Germania e Francia potrebbero ammorbidire le richieste per mettere fine allo stallo della situazione greca

I mercati azionari sono saliti nelle ultime ore dopo le notizie di una proposta tedesca per consentire alla Grecia di ricevere una nuova tranche di prestiti in cambio di un programma di riforme sfalsato. L’ammorbidimento della posizione tedesca verso Atene ha rallegrato gli investitori, desiderosi di vedere un salvataggio sostenibile per il paese assolutamente colpito dal debito.

Secondo i rapporti, il cancelliere Angela Merkel è disposto ad accettare un programma di riforme molto ridotto, snellito a solo una o due aree, come parte di un primo pacchetto per salvare la Grecia ed impedirne l’uscita dalla zona euro. Grecia, Germania e Francia sono d’accordo per intensificare i colloqui.

Le azioni sul FTSE 100 sono salite di 76 punti, o l’1,1%, mentre il Dax tedesco e il CAC francese sono saliti del 2,4% e del 1,75%, rispettivamente.

La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea, che hanno prestato alla Grecia 240 miliardi di euro, avevano fino a poco tempo richiesto delle riforme onnicomprensive in cambio dell’ultima tranche di fondi di salvataggio del valore di 7,6 miliardi di euro.

Sembra che l’agenzia di stampa Bloomberg, parlando con almeno due politici tedeschi vicini ai colloqui di salvataggio, abbia capito come l’accordo di compromesso sia possibile per porre fine alla situazione di stallo tra il governo greco e i suoi creditori.

Il rapporto, in seguito negato dal governo tedesco come politica ufficiale, è stato seguito dalle dichiarazioni della Merkel e del presidente francese, François Hollande, che hanno detto che sono pronti a soddisfare le richieste del primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras. Merkel ha detto che “una soluzione è possibile. L’obiettivo è quello di mantenere la Grecia nella zona euro”.

Il leader più potente d’Europa si è detta disponibile a incontrare il capo di governo greco a margine del vertice, come aveva in precedenza chiesto, e Hollande si è detto disposto a fare lo stesso.

Dopo l’incontro tra Merkel, Hollande e Tsipras, essi hanno convenuto che i negoziati tra la Grecia e i suoi creditori internazionali devono essere intensificati per raggiungere un accordo al fine di evitare un default greco. Un portavoce del governo tedesco ha detto dopo che la riunione si è svolta in un clima costruttivo.

Un lato negativo c’è, tuttavia: il rifiuto di Junker di una nuova offerta da parte di Atene, che ha fatto infuriare il governo Syriza. Un portavoce ha detto: “La parte greca si trova nella posizione spiacevole di dover precisare che non è ha mai informato sulle sue proposte Pierre Moscovici (capo della commissione degli affari economici).”

Francia e Germania fanno meglio del previsto, ora tocca a Italia e UE

L’economia francese è cresciuta per la prima volta quest’anno nel corso del terzo trimestre e quella della Germania, centrale elettrica della zona euro, ha evitato di scivolare in recessione, un risultato migliore rispetto a quello che molti economisti si aspettavano. Tuttavia, il peggioramento delle prestazioni delle due maggiori economie della moneta comune rafforzerà la richiesta di misure radicali monetarie da parte della Banca centrale europea, una riforma da Parigi e uno stimolo fiscale da Berlino.

I dati potrebbero rafforzare la mano di Mario Draghi, presidente della Bce, relativamente al se decidere di espandere il suo controverso piano di acquisto di asset di obbligazioni societarie e di debito sovrano. La Germania ha visto salire il prodotto interno lordo dello 0,1 per cento nei tre mesi che sono partiti a settembre, rispetto al trimestre precedente, e, quindi, ha evitato l’ignominia di una recessione, definita da due cali trimestrali consecutivi. La seconda figura del trimestre è stato rivista da un calo dello 0,2 per cento della produzione allo 0,1 per cento, a concedere un’ulteriore rassicurazione che la Germania non è in procinto di subire qualsiasi tipo di shock di crescita.

