Grecia e FMI, sono giorni cruciali

La Grecia potrebbe non effettuare il rimborso del prestito da 305 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale se non vi è alcun accordo con i creditori nei prossimi giorni. Lo ha detto il portavoce parlamentare di Syriza proprio oggi. Il pagamento sarebbe stato il primo di tre al FMI di questo mese per un totale di 1,6 miliardi di euro. Il governo, a corto di liquidi, dice che se avesse fondi sufficienti per pagare la prima rata di venerdì, andrebbe in default sugli altri senza un accordo con i creditori.

La Grecia non sarebbe immediatamente considerata inadempiente se non dovesse fare il primo pagamento, dato che il Fondo monetario internazionale ha accettato di fare un raggruppamento delle rate del prestito, che sarebbero pagate in un’unica soluzione alla fine del mese.

Il governo di Syriza spera di raggiungere un accordo entro la fine di questa settimana su un nuovo piano di salvataggio, che richiede ulteriori riforme economiche difficili in cambio dell’accesso a 7,2 miliardi di euro di aiuti di cui il paese ha disperato bisogno.

I funzionari di governo hanno detto che Alexis Tsipras, il primo ministro, discuterà un contro-piano greco con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, in una riunione a Bruxelles questa.

Un portavoce di Juncker ha rifiutato di confermare se l’incontro avrebbe avuto luogo o se il presidente della Commissione europea si presenti con un nuovo piano di salvataggio dei creditori verso ol primo ministro greco. “Vediamo”, ha detto il portavoce. “il giorno è ancora giovane.” Siamo di fronte ad una situazione di stallo, dunque, dove non vengono rilasciate molte notizie definitive (forse perché proprio non ce ne sono).

Il piano greco, descritto dai funzionari ellenici come “la nostra ultima, migliore offerta”, dopo quattro mesi di trattative che si sono mosse in maniera alquanto lenta, fa delle concessioni in materia di imposta sul valore aggiunto al fine di aumentare i ricavi di quest’anno di 900 milioni di euro, e sul taglio della spesa pensionistica innalzando l’età pensionabile.

Atene appare ancora disposto a cedere sulle misure strutturali. Un funzionario ha detto che il piano non rispetta le richieste dei creditori di tagliare le pensioni integrative come primo passo per rendere migliore il sistema produttivo, né attua l’impegno del governo precedente in tema di riforme del lavoro tra cui i licenziamenti di massa dei lavoratori del settore pubblico. Sembra, dunque, che ci sia ancora un po’ di margine di manovra, sarà sufficiente?

La Grecia minaccia l’UE: non pagheremo il FMI

La Grecia minaccia di andare in default sul rimborso di 750 milioni di euro da pagare al Fondo Monetario Internazionale martedì prossimo a meno che la zona euro rilasserà le condizioni di salvataggio del paese.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, sta spingendo per far sì che Atene possa raccogliere fino a 10 miliardi di euro di nuovo debito pubblico. Qualsiasi accordo richiederebbe l’approvazione della Banca centrale europea (BCE). C’è un tappo di 15 miliardi di euro sul valore del debito a breve termine che il governo greco è autorizzato a emettere.

A meno che la zona euro non si impegna ad un “allentamento della posizione della BCE in materia di liquidità”, allora la Grecia andrà di default il giorno seguente, secondo i documenti trapelati dal governo di Tsipras. “Se non ci sono mosse chiare, il paese non esiterà a muoversi verso una stretta creditizia non pagando la rata al FMI prevista per la metà di maggio dato che il denaro attualmente disponibile è sufficiente solo per salari e pensioni”.

La Grecia ha rimborsato 200 milioni di euro al FMI ieri, ma non dovrebbe essere in grado di pagare la somma più grande prevista per la prossima settimana senza rimanere a corto di soldi per pagare le pensioni statali e i salari del settore pubblico alla fine del mese.

Syriza vuole che i ministri delle finanze della zona euro possano accettare di consentire alla BCE di elevare la soglia di legge di titoli a 25 miliardi di euro. Ciò consentirebbe di Atene di pagare rate per 3 miliardi di euro il mese prossimo, ma senza emanare tutte le nuove riforme economiche richieste dai creditori.

Il ministro greco ha detto che se i ministri delle Finanze della zona euro continueranno a rispettare le linee rosse sulla riduzione del debito, l’austerità, i tagli alle pensioni e le riforme del mercato del lavoro, allora Tsipras potrebbe esseere messo sotto pressione dal suo stesso partito di default.

Se il governo greco non riesce a pagare il FMI martedì, ci sarà un periodo di 30 giorni prima che sia formalmente messo in mora. Allo stesso tempo, il paese finirebbe in violazione dei suoi impegni verso la zona euro e potrebbe finire fuori dalla moneta unica.

La BCE ha previsto, in seguito ad una riunione di ieri, di estendere l’aiuto di emergenza per le banche greche, ma non procederà finché non sarà raggiunto un accordo definitivo tra la Grecia e i ministri delle Finanze della zona euro.

La Grecia paga il FMI, si tira un sospiro di sollievo

La Grecia ha fatto sapere di aver fatto un pagamento di 200 milioni di euro di interessi al Fondo monetario internazionale (FMI) proprio oggi. Si continua pertanto a parlare del futuro del programma di salvataggio della Grecia, delle riforme e, cosa più importante, della sua capacità di evitare di essere inadempiente sul debito. Un funzionario greco ha detto a Reuters che il pagamento è stato “fatto” per questa volta, ma ci sono dei dubbi sul fatto che il paese abbia abbastanza soldi per riuscire a mettere in piedi un pagamento di 750 milioni di euro dovuto il prossimo 12 maggio.

Robert Kuenzel, direttore di ricerca presso Daiwa Capital Markets, ha detto che ulteriori rimborsi dovuti al FMI significano che la Grecia potrebbe continuare a sperare nella continuazione in zona euro.

I negoziati tra la Grecia e le autorità di salvataggio internazionali sono ancora in corso, il che significa che un esborso immediato sembra fuori discussione. La Grecia dovrà di nuovo “provvedere a se stessa nel soddisfare i 750 milioni di rimborso dovuti al FMI.” I rimborsi hanno senza dubbio messo ulteriormente sotto pressione il governo greco, che già vive una terribile situazione. Nel frattempo, i negoziati probabilmente lasceranno un grande abisso tra le proposte di riforma della Grecia e le richieste dei creditori.

Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che sono stati fatti progressi sufficienti per mettere in piedi delle “discussioni fruttuose” alla prossima riunione dei ministri delle finanze della zona euro, prevista per l’11 maggio.

Nonostante l’affermazione di ieri da parte del ministro delle finanze relativamente ai progressi del paese, le proverbiali ossa della discordia (le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni aziendali, così come gli obiettivi fiscali) appaiono troppo politicamente sensibili per trovare un accordo globale in tempo per il prossimo lunedì.

In un disperato bisogno di fondi, il governo greco ha ordinato agli enti locali di trasferire le loro riserve di liquidità al governo centrale. Nel frattempo, la Grecia è in una serie di trattative in corso con i creditori e con gli organismi che sorvegliano il programma di salvataggio, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea, oltre che le riforme e gli aiuti finanziari. Il progresso sembra essere lento, tuttavia, e senza un prestatore che possa rilasciare l’ultima tranche di aiuti di salvataggio potrebbe esserci il rischio di una bancarotta. I prossimi giorni saranno, come al solito, molto importanti per il governo ellenico.

FMI: pubblicate le stime di crescita per il 2015 e il 2016

Il Fondo monetario internazionale prevede una media di crescita del 3,6 per cento per i paesi del G20. Cina in cima alla lista con il 6,8 per cento, mentre la Russia dovrebbe decrescere.

Tra i paesi del G20, le 19 maggiori economie del mondo e l’Unione europea, la Cina dovrebbe avere i dati di crescita più elevati per il 2015, circa il 6,8 per cento, mentre la Russia sarà in fondo alla lista con una contrazione economica del 3 per cento . La Turchia è destinata a crescere del 3,4 per cento.

Secondo le informazioni raccolte dal Fondo monetario internazionale (FMI) il tasso di crescita dei paesi del G20, fatta eccezione per l’Unione europea, sarà di circa il 3,6 per cento quest’anno e del 3,7 per cento l’anno prossimo. Le proiezioni di crescita del FMI stimano una crescita del 6,8 per cento per la Cina, il valore più alto tra i paesi del G20, seguita dall’India con il 6,3 per cento e dall’Indonesia con il 5,2 per cento, mentre la Corea del Sud è il quarto paese della lista con una crescita stimata del 3,7 per cento, seguito dagli Stati Uniti al quinto posto con un tasso di crescita del 3,6 per cento. La Turchia crescerà intorno al 3,4 per cento secondo le stime del FMI, e sarà la sesta più alta economia in crescita tra i paesi del G20, lasciando dietro altri 13 paesi del G20 e la Commissione europea. L’economia del nostro paese dovrebbe crescere dello 0,4% nel 2015 e dello 0,8% nel 2016. Si tratta di stime ottimistiche che, tuttavia, potrebbero essere reali.

Nel 2016, il Messico è destinato a crescere del 3,2 per cento, l’Arabia Saudita del 2,8 per cento, Australia e nel Regno Unito del 2,7 per cento, del 2,3 per cento il Canada e del 2,1 la Turchia. Quest’anno, la Germania crescerà del 1,3 per cento, la Francia dello 0,9 per cento, il Giappone dello 0,6 per cento, l’Italia – come detto – dello 0,4 per cento, il Brasile dello 0,3 per cento e l’Unione europea intera del 1,6 per cento. Inoltre, l’economia argentina si ridurrà del 1,3 per cento e quella della Russia avrà invece un calo del 3 per cento.

Il prossimo anno sorriderà all’India, che dovrebbe vedere un tasso di crescita stimato intorno al 6,5 per cento. Il paese asiatico si lascerà alle spalle un altro grande paese dell’Asia, la Cina, che dovrebbe invece avere un tasso di crescita di circa il 6,3 per cento, seguito a sua volta dall’Indonesia con il 5,5 per cento e dalla Corea del Sud con il 3,9 per cento. Mentre è prevista una crescita zero per l’Argentina e ancora un calo – anche se di solo l’1% – per l’economia russa.

Il FMI critica duramente gli USA

Il Fondo Monetario Internazionale, FMI, ha emesso un giudizio molto critico sulla politica economica del governo statunitense. I tagli di bilancio automatici pesano, secondo questa istituzione, nella ripresa della crescita, che richiede dunque un nuovo piano di controllo della spesa.

I tagli di bilancio automatici che sono attivi attualmente negli Stati Uniti dallo scorso mese di marzo sono stati progettati in maniera sbagliata, secondo il FMI. Oltre agli aumenti delle imposte, questi tagli pesano molto anche sulla crescita e sulla riduzione dei consumi, anche se per il momento sono ancora relativamente indolore, come si può notare dai vari numeri di crescita che nel corso delle scorse settimane sono stati registrati dall’altra parte dell’oceano.

L’economia degli Stati Uniti dovrebbe crescere solo del 1,9% quest’anno, con una crescita attesa nel 2014 del 2,7% contro il 3% previsto in origine, proprio a causa di tali tagli. Nel frattempo, la spesa per la salute e quella legata alle pensioni dovrebbero aumentare sensibilmente rendendo la situazione insostenibile per le finanze pubbliche e costringendo il governo di Obama ad una corsa per cercare una soluzione prima che sia troppo tardi.

Questo è il motivo per cui il Fondo monetario internazionale ha invitato gli Stati membri ad adottare un livello più controllato di tagli alla spesa. Dal lato delle entrate, il fondo suggerisce l’applicazione di nuove detrazioni fiscali, così come l’introduzione di una partita IVA o di una carbon tax sulle emissioni di CO2, tutte misure che avrebbero come effetto sia quello di aumentare le entrate che, soprattutto nell’ultimo caso, di ridurre le emissioni di questo gas nocivo.

Il FMI entra anche nel merito della politica applicata dalla FED che mette in evidenza un bassissimo tasso di interesse, che però, secondo il fondo, non è destinato a durare molto a lungo, per cui bisogna già da ora prepararsi ad una salita graduale dello stesso.

