Germania e Francia potrebbero ammorbidire le richieste per mettere fine allo stallo della situazione greca

I mercati azionari sono saliti nelle ultime ore dopo le notizie di una proposta tedesca per consentire alla Grecia di ricevere una nuova tranche di prestiti in cambio di un programma di riforme sfalsato. L’ammorbidimento della posizione tedesca verso Atene ha rallegrato gli investitori, desiderosi di vedere un salvataggio sostenibile per il paese assolutamente colpito dal debito.

Secondo i rapporti, il cancelliere Angela Merkel è disposto ad accettare un programma di riforme molto ridotto, snellito a solo una o due aree, come parte di un primo pacchetto per salvare la Grecia ed impedirne l’uscita dalla zona euro. Grecia, Germania e Francia sono d’accordo per intensificare i colloqui.

Le azioni sul FTSE 100 sono salite di 76 punti, o l’1,1%, mentre il Dax tedesco e il CAC francese sono saliti del 2,4% e del 1,75%, rispettivamente.

La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea, che hanno prestato alla Grecia 240 miliardi di euro, avevano fino a poco tempo richiesto delle riforme onnicomprensive in cambio dell’ultima tranche di fondi di salvataggio del valore di 7,6 miliardi di euro.

Sembra che l’agenzia di stampa Bloomberg, parlando con almeno due politici tedeschi vicini ai colloqui di salvataggio, abbia capito come l’accordo di compromesso sia possibile per porre fine alla situazione di stallo tra il governo greco e i suoi creditori.

Il rapporto, in seguito negato dal governo tedesco come politica ufficiale, è stato seguito dalle dichiarazioni della Merkel e del presidente francese, François Hollande, che hanno detto che sono pronti a soddisfare le richieste del primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras. Merkel ha detto che “una soluzione è possibile. L’obiettivo è quello di mantenere la Grecia nella zona euro”.

Il leader più potente d’Europa si è detta disponibile a incontrare il capo di governo greco a margine del vertice, come aveva in precedenza chiesto, e Hollande si è detto disposto a fare lo stesso.

Dopo l’incontro tra Merkel, Hollande e Tsipras, essi hanno convenuto che i negoziati tra la Grecia e i suoi creditori internazionali devono essere intensificati per raggiungere un accordo al fine di evitare un default greco. Un portavoce del governo tedesco ha detto dopo che la riunione si è svolta in un clima costruttivo.

Un lato negativo c’è, tuttavia: il rifiuto di Junker di una nuova offerta da parte di Atene, che ha fatto infuriare il governo Syriza. Un portavoce ha detto: “La parte greca si trova nella posizione spiacevole di dover precisare che non è ha mai informato sulle sue proposte Pierre Moscovici (capo della commissione degli affari economici).”

La Grecia chiede 279 miliardi di euro alla Germania per la seconda guerra mondiale, ma non li prenderanno

La Grecia ha formalizzato la sua richiesta di risarcimento da parte della Germania per i danni fatti durante la seconda guerra mondiale. La cifra dovuta è di 279 miliardi di euro, una somma che permetterebbe al paese di uscire dalla prigione dei debiti. Naturalmente, il punto ovvio è che tale somma non verrà pagata dalla Germania.

E’ del tutto possibile pensare che questa somma sia giusta da un punto di vista morale, ma non c’è nessun caso legale aperto a cui rispondere. Quindi, non c’è alcuna vaga possibilità che la richiesta potrebbe agire come monito morale sull’opinione pubblica tedesca. Piuttosto, la richiesta ha l’obiettivo di smuovere l’opinione pubblica greca.

In sostanza, il vice ministro delle finanze della Grecia ha detto che la Germania deve quasi 279 miliardi di euro alla Grecia in risarcimenti per l’occupazione nazista del paese. I governi greci e i cittadini privati sono andati avanti per anni dopo la guerra nel tentativo di riprendersi dai danni, il governo greco ha da decenni detto che il paese tedesco deve ridargli del denaro, ma non ha mai quantificato ufficialmente le richieste di riparazione.

Questa è la prima volta che il governo greco ha quantificato le affermazioni, che comprendevano le riparazioni del dopo guerra e i danni derivanti dall’occupazione della Germania nazista.

Il problema essenziale è che non c’è nessun giudice di equità nel diritto internazionale. Una corte di equità è quella da cui si può andare e semplicemente dire “guarda, non importa ciò che dice la legge, questo non è giusto, chiediamo giustizia”. Il giudice quindi prende in considerazione le questioni sulla base di ciò che è vero e ciò che non lo è e propone delle soluzioni basate sull’equità, non sulla legge. Questo semplicemente non esiste a livello internazionale.

Quello che ci rimane è semplicemente ciò che dice la legge, il che provoca una sorta di problema per questa richiesta greca. I 279 miliardi di euro sono divisibili in due parti: un risarcimento danni per la guerra come prima parte, interessi ed inflazione per la seconda parte.

Ora bisogna anche vedere in che maniera la Germania reagirà alla richiesta: potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso e potrebbe invogliare il paese a spingere la Grecia a chiedere di uscire dalla zona euro? Ma, in realtà, a chi conviene che il paese ellenico esca? Non certo alla Germania, che proprio sull’euro sta fondando le sue ricchezze per contrapporsi agli USA.

La Germania cresce più del previsto, speranze per l’UE

Una crescita migliore per previsto per la Germania ha segnalato una ripresa invernale per le economie della zona euro, anche se alcuni membri dell’UE, tra cui la Grecia, sono stati lasciati indietro. I dati ufficiali hanno mostrato che il PIL tra i 19 membri della moneta unica è salito dello 0,3% negli ultimi tre mesi del 2014, guidati dalle esportazioni in Germania, che sono cresciute dello 0,7%. L’ufficio statistico della Germania, Destatis, ha detto che la domanda interna e quella delle esportazioni era forte e ha aiutato l’economia a raccogliere slancio alla fine del 2014.

Gli economisti ritengono che la crescita potrebbe accelerare ulteriormente quest’anno. “L’economia tedesca sembra destinata a continuare sull’onda del benessere economico, anche in considerazione del mercato del lavoro molto forte, degli aumenti salariali, dei bassi prezzi dell’energia e dei tassi di interesse estremamente bassi, tutti punti sui quali i consumatori dovrebbero continuare a spendere.

