L’australiano in salita, l’euro recupera un po’ ma ancora in un trend al ribasso

Il dollaro australiano è salito dopo l’arrivo dei dati provenienti dalla Cina, mentre l’euro ha recuperato un po’ contro le altre valute, anche se ancora scambiato in un trend al ribasso a causa delle attese per il prossimo referendum.

AUD / USD è salito dello 0,23% a 0,7722, EUR / USD è sceso dello 0,04% a 1,1139. USD / JPY si trova a 122,50, piatto.

L’indagine Tankan che misura il sentiment del Giappone per le aziende ha mostrato una salita. In Australia, l’indice manifatturiero di giugno è sceso di 9,1 punti a 44,2, un livello minimo di due anni. L’indice era a 52,3 a maggio. In Australia, il numero delle approvazioni per le costruzioni è salito del 2,4%, ben al di sopra del guadagno del 1,0% previsto, un numero positivo rispetto a un calo del 4,4% nel mese di aprile. L’indice dei prezzi delle materie prime della RBA è atteso alle 16:30.

In Cina, l’indice manifatturiero di giugno e dei servizi delle PMI si è attestato a 50,2, appena un po’ al di sotto del 50,3 previsto e invariato rispetto al mese precedente. La lettura finale del PMI manifatturiero Markit si attesta a 49,4, rispetto al flash di 49,6 e al valore di maggio di 49.2. La lettura finale di questo indicatore ha indicato un ulteriore calo nella salute del settore manifatturiero nel mese di giugno.

Questo valore è stato principalmente guidato dal tasso migliore del mercato del lavoro sin dal 2009, mentre la produzione è scesa leggermente. Dal lato positivo ci sono stati interessanti segnali di miglioramento in nuovi incrementi dei nuovi ordini totali e delle nuove attività di esportazione. Tuttavia, è probabile che saranno necessarie ulteriori misure di stimolo per garantire che il settore possa ritrovare lo slancio di crescita giusto ed incoraggiare meglio la creazione di posti di lavoro.

Novità anche dall’Europa e dalla Grecia: il Fondo Monetario Internazionale ha emesso un comunicato con cui ha confermato che il rimborso di 1,5 miliardi di euro atteso oggi dalla Grecia non è stato ricevuto. E’ stato già informato il consiglio di amministrazione che la Grecia è ora in ritardo e potrà ricevere altri finanziamenti sono quando gli arretrati saranno azzerati.

L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde contro un paniere ponderato di sei principali valute, è sceso dello 0,01% a 95,74.

Durante la notte, il dollaro è rimasto sostanzialmente più alto contro un paniere di altre valute, dopo che i dati hanno mostrato che la fiducia dei consumatori è migliorata più del previsto nel mese di giugno.

Dollaro australiano e neozelandese al centro delle attenzioni

Il dollaro australiano e quello neozelandese sono stati i principali motori tra le principali valute di oggi fino ad ora, spinti in direzioni opposte dai segnali contrastanti sulla salute di due economie in difficoltà.

Dopo una due giorni di testimonianze da parte del capo della Federal Reserve Janet Yellen si è visto ben poco per poter andare avanti con certezza sul ​​dibattito su quando i tassi di interesse degli Stati Uniti saliranno, anche se le aspettative sono ancora per la seconda metà di quest’anno al più tardi.

Il dollaro australiano è sceso di mezzo punto percentuale rispetto al dollaro, all’euro e allo yen prima di recuperare un po’ di equilibrio, dopo anche tutta una serie di investimenti aziendali inaspettatamente deboli in una economia che lotta per la crescita. Il kiwi ha invece guadagnato lo 0,4 per cento rispetto al dollaro e allo yen dopo dei dati che hanno un surplus, a sorpresa, sul commercio.

In Australia si immaginava che i numeri sui minerari sarebbero stati deboli, ma ci si aspettavano degli investimenti nel settore delle costruzioni a compensazione. Questo non c’è stato, e abbiamo visto la reazione sull’Aussie.

L’australiano ha recuperato in fretta, però, anche perché il presidente della banca centrale ha detto che i tassi di interesse a termine non si erano mossi, a scontare una maggior probabilità di un taglio degli oneri finanziari da parte della Reserve Bank a seguito della riunione all’inizio di questo mese. Myers, il presidente, ha detto che non si farà un nuovo taglio subito, meglio aspettare e vedere per un po’ di tempo.

Il dollaro si trova nel bel mezzo di una gamma che ha tenuto rispettivamente per quattro settimane e per tre mesi contro l’euro e lo yen, frustrando la maggior parte degli investitori che stanno scommettendo su ulteriori guadagni del biglietto verde. Janet Yellen ha lavorato un bel po’ in questi ultimi giorni per aiutare a fermare l’avanzata del dollaro e per succhiare la volatilità fuori dal mercato forex.

Il prossimo spunto ovvio sono i prezzi al consumo degli Stati Uniti, attesi per le 13.30 GMT di oggi. L’euro è stato leggermente inferiore a quota 1,1353, il dollaro invece si è spostato lentamente fino a ¥ 118,73. Se abbiamo una sorpresa sul CPI, allora l’euro potrebbe salire più in alto. Si potrebbe vedere, dunque, un interessante movimento da parte della nostra valuta nel corso delle prossime ore, da non perdere perché potrebbe dare adito a bei guadagni.

Il dollaro australiano in calo dopo i dati del commercio

In una sessione altrimenti tranquilla, il dollaro australiano è stato ancora una volta il più grande motore tra le valute sviluppate, passando da un massimo di 9 mesi ad oltre 95 centesimi a 0,9456. Il motivo sono le cifre del commercio peggiori del previsto per maggio, come il deficit del paese si è attestato a 1,9 miliardi di dollari australiani, invece dei 120 milioni previsti dagli economisti. La ragione per i numeri peggiori del previsto è stato un calo del 5% delle esportazioni, come i prezzi di alcune materie prime chiave per l’esportazione, come il ferro, che sono stati inferiori.