Milano non cade più, ma l’entusiasmo potrebbe terminare presto

 

Piazza Affari chiude per il quarto giorno di fila in positivo brindando idealmente alla nascita di un Governo a guida Enrico Letta. Il Ftse Mib infatti ha chiuso ieri con un progresso dello 0,44% lasciando intendere che abbia recepito positivamente la possibilità che l’Italia a 2 mesi dalle elezioni possa avere un Governo. Come anticipato nel corso dell’articolo di ieri l’attribuzione dell’incarico di formare il Governo ad Enrico Letta era divenuto gioco forza un passaggio quasi obbligato da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Infatti la Lega Nord aveva espresso notevoli dubbi su Giuliano Amato e Silvio Berlusconi aveva posto un forte veto su Matteo Renzi premier in quanto sarà con ogni probabilità il suo futuro avversario alle prossime elezioni politiche.

Situazione politica italiana 

Adesso però cerchiamo di capire se Enrico Letta riuscirà ad ottenere la fiducia da ambo i rami del Parlamento. Alla Camera si sa non ci dovrebbero essere particolari problemi visti i numeri del suo partito. Il problema sarà al Senato dove per poter ottenere la fiducia dovrà avere il consenso di Scelta Civica e da almeno un altro partito tra la Lega Nord e il Pdl. Servirebbe più che un’impresa, un miracolo. Ovviamente per riuscire in questo miracolo Letta dovrà costituire un Governo con ministri di quasi tutti gli schieramenti sopra menzionati. Avventurarci in una specie di toto-ministri sarebbe andare lontani dal nostro compito: capire se ce la farà o meno ad ottenere la fiducia. Il mercato infatti nell’ipotesi pessimistica di una votazione sfavorevole potrebbe reagire in maniera alquanto scomposta e non è escluso che si possa tornare sui minimi della settimana scorsa, se non a ridosso dei minimi di marzo. La sensazione è che Enrico Letta disponga di più possibilità rispetto a Pierluigi Bersani, però allo stato attuale non avrebbe oltre il 55-60% di probabilità a suo favore. Il leader del Pdl vorrebbe nel Governo esponenti di primo piano nel Governo, ma il Presidente del Consiglio incaricato non è affatto intenzionato a concedersi totalmente all’avversario politico. Nel Pd inoltre ci sono molti insoddisfatti sull’accordo che potrebbe esserci soprattutto con gli avversari storici del Pdl: i loro elettori potrebbero non capire questa scelta e temono pertanto di non essere rieletti.

Scenario tecnico 

Il derivato ha chiuso nella giornata di ieri a 16326 dopo aver testato l’importante supporto in area 16000/16060 (minimo fatto a 16045). Nell’eventualità mollasse quest’area supportiva il prossimo livello da monitorare potrebbe essere quello posto tra 15780/15830. Se il mercato proseguirà nel rialzo le resistenze più significative saranno poste a 16470/16500. Solo il superamento di quest’area resistenziale potrà portare il derivato verso la fortissima resistenza posta a 16800.

Suggerimenti operativi 

Raccomandiamo la massima cautela sugli acquisti. Vi consigliamo il titolo Unicredit: se chiudesse sopra la resistenza posta a 3,94 potrebbe rappresentare un ottimo acquisto in ottica “mordi e fuggi” con target in area 4,12/4,23. Sconsigliamo di entrare al ribasso sia sui singoli titoli che sul derivato sull’indice. Su quest’ultimo consigliamo di non operare al momento.

L’euro inizia il crollo contro lo yen e ripiega contro i dollari

Analisi Eur/Jpy 

La rottura sotto il supporto posto a 128.80 per il cambio Euro/Yen ancora una volta aumenta le probabilità che il massimo sia stato fatto già a 131.12 e l’onda 5 sarebbe finita proprio in quel punto. Tuttavia, abbiamo bisogno di una pausa al di sotto di area 126.40 per confermare che il rally partito da 124.90 è stato solo in tre onde e quindi possa rappresentare solo una correzione. Questo braccio di ferro tra tori e orsi troverà presto il suo vincitore. Se i tori vinceranno avremo ancora bisogno di un’ultima salita sopra il massimo a 131.12, ma il possibile rialzo dovrebbe essere molto limitato. Se invece (come riteniamo più probabile) gli orsi vinceranno vedremo una rottura inferiore a 126.40 e sarà pertanto altamente probabile una nuova accelerazione verso area 119 visto che tutte le posizioni di rialzo verranno chiuse in stop loss. Non è importante adesso stabilire chi sta vincendo questo braccio di ferro, l’importante è sapere se le cinque onde di rialzo siano terminate o meno con il raggiungimento di area 131,12. Anche se noi non vedessimo un livello più alto dell’ultimo massimo, dovremmo essere molto vicino al top e dobbiamo prepararci ad assistere all’onda 2 superiore che sarà estremamente ribassista. Quest’onda 2 che vi annunciamo dovrebbe perlomeno raggiungere il minimo dell’onda 4 di 1 a 118.73, ma il calo dell’onda 2 potrebbe essere molto più profondo! 

Analisi Eur/Nzd 

Attualmente stiamo assistendo ad una rottura sopra la resistenza della trend-line discendente vicino a 1.5580 per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Nel caso questa rottura venisse confermata la nostra analisi rialzista sarebbe confermata e dovremmo vedere presto l’accelerazione appena l’onda 3 progredirà con un rally verso almeno 159.20 e più probabilmente più sopra verso area 1,6210. Tuttavia finché resistenza a 1.5580 proteggerà il cambio dalla salita potremmo rischiare un altro ripiego con una correzione ancora più complessa, ma solo una pausa sotto 154.87 ci confermerà che è così. In tal caso potrebbe essere in corso e un nuovo movimento prima verso 1,5405 e forse ancora più giù in area 1.5375 dove terminerebbe l’onda 2 correttiva. Il cambio potrebbe anche aver fatto un minimo importante in area 1,5425 ed essere pronto per ripartire senza dover necessariamente raggiungere questi due target di ribasso.

