La Grecia rimane ottimista sulle prospettive di un accordo

Con Alexis Tsipras che va a Bruxelles per cercare di riavviare i colloqui con i creditori, molti greci sono sorprendentemente ottimisti circa le possibilità di un nuovo accordo nonostante gli avvertimenti da Berlino e Bruxelles che la pazienza è esaurita e non ci saranno ulteriori concessioni.

A dispetto delle indicazioni chiare che i tedeschi, in particolare, ne hanno avuto abbastanza della politica del rischio calcolato di Tsipras, una gran parte della popolazione greca è fiduciosa che presto ci sarà un accordo e la Grecia non sarà abbandonata a sé stessa.

Si dice che il referendum di domenica, in cui quasi il 62 per cento degli elettori ha rifiutato nuove misure di austerità, ha rinforzato la situazione del primo ministro e ha rafforzato il suo mandato.

Siamo ora in una posizione più forte per combattere con l’Europa per un accordo, dicono i grecei a gran voce. Ovviamente il paese deve pagare i suoi debiti, ma il popolo cerca anche i suoi diritti umani. Non è possibile pagare domani. L’economia deve tornare a crescere e se non si fanno soldi, non si può pagare il debito.

C’è anche chi va contro il primo ministro ellenico, accusato di aver giocato in maniera completamente sbagliata (sin dallo scorso gennaio) contro la Troika, finendo per inimicarsi senza motivo i creditori e ponendo le basi per un confronto disastroso che potrebbe vedere il paese ritornare alla dracma (con tutto quello che ne consegue, ovviamente).

Il problema principale della situazione è che il governo di sinistra radicale Syriza fatica a trovare simpatia dal resto d’Europa.

Tspiras chiederà ora la rinegoziazione del debito, ma se i sostenitori della linea dura in Europa dovessero dirgli di prendere o lasciare (dunque o si fa come dicono loro o il paese potrebbe uscire dall’euro), alla fine i rischi di una Grexit possono notevolmente aumentare.

Fitch, l’agenzia di rating, ha detto che la vittoria del No al referendum di Domenica “aumenta notevolmente” il rischio del paese di lasciare la zona euro. Secondo l’agenzia, una soluzione si può ancora trovare ma il tempo sta per scadere.

Jeroen Dijsselbloem, alto funzionario della zona euro, ha detto che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, ma ha avvertito che “non ci sono soluzioni facili”.

La Germania, nel frattempo, ha ribadito che non contempla la ristrutturazione del debito fino a quando i Greci non presenteranno un pacchetto di riforme credibili e di tagli di bilancio.

In Grecia vince il “no”, che futuro per il paese?

Gli elettori greci hanno respinto l’austerità e chiedono un miglior trattamento. Questo potrebbe portare al crollo del sistema bancario e ad un ritorno alla dracma.

Il “no” è stato votato dal 61% dei greci, mentre il “si” solo dal 39%. ll popolo greco ha rivelato in massa la rabbia e la frustrazione derivante da sei anni di depressione economica e di umiliazioni nazionali. Una rivolta vulcanica sembrava essere passata per le isole greche.

La Banca centrale europea si trova ora di fronte alla decisione immediata sulla possibilità di continuare a congelare la liquidità di ultima istanza (ELA) per le banche greche a 89 miliardi di euro, una posizione che significherebbe “soffocamento”. Euclid Tsakalotos, capo negoziatore del debito del paese, ha detto che “se lo faranno, la situazione sarebbe molto grave, un tentativo di far cadere il governo”.

La leadership dell’UE è in totale confusione, come è emerso chiaramente. Il popolo greco ha dimostrato che non può essere ricattato, terrorizzato e minacciato”, ha detto Panos Kammenos, ministro della difesa e capo del partito ANEL.

Il presidente francese Francois Hollande ha detto che questa sera terrà un discorso con la Merkel per elaborare una risposta comune a quello che si è trasformata nel più grande fiasco dopo la bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda nel 2005.

Martin Schulz, capo del Parlamento europeo, sta ancora insistendo che un “no” deve significare l’espulsione dall’euro, ma il suo punto di vista è insostenibile.

Jean-Claude Juncker, capo della Commissione Europea, è intrappolato dalla sua stessa retorica dopo aver avvertito la scorsa settimana che un “no” sarebbe stato un rifiuto alla stessa Europa, il che potrebbe portare a conseguenze disastrose.

“Se necessario, emetteremo della liquidità parallela, in stile californiano”, lo ha fatto sapere l’ex ministro delle finanze greco Varoufakis (dimessosi stamattina). La California, infatti, emise dei buoni temporanei per pagare le bollette agli appaltatori dopo crisi Lehman nel 2008.

Ci sono dei segnali che dicono che i creditori faranno fare un passo indietro ai greci, concedendo nuovi colloqui a Syriza, anche se è tutt’altro che chiaro dove porteranno. Alti funzionari tedeschi hanno detto che la Grecia non avrà un centesimo finché il premier Alexis Tsipras resterà al potere.

Vi è ora una chiara spaccatura tra la Germania e la Francia, forse abbastanza grave da causare danni a lungo termine alla coerenza dell’Unione monetaria. Questa è un’altra cosa a cui stare attenti. L’incoerenza politica viene forse al pettine?

In Grecia si attende il referendum, ecco le ultime novità

Tra le preoccupazioni crescenti del futuro della Grecia nella zona euro, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che si dimetterà se al referendum di domenica vincerà il “si”.

A chi gli ha chesto se anche il primo ministro greco Alexis Tsipras si dimetterà nel caso di una vittoria del “si”, Varoufakis ha risposto che il governo “può benissimo” dimettersi.

Secondo Tsipras, attuale primo ministro ellenico, un “no” domenica darebbe al governo greco una posizione più forte per negoziare con i suoi creditori in merito al programma di salvataggio. Il premier ha detto che se vinceranno i “no” già lunedì si troverà di fronte alla troika per chiedere delle condizioni migliori per il popolo greco”.

Il capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto che un “no” non porterebbe ad una posizione negoziale migliore e invece metterebbe la Grecia in una posizione ancora più difficile nei confronti dell’Europa. Effettivamente, non è assolutamente detto che anche se il popolo greco dovesse decidere di ribellarsi alle misure volute dall’UE, non sarà possibile comunque avere un default, qualora le due parti decidano di non accordarsi affatto.

Rivolgendosi al parlamento olandese, Dijsselbloem, che è anche ministro delle finanze dei Paesi Bassi, ha detto che il post referendum potrebbe alla fine nonn avere nessuna rilevanza per la situazione della Grecia in quanto il programma di salvataggio è scaduto il 30 giugno e il debito al FMI non è stato pagato.

