La sterlina sale contro euro e dollaro

Il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro (GBP / EUR) si avvicina al valore di 1.40 mano a mano che si parla di Grexit, mentre GBP/USD si trova ora a 1,59. Dopo l’annuncio del Federal Open Market Committee (FOMC) sul tasso di interesse, la sterlina è salita a 1,59 in vista della pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito. Se esse dovessero salire, invece di mostrare il declino previsto dagli economisti, la sterlina potrebbe spingere ancora più in alto nelle ore a venire.

Dei dati impressionanti sui salari nel Regno Unito hanno visto la sterlina contro l’Euro salire a 1.40.

I redditi medi sono saliti ad un massimo da quattro anni al 2,7%, invece del 2,1% previsto. Il tasso di cambio GBP / USD ora si trova sopra 1,57 e la sterlina è salita di oltre l’1% sia contro il dollaro australiano che contro quello neozelandese.

Negli ultimi mesi i lavoratori del Regno Unito hanno beneficiato di una ripresa economica abbastanza simulata, nel senso che per avere una vera e propria ripresa sostenuta bisognerà avere una maggiore produttività.

I verbali della BoE hanno aiutato la sterlina contro le altre valute anche perché da essi si è dedotto che le turbolenze dell’economia del Regno Unito si stanno attenuando.

Nel frattempo, gli ultimi sviluppi dei negoziati greci hanno pesato sulla moneta unica. Mentre il primo ministro greco Alexis Tsipras dice che il paese è asfissiato dai creditori, la Banca centrale greca ha commentato la situazione per la prima volta dichiarando che “se non si raggiungesse accordo saremmo di fronte all’inizio di un percorso molto doloroso che porterebbe al default greco, all’uscita della Grecia dalla zona euro e anche dall’Unione europea. Trovare un accordo con i creditori è imperativo e non possiamo permetterci di ignorare la cosa”.

Come affermato da Bloomberg “una ripresa della crescita di posti di lavoro come detto dai funzionari della Fed sta dando ragione nel guardare oltre un rallentamento economico del primo trimestre. Allo stesso tempo, l’inflazione rimane sotto l’obiettivo e i banchieri centrali dicono che i tempi di un aumento dei tassi dipendono da come i dati economici si dispiegheranno in futuro”.

Ci attendiamo un movimento futuro ancora debole per la nostra valuta contro le altre, sia sterlina che dollaro, soprattutto se un accordo con la Grecia non dovesse essere trovato affatto.

Ovviamente ci auguriamo che le due parti possano riuscire a trovare un accordo che permetta di sbloccare la situazione.

Dollaro ai minimi, i dati USA deludono

Il dollaro scivola a nuovi minimi da tre mesi contro l’euro dopo che i dati economici morbidi degli Stati Uniti hanno portato più in là i tempi di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

Ma i rendimenti dei titoli a lungo termine si trovano a dei recenti massimi dopo che gli investitori sono fuggiti da un “commercio affollato”, una mossa importante data la propulsione supplementare dalle aspettative che il peggio della zona euro sia passato ancora una volta.

I rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti a 10 anni, che solo sei settimane fa erano a circa l’1,80 per cento, sono in calo di 1 punto base e si trvano ora al 2,26%, vicini al massimo annuale.

L’ultima serie di rendimenti a stelle e strisce è arrivata nonostante un debole rapporto di vendite al dettaglio emesso ieri e che ha sollevato i timori che la situazione economica debole di inizio anno possa estendersi anche al secondo trimestre. Se confermati da altri dati, l’incremento dei tassi da parte della FED entro questa estate appare molto meno probabile.

L’indice del dollaro (DXY) ha radunato ai massimi di 12 anni appena sopra il valore di 100,0 sull’idea che l’economia americana dovrebbe notevolmente sorpassare molte delle altre economie, quindi i dati deludenti colpiscono il dollaro in maniera piuttosto forte.

La moneta comune è in salita dello 0,5 per cento a 1,1411 dollari, spinta dalla recente prova di un miglioramento dell’economia della zona euro e dai commercianti che chiudono le posizioni “short” in risposta ad un forte rimbalzo dei rendimenti delle obbligazioni sovrane del blocco.

A guidare la direzione, dove i rendimenti si muovono inversamente ai prezzi, è il Bund tedesco. Il rendimento dei titoli a 10 anni ha colpito un minimo record di appena lo 0,05 per cento meno di un mese fa ed è attualmente allo 0,72 per cento.

I rendimenti a scadenza equivalenti in Italia, Spagna e Portogallo sono stati trascinati in forte crescita nelle ultime settimane nonostante il continuo gettito di denaro da parte della Banca centrale europea.

La pausa di forza del dollaro statunitense, tra gli altri fattori dal lato dell’offerta, ha contribuito ad un recupero dei prezzi del petrolio. Questo è a sua volta diminuisce i timori di crisi disinflazionistiche globali.

Il Brent, che nel mese di gennaio era ad un minimo di sei anni a 45 dollari al barile sui timori di un eccesso di offerta, passa di mano a 66,62 dollari.

L’oro sta godendosi un dollaro più debole. Il metallo giallo è salito del 2 per cento ieri ad un massimo di tre mesi di 1.217 dollari l’oncia.

Il dollaro, conosciamo meglio la prima valuta al mondo

Una delle valute più scambiate al mondo è il dollaro. C’è ovviamente per cui la valuta americana è la prima al mondo, tanto che alcuni stati hanno deciso di rinunciare (causa inflazione) alla loro valuta e iniziare ad usare l’USD per le operazioni interne.Gli Stati Uniti non sono infatti l’unico luogo in cui il dollaro USA circola, ma lo vediamo anche nelle Isole Vergini Britanniche, in El Salvador, in Ecuador e anche nel Timor Est, tutti paesi che hanno il dollaro come valuta principale.

Anche per questi motivi il volume delle transazioni in tale valuta nel Forex raggiunge il record di circa l’85% del totale dei commerci che si fanno ogni anno. La spiegazione più logica va ricercata nella storia. In ogni momento la valuta statunitense è sempre stata considerata la valuta di base per il calcolo del valore di altre valute. Nel 1972 è nato un sistema monetario internazionale la cui valuta base è stata il dollaro.

Ancora oggi il dollaro è considerato un punto di riferimento sui mercati dei cambi. Oltre a tutto questo il dollaro ha anche molti vantaggi, tra le altre cose, proprio in virtù del fatto che è la valuta più utilizzata per le transazioni commerciali in tutto il mondo.

Ci sono altre valute importanti, che non bisogna dimenticare, come l’euro, che ha assunto, da quando è nato, un valore sempre più importante ed oggi è la seconda valuta più scambiata al mondo e nel mercato delle valute.