I mercati finanziari sono allietati dalla notizia, che ha suggerito che il calo del prezzo del petrolio potrebbe aver contribuito ad aumentare la spesa dei consumatori. L’indice FTSE 100 ha chiuso al massimo da cinque mesi a 6.873,52, mentre in Germania l’indice DAX ha chiuso a un nuovo valore record di 10.963, dopo aver superato quota 11.000 nella prima parte della giornata.

Tuttavia, i dati hanno sottolineato le forti differenze tra le sorti degli Stati della zona euro con il presidente della Banca centrale europea che si prepara a scatenare il quantitative easing (QE), il programma di emergenza di creazione di denaro volto ad impedire che la zona euro possa scivolare in un crollo deflazionistico. La Francia ha gestito una crescita misera dello 0,1%, la Grecia, il cui governo è in preda ad una trattativa in merito al pacchetto di salvataggio, ha visto la sua economia contrarsi dello 0,2%. L’economia finlandese si è anche contratta dello 0,3% nel primo trimestre.

Il ministro dell’economia francese, Michel Sapin, ha detto che è ovviamente una crescita globale ancora troppo debole, ma sono soddisfatte le condizioni per consentire una ripresa più definita nel 2015.” Mentre la Germania è cresciuta del 1,6% nel 2014, la Francia è riuscita a guadagnare una crescita dello 0,4%.

I politici dell’Eurozona sono stati profondamente divisi sul fatto che il QE sia necessario e la notizia che l’economia tedesca sta crescendo a un ritmo relativamente forte e rischia di approfondire lo scetticismo di Berlino in merito al piano. Jens Weidmann, capo della Bundesbank, ha detto che non vi era alcuna necessità immediata di questa particolare misura di intervento.

Perché l’austerità è un problema anche per la Germania

La regione euro soffre di stanchezza da austerità, esemplificata dau sondaggi che mostrano la Grecia sull’orlo del crollo per il suo governo anche a causa dei tagli alla spesa. La Germania è stata il principale architetto della rettitudine fiscale e l’avversario principale di qualsiasi regola di allentamento di deficit. Quello che sta succedendo nel cuore dell’industria tedesca, tuttavia, suggerisce che non sono solo i vicini della Germania che sono minacciati dalla sua intransigenza economica.

La spina dorsale dell’economia tedesca è formata da circa 3,7 milioni di piccole e medie imprese, cioè quelle con hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, conosciute come “Mittelstand”. Si scopre il loro ambiente di business è sempre peggiore, sono riluttanti a investire e non importa quanto denaro a buon mercato la Banca centrale europea possa cercare di dirigere nella loro strada, non sono interessate a prendere prestiti per espandersi.

Questa è la conclusione inevitabile di un rapporto pubblicato dall’associazione del Risparmio tedesca proprio ieri. Per le aziende tedesche che hanno investito lo scorso anno, solo il 19,7 per cento ha citato la parola “espansione” come motivazione, in calo dal 27,5 per cento nel 2013 e facendo segnare il risultato più basso dal 2010. Più della metà delle aziende hanno sostituito vecchi macchinari. Gli investimenti in sé rimangono stagnanti, bloccati a circa 340 miliardi di euro, l’11,7 per cento del prodotto interno lordo.

Il rapporto suggerisce che la mancanza di appetito degli investimenti non ha nulla a che fare con la disponibilità di capitale. Per le piccole e medie imprese, infatti, la debolezza degli investimenti non è stata la causa della mancanza di finanziamenti esterni o una insufficiente equità. Le difficoltà economiche incontrate da molti paesi partner dell’Unione monetaria, nonché le crisi geopolitiche, hanno rafforzato l’atteggiamento wait and see di molte imprese.

Solo il 16 per cento dei dirigenti d’impresa presso le banche hanno detto che le aziende clienti sono migliorate nel 2014, meno della metà di coloro che, solo un anno prima, avevano detto di vedere dei miglioramenti. Circa il 18 per cento ha detto che le cose erano peggiorate, rispetto al solo 4,6 per cento nel 2013. Le aziende nella parte occidentale della Germania, che sono in genere le più dipendenti dalle esportazioni, sono state colpite in maniera peggiore rispetto a quelle negli Stati federali orientali.

La BCE ha promesso che inizierà a comprare titoli di Stato per incanalare più denaro nell’economia reale, ma senza una corrispondente iniziativa da parte dei governi della zona euro per aumentare la spesa, in particolare con gli investimenti in infrastrutture, la banca centrale in realtà può spingere poco. La Germania ha bisogno di cambiare rotta, smettere di bloccare le iniziative di crescita e condurre la regione verso una strategia che possa resuscitare l’economia.

