Le macro-classi degli scambi in valuta

Esistono diverse strategie valutarie, ognuna delle quali punta a cogliere in diverso modo le opportunità disponibili sul mercato valutario.
In questa sede, si vuole affrontare un discorso più generale sulle strategie che ogni investitore alle prime armi nel Forex è bene che conosca; a tal fine, si opererà una classificazione delle strategie conseguibili sulla base delle motivazioni che spingono gli operatori del Forex ad investire in tale segmento del mercato finanziario globale.

Le operazioni di hedging o copertura

Uno dei motivi principali di scambio delle valute nel mondo è l’intento di copertura. In base a questo intento, gli operatori desiderano ridurre il rischio di riportare perdite monetarie a seguito di variazioni sfavorevoli nel tasso di cambio in cui risulta denominata la propria attività/passività finanziaria. Questo rischio risulta particolarmente evidente per tutte quelle imprese che vendono beni e servizi all’estero e che vengono pagate nella moneta del Paese con il quale intrattengono i propri rapporti commerciali. Al fine di mitigare il rischio di fluttuazioni sfavorevoli del cambio risulta pertanto fondamentale l’esigenza per questi operatori di interfacciarsi su questo particolare mercato.
A volte, invece, i traders sul mercato delle valute coprono le proprie esposizioni in valuta per guadagnare il più possibile dai loro investimenti. Un gestore di fondi, può per esempio decidere di coprirsi dal rischio che i propri titoli denominati in yen possano avere una sottoperformance nel rendimento atteso a causa di oscillazioni negative del tasso di cambio e, per tale motivo, avrà necessità di neutralizzare il proprio portafoglio da variazioni valutarie. Operazioni di questo tipo rappresentano una parte considerevole del fatturato giornaliero registrato sul Forex.

La predominanza di traders speculativi sul Forex

La maggior parte delle transazioni che avvengono in tale mercato, però, appartengono di gran lunga alla categoria degli investimenti speculativi. Gli speculatori del Forex sono coloro che acquisteranno o venderanno una valuta nei confronti di un’altra, sulla base delle proprie aspettative in merito al futuro movimento del tasso di cambio; essi, sono operatori che prenderanno una specifica posizione a fronte del rischio di riportare delle perdite nel caso in cui le proprie aspettative venissero disattese. All’interno di questa categoria si trovano molte banche commerciali, hedge fund, fondi pensione e banche di investimento. La maggior parte di queste transazioni avviene all’interno di un gruppo di coppie di valute, quelle più liquide e attivamente scambiate. Coloro che scambiano con un intento meramente speculativo hanno bisogno di formulare in maniera abbastanza chiara e precisa le caratteristiche di ciascuna delle valute coinvolte, nonché i fattori determinanti che spingono i cross in una direzione piuttosto che in un’altra.

La categoria degli arbitraggisti di mercato

Occorre menzionare un’ulteriore tipologia di scambio, intrapresa per poter beneficiare dei temporanei disallineamenti nei prezzi delle valute e conseguire così un profitto a fronte di un rischio sostenuto nullo. Nella realtà queste operazioni sono difficili da catturare perché, in genere, le discrepanze nelle quotazioni durano pochissimo, in quanto su mercati efficienti la concorrenza tra diversi operatori spingerà queste piccole finestre di profitto potenziale a chiudersi altrettanto rapidamente. E’ pertanto evidente che, anche qualora si riescano a cogliere queste opportunità, le differenze nei prezzi sono talmente piccole da rendere pressoché vana questa ricerca di profitti, a meno che non si disponga di un notevole ammontare da investire.