In Francia le statistiche ufficiali dell’istituto hanno detto che la crescita economica nei tre mesi fino alla fine di settembre è stata dello 0,3 per cento rispetto alla crescita pari a zero nel corso del primo trimestre e ad una contrazione dello 0,1 per cento nel secondo. Gli economisti sono rimasti sorpresi dal risultato, anche se hanno avvertito che i dati più recenti non necessariamente segnano l’inizio di un ritorno alla salute economica. I dati migliori del previsto delle cifre francesi forniranno al presidente socialista François Hollande una breve tregua mentre lotta per sollevare il paese dal suo malessere.

L’Italia dovrebbe essere meno positiva quando i suoi dati verranno rilasciati alle 9 del mattino ora di Londra. Si prevede che la terza più grande economia della zona euro riferirà un calo della sua economia dello 0,1 per cento nel terzo trimestre.

La Spagna ha invece già registrato una crescita dello 0,5 per cento per il trimestre, il che la rende una tra le economie più performanti della zona euro.

L’aumento del Pil tedesco era invece in linea con le previsioni. Gli economisti avevano accolto con favore il fatto che i timori di recessione, che sono emersi nel corso del secondo trimestre, sembrano ora essere stati dissipati al completo.

Le cifre della zona euro nel suo insieme verranno invece rilasciate alle 10 e dovranno mettere in evidenza come l’economia del blocco è cresciuta dello 0,1 per cento nel terzo trimestre.

L’Ue approva i bilanci di Francia e Italia, sospiro di sollievo per la nostra economia

Francia e Italia hanno evitato una collisione politica con l’Unione europea proprio martedì, quando i funzionari di Bruxelles hanno dato l’approvazione per i bilanci 2015 di questi paesi dopo gli aggiustamenti dell’ultimo minuto dei piani di spesa. Le modifiche di bilancio non hanno ancora modo alla Francia e all’Italia di colmare le lacune di disavanzo che avrebbero potuto portare Bruxelles a respingere i loro bilanci, con risultati potenzialmente dannosi per la diplomazia dell’Unione europea. Ma le concessioni di Parigi e Roma sembrano essere sufficienti a disinnescare la questione e ad evitare un confronto più grande. In effetti, italiani e francesi hanno promesso di impegnarsi seriamente a tagliare il budget e i funzionari di Bruxelles hanno deciso di credere a queste promesse.

La questione non è meramente contabile ed accademica. L’economia della zona euro ha ristagnato nel secondo trimestre e ci sono state delle indicazioni che potrebbe dirigersi ancora verso la recessione. La capacità della Francia e dell’Italia, la seconda e la terza tra le più grandi economie della zona euro, dopo la Germania, di cercare di stimolare le loro economie piuttosto che concentrarsi sui tagli di bilancio, dovrebbe essere la chiave per una maggiore ripresa della zona euro.

Mercoledì era il termine ultimo per la Commissione europea, braccio esecutivo dell’Unione europea, per approvare o rifiutare i bilanci. La Francia, in particolare, ha sollevato la posta in gioco all’inizio di questo mese con una dichiarazione temporanea di indipendenza dalle regole dell’Unione europea. I funzionari europei sono ben consapevoli della delicatezza della situazione e sono dunque sollevati da questa cosa. Il governo italiano, guidato dal primo ministro Matteo Renzi, è stata sempre meno conflittuale con Bruxelles, anche se da sempre il nostro primo ministro ha fatto parte della coalizione anti-austerità con la Francia e con la Spagna. Di fronte al difficile compito di snellire la burocrazia in Italia, Renzi ha spesso usato la parola “crescita” nei suoi discorsi per dare speranza a un paese che si trova ad affrontare dei tassi di disoccupazione molto alti.

In molti modi, la diretta avversaria di Francia e Italia è la Germania, la cui spinta per un bilancio improntato al rigore è stata sempre in netto contrasto con il resto della zona euro. Anche nelle settimane scorse la Germania ha rifiutato di fare marcia indietro dalla sua insistenza sul fatto che le regole di bilancio dell’Unione europea devono essere applicate, anche se proprio l’economia del paese tedesco è in fase di stallo.

Francia, il settore industriale cresce ma non convince tutti

La produzione industriale francese è salita del 2,2%, dopo che il mese scorso aveva invece fatto segnare un calo dello 0,6% . Lo ha fatto registrare Insee, che ha messo in evidenza dunque un dato decisamente più interessante rispetto a quello previsto dagli economisti, che era invece del +0,3%.

