E se la Gran Bretagna fosse entrata nell’euro?

Il referendum sull’adesione del Regno Unito all’UE è ancora lontano, ma gli attacchi retorici sono già cominciati, chiamando all’attenzione coloro che volevano la Gran Bretagna aderire all’euro, la maggior parte dei quali hanno ritrattato questa volontà o hanno tentato di dimenticarla.

Uno degli argomenti più “caldi” in tema è se la Gran Bretagna se la sarebbe cavata meglio nella crisi all’interno della moneta unica rispetto a quanto sta facendo fuori.

La terribile performance economica della zona euro ha pesato fortemente sulla Gran Bretagna, facendo precipitare le speranze di una ripresa guidata dagli investimenti e dalle esportazioni. Questo è successo perché i leader europei non sono riusciti a perseguire delle politiche migliori, in particolare a causa della loro incapacità di porre fine alla crisi del credito e allentare prima le condizioni monetarie.

La questione importante, quindi, è come il Regno Unito sarebbe cambiato all’interno dellUE. La risposta è: in un modo che avrebbe portato ad una crescita più veloce.

Prendiamo la politica monetaria. La Banca d’Inghilterra sarebbe un peso massimo all’interno l’euro, non solo a causa delle dimensioni della sua economia. Il peso che avrebbe la BoE sulle questioni monetarie e la sua sensibilità verso i mercati finanziari, affinata da secoli di esperienza nel centro della City di Londra e ora anche a Canary Wharf.

La BoE ha compreso la necessità di una politica straordinariamente aggressiva molto meglio rispetto alla BCE. Nell’ottobre 2008, la BCE ha alzato i tassi, mentre la BoE ha intrapreso un taglio di quattro punti percentuali in sei mesi. Li ha mantenuti allo 0,5 per cento dal marzo 2009, mese in cui ha lanciato un programma di acquisto di asset che valeva un quinto del reddito nazionale annuo.

Al contrario, la BCE ha aumentato i tassi due volte nel 2011, il che ha contribuito a portare la zona euro in recessione con forti ricadute anche sulla crescita del Regno Unito. E ci sono voluti sei anni per Francoforte per seguire l’esempio di altre banche in merito al QE.

Non possiamo sapere quanto successo ci sarebbe stato, ma è chiaro che la politica monetaria della zona euro si sarebbe volta in una direzione più favorevole alla crescita, con una maggiore sicurezza nei mercati finanziari.

Anche in ambito fiscale l’adesione all’euro da parte degli UK avrebbe inclinato la politica in una direzione di crescita. E l’influenza poteva essere sostanziale: ricordiamo il “veto” del primo ministro David Cameron sulla contrazione del fiscal compact.

Forse, oggi, ci saremmo trovati in un’altra situazione.

Grecia vicina al tracollo, la Gran Bretagna corre ai ripari

La Grecia è sull’orlo del tracollo economico dopo che la Germania sembra ormai convinta di voler spingere il paese fuori della zona euro.
Con il paese che potrebbe andare in default a breve se non dovesse riuscire a pagare 1,5 miliardi di sterline al FMI entro la fine di giugno, gli alti politici tedeschi hanno avvertito che “quando è troppo è troppo”.

A Londra, l’FTSE 100 è scivolato del 1,1 per cento ad un livello minimo di tre mesi lunedì, con gli investitori che hanno reagito al fallimento della Grecia nel raggiungere un accordo con i suoi creditori proprio il giorno precedente.

Anche i prezzi del petrolio sono scesi dopo che i negoziati sono crollati dopo soli 45 minuti, tra i timori che la Grecia si sta dirigendo verso una vera catastrofe finanziaria.

Mentre la crisi si intensifica, è emerso che George Osborne, il Cancelliere del Regno Unito, presiederà più tardi questa settimana ad una riunione di emergenza dei ministri inglesi, i quali cercano di proteggere l’economia della Gran Bretagna da una potenziale uscita della Grecia dalla moneta unica.