Il mercato del lavoro in Germania

A partire dal 2003, il governo Schröder mise infatti in cantiere l’Agenda 2010, un programma di misure per aumentare la competitività del sistema-paese, che incontrò non poche opposizioni sul proprio cammino. Alla base dell’Agenda 2010 c’erano proprio alcune riforme del mercato del lavoro approvate in 4 fasi (tra il 2003 e il 2005) e ideate da Peter Hartz, direttore del personale ed ex-membro del consiglio di amministrazione della Volkswagen, oltre che esperto di relazioni industriali. Innanzitutto sono nuovi contratti di lavoro a basso salario e con orario ridotto, che prevedono una paga di appena 450 euro al mese e sono soggetti a tasse e contributi modestissimi, quasi nulli. Secondo le stime, più di 7 milioni di tedeschi oggi svolgono un mini job. Per 2 milioni di persone è un secondo lavoro, mentre per altri 5 milioni è l’unica fonte di reddito. L’obiettivo che ha portato alla nascita di questi contratti era di far entrare nel mondo del lavoro regolare molte fasce di popolazione prima escluse (per esempio gli studenti o gli immigrati). L’utilizzo esteso dei mini-jobs, tuttavia, è stato criticato da più parti perché considerato una sfruttamento di manodopera malpagata. Sono stati riformati gli uffici di collocamento pubblici, unificati nell’Agenzia Federale del Lavoro (con un modello di organizzazione che somiglia a quello di una struttura privata e che anche il governo Renzi vorrebbe adottare). Gli uffici dell’Agenzia Federale gestiscono direttamente i sussidi di disoccupazione mentre le aziende che inviano un preavviso di licenziamento al dipendente, con qualche mese in anticipo, devono darne immediata notizia alla stessa agenzia, in modo che il lavoratore inizi subito un percorso di reinserimento professionale, ancor prima di diventare disoccupato.È stato posto un limite alla durata dei sussidi di disoccupazione ordinaria, che non vengono erogati per più di 12 mesi (18 mesi per i lavoratori anziani over 55). È stato inoltre reso più severo il criterio per l’erogazione dell’indennità (che di solito arriva sino al 67% dell’ultimo stipendio). Chi rifiuta un’offerta di lavoro che proviene dall’ufficio di collocamento, infatti, in Germania perde il diritto all’assistenza statale. Si tratta di un sistema che in teoria è già in vigore anche in Italia, anche se spesso i nostri centri per l’impiego pubblici non riescono a gestire la domanda di lavoro dei disoccupati e a presentare delle offerte di impiego credibili. Sono stati introdotti dei criteri più stringenti per il sussidio sociale riservato ai disoccupati di lunga durata, cioè quelli che hanno perso il lavoro da molto tempo e che ricevono una sorta di reddito minimo garantito (già esistente da tempo nel sistema di welfare tedesco). È stato escluso dall’erogazione di questa indennità chi possiede dei risparmi personali superiori a una certa soglia (fissata inizialmente a 13mila euro circa) mentre è stato stabilito un tetto massimo (attorno a 330-350 euro al mese) per l’importo assegno, a cui però si aggiungono altri contributi per i figli o per gli affitti. Prima di approvare l’Agenda 2010, l’ex-cancelliere Schröder ventilò anche l’ipotesi di varare delle leggi ad hoc per rendere più flessibili gli accordi collettivi nazionali qualora le imprese e i sindacati non avessero firmato delle intese per rafforzare la contrattazione decentrata. Il che ha spinto le parti sociali tedesche a stipulare, nei singoli territori e nelle singole aziende, nuovi contratti per gestire con maggiore autonomia i turni, le ferie, gli orari e i salari, in modo aumentare la produttività del lavoro derogando agli accordi collettivi nazionali. Tra il 2004 e il 2006, per abbassare il costo del lavoro, è stato messa in cantiere una riduzione di oltre 2 punti della quota di contributi sui salari destinati al sistema sanitario nazionale. Il taglio è stato finanziato con una riduzione delle prestazioni mediche gratuite, imponendo ai pazienti un sistema di compartecipazione alle spese per le visite e per la prescrizione delle cure. Inoltre, sono state escluse dai benefit pubblici alcune prestazioni mediche non urgenti ma costose come alcuni tipi di cure odontoiatriche. A partire dal 2004, il governo di Berlino ha attuato anche un consistente taglio delle imposte personali, con l’obiettivo di rimettere in tasca ai consumatori quasi 22 miliardi di euro di risorse. La manovra fiscale ha portato a una riduzione dal 48,5 al 42% dell’aliquota fiscale sui redditi più elevati e dal 19,9 al 15% dell’aliquota sulle retribuzioni più basse. Il programma è stato finanziato con un piano di privatizzazioni e di tagli ai sussidi statali. Analizzando nel dettaglio i provvedimenti attuati in Germania, dunque, si scopre senza dubbio che le riforme di Schröder furono tutt’altro che una passeggiata. Non a caso, l’Agenda 2010 provocò un’ondata di proteste nel paese e fu la principale causa della mancata rielezione del cancelliere socialdemocratico, sconfitto nel 2005 dalla Merkel, seppur di misura. Per imitare i tedeschi, insomma, ci vuole coraggio. Le riforme del cancelliere Schröder toccarono solo marginalmente la disciplina dei licenziamenti e si concentrarono molto di più sui sussidi alla disoccupazione, che in Germania sono stati resi assai flessibili e legati a doppio filo a dei piani di reinserimento nel mondo produttivo dei lavoratori rimasti a casa.

Francia e Germania fanno meglio del previsto, ora tocca a Italia e UE

L’economia francese è cresciuta per la prima volta quest’anno nel corso del terzo trimestre e quella della Germania, centrale elettrica della zona euro, ha evitato di scivolare in recessione, un risultato migliore rispetto a quello che molti economisti si aspettavano. Tuttavia, il peggioramento delle prestazioni delle due maggiori economie della moneta comune rafforzerà la richiesta di misure radicali monetarie da parte della Banca centrale europea, una riforma da Parigi e uno stimolo fiscale da Berlino.

I dati potrebbero rafforzare la mano di Mario Draghi, presidente della Bce, relativamente al se decidere di espandere il suo controverso piano di acquisto di asset di obbligazioni societarie e di debito sovrano. La Germania ha visto salire il prodotto interno lordo dello 0,1 per cento nei tre mesi che sono partiti a settembre, rispetto al trimestre precedente, e, quindi, ha evitato l’ignominia di una recessione, definita da due cali trimestrali consecutivi. La seconda figura del trimestre è stato rivista da un calo dello 0,2 per cento della produzione allo 0,1 per cento, a concedere un’ulteriore rassicurazione che la Germania non è in procinto di subire qualsiasi tipo di shock di crescita.

In Francia le statistiche ufficiali dell’istituto hanno detto che la crescita economica nei tre mesi fino alla fine di settembre è stata dello 0,3 per cento rispetto alla crescita pari a zero nel corso del primo trimestre e ad una contrazione dello 0,1 per cento nel secondo. Gli economisti sono rimasti sorpresi dal risultato, anche se hanno avvertito che i dati più recenti non necessariamente segnano l’inizio di un ritorno alla salute economica. I dati migliori del previsto delle cifre francesi forniranno al presidente socialista François Hollande una breve tregua mentre lotta per sollevare il paese dal suo malessere.

L’Italia dovrebbe essere meno positiva quando i suoi dati verranno rilasciati alle 9 del mattino ora di Londra. Si prevede che la terza più grande economia della zona euro riferirà un calo della sua economia dello 0,1 per cento nel terzo trimestre.

La Spagna ha invece già registrato una crescita dello 0,5 per cento per il trimestre, il che la rende una tra le economie più performanti della zona euro.

L’aumento del Pil tedesco era invece in linea con le previsioni. Gli economisti avevano accolto con favore il fatto che i timori di recessione, che sono emersi nel corso del secondo trimestre, sembrano ora essere stati dissipati al completo.

Le cifre della zona euro nel suo insieme verranno invece rilasciate alle 10 e dovranno mettere in evidenza come l’economia del blocco è cresciuta dello 0,1 per cento nel terzo trimestre.