Solamente nel settore manifatturiero, ovvero il settore energetico e quello minerario, la produzione è rimbalzata in maniera ancora più marcata, con un +2,6%. Questo enorme aumento è decisamente una buona notizia, perché attesta un andamento decisamente più forte del previsto della seconda economia della zona euro. La cosa migliore è che si tratta di un incremento che è stato supportato da tutti i settori di attività. In maniera particolare occorre citare il settore automobilistico, che ha fatto segnare una crescita del 4,6% . Questa salita, che segue quelle del 4,3% a marzo e del 3,4% a febbraio, ha fatto praticamente cancellare la brutta caduta del 13% nello scorso mese di gennaio.

Come detto, la maggior parte dei settori sono stati in salita. I prodotti della metallurgia sono saliti del 3,1%, quelli della chimica del 2,5%, il tessile, l’abbigliamento e quelli delle calzature sono saliti del 4,4%.

La Banca di Francia ha confermato ieri la sua previsione di una lieve ripresa, con il prodotto interno lordo che dovrebbe aumentare dello 0,1% in questa primavera, dopo il calo dello 0,2% nell’ultimo trimestre del 2012 e del primo del 2013. Nonostate ciò, le indagini che sono state condotte tra gli industriali, e più in generale tra gli imprenditori, mettono in evidenza come non ci sono grandi positività da un punto di vista delle previsioni. La tendenza non è dunque, dunque se un ritorno alla crescita è possibile nel corso del secondo trimestre, dati gli effetti negativi della crescita della disoccupazione e della moderazione fiscale, lo scenario più probabile per questa primavera è un0attenuazione della recessione, non un’uscita.

Analisi della Francia, un paese in crisi, parte 3

Cosa sta facendo la Francia per combattere la crisi di produzione che sta attanagliando il paese? Assolutamente nulla, anzi, sorprendentemente il governo Hollande ha aumentato gli oneri per le imprese. Nel mese di settembre, la Francia ha annunciato delle nuove leggi che limitano le deduzioni per i pagamenti di interessi, aumentando dunque le tasse sulle imprese. Tali misure ridurranno i già magri profitti.

La Francia, inoltre, non reagisce alla crisi incombente seguendo i suoi vicini e abbassando il costo del lavoro. La Germania ha fatto dei passi da gigante nella metà degli anni 2000 con le riforme sul lavoro che hanno gli oneri sociali per le imprese. La Spagna ha recentemente innalzato l’età pensionabile, cosa che l’Italia sta già facendo. Francois Hollande, il presidente eletto a maggio, si sta invece adoperando ad operare dei cambi molto più tiepidi. Il governo sta impegnandosi a ridurre modestamente gli oneri sociali per le imprese, ma le riforme non entreranno in vigore se non nel 2014.

La prospettiva di un futuro senza crescita, una eredità diretta del problema della competitività, potrebbe scatenare una grossa crisi fiscale. Il problema maggiore è che si tratta di una nazione con dei livelli di spesa già elevati e con una piccola crescita. E’ straordinario come, dal 2004 al 2012, il settore privato in Francia non ha mostrato alcuna crescita, al netto dell’inflazione. La spesa pubblica rappresenta ormai il 57% del PIL (12 punti in più rispetto alla Germania) ed è in aumento. Tra l’altro, il settore privato della Germania sta crescendo vivacemente, cosa che non accade in Francia.

Non è chiaro quando la crisi francese verrà vista e riconosciuta da parte degli investitori, ma sicuramente il governo Hollande esploderà nel panico. La possibilità che la Francia riduca il costo del lavoro del 20% o del 30% addirittura, valore necessario per ripristinare la crescita, è praticamente nullo.

Analisi della Francia, un paese in crisi, parte 2

Abbiamo parlato nello scorso articolo della Frencia e della sua perdita di competitivà, una cosa già successa in Italia, in Spagna e in altri paesi in difficoltà. La differenza è che queste nazioni stanno adottando delle riforme strutturali per ripristinare la competitività, mentre la Francia non sta facendo niente del genere. Il declino della Francia è meglio illustrato se si guarda il rapido deterioramento del suo commercio con l’estero. Nel 1999, la Francia ha fatto segnare circa il 7% delle esportazioni mondiali. Oggi, la cifra è di poco superiore al 3% e in veloce caduta. Al contrario, le importazioni stanno prendendo una quota sempre crescente di redditi, con il risultato che la bilancia commerciale ne risente in maniera pesante. Un esempio eccellente del divario di competitività è l’abisso tra le esportazioni tedesche e quelle francesi in Cina. La Germania invia ogni anni nel paese orientale circa 70 miliardi di euro tra automobili, macchine utensili e altri prodotti, mentre la Francia solo 10.