Strategie operative 

Il suggerimento che diamo da diversi giorni ai nostri lettori è di evitare di acquistare il cambio Euro/Yen, ma di acquistare il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Sul cambio Euro/Yen siamo al ribasso dalla rottura in area 128,80 con un trailing stop pari a 1,30 centesimi di euro e stop loss a 130,40. Con il cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo da 1,5580 con stop loss sotto 1,5370. Suggeriamo un trailing stop pari a 2,10 centesimi ed un take profit in direzione di 159,20.

FMI e Regno Unito, il controllo dei funzionari

Le performance di crescita della Gran Bretagna hanno sempre messo di fronte il governo britannico e le previsioni del FMI. Questa settimana il semestrale World Economic Outlook da parte del Fondo ha tagliato le previsioni di crescita del Regno Unito allo 0,7% nel 2013 e al 1,5% nel 2014, una riduzione di 0,3 punti percentuali per entrambi gli anni. Osborne ha detto che si aspettava una crescita dello 0,6% quest’anno, mentre del 1,8% nel 2014. Siamo ancora notevolmente sotto la crescita del 3% annuo fatta registrare prima dell’inizio della crisi.

Osborne ha detto che “ciò che è cambiato è chiaramente la qualità dei numeri“. Lagarde, dal canto suo, ha detto che l’anno scorso aveva visto la nascita di un’economia globale a tre velocità, ovvero i paesi che stavano facendo bene, quelli in via di guarigione e quelli che aveva ancora un certo pecorso da fare. Anche se con delle interconnessioni forti e con un recupero irregolare, la ripresa a tre velocità non è sufficiente e quello che serve è una economia globale a piena velocità. La crescita deve essere “solida, sostenibile, equilibrata ma anche comprensiva e radicata negli sviluppi verdi”.

Per poter fare questo sono state chieste delle politiche non convenzionali, dato che i tassi di interesse erano già bassi e non vi era molto margine di abbassarli ancora di più.

Tornando al Regno Unito e alla situazione economica del paese, era dai tempi bui della fine anni ’70 che l’arrivo a Londra del Fondo monetario internazionale non era così atteso. Christine Lagarde ha chiarito che i suoi funzionari non “tireranno pugni” durante il controllo del paese britannico. Ci sono, naturalmente, delle differenze principali tra il 2013 e il 1976. Per cominciare, il FMI non dirà al governo di adottare delle misure di austerità, ma piuttosto di alleggerire il ritmo di riduzione del deficit. In secondo luogo, la Gran Bretagna non andrà dal FMI per chiedere un prestito, il che significa che George Osborne può gentilmente dire a Lagarde di non voler seguire le sue indicazioni.

FMI: il Regno Unito deve diminuire l’austerità

Il numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha detto ieri che la cattiva performance dell’economia britannica non le aveva lasciato altra alternativa se non quella di chiamare George Osborne per invitarlo a ripensare alla sua strategia di austerità. Aumentando la pressione sul cancelliere al fine di cambiare rotta, la Lagarde ha detto che il fondo ha cambiato la sua posizione sul Regno Unito a causa dei deboli dati economici. Inoltre, Lagarde ha segnalato che una squadra del FMI avrebbe condotto un’indagine approfondita sullo stato di salute del Regno Unito, quando sarebbero arrivati a Londra per svolgere la loro revisione annuale in programma dall’organizzazione di Washington.

Il FMI ha sostenuto il tentativo del governo di affrontare a tempo di record il deficit di bilancio della Gran Bretagna, ma tale deficit non è mai migliorato realmente. Lagarde ha detto che “la crescita dovrebbe essere particolarmente bassa, ma per poterla avere occorre ripensare al modo di operare. Occorre prendere in considerazione il caso in cui la crescita inizi ad indebolirsi e, guardando i numeri, ma senza aver guardato sotto la pelle dell’economia britannica, i numeri di crescita del paese inglese non sono particolarmente buoni”.

I funzionari del FMI arriveranno in Gran Bretagna il mese prossimo, secondo quanto ha fatto sapere l’Ufficio per le statistiche nazionali e andranno a vedere se il Regno Unito è scivolato in un’inedita tripla-recessione. Il consenso tra gli economisti è che il Regno Unito metterà in evidenza, la settimana prossima, di aver evitato la terza recessione dal 2008, ma i dati di questa settimana mostrano che l’aumento della disoccupazione e il calo della spesa sono figli della fragilità dell’economia.

Si tratta di informazioni molto importanti per chi fa forex sulla sterlina britannica, sia contro euro che contro dollaro, dato che potrebbero aumentare la volatilità di questa valuta nel breve periodo.

L’euro prende fiato, ma è ancora presto per comprarlo

Analisi Eur/Jpy 

Con un massimo in area 130,90 il massimo dell’onda 3 di 5 è stato centrato quasi millimetricamente per il cambio Euro/Yen ed adesso l’onda 4 di 5 è in via di sviluppo. La correzione rappresentata dall’onda 4 di 5 tuttavia potrebbe essere molto piccola e molto complessa e potrebbe svilupparsi anche come un triangolo, ma sarebbe meglio attendere l’evoluzione per capire come si svolgerà. L’importante è che sin da adesso sappiamo che il cambio dovrà dirigersi in area 127,90 almeno, ma l’intera area 127,70/128,40 potrebbe essere un punto di approdo essendo una validissima area supportiva. Nel breve periodo ci aspettiamo che la resistenza in area 130,80/130,90 protegga il cambio da ulteriori salite, ma il fatto che il cambio abbia forato prima area 130,10 e poi 129,70/129,80 ci lascia pensare che l’onda 4 di 5 sia ufficialmente partita. Laddove vi fossero dei rialzi dai livelli attuali questi potrebbero essere alquanto limitati e non ci attendiamo salite roboanti da questi livelli finché il cambio non raggiungerà l’area supportiva da noi indicata.

Analisi Eur/Nzd 

La rottura sotto area1,5170 hainvalidato tutto il conteggio rialzista per il cambio Euro/Dollaro neozelandese. Proviamo ad ipotizzare però che la salita fatta da1,5173 a1,5521 sia considerabile come onda 4 di c e la discesa fatta da1,5521 a1,5080 sia stato pertanto onda 5 di c. A questo punto la discesa dovrebbe essere terminata per questa tipologia di conteggio proprio sul fondo individuato. Adesso ci attendiamo una salita, ma solo la rottura di area 1,5220/1,5230 potrà rappresentare l’inizio del rally, ma per conclamare una seria ripartenza occorrerà necessariamente attendere la rottura di area 1,5370/1,5380 per affermare con certezza che l’onda 5 di C sia ufficialmente terminata.