Analisi del 21 ottobre: i tassi di interesse potrebbero favorire euro e sterlina

AZIONI

Il Dow Jones potrebbe riuscire ad arrivare  all’obiettivo di 16.000, una cosa che sembra possibile. Il Nasdaq si è spostato oltre la resistenza di 3.875 e può arrivare fino a 4000, mentre il Dax mantiene il suo trend al rialzo complessivo con target 9.000 al rialzo. Il Nikkei, che è salito bene oggi, deve affrontare ora una forte resistenza appena sotto 15.000. Se tale resistenza tiene, potrebbe cadere a 14.000. D’altra parte, una rottura della resistenza, se vista, ci darebbe delle forti indicazioni rialziste. L’indice di Shanghai è al rialzo marginalmente e non sta guardando in direzione così rialzista come gli altri indici. La mancata salita a 2.250 potrebbe spingere verso il basso il valore della borsa cinese, verso 2.100 e anche meno.

COMMODITIES

L’oro è decisamente attivo e sta arrivando ad una resistenza nei pressi di 1.325 sul grafico giornaliero. Una rottura al di sopra di tale valore è necessaria per indirizzare il prezzo verso 1.360 e 1.365 in superamento. L’argento, che si trova ora a 22.05, ha rimbalzato dal supporto MA a 21 periodi sul grafico settimanale e ora può salire fino a 22,50 o anche fino a 23. Il rame, infine, che si trova a 3,2915, continua a muoversi lateralmente e potrebbe scendere fino a 3.25.

VALUTE

L’euro si è staccato, contro il dollaro americano, dalla resistenza nei pressi di 1.37 e sta attualmente testando un’altra resistenza a quota 1,3686. Da qui, può scendere fino a 1,3600 e fino a 1,3590 nel breve termine prima di risalire verso 1,40. L’ICE, il Dollar Index è salito un po’ dopo il forte calo visto negli ultimi giorni.

La sterlina contro il dollaro americano potrebbe tornare a scendere dato che la resistenza in prossimità di 1.62 tiene ancora. I grafici orari indicano un possibile andamento ribassista e la formazione del testa e spalle, che se confermato potrebbe farci vedere una rottura al di sotto di 1,6140.

Il rapporto di cambio dollaro – yen è sceso un po’ ed è ora si trova tra la MA a 13 giorni e quella a 21 giorni. L’andamento futuro potrebbe essere quello di un trend laterale nella regione compresa tra 100 e 96,50.

L’aussie è in una tendenza rialzista generale, ma ora deve affrontare la resistenza ai livelli attuali sui grafici settimanali. Se essa dovesse tenere, potremmo vedere una caduta verso 0.92, altrimenti potremmo vedere una salita fino a 0,98. Attenzione ai momenti di presa di profitti.

TASSI DI INTERESSE

I rendimenti dei titoli a 10 anni degli Stati Uniti (ora al 2,58 %) potrebbero essere diretti verso quota 2,25 % nel medio / lungo termine. I titoli a 10 anni della Germania e del Regno Unito si trovano rispettivamente a 1,83% e a 2,55%. I tassi di interesse potrebbero lavorare in favore di Euro e Sterlina nel breve termine, anche se possono salire ulteriormente nel medio termine.

C’era una volta la Germania che non ti aspettavi

C’era una volta una domanda che spesso si faceva sulla Germania, ovvero se fosse, o potesse mai essere, un paese “normale”. Essa era destinata ad essere diversa da altri paesi economicamente avanzati, come le democrazie liberali, a causa della sua emersione tardiva, nel 1871, come stato nazione.

E’ un omaggio ai leader politici della Germania e alla società tedesca nel suo insieme che tali questioni siano state in gran parte dimenticate, mentre la Repubblica federale si prepara ad andare alle urne domani per le elezioni parlamentari.

Tra il 1950 e il 1980 si è descritta la Germania come un paese in cui il processo di modernizzazione industriale, politica e sociale era distorto, diverso da qualsiasi cosa vissuta dalla Gran Bretagna, dalla Francia o dagli Stati Uniti. La Germania di oggi è speciale a causa della maturità e della moderazione della sua politica, della stabilità del suo sistema decentrato di governo, della forza delle sue istituzioni democratiche e della potenza della sua economia.

Si diceva, della Germania Ovest, prima della riunificazione nel 1990, che la prosperità economica e di una moneta solida erano i suoi più importanti successi. E’ stato, dopo tutto, un attore praticamente invisibile sul palco geopolitico del mondo ed una democrazione piuttosto giovane. Con la Germania di oggi, però, bisogna modificare la nostra prospettiva di apprezzare i punti di forza reali del paese.

Innegabilmente, è l’economia più potente d’Europa. Il suo know-how industriale e le esportazioni non sono seconde a nessuno, il paese vanta un tasso di disoccupazione del 5,3 per cento, il più basso dopo quello dell’Austria. Nonostate questo, ci andrà al governo dopo le elezioni di domenica dovrà affrontare delle gravi sfide economiche, dato che sarà necessario continuare a crescere e a tirare l’Europa e gli altri paesi della zona euro al di fuori della crisi. La Germania è la locomotiva dell’Europa.

Germania vs. Gran Bretagna, Euro vs. Sterlina

Quando ci si riferisce alla zona euro e alla Germania, spesso si valuta l’euro come la moneta tedesca, praticamente come una sorta di marco. Una Germania fuori dall’euro o una Germania con l’euro, sarebbe più o meno la stessa cosa per il paese tedesco. Basta prendere l’esempio del Regno Unito e della sterlina.

Si potrebbe essere sorpresi di vedere come il Regno Unito si scaglia contro la Germania su alcune misure economiche. Gli inglesi a volte hanno la reputazione di essere arroganti a livello finanziario, definizione in gran parte meritata. Al contrario, parlando del ​​proprio paese si sentono spesso in imbarazzo ed in relazione alla Germania essi spesso hanno un acuto senso di inferiorità.

Eppure il PIL pro capite del Regno Unito si trova al di sopra della media della zona euro e solo appena dietro a quello della Germania. Nel 2012, in termini di consumo pro capite, ossia di tenore di vita medio, il Regno Unito ha avuto un risultato migliore rispetto a quello di Italia e Spagna, ma anche rispetto a quello di Francia e Germania.

I lavoratori britannici sono relativamente ben pagati, lavorano relativamente molto e, (a fronte di alcuni paesi) sono relativamente poco tassati. Il Regno Unito ha vissuto alcuni periodi di forte crescita economica. La Germania è cresciuta più rapidamente del Regno Unito negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, ma durante gli anni Ottanta e Novanta, così come agli inizi del 2000, il Regno Unito è cresciuto più rapidamente.