Anche il turismo sta soffrendo a causa dei prezzi elevati. Piuttosto che andare in Francia si preferisce andare altrove. La ragione principale della differenza di costi in Francia è il peso del costo lavoro, un fattore che solitamente rappresenta circa il 70% di tutte le spese aziendali nel mondo. In Francia, il problema è posto sia dai salari elevati, oltre che dai costi sociali e dalle rigide leggi, tra cui una settimana di 35 ore di lavoro che consente ai dipendenti francesi il minor numero di ore di lavoro in tutto il mondo sviluppato. Inoltre, 76 milioni di lavoratori dipendenti, su un totale di 88, godono di contratti a tempo indeterminato, che rendono i licenziamenti estremamente costosi.

In Francia, 42 euro su ogni 100 euro di spese totali vanno in oneri sociali, contro i 34 euro in Germania, i 26 nel Regno Unito e i 20 negli Stati Uniti.
Ovviamente, le leggi restrittive e i sindacati ostili non sono una novità.

I mercati in una situazione di dubbio a causa dell’Europa

Nelle recenti elezioni presidenziali francesi, che sono ancora nell’occhio del ciclone per il possibile impatto che potrebbero avere nella gestione della crisi, il candidato socialista Hollande ha preso il 29 per cento dei voti, mentre il presidente in carica Sarkozy si è fermato al 27 per cento. Se Hollande dovesse venire eletto, vorrà dire la fine della strada comune per Francia e Germania, il che porterà molto probabilmente a delle ripercussioni negative per i mercati e per l’euro.

La maggior parte dei sondaggi aveva predetto che Hollande sarebbe finito leggermente davanti a Sarkozy al primo turno, ma non avevano predetto che il candidato di estrema destra, Marine Le Pen, avesse ottenuto ben il 18 per cento dei voti. Ecco che l’esito del ballottaggio tra Hollande e Sarkozy è incerto.

In risposta a questa incertezza, i mercati finanziari non hanno risposto bene, con i principali indici azionari che si sono mossi in calo.

Ad incrementare ancora di più le incertezze degli investitori sull’Europa, c’è il tasso debitore della Spagna, probabilmente il termometro di sorveglianza più interessante che si ha sulla situazione europea. Al momento questi tassi sono vicini al 6 per cento, troppo vicino al livello di rischio del sette per cento, che è il livello che ha costretto la Grecia e l’Irlanda a cercare dei salvataggi.

Il nuovo governo conservatore spagnolo ha avvertito che l’economia peggiorerà, con una nuova contrazione dell’1,7 per cento per questo 2012. Con nuovi ostacoli alla crescita economica, l’indice del settore manifatturiero in Europa è in calo e si trova al minimo da cinque mesi. Quello che fa paura è che questo indice è in diminuzione anche in Germania, il paese più solido del continente.

La situazione per l’Europa è dunque delicata e ci sono tanti punti di domanda che fanno paura agli investitori e che potrebbero influire, nel Forex, sull’euro.

Francia e Spagna passano il test dei bond, parte 2

Nel frattempo, la Grecia ha detto al Fondo Monetario Internazionale che è pronta ad aprire i negoziati, sui fondi di salvataggio, con i creditori privati per una svalutazione del debito volontariata, necessaria per evitare il default. Dopo un periodo di attesa di diverse settimane, è stato dato il via libera al paese per presentare al FMI una richiesta per iniziare le procedure per il nuovo programma. Lo ha fatto sapere il ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos. Venizelos e il Primo Ministro Lucas Papademos hanno dovuto riprendere i colloqui con Charles Dallara, direttore dell’Institute of International Finance.

Le trattative, volte a ridurre il debito totale della Grecia, di oltre 350 miliardi di euro, a meno di un terzo, sono inciampate venerdì sui termini delle nuove obbligazioni, che andrebbero a sostituire una parte del debito vecchio. La zona euro ha insistito affinché i creditori privati debbano ​​prendere delle perdite di almeno il 50 per cento delle loro obbligazioni greche, il che porterebbe ad una riduzione di circa 100 miliardi di euro verso il debito del paese.