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Parlando di valute delle materie prime, il dollaro della Nuova Zelanda è sceso a 0,8757 dopo essere arrivato molto vicino al suo massimo di 3 anni intorno a 0.88, dopo che i prezzi del latte in polvere, principale esportazione del paese, sono scesi vertiginosamente. La propensione al rischio era forte dopo che l’indice del mercato azionario statunitense, l’S & P 500, ha segnato un altro massimo di tutti i tempi, ai massimi da 5 anni e mezzo. Anche se il dollaro è riuscito ad avere un leggero aumento a 1,3670 contro l’euro e a 101,56 contro lo yen, il mercato è stato cauto nel guidare il greenback troppo in alto dal perdere la chiave di sblocco nel giorno precedente dagli Stati Uniti, il PMI manifatturiero. Questo è un dato inferiore alle aspettative e leggermente inferiore al livello del mese precedente, anche se saldamente al territorio di espansione superiore a 50, a 55,3.

Uno dei momenti salienti della giornata in anticipo per il dollaro sarà il discorso da presidente della Fed Janet Yellen presso il Fondo Monetario Internazionale a Washington. Il discorso della Yellen sarà esaminato attentamente in caso si decida di mettere a punto alcuni dei messaggi contrastanti dei presidenti regionali della Fed. Sembra che ci sia un certo disaccordo o dibattito in seno al comitato per la definizione della politica per quanto riguarda la probabile tempistica di quando i tassi di interesse dovrebbero iniziare a salire.

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Dollaro australiano in rally sulla decisione dei tassi, PMI cinese interessante

Il dollaro è rimasto sotto pressione oggi, in quanto l’euro è salito al suo massimo in sette settimane, a livelli su cui veniva scambiato prima del 5 giugno e della decisione della BCE di applicare lo stimolo monetario. Euro / dollaro è stato scambiato intorno a 1,3683, dopo essere salito a 1,3696 durante la notte. L’inflazione dell’eurozona a giugno era in linea con le aspettative del giorno precedente a 0,5%. Lo yen è stato sotto pressione con il sentimento del rischio migliorato e i mercati azionari rimbalzati. Il dollaro è salito a 101,46 contro lo yen, mentre l’euro ha aggiunto guadagni significativi della sessione precedente, raggiungendo 138,86 dopo aver scambiato a 138,97 in precedenza, massimo di 3 settimane.

Best performer della sessione è stato il dollaro australiano però, che si è radunato per sfidare il massimo del 10 aprile a 0,9460, il massimo annuale. L’aussie è stato aiutato dalla posizione immutata della Reserve Bank of Australia, che ha mantenuto i tassi di interesse costanti al 2,50%. La dichiarazione di accompagnamento alla decisione è stata poco cambiata rispetto al passato ed è implicito che i tassi di interesse nel paese rimarranno al 2,50% per un lungo periodo, circa un anno secondo le previsioni di mercato dei futures.

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Altri sviluppi hanno anche aiutato l’aussie, come il PMI manifatturiero cinese per giugno. Ciò ha confermato che il settore era in territorio espansivo, attestandosi a 51, ​​rispetto a 50,8 del mese precedente. Il numero ha indicato che l’economia cinese continua a crescere ad un ritmo decente e non c’è un brusco rallentamento in vista. Questo a sua volta ha potenziato la propensione al rischio globale.

Guardando avanti per il resto della giornata, la disoccupazione per maggio dell’Eurozona sarà importante e dovrebbe essere invariata al 11,7%. Il PMI di produzione per l’Eurozona e per il Regno Unito saranno rilasciati, così come il PMI manifatturiero ISM degli Stati Uniti per il mese di giugno.

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Dollaro australiano e canadese in anticipo sulle notizie rialziste dalla Cina e i dati di inflazione

Il dollaro statunitense è stato poco scambiato durante la sessione di Lunedì, in quanto si aspettava il PMI manifatturiero Markit nel corso della giornata, così come i dati di vendita case oggi e domani. L’euro era stabile intorno a 1.36, davanti a tutti gli importanti indici del flash PMI della zona euro di giugno. Gli indicatori PMI dell’eurozona mostreranno se la ripresa economica della regione è sulla buona strada e sono seguito da vicino dai partecipanti al mercato. Ci si aspetta, in media, di essere vicino alle letture del mese precedente, mostrando una continuazione fiacca della ripresa.

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Il dollaro australiano ha guadagnato dopo una produzione cinese significativamente migliore del previsto, indicata dal PMI per giugno. L’indice, che viene compilato da HSBC, è salito a 50,8 dal 49,4 del mese precedente. Gli economisti si aspettavano una lettura di 49,7, secondo un ‘sondaggio Reuters. La relazione ha calmato i timori di un brusco rallentamento della crescita cinese.

Un forte settore manifatturiero cinese dovrebbe sostenere la domanda di materie prime, contribuendo in tal modo alla salita delle valute legate alle materie prime, come quelle dell’Australia e del Canada. Inoltre, il Canada ha pubblicato dei dati sull’inflazione più forti del previsto venerdì con l’inflazione che è salita al suo valore più alto da più di due anni al 2,3%. Il target della Banca centrale dell’inflazione è del 2%. Il dollaro è sceso a un minimo da oltre 5 mesi a 1,0720 contro la sua controparte canadese, la relazione ha sollevato dubbi circa l’adeguatezza del tasso di interesse di base del 1% nel paese. Il dollaro australiano ha registrato un valore massimo da più di 2 mesi rispetto al dollaro a 0,9442.

Le azioni mondiali sono state aiutate dai numeri cinesi positivi, come la propensione al rischio è stata aiutata dalla promessa di bassi tassi di interesse negli Stati Uniti. La sterlina è stata anche scambiata vicino al massimo pluriennale a 1,7061.

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Il dollaro australiano fa marcia indietro dopo i numeri dell’inflazione

Le valute sono state cambiate durante il commercio asiatico di oggi, con il dollaro che si è tirato indietro leggermente contro lo yen a 102,55 e l’euro che ha guadagnato un po’ contro il biglietto verde a 1,3816. In Cina, la notizia è che l’HSBC Markit Flash Manufacturing PMI è salito a 48,3 in aprile rispetto a 48,0 a marzo. Questa è una buona notizia, da un lato, poiché rappresenta un miglioramento. D’altra parte, l’indice è rimasto ad un livello inferiore a 50 per il quarto mese consecutivo, indicando un rallentamento complessivo nella fabbricazione cinese.