Nel frattempo, la Spagna e la Francia hanno continuato ad esprimere sostegno per i negoziati post-referendari, che garantirebbero l’inclusione della Grecia nella zona euro se dovesse vincere il “sì” domenica. Luis de Guindos, ministro dell’Economia della Spagna, ha detto che anche se dovesse vincere il “no”, continueremo ad essere aperti al dialogo. Il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ha espresso il supporto per il mantenimento della Grecia nella zona euro, nonostante i risultati del referendum. Egli ha detto “siamo impegnati ad evitare una catastrofe per la Grecia e delle difficoltà per l’Europa e per la Francia”.

La situazione non è certamente facile. Da oggi e fino a che i risultati del referendum non saranno resi noti non ci sarà più alcun negoziato, dato che sono stati espressamente vietati da Angela Merkel. Il popolo greco è artefice del suo destino ora e, comunque vada, è difficile che possa essere un successo. In tutto questo, quali sono le colpe di Alexis Tsipras? Quali quelle dell’Europa e della Troika?

Le banche di Grecia sono chiuse, ora si guarda al referendum

Le banche della Grecia rimarranno chiuse oggi nel tentativo di evitare che i clienti possano ritirare o risparmi e provocare il collasso del sistema finanziario già fragile del Paese.

Un assalto alle banche è stato come inevitabile dopo i drammatici eventi del fine settimana, quando Alexis Tsipras, il primo ministro greco, ha lasciato i negoziatori europei scioccati dichiarando vorrei mettere le ultime proposte di salvataggio dietro un referendum.

Fino alla dichiarazione di Tsipras nelle prime ore di Sabato mattina, era stato ampiamente previsto che il governo greco avrebbe accettato i termini dell’offerta europea. Ma Tsipras ha poi deciso di mettere la scelta del piano di salvataggio in mano al popolo.

L’attuale ancora di salvezza finanziaria della Grecia finisce domani, con il referendum invece programmato per domenica prossima. I funzionari della zona euro hanno snobbato la richiesta di Tsipras di un rimando della data di scadenza. Alcuni funzionari europei hanno chiesto un rinnovato impegno da entrambe le parti. Manuel Valls, primo ministro francese, ha detto “Dobbiamo fare tutto in modo che la Grecia rimanga nella zona euro. Ma fare tutto non significa solo rispettare la Grecia e la democrazia, anche rispettare le regole europee. La Grecia ha bisogno di tornare al tavolo dei negoziati.”

La Banca centrale europea ha mantenuto le banche della Grecia a galla con dei finanziamenti di emergenza (che sabato non sono stati aumentati).

Senza un aumento della liquidità di emergenza, che si trova attualmente a poco meno di 90 miliardi di euro, quattro grandi banche della Grecia potrebbero finire presto il denaro contante ed essere costrette a implementare controlli sui capitali. Questo significherebbe un aumento della crisi finanziaria, e la Grecia potrebbe fare un nuovo passo verso il lasciare l’euro.

La crisi bancaria del paese potrebbe assestare un colpo fatale alla stagione turistica di questa estate, con i visitatori che preferiscono rimanere lontani dal pese in mezzo dei timori di non poter essere in grado di accedere al denaro.

L’uomo che ha inventato il termine “Grexit“, l’ economista Ebrahim Rahbari di Citigroup, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che il referendum possa portare come risultato un gran numero di “SI”, non ci aspettiamo nessun Grexit quest’anno e un minor rischio di Grexit negli anni successivi.”

Rahbari stesso e la sua squadra l’anno scorso avevano dato le probabilità di una uscita della Grecia dalla moneta unica al 90 per cento.

Due sondaggi pubblicati domenica, intanto, hanno indicato che la maggior parte dei greci vuole restare nella zona euro e fare un accordo con i creditori.

Grecia, tutto rimandato a domani. Per l’ultima volta.

Con il piano di salvataggio in Grecia che scade alla fine del mese, sta diventando chiaro che i negoziatori intendono arrivare fino all’ultimo momento prima di poter trovare eventualmente un accordo. La politica del rischio calcolato porta con sé i rischi di non raggiungere affatto un accordo, o di trovarne uno last-minute che potrebbe fare ben poco per risolvere i problemi economici di fondo della Grecia.

Sembra che entrambi i lati stiamo per raggiungere i bordi del precipizio. Ma qualsiasi accordo ci sarà, naturalmente sarà più politico che economicamente ottimale.

Giovedì, per la quarta volta in una settimana, una riunione dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro si è conclusa senza alcuna soluzione sul pacchetto del debito greco. Il Gruppo ha convenuto di trovarsi ancora una volta domani, sabato. Senza il piano di salvataggio da 7,2 miliardi di euro Atene potrebbe fallire e lasciare l’euro.

I possibili risultati della discussione di domani includono un compromesso disordinato che permetterà di estendere il piano di salvataggio in corso per qualche mese, ma senza più aiuti fino a che il paese non soddisfi determinate condizioni. Se così fosse, la Grecia potrebbe essere in grado di effettuare un pagamento di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale già martedì.

I responsabili politici dell’Unione europea hanno cercato una qualche forma di accordo già ieri per evitare un peggioramento della crisi del debito greco. Prima di questo incontro al vertice, però, il primo ministro Alexis Tsipras ha detto che era sicuro che si sarebbe raggiunto un compromesso. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, invece, ha detto che Atene sembra aver fatto marcia indietro su alcune questioni.

Il paese ellenico è diventato l’epicentro della crisi del debito in Europa dopo l’implosione di Wall Street nel 2008. Ora fa fatica a pagare il debito, e i creditori sono irrequieti.

Per giorni, i progressi sono stati ostacolati dall’incapacità di Tsipras a raggiungere un compromesso sulle misure che vengono richieste dai creditori: Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea.

Tali misure dovrebbero prevedere ulteriori aumenti fiscali e dei nuovi tagli alla spesa pensionistica.

Il problema è che gran parte delle soluzioni elleniche sono legate ad un aumento delle tasse sulle aziende private, che però potrebbero limitarne la crescita. C’è in ogni caso poca fiducia nella capacità della Grecia di innovare per garantire un’adeguata riscossione delle imposte (il primo problema ellenico, l’evasione), per questo l’UE voleva puntare sulla riduzione delle pensioni.

Ora il tempo è poco e la soluzione sembra ancora distante.

Il dollaro sale sugli ottimismi greci, forte anche la sterlina

Il dollaro ha guadagnato nei confronti dello yen e dell’euro durante la sessione asiatica di oggi, con il sentimento che migliora dopo i recenti segni di progresso nei colloqui di salvataggio della Grecia e dopo dei dati economici ottimistici.

