Ecco come il petrolio potrebbe impattare sull’euro

La scorsa settimana la Banca centrale europea ha pubblicato il suo bollettino mensile di dicembre e, in 216 pagine, la lettura è per la maggior parte pesante. Tuttavia, queso bollettino contiene alcuni modelli di stime utili per capire cosa ci si aspetta dai movimenti dei prezzi del petrolio e come essi possano alimentare l’inflazione (o la deflazione) nei prossimi due anni.

I prezzi dell’energia stanno avendo una notevole influenza sulla zona euro. La stima dei dati di novembre mostra l’inflazione ad un tasso annuo dello 0,30%, con la componente energetica che è chiaramente la tipologia principale (anche se i prezzi dei servizi sono piatti). La stima sarà aggiornata questo mercoledì, ma non dovrebbe modificarsi.

La domanda è: cosa dovrà fare la BCE il prossimo 22 gennaio se il prezzo del petrolio dovesse rimanere dove si trova ora? Siamo in grado di avere un’idea guardando le previsioni che la BCE ha emesso il 3 dicembre dopo la riunione di politica monetaria. Il tasso medio annuo dell’inflazione era stata fissata allo 0,7% per 2015 e al 1,3% per l’anno dopo. Questo era basato su un assunto piuttosto eroico che il prezzo del petrolio fosse salito a 85 dollari entro breve. Si tratta di una stima ben lungi dall’essere reale perché, come sappiamo, il prezzo del greggio continua a scendere e ora si trova attorno a 73 dollari al barile e, su questa base, l’inflazione nel 2015 dovrebbe scendere allo 0,3%.

Ma possiamo vedere un percorso alternativo, che potrebbe essere una sotto-stima: il petrolio a 50 euro al barile. Secondo gli esperti dell’Eurosistema sulla base dei loro modelli è stata stimata una variazione del 10% del prezzo del petrolio per avere un rapido impatto dello 0,4% sull’inflazione e un ulteriore 0,2% di impatto nei due anni successivi. Quindi, se si assume che il greggio, in termini di euro rimane intorno al livello di 50 euro, e prendiamo in considerazione solo il primo effetto dello 0,4%, l’inflazione oltre il 2015 sarà negativa. E con meno fiducia, potremmo dire che nel 2016 arriverà a meno 1%.

Alcuni consigliano la BCE di seguire l’esempio di altre banche centrali e “guardare attraverso” il calo del prezzo del petrolio e trattarlo come avente un impatto una tantum sui prezzi. Infatti, la banca centrale può avere successo se si fosse mossa mesi fa, ma ora è troppo tardi. Forse la ragione per cui la BCE non ha agito in quel modo era legato proprio al prezzo del greggio. Ora il calo dei prezzi del greggio potrebbe venire in soccorso all’euro? Questo è possibile, ma occorre fare attenzione. Un altro modo in cui la zona euro potrebbe alzare l’inflazione, migliorando la sua competitività internazionale, sarebbe quella di mantenere i costi interni di produzione sotto quelli dei suoi principali partner commerciali; in altre parole, un tasso di inflazione costantemente inferiore.

Mercato influenzato dal rischio geopolitico, greggio in rialzo

AZIONI

Nelle ultime 12 ore, ogni mercato è stato influenzato dal rischio evento improvviso che emerge dal fatto che un aereo passeggeri della Malesia è stato distrutto oltre il confine Ucraina-Russia. Questa tragedia ha aumentato il rischio geopolitico con nuove equazioni di guerra che saltano fuori anche a causa della presenza di passeggeri americani su quell’aereo. Oggi è una sessione importante per tutti i principali mercati per vedere se ci sarà vendita o no.

Il Dow (16.976,81, -0,94%) si trova in una riflessione del rischio geo-politico, invertito al ribasso, e ora lo slancio verso l’alto corre il rischio di perdere se  non dovesse riuscire a tenere il valore di 16.850-750. Se il rischio è di natura di breve termine, quindi bisogna aspettarsi la gamma di 16.850-17.150 in grado di tenere oggi. Il Dax (9.753,88, -1,07%), non è riuscito a rompere sopra 9871 per confermare la forza e l’intero guadagno del giorno precedente è stato perso. La debolezza restituisce pienamente sotto 9700.

Il Nikkei (15.202,55, -1,09%) è sceso bruscamente proprio come previsto mentre fa trading nel range di 15.000-500 per le ultime quattro settimane, valore che non può rompere di oggi. Lo Shanghai (2.062,79, +0,35%) non è riuscito a rompere al di sopra del limite superiore del range in 2080-90 che segnalerebbe una notevole inversione rialzista verso 2140-80. Questo segnala una continuazione della più ampia gamma di 2000-2090.

Il Nifty (7.640,45, 0,21%) ha trascorso la sessione di trading in maniera laterale, ma l’attesa correzione di 40-60 punti potrebbe emergere oggi alla stessa apertura. I tori preferirebbero che qualsiasi calo non andasse al di sotto di 7590-70 con la possibilità di un altro nuovo massimo sopra 7655.

COMMODITIES

Le materie prime sono tutte miste. L’abbattimento di un aereo passeggeri della Malesia in Ucraina ha portato alla crescita del greggio. Un forte aumento del Brent è visto e può essere negativo. L’oro (1.315,69) ha tenuto i suoi guadagni dopo un forte aumento Mercoledì, incapace di decidere su un upmove tagliente. Può rimanere in pausa sopra 1310 o salire al targeting 1350. L’argento (21,108) si è anche messo in pausa dopo un forte aumento. Può rimanere stabile sopra 20,5 nel breve termine. Il rame (3,2140) sta cadendo verso il sostegno a 3,20 che, se tiene, può portare più in alto verso 3,30-3,32. Tuttavia, se una rottura sotto 3,20 è vista, può indirizzare a 3,15-3,10. C’è necessità di aspettare e guardare.

Il Nymex WTI (103,81) ha ripercorso quasi il 60% della sua recente caduta da 107.5. Può dunque testare i livelli di 104 e poi cadere di nuovo a 100-98 o rompere sopra 10-105 per indirizzare a 107-110. Nel complesso il lungo termine rimane alto.

Il Brent (108,55) si è nettamente spostato dal supporto a lungo termine nei pressi di 106, in linea con le nostre aspettative e potrebbe presto colpire 109,45-111,84. Il trend rialzista a breve termine persiste.

Rally della sterlina dopo il discorso di Carney, guadagni del greggio sulla minaccia della guerra civile in Iraq

La sterlina è stata la valuta più performante della sessione durante la notte dopo l’intervento del governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, in cui ha esplicitamente avvertito che i tassi di interesse potrebbero salire prima di quanto i mercati si aspettavano. Durante il discorso annuale del governatore in carica davanti a una platea di banchieri di Londra, Carney ha espresso fiducia che l’economia continuerà a crescere nei prossimi trimestri. Qualsiasi mossa sui tassi di interesse dovrebbe essere “graduale e limitata” in termini di indebitamento delle famiglie e una sterlina  forte potrebbe ostacolare le prospettive economiche del Regno Unito. Nel complesso Carney sembra propenso al fatto che un aumento dei tassi nel Regno Unito potrebbe avvenire quest’anno invece di aspettare fino alla primavera del 2015.