Se molti investitori sembrano interessati da vicino all’USD è anche perché il dollaro è, oggi, la valuta di riferimento per i mercati finanziari più importanti. Inoltre, alcune valute possono essere scambiate praticamente solo nei confronti del dollaro: è il caso del Bath della Thailandia.

Infine, da un punto di vista psicologico, l’importanza che gli esperti finanziari danno ai dollari è notevole, molto maggiore rispetto a tutte le altre monete in circolazione.

Per chi vuole investire nel forex c’è un grande vantaggio nello scegliere di farlo con il dollaro: le tendenze dell’USD contro le altre valute sono spesso più prevedibili rispetto ai trend che possono avere altre valute più esotiche (come il già citato Bath).

Il dollaro è la valuta ideale per i principianti del forex e in collaborazione con altre principali valute, come l’euro per esempio, è un ottimo modo per iniziare a fare dei profitti nel Forex.

Per questo motivo lo consigliamo a tutti i trader novizi.

 

Euro dollaro, una settimana importante

Sarà una settimana importante per il cambio euro-dollaro. Il dollaro si muove più in basso contro l’euro per la quarta sessione consecutiva dato che le aspettative di un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti sono scemate, nonostante che i dati mostrano un incremento nell’inflazione a marzo.

EUR / USD è salito dello 0,43% a 1,0807 verso la fine del commercio e ha chiuso la settimana con guadagni del 1,89%. Il dollaro si è liberato dei dati di​ venerdì che dimostrano che i prezzi al consumo degli Stati Uniti sono stati più alti per un secondo mese consecutivo a marzo.

Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0.2% il mese scorso, lo stesso guadagno che era stato registrato nel precedente mese di febbraio. Nel confronto anno su anno, i prezzi al consumo sono scesi dello 0,1% a marzo dopo essere rimasti piatti nel mese di febbraio.

I prezzi al consumo core, che escludono i costi di cibo ed energia, sono invece aumentati dello 0,2% a marzo e hanno fatto segnare un incremento annuo del 1,8%, il dato più elevato dal mese di ottobre.

La relazione è venuta dopo che i dati all’inizio della settimana hanno mostrato che le vendite al dettaglio degli Stati Uniti di marzo sono state al di sotto delle aspettative. Un altro rapporto ha mostrato un calo più grande del previsto nella produzione industriale e ha indicato un rallentamento nel primo trimestre.

La stringa di dati deboli ha fatto pensare che la Federal Reserve possa spingere indietro il rialzo dei tassi di interesse fino alla fine 2015, mentre prima si pensava che questo potesse accadere a metà anno.

L’indice del dollaro statunitense, valore che calcolare la forza del dollaro contro un paniere di sei altre valute, era a 97.62 venerdì. L’indice ha chiuso la settimana in flessione dell’1,9%.

La moneta unica ha guadagnato nonostante le preoccupazioni che Atene non sia vicina a raggiungere un accordo sulle riforme economiche per i fondi di salvataggio con i creditori, alimentando i timori che la Grecia potrebbe essere costretta ad uscire fuori della zona euro.

All’inizio della settimana il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto che la banca prevede di attuare pienamente il suo programma di quantitative easing.

La prossima settimana gli investitori andranno a guardare alle relazioni sul settore immobiliare americano e ai dati sugli ordini dei beni durevoli per ricevere ulteriori indicazioni sulla forza della ripresa.

Nella zona euro, la relazione ZEW di martedì sul sentimento economico tedesco e le relazioni di giovedì sulle attività del settore privato saranno dei dettagli molto importanti.

Wall Street in calo, il dollaro anche

I titoli azionari di Wall Street hanno chiuso ad un livello modestamente inferiore ieri, con gli investitori che sono preoccupati dei prossimi risultati societari, mentre le borse europee sono scese di quasi l’1 per cento sotto il peso di un peggioramento della situazione finanziaria della Grecia.

Gli oneri finanziari di Stato della zona euro hanno colpito nuovi minimi, il dollaro è sceso e il prezzo del petrolio è salito a nuovi massimi del 2015.

Wall Street è sceso ieri nonostante un’altra raffica di report migliori del previsto, tra cui Netflix e Goldman Sachs, e delle offerte iniziali accattivanti.

Le azioni di Etsy Inc, mercato online per i prodotti artigianali e mestieri, sono salite del 87,5 per cento al debutto sul mercato. Il Dow Jones ha chiuso giù di 6,84 punti, o lo 0,04 per cento, a 18,105.77, l’S & P 500 è sceso di 1,64 punti, o lo 0,08 per cento, a 2,104.99 e il Nasdaq Composite ha perso 3,23 punti, o lo 0,06 per cento, a 5,007.79.

Alcuni a Wall Street temono che i futuri risultati possano deludere. Si tratta di un mercato caro, che ha bisogno di guadagni per essere sostenuto, e gli utili devono essere sostenuti da una forte domanda. Delle 51 società del S & P 500 che hanno riportato i loro guadagni, il 76,5 per cento ha superato le aspettative di profitto, ben al di sopra della media a lungo termine del 63 per cento. Solo il 47,1 per cento ha battuto le entrate, tuttavia, al di sotto della media storica del 61 per cento.

I rendimenti tedeschi a 10 anni sono scesi a un minimo dello 0,072 per cento dopo che il Financial Times ha riferito che il Fondo monetario internazionale aveva respinto una richiesta informale da parte dei funzionari greci di ritardare la restituzione del prestito.

Il primo ministro ellenico Tsipras ha detto a Reuters giovedì che è “fermamente ottimista” che il suo governo possa raggiungere un accordo con i creditori esteri.

L’indice paneuropeo FTSEurofirst 300 Index ha chiuso dello 0,9 per cento inferiore a 1,635.76 dopo aver guadagnando lo 0,6 per cento mercoledì, per raggiungere livelli che non si vedevano dalla fine del 2000.

La maggior parte dei rendimenti del Tesoro USA è scesa lievemente nel commercio, risultati che sono stati guidati in parte dalle preoccupazioni sulla Grecia e in parte da una forte lettura del sondaggio della Federal Reserve di Filadelfia sulle attività economiche.

Il brent per consegna giugno è aumentato di 66 centesimi per stabilirsi a 63,98 dollari al barile, in rally da 62,00 dollari al ribasso, e raggiungendo un picco del 2015 a 64,95 dollari.

Il dollaro è sceso, facendo registrare il suo più grande declino quotidiano contro un paniere delle principali valute da quasi due settimane dopo i commenti alcuni funzionari della Federal Reserve e i deboli dati degli Stati Uniti.