L’effetto complessivo dell’ottimismo rinnovato ha portato l’euro a perdere terreno nei confronti del dollaro, scendendo a 1,1265 dollari da 1,1341. Inoltre, la valuta unica è scesa rispetto allo yen a 139.46 da 139.86.

Il WSJ Dollar Index, una misura del dollaro contro un paniere di altre valute, è salito dello 0,41% arrivando a 86,20.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, era convinto che ieri ci sarebbero stati dei passi in avanti e che il programma di salvataggio del paese sarebbe stato finalizzato questa settimana, in seguito alla presentazione di una proposta da parte della Grecia, con cui il paese ha offerto nuove concessioni.

Il biglietto verde si estende durante la notte continuando lo slancio generato dalla notizia greca, insieme ai dati ottimistici degli Stati Uniti. Questi fattori combinati hanno scatenato il più grande rendimento “daily” del biglietto verde.

Il miglioramento del sentiment è stato dimostrato anche da un aumento del Nikkei Stock Average, salito dell’1,9% nella sessione pomeridiana.

Gli investitori ora spostano gli occhi sui dati economici, con gli ordini di beni durevoli di maggio che dovrebbero plasmare il loro parere sulla probabile tempistica di una decisione della Federal Reserve per quanto riguarda l’alzare i tassi a breve termine.

Eppure, mentre il dollaro dovrebbe salire più che scendere, le plusvalenze saranno probabilmente limitate nel breve periodo. Il valore di 125 contro lo yen è ora “lontano” ed è difficile continuare a comprare dove siamo. Tra le altre cose da tenere in considerazione vediamo anche il discorso di Kuroda, governatore della BOJ, che ha portato il dollaro a scivolare contro lo yen a 124.60 (ha detto che lo yen solo in maniera improbabile continuerà ad indebolirsi).

Il dollaro rimane rangebound contro lo yen ed è tenendo questo in mente che bisogna poter operare.

La situazione rimane favorevole per la sterlina, che ha guadagnato terreno sia contro l’euro che contro la divisa americana. Siamo tuttavia di fronte ad una situazione in cui la valuta britannica sta diventando troppo forte e potrebbe far male alle imprese inglesi che esportano i loro beni/servizi. Per questo motivo potrebbe essere necessario considerare un intervento da parte del governo o della Boe per svalutare il valore della valuta (senza però incappare in una “guerra”).

Passi avanti nei colloqui greci, forse siamo vicini ad una soluzione

I leader della zona euro in generale hanno accolto con favore le nuove proposte greche per le riforme, coltivando così le speranze che un accordo possa essere raggiunto a pochi giorni dalla necessità della Grecia di pagare 1,5 miliardi di euro al FMI.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che l’ultima offerta della Grecia ha costituito “alcuni progressi”. C’è ancora da fare e “il tempo è breve”. Anche se nessun accordo è stato ancora realizzato, gli ostacoli principali sembrano essere stati cancellati.

Tra le novità della nuova proposta Tsipras, vediamo

  • nuove tasse sui ricchi
  • incrementi selettivi dell’IVA
  • risparmio dalle pensioni legate al contenimento del prepensionamento e all’aumento dei contributi
  • ulteriori riduzioni dei salari e delle pensioni pubbliche, le famose “linee rosse” per il governo di Syriza

Solo una volta raggiunto l’accordo con i creditori si concluderà lo sblocco di 7,2 miliardi di euro della nuova tranche di fondi di salvataggio.

La mossa è stata accolta con cauto ottimismo da parte dei leader delle 18 altre nazioni della zona euro, che si sono riuniti per un vertice di emergenza a Bruxelles. Donald Tusk e Jean-Claude Juncker hanno detto che ci sono speranze per un accordo.

Dopo i colloqui conclusi nella serata di ieri, la Merkel ha detto che tutti volevano che la Grecia rimanesse nella zona euro, “me compresa”.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato personalmente anche i numeri uno dei tre creditori internazionali della Grecia – il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Banca centrale europea (BCE) – a Bruxelles.

Con pochissimo tempo rimasto prima di un default di fatto – e, più spaventosamente, forse, di un sistema bancario greco sull’orlo del collasso completo perché i risparmiatori hanno perso tutta la fiducia che avevano verso lo stato – Tsipras ha messo a punto un piano che gli altri leader dell’Eurozona vedono, finalmente, come base per un accordo.

Anche il presidente francese Francois Hollande ha detto che i creditori si stanno “muovendo verso un accordo”. Egli ha aggiunto detto c’è “ancora qualcosa da fare” per una definitiva, e ora i ministri delle finanze della zona euro si incontrano di nuovo domani, sperando di trovare finalmente la soluzione definitiva.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha detto “sono convinto che arriveremo all’accordo finale nel corso di questa settimana”. Per contro, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble è stato più negativo, dicendo che non ha visto nulla di nuovo da Atene.

Leggero pessimismo anche in Grecia, con il presidente del parlamento e deputato di Syriza Alexis Mitropoulos che ha detto che i legislatori avrebbero trovato difficile far passare l’ultimo pacchetto di riforme.

Grecia, è oggi il giorno decisivo

Le azioni globali e le obbligazioni della zona euro sono aumentate sul finire della settimana scorsa dopo un aumento legate alla speranza di trovare presto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per evitare un default. Le azioni tedesche sono salite fino al 3,5 per cento, il rendimento dei titoli spagnoli e italiani a 10 anni è sceso fino a 14 punti base, le azioni degli Stati Uniti hanno aperto in salita dello 0,7 per cento.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato i capi della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale oggi in vista di un vertice di emergenza dei leader della zona euro rivolto a raggiungere un accordo sui colloqui del debito.

Il capo di stato maggiore alla Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker, ha detto che le ultime proposte dalla Grecia sono una “buona base per il progresso” mentre il commissario economico dell’UE Pierre Moscovici ha detto che sarà raggiunto un accordo.

In Spagna, il ministro delle finanze Luis de Guindos ha detto che un accordo non sarà possibile oggi, tuttavia, questo significa che si può trovare una unione di intenti entro giovedì. Le probabilità sembrano cambiare a favore di un compromesso.

Molti investitori sono ancora cauti perché si pensa che saranno necessarie delle proposte migliori in termini di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse supplementari. Atene è a corto di soldi per rimborsare un prestito del FMI di 1,6 miliardi di euro previsto per la fine del mese. C’è una speculazione diffusa che, se nessun accordo fosse raggiunto oggi, la Grecia avrebbe bisogno di imporre controlli ai capitali già domani per evitare una crisi bancaria dato che i risparmiatori continuano a ritirare fondi dalle banche.