Le operazioni di “carry trade”

Tra le transazioni che correntemente vengono aperte in valuta vi sono anche le transazioni di “carry trade”. Si tratta di quelle operazioni meramente speculative, poste in essere tipicamente da grandi banche d’affari, che consistono nel prendere a prestito denaro nella valuta di un Paese che gode di bassi tassi d’interesse per poter poi investire la somma nelle attività più remunerative di altri Paesi con tassi d’interesse più elevati. Presupposti necessari per questa pratica utilitaristica sono che vi sia una bassa volatilità nel mercato delle valute dei Paesi coinvolti e che quindi si possa contare su una certa stabilità del valore delle monete nel tempo e dei rendimenti garantiti dalle attività finanziarie oggetto d’investimento. Infatti, nei periodi maggiormente volatili le ampie fluttuazioni nei valori fondamentali possono andare ad erodere i guadagni potenziali del carry trade.

Le analisi sui cambi contro USD e oro per il meeting della Fed

E’ uno dei market movers più attesi dagli operatori: il meeting della Federal Reserve. Questa sera alle 19, l’annuncio sui tassi e sull’acquisto di asset (si prevede un’ulteriore riduzione di 10 miliardi di dollari) e soprattutto alle 19.30, la conferenza stampa della Yellen. Nella video analisi di oggi, i livelli grafici da seguire questa sera sui cambi più importanti del mercato delle valute e sull’oro.

Gbp/Sek: Riksbank lascia i tassi invariati, cambio in salita

Sessione in rialzo per il cambio tra la sterlina britannica e la corona svedese, salito fino a 10,75. Oggi si è tenuto il Consiglio Direttivo della Riksbank ovvero la banca centrale svedese che ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati allo 0,75%. Il basso livello dell’inflazione ha convinto i policy makers scandinavi a lasciare la politica monetaria accomodante nonostante un forte aumento del debito privato (boom dei prestiti al consumo e per l’acquisto di immobili). Le autorità monetarie hanno fatto sapere che il costo del denaro non verrà rialzato almeno fino al 2015 proprio per permettere all’inflazione di risalire verso il target del 2%.

L’indice dei prezzi al consumo ha mostrato un incremento dello 0,1% a dicembre su base annuale ed è previsto salire allo 0,6% nel 2014 e al 2,5% nel 2015 (secondo le prospettive della Riksbank). L’istituto centrale di Stoccolma ritiene inoltre che con la “stance” accomodante il PIL possa registrare nel 2014 una crescita del 2,4% (precedente lettura +2,5%).

L’atteggiamento accomodante della Riksbank inevitabilmente puo’ indebolire la corona svedese anche nelle prossime sedute. Bisogna poi sottolineare la forza della sterlina britannica nelle ultime giornate dopo le decisioni del governatore della BoE Mark Carney sulle forward guidance e sul rialzo delle stime sulla crescita del PIL nel 2014 (dal +2,8% al +3,4%). Crediamo che tra le principali banche centrali la BoE sarà tra le prime a rialzare i tassi d’interesse (al momento allo 0,50%).

Dal punto di vista tecnico dopo la forte accelerazione rialzista di ieri il cambio ha mostrato marcate oscillazioni. Il cross sembra intenzionato a testare nuovamente il limite superiore della fascia orizzontale che si è delineata negli ultimi 3 mesi in area 10,82.

L’eventuale superamento della suddetta resistenza statica sarebbe da considerare come un forte segnale di forza, creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 11, proiezione dell’ampiezza del canale laterale, e 11,20. Tali prospettive grafiche rialziste verrebbero, invece, annullate con il cedimento del supporto situato a 10,55 circa, preludio a una possibile flessione verso i sostegni posizionati a 10,30 e 10,20.
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Forex e oro: performance 2013 dei maggiori cambi e del metallo giallo

L’euro chiude il 2013 con un guadagno del 4% sul dollaro, bene anche la sterlina. Lo yen e l’australiano sono le valute con la perdita maggiore. Cade l’oro dopo 12 anni consecutivi con il segno positivo.

Protezione Dalle Variazioni Dei Tassi Di Cambio

Nei precedenti articoli abbiamo visto come attraverso le currency options si possa migliorare la nostra operatività sul mercato valutario, potendo incrementare i profitti sulle posizioni esistenti oppure cercando di speculare anche su movimenti non direzionali delle valute.