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Il numero di PMI migliorato dalla Cina ha fatto poco per aiutare il dollaro australiano ed evitare che lo stesso cadesse, che è sceso in maniera dura dopo i dati sull’inflazione australiani più deboli del previsto per il primo trimestre. Questo permette alla Reserve Bank of Australia di avere una maggiore flessibilità in merito a quando alzare i tassi dal livello attuale di 2,50 %. L’aussie è sceso sotto il segno di 0,93 nei confronti del dollaro, arrivando allo 0,9 % durante la seduta da 0,9281. Questo ha rappresentato una battuta d’arresto importante per l’aussie dopo il massimo del 10 aprile di 5 mesi contro il dollaro a 0,9461. Anche dopo questa battuta d’arresto, l’aussie è aumentato del 4,1 % contro il dollaro USA su base annua e, insieme con il kiwi ( +4,8 %), sono le due major più performanti del 2014.

La sterlina regge bene

La sterlina è relativamente forte rispetto al dollaro statunitense a 1,6824 e l’euro è vicino ad una discesa attraverso l’importante livello di 0,82 contro la sterlina, ora a 0,8211, dopole acquisizioni favorevoli di alcune società estere che hanno acquistato beni posseduti da imprese del Regno Unito. I verbali dell’ultima riunione della Banca d’Inghilterra nel corso della giornata sono stati tanto attesi relativamente ad un futuro dibattito sui tassi di interesse più elevati.

Guardando al futuro, l’attenzione sarà focalizzata sulla zona euro e sul Markit PMI per i servizi e il manifatturiero. Sarà un dato particolarmente interessante per vedere se l’economia francese di marzo è rimbalzata in territorio di espansione o meno.

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Il deficit commerciale della Cina fa male all’aussie e solleva lo yen

Lo yen è salito sulla richiesta di valute rifugio sicuro dopo la scarsa propensione al rischio a causa dei dati commerciali della Cina. La seconda più grande economia del mondo ha registrato un deficit di 23 miliardi di dollari a febbraio contro le aspettative di oltre 14.5 miliardi, le esportazioni sono crollate del 18,1% anno su anno. Questo è stato il più grande calo delle stesse dal 2009. Altri dati deludenti da una delle più grandi economie asiatiche fa male alla propensione al rischio. Il PIL del Giappone ha mancato le previsioni e il disavanzo delle partite correnti della nazione si è allargato ad un record di 15,4 miliardi di dollari.

Aussie in calo

Nel frattempo, le tensioni geopolitiche sono in aumento contro l’Ucraina, mantenendo gli investitori sul bordo. I deboli numeri commerciali della Cina di oggi hanno trascinato il dollaro australiano più in basso perché la Cina è un importante partner commerciale per l’Australia. L’aussie è giù di circa l’1 % dal massimo di venerdì. Durante la sessione asiatica di oggi l’australiano è sceso dello 0,27 % contro il biglietto verde a 0,9025.

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Lo yen è la valuta principale dai migliori risultati in quanto ha guadagnato contro la maggior parte delle altre valute a seguito dei dati di Cina e Giappone. La valuta ha guadagnato lo 0,2 % a 103,09 contro il dollaro nella sessione asiatica di oggi. Il biglietto verde ha invertito i guadagni realizzati venerdì scorso. L’euro è stato sorprendentemente resistente, nonostante le tensioni in Ucraina e ha concluso la sessione asiatica con un guadagno dello 0,09 % a 1,3883. Contro lo yen l’euro è salito dello 0,05% a 143,11. Comprare l’euro è una cosa legata al relativamente ottimista outlook della Banca centrale europea di giovedì scorso sull’inflazione della zona euro. Il presidente della BCE Mario Draghi ha minimizzato i rischi di deflazione nella regione. La sterlina è salita dello 0,04 % contro il dollaro a 1,6731.

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Lo Yen al massimo da 1 mese dopo i disordini in Ucraina

I flussi tendono verso la valuta sicuro rifugio yen a causa dei rischi geopolitici dopo che la Russia minaccia di invadere la regione ucraina della Crimea. L’Europa potrebbe essere influenzata da una interruzione delle forniture di petrolio e gas dalla Russia, se dovessero venire imposte sanzioni alla Russia. Un terzo delle forniture di gas naturale in Europa proviene dalla Russia.

Tra le altre notizie, i deludenti PMI della Cina hanno evidenziato una forte preoccupazione per la crescita della seconda economia più grande del mondo. Un sondaggio del governo rilasciato durante il fine settimana ha mostrato l’attività nel settore fabbriche cinese che ha rallentato al minimo da febbraio. Il PMI del settore manifatturiero ha visto una lettura di 50,2 nel mese di febbraio rispetto al 50.5 a gennaio. Lo yen ha toccato il suo livello più forte da un mese contro il dollaro e il Tokyo Nikkei 225 è sceso del 1,8%. Lo yen ha guadagnato lo 0,4 %, a 101,37, dopo aver raggiunto 101,24, il livello più forte dal 6 febbraio. Lo yen ha guadagnato lo 0,5 % contro l’euro a 139,84.

Euro in calo ad inizio sessione, AUD in salita

La nostra valuta ha tagliato i guadagni realizzati contro il dollaro dopo il miglioramento dei numeri di inflazione della zona euro, venerdì. L’euro è scivolato dello 0,1 % a 1,3790. Un evento chiave per la nostra moneta sarà la riunione di politica monetaria della Banca centrale europea, prevista per giovedì. Gli aumenti dei prezzi al consumo hanno reso più concrete le aspettative che la BCE taglierà i tassi di interesse questa settimana.

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La sterlina si muove in maniera costante contro il dollaro mentre gli investitori attendono i dati UK sul PMI manifatturiero, previsti più tardi per oggi. La sterlina ha continuato a commerciare sopra il valore di 1.68 e ha scambiato a 1,6709 – 1,6750.

Il dollaro australiano non è stato pesantemente influenzato dai dati PMI della Cina. L’aussie è scambiato a un minimo di 88,89 centesimi di dollaro in Asia, il valore più basso dal 5 febbraio, prima di salire a 89,21 centesimi di dollaro. Domani la Reserve Bank di Austrlia annuncerà il tasso di interesse.