La BCE giovedì ha aumentato il massimale di liquidità d’emergenza delle banche greche per la terza volta in sei giorni. Il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha detto ai banchieri di prepararsi per una “giornata difficile” domani se non si dovesse trovare nessun accordo. Il mercato si sta preparando ad un raduno di rilievo indipendentemente dalle buone o dalle cattive notizie dalla Grecia. In entrambi i casi, le nuvole di incertezza dovrebbero dissiparsi, sia in bene che in male. L’euro è salito fino a mezzo punto percentuale nella sessione di oggi, per poi ridiscendere di nuovo al valore minimo del giorno a 1,1355 dollari. Sarà una lunga giornata per Atene e per l’euro.

Cosa accadrà all’euro in caso di uscita della Grecia? Ecco le novità

La crescente possibilità di un’uscita della Grecia dal blocco della moneta unica potrebbe far alzare il valore delle valute rifugio sicuro come il dollaro statunitense e la sterlina britannica, mentre altre valute asiatiche emergenti potrebbero perdere valore.

Se la Grecia non ha intenzione di rispettare le misure di austerità messe in atto, entro breve vedremo se il paese potrà rimanere in zona euro o meno.

Ci sono già paesi che stanno mettendo in atto dei piani di emergenza per pararsi dal rischio di fallimento ellenico. Stiamo navigando in acque turbolente, con il rischio di una tempesta che si avvicina al nostro continente.

Gli economisti e gli operatori ritengono che l’euro crollerà nel caso di uscita della Grecia, anche perché c’è chi dice che questa uscita potrebbe portare a rischio anche altri paesi, tra cui Italia e Spagna.

L’euro come moneta potrebbe cadere molto acutamente semplicemente a causa del danno economico e finanziario a breve termine che una rottura può causare.

Le valute rifugio sicuro, come il dollaro, guadagneranno di valore. Secondo alcuni l’euro cadrà nei confronti del dollaro. Altre valute, come la sterlina potrebbero guadagnare valore (forse, considerando che la divisa inglese è legata all’euro in quanto l’Europa è il principale sbocco per le esportazioni britanniche).

Su tutta la linea, ci si potrebbero aspettare dei cali molto significativi nei paesi delle valute asiatiche emergenti.

Un approfondimento è da fare relativamente all’euro, tuttavia. Abbiamo detto prima che molto probabilmente la nostra valuta scenderà contro le altre, addirittura un’uscita della Grecia dall’UE potrebbe portare l’euro sotto la parità contro il dollaro americano (anche se, ad oggi, c’è anche chi dice che non sarà così).

Quello che è certo è che dobbiamo agire con calma e con precisione, non possiamo farci travolgere dal mercato.

Sicuramente ci aspettano dei momenti ad alta volatilità, con l’euro che potrebbe “ballare” molto contro le altre valute, in maniera particolare contro il già citato dollaro USA, ma anche contro lo yen, la sterlina e le principali valute “commodities”, ovvero dollaro neozelandese e dollaro australiano.

Per poter fare forex nei prossimi giorni bisognerà necessariamente agire con stop loss molto stretti per evitare di perdere denaro qualora ci sia un movimento improvviso contro la previsione fatta.

Operando in questa maniera sarà possibile riuscire ad investire in sicurezza e indubbiamente a proteggere i nostri capitali, cosa che è la prima da fare per poter investire con successo e a lungo periodo.

Lunedì nuovo vertice per parlare della Grecia, Tsipras è positivo

Il primo ministro greco Alexis Tsipras oggi ha espresso ottimismo sulla riunione di emergenza chiamata per la prossima settimana per cercare di raggiungere un accordo di salvataggio, anche se altri leader sono apparsi sempre più preparati per un’uscita dolorosa di Atene dalla zona euro e sono pronti ad affrontare nuova crisi economica.

La Germania ha avvertito che saranno prese delle decisioni politiche al vertice organizzato in tutta fretta per lunedì, tranne se il governo greco presenta delle riforme che saranno approvate dai creditori internazionali.

Dopo cinque mesi di negoziati, a volte aspri, l’incontro segna una delle ultime possibilità di raggiungere un accordo. I ministri delle Finanze ieri non sono riusciti ancora una volta a conciliare le differenze tra Atene e i suoi creditori.

La Grecia deve pagare molti soldi al FMI il prossimo 30 giugno. I creditori e il Fondo monetario internazionale vogliono che la Grecia implementi altri tagli al bilancio, per lo più attraverso le pensioni, che dicono sono necessari per ripristinare la salute finanziaria a lungo termine del paese.

Tsipras ha descritto la decisione di tenere la riunione come positiva. “Ci sarà una soluzione basata sul rispetto delle norme dell’Unione europea e della democrazia che permetterà alla Grecia di tornare alla crescita all’interno dell’euro“.

I ministri delle finanze della zona euro terranno un altro round di colloqui lunedì pomeriggio e i progressi dipendono anche dal fatto se la Grecia sarà in grado di presentare un nuovo piano di tagli di bilancio.

Se l’accordo non dovesse essere presentato, il vertice diventerà probabilmente una consultazione finale e non sarà presa alcuna decisione. Il governo tedesco dice anche che “non è troppo tardi” per un accordo e si augura che sia ancora possibile.

I leader politici si stanno ora apertamente preparando ad un’uscita della Grecia, con il Fondo monetario internazionale che dice che le conseguenze sono gestibili per l’area della moneta unica nel suo complesso.

I risparmiatori sono invece preparati al peggio. I flussi di capitale in uscita si stanno avvicinando a circa 1 miliardo di € al giorno in Grecia, sollevando timori che le banche potrebbero essere a corto di liquidità già questo fine settimana.

Il consiglio direttivo della BCE terrà una conference call oggi per considerare la richiesta della Banca Centrale greca di avere dei prestiti di emergenza per tamponare i deflussi di ulteriori depositi.

In un’intervista al quotidiano austriaco Kurier, Tsipras ha cercato di fare pressione sui creditori per trovare un accordo, avvertendo che un’uscita del suo paese sarebbe l’inizio della fine dell’unione monetaria.

Il Grexit potrebbe essere il suicidio dell’Europa?

La Grecia presto presto entrare in un lungo tunnel buio con solo il più debole barlume di luce alla fine. Se non dovesse pagare il FMI alla fine di questo mese il paese potrebbe essere tagliato fuori dai mercati, cosa che costringerebbe Atene a stampare una nuova moneta.

Al di fuori dell’euro, la Grecia potrebbe trovarsi senza i mezzi per pagare le importazioni di base come carburante e medicine. Se il valore della nuova Dracma dovesse scendere, la cosa potrebbe rappresentare un forte richiamo per i turisti: qui sta quel barlume di luce.