Dobbiamo però ricordarci che le opzioni ci consentono anche attività di hedging, ovvero possiamo coprirci da un eventuale rischio di cambio. Dunque, immaginando variazioni inattese del tasso di cambio, chi sottoscrive un’opzione call significa che possiede una posizione per la quale assume una perdita in caso di un movimento rialzista nel tasso di cambio della valuta detenuta, pertanto con l’assunzione di una call si mitiga il rischio e quindi le perdite dovute da un rialzo della coppia di valute posseduta.

Esattamente al contrario chi sottoscrive un’opzione put significa che possiede una posizione per la quale assume una perdita in caso di un movimento ribassista nel tasso di cambio della valuta detenuta, pertanto con l’assunzione di una put si mitiga il rischio e quindi le perdite dovute da un ribasso della coppia di valute posseduta.

Quindi nel caso in cui siamo in possesso di posizioni sul mercato Forex, oppure svolgiamo un’attività lavorativa con l’estero come nel caso di un’impresa che esporta i propri prodotti all’estero, potremmo comportarci nel seguente modo:
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ad esempio nel momento di stipula del contratto dell’impresa oppure quando si assume una posizione sul Forex la quotazione Euro/Dollaro è di 1.37; l’impresa/investitore può decidere di comprare un’opzione put che conferisce il diritto, alla scadenza dell’opzione, di vendere una certa quantità di dollari ad esempio al cambio di 1.38.
Il premio pagato ad esempio potrà essere pari al 5% del prezzo spot, quindi otteniamo un ipotetico pagamento di: 0,05 * 1.37 = 6.85 €/$

Ipotizziamo che alla scadenza la currency option sia ATM (at the money), cioè abbiamo un prezzo di esercizio pari al cambio, quindi 1.38. In tal caso risulta indifferente esercitare o meno l’opzione, in quanto la crescita del tasso di cambio da 1.37 a 1.38 ha portato dei benefici, e l’unica perdita che dobbiamo sostenere è data dal premio pagato per comprare l’opzione put, sottoscritta solamente al fine di proteggerci da una discesa del cambio.

supponendo invece che alla scadenza dell’opzione il cambio sia ITM (in the money), cioè abbiamo un prezzo di esercizio maggiore del cambio, l’ impresa/investitore eserciterà l’opzione aprendo la strada a due possibili scenari:

1) l’ €/$ ha un valore superiore della differenza tra il prezzo di esercizio e il premio pagato ( 1.37 – 0,0685= 1.3015), per esempio 1.32. Se in questo caso esercitassimo l’opzione sosterremmo una perdita pari a (1.38 – 1.32) – 0,0685 = -0,0085 €/$.
2) il cambio è minore di 1.3015, ad esempio 1.29. In questo caso esercitando l’opzione otteniamo: (1.38 – 1.29) – 0,0685 = 0,0215 €/$ ; quindi registreremo un profitto.

⁃ invece nel caso in cui alla scadenza dell’opzione il cambio sia superiore ad 1.38 avremo una currency option OTM ( out of the money), ovviamente in questa situazione non andremo ad esercitare l’opzione e si prospettano due scenari:

1) l’EUR/USD è maggiore di 1.38, però il cambio rimane inferiore ad 1.38 + il premio pagato per l’acquisto dell’opzione, per esempio 1.385. Vendendo la valuta sul mercato otteniamo un profitto di 1.38 – 1.37= 0,01 €/$; la perdita sostenuta è dunque pari 0,0685 – 0,01 = 0,0585 €/$.
2) l’EUR/USD è maggiore di 1.38 + il premio pagato per l’acquisto dell’opzione, per esempio 1,46. Il guadagno in questo caso è dato da (1,46 – 1,38) -0,0685 = 0,0115 €/$

Abbiamo quindi visto come utilizzare le opzioni per coprirsi dal rischio di variazioni inattese del tasso di cambio, si possono così limitare le perdite in caso di rialzi o ribassi delle coppie di valute.