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Il surplus commerciale della Cina fa salire il dollaro australiano

L’attenzione del mercato si è concentrata sui forti dati commerciali provenienti dalla Cina oggi, che hanno contribuito ad aumentare la propensione al rischio, con il rallentamento della crescita nella seconda più grande economia mondiale che non è così grave come temuto. La Cina ha registrato infatti il più ampio surplus commerciale dal gennaio 2009, in quanto le esportazioni hanno superato le aspettative di gran lunga, essendo aumentate del 10,6% rispetto a un anno prima. Le previsioni erano per un semplice aumento dello 0,1 %. Le importazioni sono aumentate del 10%. Il surplus commerciale risultante si è attestato a 31,9 miliardi di dollari.

Il dollaro australiano si apprezza

I dati ottimistici provenienti dalla Cina hanno portato ad un apprezzamento del dollaro australiano, soprattutto perché la Cina è un importante partner commerciale per l’Australia. Poiché il paese asiatico è uno dei maggiori consumatori di materie prime e l’Australia è uno dei principali esportatori di materie prime, questo è vantaggioso per l’economia australiana. L’aussie è infatti rimbalzato da 0,9006 ad un massimo di 0,9066.

La propensione al rischio continua anche con la FED

Tra le altre notizie, la propensione al rischio è stata influenzata anche dalla prima testimonianza al Congresso di Janet Yellen, ieri, in cui ha ribadito la continuità della Fed in termini di assottigliamento. Il presidente della banca centrale americana ha detto che la stessa continuerà con il ridimensionamento del suo programma di acquisto di bond. Il messaggio porta ad una continuità nella strategia di politica monetaria, cosa che è stata presa positivamente dai mercati.

L’euro ha guadagnato lo 0,05 % contro il dollaro oggi, per terminare a 1,3643, stando sotto il valore massimo di 1,3679 toccato ieri. La sterlina ha invece guadagnato lo 0,15 % contro il dollaro, a 1,6472. La direzione della valuta inglese sarà soggetta alla relazione della Banca d’Inghilterra sull’inflazione, prevista per oggi. Si prevede la relazione segnalerà che i tassi di interesse non saliranno fino al prossimo anno, cosa che sarebbe probabilmente negativa per la sterlina.

Il dollaro australiano colpisce il minimo da 3 anni e mezzo sulla debolezza dei dati del lavoro

Il dollaro australiano è sceso a un minimo da 3 anni e mezzo dopo i dati sull’occupazione inaspettatamente tristi. L’aussie ha subito pesanti perdite a seguito del rilascio del rapporto dei lavori di dicembre, che hanno mostrato come i posti di lavoro in Australia sono diminuiti del 22.600 il mese scorso, in seguito ad un guadagno di 15.400 a novembre. Questo è stato un dato enormemente negativo, soprattutto rispetto alle previsioni di un aumento compreso tra 7.500 e 10.000. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 5,8 per cento, ma il rapporto di partecipazione è sceso al 64,6 % dal 64,8 % previsto.

La RBA taglierà i tassi?

Il calo dell’occupazione australiano ha potenziato le probabilità di una riduzione dei tassi di interesse da parte della Reserve Bank of Australia, dall’attuale 2,5 %. Il dollaro australiano ha perso l’1,2 per cento, arrivando a 88,06 centesimi di dollaro, dopo aver toccato 87,94 centesimi, la chiusura più bassa da agosto 2010. Lunedi l’aussie aveva colpito un massimo di un mese a 90,85 centesimi. Il dollaro USA ha continuato a essere il miglior interprete del crescente consenso nei mercati, con la Federal Reserve che continuerà con il suo taglio sulla speculazione che la ripresa economica degli Stati Uniti è abbastanza forte.

Ad aiutare il biglietto verde c’è un ottimista versione del Beige Book della Fed di ieri. L’indagine ha detto che l’economia statunitense ha continuato a crescere ad un ritmo moderato da fine novembre fino alla fine del 2013 e che le prospettive economiche sono positive.

Attesi i dati del reclami dei senza lavoro

Negli USA, i reclami dei senza lavoro iniziali di oggi saranno un altro evento di rischio per il dollaro in quanto si tratta di un indicatore del fatto che la Fed ridurrà ulteriormente lo stimolo. I reclami dei senza lavoro per la settimana terminata l’11 gennaio dovrebbero diminuire di 328.000, il minor numero da novembre. Il numero precedente era a 330.000.

Il dollaro si rafforza, l’Aussie in caduta

Lo yen si è rafforzato nelle prime ore di oggi in seguito al calo di valore dei titoli giapponesi e in seugito all’aumento delle aspettative circa il fatto che la Fed possa terminare in anticipo il suo programma di QE. Il dollaro australiano è sceso verso l’importante barriera a quota 0,955 dollari , vicino al valore minimo da 2 anni di quota 0,9543 . Si è dunque rafforzato il trend ribassista per l’aussie e svanisce la speranza di riuscire a trovare presto la parità.

Lo yen ha guadagnato, come detto, lo 0,3 per cento arrivano a 102,14 contro il dollaro, recuperando la correlazione con il Nikkei, che è scivolato in territorio negativo durante la sessione del mattino. La valuta giapponese aveva invece perso l’1,4 per cento ieri dopo che i dati avevano mostrato come la fiducia dei consumatori degli Stati Uniti ha raggiunto il massimo da cinque anni. Tali dato potrebbero spingere la banca centrale americana, guidata da Ben Bernanke, ad uscire dal QE prima del previsto, il che ha contribuito a spingere l’indice azionario Dow ad un livello record.

La forza che il dollaro USA ha guadagnato contro il suo omonimo australiano ha, come detto, alla rottura di importanti livelli di supporto, il che significa che non si tornerà al di sopra della parità per un po’. Per il momento, infatti, l’AUD è visto come ribassista, dunque è questa la direzione da prendere per andare ad investire nel corso delle prossime ore.

Dal punto di vista della nostra valuta, l’euro si è stabilito al prezzo di 1,2860 dollari dopo la caduta dello 0,6 per cento nella giornata di ieri in seguito alle osservazioni da parte di alcuni funzionari della Banca centrale europea in merito al fatto che la stessa potrebbe tagliare i tassi di interesse in territorio negativo. Tale taglio è atteso dagli operatori per spingere l’euro via dalla gamma di prezzi 1,28 – 1,32.