Analisi Eur/Usd

Area 1,3130 si dimostra una validissima resistenza per il cambio Euro/Dollaro statunitense, ma un’eventuale correzione sarebbe comunque poco profonda. Se area 1,3040 resistesse come supporto è possibile che il cambio si diriga prima verso area 1,3170/1,3180 e poi verso 1,3230 ed infine verso 1,3320/1,3340. Solo la violazione di area 1,3040 potrebbe rappresentare l’inizio di una correzione verso area 1,294/1,2970 dove il cambio dovrebbe riprendere la corsa verso l’alto in direzione dei target indicati.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen suggeriamo di non aprire strategie rialziste perlomeno fin quando il cambio non correggerà in area 127,7/128,40. Lo short aperto nella giornata di ieri da area 130,40 va gestito attraverso uno stop profit in area 129,70/129,80 con target proprio in direzione dell’area supportiva indicata dove sarebbe preferibile tornare compratori. Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese consigliamo di accumulare il cambio in direzione 1,55, con stop loss sotto 1,5080. Sconsigliamo una vendita del cambio in questione. Per acquistare il cambio Euro/Dollaro statunitense aspettiamo una rottura sopra 1,3170/1,3180 oppure un arrivo in area 1,294/1,2970 e sconsigliamo pertanto di acquistarlo “a mercato”. Potrebbe essere fatta un’operazione ribassista solo se violasse area 1,3040, ma in un ottica prettamente speculativa con stop sopra 1,3080 e gain sul supporto indicato.

Euro in grande spolvero, il rialzo continua?

Analisi Eur/Jpy

Non c’è stato spazio nemmeno per una piccolissima correzione del cambio Euro/Yen verso area 126,70 ed il cambio ha preso il decollo. Ora dobbiamo cercare un target dell’onda 3 di 5 che secondo noi potrebbe essere in area 130,90/131 dove l’onda 3 avrà 1,618 volte l’ampiezza dell’onda 1 di 5 (non 2,618 volte come riportato ieri, ci scusiamo per l’errore). Una volta terminata l’onda 3 di 5 presumibilmente partirà l’onda 4 di 5. Ci aspettiamo che questa onda 4 di 5 sia meno profonda, ma più complessa rispetto all’onda 2 di 5 che ha dato luce ad una correzione molto profonda e relativamente semplice, ma è prematuro capire quale sarà la sua ampiezza finché non verrà raggiunto il target dell’onda 3 di 5 probabilmente in area 130,90/131.

Analisi Eur/Nzd

Con la rottura sotto il supporto in area 1,54 del cambio Euro/Dollaro neozelandese era alquanto probabile assistere ad una correzione profonda attraverso la formazione di un’onda 2. Il target dell’onda 2 potrebbe essere già stato raggiunto in area 1,5330 e adesso attendiamo una ripartenza attraverso un’onda 3. Non è improbabile però assistere ad un’onda 2 più profonda, ma riteniamo difficile che il cambio possa mollare il supporto in area 1,5330. A questo punto aspettiamo una rottura convinta di area 1,5460 che potrebbe portare il cambio in direzione di area 1,5880 e quindi assisteremo ad un maestoso rally di salita per il cambio. Tuttavia finché il cambio sarà sotto 1,5420 sarà sempre frenato ed a rischio correzione.

Analisi Eur/Usd

Nello scorso aggiornamento avevamo ben individuato area 1,3050 come conclusione della prima onda della salita partita dal minimo in area 1,2740 per il cambio Euro/Dollaro statunitense. Adesso è lecito attendersi un primo pullback e quindi una correzione della salita, quindi aspettiamo il cambio in sui livelli in area 1,2930/1,2970, con ampie possibilità che il cambio si fermi area 1,2940 sulla vecchia linea di resistenza diagonale che adesso quindi farà da supporto. Possibile che il rintracciamento avvenga entro la giornata di Giovedì. Nell’eventualità che quest’area supportiva venisse violata è possibile che il cambio scenda in area 1,2860/1,2870 dove il cambio rintraccerebbe il 61,8% della salita fatta dal minimo in area 1,2740 al massimo in area 1,307.

Suggerimenti operativi

Sul cambio Euro/Yen consigliamo di chiudere gli short eventualmente aperti nella giornata di ieri vista la notevole forza del cambio. E’ possibile aprire una posizione di rialzo sul cambio nel caso in cui raggiungesse area 1,2680, altrimenti sarebbe consigliabile rimanere flat. Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese siamo al rialzo dal minimo in area 1,5330/1,5340 ed aspettiamo il raggiungimento del target in area 1,5880 con stop sotto 1,53. Per chi fosse flat su questo cambio consigliamo di acquistare “a mercato” oppure di acquistarlo nel caso in cui il cambio rompa con forza area 1,5460. Per il cambio Euro/Dollaro Statunitense consigliamo un’operazione di ribasso speculativa in direzione di area 1,2940, oppure di rimanere flat finché non si paleserà la fine del pullback in area 1,2865.

 

Euro, il rimbalzo è finito?

Analisi Eur/Jpy 

Il punto di invalidazione ribassista per il cambio Euro/Yen è posto a 125,90. Tuttavia Venerdì abbiamo assistito ad una finta rottura ed in teoria potrebbe ancora essere aperta l’ipotesi che siamo ancora in onda 4 ribassista. I dubbi ovviamente ci sono riguardo al fatto che potremmo assistere ancora ad un crollo in direzione del nostro famoso target verso il livello individuato a 117,30 (dove transita il rintracciamento del 38,2% dell’onda 3). Se invece fossimo in onda 1 dell’onda 5 superiore, è atteso comunque un calo in area 122,30 per chiudere un’onda 2, prima di una risalita sopra 125,90. Ovviamente sarebbe importante, per capire in quale delle due ipotesi ci troviamo, capire se il livello posto a 122,30 del cambio reggerà o meno.