Dollaro in salita sulle previsioni di un rialzo dei tassi

Il dollaro è salito ieri guadagnando rispetto alle altre valute principali per il terzo giorno di seguito con le minute della Federal Reserve che hanno mostrato come i responsabili politici degli Stati Uniti stanno pensando ad un possibile rialzo dei tassi di interesse nel corso del 2015.

L’indice del dollaro, che misura il valore del biglietto verde nei confronti dello yen e di altre cinque principali valute, è sceso per gran parte della sessione, quindi si è imperniato sui guadagni dopo il rilascio delle minute legate alla riunione del 17 e del 18 marzo. L’indice è salito dello 0,21 per cento nel trading tardivo.

L’euro è affondata sotto 1,08 dollari e ha toccato 1,0787 dollari come minimo, mentre il dollaro era a ¥ 120,10, in calo dello 0,14 per cento nel giorno. Il tono generale del verbale suggerisce che la Fed potrebbe aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti più prima che poi, uno scenario positivo per il dollaro.

I rendimenti dei USA a breve termine del debito del Tesoro, che sono particolarmente sensibili ai cambiamenti dei tassi della FED, sono saliti al picco da una settimana. I funzionari hanno riconosciuto un avvio debole per questo anno, ma rimangono abbastanza fiduciosi nella forza della ripresa economica degli Stati Uniti tanto da pensare ad un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

L’incontro si è concluso con la Fed che apre la porta ad un aumento del tasso a giugno e con il verbale che ha detto che alcuni partecipanti si sono recati alla riunione dicendo che si aspettavano imminenti dati economici che possano garantire una velocità di ripresa migliore.

Il mercato ha preso questa dichiarazione in maniera positiva, gli investitori probabilmente si aspettavano qualcosa di più dovish sulla base delle informazioni che sono state viste di recente sui mercati.

In precedenza, il biglietto verde era a ¥ 119,65 dopo che la Banca del Giappone ha mantenuto invariata la sua politica monetaria nonostante il rallentamento dell’inflazione. Il governatore Haruhiko Kuroda ha detto che a causa delle misure di allentamento adottate lo scorso ottobre, un rallentamento dell’inflazione non ha fatto male alle aspettative di inflazione a termine, riducendo di fatto le possibilità di un’ulteriore espansione nell’attività di acquisto di yen da parte del Giappone nei prossimi mesi. Di conseguenza, lo yen è salito e ha toccato quasi il massimo da tre settimane contro il dollaro a 120,45 ¥. Ci aspetta un finire di settimana davvero molto interessante e coinvolgente per fare forex.

Dollaro in calo, si attendono i dati dei libri paga

Il dollaro ha fatto segnare delle perdite modeste nel corso delle prime ore della giornata di oggi dopo aver subito una battuta d’arresto in seguito a dei nuovi segnali che l’economia degli Stati Uniti ha rallentato in modo significativo nel corso del primo trimestre. I datori di lavoro privati hanno ​​aggiunto un minor numero di lavoratori da più di un anno a marzo e l’attività delle fabbriche ha colpito un minimo di due anni.

I rendimenti del Tesoro sono scesi con il rendimento del benchmark a 10 anni in calo al di sotto dell’1,9 per cento. Questo a sua volta ha compromesso il biglietto verde, che ha perso terreno nei confronti di un paniere di principali valute. USD è caduto a ¥ 119,42 da livelli sopra 120.00, prima di stabilizzarsi a 119.66 in Asia. L’euro è salito a 1,0800 dollari, da una settimana di minimi a 1,0713 dollari. Al contrario, i dati in Europa sono molto più incoraggianti con l’attività manifatturiera in tutta la zona euro che sta accelerando e l’aggiunta di nuovi segni che economia del blocco si sta riprendendo. I tori del dollaro puntano ora le loro speranze sui libri paga non agricoli dovuti domani. Gli analisti interpellati da Reuters si aspettano un aumento di 245.000 a marzo, a seguito di un guadagno di 290.000 nel mese di febbraio.

Come promemoria del contesto più ampio, un’altro dato sopra 200.000 a marzo rappresenterebbe il 13° di fila, una serie di forza persistente che non è stata vista mai dal 1977.

Le valute delle materie prime hanno avuto una notte varia, con il dollaro canadese che ha beneficiato di un aumento dei prezzi del petrolio. Ma i prezzi persistentemente deboli del minerale di ferro hanno mantenuto l’omologo australiano sotto pressione, mentre un ulteriore calo dei prezzi ha pesato sul dollaro della Nuova Zelanda. Il loonie era pari a 1,2615 dollari per USD, continuando a recuperare da un minimo di 1,2784 dollari per USD dopo che il petrolio è salito del 5 per cento ieri. L’australiano, dall’altro lato, si trova a $ 0,7600, ad un soffio dal minimo di sei anni a 0,7561 dollari mentre i prezzi del minerale di ferro hanno colpito nuovi minimi. Il minerale di ferro è la più grande esportazione in Australia.

Sui prezzi ha pesato anche un aumento dell’offerta, con i valori del latte che sono scesi durante questa settimana, il che ha portato il kiwi ad un valore di $ 0,7392, da quello di $ 0,7490.

Molti centri finanziari a livello globale saranno chiusi domani per le vacanze di Pasqua, dunque il commercio potrebbe probabilmente avere dei volumi in netto calo.

Le migliori coppie di valute per il 2015

L’euro si trova ad affrontare un problema pesante, con i dati deboli che arrivano dalla zona euro e il fallimento della BCE di fornire un concreto aiuto economico alle imprese. La sterlina ha parimenti subito un calo, il 2015 dovrebbe portare a dei grandi movimenti dato che entrambe le valute sono impostate per affrontare 12 mesi molto tesi, con una nuova serie di sfide. Il grande evento nel 2015 sono le elezioni politiche nel Regno Unito, che sono sempre più importanti per il crescente sentimento anti-UE da parte dell’UKIP. A differenza delle ultime elezioni generali, in cui una minoranza Tory potrebbe più facilmente far stare tranquilli i mercati, l’elezione del 2015 è molto più incerta e potrebbe portare ad una grande volatilità per questa coppia di valute.

Il rapporto tra l’euro e la sterlina è complicato ulteriormente dall’incombente allentamento quantitativo della BCE. Il presidente della Banca, Mario Draghi, ha messo in piedi il più grande aiuto economico in favore dell’Europa e prima o poi sarà costretto a scegliere un percorso alternativo per l’economia della zona euro, con o senza il pieno consenso della Germania.