La difficoltà, però, è quella di far valere questo nuovo vantaggio competitivo, per il quale è fondamentale far funzionare bene l’economia e aumentare l’efficienza dell’industria. Se la Grecia non riuscisse a fare queste cose, una svalutazione di rilievo potrebbe presto cedere il passo al panico.

Almeno la Grecia capisce che si sta avvicinando il momento del destino. Gli europei, altrove, non possono realizzare che sono appollaiati su un baratro inquietante. Alcuni dicono che, a differenza del 2011, un’uscita della Grecia potrebbe essere gestita. Oggi l’Eurozona è in crescita, non in calo. Ci sono anche segnali che uno o due dei paesi periferici cominciano a volare. I creditori della Grecia sono oggi istituzioni essenzialmente pubbliche e non vi è più lo stesso rischio di contagio nei mercati privati.

Ma non bisogna capire male la situazione, perché ci sarebbe il panico e non sarebbe del tutto irrazionale. Un default greco porterebbe alcuni dei costi del paese altrove, rendendo le prossime crisi un po’ più difficili da gestire, ma il vero danno verrebbe dalle conclusioni che il mondo potrebbe trarre se dopo 5 anni di colloqui e centinaia di miliardi di euro spesi, tutto finirebbe in una bolla.

Coloro che avevano sempre avvertito che una politica monetaria unica non avrebbe mai potuto essere conciliata con un’autorità fiscale fratturata avrebbero la loro vendetta. Le fondamenta instabili dell’euro sarebbero esposte. Forse non oggi, forse non domani, ma ben presto ci sarà un’altra crisi che potrebbe scuotere i mercati.

Inoltre, la Grecia darebbe la colpa dell’Europa, l’Europa alla Grecia. Non vi è alcuna disposizione di legge che vieta ad uno stato dell’Unione europea di lasciare l’euro, ecco il motivo per cui la lettura della situazione è allarmistica.

Sotto le parole di rabbia, c’è un piccolo movimento. I creditori chiedono un po’ meno rigore sul surplus fiscale, ma secondo alcuni calcoli la medicina che il FMI cerca di far ingoiare al paese europeo potrebbe ritardare la crescita al punto in cui il rapporto debito / PIL salirebbe da circa il 180% al 200%.

Per evitare questo, la prima grande mossa deve venire dai creditori, che devono rendersi conto della realtà, ovvero che i debiti greci non sono e non possono essere rimborsati.

Grecia vicina al tracollo, la Gran Bretagna corre ai ripari

La Grecia è sull’orlo del tracollo economico dopo che la Germania sembra ormai convinta di voler spingere il paese fuori della zona euro.
Con il paese che potrebbe andare in default a breve se non dovesse riuscire a pagare 1,5 miliardi di sterline al FMI entro la fine di giugno, gli alti politici tedeschi hanno avvertito che “quando è troppo è troppo”.

A Londra, l’FTSE 100 è scivolato del 1,1 per cento ad un livello minimo di tre mesi lunedì, con gli investitori che hanno reagito al fallimento della Grecia nel raggiungere un accordo con i suoi creditori proprio il giorno precedente.

Anche i prezzi del petrolio sono scesi dopo che i negoziati sono crollati dopo soli 45 minuti, tra i timori che la Grecia si sta dirigendo verso una vera catastrofe finanziaria.

Mentre la crisi si intensifica, è emerso che George Osborne, il Cancelliere del Regno Unito, presiederà più tardi questa settimana ad una riunione di emergenza dei ministri inglesi, i quali cercano di proteggere l’economia della Gran Bretagna da una potenziale uscita della Grecia dalla moneta unica.

I funzionari vogliono assicurarsi che il governo abbia dei “piani di emergenza” in atto per garantire che le imprese del Regno Unito non siano danneggiati da un’uscita greca. Il portavoce ufficiale del Primo Ministro ha esortato i paesi della zona euro “a trovare una soluzione” alla crisi.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, è stato accusato di aver tentato di “truffare tutto il mondo” in seguito ad una serie di richieste avanzate negli ultimi giorni.

Nonostante la condanna da parte dei leader europei dopo i colloqui degli ultimi giorni, Tsipras, leader di Syriza, ha detto che i creditori internazionali stanno “girando intorno al realismo. Aspetteremo pazientemente fino a quando i creditori guarderanno in faccia la realtà. Non hanno il diritto di seppellire la democrazia nel paese dove è nata.”

La Commissione Europea deve elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro in caso di fallimento.

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha rifiutato di dire quali conseguenze ci sarebbero state se la Grecia non dovesse trovare il denaro per eventuali rimborsi. Egli ha detto “un default ci porterà in acque inesplorate. Abbiamo in ogni caso tutti gli strumenti per gestire la situazione al meglio come abbiamo fatto in altre situazioni. Tutto ciò ci dice anche che le conseguenze a medio e lungo termine per l’Unione non sono qualcosa che siamo in grado di dire oggi”.

Grecia: è emergenza uscita dalla zona euro

La Grecia potrebbe affrontare lo stato di emergenza dal 1° luglio se non si raggiungere un accordo con i creditori. A dirlo è Guenther Oettinger, Commissario UE della Germania.

Dobbiamo elaborare un piano “B” perché la Grecia potrebbe cadere in uno stato di emergenza” Oettinger ha detto. “Credo che la Commissione debba elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro, in caso di fallimento.”

Prima di oggi, il governo greco aveva fatto sapere che si erano fatti dei passi avanti.

Lunedì la Commissione europea è apparsa desiderosa di dimostrare che non c’erano richieste non irragionevoli e che non ci sono divari tra le loro richieste e le proposte della Grecia. I tagli proposti alle pensioni da Atene sono dello 0,04 per cento del PIL, ha detto l’Unione Europea, che sta invece facendo pressione per un taglio dell’1 per cento.

Le proposte greche hanno incluso nella lista anche un incremento delle tasse sulle piscine e sugli yacht, sulla TV e sul videoludico. Atene ha detto che, invece, non avrebbe aumentato le aliquote per i beni di base come le medicine, l’energia e il cibo.

Nel frattempo arrivano i primi giudizi verso la Grecia ed il comportamento dei suoi leader, che non vogliono accettare le richieste UE. Josef Kollar, vice presidente del comitato finanziario della Slovacchia, ha detto che “questa storia non può andare avanti per sempre. La politica non dovrebbe essere limitata alla correttezza, ma dovrebbe essere basata sulla realtà economica e, in realtà, la dracma sarebbe un salvataggio per la Grecia”.