Conoscere le option currency può risultare fondamentale per i trader del Forex, attraverso le quali si possono coprire limitando le perdite sulle posizioni spot, oppure speculare magari in caso di fasi laterali del mercato, ma le opzioni possono anche risultare fondamentali per chi svolge attività con l’estero poiché come abbiamo visto possiamo “congelare” un tasso di cambio evitando di subire perdite da possibili rialzi o ribassi repentini delle coppie di valute, potendo altresì pianificare una gestione operativa dell’azienda.
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Eur/Usd: indice ZEW sopra le attese, cambio si attesta a 1,3765

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde non ha evidenziato movimenti particolarmente interessanti nonostante la pubblicazione di un ennesimo dato macroeconomico in Europa molto positivo. In Germania l’indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi a dicembre ha registrato un miglioramento sia sulla parte corrente a 32,4 punti (da 28,7 del mese precedente) sia di quella prospettica a 62 punti (da 54,6 di novembre).

Si tratta del livello più alto da aprile 2006. Anche i rispettivi dati sulla Zona Euro hanno mostrato un miglioramento importante, con la parte delle aspettative che si è portata a 68,3 punti dai 60,2 di novembre. Il maggior ottimismo degli investitori tedeschi sembra trovare fondamento grazie soprattutto all’atteggiamento accomodante della Bce e a possibili interventi nel prossimo futuro, alla formazione del governo delle grandi intese in Germania; al vivace miglioramento dell’economia del paese a stelle e strisce che potrebbe sostenere le esportazioni dell’Eurozona.

Il cambio non ha risentito di tale dato. Gli addetti ai lavori sembrano volere attendere le decisioni fondamentali del FOMC (Federal Open Market Committee) di domani sera. Riteniamo più probabile uno scenario di prolungamento delle strategie in essere (QE da 85 mld di dollari) almeno per un altro mese.

Bernanke potrebbe decidere infatti di dare informazioni sulle tempistiche del “tapering” (processo graduale di riduzione degli acquisti di titoli governativi da parte della FED) ma lanciarlo nella riunione di gennaio (ultima presieduta dall’attuale governor). Interessanti saranno i dati sull’inflazione del primo pomeriggio che potrebbero dare importanti indicazioni ai membri votanti del FOMC. Ricordiamo come la FED abbia un “dual mandate” ovvero la piena occupazione e la stabilità dei prezzi (inflazione al 2%).

Dal punto di vista tecnico l’eventuale superamento delle resistenze comprese tra 1,38-1,3811 getterebbe le basi per una estensione dell’allungo in direzione degli obiettivi situati a 1,3832, picco annuale e livello strategico di lungo periodo. Sopra 1,3832 si aprirebbero le porte per un’ascesa di più ampio respiro verso 1,40. Primi segnali di debolezza arriveranno, invece, con il cedimento di 1,37, preludio a una possibile flessione verso 1,3680 e 1,3625.
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Eur/Aud: RBA e ZEW muovono il cambio

Giornata ricca di eventi per il cambio tra l’euro e il dollaro australiano. In Australia la banca centrale di Sydney (RBA Reserve Bank of Australia) ha pubblicato i verbali dell’ultimo meeting della Commissione Operativa (Reserve Bank Board).

Nelle minute il governatore Glenn Stevens e gli altri membri del Board hanno lasciato intendere di non volere escludere prossimi tagli del costo del denaro per sostenere l’economia aussie che potrebbe essere vincolata nel 2014 da una debole crescita sulla scia di bassi investimenti nel comparto minerario, un elevato tasso di cambio e una spesa pubblica in flessione. Nonostante le previsioni pessimistiche il Board aveva comunque deciso di lasciare i tassi d’interesse al 2,50%.

Anche le considerazioni del Board sulle conseguenze negative sulla forza del dollaro australiano non hanno impedito alla valuta nazionale di apprezzarsi leggermente sui mercati valutari soprattutto rispetto a euro, sterlina e yen.