La reazione da parte della sterlina è stato considerevole. E’ salita a 1,6965 contro il dollaro e ha spinto l’euro sotto l’importante marchio di 80 pence a 0,7992. 80 pence è un livello importante per euro / sterlina.

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In Giappone, la banca centrale ha mantenuto la sua politica invariata come previsto dagli economisti. Lo yen è sotto pressione dato che sia il dollaro che l’euro sono riusciti a guadagnare nei confronti della moneta giapponese. Dollaro / yen è salito a 101,96, mentre euro / yen è salito a 138,26. La sessione è stata relativamente vivace con dollaro / yen che ha toccato un minimo di 101,60 e l’euro che ha trascorso qualche tempo sotto il livello di 138.

I dati dalla Cina erano relativamente ottimisti con le vendite al dettaglio nel mese di maggio sono aumentate del 12,5% anno su anno rispetto alle aspettative di un aumento del 12,1%, mentre la produzione industriale per lo stesso mese è arrivata giusto in linea con le previsioni al 8,8%.

Il greggio era molto forte con il NYMEX salito ad un massimo di 9 mesi sulle preoccupazioni di una guerra civile in Iraq e la minaccia di interruzioni delle forniture dal 7 ° più grande produttore di petrolio al mondo.

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Nel greggio i tori sono forti, i mercati sono in downtrend

AZIONI

La maggior parte dei mercati, tra cui l’Asia – Pac, sono in downtrends di breve termine, ma ancora le minute della Fed mostrano che i decisori politici non vedono quasi nessun rischio di inflazione dal ridotto stimolo statunitense.

Il Dow ( 16.533,06, 0,97 %) ha recuperato la perdita del giorno precedente e rimbalza dalla zona di supporto di 16.350-300. Anche se la tendenza al ribasso non è ancora invertita, possiamo aspettarci una mossa laterale nel range di 16.300-16.600 per le prossime 2 sessioni.

Il Dax ( 9697,87, 0,61 %) mantiene la negoziazione in 9500-9800 ma deve rompere sopra 9800 per superare l’attuale debolezza e riprendere il maggiore trend rialzista. Fino ad allora, un nuovo test di 9400 rimane una possibilità concreta.

Il Nikkei ( 14.245,37, 1,45 %), ha prodotto il brusco picco avvertito ieri, ma anche allora deve rompere sopra l’area di resistenza 14.400-500 per invertire la tendenza al ribasso e fare un rally verso 15000. Lo Shanghai ( 2037,21, 0,61 %) sta operando nella nostra zona di resistenza 2036-38 e può salire alla successiva zona di approvvigionamento principale di 2060-80, dove l’azione dei prezzi può determinare il trend di medio termine.

Il Nifty ( 7.252,90, -0,31 %) è in vendita per la prima volta nelle ultime settimane e la prenotazione dei profitti può continuare oggi. Un sostegno può essere previsto a 7130 e a 7080 su ogni calo. La struttura non supporta ancora alcun aumento ma teniamo d’occhio ogni possibile sviluppo di base.

COMMODITIES

I dati PMI della Cina sembrano avere un impatto positivo sul greggio portandolo più vicino agli obiettivi, mentre i metalli restano in gamma con nessun movimento importante per ora. L’oro ( 1.291,91) sembra debole, ma è stato scambiato vicino al supporto del canale fondamentale e della resistenza per le ultime 3 sessioni. A meno che ci sia una rottura sotto 1290, possiamo ancora aspettarci un lieve rimbalzo a 1300. Mentre l’argento ( 19,435) rimane stabile per ora, entrambi i metalli continuano a variare lateralmente.

Il rame ( 3.1415) ha rimbalzato un po’ dal sostegno a medio termine nei pressi di 3.11, mentre abbiamo visto un recente trend rialzista, ma soprattutto la quota di 3.10 dà la possibilità di indirizzare a 3,20-3,25 nel breve termine. Un dato migliore del previsto in Cina per il PMI può aiutare il metallo ad aumentare ulteriormente.

Il Brent ( 110,53) e il Nymex WTI ( 104,030) sono saliti bruscamente e possono essere supportati da un dato del PMI in Cina pubblicato oggi. Entrambi i valori sono in una tendenza rialzista. Il Brent può indirizzare a 112 su una rottura sopra 110,58, mentre il WTI potrebbe mirare a 105,22 nel breve termine. I tori sono forti e stanno dominando i  prezzi per ora.

Greggio, ecco come influiscono le tensioni di Ucraina e Libia

Il prezzo del greggio è stato volatile intorno a 104 dollari al barile oggi in mezzo alle crescenti tensioni in Ucraina. Nel primo pomeriggio in Europa, il greggio di riferimento americano per la consegna di maggio è sceso di 11 centesimi a 103,63 dollari al barile nel trading elettronico sul New York Mercantile Exchange. In precedenza il contratto era salito più in alto andando a toccare un valore edi 104,55 dollari. Il Brent, punto di riferimento per le varietà internazionale del petrolio, è salito di 39 centesimi a 107,72 dollari al barile sullo scambio ICE Futures a Londra.

L’Ucraina reagisce alla Russia e le tensioni diventano maggiori

Il governo ucraino ha annunciato ieri di aver inviato delle truppe per cercare di reprimere una rivolta filo-russa in Ucraina orientale, nonostante gli avvertimenti del Cremlino. I mercati sono stati scosso dalla preoccupazione di sanzioni occidentali contro Mosca, la quale potrebbe decidere di interrompere le esportazioni russe di petrolio e di gas. Questa situazione di stallo è stata considerata come potenzialmente dirompente per forniture di gas russo verso l’Europa, ma a questo punto vediamo un taglio per l’UE come irrealistico. Lo cita un rapporto dell’analisti di JBC Energy di Vienna.

Petrolio, ecco gli sviluppi in Libia

Degli sviluppi diversi in Libia sono relativi ai prezzi del petrolio. Domenica, Abdullah al-Thani è diventato il secondo primo ministro libico a dimettersi entro due mesi, sottolineando l’instabilità della nazione dopo la caduta del dittatore Muammar Gheddafi nel 2011.