La situazione diventa più difficile ogni giorno che passa per l’Europa e per l’Euro.

Cosa accadrebbe se veramente la Grecia dovesse uscire dalla zona euro?

Il paese potrebbe conoscere una certa ripresa economica grazie ad una dracma super-svalutata, attirerebbe investitori stranieri che potrebbero fare acquisti interessanti a prezzi davvero irrisori.

Tutto questo, nel giro di un paio di anni, potrebbe portare ad una forte crescita economica del paese (che tuttavia potrebbe non risentire molto del contraccolpo “uscita Euro” dato che il 75% del PIL è prodotto internamente e non dipende da altri paesi).

Se tutto questo fosse vero, l’euro si dimostrerebbe un fallimento mentre le monete nazionali tornerebbero in auge (sull’esempio greco). Questo significherebbe forse la vera fine per la nostra valuta, che invece nel breve periodo potrebbe anche beneficiare dell’uscita della Grecia, che oramai è una zavorra.

Germania e Francia potrebbero ammorbidire le richieste per mettere fine allo stallo della situazione greca

I mercati azionari sono saliti nelle ultime ore dopo le notizie di una proposta tedesca per consentire alla Grecia di ricevere una nuova tranche di prestiti in cambio di un programma di riforme sfalsato. L’ammorbidimento della posizione tedesca verso Atene ha rallegrato gli investitori, desiderosi di vedere un salvataggio sostenibile per il paese assolutamente colpito dal debito.

Secondo i rapporti, il cancelliere Angela Merkel è disposto ad accettare un programma di riforme molto ridotto, snellito a solo una o due aree, come parte di un primo pacchetto per salvare la Grecia ed impedirne l’uscita dalla zona euro. Grecia, Germania e Francia sono d’accordo per intensificare i colloqui.

Le azioni sul FTSE 100 sono salite di 76 punti, o l’1,1%, mentre il Dax tedesco e il CAC francese sono saliti del 2,4% e del 1,75%, rispettivamente.

La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea, che hanno prestato alla Grecia 240 miliardi di euro, avevano fino a poco tempo richiesto delle riforme onnicomprensive in cambio dell’ultima tranche di fondi di salvataggio del valore di 7,6 miliardi di euro.

Sembra che l’agenzia di stampa Bloomberg, parlando con almeno due politici tedeschi vicini ai colloqui di salvataggio, abbia capito come l’accordo di compromesso sia possibile per porre fine alla situazione di stallo tra il governo greco e i suoi creditori.

Il rapporto, in seguito negato dal governo tedesco come politica ufficiale, è stato seguito dalle dichiarazioni della Merkel e del presidente francese, François Hollande, che hanno detto che sono pronti a soddisfare le richieste del primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras. Merkel ha detto che “una soluzione è possibile. L’obiettivo è quello di mantenere la Grecia nella zona euro”.

Il leader più potente d’Europa si è detta disponibile a incontrare il capo di governo greco a margine del vertice, come aveva in precedenza chiesto, e Hollande si è detto disposto a fare lo stesso.

Dopo l’incontro tra Merkel, Hollande e Tsipras, essi hanno convenuto che i negoziati tra la Grecia e i suoi creditori internazionali devono essere intensificati per raggiungere un accordo al fine di evitare un default greco. Un portavoce del governo tedesco ha detto dopo che la riunione si è svolta in un clima costruttivo.

Un lato negativo c’è, tuttavia: il rifiuto di Junker di una nuova offerta da parte di Atene, che ha fatto infuriare il governo Syriza. Un portavoce ha detto: “La parte greca si trova nella posizione spiacevole di dover precisare che non è ha mai informato sulle sue proposte Pierre Moscovici (capo della commissione degli affari economici).”

Perché la Grecia oggi si trova così male? Perché è entrata nell’euro?

La Grecia è al centro della crisi della zona euro, ma come mai si è arrivati a questo punto? La colpa, in realtà, di chi è?

L’economista greca Miranda Xafa lo chiama il “mago” perché avrebbe potuto fare sparire tutto: prima l’inflazione e poi anche il deficit. Nel corso degli anni ‘90 Miranda Xafa lavorava per un’azienda di investimenti a Londra e guardava da lontano come la sua Grecia si stava preparando all’adesione all’euro.

La ferrovia greca aveva più dipendenti che passeggeri. Un ex ministro, Stefanos Manos, aveva detto pubblicamente che sarebbe stato più conveniente far viaggiare tutti in taxi. C’era chi sapeva che l’economia del paese non era pronta, che le statistiche del governo non rispecchiavano la realtà.

La regola del 3% sancita nel 1992 nel Trattato di Maastricht, che ha portato alla creazione dell’euro, non è stata rispettata da tutti. Alcuni paesi l’hanno “rotta” in corso d’opera, nel caso della Grecia non è mai stata rispettata, nemmeno dall’inizio.

Come ha potuto funzionare questa “magia”? Xafa ricorda “prendi le ferrovie dello Stato greco. Stavano perdendo un miliardo di euro l’anno. Le autorità hanno usato un gioco di prestigio per far svanire il problema. La società dietro la ferrovia ha emesso azioni che il governo avrebbe comprato. Così la spesa non è stata contata come tale, ma come una transazione finanziaria, e non è risultata sul saldo di bilancio patrimoniale. Così, la Grecia ha soddisfatto i criteri di Maastricht ed è stata ammessa alla zona euro il 1 ° gennaio 2001, ma già nel 2004 l’inganno stava diventando trasparente. Il bilancio diceva che il deficit era del 1,5 per cento, in realtà era del 8,3 per cento.

La differenza tra il deficit pubblicato e quello reale era enorme. Cosa ha fatto l’allora ministro dell’economia Peter Doukas al riguardo per far sì che il paese potesse mantenere un deficit di bilancio sotto il 3% del PIL? Tra le proposte di abbattimento del bilancio egli disse “tra pochi mesi avremo i Giochi Olimpici, non vogliamo sconvolgere l’intera popolazione ed iniziare ad avere scioperi prima di questo”.

Invece di riformare le finanze pubbliche, la Grecia ha preso in prestito denaro per soddisfare il deficit. I mercati non hanno creduto ci fosse un rischio di default perché la moneta della Grecia, l’euro, era legata a quella della Germania.

Così la Grecia ha iniziato a prendere in prestito denaro a buon mercato, a tassi di interesse molto bassi, avendo credito alle stesse condizioni della Germania. I cosiddetti “spread” – le differenze nei tassi cui le economie sane e quelle malsane possono prendere in prestito – sembravano scomparsi.

I mercati non sono riusciti a vedere le montagne di debito che sono si stavano accumulando. E hanno sottovalutato il rischio.