La Germania non si fida, l’Euro galleggia, Aussie con i cerotti e le Borse piangono

L’Euro continua a perdere terreno guardando a  Cipro che per ottenere il definitivo via libera al piano di salvataggio ha deciso di vendere le sue riserve aurifere ‘in eccesso’ . Nonostante le turbolenze in atto sui mercati internazionali, le prospettive di una ripresa  economica, stimata entro la fine dell’anno, potrebbe spingere alcuni Stati dell’Eurozona a chiedere ulteriore sostegno nei prossimi mesi. I ministri europei delle finanze e i governatori delle banche centrali si preparano ad affrontare la riunione del G20 in programma il  18 e il 19 aprile. Sul tappeto non mancheranno le ulteriori sollecitazioni provenienti da più parti in merito all’adozione di politiche monetarie più aggressive finalizzate a  neutralizzare i rischi di una continua instabilità nella regione europea.  Il meeting  dedicarà un capitolo a parte allo Yen e alla politica monetaria espansiva intrapresa dalla BoJ attraverso la vendita di attività di rischio e la conseguente copertura sulla valuta giapponese. Decisioni che come diretta conseguenza lasciano intendere una potenziale svalutazione dello Yen. Rumors anticipatori del meeting parlano di un crescente  numero  di funzionari della BCE orientati ad introdurre azioni di allentamento monetario al fine di dare maggiore stabilità ai prezzi.  La valuta unica, in fase correttiva, sembra ancorata al di sopra del livello di ritracciamento di Fibonacci in area 1.3050. Ma non è oro tutto quel che luccica, poiché  in vista della decisione del tasso d’interesse della BCE in programma il prossimo 2 maggio, non sono da escludere ulteriori movimenti  al ribasso con vendite che potrebbero portare il pair a testare i livelli di novembre scorso 1,2659.  La coppia dopo aver  toccato il minimo a 1.3020 ha riconquistato l’area di 1.3040.  Nel breve, dando uno sguardo al  grafico orario, si evidenzia una marcata fase laterale delimitata dal canale ribassista ribassista. La resistenza dinamica  è da tenere sotto attenta osservazione. Una violazione  in area 1.3080 potrebbe imprimere una nuova spinta direzionale verso l’alto con proiezione a 1.3115, 1,3150 e come target finale 1.3170.  Tale ipotesi trovano supporto dalle indicazioni fornite dal CCI in fase di verticalizzazione, con la zeroline attraversata dalla zona di ipervenduto. Volendo considerare uno scenario opposto, 1,3030 si prospetta come supporto immediato e in proiezione il successivo sulla soglia psicologica  1.30 e 1.2970.

STERLINA STABILE CONTRO IL DOLLARO

La sterlina, rispetto alla pubblicazione dei dati sull’inflazione dei prezzi al consumo e della produzione del Regno Unito, conferma una sostanziale  stabilità contro il dollaro. Il  pound stazionario sull’area supportiva a 1.53, si muove (grafico orario)  in una zona di congestione. L’eventuale break out in area 1.5315  porterebbe la sterlina a testare il primo livello di  resistenza   in area 1.5340  con proiezione a 1,5360.  Anche in questo caso possiamo osservare il  parallelismo con la coppia EURUSD, il CCI  infatti appare ben direzionato lasciandoci prevedere nel breve il superamento della prima area resistenziale.

 L’AUSTRALIANO DOPO IL TONFO SI RIALZA

In decisa correzione il dollaro australiano che contrariamente alle aspettative ha progressivamente rotto i vari livelli intermedi di supporto fissando il suo minimo giornaliero a 1.0298 prima di riprendere la salita in concomitanza con l’apertura delle borse asiatiche.. Dal punto di vista grafico il recupero dell’Aussie che ieri non ha vissuto una giornata facile potrebbe estendersi fino a 1,0380. Livello dal quale sono ipotizzabili ulteriori spinte direzionali in acquisto che spingerebbero la coppia in area 1,0440. In presenza di ulteriori resistenze al raggiungimento del target indicato  è verosimile ipotizzare a conferma di uno scenario ribassista l’ulteriore scivolamento verso il basso  fino al raggiungimento del robusto supporto statico in area 1.260. Attualmente i livelli di supporto restano fissati a 1,0290 1,0260  e 1.0220. I livelli di resistenza da tenere sotto controllo sono 1,0380 1,0440 1,0470. L’australiano in caduta libera dopo la pubblicazione dei dati cinesi, ha risentito ulteriormente dei timori sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale. Il declino dell’oro e dell’argento, messi duramente sotto pressione, ma che questa mattina sembra aver trovato punti di maggiore stabilità, costituiscono  la prova evidente di una decisa avversione al rischio da parte degli investitori. Il metallo prezioso in picchiata sui minimi registrati nel gennaio del 2011 è stato uno dei fattori  determinanti dell’andamento dei listini internazionali a cui non si è sottratta neppure Wall Street. Nel quadro complessivo, la forte azione di sell-off innescata sulle commodities currencies, correlate agli indici di produzione manifatturiera e delle materie prime, ha portato valute come l’Aussie, il dollaro neozelandese e quello canadese a toccare livelli di supporto di particolare rilievo. Secondo gli osservatori, il trasferimento massiccio di capitali non può che portare giovamento al dollaro americano  che a quanto pare risulta essere il beneficiario naturale di questa evoluzione. Le preoccupazioni  sull’andamento economico globale e la considerevole riduzione dei prezzi delle materie prime sono segnali molto negativi, ma dal punto di vista tecnico, nonostante la coppia AUD/USD nel breve termine abbia intrapreso una fase ribassista, permane il “sentiment”  rialzista. Segnali in questa direzione  potrebbero arrivare a seguito del raggiungimento delle soglie di ipervenduto.