D’altra parte, i segni che la produzione di petrolio libico potrebbero salire più vicini ai livelli normali sta contribuendo marginalmente ad avere dei prezzi del petrolio più bassi, anche se l’instabilità del governo potrebbe ritardare la restituzione delle raffinerie attualmente controllate dalle milizie. L’imminente ripresa delle spedizioni di petrolio dalle due porte della Libia orientale è probabile che non abbia praticamente alcun impatto sul mercato, poiché hanno la capacità congiunta di esportazione di soli 200.000 barili al giorno. Questo è quello che dicono gli analisti di Commerzbank a Francoforte. Le due più grandi porte del paese, che hanno capacità giornaliera complessiva di 500.000 barili al giorno, rimangono occupate dai ribelli e sono ancora chiuse.

Per chi invece nel mercato del petrolio e delle commodities in generale la situazione è delicata in questi momenti, poiché le tensioni in Ucraina e quelle in Libia potrebbero far variare di molto i prezzi del greggio. Nel corso delle prossime ore potremmo vedere un interessante movimento ancora una volta del prezzo del greggio.

La Crisi in Ucraina non peggiora, lo yen in calo

AZIONI

Quasi tutti i mercati mondiali sono fortemente in positivo questa mattina dopo dei dati incoraggianti sulla produzione industriale degli Stati Uniti. Il Nikkei ( 14.431,40, 1,08 %) ha raggiunto il nostro obiettivo iniziale di 14400 e può scendere ulteriormente al nostro prossimo supporto obiettivo di 14000. Una rottura sotto 14000 potrebbe accelerare il declino a 13750 e poi a 13200.

Lo Shanghai ( 2.021,16, -0,12 %) ha rotto sotto il supporto a 2020-15 per testare il minimo di gennaio. Gli orsi dominano saldamente e fintanto che il trend rimane al di sotto di 2040-50, l’inversione arriverà solo su una rottura sopra 2080. Una rottura sotto 1980-1975 potrebbe portare il valore a 1950-1945.

Il Dow ( 16.247,22, 1,13 %) ha tenuto sopra il nostro sostegno a 15900 per ora e può consolidare tra 15900 e 16600 per qualche tempo prima di farci vedere la prossima mossa. Il principale trend rialzista sarà minacciato solo su una rottura inferiore a 15500.

COMMODITIES

L’oro ( 1.360,64) è sceso da 1388 come i dati USA hanno fatto vedere una frenata della domanda prima della riunione della FED di oggi. Attualmente il valore del metallo giallo è scambiato appena sopra il supporto vicino a 1.357,98, se dovesse andare al di sotto potrebbe testare il prossimo supporto vicino a 1.350,9 e a 1351.

L’argento ( 21.08) è caduto e sta testando il supporto vicino a 20.98. Può consolidare da qui per un paio di sedute all’interno delle regioni 20,75-21,5 prima di farci vedere ulteriori mosse.

Il rame ( 2,9770) ha rimbalzato dal supporto a lungo termine nei pressi di 2.90 come previsto. Ora può salire a 3 mentre si trova sopra 2.90. Un aumento sostenuto sopra 3 potrebbe indicare un ulteriore movimento verso l’alto.

I mercati petroliferi sono caduti sulla speculazione che le sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea contro la Russia possano difficilmente perturbare le spedizioni. Il Nymex WTI ( 97.34) e il Brent ( 106,35) sono diminuiti drasticamente come previsto.

VALUTE

L’euro ( 1,3933) ha girato tra 1,3830 e 1,3970. Il principale supporto di 1,3830 non è stato violato, ma per generare slancio verso l’alto i tori devono tenere il valore della nostra moneta sopra quota 1,3980 e a quota 1,4070. Altrimenti, si può avere un maggior consolidamento.

La sterlina ( 1,6638) è in una correzione del principale uptrend e si trova a formare un modello di bandiera rialzista. Può raggiungere quota 1,69-1,7050 al termine della correzione attuale.

L’Aussie ( 0,9086) ha raggiunto un importante valore sul grafico orario e i tori devono riuscire a rompere nel corso del prossimo futuro sopra il valore di 0.9150 o di 0,92, non oltre la prossima settimana, per poter confermare una inversione di medio termine, in alternativa un forte calo potrebbe portare il prezzo indietro verso 0.87.

Il greggio scende sulle aspettative di minore domanda di combustibile per riscaldamento

Il petrolio greggio ha perso terreno questo martedì mattina. Anche se il WTI ha chiuso oltre i migliori livelli, ieri i principali contratti petroliferi sono scesi bruscamente dato che i prezzi del gas naturale sono crollati di oltre il 10 %. Questo a seguito di un meteo più mite per la regione del Midwest americano, dove il grave freddo e le tempeste recenti avevano esaurito le scorte di gas.

La maggiore domanda di riscaldamento era anche stata causata dalle scorte di petrolio distillato che sono diminuire notevolmente. Tuttavia, il ritmo dei recenti prelievi di scorte di distillati hanno rallentato un po’, mentre le scorte di petrolio greggio hanno già iniziato a salire. Mentre ci dirigiamo verso la stagione primaverile, la domanda di gasolio da riscaldamento è probabile che inizi ad avere una diminuzione. Allo stesso tempo, la produzione di petrolio greggio potrebbe continuare ad aumentare. Di conseguenza, è possibile che il prezzo del petrolio degli Stati Uniti possa rinunciare degli interi guadagni che ha fatto nel corso degli ultimi due mesi.

Il greggio dovrebbe continuare a scendere

Per quanto riguarda la seduta odierna, non abbiamo avuto dei dati economici di livello superiore e non c’è nè nessuno previsto per la giornata di oggi. Quindi non c’è nessuno stimolo esterno ed immediato che possa portare il WTI a cambiare il suo corso, quindi è probabile che il greggio continui a diminuire di valore verso i successivi livelli di supporto a $ 101,35 e a $ 100,70. Il Relative Strength Index ( RSI) sul WTI aveva già raggiunto i territori di ipercomprato, quindi un pullback di qualche tipo era comunque in ritardo. Il WTI, inoltre, aveva raggiunto il livello di estensione di Fibonacci del 127.2 % a 103,30 dollari del movimento in calo dal picco di dicembre, che è un punto di esaurimento per il prezzo.

Il Brent nel frattempo ha fatto un altro tentativo di rialzo ma non riuscito a rompere la barriera di $ 110.70/80. Questa zona è corrispondente ad una linea di tendenza al ribasso valida dall’agosto 2013. Una pausa potenziale sopra questo valore sarebbe uno sviluppo molto rialzista, che non è impossibile dati i maggiori rischi dal lato dell’offerta derivanti dal Medio Oriente e dal Nord Africa. In Libia, per esempio, il giacimento di El Sharara, che produce circa 340 mila barili di petrolio al giorno, è stato arrestato da giovedì a causa di violenti scontri con i manifestanti. In Iraq, almeno 17 persone sono state uccise negli attentati e nelle sparatorie di domenica.