In Europa luci e ombre sull’indice ZEW tedesco. E’ andata molto bene la parte prospettica (ZEW indicator) risultata pari, nel mese di novembre, a 54,6 superiore al dato registrato il mese precedente (52,8) e migliore delle attese del consensus (54).

Deludente invece l’indice relativo alla fiducia degli esperti sulla situazione corrente tedesca. Tale indice è sceso a 28,7 dai 29,7 di ottobre contro aspettative fissate su un incremento a 30,9. Risultati simili anche per l’Eurozona. Migliora l’indice delle economic expectations da 59,2 a 60,1 mentre è in flessione l’indice relativo alla current economic situation da -60,9 a -61,9.

Dal punto di vista tecnico il cross è andato a testare il supporto in area 1,4330, strategico in ottica di breve periodo. L’eventuale cedimento del suddetto riferimento potrebbe alimentare le pressioni ribassiste e creare i presupposti per una estensione della flessione verso l’obiettivo situato a 1,4275/65, picchi del 7 novembre e 50% del ritracciamento di Fibonacci dai bottom del mese in corso. Segnali di ripresa giungeranno, invece, con una perentoria vittoria di 1,4370, preludio a un possibile allungo in direzione di 1,4435.

Eur/Jpy: leggeri ribassi ma cambio vicino ai massimi degli ultimi 4 anni

Nonostante i deboli indici PMI di ieri e il deludente indice IFO tedesco odierno il cambio tra la moneta unica e la divisa giapponese continua a mantenersi vicino ai massimi degli ultimi quattro anni.

In Germania l’indice IFO, che misura la fiducia degli imprenditori, ha mostrato una flessione, nel mese di ottobre, a 107,4, da 107,7 del mese precedente. L’indice è inferiore alle nostre attese che erano fissate su un indice pari a 108. In discesa sia il sotto-indice relativo alla situazione corrente a 111,3 da 111,4 (nostre stime a 111,4) che quello prospettico a 103,6 da 104,2 (aspettative a 104,5).

La divisa del paese del Sol Levante ha mostrato lievi segnali di forza anche dopo la decisione del Governo di Shinzo Abe di ufficializzare l’aumento della tassa sui consumi. La nostra sensazione è che la divisa giapponese tornerà a deprezzarsi sui mercati valutari soprattutto dal primo trimestre 2014 quando la Bank of Japan potrebbe lanciare una nuova manovra di espansione monetaria per bilanciare gli effetti negativi della nuova tassa sui consumi (aumento dal 5% all’8% nell’aprile 2014, incremento al 10% a fine 2015). Crediamo, infatti, che la BoJ, guidata da Haruhiko Kuroda, abbia intenzione di continuare la politica monetaria ultra-accomodante ancora a lungo.

Dal punto di vista grafico l’eventuale superamento dei massimi settimanali a 135,51 creerebbe i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 138,45, massimi allineati del 2009, e 141, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della flessione partita dai picchi del luglio 2008. Tali prospettive grafiche potrebbero incominciare a vacillare solamente con la rottura sia del supporto dinamico rappresentato dalla trendline rialzista di medio/breve periodo partita dai bottom di giugno al momento in transito a 131,70 che dal sostegno statico a 131,15, minimo del mese in corso. Sotto tali valori possibile assistere a una discesa verso i target situati a 128 e 125.

