La Banca Centrale russa abbassa il tasso di interesse, l’inflazione migliora

La Banca Centrale della Russia ha tagliato il suo tasso di interesse più del previsto per cercare di offrire sollievo all’economia, dicendo inoltre che è pronta a facilitare ulteriormente la politica se i rischi di inflazione dovessero continuare a diminuire.

La Banca centrale della Russia sta accelerando per cercare di ridurre al massimo i tassi già entro quest’anno (ricordiamo che lo scorso dicembre erano stati aumentati al 17 per cento, cosa che aveva portato al crollo del rublo russo) ed il governatore Elvira Nabiullina sta spostando l’attenzione sul cercare di ridurre la prima recessione economica da sei a questa parte dopo il cessate il fuoco in Ucraina e il rimbalzo dei prezzi del petrolio nel mese di settembre.

La banca centrale russa sembra essere coerente nella sua politica monetaria dopo l’inversione di marcia a gennaio di quest’anno, quando ha preso in considerazione le nuove prospettive economiche. Ma il vero miglioramento dell’economia russa sarà nel 2016.

Tra l’apprezzamento del rublo e una significativa contrazione della domanda dei consumatori tra febbraio ed aprile 2015, la crescita mensile dei prezzi al consumo è in calo e l’inflazione annuale tende a stabilizzarsi. Mano a mano che i rischi di inflazione saranno ulteriormente in calo, la Banca di Russia potrà riuscire a tagliare ancora il tasso di riferimento”. Il rublo ha tagliato le perdite dopo l’annuncio ed è scambiato ad un valore più debole dello 0,4 per cento a 51,2610 contro il dollaro.

La forza del rublo sta contribuendo ad un rallentamento dell’inflazione e, a parità di altre condizioni e senza novità di rilievo da parte dei fattori negativi, dovrebbe presto esserci ancora una riduzione del tasso di riferimento. I commercianti vedono anche un calo degli oneri finanziari, cosa che indica come l’economia del paese russo sta nettamente migliorando.

I sondaggi indicano che l’inflazione (accelerata al 16,9 per cento rispetto all’anno precedente a marzo) è una delle principali preoccupazioni per i russi. La crescita dei prezzi è scesa al 16,5 per cento lo scorso 27 aprile e raggiungerà l’8 per cento il prossimo aprile, secondo le previsioni della Banca centrale della Russia.

Il crollo del rublo l’anno scorso e il divieto della Russia sulle importazioni alimentari in rappresaglia alle sanzioni sul conflitto in Ucraina ha contribuito ad una salita dell’inflazione pari a più del doppio rispetto all’inizio dello scorso anno. L’obiettivo di inflazione a medio termine della Banca centrale russa è del 4 per cento per il 2017.

Il prodotto interno lordo si è nel frattempo contratto del 2,2 per cento rispetto al primo trimestre dell’anno precedente e dovrebbe espandersi del 2,3 per cento nel 2016, dopo una contrazione del 2,8 per cento quest’anno.

L’inflazione britannica scende a zero per la prima volta dal 1989

L’inflazione britannica è scesa a zero il mese scorso secondo i dati ufficiali, con la riduzione dei prezzi dei beni alimentari e dei computer che hanno lasciato i prezzi al consumo invariati rispetto all’anno precedente. L’inflazione al consumo è scesa allo 0,0 per cento nel mese di febbraio, da un tasso annuo dello 0,3 per cento nel mese di gennaio, secondo l’Ufficio per le statistiche nazionali.

Si tratta di un livello che non si vedeva dall’inizio delle rilevazioni comparabili iniziato nel 1989, anche se l’ONS calcola che l’inflazione sarebbe stata inferiore nel 1960 sulla base di stime non ufficiali. Il calo dell’inflazione è leggermente maggiore delle previsioni degli economisti, che vedevano un calo dello 0,1 per cento.