Analisi Eur/Nzd 

Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese sto cercando un’onda triangolare che termini sotto 1,58 e molto probabilmente sotto area 1,5720. Ciò farebbe capire che l’onda E del triangolo si è chiusa in area 1,5880 e saremo pronti ad assistere ad un’onda C che porti il cambio in area 1,52. Ad invalidare lo scenario ribassista, solo una conferma della rottura del livello posto in area 1,5930/1,5940 potrebbe portare il cambio verso area 1,602/1,603 in prima battuta e successivamente verso1,6360 inseconda battuta.

Analisi Eur/Usd

Per il cambio Euro/Dollaro statunitense è importante monitorare il livello in area 1,2960. Nel caso questo valore dovesse essere violato è possibile un rintracciamento in area 1,2870/1,2880. Se il cambio dovesse forare l’area resistenziale posta in area 1,307/130,80 sarà molto probabile assistere ad un rally dell’euro in direzione di 1,3350 prima e 1,3430 dopo. Il declino partito da 1,3711 assume carattere impulsivo (a 5 onde per intenderci), ma il recupero dell’area 1,3350 e 1,3430 potrebbe far assumere a tutto il calo in corso ad una correzione della salita partita dal Luglio 2012 (saremmo pertanto in onda 2 o onda B). Se l’interpretazione descritta fosse corretta, allora il rally proseguirà per la gran parte del mese di marzo. Il rally potrebbe assumere diverse forme (zig-zag, piatto, una combinazione complessa). Di solito l’onda B si caratterizza con onde acute e profonde (di tipo zig-zag, per intenderci).

Suggerimenti operativi 

Per il cambio Euro/Yen suggeriamo di aprire una posizione rialzista di tipo speculativo con uno stop in area 124,60 e target nei pressi di 125,60/125,70. Alla violazione di questo importante supporto è possibile ribaltare la posizione per provare a centrare obiettivi ribassisti in area 122,30 (con stop sopra 125,20). Per il cambio Euro/Dollaro neozelandese non consigliamo operazioni rialziste, ma è consigliabile aprire un ribasso solo sotto 157,20 per maggior precauzione, con livello di stop sopra 158. Per il cambio Euro/Dollaro Usa consigliamo una posizione rialzista con stop sotto 1,2960, mentre invece sconsigliamo di aprire posizioni ribassiste.

FMI: occorre pensare alla crescita

Il FMI torna a parlare del nostro continente e lo fa dicendo, secondo le parole di Christine Lagarde, che senza crescita, il futuro dell’economia mondiale è in pericolo. La Lagarde, numero uno del Fondo, ha paragonato la crescita ad “una maratona, per cui potrebbero volerci anni per una completa ripresa”.

Come sappiamo, il FMI ha ridimensionato le previsioni di crescita globale per il 2012 passando dal 3,5% fino al 3,3%, avvertendo che anche queste prospettive potrebbero rivelarsi troppo ottimistiche se l’Europa e gli Stati Uniti non dovessero riuscire a risolvere le loro crisi. Proprio in zona euro, ieri, c’è stata una grande notizia: lo spread tra i bond italiani e i bund tedeschi, oltre che quello tra i bonos spagnoli ed i bund tedeschi, è sceso a dei livelli come non se ne vedevano da diversi mesi a questa parte: rispettivamente si parla di 381 punti base e di 383 punti base.

Tornando alla crescita mondiale, il FMI ha detto che la crescita economica anche nella regione asiatica del Pacifico è scesa, in calo del 5,5 per cento nel periodo che va da gennaio a giugno. Questo livello è ben al di sopra della media mondiale ma si tratta del valore più basso che questa regione ha fatto registrare dopo l’inizio della crisi finanziaria nel 2008. Il rallentamento è in gran parte dovuto a causa della lentezza in Europa e negli Stati Uniti, oltre ad una debolezza che sta crescendo in Cina ed in India.

La Lagarde ha dunque detto che “la ripresa mondiale è ancora troppo debole, le prospettive di lavoro per milioni e milioni di persone sono ancora troppo poche e il divario tra ricchi e poveri è ancora troppo grande”.

Parlando della situazione della Grecia, per la quale sempre ieri sembra che la Troika abbia terminato i controlli e sia pronta a dare un giudizio, la Lagarde ha sollecitato i creditori europei a dare altri due anni di tempo alla Grecia al fine di raggiungere gli obiettivi di austerità necessari.

FMI: la crescita è fondamentale per abbattere la crisi

I paesi non devono sacrificare la crescita per il bene dell’austerità. Lo dice il capo del Fondo monetario internazionale ai leader finanziari, insistendo sul fatto che il ritmo di lavoro per la riduzione del debito deve essere temperato dalle misure che devono essere spese per aiutare i disoccupati a rientrare al lavoro. Il bilanciamento delle priorità entra talvolta in competizione con il puzzle centrale dei politici e con la riduzione delle spese. La Lagarde, numero uno del FMI, ha detto di essere molto ottimista sulle prospettive di una ripresa globale, mettendo in guardia contro altre riforme che sono necessarie per prevenire future crisi finanziarie.

La prima priorità, chiaramente, è quella di andare oltre la crisi e di arrivare alla ripresa della crescita, in particolare per porre fine alla piaga della disoccupazione. Grecia, Spagna ed altri paesi europei stanno lavoravando con degli enormi debiti, hanno tagliato la spesa e aumentato le tasse cercando di ripristinare la fiducia nelle loro finanze pubbliche e di beneficiare di un finanziamento di emergenza. Le economie dei paesi europei sani, come la Germania e la Finlandia, sono di fronte ad una potenziale crescita se le economie in difficoltà non dovessero riuscire a tenere le casse in ordine. Allo stesso tempo, il recupero delle 17 nazioni è fondamentale per tutti.

Mentre sembra che ci sia un ampio consenso sulle strategie da mettere in campo a lungo termine per poter completare tale riforma, c’è il rischio persistente di recessione e di disoccupazione. Una lezione che arriva dalla storia, secondo la Lagarde, è che ridurre il debito pubblico è incredibilmente difficile senza la crescita. Un debito alto, a sua volta, rende più difficile riuscire ad avere la crescita, quindi si tratta di un sentiero molto stretto quello in cui poter entrare. Probabilmente è un percorso lungo, ma è un percorso che deve essere fatto. La Lagarde ha detto che le politiche monetarie devono incoraggiare le banche a concedere dei prestiti, mentre i tagli alla spesa sono adeguati ad un giusto ritmo. I debiti devono essere abbattuti e le riforme strutturali sono necessarie per sostenere la crescita a lungo termine.