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Raggiunto il target di ribasso per il cambio Euro/Dollaro neozelandese

EUR-JPY

Analisi Eur/Jpy 

Sul cambio Euro/Yen stiamo cercando un calo in onda 2 verso il target ideale posto in area 118,70. Dopo il massimo dell’onda 1 fatto a 133,81 abbiamo visto una correzione di  zig-zag come onda w interrotta da una salita in onda x e idealmente adesso saremmo in onda y di una nuova correzione che dovrebbe terminare almeno in area 123,70/123,80, dove l’onda y sarà almeno pari all’onda w. Detto questo, dovremo considerare anche un conteggio alternativo in cui l’onda x non sia ancora finita. In questo conteggio alternativo il rally 127,62-131,31 era solo l’onda a dell’onda x. Il declino 131,31-124,95 era quindi da interpretare come onda b dell’onda x e pertanto adesso stiamo entrando nell’onda c dell’onda x per un rally verso 132,50 sempre se questo è il conteggio esatto. Affinché sia questo il conteggio giusto avremo bisogno di una pausa sopra 128,20 prima di una partenza rialzista. Se, come riteniamo probabile, area 128,20 proteggerà il cambio da nuove salite, una rottura sotto 126,15 e poi una rottura sotto area 124,90/125 aprirà le porte ad un approdo in onda y in direzione di area 123,7/123,80 e probabilmente ancora più in basso.

EUR-NZD

Analisi Eur/Nzd 

Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese abbiamo assistito probabilmente alla fine dell’onda 4 a 1,6384, molto vicino al target da noi individuato in area 1,639/1,64. Il cambio si era mosso in tre onde dal massimo in area 1,7110. C’era stata un’onda w fino a 1,6537 seguita da una correzione in onda x in direzione di area 1,6910/1,6920 ed infine l’onda y che secondo noi è terminata nei pressi del nostro target proprio a 1,6384. Se adesso il cambio riprenderà la salita, dovremo vedere rotti in successione prima area 1,66 e poi area 1,6720 passando per la resistenza intermedia in area 1,6660. Se il cambio riuscisse a forare questi supporti consecutivamente, allora sarà possibile la prosecuzione del rally sopra 1,7110, altrimenti il cambio necessiterà di un nuovo minimo sotto 1,64 prima di poter assistere alla fine dell’onda 4 ed all’inizio dell’onda 5. Solo il tempo ci confermerà che siamo in onda 5 dunque.

Suggerimenti operativi 

Sul cambio Euro/Yen, per chi non avesse chiuso in area 125 la posizione aperta ieri a 126,30 suggeriamo di spostare lo stop loss a 128,20 e di prendere profitto in area 123,70/123,80. Suggeriamo un ingresso rialzista solo nel caso il cross superasse area 128,20 con target a 132,50 e stop loss sotto 126,15. Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese abbiamo preso profitto nell’operazione short impostata sopra area 1,69 con il raggiungimento del nostro target ribassista in area 1,64. Adesso consigliamo un ingresso rialzista al superamento di area 1,6720 con stop sotto 1,66. Suggeriamo di non vendere il cross nemmeno nell’eventualità esso mostrasse debolezza, in quanto per noi l’onda 5 dovrebbe essere devastante perlomeno quanto l’onda 3 ed il rischio di perdere sarebbe nettamente più alto della speranza di poter ottenere un rendimento.

Nozioni di base sul mercato delle valute

Il mercato dei cambi, noto anche come Forex, è essenzialmente una rete di banche centrali, di grandi istituzioni bancarie, sia commerciali che di investimento, di broker e di hedge fund. Le società internazionali sono in costante bisogno dei servizi che offre questo mercato, in quanto solitamente esse acquistano materiali, pagano i lavoratori e conducono gli affari anche in valuta moneta di un altro paese. I trader Forex possono non avere lo stesso bisogno di cambiare valuta, ma possono fare degli interessanti profitti quando si parla di tassi di cambio.

Il Forex infatti permette di acquistare una valuta e contemporaneamente venderne un’altra. Questo mercato coinvolge  sempre una coppia di valute, come ad esempio la coppia EUR / USD. Quando si opera sul mercato valutario ci sono diverse coppie di valute tra cui poter scegliere, ma sicuramente tra tutte la coppia di valute tra euro e dollaro USA rimane la più popolare.