I prezzi del greggio sono in calo e potrebbero arrivare fino a 90

I mercati del petrolio greggio WTI sono scesi duramente durante la sessione di ieri, testando il livello di 91,50 dollari. Questa zona è stata un sostegno significativo nel passato e di conseguenza probabilmente sarà un po’ difficile vendere oltre questo livello. Tuttavia, non si può certo acquistare solo perché i mercati hanno rimbalzato proprio qui in passato. In attesa di un certo tipo di candela di supporto, che potrebbe essere la strada da percorrere, rimaniamo calmi e non facciamo operazioni avventate. Crediamo che il mercato potrebbe rompere a breve e probabilmente potrebbe puntare al livello di 90,00 dollari. Quella zona vede una notevole quantità di supporto sui grafici a lungo termine, oltre ad essere un grande numero tondo, psicologicamente significativo. A causa di questo, crediamo che un sacco di acquirenti entreranno nel mercato a questo punto del grafico.

I numeri meno impressionanti delle previsioni dei posti di lavoro portano a delle questioni di domanda di mercato

E’ difficile immaginare che gli Stati Uniti avranno una massiccia quantità di domanda di energia in una situazione in cui l’occupazione è così povera. Dopo tutto, a dicembre il paese ha aggiunto solo 74.000 posti di lavoro. Questa è stata una delusione amara se si considera che il mercato stava cercando un aumento che potesse essere vicino al valore di 200.000 o giù di lì. Finché il quadro occupazionale appare così poco chiaro negli Stati Uniti, la cosa potrebbe in maniera più che probabile pregiudicare eventuali salite che vedremo nei mercati petroliferi.

In cima a questo, la candela di venerdì, naturalmente, era una stella cadente, il che suggerisce che vi era una notevole quantità di pressione di vendita dopo che la pubblicazione del numero dei libri paga del settore non agricolo. A causa di questo, si sente che il mercato si trova in una situazione “pesante” al momento. Stando così le cose, la ocsa preferito è in realtà andare a cercare un certo tipo di raduno a breve termine che possa mostrare dei segni di debolezza.

Favoriamo a grafici a breve termine

Utilizzare i grafici a breve termine potrebbe essere la strada da percorrere in futuro, forse semplicemente per prendere delle piccoli posizioni e per prendere dei piccoli pezzi di profitto fuori dal mercato, invece di cercare di fare una quantità significativa su un particolare commercio. Dopo tutto, i mercati sono stati un po’ mossi nel corso delle ultime giornate, ma allo stesso tempo lo stesso è sceso precipitosamente da un paio di settimane fa, e quindi potrebbe essere visto come in ipervenduto.

Dow Jones in modalità correttiva, sul greggio dominano gli orsi

AZIONI

Il Dow ( 16.444,76, -0.11 %) rimane in modalità di correzione laterale compresa tra 16400 e 16600. È stato detto che qualsiasi caduta fino a 16100-200 può essere solo una normale correzione. Il trend rimane in salita ma occorre tenere d’occhio la fascia più ampia di 16.800-17.600 dato che un sacco di proiezioni convergono lì. Il primo segno di debolezza arriverà solo sotto 16100. Il Dax ( 9.421,61, -0,80 %) non è riuscito a rompere sopra 9570, ma è stato rifiutato dalla zona di resistenza a 9520-25. La bandiera ribassista a cui ieri è stato rotto ci dà l’obiettivo di 6300. La forza sarà confermata solo al di sopra di 9570. Fino ad allora, gli obiettivi di 9100-9150 rimangono aperti sotto 9300.

Il Nikkei ( 15.812,59, -0.43 %) è stato spinto indietro dal principale prezzo di resistenza di 16.050-16.120 per riprendere la caduta, esattamente in linea con le nostre aspettative. Attualmente si trova di fronte ad un supporto a 15700-750, sotto il quale la caduta sarà più veloce e gli obiettivi di 15150-200 si apriranno. Lo Shanghai ( 2.018,01, -0,47 %) ha resistito al prezzo di 2063 ieri, molto vicino alla nostra zona di resistenza di 2068 e ha chiuso sotto la zona di supporto principale a 2030.

COMMODITIES

L’oro ( 1.232,96) è aumentato e potrà eventualmente indirizzare verso la resistenza precedente nei pressi di 1245-1250 nel breve termine. Nel complesso la tendenza rimane al ribasso. Il mercato prevede un aumento della domanda fisica del metallo che può portare ad un aumento dei prezzi. L’argento ( 19,644) è anche leggermente aumentato, ma rimane al di sotto della resistenza nei pressi di 19.71. Il test fondamentale è ai livelli attuali sul settimanale e potremmo vedere un aumento verso la resistenza vicino a 20-20,5. Il prezzo del rame ( 3,2995) è fortemente diminuito. Il supporto immediato si trova nei pressi di 3,2913, da dove potrebbe rimbalzare verso 3.35. Se questo livello dovesse rompersi, si potrebbe vedere un calo a 3,2519.

Gli orsi invece continuano a dominare il greggio e il mercato del petrolio.

VALUTE

Il Dollar Index ( 80.94) corregge un po’ dopo aver colpito 81.20. Finché rimane al di sopra di 80,80-85, il trend rialzista rimane intatto e l’obiettivo di 81 rimane aperto. D’altra parte, una caduta al di sotto di 80,80-85 lo trascinerebbe in calo a 80.55 ancora una volta. La resistenza immediata arriva a 81,30. L’euro ( 1,3608) è sceso dalla zona di approvvigionamento principale di 1,3660-90, in linea con le nostre aspettative. Il momentum ribassista tornerà di nuovo sotto 1,3550-70 ed il prezzo è bloccato tra queste due zone. Ogni manifestazione può affrontare una certa pressione di vendita. Solo un raduno a 1,3730 può mitigare la debolezza nell’immediato.

Il rapporto di cambio tra dollaro e yen ( 104,87) ha tenuto sopra il prezzo di 104 ed è stato citato ripetutamente che lo slancio rialzista rimane pienamente forte sopra 104 e che il prossimo obiettivo di 109 rimane aperto. Ogni segno di debolezza sarà visto solo sotto 103.50 e 102.50.

Il presidente cinese Xi Jinping in visita in America Latina

Nella seconda metà del XX secolo i rapporti commerciali e politici tra la Cina e i Paesi latino americani sono cresciuti di molto.
Gli scambi commerciali bilaterali sono diventati molto intensi e così anche i rapporti interculturali. È una cooperazione interessante e che alimenta stime di crescita per entrambi gli attori in gioco.
In questi giorni si sta svolgendo in America Latina la visita del presidente cinese Xi Jinping.

La Cina ha investito forti risorse, negli anni recenti, in America Latina. I rapporti più intensi sono stati intrattenuti con le economie di Argentina e Venezuela.
Ora, precisamente in questi giorni, il presidente Xi Jinping sta cercando di incrementare i rapporti con quei Paesi dell’America Latina con i quali non si è ancora intessuto un legame commerciale.