Il costo della vita sarà una buona notizia per molti britannici nella corsa alle elezioni nazionali del 7 maggio, in particolare con la crescita dei salari annuali che è scesa del 1,8 per cento a inizio anno. Ma l’ulteriore inflazione scende al di sotto del target della Banca d’Inghilterra del 2 per cento, con una certa speculazione di rischi di ribassi sulla crescita. La scorsa settimana il capo economista della BoE ha detto che la banca centrale ha probabilmente bisogno di tagliare i tassi invece che farli crescere nell’immediato futuro, anche se per ora questa visione non sembra essere condivisa da altri politici.

Il governatore della BoE Mark Carney ha detto ai legislatori all’inizio di questo mese che il taglio dei tassi in risposta alla caduta dei prezzi del petrolio sarebbe “estremamente stupido” e la maggior parte degli economisti interpellati da Reuters si aspettano che la prossima mossa della BoE possa essere un aumento dei tassi.

A differenza della zona euro, dove i prezzi stanno già mostrando una discesa di anno in anno, la maggior parte degli economisti pensano che la domanda dei consumatori britannica rimarrà ferma di fronte alla caduta dei prezzi a causa della crescita dell’occupazione e dei segni di una ripresa dei salari.

Gli economisti si aspettano che l’inflazione possa cadere ulteriormente e la BoE prevede un calo al sotto dello zero nei prossimi mesi. I tagli alle bollette sono tra i fattori che potrebbero spingere verso il basso i prezzi in marzo. La misura di fondo dell’inflazione è scesa al 1,2 per cento nel mese di febbraio rispetto al 1,4 per cento in gennaio.

I dati rilasciati martedì hanno mostrato che i prezzi di fabbrica sono diminuiti del 1,8 per cento in termini annuali, un dato simile alle previsioni del calo del 1,9 per cento previsto dagli economisti.

 

BOE: l’inflazione potrebbe salire

La Banca d’Inghilterra ha detto che l’inflazione del Regno Unito potrebbe accelerare rapidamente nel 2016, una volta che l’impatto dei prezzi del petrolio a strapiombo finirà e grazie al fatto che i dati dei salari e della disoccupazione hanno mostrato una nuova pressione del costo del lavoro che sta cominciando a costruirsi. Con i prezzi delle materie prime in una situazione particolare, il rallentamento potrebbe rivelarsi temporaneo. In assenza di ulteriori movimenti dei prezzi delle materie prime o della sterlina, gli effetti di questi fattori sul CPI a 12 mesi potrebbe dissiparsi verso la fine del 2015, causando un movimento dell’inflazione che potrebbe arrivare verso l’obiettivo classico.

I verbali hanno mostrato una certa divergenza relativamente a quando il serraggio dovrebbe iniziare. Per due membri della BOE, la decisione di mantenere i tassi allo 0.5 per cento anche questo mese è stata “finemente equilibrato”, e non ci può essere modo di aumentare i tassi entro la fine dell’anno. La commissione ha detto che la prossima più probabile mossa politica dei prossimi tre anni è quella di “stringere”. In segno di un ulteriore rafforzamento nel mercato del lavoro, l’Ufficio di Statistica ha detto che la disoccupazione è scesa al tasso più basso degli ultimi sei anni nel quarto trimestre 2014. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7 per cento dal 5,8 per cento nel periodo fino a novembre. Le paghe sono invece cresciute del 2,1 per cento, superando il margine dell’inflazione del valore massimo dal 2008. La sterlina si rafforza dopo i rapporti pubblicati ed è in rialzo dello 0.5 per cento a 1,5426 dollari.

L’inflazione ha rallentato ad un record minimo dello 0,3 per cento nel mese di gennaio e la BOE ha previsto un calo sotto zero. Tuttavia, il governatore Mark Carney ha detto che questo calo sarà di breve durata e l’inflazione potrebbe probabilmente riprendersi ed avvicinarsi all’obiettivo del 2 per cento entro il prossimo anno. Nelle minute, la BOE ha detto che ci sono dei rischi al rialzo e al ribasso per le previsioni di inflazione e per il rallentamento dell’economia. Mentre ha detto che la prospettiva per l’economia è migliorata nel corso degli ultimi tre mesi, ha anche osservato i rischi degli sviluppi globali, in particolare in Europa. Le previsioni centrali della BOE sono legate ad una graduale ripresa della crescita dei salari, anche se ha avvertito di un rischio che le aspettative di inflazione più basse potrebbero alimentare una crescita della retribuzione inferiore.