La crisi finanziaria del 2007-8 e la successiva recessione che ha colpito anche il paese di sua Maestà Elisabetta II è stata molto dura. Certo, anche la Germania ne è stata colpita, ma ha messo in piedi un recupero molto veloce. Così come è sbagliato confrontare i due paesi quando si è al culmine di un boom insostenibile, è sbagliato fare dei paragoni quando essi si stanno ancora riprendendo da un grave shock economico.

Lo stesso si può dire per le divise euro e sterlina.

L’euro una manna per la Germania? Parte 2

Abbiamo parlato di tasso del fatto che, per la Germania, l’euro è stato un discorso positivo, dato che il paese tedesco è uno dei pochissimi ad aver avuto una crescita durante questa crisi, ma non è tutto oro quel che luccica per i tedeschi. E’ vero infatti che il tasso di cambio tedesco, al momento sinonimo di euro, è stato di gran lunga inferiore a quello che sarebbe stato se ci fosse stata una moneta tedesca separata. Questo implica, naturalmente, che le esportazioni tedesche sono state più numerose di quanto non sarebbe stato se non ci fosse stata una moneta tedesca. Ma tutto questo discorso non è sufficiente a rendere il caso che l’euro è stata una manna per la Germania.

Per cominciare, la Germania potrebbe aver venduto un sacco di Mercedes e BMW in Grecia, ad esempio, il che rende le esportazioni tedesche in crescita. Ma i greci non possono pagare per tali vetture. Al contrario, la Germania ha “prestato” alla Grecia dei soldi, ma per ora non c’è una speranza che essi vengano restituiti.

Il secondo senso in cui l’euro non è necessariamente una buona cosa per la Germania è che l’uomo non può vivere di sole esportazioni, una cosa non ampiamente compresa. L’obiettivo ultimo dell’attività economica è il consumo. Le esportazioni sono in realtà il prezzo che si paga per le importazioni. In termini di consumo, l’economia tedesca non se la passa bene, anzi. Questo è in parte dovuto al fatto che affinché le esportazioni abbiano successo è necessario che il tasso di cambio sia sottovalutato. Delle esportazioni più economiche avrebbero portato a degli aumentati dei redditi reali da parte dei consumatori tedeschi, che avrebbero dunque speso di più. Così l’economia tedesca sarebbe più equilibrata, con meno dipendenza dalle esportazioni e con un aumento dei consumi.

Tutti questi dati possono essere una buona risposta tecnica a tutti coloro che dicono con fiducia che la Germania è stato il grande vincitore dall’euro.

L’euro una manna per la Germania?

Si dice sempre che la Germania è il grande vincitore dell’euro, almeno fino a questo momento. Sono in tanti che dicono che il paese si sia arricchito durante la crisi economica. Allo stesso momento sono tante le critiche quando i tedeschi sono chiamati a mettere le mani sui loro risparmi per sostenere le cause di altri paesi europei che sono in difficoltà e non sembrano troppo entusiasti, anzi. Soprattutto con le elezioni tedesche che si avvicinano, il discorso “aiuto ad altri paesi” è un tema molto delicato. Ma in realtà quanto bene sta facendo il paese?

Nel mese di aprile, un sondaggio BCE ha detto che la ricchezza media netta delle famiglie in Germania è stata di poco più di 50.000 €, mentre in Grecia la stessa cifra era pari a poco più di 100.000 €, in Spagna a 180.000 € e a Cipro si parlava di oltre 260.000 €. In realtà, si tratta di un dato altamente fuorviante perché non tutti i tipi di attività sono stati inclusi, soprattutto quelle dove la Germania è più forte. Tuttavia, anche quando si guarda a delle misure meno distorte emerge che i tedeschi non sono poi così forti come si potrebbe pensare. Se si guarda al PIL pro capite, naturalmente, la Germania si trova in classifica ben prima di Portogallo, Grecia, Cipro, Spagna e Italia, anche se appena al di sopra della media della zona euro.

Quando si tratta di consumi delle famiglie, il quadro è più sorprendente. Negli ultimi anni, gran parte del beneficio del successo delle esportazioni tedesche è stato incassato dalle aziende e non è stato granché trasferito ai lavoratori.

Dal 1999, la retribuzione media dei tedeschi è aumentata del 23% circa, meno rispetto al 39% della  Francia e al 48% del Regno Unito. Questo smentisce l’idea che l’euro sia stata una manna per la Germania, come vedremo nel prossimo articolo.

La Germania darà 800 milioni di euro alla Spagna per finanziare le imprese iberiche, parte 2

La linea di credito che la Germania ha pensato di concedere alla Spagna, di cui vi abbiamo iniziato a parlare nello scorso articolo, prevede che la banca tedesca KfW conceda alla ICO, banca spagnola di proprietà dello Stato, un prestito da 800 milioni di euro della durata di dieci anni. Da un punto di vista di rimborso che la Spagna dovrà affrontare, si parla di circa 1 miliardi di euro, interessi compresi.

L’anno scorso ICO ha prestato circa 11, 5 miliardi di euro alle aziende spagnole e si caratterizza come una delle banche migliori da questo punto di vista. L’iniziativa della Germania potrà avere come obiettivo quello di moltiplicare l’effetto del finanziamento ICO.

Bisogna in ogni caso fare in modo da operare tutte le cose in maniera veloce, al fine di trovare una soluzione rapida ai gravi problemi di finanziamento delle imprese, dato che solo così molte piccole e medie imprese, che hanno un modello di business solido ed una buona prospettiva di crescita, saranno in grado di potersi espandere di nuovo.

Gli analisti hanno detto che il programma è un passo nella giusta direzione, ma avvertono che potrebbe non essere abbastanza grande per poter fare una differenza significativa. La Spagna è ancora in una fase di recessione prolungata, dunque per le aziende è importante avere delle prospettive di vendita e di investimenti migliori di quelle che hanno oggi. Si tratta in definitiva di una buona notizia relativamente alla decisione di un governo di supportare attivamente altri paesi europei nel tentativo di superare la crisi del credito.

La quarta più grande economia della zona euro, quella iberica, è attualmente impantanata nella recessione, con un tasso di disoccupazione di circa il 27 per cento, che sale ad oltre il 50% se si considerano solo i giovani al di sotto dei 25 anni. Si spera solo che l’aiuto tedesco non arrivi troppo tardi.

La Germania darà 800 milioni di euro alla Spagna per finanziare le imprese iberiche

La Germania sta lavorando alla creazione di un programma di prestiti per le piccole e medie imprese spagnole, con obiettivo di rilanciare la crescita e l’occupazione, al fine di uscire dalla crisi che ha colpito l’economia europea meridionale. La banca KfW tedesca darà circa 1 miliardo di euro a tassi di interesse molto bassi alla sua omologa spagnola, ICO, che potrà quindi utilizzare tale denaro per fornire prestiti a basso costo alle aziende di più piccole dimensioni.