Analisi dei Mercati: La Cina fa tremare il mondo, valute e indici profondo rosso

Massiccia vendita di oro, argento e petrolio. I timori di un lento declino della economia mondiale hanno inaugurato la sessione europea dei mercati finanziari con i maggiori indici che hanno salutato il lunedì in territorio negativo. Timori e allarmismo,  alimentati dal rilascio dei dati sulla produzione industriale e sul PIL cinese,  resi noti  nel corso della sessione asiatica. Le reazioni degli investitori di fronte ai segnali di un possibile rallentamento della crescita economica globale hanno innescato immaginabili effetti collaterali anche sul mercato valutario. L’euro che venerdì scorso si è spinto a quota 1.3125 appare in palese fase di consolidamento dopo aver raggiunto il minimo e chiuso  la  sessione asiatica a 1,3064.  Per la valuta unica i l livello di 1.3040 (ritracciamento Fibonacci) si conferma essere un supporto chiave che  nel breve potrà fornirci indicazioni più precise sulla direzionalità della coppia. Solo in caso di violazione di questo importante livello statico potremmo immaginare l’avvio di un nuovo trend ribassista che potrebbe portare la valuta principe  a incrociare nuovamente la soglia psicologica di 1.30. Contrariamente a coloro che già la settimana scorsa attendevano un breakout rialzista attraverso la violazione della resistenza in area 1.3115 (situazione che avrebbe impresso una forte direzionalità verso l’alto), alla prova dei fatti la coppia ha chiuso al di sotto di questo livello che suggestiona i compratori, con molta probabilità non ancora pronti a spingere l’euro verso nuovi massimi. Come dicevamo la resistenza statica in area 1.3150 si conferma quale livello chiave da superare e ulteriori movimenti bullish sono prevedibili solo attraverso la violazione di questo livello. Nel breve  il grafico orario indica il posizionamento del prezzo EURUSD al di sopra della SMA a 20 periodi. Ciò significa che con l’Euro in territorio positivo, potrebbe essere ragionevole  valutare l’opportunità di aprire posizioni in acquisto, considerando il dovuto e prudenziale stop loss secondo un ottimale rapporto risk/reward.  Riepilogando, al di sotto di 1.3040, proiezione di prezzo  sul livello statico e psicologico a 1.30.  Resistenze da considerare a livello 1.3115, 1.3150 e in proiezione dinamica a 1.3185.

STERLINA, SENTIMENT “BEARISH”, MA A BREVE DIVERGENZA RIALZISTA

La sterlina continua a mantenere posizione al di sopra di 1.53. Anche per il cable, quella appena trascorsa, è stata una settimana dal bilancio caratterizzato nel complesso dal segno positivo. Sul fronte orario è possibile individuare quale livello resistenziale più prossimo l’area di 1.5360. Di contro abbiamo la maggior parte degli indicatori  in direzione contraria rispetto al trend rialzista, oggi  difficilmente ipotizzabile in un quadro complessivamente negativo. La sterlina, come è possibile osservare su timeframe a 4 ore, appare in decisa fase di consolidamento. Il supporto più prossimo sul quale eventualmente fare più opportune considerazioni e dunque valutare l’apertura di posizioni,  è rappresentato dalla fascia di prezzo oscillante fra 1.53 e 1.5310. In uno scenario ribassista, la violazione di tale supporto suggerisce in profondità il proprio target in area 1.5258 – 60 (ritracciamento Fibonacci 50%).  Il rischio di una ripresa del trend ribassista si manifesterebbe  in modo più evidente  con un breakout al di sotto del livello di prezzo a 1.5290 con proiezione a 1.5220. Per quanto concerne i livelli resistenziali il quadro  rialzista vede come primo livello di prezzo 1.5360, e in successione  1.5410 e 1.5445. Per la sterlina quella attuale non si prospetta essere una settimana ottimale. Influenzata dai dati cinesi in apertura d’ottava, è atteso domani   l’appuntamento con la pubblicazione dei dati relativi alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo su base annuale e mensile, il PPI, seguito mercoledì dai verbali della BoE, dal tasso di disoccupazione e giovedì dall’indice sulle vendite al dettaglio.

L’AUSSIE IN CORREZIONE, SCARSA VENDITA DI MATERIE PRIME

 Sul fronte delle commodities currencies uno sguardo al dollaro australiano. Il sentiment degli investitori, dopo il grande successo dell’Aussie contro il dollaro, registra cenni di tentennamento, seguendo l’ondata emotiva  dei dati sull’economia cinese. L’australiano ha perfettamente ignorato il buon andamento dell’indice legato ai mutui nel mercato immobiliare, reagendo  in modo negativo e più consistente (100 basis point)   rispetto ai dati sul PIL cinese e alla scarsa performance nella vendita di materie prime. Resta il fatto che l’AUDUSD, secondo gli osservatori, mantiene nel complesso una buona tonicità sebbene nel breve si stia assistendo ad una fase di forte consolidamento. Il grafico orario mostra il prezzo al di sotto della 20 SMA,  con gli stocastici  in territorio negativo. Nel grafico a 4 ore prevale una sostanziale quadro neutrale  in attesa che il prezzo recuperi terreno. L’area a 1.0470 rappresenta  il supporto chiave sul quale optare eventuali posizioni di acquisto. Il primo target è rappresentato dalla resistenza in area 1.0550. Più profonde accelerazioni potrebbero portare l’Aussie verso 1.0620.  Al contrario i livelli di supporto sono fissati rispettivamente a 1.0500,  1.0470  e 1.0440.

 

L’Australia cresce meno del previsto, il dollaro australiano in calo

La crescita dell’Australia è scesa dello 0,6 per cento nel corso del secondo trimestre. Sono questi i dati che il governo australiano ha reso noto esattamente oggi. La crescita per il trimestre che è andata da aprile a giugno si è ridotta drasticamente se confrontata con la grande espansione dell’1,4 per cento fatta registrare nel corso del primo trimestre dell’anno. L’Australian Bureau of Statistics ha anche mostrato che l’economia è cresciuta del 3,7 per cento nei 12 mesi che sono finiti lo scorso giugno, con le industrie minerarie, finanziarie e assicurative che sono stati i settori in più grande “spolvero”. La cosa che ha spinto più al ribasso la crescita sono state le miniere di ferro e carbone, cadute più di quanto il governo aveva previsto lo scorso maggio, quando ha annunciato il suo progetto economico per tornare in avanzo.

Il calo dei prezzi delle materie prime, se sostenuto, renderebbe più difficile bilanciare i libri della nazione per l’anno fiscale in corso, che ha avuto inizio il 1° luglio. In maniera particolare l’economia dell’Australia è legata anche alla crescita della Cina e di altre influenze internazionali.

Per chi volesse investire nel mercato delle valute Forex, il dollaro australiano è una delle valute migliori in assoluto, anche se è più volatile e meno “scelta” rispetto ad altre valute, come ad esempio il dollaro e l’euro. L’influenza del dollaro australiano dipende anche dalla Cina, uno dei più grandi mercati di esportazione a cui l’Australia si rivolge. Se la crescita della Cina scende, di conseguenza scenderà anche la crescita del paese australiano e, ancora di conseguenza, anche la crescita del dollaro australiano, soprattutto nei confronti del dollaro USA.