Il FMI fa il punto sulla crescita mondiale

Il Fondo Monetario Internazionale ha reso noto un downgrade nelle previsioni di crescita del Regno Unito e ha avvertito che l’economia globale rimane in uno stato precario. Secondo le previsioni, l’economia britannica crescerà di appena lo 0,2 per cento nel 2012, in calo dello 0,8 per cento rispetto alle previsioni di aprile. Il downgrade per il Regno Unito aumenta la pressione su George Osborne, dato che il FMI ha sostenuto, lo scorso settembre, che le nazioni con bassi oneri finanziari, tra cui il Regno Unito, dovrebbero rallentare il loro ritmo di risanamento dei conti pubblici se la crescita dovesse venire meno.

Relativamente alla zona euro, le prospettive di recessione per i paesi teoricamente più forti, come ad esempio Spagna e Italia, hanno la loro influenza, anche se le previsioni stesse non sono peggiorate molto negli ultimi tre mesi. Le prospettive della Spagna sono state aggiornate da una contrazione dell’1,8 per cento ad una discesa dell’1,4 per cento, mentre le previsioni per l’Italia sono rimaste invariate, all’1,9 per cento.

L’economia statunitense dovrebbe crescere del 2 per cento, in calo dalla previsione del 2,1 per cento di aprile. La Germania è visto come in salita dello 0,3 per cento, mentre la Cina dovrebbe crescere dell’8 per cento nel 2012, in calo dall’ultima previsione, quando era stata prevista una crescita dell’8,2 per cento.

Per l’economia globale nel suo insieme, il FMI, guidato da Christine Lagarde, vede una crescita del 3,5 per cento. Nonostante la serie di revisioni al ribasso, in questo caso si è all’incirca mantenuta la previsione di aprile, dato che la crescita nel primo trimestre dell’anno si è rivelata essere più forte del previsto.

Tuttavia, il FMI ha avvertito che l’economia globale potrebbe facilmente risultare significativamente più debole se i politici europei non dovessero riuscire a far fronte alla crisi del debito sovrano della zona euro e se i politici statunitensi non dovessero impedire i tagli alla spesa automatici nel prossimo anno.

FMI: bisogna agire presto per salvare l’Europa

Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che la vita dell’euro è in pericolo e ha invitato i governi e la Banca centrale europea a seguire una nuova azione per affermare il controllo della debacle. In un intervento improvviso la notte scorsa, dopo sei ore di colloqui con i ministri delle finanze della zona euro, Christine Lagarde ha dichiarato che l’emergenza è in una fase critica e ha sollecitato delle misure immediate per stabilizzare la situazione. Lo sviluppo è avvenuto dopo che l’agenzia di rating Moody ha declassato il credito di 15 delle più grandi banche del mondo, tra cui Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Bank of America.

Questa notizia è avvenuta in mezzo a turbolenze sui mercati, in seguito anche al fatto che le scorte degli Stati Uniti hanno sofferto della peggiore giornata in tre settimane e che il settore privato della Germania è in contrazione per il secondo mese consecutivo.

Lagarde ha detto che i governi della zona euro dovrebbero consentire in fretta la ricapitalizzazione con i fondi europei di salvataggio, una misura la Germania ha respinto solo due settimane fa, quando la Spagna ha chiesto aiuti per i suoi istituti. Se la BCE avesse spazio sufficiente per tagliare i tagli di interesse, allora dovrebbe farlo, altrimenti potrebbe iniziare una nuova campagna di acquisti di titoli del debito sovrano. La banca è però riluttante a seguire nuovamente questa strada e ha insistito nelle ultime settimane che spetta ai governi adottare delle misure nuove per affrontare la crisi.

Lagarde ha detto in ogni caso che dei provvedimenti immediati sono fondamentali, anche al fine di stabilire un sindacato bancario e una maggiore integrazione fiscale. Inoltre c’è bisogno di una maggiore ripartizione del rischio nella zona euro.

Il FMI, dunque, ritiene che una mossa decisa e forte verso una completa unione monetaria europea debba essere ribadita al fine di ripristinare la fiducia nel sistema perché la stessa è in discussione.

FMI: l’Europa deve crescere

L’Europa ha bisogno di riforme urgenti per rilanciare la crescita economica e per migliorare la competitività. Sono queste le parole del Fondo Monetario Internazionale. L’appello giunge ai leader mondiali che si riuniscono in Messico per il summit del G-20, in cui la crisi del debito in Europa sarà in cima all’ordine del giorno. Il FMI ha detto che la ripresa della crescita in Europa è necessaria per invertire il circolo vizioso di scarsa fiducia, di debolezza e di vulnerabilità fiscale delle banche.

I paesi europei devono intraprendere delle riforme coordinate per equilibrare nuovamente domanda e competitività in tutto il continente. Questo significa avere una maggiore inflazione e dei maggiori salari nel nord, soprattutto in economie più forti come la Germania, mentre si cerca di far alzare i salari nel sud dell’Europa, nella lotta delle nazioni. Il documento del FMI, inoltre, chiede che ci sia la riforma delle pensioni e che i mercati del lavoro vengano resi più flessibili.

Il FMI ha detto che questa non è una semplice raccomandazione di stimolo fiscale, dato che in ogni caso un risanamento dei conti pubblici è inevitabile, ma una combinazione di sforzi per alleviare i venti contrari. L’analisi del FMI arriva esattamente nel mezzo delle denunce circa il fatto che i leader europei stanno soffocando il recupero con le misure di austerità.

I leader europei hanno firmato un accordo, all’inizio di quest’anno, che mira a promuovere una maggiore disciplina fiscale tenendo gli obiettivi di bilancio in mente. Ma molte delle economie del continente sono cadute in recessione, dato che le misure di austerity, sia i tagli di bilancio che gli aumenti fiscali, hanno chiesto un tributo alla crescita. Paesi come la Grecia e la Spagna hanno dei tassi di disoccupazione di oltre il 20%, cosa che ha portato a delle grandi preoccupazioni e a dei disordini sociali.