Questa decisione è stata presa per allentare la stretta creditizia che affligge gran parte del sud dell’Europa e che porta le piccole e le medie imprese ad avere grandi difficoltà di accesso ai prestiti a dei prezzi accessibili che permettano loro di espandere il proprio business.

Nonostante il fatto che il tasso di interesse di riferimento della Banca centrale europea sia attualmente al minimo storico, allo 0,5 per cento, le banche non stanno concedendo un tasso basso alle aziende perché le finanze sono tese. Le imprese dei paesi che sono stati colpiti più duramente dalla crisi economica, come la Spagna, il Portogallo e la Grecia, continuano a lottare per ottenere dei finanziamenti convenienti. La Germania, invece, gode ancora di un rating di alto livello, AAA, che aiuta gli investitori a vedere questo paese come un rifugio sicuro, dove si può prendere in prestito denaro a tassi di interesse bassissimi.

L’iniziativa tedesca, soprannominato “aiuti bilaterali ad impatto rapido”, riflette la crescente impazienza di Berlino per la lentezza dei progressi compiuti dall’UE nel liberare i fondi esistenti per aiutare i paesi più colpiti. L’iniziativa, oggi pensata solo per la Spagna, potrebbe in ogni caso essere estesa anche ad altri paesi, come il Portogallo.

Si tratta di una decisione realmente importante, al di là dei soldi, che può dare tranquillità agli investitori circa il fatto che anche la Germania, prima economia europea, si sta impegnando attivamente per cercare di porre fine alla crisi.

Germania, il sentiment tedesco è in calo

La prova che l’economia più potente della zona euro stia per essere trascinata verso la recessione si è intensificata in questa settimana, dopo che un indice chiave del business sentiment tedesco è sceso per il secondo mese consecutivo. L’indice Ifo, che si basa su un sondaggio compiuto su circa 7.000 aziende, è sceso a quota 104,4 in aprile, mentre lo scorso marzo aveva fatto registrare un valore di 106,7.

Una serie di annunci da parte di alcune imprese tedesche hanno dato potere all’indebolimento. Bosch, ad esempio, ha affermato che le vendite tra gennaio e marzo sono state inferiori del previsto, mentre Daimler riporta che il profitto del primo trimestre è in calo di più della metà rispetto al precedente. L’ìazienda Daimler, che realizzare le auto della serie Mercedes-Benz, ha registrato infatti un calo dei profitti pari a 564 milioni di euro, mentre aveva fatto segnare addirittura 1,42 miliardi di euro nello stesso trimestre di un anno fa.

La gravità della recessione in molte parti d’Europa ha innescato un drastico calo delle vendite di auto negli ultimi mesi, ecco anche uno dei motivi principali per la crisi di questa azienda.

Il rapporto Ifo, arrivato il giorno dopo che un sondaggio altrettanto cupo da parte dei produttori tedeschi ha spinto l’euro verso il basso al suo livello più basso da quasi tre settimane contro il dollaro, e ha contribuito a far pesare ancora di più la nostra moneta.

La Germania deve risalire e per farlo deve riuscire ad andare oltre la sua politica fiscale. Se il paese tedesco (la prima economia della zona euro) dovesse continuare ad andare così male, per la nostra moneta non si prevedono tempi facili, affatto. Sicuramente potremo vedere un calo dell’euro nei confronti delle altre monete, in maniera particolare contro il dollaro americano e contro la sterlina inglese, ma anche contro lo yen giapponese.

La Germania non si fida, l’Euro galleggia, Aussie con i cerotti e le Borse piangono

L’Euro continua a perdere terreno guardando a  Cipro che per ottenere il definitivo via libera al piano di salvataggio ha deciso di vendere le sue riserve aurifere ‘in eccesso’ . Nonostante le turbolenze in atto sui mercati internazionali, le prospettive di una ripresa  economica, stimata entro la fine dell’anno, potrebbe spingere alcuni Stati dell’Eurozona a chiedere ulteriore sostegno nei prossimi mesi. I ministri europei delle finanze e i governatori delle banche centrali si preparano ad affrontare la riunione del G20 in programma il  18 e il 19 aprile. Sul tappeto non mancheranno le ulteriori sollecitazioni provenienti da più parti in merito all’adozione di politiche monetarie più aggressive finalizzate a  neutralizzare i rischi di una continua instabilità nella regione europea.  Il meeting  dedicarà un capitolo a parte allo Yen e alla politica monetaria espansiva intrapresa dalla BoJ attraverso la vendita di attività di rischio e la conseguente copertura sulla valuta giapponese. Decisioni che come diretta conseguenza lasciano intendere una potenziale svalutazione dello Yen. Rumors anticipatori del meeting parlano di un crescente  numero  di funzionari della BCE orientati ad introdurre azioni di allentamento monetario al fine di dare maggiore stabilità ai prezzi.  La valuta unica, in fase correttiva, sembra ancorata al di sopra del livello di ritracciamento di Fibonacci in area 1.3050. Ma non è oro tutto quel che luccica, poiché  in vista della decisione del tasso d’interesse della BCE in programma il prossimo 2 maggio, non sono da escludere ulteriori movimenti  al ribasso con vendite che potrebbero portare il pair a testare i livelli di novembre scorso 1,2659.  La coppia dopo aver  toccato il minimo a 1.3020 ha riconquistato l’area di 1.3040.  Nel breve, dando uno sguardo al  grafico orario, si evidenzia una marcata fase laterale delimitata dal canale ribassista ribassista. La resistenza dinamica  è da tenere sotto attenta osservazione. Una violazione  in area 1.3080 potrebbe imprimere una nuova spinta direzionale verso l’alto con proiezione a 1.3115, 1,3150 e come target finale 1.3170.  Tale ipotesi trovano supporto dalle indicazioni fornite dal CCI in fase di verticalizzazione, con la zeroline attraversata dalla zona di ipervenduto. Volendo considerare uno scenario opposto, 1,3030 si prospetta come supporto immediato e in proiezione il successivo sulla soglia psicologica  1.30 e 1.2970.

