La Banca centrale svizzera potrà comunque controllare il franco in futuro?

La decisione della scorsa settimana da parte della banca centrale svizzera di rimuovere il gancio (che durava da tre anni ormai) sul franco ha causato un picco nella valuta, forte indignazione sui mercati e concrete domande circa la credibilità della banca di continuare a tenere sotto controllo la sua valuta, oltre che le possibilità di shopping da parte dei consumatori svizzeri di là del confine.

La decisione è stata inaspettata ma ha riconosciuto la realtà che la banca non poteva più fermare la corsa in salita del franco in mezzo a tutta l’incertezza sicurezza politica, economica e globale, in attesa mosse della BCE e delle elezioni in Grecia.

La questione è, tuttavia, se la banca centrale potrà recuperare il controllo sul franco o se la sua decisione è una resa alle forze di mercato.

La banca centrale dovrebbe proteggere contro l’inflazione dei prezzi e lavorare per la stabilità in modo che gli esportatori e gli importatori possano fare alcune offerte a più lungo termine, senza preoccuparsi delle oscillazioni valutarie.

La Svizzera, grazie alla sua posizione, è circondata dall’Eurolandia, con i grandi partner commerciali come la Germania, la Francia, l’Italia e l’Austria. Più lontano, il paese ha a che fare con i grandi blocchi valutari di dollaro, yen e yuan. Non bisogna dimenticare anche al rupia, soprattutto se prendiamo in considerazione che gli USA e l’India rappresentano circa il 20% del totale delle esportazioni del paese elvetico.

Il franco svizzero ha una storia che risale al 1798. Ai tempi la valuta era stata fissata con il valore dell’argento e con il franco francese, anche perché ai tempi Napoleone e le truppe francesi imposero, come valuta, il Franco alla Confederazione dei cantoni svizzeri.

In parte a causa della sua moneta, la Svizzera è stata in grado di crescere nel settore del “private banking”, gestendo le importazioni di cibo a buon mercato e promettendo un rallentamento nella protezione dei produttori svizzeri, in maniera tale che essi potessero crescere e prosperare senza alcuna preoccupazione, cosa che effettivamente hanno fatto.

Con i recenti accordi e le sanzioni contro l’evasione fiscale, oltre che con gli accordi di libero scambio e con tutta una serie di altri patti internazionali, il franco svizzero non sta offrendo però molti vantaggi al paese, anzi, a volte è anche una responsabilità decisamente grande. Un po’ come è successo questa volta.

A questo punto ci si chiede se la decisione della BNS potrà fare più bene o più male al paese.

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C’è ansia per la decisione a sorpresa della Banca nazionale svizzera di abbandonare l’ancoraggio al valore dell’euro. Il franco svizzero è salito contro tutte le valute della regione, tra cui l’euro, il fiorino ungherese e in particolare lo zloty polacco, mentre le borse in Polonia e in Ungheria sono calate sensibilmente. Durante la crisi economica globale delle altalene simili avevano rimpinzato i prestiti a basso tasso di interesse (in particolare i mutui) denominati in franchi svizzeri. Nonostante le reazioni preoccupate sulle borse, la regione è molto meglio preparata all’oscillazione dei tassi di cambio oggi di quanto non fosse sei anni fa. Il maggiore impatto del franco potrebbe essere politico, soprattutto in Polonia, paese che si sta preparando alle elezioni parlamentari in autunno.

Sono state prese delle misure più radicali per affrontare il problema dei mutui in franchi svizzeri in Ungheria, paese che ha sofferto molto nel 2009. Viktor Orban, il primo ministro salito al potere nel 2010, ha portato le banche in possesso di mutui in valuta straniera a convertirli in fiorini a tassi favorevoli. La fase finale del programma, che si svolge quest’anno, porterà l’Ungheria ad essere in gran parte risparmiata dalla maggior parte dello shock causato dalla BNS. I piani da parte del governo ungherese di convertire i prestiti in franchi svizzeri non sarebbero potuto avvenire in un momento migliore.

Ora la Polonia è il paese dell’Europa centrale più esposto ad un apprezzamento del franco. Anche se le autorità di regolamentazione polacche sono più caute nei prestiti in valuta estera rispetto alle controparti ungheresi, la Polonia ha ancora un numero significativo di prestiti in franchi, con circa il 14,6% dei prestiti in essere in valuta svizzera.

Per il momento i mutui polacchi possono essere coscienziosamente rimborsati, con solo il 3% in via posticipata. Anche se il prezzo dovesse salire, il risultato non sarà probabilmente sufficiente a minare il sistema bancario ben finanziato, che ha un coefficiente di adeguatezza patrimoniale del 15,3%. L’economia più ampia, destinata a crescere del 3,5% quest’anno, dovrebbe probabilmente metterci di fronte ad un vento contrario, anche se le singole banche, in particolare quelle che aggressivamente hanno venduto tali prestiti, vedono le loro quotazioni scendere.

Per la Polonia, ora, è fondamentale l’impatto politico della decisione. Non vi è alcun gesto politico così popolare, in Polonia così come in qualsiasi altro luogo, come una concessione ai proprietari di case. Le banche che hanno fatto prestiti in franchi svizzeri in Polonia e che sperano di ottenere indietro il loro pieno valore staranno a guardare i sondaggi con interesse.