovrebbe saperlo”.

Problema disoccupazione: la colpa è dei candidati inadeguati

Il 47% dei datori di lavoro italiani afferma che la propria azienda è stata nuociuta dall’incapacità dei candidati

Le prime parole, senza ombra di dubbio, mostrano una news già abbastanza datata, una notizia che, se vogliamo, è già tristemente in archivio: “Il dato offerto dalla disoccupazione giovanile mostra un numero doppio rispetto al 2007 e, praticamente, in grado di toccare il feroce 40% nel 2013”. In data odierna, poi, la percentuale precisa è del 41,6%. Questa, ovviamente, è la “notizia storica” ma ci sono anche le mazzate fresche – fresche: “La cifra in auge è dovuta solo in parte all’attuale crisi economica, la maggior parte delle problematiche, nasce da questioni molto più profonde e matematicamente complesse. Il 47% dei datori di lavoro italiani afferma che la propria azienda è stata nuociuta dall’incapacità di scorgere i lavoratori adatti, e questa è la percentuale più alta rilevante fra tutti i Paesi esaminati”.

Ma siamo veramente sicuri che, se in Italia, il lavoro mostra similitudini non troppo distanti da una debole parvenza è soltanto a causa delle incapacità degli impiegati?

La stessa lamentela, poi, è stata enunciata dal 45% degli imprenditori greci, il 33% degli spagnoli e il 26% dei tedeschi. Ovviamente, e poteva mai essere, nessuna parte è anche lontanamente paragonabile a quanto evidenziato in Italia. Ma siamo veramente sicuri che, se in Italia, il lavoro mostra similitudini non troppo distanti da una debole parvenza è soltanto a causa delle incapacità degli impiegati? Le proverbiali attitudini, capacità, talento (se vogliamo) di questo e di quel settore, una volta erano innate. Come può essere possibile, in data 2014, che l’uomo abbia perso la propria manualità, al pari di come si può perdere la memoria storica?

Oggigiorno, la volontà di assumere viene giustificata affermando che i candidati non sono all’altezza

Appare molto più semplice accorgersi di un volgare sotterfugio. Di un banale tentativo di fare scarica-barile sull’impiegato. Oggigiorno, la volontà di assumere viene giustificata affermando che i candidati non sono all’altezza. Ma allora, quando parliamo della cosiddetta “Fuga di cervelli”, quando, con orgoglio, celebriamo i successi internazionali, dei nostri brillanti laureati/connazionali, fuggiti in fretta e furia dal Belpaese per soddisfare il desiderio di ingrassare una busta paga che, nel paese natio, avrebbe avuto, vita natural durante, i contorni di un eterno stage.
Forse, alla fine, è vero… davvero, in Italia, la professionalità, le capacità e, finanche, l’onesta sta venendo professionalmente meno… stiamo parlando dei datori di lavoro stessi.

Professioni più richieste del 2014, ecco una nuova lista di consigli

Con l’arrivo del nuovo anno, è possibile capire meglio cosa sia accaduto al mondo del lavoro nel 2013 e, in questo modo, avere un importante margine di previsione su quali siano i lavori che, con maggiore certezza, traineranno il mercato del lavoro per il 2014. In questo frangente, Infojobs ha fornito un dato molto interessante. A quanto pare, la parte del leone, è stata portata avanti dai consulenti e dagli agenti commerciali. Soprattutto per quanto concerne il settore della telecomunicazione e dell’energia. Così come già successo nel 2012, il ruolo più accattivante rimane questo. Il secondo posto del podio, poi, è quello concernente il settore ingegneristico. Questo lavoro è salito di una posizione rispetto al terzo posto registrato nel corso del 2013. La medaglia di bronzo, poi, senza ombra di dubbio, è da assegnare a tutti i progettisti e disegnatori meccanici ed elettronici. Un terzo posto in crescita dato che, nel 2013, questa professione non era stata neanche in grado di salire sul podio dei migliori.

lavori più richiesti in Italia, contabili, addetti alle pulizie e store manager non mancano davvero mai

I lavori più interessanti, poi, non terminano qui. Scorrendo ulteriormente le proposte professionali, sono sempre molto presenti le richieste per impiegati commerciali e contabili. Così come i lavoratori dell’area manuale come gli importanti manutentori, montatori meccanici, addetti alle pulizie e tornitori cnc. A concludere, poi, top 10 dei lavori più richiesti per il 2014 ci sono gli store manager e anche i manutentori elettromeccanici ed elettrici.

Valutazione conclusiva dei lavori più richiesti per il 2014

Dopo aver accuratamente osservato la classifica dei lavori più richiesti del 2014, è molto facile dedurre che i settori più rilevanti, in questo inizio anno, ancora una volta, saranno quelli concernenti le vendite, l’immancabile informatica, le sempre disponibili information technology , le telecomunicazioni e, neanche a dirlo, l’ingegneria. Ovviamente, in tal senso, è difficile comprendere a pieno quale sia il ruolo più adatto alle proprie caratteristiche. In un momento di così grande difficoltà per il mondo del lavoro è molto più facile andare a vedere, invece, cosa sia maggiormente richiesto. Sempre maggiore risalto, poi, sarà dato al comparto informatica, It e telecomunicazioni. Saranno sempre più richiesti, poi, gli sviluppatori di software e anche gli esperti di business intelligence.
In conclusione, dunque, è bene prendere appunti e vedere, almeno in minima parte, dove pende l’ago della bilancia.