STERLINA STABILE CONTRO IL DOLLARO

La sterlina, rispetto alla pubblicazione dei dati sull’inflazione dei prezzi al consumo e della produzione del Regno Unito, conferma una sostanziale  stabilità contro il dollaro. Il  pound stazionario sull’area supportiva a 1.53, si muove (grafico orario)  in una zona di congestione. L’eventuale break out in area 1.5315  porterebbe la sterlina a testare il primo livello di  resistenza   in area 1.5340  con proiezione a 1,5360.  Anche in questo caso possiamo osservare il  parallelismo con la coppia EURUSD, il CCI  infatti appare ben direzionato lasciandoci prevedere nel breve il superamento della prima area resistenziale.

 L’AUSTRALIANO DOPO IL TONFO SI RIALZA

In decisa correzione il dollaro australiano che contrariamente alle aspettative ha progressivamente rotto i vari livelli intermedi di supporto fissando il suo minimo giornaliero a 1.0298 prima di riprendere la salita in concomitanza con l’apertura delle borse asiatiche.. Dal punto di vista grafico il recupero dell’Aussie che ieri non ha vissuto una giornata facile potrebbe estendersi fino a 1,0380. Livello dal quale sono ipotizzabili ulteriori spinte direzionali in acquisto che spingerebbero la coppia in area 1,0440. In presenza di ulteriori resistenze al raggiungimento del target indicato  è verosimile ipotizzare a conferma di uno scenario ribassista l’ulteriore scivolamento verso il basso  fino al raggiungimento del robusto supporto statico in area 1.260. Attualmente i livelli di supporto restano fissati a 1,0290 1,0260  e 1.0220. I livelli di resistenza da tenere sotto controllo sono 1,0380 1,0440 1,0470. L’australiano in caduta libera dopo la pubblicazione dei dati cinesi, ha risentito ulteriormente dei timori sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale. Il declino dell’oro e dell’argento, messi duramente sotto pressione, ma che questa mattina sembra aver trovato punti di maggiore stabilità, costituiscono  la prova evidente di una decisa avversione al rischio da parte degli investitori. Il metallo prezioso in picchiata sui minimi registrati nel gennaio del 2011 è stato uno dei fattori  determinanti dell’andamento dei listini internazionali a cui non si è sottratta neppure Wall Street. Nel quadro complessivo, la forte azione di sell-off innescata sulle commodities currencies, correlate agli indici di produzione manifatturiera e delle materie prime, ha portato valute come l’Aussie, il dollaro neozelandese e quello canadese a toccare livelli di supporto di particolare rilievo. Secondo gli osservatori, il trasferimento massiccio di capitali non può che portare giovamento al dollaro americano  che a quanto pare risulta essere il beneficiario naturale di questa evoluzione. Le preoccupazioni  sull’andamento economico globale e la considerevole riduzione dei prezzi delle materie prime sono segnali molto negativi, ma dal punto di vista tecnico, nonostante la coppia AUD/USD nel breve termine abbia intrapreso una fase ribassista, permane il “sentiment”  rialzista. Segnali in questa direzione  potrebbero arrivare a seguito del raggiungimento delle soglie di ipervenduto.

Grecia, probabile un accordo con la Germania

Il discorso, a volte stridente, tra la Germania e la Grecia sembra essere in procinto di essere svolto in maniera più conciliante durante questa settimana, in seguito alla convinzione, anche per la Germania, che una rottura della zona euro sarebbe catastrofica. Antonis Samaras, il primo ministro della Grecia, ha iniziato oggi un giro di incontri con gli alti funzionari della zona euro, che comprendono dei colloqui a Berlino, e sebra probabile che riuscirà a strappare più tempo per le riforme promesse.

Samaras ha detto che “tutto quello che si vuole è un po’ di respiro per far funzionare l’economia e per aumentare le entrate. Mentre alcuni leader della coalizione di governo della Merkel continuano a tenere una linea dura, altri si stanno preparando ad essere più accomodanti. E’ essenziale però che il governo di Atene presenti un piano credibile per l’attuazione delle misure.

In tutte le loro differenze, la Merkel e Samaras hanno un problema simile. Entrambi stanno cercando di conciliare le aspettative dei loro elettori con le scelte che occorrono fare per preservare l’euro e per impedire che la Grecia lasci l’Unione monetaria. Samaras, soprattutto, leader di un governo fragile, deve essere in grado di mostrare al popolo greco che i sacrifici sono valsi la pena. La Grecia, spesso criticata circa il tirare tempo sulle vendite di beni statali e sulla riduzione della forza lavoro pubblica, è riuscita a tagliare le spese di circa il 20 per cento.

I leader, in ogni caso, non dovrebbe arrivare a nessun accordo concreto fino a dopo che la fine della valutazione, da parte della cosiddetta troika dei progressi compiuti dalla Grecia, cosa che avverrò il mese prossimo.

In molti sono sempre più convinti che con un po ‘di flessibilità in più da parte della Germania, la Grecia potrà sopravvivere al mese di settembre e continuare con il suo programma di aggiustamento fino al 2014.

Germania, la novità del fondo di redenzione, parte 2

Abbiamo parlato nello scorso articolo della nuova idea che viene dalla Germania di creare un fondo dove far affluire tutti i debiti dei vari paesi, per la parte eccedente l 60% del PIL. Si tratta di un debito che i singoli paesi continuare ad avere, ma dei quali tutti gli altri sono responsabili. In questo caso, però, la responsabilità della Germania e delle altre nazioni creditrici è strettamente limitata alla quantità di denaro che viene messa nel fondo. Ciò rende questo progetto diverso dagli “eurobond”, che alcuni paesi stanno spingendo. Le obbligazioni in euro sarebbero infatti delle nuove obbligazioni per le quali tutti i paesi della zona euro sarebbero responsabili in solido. Non vi sarebbe alcun tappo della dimensione del debito che si potrebbe raggiungere.

Volker Kauder, leader dell’Unione Cristiano-Democratica ha detto ai giornalisti che l’opposizione che le euro obbligazioni non sono in discussione.  La proposta non è esattamente generosa. E’ difficile infatti immaginare come un paese come la Grecia possa immediatamente iniziare a saldare il suo debito nel Fondo europeo di redenzione, mantenendo il debito residuo interno ad un mero 60 per cento del PIL. Ma nonostante questo si tratta almeno di  qualcosa con cui iniziare. Stabilire il principio di responsabilità solidale per il debito potrebbe aprire le porte ad un più permissivo piano per il futuro. Ovviamente in tutto questo bisogna anche parlare di solidarietà e di responsabilità. I fautori della solidarietà, che si trovano in maniera principale nei paesi in difficoltà, sono choccati dal fatto che altri stati della zona euro preferiscano non aiutare, esponendosi a loro volta al rischio, mentre i sostenitori della responsabilità affermano di essere stati delusi dalle promesse vuote, una volta di troppo. Al momento, per trovare una soluzione esatta e corretta per la zona euro, cosa di cui c’è bisogno , è solo una questione di avere un giusto rapporto tra solidarietà e responsabilità.