Unknown-1 12.04.34Xi Jinping in questi giorni sarà in Messico. Mercoledì inizia la sua visita nel Paese Centro Americano. Il motivo principale della visita riguarda la possibile apertura del settore energetico messicano a investitori esteri.
Il presidente cinese ha dichiarato che la sua visita sarà incentrata sul tentativo di superamento del deficit nei rapporti commerciali tra il Messico e il Paese asiatico.
Inoltre si cercherà di trovare l’intesa per aumentare l’export messicano verso la Cina.
Gli analisti dicono che tale export significa per la precisione l’export di greggio, commodity che il Messico fortunatamente possiede e che la Cina, invece, tiene ad acquistare per rispondere alla domanda interna. La domanda interna alla Cina deriva dai bisogni di una classe media che si espande di giorno in giorno.

La tappa messicana fa parte di un tour regionale che si concluderà negli Stati Uniti d’America. Xi ha iniziato la sua tournée diplomatica a Trinidad e Tobago, qui ha incontrato i leader dei Paesi caraibici. Questa notte, domenica 3 giugno 2013, il presidente Xi è giunto da poche ore in Costa Rica.

La visita del presidente cinese a Trinidad non avviene per caso. Di fatti, i rapporti commerciali tra Cina e Trinidad durano da circa 40 anni. Per di più Trinidad è il primo partner commerciale della Cina nei Caraibi. E il Costa Rica è l’unica nazione dell’America Centrale ad avere rapporti diplomatici con il governo di Pechino.

Il Messico, invece, ha tenuto, negli ultimi anni, rapporti freddi con la Cina. Soprattutto, dopo che l’ex presidente Felipe Calderon ospitò il Dalai Lama nel 2011.
Nonostante questo episodio le relazioni commerciali tra il Paese centro americano e il Paese asiatico, dal 2006, sono triplicate (fonte Fondo Monetario Internazionale).

Il cambio al governo in Messico, con la salita del presidente Enrique Pena Nieto, avvenuto in dicembre, ha cambiato notevolmente le carte in tavola.
Il presidente entrante si è subito rivolto alla diplomazia cinese al fine di instaurare nuovi rapporti diplomatici fondati su di un interesse commerciale ed economico.

In Aprile Nieto si è recato a Pechino per parlare con Xi Jinping. L’intento, per il governo di Città del Messico, rimane quello di diminuire il deficit commerciale nei confronti della Cina aumentando l’export verso quest’ultima.
Il Messico vuole, inoltre, diversificare i rapporti commerciali e gli investimenti.

La visita del presidente Xi Jinping potrebbe essere un grande passo verso un aumento degli accordi, tra Cina e Messico, per quanto riguarda tematiche di tipo energetico, turistico, scientifico e tecnologico.

Nel 2012 l’export messicano verso la Cina ha superato di poco i 5.7 miliardi di US$. A fronte di un import complessivo, dalla Cina, calcolato in 57 miliardi di US$.

Nel complesso gli scambi commerciali tra Cina e Paesi latino americani sono cresciuti fortemente nell’ultimo decennio e il continente ora importa molto dalla Cina.
Molti Paesi dell’area riequilibrano questo deficit con l’esportazione di materie prime. Il Venezuela ad esempio esporta greggio, il Cile rame e l’Argentina semi di soia.

L’intento del presidente Nieto è quello di aumentare i rapporti commerciali con la Cina, aumentando l’export di greggio verso quest’ultima. La Cina, infatti, importa i tre quarti del greggio che consuma.
La politica di Nieto prevede una riforma del mercato energetico, quest’ultima vuole essere un’apertura agli investimenti esteri.
In tempi recenti la compagnia petrolifera Petroleos Mexicanos e la Pemex hanno incrementato i loro rapporti con la Cina.

La Pemex produce 2.5 milioni di barili di greggio al giorno, 1.2 milioni di questi sono esportati. Il 75% di questo export è diretto agli Stati Uniti e solo un 7% ai Paesi del Far East.

In Aprile, durante la visita del presidente Nieto in Cina, Pemex ha siglato un contratto di lungo periodo con una compagnia cinese. L’accordo prevede un export quotidiano di 30.000 barili.

Il Messico non deve perdere un’occasione simile. Aprirsi ai mercati del Far East e, soprattutto, alla Cina significa diversificare il proprio export di greggio.
In un periodo, come questo, caratterizzato da una forte volatilità del prezzo del greggio e da una diminuzione della domanda statunitense la diversificazione dei rapporti commerciali è fondamentale.
Aumentare la quota di export verso il Far East può voler dire molto per l’economia messicana.
Di fatti, aumenterebbe ancor di più quella indipendenza dei Paesi LatAm dall’economia statunitense.
Inoltre, dal punto di vista degli assetti geopolitici, il miglioramento dei rapporti diplomatici tra la Cina e i Paesi dell’America Latina significa una parziale esclusione degli Stati Uniti dal ruolo di attore protagonista nell’area.
I Paesi LatAm guadagnerebbero una maggiore maturità diplomatica ed economica, inoltre diversificherebbero così il loro export.
Nel caso del Messico, inoltre, la forbice tra export e import verso la Cina diminuirebbe di molto.
Non è solo uno spostamento degli assetti macroeconomici a segnare questa tournée del presidente Xi, bensì anche un cambiamento degli assetti geopolitici.

Brasile. Petrobras e progetto prè-sal

Il Brasile, come detto nella presentazione all’agenda BRIC, è un appartenente di diritto ai Paesi qualificati come Paesi a economia emergente.
Ha una crescita che, oggi, in quanto a GDP, supera di poco lo 0.0%.
Anche se, negli anni scorsi, ha registrato dei tassi di crescita del GDP nettamente positivi.

La scoperta di Petrobras

Risale al 2007 la scoperta di un consistente giacimento petrolifero, il prè-sal (in lingua portoghese), da parte della compagnia petrolifera brasiliana Petrobras.
Precisamente, il giacimento, si trova nel golfo di Santos.
In precedenza la compagnia brasiliana aveva già scoperto giacimenti in quell’area.
Però quest’ultima scoperta di Petrobras è molto importante, il giacimento è infatti d’ingenti dimensioni.
I numeri parlano chiaro, il giacimento porterebbe la quantità di barili estratti ogni anno dai mari brasiliani, a quota 19.5 milioni di barili annui.
Inoltre Petrobras è fiduciosa in quanto a possibili scoperte future di giacimenti nell’area.

Il prè-sal

L’espressione prè-sal (in inglese pre-salt) si riferisce a un aggregato di rocce che si trovano in una grande parte della Costa brasiliana.
Rocce con delle potenzialità, effettive, di generazione e rilascio di greggio.
Chiamata prè-sal perché, tale strato roccioso, si trova sotto un esteso sedimento di sale che, in alcune zone della costa può essere spesso anche più di 2,000 metri.
Il prefisso ‘prè’ indica che le rocce sono posizionate prima del giacimento salino.
La distanza tra le riserve di greggio e la superficie del mare è, talune volte, di 7,000 metri.