Come si è visto con l’effetto sullo yen dopo la decisione della Banca del Giappone relativamente al suo quantitative easing, nel primo semestre dell’anno la sterlina dovrebbe essere la migliore scommessa contro l’euro. Tuttavia, un rovesciamento di questo rapporto potrebbe essere possibile a metà 2015, con il Regno Unito si prepara all’elezione più imprevedibile da decenni a questa parte.

Un’altra coppia di valute importante è USD / RUB, con i grafici che hanno messo in evidenza, nell’ultimo periodo, una grande salita del dollaro americano contro la valuta russa. Perché parlare ancora di USD / RUB quando molti potrebbero pensare che il movimento principale sia finito? Crediamo che ora questa coppia di valute entri in un gioco in cui i valori tecnici, fondamentali e il sentiment sono sempre più importanti. Bisogna anche considerare la situazione estera tra Russia ed Ucraina, con Putin che potrebbe ritirare la pressione sull’Ucraina e tutti potrebbero tirare un sospiro di sollievo, con un conseguente allentamento delle sanzioni e un effetto a catena per la coppia di valute USD/RUB. Un’altra opzione potrebbe essere che Putin, invece, decida di alzare la posta e radicarsi ancora di più nella sua posizione, cosa che potrebbe iniziare a causare più problemi, il che potrebbe significare uno scontro diretto. Ciò significherebbe un ulteriore indebolimento del rublo e una salita ulteriore del dollaro americano USD.

Dollaro in fase di recupero, ma ancora rischi per la debolezza

Una svolta improvvisa nelle fortune del dollaro durante la notte ha visto la moneta scambiare ad un livello ampiamente superiore in Asia durante la giornata di oggi, anche se è ancora in pista per terminare in calo la seconda settimana di fila. Dal discorso dovish della Federal Reserve la scorsa settimana, i tori del dollaro sono stati molto più cauti. Ma una serie di dati incoraggianti ieri e l’aumento dei rendimenti del Tesoro USA ha aiutato il rimbalzo modesto del greenback. L’indice del dollaro è salito a 97,397, rimbalzando da un calo di tre settimane a 96,170. Contro lo yen, la valuta americana è salita a ¥ 119,28 da un minimo di un mese a 118.33. L’euro è sceso fino a 1,0876 dollari da 1,10525 dollari, non riuscendo a rimanere sopra $ 1,1000 per la quarta volta nelle ultime due settimane.

L’incapacità di EUR/USD di tenere il valore di 1,10 dollari supporta la nostra aspettativa che gli operatori di mercato a lungo termine sono orientati a vendere la valuta a livelli migliori. Pensiamo che i tassi bassi e il calo reale sono suscettibili di mantenere la zona euro e gli investitori giapponesi concentrati sulla vendita delle loro valute e ci aspettiamo che il dollaro possa beneficiarne.

Un sollievo per i tori del dollaro è arrivato ieri e ha messo in evidenza come il numero di americani che hanno messo in campo delle nuove richieste di sussidi disoccupazionali sono scesi più del previsto la scorsa settimana. Un rapporto separato ha dimostrato che l’attività nel settore dei servizi ha colpito un massimo di sei mesi in marzo. Due funzionari della Fed hanno anche detto che la banca centrale deve rimanere sulla buona strada per aumentare i tassi di interesse entro la fine dell’anno, nonostante la debolezza di inizio anno dell’economia. Tuttavia, l’indice del dollaro è in calo dello 0,5 per cento sulla settimana, estendendo ad un livello del 1,2 per cento sulla caduta della settimana scorsa. Ci aspettiamo che la correzione dell’USD sia relativamente breve. Recente, lo spostamento ad un livello più dovish da parte della Fed non sarebbe dovuto essere così tanto di una sorpresa, le vulnerabilità dei mercati emergenti dovrebbe continuare. La Cina è una fonte di rischi economici e finanziari al ribasso, dunque l’attività di copertura rimane favorevole al dollaro.

Le valute delle materie prime sono state turbate dai prezzi delle materie prime volatili e dalle preoccupazioni per un rallentamento della crescita in Cina. Il dollaro australiano, per esempio, è tornato nei pressi di 78 centesimi di dollaro, in calo da un massimo a due mesi di 0,7939 dollari toccato all’inizio della settimana.

La sterlina, vediamo il suo movimento nei confronti di euro e dollaro

Il rapporto di cambio tra sterlina ed euro (GBP / EUR) ha registrato delle perdite nel trading europeo di oggi dopo che i dati dell’inflazione nel Regno Unito sono scesi sotto le previsioni e hanno colpito lo 0,0%, mentre sterlina / dollaro USA (GBP / USD) e sterlina / Dollaro Canadese (GBP / CAD) sono saliti.

Nella zona euro i dati dei servizi tedeschi e il PMI hanno avuto dei risultati migliori rispetto alle previsioni e hanno dato all’Euro la forza di fare un salto. In precedenza, il rapporto tra sterlina e dollaro (GBP / USD), quello tra sterlina ed Euro (GBP / EUR) e quello tra sterlina e  Dollaro Canadese (EUR / CAD) hanno avuto un trend inferiore con la prospettiva di uno scossone politico nel Regno Unito che ha visto il flop sterlina.

Le elezioni e le speculazioni circa il futuro della Gran Bretagna nell’Unione europea sono un fattore che potrebbe seriamente pesare sui rapporti di cmbio GBP / USD, GBP / EUR e GBP / CAD. L’ultimo rapporto aperto in Europa suggerisce che il Regno Unito potrebbe prosperare se dovesse lasciare l’UE, un evento definito ‘Brexit’. Secondo alcuni, le stime dell’impatto del Brexit sul Regno Unito potrebbe essere del 2,2% del PIL.

Nel frattempo, il rapporto di cambio tra Euro e sterlina (EUR / GBP), Euro e dollaro (EUR / USD), Euro e dollaro canadese (EUR / CAD) mette in evidenza dei cambio che sono ancora sotto forte pressione per la prospettiva della Grecia di lasciare la zona euro, nota come ‘Grexit’. James Bullard della Federal Reserve ha dichiarato che è possibile che un Grexit possa verificarsi, ma che il processo sarebbe devastante per il paese ellenico. Bullard ha commentato: “penso che il Grexit sia molto più gestibile di quello che sarebbe stato un paio di anni fa e quindi credo che potrebbe essere fatto, ma non credo che sia opportuno cercare di andare su questa strada“. La Grecia si troverebbe ad affrontare una ben diversa e potrebbe avere un futuro molto tetro se dovesse andare in quella direzione, ma non credo che ci saranno delle ripercussioni sui mercati internazionali.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il Primo Ministro greco Alexis Tsipras si incontreranno ancora. Intanto, sterlina ed euro nei confronti del dollaro USA sono rimasti molto forti negli ultimi mesi con il prezzo che si muove anche per la possibilità di una salita del tasso di interesse americano da parte della Federal Reserve, una cosa che potrebbe arrivare quest’anno o al massimo all’inizio del prossimo.