Eurobond, bisogna farli o no?

La situazione della zona euro rimane, come sempre, molto delicata, soprattutto per i paesi con maggiori difficoltà in assoluto. Ad esempio, per quanto riguarda la Spagna, Mariano Rajoy, il primo ministro del paese, nega che le banche iberiche avrebbero bisogno di fondi di salvataggio, ma ha detto che gli alti tassi di interesse che la Spagna deve pagare sono insostenibili. Sia Hollande che Rajoy hanno detto che è di vitale importanza che la Grecia rimanga in zona euro.

L’obiettivo dei leader dovrebbe diventare quello della crescita, oltre che quello dell’austerità. Si è parlato di eurobond, con i quali i paesi potrebbero emettere dei titoli di debito garantiti congiuntamente con tutti i paesi membri della zona euro, cosa che che mira a ridurre gli oneri elevati finanziari che alcuni paesi devono affrontate, come la Spagna e l’Italia, incoraggiando al tempo stesso i mercati ad acquistarli.

La Germania sarebbe il paese più a rischio, dato che al momento le sue obbligazioni sono quelle con il minor tasso di interesse, considerate un rifugio sicuro, mentre la Spagna e altri paesi in difficoltà devono pagare dei tassi di interesse maggiori del 6% . Questa divergenza minaccia l’esistenza stessa dell’Unione europea. L’idea degli Eurobond è sostenuta da diversi paesi, nonché dalla Commissione europea. La cosa che ferma la loro creazione è lo stretto rifiuto della Merkel e di altri paesi, come i Paesi Bassi e l’Austria.

Bisognerebbe dunque pensare ad altri modi per poter stimolare la crescita, come ad esempio un migliore utilizzo dei fondi strutturali dell’UE. Nel frattempo, per quanto riguarda la Grecia, che è diventato un po’ l’ago della bilancia di questa situazione, molto probabilmente il paese, per poter rimanera ancora in zona euro, deve accettare i termini del contratto salvataggio, comprese le misure di austerità. E’ una situazione che si sbloccherà solo a partire dal prossimo mese, dopo le elezioni.

Germania, la novità del fondo di redenzione

I tedeschi odiano l’idea di pagare per i debiti dei paesi del Sud Europa, ma nonostante questo l’ultima idea per la condivisione degli oneri del debito viene propro dal paese tedesco. Sorprendente, ma vero: in Germania i partiti di opposizione hanno ottenuto che il cancelliere Angela Merkel riconsiderasse l’idea di un coinvolgimento di responsabilità comune europea verso il debito sovrano delle altre nazioni. L’idea nasce dagli esperti economici del Consiglio tedesco. Dal momento che sono necessarie nuove idee per risolvere la crisi del debito europeo, vale la pena dare un’occhiata a questa novità. In poche parole, ecco il piano previsto.

Il debito dei 17 paesi appartenenti alla moneta unica zona euro viene diviso in due parti. La quota fino al 60 per cento del prodotto interno lordo di ogni nazione rimane sui libri dei singoli paesi. La quota del debito che eccede il 60 per cento del PIL viene trasferita in un Fondo europeo di redenzione. I 17 paesi sono ancora legati alla parte di debito che viene trasferita al fondo e hanno fino a 20 o 25 anni per ripagare. Dal punto di vista giuridico, tuttavia, tutte le 17 nazioni sono responsabili in solido per il debito nel fondo. Questo è un modo per le nazioni a basso debito, come la Germania, di mettere la parola fine al debito pubblico elevato di altre nazioni, come la Grecia, dando tranquillità ai creditori e abbassando i tassi d’interesse.

Affinché certi paesi possano ripagare il loro debito nel Fondo europeo di redenzione, una parte del loro gettito fiscale nazionale sarà destinato ai rimborsi. Essi dovranno inoltre impegnarsi a pagare per la rimanente parte che non viene coperta da questa trattenuta.

Dopo aver pagato tutto il debito che eccede il 60 per cento, ai paesi non sarebbe permesso di creare nuovo debito, ma verrebbero posti dei freni automatici al debito, come accade già in Germania e in Svizzera.

Francia e Germania in disaccordo sulla risoluzione del problema del debito

I piani per affrontare la crisi del debito della zona euro sono in stallo, con Parigi e Berlino che sono al momento in disaccordo su come aumentare la potenza di fuoco del fondo di salvataggio. Sarkozy ha detto ai legislatori francesi circa la controversia ed è volato a Francoforte per parlare con il cancelliere tedesco Angela Merkel, nel tentativo di rompere lo stallo in vista del vertice di domenica. I due leader hanno poi lasciato la riunione senza parlare con i giornalisti.

Alla domanda circa il fatto se un accordo fosse stato raggiunto, Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro, che hanno partecipato alla riunione serale, ha risposto che si attenderanno le riunioni  di sabato e domenica. Come altre grandi economie hanno cercato di fare pressione sui leader europei per ottenere una risposta, il ministro delle Finanze canadese Jim Flaherty ha detto che i progressi così lenti nella risoluzioni di questo problema sono sconcertanti, inoltre il numero uno della Banca mondiale ha esortato i politici a prendere delle iniziative concrete.

Sarkozy si aspettava di tornare a Parigi dove sua moglie, Carla Bruni, ha dato alla luce una bambina nella giornata di ieri, secondo i media francesi. Una fonte vicina alla presidenza francese ha invece detto che i leader francese e tedesco sono stati in riunione con diversi capi politici e del Fondo Monetario Internazionale, come Christine Lagarde, proprio per trovare una soluzione.

Ma dov’è il disaccordo? La Francia sostiene che il modo più efficace per sfruttare il Fondo europeo di stabilità finanziaria è quello di trasformarlo in una banca che potrebbe poi accedere ai finanziamenti da parte della BCE, ma sia la banca centrale che il governo tedesco si sono opposti a questa soluzione. In Germania la coalizione è divisa. Non solo c’è Angela Merkel da convincere, ha detto Sarkozy, ma anche altri legislatori. I commenti del presidente francese alimentato dei grandi dubbi sul fatto che i leader della zona euro possano concordare un piano chiaro e convincente per domenica.