Tutto questo ha portato a quello che stiamo vivendo oggi.

I problemi greci e il rischio Brexit danneggiano l’economia britannica

La Confederation of British Industry ha appena rivelato di aver tagliato le previsioni di crescita per l’economia della Gran Bretagna a causa dei rischi connessi al referendum UE e alla possibile fine “disordinata” della crisi greca. Il gruppo di lobby d’affari, che rappresenta 190.000 membri, prevede che l’economia britannica finirà per crescere del 2,4% quest’anno e del 2,5% nel 2016, in calo dalla previsione fatta a febbraio del 2,7% e del 2,6% rispettivamente.

I rischi per la crescita del Regno Unito sono orientati al ribasso. Una risoluzione disordinata della crisi greca potrebbe innescare un’elevata volatilità finanziaria che potrebbe estendersi all’economia reale.

La ripresa è costruita ancora su basi che non sono propriamente solide, ci aspettiamo di vedere una crescita solida, stabile e sostenibile solo a partire dal prossimo anno. Queste le parole del CBI.

I rischi rimangono legato all’ instabilità economica in Grecia e ad una zona euro pigra, oltre che chiaramente al referendum UE che è un tema caldo. Le aziende hanno ora la certezza che il referendum ci sarà, ma non sanno il risultato. Tuttavia, la maggior parte dei membri del CBI hanno le idee chiare e vogliono rimanere nell’Unione europea riformata, che sarà grande dopo un ambizioso programma di riforme.

Oltremanica il quadro è ancora meno roseo. La zona euro ha recuperato un po’ di slancio quest’anno, grazie anche al programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea, ma la crescita è improbabile che andare molto più in là, dato che anche la spinta iniziale della caduta dei prezzi del petrolio svanisce. I recenti colloqui sulla Grecia sottolineano la necessità di una decisione sulla proroga degli aiuti. Nel frattempo, la crescita più debole degli Stati Uniti e il rallentamento in Cina, insieme alla forza della sterlina nei confronti dell’euro, agiscono come un freno sulle esportazioni.

La decisione del Partito Conservatore se consegnare un referendum entro il 2017 sulla possibilità che la Gran Bretagna resterà parte della UE o meno (un impegno preso durante la campagna elettorale) deve ancora essere presa. Secondo i rapporti, il primo ministro David Cameron si è sia già messo al lavoro portare avanti tale referendum entro un anno.

Nel frattempo, la Grecia sta ancora percorrendo una strada in salita nel ripagare i propri debiti, così come nel negoziare il suo accordo sul debito. Gli ultimi rapporti dicono che la Grecia vuole ristrutturare il suo enorme debito pubblico attraverso un rifinanziamento più conveniente, scadenze più lunghe e attraverso delle obbligazioni perpetue, ma i piani non hanno ancora alcun sostegno nella zona euro.

Qui Grecia: allacciate le cinture

Il termine ultimo per trovare un accordo per il dramma greco è ancora rimandato. Nuove tensioni potrebbero comparire già questa settimana se non dovessero esserci dei (notevoli) progressi nei colloqui. La scorsa settimana la Grecia ha deciso di “impacchettare” il pagamento del debito al Fondo monetario internazionale e di rimandarlo tutto a fine giugno (per un valore totale di circa 1,5 miliardi di euro).

Ora che la data di rimborso del pagamento è saltata (sarebbe dovuta essere il 5 giugno), Atene può aspettare più a lungo per un accordo di salvataggio. Ma, secondo alcuni analisti, non ci saranno grandi novità nei colloqui.

Gran parte della linea temporale in realtà rimane la stessa: la Grecia e i suoi creditori dovranno finalizzare l’accordo entro la fine di questa settimana, il parlamento greco dovrà approvarlo la settimana prossima e i parlamenti europei dovranno approvarlo durante l’ultima settimana di giugno. Tale accordo dovrà includere almeno 5 miliardi di euro per rimborsare il Fondo Monetario Internazionale entro il 30 giugno e per pagare le obbligazioni della BCE che matureranno il 20 luglio. In realtà, per coprire tutti i pagamenti del FMI e della BCE durante l’estate la Grecia ha bisogno di circa 10 miliardi di euro.

Se le cose stanno così, le tre settimane rimaste non sembrano un tempo così lungo. Il dramma della scorsa settimana indica che le parti sono ancora lontane da un accordo, ci saranno delle proposte e delle contro-proposte che non terranno conto della altre linee rosse.

Alla fine della scorsa settimana il primo ministro Alexis Tsipras ha parlato dei suggerimenti dei creditori come illogici ed assurdi. Intanto durante il fine settimana il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha attaccato Tsipras sulle discussioni che hanno avuto luogo la scorsa settimana. Juncker è generalmente percepito come uno dei pochi alleati potenziali di Tsipras, o almeno come uno dei partecipanti ai colloqui che potrebbe essere più disposto a voler mantenere la Grecia nella zona euro.

Gli analisti di Barclays parlato anche del potenziale di una crisi politica: “A nostro avviso la situazione attuale riflette la divergenza all’interno del partito Syriza, in particolare riguardo l’accettazione da parte del governo di misure più fiscali e di tagli alle pensioni al fine di raggiungere un accordo. Riteniamo che il compromesso su queste questioni spinose da parte del governo greco sarà costoso politicamente. Si potrebbe innescare una crisi politica che accelererebbe i deflussi di depositi e comportare l’imposizione di controlli sui capitali nelle banche greche”.

Grecia, forse si parla anche di controlli sui capitali

L’economia della Grecia e il suo settore bancario sentono la tensione della riforma per il salvataggio di Atene. Le banche greche fanno sempre più affidamento sui finanziamenti di emergenza da parte della Banca centrale europea (BCE) e gli analisti dicono che se la banca centrale dovesse non dare questo prestito, la Grecia può non avere altra scelta che imporre controlli sui capitali. In breve, questo significa che si limiterà la quantità di denaro che consumatori ed imprese possono attingere dalle banche.

Il mancato raggiungimento di un accordo con i creditori relativamente alla restituzione del prestito al Fondo Monetario Internazionale ha alimentato l’incertezza sul futuro della Grecia e ha scatenato i ritiri di fondi da parte delle banche greche. Dando un’occhiata ai dati pubblicati venerdì dalla Banca di Grecia, si vede come i depositi delle famiglie e delle imprese sono scesi del 3,5 per cento nel mese di aprile rispetto al mese precedente e sono diminuiti del 17 per cento rispetto a un anno fa.

A causa di questi deflussi di depositi, la Banca di Grecia ha sostituito la perdita di depositi con finanziamenti di emergenza della BCE conosciuti ufficialmente come liquidità di ultima istanza (ELA).