Euro e dollaro, oggi come ieri

Il forte aumento del dollaro nei confronti dell’euro è stata la grande sorpresa del mercato finanziario del 2015. La debolezza dell’euro è stata oggetto del programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea. La velocità e la portata del declino dell’euro contro il biglietto verde ha preso alla sprovvista anche i più esperti osservatori del mercato delle valute. Janet Yellen, presidente della Fed, mercoledì ha espresso le sue rimostranze per un dollaro più forte, cosa che sta colpendo le esportazioni americane. I suoi commenti, insieme alla crescita più bassa e alle previsioni di inflazione, nonché alle proiezioni di un ritmo molto più lento per l’inasprimento della politica monetaria da parte della FED, possono riuscire a frenare la valuta americana.

Tuttavia, c’è sconcerto sul perché l’euro è sceso così in fretta contro il dollaro, cosa che evidenzia il potenziale dirompente delle azioni delle banche centrali; la volatilità e l’incertezza creata dalle divergenze transatlantiche sono di per sé dannose per le economie e per gli investitori.

La BCE ha iniziato a comprare bond il 9 marzo e anche se le sue intenzioni erano ben note in anticipo l’euro è sceso del 4 per cento nei confronti del dollaro nei successivi cinque giorni dopo aver perso quasi il 25 per cento dal maggio dello scorso anno. Una discesa di tale portata non può ragionevolmente essere considerata normale per le economie mondiali più avanzate, ma sono diventate una caratteristica del 2015. Il franco svizzero è salito fino al 40 per cento nei confronti dell’euro, quando la prospettiva che il QE della zona euro ha costretto la banca centrale della Svizzera ad abbandonare il legame della sua valuta rispetto all’euro nel mese di gennaio.

Utilizzando delle stime di come l’euro si sarebbe mosso se fosse esistito prima del 1999, i recenti cali sono stati superiori anche rispetto a quelli che si sarebbero avuti nei primi anni di crisi dei ’90. Un confronto si può fare con altri grandi movimenti di valute nei primi anni ’80, movimento che hanno avuto il potere di fermare l’apprezzamento del dollaro.

Le banche centrali di tutto il mondo sono oggi impegnate in un “alleggerimento competitivo”. La Riksbank svedese, per esempio, questa settimana ha spinto il tasso di interesse principale ancora di più in territorio negativo. Dietro il recente aumento del dollaro contro l’euro vi è stato un gap crescente del tasso di interesse. Lo “spread”, ovvero la differenza tra il rendimento a 10 anni del Tesoro USA contro gli equivalenti tedeschi sono passati attraverso livelli che non si vedevano dal 1980.

Siamo di fronte ad un momento storico particolare per l’euro e il dollaro, da non perdere assolutamente.

Perché il dollaro crescente è un problema per le economie emergenti

In India si tratta di un impianto elettrico principale, Jaiprakash Power Ventures, che vende servizi e negozia con i creditori per evitare un default a causa dell’aumento dei debiti del 30% in sei anni.

In Cina è uno dei più grandi sviluppatori immobiliari del paese, il Gruppo Kaisa, che sta minacciando di pagare solo 2,4 centesimi di dollaro ai suoi creditori di fronte alle indagini sulle corruzioni e dopo le dimissioni di massa dei dirigenti, lasciando innumerevoli aspiranti acquirenti di case in Cina bloccati.

E in Brasile si tratta di un’ondata di fallimenti tra i produttori di zucchero guidata non solo dal calo dei prezzi della materia ma anche dai debiti che essi devono pagare in dollari statunitensi, che stanno diventando sempre più costosi, praticamente di giorno in giorno, rispetto alla valuta brasiliana.

Queste sono tutte parti della stessa storia: l’impennata del dollaro americano sta facendo sentire i suoi effetti in tutto il mondo. Mano a mano che la valuta si alza, ci sono delle minacce per le economie emergenti in cui le aziende hanno assunto un elevato valore del debito. Il rally del dollaro è stato guidato dalle decisioni da parte della Federal Reserve, che inizia oggi un incontro politico di due giorni. La previsione della riunione ci dice che la banca potrebbe far capire di voler alzare presto i tassi di interesse, cosa che ha spinto il dollaro ancora più alto nelle ultime due settimane.

Anni di politiche a basso tasso d’interesse da parte della Fed hanno favorito le imprese nelle economie a rapida crescita, che potevano prendere in prestito dollari perché potevano farlo più a buon mercato rispetto a dei prestiti in valuta locale, come la rupia indiana o il real brasiliano. A settembre 2014 ci sono stati 9.200 miliardi di dollari di tali prestiti in al di fuori degli Stati Uniti, il 50 per cento in più dal 2009.

Raghuram Rajan, governatore della Reserve Bank of India, ha detto che il “prestito in dollari è come giocare alla roulette russa, specialmente se si sta prendendo un finanziamento relativamente a breve termine”.

Ora che il dollaro si è rafforzato e i prezzi sono in aumento, c’è un rischio concreto per molti mercati emergenti, con i debiti che sono diventati più onerosi. Le aziende dei mercati emergenti che esportano principalmente potrebbero essere ok dato che il loro reddito è in dollari, quindi dovrebbero tenere il passo con l’aumento del valore della valuta. Ma per quelle focalizzate sul mercato interno, come gli sviluppatori immobiliari o le compagnie elettriche, un dollaro più costoso può rendere molto più costoso fornire servizi. Fino a che punto si arriverà?

L’euro in recupero contro il dollaro, USD/JPY è stata fino ad ora senza direzione

L’euro ha recuperato le sue precedenti perdite contro il dollaro dopo che ha toccato un nuovo minimo di 12 anni nel commercio asiatico di oggi. Ma ulteriori cali nella moneta unica sembrano probabili date le politiche monetarie divergenti nella zona euro e negli Stati Uniti. In vista del Federal Open Market Committee, previsto per mercoledì, EUR/USD è a + 0,37%, a 1,0526 dollari, dopo aver toccato il valore di 1,0457 dollari, il suo livello più basso dal 10 gennaio 2003.

La politica della Federal Reserve è molto attesa e dovrebbe parlare di un possibile rialzo dei tassi di interesse proprio nella riunione di questa settimana. La rimozione della parola “paziente”, che tanto aveva frustrato gli investitori, alimenterà le aspettative che la Fed si muoverà prima piuttosto che dopo per aumentare i tassi degli Stati Uniti, aiutando a spingere verso l’alto il biglietto verde.