Quando si analizza una coppia di valute, la valuta di base è la prima della coppia, ed è utilizzata per aprire delle posizioni. L’altra valuta è nota anche come valuta secondaria. Il tasso di cambio indica quanta valuta secondaria è necessario avere per acquistare 1 unità di valuta base. Quando si fa Forex, un concetto importante è anche quello di dimensione del lotto. A seconda della quantità di valuta acquistata, infatti, si può parlare di lotto standard (che vale 100.000 unità di valuta), di mini lotti e di micro lotti, che valgono rispettivamente 10.000 e 1.000 unità di valuta.

I tassi di cambio tendono ad essere influenzati da interessanti variabili macroeconomiche, come i principali indicatori economici rilasciati dai governi ad intervalli fissi. Per esempio, il Prodotto Interno Lordo, noto anche come PIL, il tasso di disoccupazione e i tassi di interesse possono influenzare notevolmente i tassi di cambio. Tuttavia, è possibile anche che i principali eventi politici, come le elezioni, riescano ad avere questa influenza. Anche le materie prime, come oro, petrolio e argento, possono influenzare i tassi di cambio tra i paesi.

Da cosa è influenzato il rapporto di cambio Euro / dollaro

Il declino costante del dollaro da inizio 2002 a inizio 2007 nei confronti dell’euro, del dollaro australiano, della sterlina, del dollaro canadese e di altre valute rimane significativo.

Sulla scia della crisi dei sub-prime negli Stati Uniti, le perdite del dollaro hanno raggiunto nuove escalation, tanto che la valuta USA ha continuato a sentire il contraccolpo. La Fed ha risposto con varie tornate di rialzi dei tassi, mentre pesa l’equilibrio circa la crescita interna e le paure legate all’inflazione.

Vediamo alcune teorie di base che si trovano al di sotto del dollaro e del suo rapporto di cambio  con l’euro, in maniera da poter conoscere meglio questa coppia di valute.

Legge del prezzo unico. In mercati competitivi privi di barriere al commercio, dei prodotti identici venduti in diversi paesi devono avere lo stesso prezzo quando gli stessi sono espressi nella stessa valuta.

Effetti dei tassi di interesse. Se il capitale può fluire liberamente, i tassi di cambio diventano stabili nel punto in cui c’è uguaglianza di interesse.

Sono doppie le forze che determinano l’andamento dei tassi di cambio dell’euro rispetto al dollaro. Vari fattori influenzano queste due forze, che a loro volta influenzano i tassi di cambio. Si parla ad esempio del contesto economico, in termini di politica di governo, di vantaggi competitivi, di dimensione del mercato. Se le indicazioni sono positive, la domanda per la valuta di un dato paese aumenta.

Il mercato azionario è importante, dato che gli indici delle principali borse hanno una correlazione con i tassi di cambio.

I fattori politici sono poi da non dimenticare. Tutti i tassi di cambio sono suscettibili di instabilità politica, ad esempio, in periodi di votazioni di un nuovo governo. Per esempio, l’instabilità politica o finanziaria in Russia è anche una bandiera importante per l’euro e per il dollaro statunitense, a causa della notevole quantità di investimenti tedeschi in Russia.

Infine, ci sono i dati economici, quali i rapporti di lavoro, gli indici dei prezzi al consumo, gli indici dei prezzi alla produzione, il prodotto interno lordo, ecc.

Errori da evitare nel mercato delle valute

Il Forex è il mercato in cui le valute si scambiano da una mano all’altra. Le società di investimento possono farlo, così come le banche, ma grazie ad internet anche i singoli individui possono fare forex. Si compra ad un prezzo inferiore e si vendere ad un prezzo superiore.

Il Forex tuttavia può essere un settore anche molto rischioso, ma d’altra parte permette di realizzare interessanti guadagni. Tutto quello che si deve fare è ridurre al minimo i rischi e gli errori.

Ecco alcuni degli errori che i trader fanno quando operano nel mercato delle valute.