La Grecia ha bisogno che la riduzione del debito sia fatta per poter essere in grado di attingere  agli oltre 130 miliardi di euro di fondi aggiuntivi che la zona euro ha offerto come rimborsi obbligazionari principali, altrimenti c’è il rischio di un default. Non è chiaro a questo punto se il FMI contribuirebbe a tale pacchetto di aiuti.

L’UE e il FMI hanno già fornito alla Grecia circa due terzi dei 110 miliardi di euro del pacchetto di debito concordato nel maggio 2010. I funzionari greci ora hanno detto che devono portare avanti l’affare del debito privato con le banche entro la fine della settimana. La borsa di Atene ha guadagnato il 4,3 per cento, sul crescente ottimismo che c’è stato in seguito al possibile accordo.

Il Giappone ha inoltre detto che è pronto a dare una mano, dopo che il FMI ha chiesto 500 miliardi di dollari in nuovi fondi, dato che la crisi del debito europea minaccia anche l’economia mondiale. Alcuni paesi, come gli Stati Uniti, hanno resistito alle richieste di nuovi soldi da parte del FMI.

Sarkozy attaccato dai suoi concorrenti politici sul tema occupazione

Continuando a parlare della disoccupazione in Francia, possiamo dire che avere un maggior numero di persone che sono senza lavoro significa anche spendere di più a livello di Stato e avere meno entrate fiscali. La situazione in Francia si è ovviamente aggravata anche a causa del rallentamento economico dell’Europa. I nostri cugini, infatti, hanno una crescita che è quasi piatta. Le aziende danno la colpa all’alto costo del lavoro e alle imposte per le esportazioni, che sono in calo, soprattutto nei beni industriali, mentre le importazioni sono in aumento.

I rivali all’Eliseo di Sarkozy lo hanno criticato per il suo operato, tanto che i suoi principali sfidanti, ovvero il candidato socialista François Hollande, e il candidato di estrema destra Marine Le Pen, si sono dedicati ad una campagna elettorale rivolta in modo particolare ai disoccupati. Martedì, Hollande ha visitato un mulino chiuso, l’ArcelorMittal, che si trova a Gandrange, nel nord est della Francia, mulino che Sarkozy aveva promesso di salvare nel 2008. Le Pen ha invece trovato un forte sostegno tra i disoccupati, che danno la colpa della loro situazione alla globalizzazione, all’immigrazione e all’euro.

Mercoledì invece Sarkozy, si è incontrato con i più importanti ministri del paese, oltre che con i leader dei cinque principali sindacati e dei principali gruppi di datori di lavoro. Secondo questi sindacati le misure di Sarkozy non hanno alcun impatto reale sull’occupazione, tanto che alcune migliaia di manifestanti organizzati dai sindacati sono scesi in piazza, dicendo che la riunione è stata convocata solo per scopi politici.

I sindacati si sono opposti ad un aumento della tassa sul valore aggiunto, così come a qualsiasi estensione della settimana lavorativa, esortando invece i licenziamenti dei lavoratori temporanei.

Secondo Jean-Marc Ayrault, consigliere speciale di Hollande, il presidente Sarkozy ha scoperto, solo alla fine del suo mandato quinquennale, che la situazione è grave.

Sarkozy: bisogna fare qualcosa per la disoccupazione

Con il tasso di disoccupazione francese che si trova ai massimi da 12 anni e mano a mano che ci si avvicina alle elezioni, il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto ai dirigenti sindacali e professionali un summit sociale per discutere di modifiche alla legge francese per promuovere una maggiore flessibilità economica. A Parigi, infatti, ci sono state delle proteste in merito al problema della disoccupazione.

Sarkozy ha detto che la gravità della crisi porta a prendere delle decisioni. Indipendentemente dal calendario politico, la crisi economica e la disoccupazione non danno a nessuno il diritto di rimanere fermi. Sarkozy ha annunciato 430 milioni di euro in aiuti per coloro che non possono e non riescono a trovare un lavoro a tempo pieno, per ampliare la formazione in favore delle persone disoccupate da almeno due anni e per creare un maggior numero di incentivi fiscali per le piccole imprese al fine di assumere persone di età inferiore ai 26 anni.