Alla fine dei conti, come detto, il dollaro australiano è un ottimo investimento per chi cerca delle valute alternative alle classiche per investire nel mercato delle valute forex.

Euro, una settimana di cali

L’euro è sceso per la quarta settimana consecutiva contro lo yen, toccando il livello più basso in quasi 12 anni. Questi sono i segni che la crisi del debito europeo sta peggiorando e sta troncando la domanda per la valuta comune. Il dollaro è caduto contro la maggior parte delle altre valute in quanto gli investitori pensano che la Federal Reserve adotterà nuove misure per stimolare l’espansione economica, cosa che può far perdere valore alla moneta. I dati della settimana prossima mettono in evidenza come la crescita degli Stati Uniti è rallentata. Il dollaro australiano è invece salito in quanto la volatilità implicita è scesa al minimo da quasi cinque anni, i trader ricercano dei rendimenti più elevati. Anche l’euro sta perdendo terreno anche se i funzionari europei hanno approvato un pacchetto di aiuti per le banche spagnole.

L’incertezza nella regione europea è aumentata, cosa che dà agli investitori un altro motivo per evitare di acquistare l’euro. C’è una speranza di fondo circa il fatto che si potrebbe vedere un altro giro di stimolo globale, cosa che sta dando agli investitori un motivo per investire in beni ad alto rendimento. La moneta unica è scesa dell’1,6 per cento questa settimana contro lo yen, toccando quota 95,35 yen, il valore più debole dal novembre 2000. L’euro è sceso per la terza settimana consecutiva anche contro il dollaro, perdendo lo 0,8 per cento, il valore più basso dal giugno 2010.

Secondo i trader l’euro continuerà a cadere anche in futuro nei confronti del dollaro. La Spagna e la paura del contagio anche in Italia creano timore negli investitori. L’euro si trova inoltre vicino al suo livello minimo dal 2008 anche contro la sterlina britannica, oltre che al livello più basso mai registrato nei confronti del dollaro australiano.

Per la nostra valuta, dunque, una settimana di cali, che potremmo vedere ancora nel corso della prossima.

Euro, dollaro e Aussie, l’andamento della scorsa settimana

La scorsa settimana la zona euro ha conosciuto dei pesanti problemi, soprattutto in merito alle incertezze future che sono venute dalle elezioni francesi e greche. In particolar modo per quanto riguarda queste ultime, i due maggiori partiti stanno lottando per mantenere l’austerità ancora in pista, sollevando la possibilità di un’altra elezione che dovrà essere tenuta quanto prima il prossimo mese. La situazione di stallo ha riacceso l’interesse europeo e degli investitori sulla capacità della Grecia di poter rimanere ancorata ai termini dei due salvataggi, alimentando la speculazione che il paese potrà lasciare l’unione monetaria.

Il leader del partito Pasok, Evangelos Venizelos, non è riuscito a formare un governo di unità nazionale, quando Alexis Tsipras, leader del più grande partito greco anti-salvataggio, ha respinto un appello dei leader politici di unirsi alla coalizione. Si tratta di una situazione in cui non c’è ancora nessuna risoluzione.

Volando in Inghilterra, possiamo vedere che la sterlina britannica è salita contro l’euro dopo che la Banca d’Inghilterra ha fatto sapere che sta pensando ad un ulteriore allentamento quantitativo di 325 miliardi di sterline. La decisione è stata prevista da 43 economisti su un totale di 51. I funzionari della banca hanno inoltre lasciato il tasso di interesse ad un livello minimo, pari allo 0,5 per cento. La sterlina è dunque salita dello 0,8 per cento contro l’euro, mentre ha perso lo 0,5 per cento contro il dollaro.

La scorsa settimana ha visto il dollaro australiano indebolirsi per la seconda settimana di seguito, a causa della  preoccupazione che la banca centrale vorrebbe ridurre ulteriormente i tassi di interesse. L’Aussie è sceso dell’1,6 per cento contro il dollaro USA, il livello più basso da dicembre, anche a causa del rallentamento della Cina, la cui produzione industriale è aumentata del 9,3 per cento ad aprile 2012 rispetto all’aprile dell’anno precedente, mentre le previsioni degli economisti avevano previsto un incremento del 12%. Le vendite al dettaglio del mese scorso sono aumentate del 14,1 per cento rispetto all’anno precedente, mentre gli economisti avevano previsto un aumento del 15,1 per cento. La Cina è infatti il maggiore partner commerciale dell’Australia.

Come il dollaro australiano è legato all’oro

Abbiamo visto negli scorsi articoli in che maniera le commodities influenzano le valute. Abbiamo già analizzato in che maniera il prezzo del petrolio è in grado di influenzare sia il dollaro USA che quello canadese, vediamo ora in che maniera l’oro è in grado di influenzare le valute. L’oro si trova in una situazione particolare, dato che l’offerta sul mercato mondiale non tiene il passo con la domanda. I produttori di oro non hanno investito nella ricerca di nuove miniere e quelle attuali stanno diventando sempre meno redditizie. La domanda, tuttavia, continua ad aumentare, tanto più che le economie di Cina e India continuano ad spingere molto su di esso. Se a questo si aggiunge che le banche centrali di tutto il mondo stanno optando per aumentare le riserve, ecco come i prezzi dell’oro dovrebbero salire verso l’alto.

L’Australia, che è il terzo produttore di oro al mondo, è chiaramente influenzato dalla fortuna dei prezzi del metallo giallo, dunque anche la sua moneta ne è legata. Solitamente, quando il prezzo dell’oro aumenta, lo stesso accade al dollaro australiano. Anche il dollaro neozelandese è correlato direttamente con i prezzi dell’oro. Quando il dollaro australiano è forte per i prezzi dell’oro, la Nuova Zelanda esporta di più verso il loro partner commerciale numero uno, grazie al maggiore potere d’acquisto del dollaro australiano. Quando invece il dollaro australiano si indebolisce, le esportazioni neozelandesi tendono a diminuire.