La crescita sarà probabilmente un po’ più forte nei prossimi anni, ciò nonostante gli andamenti dei mercati finanziari del mese passato servivano a ricordare che le prospettive di crescita sono sensibili anche agli sviluppi globali.

Il tasso di inflazione britannico sale al 1,3% ad ottobre

L’inflazione nel Regno Unito è salita al tasso annuo dell’1,3% anno nel mese di ottobre, dal 1,2% del mese precedente, secondo le cifre ufficiali. Il dato è legato ai prezzi al consumo, che si trovano al di sopra del recente minimo di cinque anni. L’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS) ha detto che l’aumento è stato marginale perché i costi di trasporto sono scesi meno rispetto a un anno fa. Tuttavia, il prezzo di cibo e bevande non alcoliche sono diminuiti del 1,4% nel mese di ottobre rispetto allo scorso anno.

In uno sviluppo separato calcolato ieri, gli analisti delle vendite al dettaglio di generi alimentari hanno detto che il prezzo è caduto per la prima volta in venti anni, anche in virtù della concorrenza sui prezzi che ha spinto i prezzi giù dello 0,4%. La scorsa settimana, la Banca d’Inghilterra ha avvertito che il tasso di inflazione del paese potrebbe scendere al 1% nel corso dei prossimi sei mesi.

Tuttavia, il piccolo aumento del tasso di inflazione potrebbe solo difficilmente alterare la decisione della banca centrale di mantenere il tasso di interesse di riferimento ad un valore dello 0,5%. Tutto questo tenendo presente che il target di inflazione annuo da parte della BOE è del 2%.

Il redattore economico della BBC, Robert Peston, ha detto che il movimento attuale del tasso di inflazione del paese sembra in gran parte dovuto a dei fattori stagionali, come i tempi di pagamento degli studenti, oltre che (soprattutto) agli aumenti delle vendite di giochi e di oggetti in generale per il periodo di Natale.

Reagendo alla relazione del ONS, David Kern, capo economista presso la Camera di Commercio Britannica ha detto che nonostante il piccolo aumento “l’impatto dei bassi prezzi del petrolio avrà un impatto notevole nei prossimi mesi, causando un calo dell’inflazione. Ci aspettiamo infatti che l’inflazione potrebbe fluttuare a circa l’1% fino alla fine del 2015 per poi risalire verso il 2,0% nel corso del 2016”.

Il discorso dell’inflazione è molto importante anche per chi fa Forex e vuole investire in valute, perché bisogna considerare che occorre la valuta (in questo caso la sterlina inglese) è molto legata all’andamento di questo parametro. Per questo motivo, per tutti coloro che desiderano investire con una certa cognizione di causa (sia se si decidesse di operare con l’analisi tecnica che con l’analisi fondamentale) devono necessariamente tenere conto delle novità che sono in arrivo dal mercato britannico in merito all’inflazione stessa, uno degli indicatori economici più importanti in assoluto.

In zona euro sale l’inflazione, le misure della BCE iniziano a funzionare

L’inflazione della zona euro ha accelerato da un minimo di cinque anni nel mese di ottobre, il che offre un po’ di tregua ai responsabili della politica della Banca centrale europea che lottano per evitare una spirale di calo dei prezzi. I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente, secondo gli ultimi dati dell’ufficio delle statistiche dell’Unione europea. La disoccupazione è invece rimasta al 11,5 per cento nel mese di settembre.

I responsabili politici hanno intrapreso una serie di misure di stimolo senza precedenti da giugno scorso al fine di allontanare la deflazione e riaccendere la crescita. L’economia ha mostrato qualche segno di reazione, con la fiducia delle imprese che è salita in modo imprevisto e l’attività delle fabbriche che vanno sempre meglio. Gli economisti prevedono una crescita dello 0,2 per cento nel terzo e nel quarto trimestre.