I funzionari vogliono assicurarsi che il governo abbia dei “piani di emergenza” in atto per garantire che le imprese del Regno Unito non siano danneggiati da un’uscita greca. Il portavoce ufficiale del Primo Ministro ha esortato i paesi della zona euro “a trovare una soluzione” alla crisi.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, è stato accusato di aver tentato di “truffare tutto il mondo” in seguito ad una serie di richieste avanzate negli ultimi giorni.

Nonostante la condanna da parte dei leader europei dopo i colloqui degli ultimi giorni, Tsipras, leader di Syriza, ha detto che i creditori internazionali stanno “girando intorno al realismo. Aspetteremo pazientemente fino a quando i creditori guarderanno in faccia la realtà. Non hanno il diritto di seppellire la democrazia nel paese dove è nata.”

La Commissione Europea deve elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro in caso di fallimento.

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha rifiutato di dire quali conseguenze ci sarebbero state se la Grecia non dovesse trovare il denaro per eventuali rimborsi. Egli ha detto “un default ci porterà in acque inesplorate. Abbiamo in ogni caso tutti gli strumenti per gestire la situazione al meglio come abbiamo fatto in altre situazioni. Tutto ciò ci dice anche che le conseguenze a medio e lungo termine per l’Unione non sono qualcosa che siamo in grado di dire oggi”.

Gran Bretagna, salgono i prezzi delle case

I timori che la Gran Bretagna si stia dirigendo verso una nuova pericolosa bolla immobiliare sono alimentate dalla marea di acquirenti che per la prima volta entrano nel mercato. Secondo un recente rapporto da parte di un agente immobiliare è stato messo in evidenza come 26.100 case nel Regno Unito sono state vendute di recente agli acquirenti che per la prima volta nel mese di luglio hanno comprato casa, il 45 per cento in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno e il maggior numero sin dal novembre 2007. Anche rispetto ad agosto 2012, ci sono stati il 40 per cento in più di acquirenti di prime case.

L’aumento della domanda è stata guidata anche dagli aiuti, in inglese “scheme”, che sono stati lanciati da George Osborne per aumentare i prestiti ipotecari legati al finanziamento dell’attività creditizia, che aiuta gli utenti ad acquistare le prime dimore. Secondo gli esperti del settore immobiliare, questo potrebbe portare ad un ‘boom Osborne’, con l’impennata dei prezzi delle prima case che guida una forte ripresa economica.

Il mese di agosto ha visto il più grande aumento annuo dei prezzi delle case da tre anni a questa parte. Gli esperti hanno detto che il mercato immobiliare nel Regno Unito è andato in letargo cinque anni fa e si è dovuto aspettare molto tempo per vedere alcune tendenze positive emergere. Si teme però che il boom si trasformerà in un calo, dato che i prezzi sono saliti tantissimo e potrebbero scendere a breve. Le ipoteche sono molto più convenienti per gli acquirenti di prime case rispetto allo scorso anno, cosa che ha aperto le porte a migliaia di potenziali acquirenti che prima era stati chiusi fuori dal mercato.

C’è ovviamente un rovescio della medaglia a questa buona notizia. Semplicemente, non ci sono abbastanza offerte per far fronte alla continua richiesta. Se l’offerta non riesce a tenere il passo con la domanda, il mercato immobiliare sarà sempre più insostenibile.