Il sito

L’area prè-salt è localizzata tra gli stati di Santa Catarina e Espirìto Santo,

Petrobras

Petrobras ha l’esclusiva sui giacimenti.
Però, dal 2007, il settore è stato aperto alle compagnie private.
Tuttavia, il governo brasiliano ha creato una società pubblica, la Presal, al fine di mantenere il controllo statale sui giacimenti di recente scoperta.

Il progetto di Petrobras

L’azienda petrolifera brasiliana ha obiettivi ambiziosi. Essa, infatti, prevede consistenti investimenti.
Questi, da oggi al 2016, dovrebbero aggirarsi attorno ai 130 miliardi di US$.
L’obiettivo è il raggiungimento di un’estrazione quotidiana di 4.4 milioni di barili di greggio entro il 2020.
Le determinate e coraggiose mire di Petrobras hanno dato l’allarme alle diverse aziende estere del settore.
Statoil, British Petroleum, Voith Turbo, sono alcune tra le tante aziende che hanno annunciato un investimento o hanno direttamente investito capitali nel progetto prèsal.

Techint e Saipem

Techint e Saipem sono due aziende italiane che investono già molto nei Paesi LatAm.
Techint è di fatti un’azienda italo-argentina che, come multinazionale del petrolchimico, fornirà al progetto due piattaforme petrolifere nei mari dello Stato del Paranà.
L’investimento è di 460 milioni di US$.
Saipem, invece, ha in progetto una base logistica che comporterà un investimento di 300 milioni di US$, circa, e la nascita di quasi quattro mila posti di lavoro, diretti e per indotto.

La qualità e il valore del greggio

Il greggio è di tipo leggero.
Questo prevede che la raffinazione avvenga mediante un procedimento assai meno complesso rispetto al greggio di qualità pesante.
Il greggio, estratto nella zona prè-sal, ha di fatti una gravità specifica di 28.50 API, bassa acidità e basso contenuto di Zolfo.

Il volume stimato dei giacimenti scoperti nell’operazione prè-sal

Il primo risultato ha alimentato previsioni attorno ai 5, 8 milioni di barili, esclusivamente per il giacimento di Tupi che si trova nel bacino di Santos.
Inoltre, il giacimento di Guarà, anch’esso nel bacino di Santos, può fornire da 1.1 a 2 milioni di barili di greggio leggero e gas naturale.

Le forniture di greggio dagli USA sono in calo di 1,2 milioni di barili

Le forniture di greggio degli Stati Uniti sono diminuite la scorsa settimana secondo i dati ufficiali che ha rilasciato il governo nella giornata di ieri, che mettono in evidenza come le scorte dell’oro nero siano state in calo di 1,2 milioni di barili, una quota pari allo 0,3 per cento, arrivando a quota 387,6 milioni di barili, un valore che si trova in ogni caso al 5 per cento sopra i livelli di un anno fa. Sono i dati pubblicati dal Dipartimento dell’Energia americano nel suo rapporto settimanale. Si è trattato di un dato ben distante dalle attese degli analisti, che si aspettavano un incremento di 1,25 milioni di barili per la settimana conclusasi lo oscorso 12 aprile.

Di pari passo con il greggio, anche le forniture di benzina sono diminuite di 600.000 barili, ovvero una quota pari allo 0,3 per cento, arrivando a quota 221,7 milioni di barili. Si tratta anche in questo caso di una somma totale pari al 3,6 per cento più alta rispetto ai livelli di un anno fa. Gli analisti si aspettavano che le forniture di benzina si sarebbero dovute ridurre di 1,1 milioni di barili.

La domanda di benzina nelle quattro settimane che sono finite il 12 aprile è stata in calo del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente, facendo registrare una media di 8,4 milioni di barili al giorno.

Le raffinerie statunitensi stanno procucendo al 86,3 per cento della capacità totale, una media che è in calo di 0,5 punti percentuali rispetto alla settimana precedente. Gli analisti si aspettavano invece che la capacità salisse al 87,3 per cento.

Le forniture di carburante distillato, che includono diesel e gasolio da riscaldamento, sono cresciute di 2,4 milioni di barili arrivando a 115,2 milioni di barili. In questo caso si tratta di un risultato migliore delle attese, che erano invece per un calo di 850.000 barili.

Teniamo dunque controllato questo settore che si rivela uno dei più interessanti su cui investire con le opzioni binarie.

Il greggio si muove marginalmente in attesa della riapertura delle banche di Cipro

I prezzi del greggio si sono mossi di pochissimo nel corso delle ultime ore, dopo essere saliti di più di 4 dollari in meno di una settimana prima della riapertura delle banche di Cipro. Il valore del greggio con consegna a maggio è aumentato di 3 centesimi, arrivando a quota 96,61 dollari al barile. Il contratto ha aggiunto 24 centesimi a ha chiuso al massimo da cinque settimane, a quota 96,68. Il mercato del petrolio è stato temperato dalla prudenza che aleggiava prima che le banche cipriote riaprissemo al pubblico per la prima volta dal 16 marzo. Le banche sono state chiuse in seguito al fatto che i leader politici dell’isola del Mediterraneo hanno negoziato un piano di salvataggio di emergenza per evitare il collasso. L’accordo raggiunto lunedì costringerà i grandi  a subire delle perdite, una cosa che, secondo alcuni analisti, potrebbe innescare una crisi di fiducia nel settore bancario tra i 17 paesi che utilizzano l’euro.

Tornando al greggio, esso ha guadagnato 4,13 dollari nel corso delle ultime sedute, guidato anche dai forti dati economici degli Stati Uniti. Proprio gli Stati Uniti nella tarda giornata di oggi rilasceranno la lettura finale del prodotto interno lordo per il quarto trimestre del 2012 e le richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione. Se entrambe i dati dovessero essere positivi possiamo attenderci un andamento in salita del dollaro nei confronti delle altre valute. L’American Petroleum Institute ha detto che le forniture di greggio per la settimana terminata il 22 marzo sono aumentate di 3,7 milioni di barili, un dato molto interessante.

Il prezzo del Brent, usato per determinare i prezzi di molti tipi di petrolio importato dalle raffinerie degli Stati Uniti, è salito di 30 centesimi, arrivando a 109,99 dollari al barile nel corso dello scambio di Londra.

Ecco di conseguenza altri prezzi di beni legati al greggio: la benzina è scesa dello 0,5 per cento, l’olio combustibile è salito dello 0,3 per cento, il gas naturale è salito di 1,3 centesimi.