I recenti dati economici dovrebbero consentire alla BCE di attendere almeno fino alla riunione di dicembre prima di decidere eventualmente nuove azioni. Eventuali ulteriori cali di inflazione della zona euro, tuttavia, non mancheranno di tenere la pressione sulla BCE e di infuenzare negativamente il valore dell’euro, che nel frattempo è salito dopo il rapporto ed è scambiato a 1,2577 dollari.

I prezzi dell’energia sono scesi dell’1,8 per cento nel mese di ottobre rispetto all’anno precedente, il quarto calo in altrettanti mesi. Il calo riflette un calo del costo del petrolio di quasi il 25 per cento da giugno. Nel corso di un lungo periodo di inflazione debole, esiste il rischio che uno shock economico possa provocare inflazione negativa. Quando si è vicini allo zero e c’è un nuovo shock, il rischio di inflazione negativa è sicuramente non inesistente.

L’inflazione non ha incontrato l’obiettivo della BCE di poco inferiore al 2 per cento dall’inizio del 2013, mentre il presidente Mario Draghi ha detto che il rischio di deflazione vera e propria è remoto, poiché egli prevede che ci saranno degli aumenti dei prezzi, anche se essi saranno ancora bassi nei prossimi mesi prima di aumentare gradualmente durante il 2015 e il 2016.

La banca centrale di Francoforte ha iniziato l’acquisto di obbligazioni garantite la settimana scorsa e ha detto che espanderà la sua attività anche nel mese di novembre, tagliando inoltre i tassi di interesse ai minimi storici e offrendo prestiti a lungo termine alle banche per alimentare l’offerta di credito.

Staremo a vedere cosa accadrà, certo è che anche a livello di valute è importante stare molto attenti.

Indicatori economici ed inflazione

Se diamo uno sguardo al mondo degli indicatori macroeconomici, gli indicatori che da sempre occupano un posto di primaria importanza per i traders del Forex sono quelli riferiti all’inflazione. Parliamo in particolare dei dati inerenti i prezzi al consumo e di quelli relativi al mondo industriale, ed in particolare, ai prezzi della produzione.
Quando si parla di inflazione si fa spesso riferimento al CPI o Consumer Price Index. Questo indice misura l’andamento del costo della vita, a livello di consumatore finale, sulla base dell’osservazione dei prezzi di un paniere di beni e servizi. I prezzi al consumo sono il migliore indicatore dell’inflazione di un Paese in quanto la variazione degli stessi è correlata positivamente non solo con il costo della vita ma anche con i tassi d’interesse, nel senso che un’inflazione in costante aumento porta con sé anche un incremento dei tassi d’interesse attesi.

Come influisce questo dato sulle aspettative degli operatori?

L’indice, in generale, viene rilevato su base mensile e, solitamente, quando l’inflazione aumenta su base costante oltre le attese, la reazione dei mercati azionari è negativa, nel senso che si osserva generalmente una diffusa riduzione delle quotazioni di mercato. Per quanto riguarda, invece, l’influenza del dato sugli operatori del mercato valutario, la reazione prevede l’acquisto della valuta nazionale in quanto ad esso è collegato l’ incremento del tasso d’interesse e quindi del costo del denaro da parte delle autorità monetarie.
In genere, la parte più significativa di questo dato è quella depurata dalle componenti più volatili, quali cibo ed energia e cioè il “core rate”. Si tratta, comunque, di un indice dallo scarso valore previsivo nel breve periodo e che punta tendenzialmente al rialzo, in quanto è raro che le imprese diminuiscano i prezzi su base costante nel tempo.