La sterlina sale grazie a dei dati migliori del previsto

La coppia di valute GBP / USD è salita in maniera decisamente notevole nelle ultime ore di trading, anche grazie ad alcuni forti dati inglesi. Le vendite al dettaglio sono state le migliori da quasi tre anni mentre l’indebitamento netto del settore pubblico è stato migliore della stima di mercato. Proprio il fatto che il Regno Unito ha pubblicato dei numeri forti, in maniera particolare le già citate vendite al dettaglio, salite del 2,1%, hanno permesso a questa valuta di guadagnare nei confronti delle altre valute, come l’euro e il dollaro americano. L’indebitamento netto del settore pubblico ha registrato un disavanzo di 4,4 miliardi di sterline, meglio delle attese, che erano di 8,4 miliardi di sterline. Negative invece le notizie che arrivano dal settore manifatturiero, con gli ordini industriali che continuano ad essere ancora impantanati in territorio negativo. L’indicatore si attesta infatti a -15 punti, appena sopra la stima di -16 punti.

Negli USA, invece, l’Unemployment Claims è stato pari a 336.000, meglio della stima di 346 mila unità. Si tratta della quarta settimana consecutiva in cui questo valore ha battuto le attese del mercato. A sorpresa anche la Federal Reserve, che ha annunciato che avrebbe mantenuto i tassi di interesse compresi tra lo 0% e lo 0,25% , con in più l’attuale ciclo di acquisti di asset, pari a 85 miliardi di dollari ogni mese. Si era parlato dell’intenzione della Fed di modificare la sua politica monetaria in seguito al fatto che l’economia degli Stati Uniti ha mostrato dei segni di miglioramento, come la riduzione della disoccupazione e i consumi più forti, ma il numero uno della Fed, Bernanke, ha detto che il mercato del lavoro statunitense è ancora debole e ha notato una forte preoccupazione per l’aumento delle tasse e per i recenti tagli alla spesa federali.

Dal punto di vista della zona euro, l’isola di Cipro è uno dei problemi più grandi adesso Quello che doveva essere un pacchetto di salvataggio di routine per il paese, ha assunto un’importanza grandissima e ha aumentato a dismisura la crisi finanziaria dell’Eurozona.

FMI: indicazioni alla Gran Bretagna, parte 2

Rimanendo in tema di Regno Unito, di cui abbiamo iniziato a parlare nello scorso articolo, il partito laburista all’opposizione ha chiesto una maggiore enfasi sulla promozione della crescita. In Gran Bretagna il taglio delle spese e l’aumento delle tasse, cose fatte troppo in fretta, ha fallito, con la conseguenza di aver portato una crescita lenta e una disoccupazione elevata. Secondo alcuni, tuttavia, sembra poco probabile un cambiamento di rotta da parte del governo, almeno per il momento, ecco perché si pensa che il messagio del FMI, che ha invitato il paese di sua maestà a puntare alla crescita, rischia di cadere nel vuoto.

Il calo dell’inflazione al consumo per il mese di aprile dà al governo e alla BoE un margine di manovra per rispondere alla chiamata del FMI al fine di poter mettere in pratica un’azione più incisiva per rilanciare la domanda. I segni sono quelli che la Banca d’Inghilterra sta tenendo la porta completamente aperta a più QE, viste le grandi incertezze verso la crescita e le prospettive di inflazione. Il FMI ha anche avvertito il paese che le difficoltà in cui versa l’economia della zona euro, che è il mercato più grande del Regno Unito in termini di esportazione, è la più grande minaccia per l’economia britannica.

Una escalation di tensioni in zona euro potrebbe innescare un ciclo negativo e potrebbe contribuire ad abbassare ulteriormente la fiducia verso il mercato stesso.

L‘avanzo di bilancio fatto registrare nel mese di aprile, pari a 16,5 miliardi di sterline, è stato al di sotto del consensus di mercato, che prevedeva un avanzo di 20 miliardi di sterline. La situazione non è dunque rosea per il paese inglese, soprattutto a causa della crisi economica della zona euro, che potrebbe riflettersi sull’economia britannica. Vediamo in che maniera il governo inglese potrà e saprà reagire a questa crisi economica.

FMI: indicazioni alla Gran Bretagna

Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato una valutazione complessa circa la situazione economica del Regno Unito, sollecitando il governo di coalizione e la Banca d’Inghilterra a fare di più per rilanciare la domanda e l’economia. Il rapporto del FMI chiede un maggiore stimolo, attraverso dei cicli di quantitative easing o tramite un ulteriore taglio al tasso di interesse base.