Sarkozy ha inoltre discusso le misure che possano rendere il mercato del lavoro più flessibile, compresi i licenziamenti temporanei, proponendo anche di ridurre le imposte sui salari.

Il problema è la competitività, secondo quanto ha detto Sarkozy. In Francia, le aziende pagano una quota importante di costi per le prestazioni sociali. Per un lavoratore che guadagna 30.000 euro all’anno (sono circa 2.500 euro al mese) prima delle imposte, il costo che un datore di lavoro deve sostenere è due volte più alto in Francia che in Germania. Addirittura, tali costi del lavoro sono saliti, in Francia, del 20 per cento dal 2000 al 2009, mentre, ad esempio, solo del 7 per cento in Germania.

La Francia ha un deficit annuale di bilancio nettamente superiore rispetto alla Germania, il 5,4 per cento del prodotto interno lordo rispetto all’1,3 per cento, differenza che ha permesso alla Germania di mantenere il suo rating AAA la scorsa settimana, mentre la Francia è stata declassata di una tacca da parte di Standard & Poor.

La Francia è stata declassata

Il primo ministro francese Francois Fillon ha insistito oggi circa il fatto che la Francia è una scommessa sicura per gli investitori, il giorno dopo che il rating del paese è stato declassato dall’agenzia di rating S&P, tra le preoccupazioni legate al debito e alla bassa crescita.

La Francia era tra i nove paesi a rischio downgrade da parte di Standard & Poor. Il paese ha perso il suo rating AAA. Oltre a questo paese, anche l’Austria, tra gli altri, ha ricevuto un abbassamento del livello di rating, arrivando ora ad AA +.

Secondo il ministro francese, il suo paese è sicuro. La Francia rimane un paese di cui gli investitori possono avere fiducia. Le agenzie di rating sono utili, ma non sono quelle che fanno la differenza. Fillon ha detto che il downgrade non deve essere né sottovalutato, né drammatizzato. Drammatizzare la situazione, infatti, fa raddoppiare il rischio, anche da un punto di vista del rafforzamento della competitività e della riduzione dei disavanzi.

Il downgrade può ora essere visto come una cattiva notizia da un punto di vista del governo, soprattutto prima delle elezioni presidenziali in aprile. Il presidente Nicolas Sarkozy, che si è candidato per la rielezione, deve affrontare il socialista Francois Hollande, che è il suo principale rivale. Fillon ha detto ora che tutti devono mantenere la calma e ricordare le loro responsabilità.

Gli altri paesi come sono andati? Germania, Finlandia, Paesi Bassi e Lussemburgo hanno mantenuto la tripla A. S & P ha tagliato il rating di Francia, Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia di una tacca. Italia, Spagna, Portogallo e Cipro hanno invece perso due tacche. S & P ha inoltre avvertito che la maggior parte dei governi della zona euro sono a rischio di un ulteriore downgrade, dato il rischio di un ambiente più sfavorevole, sia economico che finanziario.

Spagna, Italia e Francia, recessione nel 2012

L’economia spagnola crescerà di quattro decimi nel 2011 per poi contrarsi del 2,1% nel 2012, secondo i dati dell’Institute of International Finance, che si riflettono anche nel rapporto del Monitor Global Economic. La IIF è un’organizzazione che riunisce le più grandi banche del mondo, la quale prevede che, in seguito alla forte contrazione del 2012 in zona euro, la Spagna crescerà nel 2013, ma molto lentamente, dato che si prevede che il PIL andrà ad aumentare solo di un decimo di punto. Nel frattempo, la zona euro nel suo complesso si contrarrà dell’1% l’anno prossimo, dopo la crescita dell’1,5% nel 2011, mentre il 2013 sarà l’anno di un nuovo recupero, con una crescita media del PIL del 1,2%.

Tra le quattro grandi potenze economiche nell’unione monetaria, solo la Germania eviterà la contrazione, anche se ci sarà un forte rallentamento nella sua crescita. Nel caso di Italia, la contrazione della nostra economia sarà simile a quella degli spagnoli. Al contrario, l’economia francese si contrarrà di un solo decimo il prossimo anno.