In direzione opposta, la Banca centrale europea ha lanciato un programma di allentamento quantitativo all’inizio di questo mese per aiutare a mantenere la deflazione a bada nella zona euro. Con l’acquisto di obbligazioni attualmente in corso, la moneta comune è stata sotto forte pressione al ribasso la scorsa settimana. Non ci sono motivi per acquistare l’euro, che è sul punto di diventare una delle valute più deboli. Anche con questi lievi guadagni, ci si aspetta un modello generale di vendita per la coppia di valute. Il quadro è desolante a breve termine per l’euro e secondo alcuni potrebbe testare la parità già alla fine di questo mese, a seconda del risultato del FOMC e degli eventuali sviluppi della BCE. Non ci sono ragioni per comprare, ma ci sono un sacco di ragioni per vendere. Nel frattempo, il dollaro è stato leggermente più in basso rispetto allo yen a ¥ 121,30, contro 121,43 ¥ di venerdì a New York.

Sia il dollaro che lo yen sono rimasti più forti nelle ultime settimane, portando la coppia di valute dollaro-yen ad essere un po’ senza direzione.

Il dollaro potrebbe salire nella seconda parte di questo mese con il rimpatrio dei profitti da parte delle imprese giapponesi che segue il suo corso. Un modello visto negli anni precedenti ha dimostrato che il dollaro tende a indebolirsi nei confronti dello yen tra metà febbraio e metà marzo, seguito da un adeguamento verso l’alto da metà marzo a fine marzo.

I deflussi di investimenti sui titoli esteri sono stati solidi nelle ultime settimane, il rimpatrio dei profitti probabilmente finirà presto, prima del 31 marzo, data di fine dell’esercizio per la maggior parte delle imprese giapponesi, aprendo la strada per un’accelerazione del movimento verso l’alto della coppia.

Dollaro in calo, l’euro ha preso un po’ di respiro

Il dollaro americano ha fatto segnare delle perdite modeste nelle prime ore di oggi dopo che gli investitori hanno prenotati i profitti di un rally prolungato che ha spinto il biglietto verde a vari picchi pluriennali proprio questa settimana.

Un calo inatteso delle vendite al dettaglio degli Stati Uniti ha dato al mercato una scusa per vendere il dollaro, che prontamente si è ritirato da un massimo di 12 anni contro un paniere di principali valute. L’indice del dollaro scorso era a 99,272, essendo scivolato dello 0,4 per cento ieri, la più grande caduta da un mese. L’indice era salito in precedenza fino a 100,060, un massimo non visto sin da metà aprile 2003. La sessione di notte ci ha fatto vedere un consolidamento per l’USD.

L’indice del dollaro, tuttavia, è ancora sulla buona strada per terminare la settimana con una salita del 1 per cento, che si estende dal 2,5 per centodi salita della scorsa settimana.

Senza dei grandi dati economici attesi per oggi, il dollaro potrebbe continuare a consolidare ancora un po’. Contro lo yen, la valuta americana è scivolata al ¥ 121,34, allontanandosi da un massimo di otto anni a 122,04. Inoltre ha perso terreno nei confronti dell’euro, che era a 1,0621 dollari, lontano dal minimo di 12 anni di 1,0494 dollari.

La moneta comune ha avuto anche un po’ di tregua con un rimbalzo di alcuni rendimenti dei titoli di Stato della zona euro che ha colpito minimi record questa settimana, con la Banca centrale europea che ha dato il via al suo programma di acquisto di bond. In Germania, il rendimento dei titoli a 10 anni è rimbalzato allo 0,249 per cento da un livello più basso dello 0,187 per cento.

Le preoccupazioni per la Grecia hanno continuato a rimanere in background. Il paese è a corto di liquidi e ha avviato colloqui tecnici con i suoi creditori internazionali per concordare le riforme e per sbloccare ulteriori finanziamenti, ma vi è una crescente frustrazione con Atene.

Il biglietto verde è  sceso anche contro le valute delle materie prime, come il dollaro australiano, che è risalito al di sopra di 77 centesimi di dollaro da un minimo di sei anni a 0,7561 toccato mercoledì.

La sterlina, invece, non ha fatto progressi contro il dollaro, largamente più morbido dopo che il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha segnalato che non vi è alcuna fretta di alzare i tassi di interesse, facendo precipitare le aspettative per un aumento dei tassi nei primi mesi del 2016.

L’euro sale, ma forse è solo un ritracciamento

L’euro è salito contro il dollaro per la prima volta da due settimane oggi, recuperando da un minimo di 12 anni che ha colpito nel corso della giornata di ieri. I commercianti hanno detto che i guadagni sono limitati, con gli investitori che cercano solo di vendere l’euro a livelli più alti. Entrambi gli indicatori tecnici e i prezzi di mercato hanno mostrato che ci sono altre perdite in serbo per la moneta unica.

Il programma di acquisto di bond della Banca centrale europea lanciato lunedì ha intaccato i rendimenti dell’euro portando quelli delle obbligazioni in territorio negativo. L’euro è sceso fino a 1,0494 dollari, il valore più basso dal gennaio 2003, per poi risalire a $ 1,0630, in crescita dello 0,8 per cento. Eppure, il recente forte calo ha innescato l’idea di poter arrivare ad una parità con il dollaro, un fenomeno visto per l’ultima volta nel 2002.

C’è un forte impulso per l’euro di toccare la parità nei confronti del dollaro. La diversificazione del portafoglio dovrebbe vedere la caduta dell’euro, se poi a questo si aggiunge che anche la BCE vorrà un euro più debole, il gioco è fatto e si capisce bene come la nostra valuta potrebbe scendere ancora. A meno che non ci sono delle proteste degli altri partner commerciali per un indebolimento dell’euro, il trend in calo continuerà. Ci sono stati alcune proteste provenienti dagli Stati Uniti, ma a condizione che gli europei sono soddisfatti dalla debolezza della valuta, l’euro può andare oltre.

Il presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard, ha detto al Financial Times che non è così chiaro che non ci saranno grandi movimenti del dollaro nel breve termine. L’indice del dollaro, che misura il valore del biglietto verde nei confronti delle principali valute, ha colpito il valore di 100.06 per la prima volta dall’inizio del 2003, prima di cadere.

Gli investitori ora attendono i dati sulle vendite al dettaglio USA nel corso della giornata per vedere se le figure possono rafforzare le attese di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve per metà anno. A causa del freddo pungente,è previsto un pull-back, un fattore che potrebbe pesare sul dollaro, dicono gli analisti.