Il PPI o Producer Price Index

Per misurare la variazione dei prezzi di una data economia, altrettanto utile è il Producer Price Index, cioè l’indice dei prezzi di produzione industriale che misura, in un dato intervallo di tempo, la misura del cambiamento che si è avuto sui prezzi di un certo paniere di prodotti a diversi stadi di lavorazione (prodotti grezzi o materie prime, beni intermedi e prodotti finiti). L’incidenza della conoscenza di questo indice è fornito dall’utilità per l’analisi dei prezzi delle materie prime e dei semilavorati.
Esso permette di anticipare con buona probabilità le pressioni inflazionistiche esistenti su un dato mercato, con particolare riferimento a quello inerente i prezzi al consumo.
A rilascio mensile, un PPI crescente e oltre le attese è negativo per i mercati finanziari in quanto preannuncia un futuro aumento generalizzato dei prezzi. Comunque, al fine di valutare meglio gli effetti delle variazioni subite dall’indice, si fa comunemente uso del “core PPI”, per eliminare, anche in questo caso, la notevole incidenza sulle variazioni mensili delle componenti più volatili dell’indice stesso.

Due ulteriori diffusi indicatori: Il CPPI e il CRB Index

Una variante del PPI è il CPPI, detto anche Commodities Producer Price Index, e cioè l’indice dei prezzi alla produzione di tutte le commodities. In generale, l’utilità dell’indice sta nel fatto che le sue variazioni precedono quasi sempre quelle dei movimenti dei titoli in borsa e dunque si rivela come un valido indicatore dell’inflazione di lungo periodo.
Tale indicatore, sebbene utile, prende però in considerazione l’impatto sullo stesso da parte di un numero limitato di commodities. Per questo, un altro indicatore molto accreditato tra i traders è il Commodity Research Bureau Index (CRB Index) che è costruito a partire dai prezzi dei contratti futures relativi a 21 commodities. Nonostante la sua diffusione ed il suo indubbio valore informativo, tale indice non è esente da critiche e quelle maggiori riguardano la constatazione che si tratta di un indice che si riferisce a dei prezzi futuri delle commodities ed inoltre, tale indicatore comprende alcune componenti di prezzo che hanno poco significato in relazione alle variazioni dello stesso.

Il prezzo dell’oro sale sull’inflazione cinese

Il prezzo dell’oro è aumentato dopo che i dati hanno mostrato come l’inflazione in Cina ha accelerato più di quanto stimato in giugno, stimolare la domanda di questo metallo prezioso come copertura. L’oro per la consegna immediata è salito del 1,5 per cento, toccando il prezzo massimo dal 1 ° luglio, a quota 1,255.18 dollari l’oncia.

Della Cina, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 2,7 per cento rispetto all’anno precedente, a fronte di una stima media del 2,5 per cento secondo un sondaggio. Questo ha dato una mano al prezzo del metallo giallo, che era sceso del 23 per cento nell’ultimo trimestre in seguito al fatto che il numero uno della Federal Reserve, Ben S. Bernanke, potrebbe decidere di dismettere gradualmente il suo QE.

L’oro è un bene a lungo termine ed è una garanzia contro il crollo del prezzo delle azioni e delle obbligazioni, oltre che contro l’inflazione. Il prezzo dell’oro per la consegna in agosto è salito del 1,3 per cento, arrivando a 1,251.50 dollari l’oncia. Anche altri metalli preziosi hanno ben performato, con l’argento per la consegna immediata che è salito del 1,7 per cento arrivando a quota 19,4316 dollari l’oncia, dopo l’1,1 per cento di guadagno ieri. Il prezzo spot del platino è aumentato dell’1 per cento facendo arrivare questo metallo a 1,372.90 dollari l’oncia, dopo aver fatto segnare ieri una salita del 2,6 per cento. Il palladio ha guadagnato lo 0,6 per cento arrivando a costare 700,90 dollari l’oncia, dopo essere salito del 2,1 per cento ieri.

Le opzioni binarie possono essere un modo decisamente interessante e semplice di investire denaro in oro o in altri metalli preziosi, dato che consentono di partire anche con degli investimenti piccoli oltre che permettono di investire sia sull’aumento che sulla diminuzione del prezzo degli stessi. Si tratta di una interessante soluzione per poter investire con successo, sempre con le opzioni binarie.