Nel complesso, la IIF ha di nuovo rivisto al ribasso le sue previsioni per la crescita economica globale sia nel 2011 che nel 2012, precisamente di un decimo di punto questo anno e di ben due decimi di punto per il prossimo anno. La IIF Ha chiarito che, anche se ci sono stati molti fattori specifici che hanno contribuito a rivedere al ribasso le sue stime, un filo comune in quasi tutti i casi c’è stata la notevole diffusione degli effetti negativi dei tanti e vari problemi, sia di carattere economico che finanziario, che stanno affliggendo la zona euro e che, ancora per il momento, non sembrano trovare fine.

La situazione è dunque confermata, sembra che per il prossimo anno ci sarà una recessione in zona euro, come se quanto di positivo fatto in questi anni dopo la crisi del 2008 fosse ora improvvisamente spazzato via.

La Francia attacca l’Inghilterra

I rapporti tra Gran Bretagna e Francia sono al loro minimo, dopo che Londra e Parigi si sono scambiati delle accuse sullo stato delle rispettive economie. Le tensioni si sono infiammate quando il ministro delle finanze francese è diventato l’ultimo di una serie di personaggi francesi ad attaccare la gestione economica del governo britannico.

François Baroin ha detto che la situazione economica in Gran Bretagna è molto preoccupante, si preferisce essere francesi piuttosto che inglesi in termini economici.

David Cameron non ha più parlato con Sarkozy da quando il presidente francese lo ha descritto come “un bambino ostinato”. Al contrario, David Cameron ha discusso dei problemi della zona euro con diversi leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Nick Clegg, il vice del primo ministro, ha detto che i commenti del Primo Ministro francese che sono stati semplicemente inaccettabili. In precedenza, Downing Street aveva risposto all’attacco francese, puntando alla capacità del Regno Unito di prendere in prestito denaro più a buon mercato come un segno di fiducia verso la politica britannica. Risale inoltre al mese scorso la frase in cui George Osborne, cancellerie di sua maestà, ha suggerito che la Francia potrebbe essere il prossimo paese UE che affronterà una crisi del debito.

Nonostante il vertice, la Gran Bretagna è cautamente ottimista nel costruire una nuova alleanza con la Germania verso il futuro della moneta unica.

Il ministro delle Finanze francese ha attaccato il governo britannico dopo essere stato avvertito che il suo paese stava per scivolare in una recessione. Il governo francese è furioso per l’abbassamento del suo rating del credito ed incolpa della situazione proprio David Cameron, il cui rifiuto mina la fiducia nella capacità dell’UE di dare una risposta concreta alla crisi.

Il declassamento sarebbe un colpo grave per la Francia e per Sarkozy, che ripone le speranze verso un secondo mandato presidenziale.

Francia e Germania in disaccordo sulla risoluzione del problema del debito

I piani per affrontare la crisi del debito della zona euro sono in stallo, con Parigi e Berlino che sono al momento in disaccordo su come aumentare la potenza di fuoco del fondo di salvataggio. Sarkozy ha detto ai legislatori francesi circa la controversia ed è volato a Francoforte per parlare con il cancelliere tedesco Angela Merkel, nel tentativo di rompere lo stallo in vista del vertice di domenica. I due leader hanno poi lasciato la riunione senza parlare con i giornalisti.

Alla domanda circa il fatto se un accordo fosse stato raggiunto, Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro, che hanno partecipato alla riunione serale, ha risposto che si attenderanno le riunioni  di sabato e domenica. Come altre grandi economie hanno cercato di fare pressione sui leader europei per ottenere una risposta, il ministro delle Finanze canadese Jim Flaherty ha detto che i progressi così lenti nella risoluzioni di questo problema sono sconcertanti, inoltre il numero uno della Banca mondiale ha esortato i politici a prendere delle iniziative concrete.

Sarkozy si aspettava di tornare a Parigi dove sua moglie, Carla Bruni, ha dato alla luce una bambina nella giornata di ieri, secondo i media francesi. Una fonte vicina alla presidenza francese ha invece detto che i leader francese e tedesco sono stati in riunione con diversi capi politici e del Fondo Monetario Internazionale, come Christine Lagarde, proprio per trovare una soluzione.

Ma dov’è il disaccordo? La Francia sostiene che il modo più efficace per sfruttare il Fondo europeo di stabilità finanziaria è quello di trasformarlo in una banca che potrebbe poi accedere ai finanziamenti da parte della BCE, ma sia la banca centrale che il governo tedesco si sono opposti a questa soluzione. In Germania la coalizione è divisa. Non solo c’è Angela Merkel da convincere, ha detto Sarkozy, ma anche altri legislatori. I commenti del presidente francese alimentato dei grandi dubbi sul fatto che i leader della zona euro possano concordare un piano chiaro e convincente per domenica.