Nel frattempo, il dollaro della Nuova Zelanda è avanzato dopo che la Reserve Bank della Nuova Zelanda è stata meno dovish sui mercati avendo mantenuto i tassi di interesse stabili al 3,5 per cento. Il kiwi era a 0,7400 dollari, in crescita del 1,4 per cento e via dal minimo di cinque settimane a 0,7192 dollari, colpito l’11 marzo.

L’euro ai minimi dal 2003 contro il dollaro

L’euro è sceso al suo valore più basso dall’inizio del 2003 nei confronti del dollaro proprio oggi, trascinando le altre valute europee con sé, anche a causa delle enormi differenze di sviluppo dei tassi di interesse di mercato tra Europa e Stati Uniti.

In un rally con il dollaro che ha avuto inizio lo scorso luglio, la moneta unica ha perso circa un quarto del suo valore, e c’è poco segno di poter toccare il fondo. Deutsche Bank prevede un calo ad 85 centesimi di dollaro entro la fine del 2017.

Questo è dovuto in gran parte a causa del crollo dei rendimenti obbligazionari europei, che sono impostati per rimanere bassi per il prossimo futuro nel quadro del programma QE lanciato dalla Banca centrale europea lunedì. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi a 30 anni sono ora inferiori a quelli del dollaro, avendo raggiunto il massimo da due anni.

Il quadro per i mercati azionari europei, data il previsto trilione di euro di nuova moneta che dovrebbe fluire nel settore finanziario, è meno triste, e gli indici principali sono stati tutti superiori nei primi scambi.

L’euro è contro tutte le altre valute. L’euro è affondato da $ 1,0638 durante le sessioni europee, il valore più debole dal 2003. Le corone norvegesi e danesi hanno colpito dei minimi simili, mentre la corona svedese si trova ai minimi da sei anni. C’è poco ottimismo in Asia, dove gli scarsi dati dalla Cina hanno aiutato i mercati azionari a scendere ai minimi da due mesi.

L’indice MSCI delle azioni dell’Asia e del Pacifico è sceso dello 0,4 per cento, dopo aver toccato il valore più basso da gennaio. Le azioni australiane hanno perso lo 0,5 per cento, quelle malesi e indonesiane sono diminuite. Wall Street durante la notte ha fatto registrare delle perdite di circa l’1 per cento.

In Giappone, il Nikkei N225 ha guadagnato lo 0,3 per cento dato che ci sono stati dei dati migliori del previsto sugli ordinativi di macchinari, che hanno aiutato a compensare le perdite di Wall Street.

Ma il declino dello yen, di solito un fattore positivo per i titoli giapponesi, ha portato alcuni a preoccuparsi di altre conseguenze, come l’onere per gli importatori. Il mercato ha iniziato a preoccuparsi degli effetti collaterali di un ulteriore caduta di valore dello yen. Ci sono delle preoccupazioni, inoltre, che un dollaro più forte possa far male ai guadagni delle multinazionali americane.

Siamo di fronte ad un equilibrio difficile, dove ci porterà?

Perché la Fed e Janet Yellen dovrebbero sostenere un dollaro forte

Il presidente della Federal Reserve Janet Yellen dovrebbe sostenere un valore più alto per il dollaro perché, contrariamente alla credenza popolare, è nel migliore interesse degli Stati Uniti avere una moneta forte.

Le politiche che indeboliscono il dollaro, come quelle che gli Stati Uniti hanno seguito sin dai primi anni 1960, possono aiutare l’economia e il mercato del lavoro nel breve periodo, ma nel più lungo periodo la ricerca indica che tali politiche possono essere dannose alla produttività e alla crescita economica, perché l’economia diventa meno competitiva.

Indipendentemente da ciò, un dollaro più forte è la realtà di oggi. Venerdì scorso, il dollaro statunitense è venuto vicino a 1,08 dollari per un euro. Il valore dell’Euro non è mai stato così basso dal marzo 2003.

Un quadro più generale si può trarre dall’indice ponderato del dollaro nei confronti delle principali valute. La scorsa settimana l’indice è salito sopra 90,0, il livello più alto dal settembre 2003, quando il valore del dollaro era in declino. Il valore del dollaro, in base a questo indice, è aumentato di circa il 33 per cento dal suo recente minimo di circa 68,0 nel mese di aprile 2011.

Anche con questo aumento, il dollaro americano non si trova ancora vicino ai suoi due precedenti picchi di 113,0 nel gennaio 2002 e del febbraio 1985, quando scavalcò 148,0 come risultato delle politiche monetarie restrittive dell’allora chairman della Fed Paul Volcker. Si potrebbe sostenere, quindi, che c’è ancora molto spazio per una salita ulteriore.

Il dollaro è forte perché l’economia degli Stati Uniti è più forte rispetto alla maggior parte degli altri paesi sviluppati, il che ha stimolato una domanda di dollari. Ora sembra essere il momento giusto per sostenere il dollaro a causa della debole posizione della maggior parte delle altre nazioni.

La banca centrale degli Stati Uniti sta per iniziare un rialzo dei tassi di interesse a breve termine, mentre la maggior parte delle altre banche centrali li stanno allentando, questo dovrebbe continuare a far salire ancora il valore del dollaro.

La domanda è: quanto può permettersi la Fed di far salire la sua valuta? Il prossimo anno o due saranno pieni di insidie. Con una ripresa economica che si trova di fronte al terzo periodo di crescita continuativo più lungo della storia della seconda guerra mondiale, con il rapporto di partecipazione alla forza lavoro al minimo da 37 anni e con oltre 2.500 miliardi di dollari in riserve in eccesso, la Fed non ha mai affrontato una situazione tanto complicata.

Gli USA aumentano i numeri del lavoro, dollaro in salita

L‘economia statunitense ha aggiunto 295.000 posti di lavoro nel mese di febbraio, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5% dal 5,7%, secondo i dati del Dipartimento del Lavoro. E’ stato il 12 ° mese consecutivo che l’economia ha aggiunto più di 200.000 posti di lavoro. Nel frattempo, i dati per il numero di posti di lavoro creati nel mese di dicembre sono rimasti invariati, ma sono state riviste al ribasso dal mese di gennaio da 257.000 a 239.000. Ci sono stati i guadagni dei posti di lavoro in diversi settori, tra cui edilizia, sanità e trasporti.

Inoltre, ci sono stati dei guadagni del lavoro anche nel settore del cibo e delle bevande, in quello dei servizi professionali e del business. Tuttavia, l’occupazione nel settore minerario è scesa nel corso del mese.

Nel mese di febbraio, i guadagni medi orari per tutti i dipendenti dei libri paga del settore non agricolo ​​sono aumentati di 3 centesimi a 24,78 dollari. E nel corso dell’anno, i guadagni orari medi sono aumentati del 2%.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso, al 62,8% dal 62,9%, dato che più persone sono entrate nella forza lavoro. Nel corso dell’anno, il tasso di disoccupazione e il numero di persone senza lavoro sono diminuiti, del 1,2% e di 1,7 milioni rispettivamente.