Da quando è arrivato al potere nel 2010, il governo di coalizione del Regno Unito ha introdotto un ampio programma di austerità e di tagli alla spesa, oltre che tante riforme volte a ridurre il deficit del paese. Tuttavia, come afferma la relazione del FMI, mentre il Regno Unito ha compiuto notevoli progressi verso il raggiungimento di una posizione più sostenibile di bilancio, il paese è caduto in recessione e ora si rischia di tornare indietro.

La Banca d’Inghilterra, nel frattempo, sta lavorando per mantenere l’ stabile entro l’obiettivo del 2 per cento. Gli ultimi dati rilasciati mostrano infatti che l’inflazione sui prezzi al consumo è scesa dal 3,5 per cento di marzo al 3 per cento nel mese di aprile, un calo superiore al previsto.

La BoE ha messo anche in pausa il suo programma di quantitative easing, ovvero l’acquisto di beni al fine di liberare flusso di denaro nell’economia. Il FMI ha detto che l’inflazione sta tagliando i tassi e l’introduzione di un altro ciclo di QE potrebbe richiedere più tempo del previsto per raggiungere il suo obiettivo, con il rischio di una ulteriore fase di ritardo nell’allentamento monetario.

Come ha reagito il paese? Lo vediamo nella risposta del capo del Tesoro inglese, George Osborne, che ha accolto favorevolmente il rapporto del FMI come un avallo della politica del governo. Secoondo Osborne, infatti, il FMI non poteva essere più chiaro. La Gran Bretagna ha a che fare con i suoi debiti e la politica fiscale del governo è quello appropriata. Il paese sta dunque percorrendo la strada giusta per il recupero.

La Gran Bretagna è in recessione

La Gran Bretagna è in recessione, ma il calo potrebbe essere anche peggiore se gli sviluppi nella zona euro dovessero muoversi in una situazione particolarmente negativa. Il CEBR, Centre for Economics and Business Research, prevede inoltre una crescita lenta anche nel medio periodo, con delle previsioni di inflazione che scendono al 1,7 per cento nel mese di dicembre e rimangono sul due per cento circa in seguito, nonostante i prezzi delle materie prime e una sterlina debole.

Tuttavia, ci sono delle buone notizie per i possessori di mutui, dato che la previsione è che i tassi di interesse di base resteranno allo 0,5 per cento fino al 2016. Il mondo sta tuttavia attraversando un cambiamento fondamentale, in cui le economie che in precedenza erano povere ora sono al centro di una veloce industrializzazione. Questa è una buona notizia per loro, ma a causa dei limiti imposti dalla scarsità di energia, minerali e cibo, alcune delle loro crescite è a spese dei paesi più evoluti.

Ecco che dunque secondo alcuni il Regno Unito potrebbe essere già scivolato in recessione, sostenendo che il PIL si è ridotto nell’ultimo trimestre del 2011 e che dovrebbe contrarsi ancora all’inizio di quest’anno.

Anche se la zona euro è riuscita a risolvere i suoi problemi attuali, l’economia del Regno Unito crescerà solo dello 0,2 per cento nel 2012. Nel frattempo, il ministro degli esteri William Hague ha detto che la Gran Bretagna deve raddoppiare gli sforzi, dopo il downgrade di credito di Francia, Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia. La situazione è infatti grave e sottolinea il fatto che la zona euro non ha passato o superato i suoi problemi.

La cosa importante è che sia la zona euro che la Gran Bretagna siano stabili e sani, soprattutto nell’interesse nazionale del paese. Ma questo significa che in tutta Europa, incluso il Regno Unito, bisogna raddoppiare gli sforzi.