L’economia della zona euro cresce


L’economia della zona euro è cresciuta dell’1 per cento durante il secondo trimestre, un tasso molto migliore di quanto era stato inizialmente previsto, grazie soprattutto alle buone performance trimestrale della Germania. Sono i dati che sono stati diffusi durante la giornata di oggi. L’aumento dell’1 per cento del prodotto interno lordo nell’area euro è stato l’aumento trimestrale più veloce degli ultimi quattro anni, secondo Eurostat. La crescita del primo trimestre 2010 era stata invece dello 0,2 per cento.

Gli analisti si aspettavano di vedere dei dati che dimostravano che il tasso medio di crescita nell’area euro era inferiore all’1 per cento.

La Germania, che si trova nel mezzo di un boom delle esportazioni, ha fatto sapere che la sua economia è cresciuta del 2,2 per cento rispetto al primo trimestre, il più grande aumento addirittura dai tempi della riunificazione della Germania Est e Ovest. In Francia, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,6 per cento nel secondo trimestre, mentre ha fatto registrare un incremento dello 0,2 per cento durante il primo trimestre. Il risultato del secondo trimestre è stato leggermente superiore alle previsioni, che volevano un incremento dello 0,5 per cento.

La spesa dei consumatori tedeschi ha contribuito non poco alla crescita dell’area, così come il numero di persone che lavorano, cresciuto dello 0,2 per cento rispetto all’anno precedente. Anche la Francia ha fatto registrare un balzo dei consumi delle famiglie pari allo 0,4 per cento, dopo la stagnazione del primo trimestre di questo anno.

L’investimento francese è cresciuto dello 0,8 per cento durante il secondo trimestre.

E’ debole invece il commercio estero, che ha trattenuto la crescita, in quanto, mentre le importazioni sono cresciute del 4,2 per cento, le esportazioni sono aumentate soltanto del 2,7 per cento.

Ora, per quanto riguarda la Francia, ci si aspetta che l’attività economica del paese subisca un certo rallentamento nel secondo semestre di questo anno, sia nei settori dell’industria in generale che, in particolare, in quello automobilistico. Tale rallentamento potrebbe portare delle cattive notizie per il governo, che ha già detto che la crisi è finita.

Francia, cresce l’indice PMI manifatturiero

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Durante il mese di giugno l’indice PMI manifatturiero ha fatto segnare un miglioramento, passando da 43,3 di maggio ai 45,5 punti di questo mese. Questo indice misura il livello delle attività relativamente agli acquisti che vengono effettuati dalle aziende del settore manifatturiero. Quando questo indice si trova al di sopra di 50 punti, significa che il paese di riferimento è in una fase di espansione, mentre al di sotto di 50 punti è in una fase di stallo o di contrazione, qualora fosse invece molto baasso.

Questo indice viene calcolato considerando diverse opzioni, tra cui l’occupazione, i nuovi ordini, le giacenze e la produzione. Se il trend di questo indice è in salita, allora ci sono degli effetti positivi sulle valute di riferimento. Questo indice è anche utilizzato dai trader per prevedere le tendenze generali del mercato.

Inoltre nella giornata di ieri la Federal Reserve si è riunita per valutare ancora una volta la fase di ripresa economica. Dato che non ci sono alcune certezze, al momento, sull’andamento della fase di ripresa economica, gli investitori preferiscono rivolgersi alle valute più sicure e più forti, come ad esempio lo yen giapponese e il franco svizzero. Il dollaro anche resta molto forte, anche se secondo Moody’s degli ulteriori limiti e discussioni che potrebbero venire fatte sul dollaro, potrebbero addirittura far perdere agli USA il rating della tripla A.

Ricordiamo che Moody’s è un’agenzia di rating che ha sede a New York e che esegue delle ricerche e delle valutazioni finanziarie sulle varie attività commerciali e sui governi. L’agenzia pubblica anche un indice, che ne riprende il nome, e che valuta la solidità finanziaria di un paese. Tale rating premia con una AAA la migliore affidabilità finanziaria.