L’ultimo mese di crescita dei posti di lavoro decisamente forte dovrebbe probabilmente aumentare le aspettative che la Federal Reserve potrebbe aumentare i tassi di interesse prima piuttosto che dopo. Bruce McCain, capo stratega del settore degli investimenti presso la Key Private Bank a Cleveland, Ohio, ha detto: “Ogni segno di forza eccessivo solleverà lo spettro di una salita dei tassi prima del previsto, e aumenta l’attesa di una salita dei tassi entro quest’anno.”

L’economia americana ha creato un milione di posti di lavoro nei tre mesi precedenti, anche se l’economia sta generando una maggiore crescita di posti di lavoro di quanto potrebbe avere la capacità di fare e di mantenere nel corso del medio/lungo periodo. Anche se le estati sono state molto robuste, ad un certo punto dovremo vedere un rallentamento della salita dei numeri dei posti di lavoro. E’ una cosa normale e non bisogna preoccuparsene.

Dal punto di vista delle valute, il dollaro americano è salito nei confronti dell’euro, con il rapporto di cambio EUR/USD che è arrivato a 1,0879 . La parità potrebbe essere in vista entro quest’anno, una condizione che in tanti vedono possibile. Contro le yen, invece, il dollaro è schizzato in alto a 120,88 .

Il dollaro ai massimi da 11 anni, ulteriori salite previste

Il dollaro ha colpito un nuovo massimo da 11 anni a questa parte contro un paniere di principali valute oggi, con l’aumento dei rendimenti del Tesoro che hanno aiutato la valuta americana a prevalere rispetto alle altre. L’indice del dollaro è salito fino a 95,516, superando il precedente picco di 95,481 toccato lo scorso 23 gennaio. Ha raggiunto un valore massimo che non si vedeva dal settembre 2003 e ora potrebbe ancora continuare a salire.

L’indice è salito anche perché l’euro è scivolato al di sotto 1,1200 dollari e perché il biglietto verde ha colpito un massimo da tre settimane contro lo yen a 120,19. La valuta della zona euro è stata, alla fine, in rialzo dello 0.1 per cento contro il dollaro, arrivano a 1,1191.

Alla base del movimento del biglietto verde ci sono i rendimenti del Tesoro USA, aumentati al 2,10 per cento. Oltre a questo, le azioni di Wall Street hanno toccati dei nuovi livelli record proprio ieri, a cui si aggiunge il fatto che tutta una serie di dati misti sono stati resi noti durante la notte e che sono stati visti dagli analisti come un guida per l’aumento dei rendimenti del Tesoro. Tali dati sono misti, è vero, ma si dà ancora più importanza ai dati dell’inflazione. Resta ancora da vedere, infatti, se i prezzi saranno in un trend rialzista. Se, infatti, i dati continueranno a suggerire che i prezzi hanno almeno toccato il fondo, si può pensare ad un rialzo dei tassi già in estate. Sono momenti molto importanti per il mercato e per il dollaro.

La scorsa settimana i tori del dollaro sono stati inizialmente delusi dai segnali dovish percepiti da parte del presidente della Federal Reserve Janet Yellen, per poi salire ancora di più dopo che i dati hanno mostrato che l’inflazione core è salita più del previsto.

Gli economisti continuano a prevedere il primo rialzo dei tassi FED entro il mese di settembre quest’anno, con il FOMC che farà cadere il riferimento alla parola ‘paziente’ che invece era stato sempre presente negli ultimi incontri politici.

Oltre a questo, la RBA non ha abbassato i tassi di interesse come ci si aspettava e la cosa ha provocato un bel movimento per il dollaro australiano, che potrebbe essere interessante sfruttare a proprio favore per investire nel mercato del forex.

Ci attendiamo una giornata di oggi molto piacevole per “tradare”, con un continuo di settimana altrettanto “forte”.

Ecco perché l’euro non è una cattiva idea

Relativamente alla situazione tra Grecia e euro, una rivista conservatrice degli Stati Uniti ha recentemente rilevato che “una moneta comune per l’Unione europea è sempre stata una cattiva idea perché richiedeva una politica monetaria comune per delle idee economiche molto diverse.”

Se si dovesse prendere questo passaggio sul serio, l’unica conclusione è che la moneta comune è presumibilmente una cattiva idea per i paesi dell’Unione europea così come il dollaro lo è sempre stato per la maggior parte dei 50 stati degli Stati Uniti, insieme con i vari paesi il mondo che hanno essenzialmente “dollarizzato” le loro economie.

Le economie di New York, della California e del Texas non sono certo come quelle del West Virginia e del Mississippi, per non parlare che l’attività economica in Manhattan, a Beverly Hills e a Highland Park non assomiglia in alcun modo a ciò che avviene a Buffalo, a San Bernardino e a Denton, ma il dollaro è il mezzo di scambio accettato in tutto il paese.

Per semplificare ciò che è veramente essenziale, ma quasi totalmente incompreso dalla maggior parte di coloro che si occupano di economia, è che il denaro non è ricchezza. Il il denaro è ciò con cui si scambia la ricchezza reale. Il denaro non è un investimento. Al contrario, esso è ciò che usiamo per indirizzare le risorse dell’economia al loro utilizzo più elevato. Il denaro agevola gli investimenti. Ecco perché l’oro è stato storicamente utilizzato come identificatore di denaro. Nella storia si era alla ricerca di un prodotto più costante dal punto di vista del valore sul mercato ed è stato dunque logico utilizzare il denaro, tant’è che esso raggiunge la sua massima utilità quando è stabile.

Le economie crescono grazie agli investimenti e quando le persone investono, stanno comprando future in dollari, euro, yen, ecc. Così, mentre il denaro in sé non è la ricchezza, esso rende l’investimento alla portata di tutti.

L’Inghilterra era un paese molto povero finché non ha legato la sterlina all’oro nel corso del 18 ° secolo (decisione dopo la quale gli investimenti nel paese sono saliti), mentre gli Stati Uniti potrebbero non essere il paese più ricco del mondo se il dollaro non fosse stata una misura stabile di ricchezza per la maggior parte delle persone.

Ecco perché, con almeno 50 paesi in tutto il mondo che hanno le loro valute ancorate all’euro, non ci sentiamo di dire che la moneta unica sia una cattiva idea. Dare la colpa all’euro dei disturbi della Grecia significa perdere il reale punto di vista delle cose, ovvero un paese dove l’evasione è regola, il pubblico spende tanto e la corruzione è tangibile.