Gli analisti hanno detto in una nota che con delle minime riserve di liquidità pari a 1,9 miliardi di euro e circa 3-7 miliardi di euro di deflussi di depositi al mese, le banche greche hanno bisogno dell’ELA per mantenere gli sportelli automatici in funzione.

Tuttavia, data la lentezza dei negoziati, la BCE non ha sensibilmente innalzato l’importo del finanziamento di emergenza per le banche greche. Gli analisti dicono che se dovesse limitare tale finanziamento, Atene avrebbe bisogno di imporre controlli sui capitali e limitare i prelievi di contante per mantenere le banche in funzione. Dato che la Grecia e i suoi creditori rimangono ancora ai ferri corti sui termini essenziali del contratto di salvataggio, c’è un rischio significativo e crescente che una qualche forma di controllo dei capitali dovrà essere imposta. Se la BCE fosse costretta a limitare severamente l’ELA a causa di una rottura dei negoziati, allora è molto probabile che la Grecia farà la fine di Cipro.

Sì, è vero, la piccola isola del Mediterraneo ha imposto dei controlli sui capitali nel 2013 per contenere una crisi finanziaria. Cipro limitò i prelievi dal bancomat a 300 euro a persona al giorno, con i trasferimenti di oltre € 5.000 all’estero che avevano bisogno di approvazione da parte di una commissione speciale.

Anche Moody’s ha detto il mese scorso che c’è una “elevata probabilità” di controlli sui capitali in Grecia. Se fosse così, questo farebbe salire i rischi di una vera e propria ‘Grexit’.

Grecia e FMI, sono giorni cruciali

La Grecia potrebbe non effettuare il rimborso del prestito da 305 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale se non vi è alcun accordo con i creditori nei prossimi giorni. Lo ha detto il portavoce parlamentare di Syriza proprio oggi. Il pagamento sarebbe stato il primo di tre al FMI di questo mese per un totale di 1,6 miliardi di euro. Il governo, a corto di liquidi, dice che se avesse fondi sufficienti per pagare la prima rata di venerdì, andrebbe in default sugli altri senza un accordo con i creditori.

La Grecia non sarebbe immediatamente considerata inadempiente se non dovesse fare il primo pagamento, dato che il Fondo monetario internazionale ha accettato di fare un raggruppamento delle rate del prestito, che sarebbero pagate in un’unica soluzione alla fine del mese.

Il governo di Syriza spera di raggiungere un accordo entro la fine di questa settimana su un nuovo piano di salvataggio, che richiede ulteriori riforme economiche difficili in cambio dell’accesso a 7,2 miliardi di euro di aiuti di cui il paese ha disperato bisogno.

I funzionari di governo hanno detto che Alexis Tsipras, il primo ministro, discuterà un contro-piano greco con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, in una riunione a Bruxelles questa.

Un portavoce di Juncker ha rifiutato di confermare se l’incontro avrebbe avuto luogo o se il presidente della Commissione europea si presenti con un nuovo piano di salvataggio dei creditori verso ol primo ministro greco. “Vediamo”, ha detto il portavoce. “il giorno è ancora giovane.” Siamo di fronte ad una situazione di stallo, dunque, dove non vengono rilasciate molte notizie definitive (forse perché proprio non ce ne sono).

Il piano greco, descritto dai funzionari ellenici come “la nostra ultima, migliore offerta”, dopo quattro mesi di trattative che si sono mosse in maniera alquanto lenta, fa delle concessioni in materia di imposta sul valore aggiunto al fine di aumentare i ricavi di quest’anno di 900 milioni di euro, e sul taglio della spesa pensionistica innalzando l’età pensionabile.

Atene appare ancora disposto a cedere sulle misure strutturali. Un funzionario ha detto che il piano non rispetta le richieste dei creditori di tagliare le pensioni integrative come primo passo per rendere migliore il sistema produttivo, né attua l’impegno del governo precedente in tema di riforme del lavoro tra cui i licenziamenti di massa dei lavoratori del settore pubblico. Sembra, dunque, che ci sia ancora un po’ di margine di manovra, sarà sufficiente?

Grecia, sono le ore cruciali

Il governo della Grecia non può più fare concessioni nelle trattative con i creditori internazionali ed essi devono assumersi la responsabilità del loro ruolo nei negoziati, lo ha detto il ministro del Lavoro Panos Skourletis.

Atene e i suoi creditori dell’Europa e del Fondo monetario internazionale fanno a gara ad evitare che il paese, inadempiente sul suo debito, possa potenzialmente lasciare la zona euro. Sia il FMI che la Banca centrale europea hanno partecipato ai colloqui con Berlino nel tentativo di raggiungere un accordo con Atene.

Il primo ministro della Grecia Alexis Tsipras ha detto che il governo greco sta lottando per soddisfare i pagamenti delle pensioni e dei salari regolari, così come per fare i rimborsi per i creditori internazionali.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il presidente francese François Hollande e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno detto che i problemi della Grecia non possono essere risolti partendo dalle riforme esistenti, neanche con aderenza pedissequa.

I tre si sono riuniti ieri e l’obiettvo dell’incontro è quello di elaborare “una proposta finale” da presentare ad Atene, secondo i rapporti, tenendo presente che ci sarà un pagamento al FMI di 300 milioni di euro appena venerdì. Ci sono dei timori che la Grecia non abbia i fondi necessari per pagare e potrebbe fare default sul debito, cosa che, in ultima analisi, potrebbe portare alla sua uscita dalla zona euro.

Il paese rimane in una situazione di stallo con i creditori internazionali rispetto ai 7.2 miliardi di euro dei fondi di salvataggio. Il fatto che il capo del FMI Christine Lagarde e il presidente della Bce Mario Draghi abbiano partecipato alla riunione di Berlino sottolinea la serietà dei colloqui. Il salvataggio della Grecia scade alla fine del mese di giugno. “Non c’è spazio per altri compromessi. Siamo in attesa che l’altro lato si assuma le proprie responsabilità “, ha detto Skourletis alla TV greca, aggiungendo che ora è il momento per una” soluzione politica “alla crisi.

Un funzionario Ue ha detto che qualsiasi offerta da parte dei creditori della Grecia ad Atene non sarebbe inquadrata come un ultimatum.
Alla domanda se Atene avrebbe accettato un “prendere o lasciare”, Nikos Filis, portavoce parlamentare del partito Syriza, ha ribadito che il governo non può firmare un accordo che è incompatibile con il suo programma anti-austerità. “Se stiamo parlando di un ultimatum, che non è nel quadro del mandato popolare, è evidente che il governo non può accettarlo”.