Il rapporto tra dollaro della Nuova Zelanda e oro è ancora più interessante di quello che esiste tra dollaro australiano e metallo giallo, nonostante il fatto che il primo paese non produce tanto oro quando il suo vicino. Perché ci si trova in una situazione del genere? Vedremo nel prossimo articolo in che maniera il dollaro della Nuova Zelanda è legato all’oro e concluderemo questa serie di articoli legati al rapporto valute / commodities.

Il dollaro australiano scende dopo il taglio dei tassi da parte di RBA

Il dollaro australiano è sceso per il terzo giorno consecutivo dopo che la Reserve Bank, per la prima volta in 2 anni e mezzi, ha tagliato i tassi di interesse, dato che i segnali della crescita globale sono moderati. La domanda per la valuta australiana è stata limitata anche dopo che l’indice che misura il settore manifatturiero cinese è sceso per la prima volta in tre mesi. La moneta neozelandese è salita invece contro lo yen dopo che il Giappone ha fatto sapere di essere preparato per sostenere l’indebolimento della propria moneta.

L’Aussie, ovvero il dollaro australiano, ha perso terreno dopo il taglio dei tassi da parte di RBA, sembra che questo abbia aperto la porta ad ulteriori tagli dei tassi di interesse, dato che l’inflazione probabilmente è vicina al suo valore massimo, dunque bisogna combatterla. Ecco che gli economisti pensano che possa esserci un altro taglio di interessi a dicembre.

Il dollaro neozelandese è salito invece dello 0,5 per cento contro il dollaro USA, mentre è aumentata dello 0,1 per cento contro lo yen giapponese.

Il governatore della banca centrale australiana, Glenn Stevens, hanno detto che i tassi di interesse sono scesi di un quarto di punto percentuale. Diversi economisti hanno tuttavia fatto sapere che tale diminuzione non porterà ad una grande diminuzione del valore del dollaro australiano.

Le informazioni recenti che arriva dall’Australia suggeriscono come il tasso di cambio così alto ha contenuto l’inflazione, permettendo di avere una crescita complessiva moderata. Ma ora che l’inflazione è vicina al suo valore massimo bisogna cercare di combatterla. Un indicatore di produzione del settore australiano ha infatti dimostrato come per la prima volta da diversi mesi le vendite delle industrie sono in calo, appesantite da una moneta molto forte.

Per chi volesse investire in valuta australiana, dunque, conviene stare attento agli andamento della stessa contro lo yen e contro il dollaro in particolare.

Dollaro australiano verso la parità con l’USD?


Sembra che entro la fine dell’anno il dollaro australiano possa raggiungere la parità con il dollaro americano. E’ quanto afferma  Sebatien Galy, Senior Strategist di valute a BNP Paribas, in una intervista a Reuters, nella quale spiega anche le ragioni per cui pensa che il dollaro australiano possa raggiungere livelli pari a quelli del dollaro USA entro la fine del 4 ° trimestre di quest’anno.

Galy ha iniziato dicendo che le decisioni che la FED dovrebbe prendere, in termini di ulteriore intervento sul mercato, comporteranno degli effetti sul dollaro USD, quindi il biglietto verde dovrebbe uscirne più debole. Un altro fattore che favorisce il dollaro australiano nei confronti del suo omonimo USA è che ha il dollaro AUD sfrutta le performance asiatiche, che si stanno comportando abbastanza bene, con le valute asiatiche in una fase di rivalutazione e che dovrebbero beneficiare ulteriormente della domanda di materie prime.

Tuttavia, nel brevissimo termine, c’è qualche rischio significativo per l’aspetto negativo, sotto forma di mosse correttive che possono essere messe in pratica proprio per evitare questa cosa.

Dal punto di vista tecnico, il quadro non sembra essere ideale, con l’indice stocastico che è lento in territorio di ipercomprato e le speculatori sulle posizioni long che sono al loro livello più alto dallo scorso mese di maggio.

Galy si rifà piuttosto all’analisi fondamentale, dicendo che non ci sono molti dati chiave durante questa settimana, ad eccezione del PMI cinese, che verrà rilasciato venerdì, per cui c’è bisogno che accada qualche cosa di negativo affinché il dollaro australiano ceda e scenda ad un livello inferiore. E’ difficile trovare una possibilità in questo senso, dato che l’obiettivo degli investitori, ora, è quello di guadagnare denaro dal dollaro australiano. Per chi volesse investire nel mercato delle valute nel corso delle prossime settimane, duqnue, grande attenzione al rapporto di cambio tra dollaro USA e australiano.

Occhi puntati sull’Australia

Il rischio nel trading sappiamo che è una cosa di cui non si può fare a meno, dato che senza rischiare non è possibile guadagnare denaro. Andando ad analizzare la situazione attualmente presente in Australia, il primo paese al mondo che ha aumentato i tassi di interesse dopo la crisi economica, vediamo che la propensione al rischio non è l’unica cosa da guardare per questa valute. Le previsioni del forex trading relativamente al Dollaro australiano vedono infatti dei possibili guadagni futuri di questa valuta sulle altre principali, soprattutto a causa della crescita esplosiva dell’economia del paese.

In effetti, la creazione di posti di lavoro e altri effetti economici positivi si sono avuto nel paese australiano. Anche la situazione in Cina non riesce a frenare la crescita dell’Australia.

Anche se le preoccupazioni del più recente inasprimento delle autorità cinesi relativamente al mercato delle valute hanno sollevato delle preoccuzioni sulla sostenibilità dell’espansione economica australiana, c’è chi continua a credere che le possibilità sono molto buone e che la RBA, ovvero la banca centrale australiana, alzerà i tassi al 4% durante la prossima riunione, che si terrà il mese prossimo.

Il dollaro australiano ha anche un vantaggio di rendimento di 300 punti base sull’euro e di 375 punti base sul dollaro, probabilmente questa valuta sarà quella predominante per questo 2010. Dunque grande attenzione, per chi volesse investire, al dollaro australiano.

Non è difficile credere che la Reserve Bank of Australia alzerà i tassi a breve. Con l’economia che si sta muovendo molto, la banca centrale ha poca scelta, se vuole mantenere l’inflazione sotto controllo.

A questo punto nel Forex teniamo controllato l’andamento del dollaro australiano nei confronti delle altre principali valute del mondo, soprattutto verso il dollaro USA e verso il nostro euro, dato che potrebbe essere possibile aprire delle interessanti posizioni.