FMI: la Spagna ha bisogno di 37 miliardi di euro per le sue banche

Il Fondo monetario internazionale ha detto ieri che le banche della Spagna hanno bisogno di almeno 37 miliardi di euro in capitale aggiuntivo per evitare un ulteriore deterioramento economico del paese. Questo valore guiderà i responsabili politici europei che cercano di stabilizzare il sistema finanziario del paese iberico e che dovranno prevenire un contagio al resto della zona euro.

L’estensione e la persistenza del deterioramento economico può comportare ulteriori perdite per gli istituti di credito, dunque la piena attuazione delle riforme è una cosa fondamentale per preservare la stabilità finanziaria in futuro. L’FMI ha pubblicato dei dati sulla situazione bancaria in Spagna, che prevedono anche una richiesta formale di salvataggio da parte della Spagna verso l’Europa. Le banche spagnole sono alle prese con delle perdite significative sui loro portafogli immobiliari e sono state ferite da un forte malessere economico.

Gli oneri finanziari spagnoli sono aumentati a livelli record, mettendo in difficoltà l’accesso al mercato obbligazionario. I funzionari spagnoli hanno detto che non avrebbero richiesto un piano di salvataggio fino a quando non avessero rivisto l’audit da parte del FMI e da parte di due società di consulenza indipendenti. In una dichiarazione che accompagna tale audit, il fondo guidato da Christine Legarde, ha detto che il cuore del settore finanziario della Spagna è ben gestito e sembra resistente ad altri shock. Ma il rapporto ha detto che le vulnerabilità rimangono notevoli, in particolare tra le banche più piccole e quelle con più grande esposizione al settore abitativo spagnolo.

Nello scenario sfavorevole utilizzato per le prove di stress, l’economia spagnola si ridurrebbe del 4,1 per cento nel 2012 e dell’1,6 per cento nel 2013. In tal caso, le banche spagnole dovrebbero avere altri 37 miliardi di euro in contanti per mantenere i propri coefficienti patrimoniali secondo gli standard internazionali. Nonostante questo, avrebbero bisogno di raccogliere molto di più per soddisfare gli investitori internazionali.

FMI: indicazioni alla Gran Bretagna, parte 2

Rimanendo in tema di Regno Unito, di cui abbiamo iniziato a parlare nello scorso articolo, il partito laburista all’opposizione ha chiesto una maggiore enfasi sulla promozione della crescita. In Gran Bretagna il taglio delle spese e l’aumento delle tasse, cose fatte troppo in fretta, ha fallito, con la conseguenza di aver portato una crescita lenta e una disoccupazione elevata. Secondo alcuni, tuttavia, sembra poco probabile un cambiamento di rotta da parte del governo, almeno per il momento, ecco perché si pensa che il messagio del FMI, che ha invitato il paese di sua maestà a puntare alla crescita, rischia di cadere nel vuoto.

Il calo dell’inflazione al consumo per il mese di aprile dà al governo e alla BoE un margine di manovra per rispondere alla chiamata del FMI al fine di poter mettere in pratica un’azione più incisiva per rilanciare la domanda. I segni sono quelli che la Banca d’Inghilterra sta tenendo la porta completamente aperta a più QE, viste le grandi incertezze verso la crescita e le prospettive di inflazione. Il FMI ha anche avvertito il paese che le difficoltà in cui versa l’economia della zona euro, che è il mercato più grande del Regno Unito in termini di esportazione, è la più grande minaccia per l’economia britannica.

Una escalation di tensioni in zona euro potrebbe innescare un ciclo negativo e potrebbe contribuire ad abbassare ulteriormente la fiducia verso il mercato stesso.

L‘avanzo di bilancio fatto registrare nel mese di aprile, pari a 16,5 miliardi di sterline, è stato al di sotto del consensus di mercato, che prevedeva un avanzo di 20 miliardi di sterline. La situazione non è dunque rosea per il paese inglese, soprattutto a causa della crisi economica della zona euro, che potrebbe riflettersi sull’economia britannica. Vediamo in che maniera il governo inglese potrà e saprà reagire a questa crisi economica.

FMI: indicazioni alla Gran Bretagna

Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato una valutazione complessa circa la situazione economica del Regno Unito, sollecitando il governo di coalizione e la Banca d’Inghilterra a fare di più per rilanciare la domanda e l’economia. Il rapporto del FMI chiede un maggiore stimolo, attraverso dei cicli di quantitative easing o tramite un ulteriore taglio al tasso di interesse base.

Da quando è arrivato al potere nel 2010, il governo di coalizione del Regno Unito ha introdotto un ampio programma di austerità e di tagli alla spesa, oltre che tante riforme volte a ridurre il deficit del paese. Tuttavia, come afferma la relazione del FMI, mentre il Regno Unito ha compiuto notevoli progressi verso il raggiungimento di una posizione più sostenibile di bilancio, il paese è caduto in recessione e ora si rischia di tornare indietro.

La Banca d’Inghilterra, nel frattempo, sta lavorando per mantenere l’ stabile entro l’obiettivo del 2 per cento. Gli ultimi dati rilasciati mostrano infatti che l’inflazione sui prezzi al consumo è scesa dal 3,5 per cento di marzo al 3 per cento nel mese di aprile, un calo superiore al previsto.

La BoE ha messo anche in pausa il suo programma di quantitative easing, ovvero l’acquisto di beni al fine di liberare flusso di denaro nell’economia. Il FMI ha detto che l’inflazione sta tagliando i tassi e l’introduzione di un altro ciclo di QE potrebbe richiedere più tempo del previsto per raggiungere il suo obiettivo, con il rischio di una ulteriore fase di ritardo nell’allentamento monetario.

Come ha reagito il paese? Lo vediamo nella risposta del capo del Tesoro inglese, George Osborne, che ha accolto favorevolmente il rapporto del FMI come un avallo della politica del governo. Secoondo Osborne, infatti, il FMI non poteva essere più chiaro. La Gran Bretagna ha a che fare con i suoi debiti e la politica fiscale del governo è quello appropriata. Il paese sta dunque percorrendo la strada giusta per il recupero.