Dati macroeconomici di inizio settimana

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L’inizio di questa settimana ha visto alcuni dati di carattere macroeconomico assolutamente importanti. In primo luogo, durante la giornata di ieri, si sono tenuti i discorsi del presidente della BCE, Trichet, e del presidente della FED, Bernanke, relativamente all’andamento delle rispettive economie e a quali misure le banche potranno porre in essere per riuscire a risollevare ulteriormente la situazione economica mondiale.

Tra i dati macro che invece saranno resi noti durante la sessione odierna, possiamo vedere l’annuncio da parte del Canada del suo tasso di interesse, le cui previsioni sono per una riconferma dello 0,25%, dunque ancora minimi storici per il paese nord americano.

In Gran Bretagna sarà pubblicato l’indice Halifax dei prezzi delle abitazioni, fondamentale per conoscere l’andamento del mercato immobiliare nel Regno Unito, l’indice della produzione industriale e quello della produzione manifatturiera. L’Halifax è previsto in aumento dello 0,80% , mentre sia l’indice industriale che quello manifatturiero, secondo le stime degli economisti, aumenteranno dello 0,50%.

L’Australia ha pubblicato il dato legato alle partite correnti, ovvero la differenza su base trimestrale dei valori delle merci che sono state esportate e di quelle che invece sono state esportate. Il dato pubblicato è stato pari a -16,20 miliardi di dollari, contro un consensus pari a – 17 miliardi di dollari. Inoltre, sempre in Canada saarà pubblicato anche l’indice NAB, che calcola la fiducia delle aziende canadesi relativamente all’andamento dei prossimi mesi del mercato.

Domani invece segnaliamo le importanti pubblicazioni da parte del Giappone, che renderà noto il suo Prodotto Interno Lordo, e della Nuova Zelanda, che invece pubblicherà il tasso di interesse. Nel primo caso si prevede un incremento dello 0,90% , mentre nel secondo caso molto probabilmente il tasso di interesse sarà confermato pari al 2,50%. Sempre domani il Regno Unito pubblicherà i dati relativi alla bilancia commerciale.

USA, il tasso di disoccupazione

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Dopo che nella giornata di ieri gli Stati Uniti hanno reso noto il valore dei nuovi sussidi di disoccupazione della scorsa settimana, oggi renderanno noto il dato relativo al tasso di disoccupazione. Attualmente il tasso è fermo al 9,80%, mentre le previsioni sono per un incremento dello 0,10%, come già successo la settimana scorsa in Europa. Se le previsioni dovessero essere confermate, allora il nuovo tasso di disoccupazione sarebbe del 9,90%, terribilmente vicino alla fatidica cifra del 10%. Sappiamo che gli effetti del tasso di disoccupazione sono pesanti sull’andamento del dollaro, dato che un tasso di disoccupazione crescente fa scendere il valore del biglietto verde poiché indica che il benessere generale del paese diminuisce, dato che senza lavoro non è più possibile fare tutte le spese che magari si riuscivano a fare prima.

Rimanendo nel settore della disoccupazione, possiamo vedere che gli USA renderanno noto anche il dato della variazione dell’occupazione non agricola, prevista in calo di 166.000 unità, contro il calo di 263.000 unità calcolato precedentemente.

Oltre agli USA, anche la Svizzera renderà noto il suo tasso di disoccupazione, ma la situazione per il paese elevatico è nettamente migliore. Si parla tuttavia di un tasso di disoccupazione in salita dello 0,10% rispetto alla rilevazione fatta in precedenza, che porterebbe il nuovo tasso svizzero al 4,20%.

Importante sulle variazioni della sterlina inglese è la pubblicazione dell’indice della produzione all’acquisto da parte della Gran Bretagna, prevista in aumento dell’1,60%.

Tornando agli USA, saranno pubblicati anche i dati del salario medio, previsto in incremento dello 0,10%, e della media di ore settimanali che vengono lavorate. La previsione è per un lieve incremento che porterebbe tale valore da 33 ore a 33,10 ore.