Il dollaro sale contro lo yen, il greggio anche in salita

Lo yen si è indebolito contro tutte le altre valute all’inizio di questa settimana in seguito alla speculazione che riguarda la banca centrale giapponese, che si pensa aumenterà lo stimolo monetario. La valuta nipponica ha perso lo 0,5 per cento contro il dollaro, arrivando a quota 89,63 , il livello più basso dal mese di giugno 2010. relativamente alle altre coppie di valute, vediamo che il dollaro ha toccato quota 1,3404 contro l’euro, il dato più debole dal 29 febbraio. Dal punto di vista delle commodities, il greggio è salito dello 0,6 per cento, mentre l’argento ha guadagnato lo 0,7 per cento. “Volando” dagli indici, notiamo come i futures sull’indice Standard & Poor 500 e sull’indice MSCI hanno guadagnato lo 0,2 per cento.

Il governatore della Banca del Giappone, Masaaki Shirakawa, parteciperà domani ad una riunione dei responsabili di filiale, dopo che il primo ministro Shinzo Abe ha detto che sta cercando un “leader coraggioso” come nuovo capo per la banca centrale stessa. Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, invece, fa sapere che oggi parlerà di politica monetaria, solo dopo verranno resi noti dei dati relativamente a questa settimana che mostreranno come la crescita delle vendite al dettaglio è rallentata.

Tornando a parlare dello yen, vediamo che la valuta nipponica è scesa dello 0,9 per cento contro l’euro, arrivando a quota 120,07 , il dato più debole dal maggio 2011. Lo yen è sceso così tanto contro le altre valute in seguito al fatto che Abe ha annunciato delle misure di stimolo fiscale nel paese nipponico, che hanno portato lo yen più in basso rispetto al dollaro.

Il greggio, come abbiamo anticipato, è aumentato a quota 94,16 dollari al barile. Relativamente all’indice S&P 500, i titoli che hanno spinto di più sono stati quelli di Goldman Sachs, JPMorgan Chase, eBay e General Electric.

Per chi volesse investire con successo nel mercato delle opzioni binarie si tratta di un ottimo momento.

I prezzi dell’oro e del greggio risentono della situazione economica

I prezzi del greggio sono rimbalzati in seguito alle preoccupazioni per l’approvvigionamento legate alle tensioni in Medio Oriente, in particolare tra la Siria e la Turchia. Il contratto principale del greggio a New York, ha chiuso la giornata di ieri a quota 92.39 dollari al barile. A Londra il commercio del Brent per consegna a novembre è arrivanto a quota 114.50 dollari al barile.

Anche se le preoccupazioni per la crescita economica globale e per la domanda di petrolio hanno pesato sui mercati azionari statunitensi ed europei, il mercato del petrolio si è mosso in maniera nettamente diversa. La situazione economica è strettamente legata ai prezzi del greggio perché da essa dipende anche il consumo che si può avere dell’oro nero. Migliore è la situazione economica e più consumo ci sarà, se invece la situazione economica peggiora, i consumi rischiano di cadere.

Anche i futures sull’oro sono bloccati in una tre giorni perdente a seguito delle forti perdite. Il contratto più attivamente scambiato, ovvero i futures con consegna a dicembre, ha visto il prezzo del metallo giallo scendere, nella sessione di ieri, di oltre 10 dollari, per una perdita percentuale pari allo 0,6 per cento, arrivando a stabilirsi a quota 1. 765 dollari per un oncia. Questo è stato il terzo giorno consecutivo di perdite per i futures sull’oro, fatto che ha portato ad una perdita complessiva dell’1,8 per cento.

I metalli di base hanno chiuso ad un prezzo inferiore sul London Metal Exchange, cosa in gran parte dovuta a fattori esogeni come il rafforzamento del dollaro rispetto alle altre valute e ai mercati azionari più bassi che hanno creato un andamento del prezzo in direzione del consolidamento. Ad esempio, il prezzo di riferimento a tre mesi per l’alluminio e per lo zinco sono stati inferiori e hanno perso l’1,4 per cento ciascuno, arrivando a quota 2.053 dollari per ogni tonnellata e 2.006,5 dollari per ogni tonnellata.

Il greggio sale di prezzo, ecco come sfruttare questo momento

L’approccio del ciclone Isaac sulle coste del Golfo del Messico, negli Stati Uniti, potrebbe far salire i prezzi del greggio ancora per un po’ di tempo. Il fatto che molte raffinerie abbiano chiuso le loro porte durante l’arrivo del ciclone stesso e abbiano fermato la produzione ha portato ad una maggiore necessità di greggio da parte degli Stati Uniti, che stavano addirittura pensando di iniziare a mettere mano alle loro scorte interne per garantire il soddisfacimento delle necessità da parte dei cittadini statunitensi. Oltre che il prezzo del greggio, i cittadini americani, e di conseguenza quelli di tutto il mondo, potrebbero pagare di più anche alla pompa di benzina.

La media dei prezzi della benzina sono saliti, negli USA, anche di oltre 4 dollari al gallone, mentre i prezzi del gas all’ingrosso sono saliti di circa 0,20 dollari per gallone durante questa settimana. Gli esperti hanno detto che la produzione di petrolio nel Golfo del Messico è stata akl momento solo messa in attesa, mentre i macchinari e le raffinerie sono chiuse proprio a causa delle forti piogge e dei venti.

Nonostante questo la domanda dei consumatori di greggio sarà comunque elevata, soprattutto in un momento in cui, negli USA, ci si avvicina alle festività. Nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane il valore del greggio dovrebbe salire ancora, anche se i paesi del G7 hanno chiesto ai produttori di petrolio di aumentare le scorte per fronteggiare a questo imprevisto.

Per chi volesse investire nel greggio tramite il proprio broker forex, la cosa migliore da fare è investire long nel breve periodo, proprio per sfruttare questo possibile rialzo dei prezzi, mentre nel medio / lungo periodo conviene attendere altre notizie ed informazioni che arrivano dai mercati. Meglio in ogni caso operare con calma e con parsimonia, in maniera da evitare bruschi ed improvvisi cambiamenti di direzione.

Petrolio, il G7 chiede un aumento della produzione

Il gruppo delle sette principali economie industrializzate fa appello ai produttori di petrolio più importanti del mondo per incrementare la produzione in seguito ai timori dell’uragano Isaac e per le tensioni in Iran. Tutto questo ha spinto verso l’alto i prezzi del petrolio. Stati Uniti, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia e Italia stanno pensando di coordinare un rilascio delle scorte petrolifere di emergenza. L’incoraggiamento ai paesi produttori di petrolio ad aumentare la loro produzione per soddisfare la domanda è stato un passo importante che, secondo i ministri, dovrebbe essere fatto a breve. Il maggiore esportatore di petrolio in Arabia Saudita si è impegnato già a venire in aiuto dei consumatori, se necessario, ma la maggior parte degli altri membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio hanno resistito all’aumento della produzione, almeno fino ad ora.

Le preoccupazioni sono legate maggiormente all’aumento dei prezzi della benzina, che si trovano ora al più alto livello dell’anno. I

sono aumentati nella giornata di ieri, di ben 86 centesimi. Con l’uragano Isaac che ha fatto chiudere quasi tutta la produzione del Golfo del Messico, gli operatori hanno ipotizzato che gli Stati Uniti potrebbero toccare la loro riserva di greggio per far fronte alla domanda interna. Toccare le riserve di greggio durante la stagione elettorale potrebbe in ogni generale degli attacchi da parte dei repubblicani, cosa già fatta in passato dall’amministrazione Clinton.

Proprio l’attesa di un rilascio delle scorte di emergenza può limitare i movimenti al rialzo dei prezzi del petrolio.

Per tutti coloro che volessero investire in greggio, dunque, la cosa migliore da fare è sicuramente quella di attendere eventuali decisioni, sia da parte degli Stati Uniti, che da parte dei paesi produttori di greggio. Se le scorte dovessero venire rilasciate, o la produzione aumentata, potremmo vedere un decremento dei prezzi del petrolio.

Correlazione tra materie prime e valute, parte 2

Abbiamo affrontato nello scorso articolo il discorso della correlazione tra i prezzi delle valute e quelli delle commodities, iniziando a parlare di come ci sia un legame tra il prezzo del greggio e quello della valuta dollaro canadese, CAD. Il Canada è il paese che ha delle grandi riserve di petrolio, secondo solo all’Arabia Saudita. Inoltre, fin dal volgere del nuovo millennio, il Canada è stato il più grande fornitore di petrolio per gli Stati Uniti, superando proprio il paese saudita in questa classifica. Pertanto, quando i prezzi del petrolio sono forti, effettivamente rafforzano il dollaro canadese.

Andiamo invece ad analizzare una situazione contraria, quella del Giappone, paese per il quale la situazione è completamente inversa. Esso deve importare petrolio per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, il che significa che lo yen avrà una correlazione inversa con il prezzo del greggio.

In parole povere, ogni volta che una nazione deve spendere di più per acquistare la sua energia, meno denaro rimane a disposizione per la spesa interna e per gli investimenti, dunque la valuta del paese si indebolirà. Al contrario, se i prezzi del petrolio scendono, rimarrebbe più denaro da spendere internamente e la valuta potrebbe apprezzarsi.

Più una nazione è dipendente dal petrolio straniero, maggiore è il ruolo che il greggio gioca nell’economia globale, dunque più i tassi di valuta saranno influenzati dai prezzi dello stesso. Il Giappone, ad esempio, importa il 99% del petrolio che consuma, oltre a grandi percentuali del gas naturale e di altre fonti energetiche.

Ecco dunque che, a livello di forex, quando i prezzi del petrolio cadono in modo significativo, bisognerebbe andare long in favore delle valute che ne sono inversamente legate, come lo yen, mentre bisognerebbe andare short sulle valute che ne sono direttamente legate, come il dollaro canadese, CAD.

Ecco come l’andamento del greggio permette di avere nuove ed interessanti opportunità di investimento.

Il dollaro scende dopo la notizia di Bin Laden

I prezzi del petrolio sono scesi durante la giornata di oggi dopo che gli investitori hanno tirato un sospiro di sollievo in seguito alla notizia che le forze Usa hanno ucciso il leader di al-Qaeda Osama bin Laden.

Il greggio è sceso di oltre 2 dollari al barile, quasi del 2%, arrivando a quota 111,86 dollari al barile. Il calo del prezzo è venuto in seguito al fatto che Wall Street ha applaudito l’annuncio che bin Laden, mente del terrorismo globale, è stato ucciso ad Abbottabad, circa 31 miglia a nord della capitale pakistana di Islamabad.

Il presidente Barack Obama ha annunciato la morte di Bin Laden nella tarda domenica. Le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale e le minacce terroristiche in genere portano a dei rincari dei prezzi delle materie prime. Ad esempio, i prezzi del petrolio erano salito in seguito alla paura delle interruzioni dell’approvvigionamento da parte della Libia, in seguito alla guerra.

Nonostante questo molti pensano che sia molto difficile che questo evento cambierà radicalmente la fornitura o la domanda di greggio. Si tratta piuttosto di una reazione istintiva a ciò che l’Occidente vede come un lieto evento. Ma se i seguaci di Bin Laden cercheranno vendetta, allora potrebbe esserci più violenza in Medio Oriente, il che probabilmente significa meno petrolio ed un rincaro dei prezzi del greggio.

Ma se la morte di Bin Laden porta Obama a dire parole in merito ad una fine preventiva della guerra in Afghanistan, i prezzi del petrolio probabilmente probabilmente invertiranno da questo trend al ribasso, tornando a salire.

Relativamente alle altre materie prime, l’oro, che in genere è visto come un porto sicuro nei momenti di incertezza, ha già recuperato le perdite iniziali. L’argento è invece sceso bruscamente, lasciando per strada oltre il 6% .

Il dollaro americano è riuscito a guadagnare terreno nei confronti dello yen, intanto, ma è rimasto debole contro l’euro.

Il petrolio guadagna terreno


Il valore del petrolio greggio è salito durante la sessione di New York per la prima volta da cinque giorni, in seguito alla caduta del dollaro contro l’euro, il che ha portato al rafforzamento della domanda degli investitori per le commodity. Il petrolio è salito al di sopra dei 77 dollari al barile. Intanto gli Stati Uniti hanno aumentato il valore delle loro importazioni di greggio, arrivando a toccare il più alto livello da quasi quattro anni, portando inoltre ad un aumento delle scorte di magazzino, cresciute di 7,3 milioni di barili e arrivando a toccare quota 360,8 milioni di barili nella settimana terminata il 23 luglio.
Intanto il prezzo del greggio per la consegna di settembre è salito di 46 centesimi, pari allo 0,6 per cento, arrivando a toccare quota 77,45 dollari al barile.

Relativamente all’andamento del dollaro, questo è sceso al di sotto di quota 1,3050 dollari contro un euro. Il valore della moneta comune è stato spinto in alto dopo i risultati dello stress-test, che sono stati pubblicati il 21 luglio, che hanno mostrato che solo sette banche europee devono necessariamente reperire altri capitali.

Gli investimenti delle imprese negli Stati Uniti, che è la più grande economia del mondo, sono aumentati nel corso dei secondo trimestre. Gli ordini di giugno per i beni durevoli e quello dei beni strumentali è salito dello 0,6 %, dopo che era salito del 4.6 % a maggio, più di quanto gli esperti del settore si attendevano.

Il Dipartimento del Commercio intanto domani potrebbe indicare che l’economia statunitense è aumentata ad un ritmo annuo del 2,5 per cento da aprile a giugno, a fronte di un tasso di incremento del 2.7 % nei primi tre mesi dell’anno. Ecco come per chi volesse investire nel Forex il petrolio è un ottimo investimento.