Mai fidarsi ciecamente delle persone. Non importa quanto brave esse siano, così come non importa quanto grandi siano le loro credenziali nel mercato del forex, c’è sempre spazio per gli errori. In realtà, alcune persone del settore, che hanno anni di esperienza, possono essere anche troppo presuntuosi e perdere soldi di conseguenza.

Per fare forex bisogna conoscere sé stessi. È inoltre necessario comprendere come funziona il sistema ed essere in grado di seguire perché una valuta si apprezza e si deprezza. In questo modo si sarà in grado di fare la propria analisi e di prendere le proprie decisioni.

Non fidatevi mai delle news. Queste spesso sono solo un punto di vista, una parte di un blocco di informazioni più ampio. Se volete conoscere veramente il vostro business, non basatesi ciecamente sulle notizie. Fate affidamento sulla vostra analisi e poi confrontatela con le analisi di altre persone. In questo modo si impara a fare forex da soli.

Comprare basso e vendere alto. Anche se questa è la giusta teoria per fare forex, non significa che si dovrebbe attendere che una valuta vada al suo minimo per comprare, così come non si deve attendere che raggiunga il suo massimo per vendere. Il trading sul Forex comporta uno scambio molto veloce di valute.

Rapporto di cambio EUR/USD, la situazione

Pochi giorni fa il Presidente della Russia Dmitry Medvedev e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno discusso di una serie di problemi urgenti al telefono, compresa la situazione attuale in Nord Africa e nel Medio Oriente. Hanno convenuto di proseguire la discussione nel corso del prossimo vertice G8, che si terrà in Francia il mese prossimo.

Per ora la Germania ha il rating di credito più alto, ed è per questo che agli esperti non fa paura la stabilità economica e politica del paese tedesco.

Il motivo principale di questo incontro telefonico è il meccanismo della riduzione del debito estero, che non porta a risultati positivi. A differenza della Germania, gli Stati Uniti non fanno quasi nulla per ridurre il debito sovrano. Lunedì, dopo che Standard & Poor’s aveva messo in guardia gli Stati Uniti che il rating potrebbe essere ridotto, la domanda per le obbligazioni tedesche è aumentata in maniera enorme. Come risultato, i bond tedeschi a 10 anni sono scesi come rendimento dal 3,4% al 3,232%. La Germania si conferma come l’emettitore più grande di bond in Europa.

Per quanto riguarda la moneta unica, la coppia di valute EUR / USD continua a salire, spinto anche dal fatto che l’economia USA è in una fase molto debole e che non sembra si riesca a trovare un punto di accordo tra maggioranza e opposizione relativamente alle modalità di riduzione del debito.

In Europa d’altro canto c’è la paura circa la ristrutturazione del debito della Grecia, che per molti non è più questione di “se”, ma questione di “quando”. Ecco perché bisogna stare attenti a questa coppia di valute nel corso della prossima settimana, poiché sicuramente ci potrebbero essere delle interessanti sorprese per chi vorrebbe operare. Un occhio di riguardo anche alle news che vengono dagli USA e che riguardano sia la situazione economica del paese che decisioni riguardo la riduzione del debito.

Gli investimenti della Cina in Forex diminuiscono

Gli investimenti in riserve di valuta estera della Cina sono in declino, per delle motivazioni ben precise. Come infatti ha fatto sapere Yi Gang, il vice governatore della banca centrale del paese, è difficile diversificare le riserve dato che l’acquisto potrebbe spingere ad un rialzo dei prezzi. Yi ha inoltre respinto le critiche che la State Administration of Foreign Exchange della Cina abbia sottovalutato gli afflussi di moneta, in passato.

Yi ha anche detto che il passo dell’apprezzamento dello yuan è rimasto fermo anche per aiutare alcuni paesi in via di sviluppo, dopo la crisi finanziaria. In ogni caso l’apprezzamento della valuta è in linea con quello degli altri paesi in via di sviluppo, sin dal 2005.

Yi ha detto le sue dichiarazioni su un apprezzamento dello yuan possono applicarsi sia nel movimento della valuta cinese rispetto al dollaro USA sia nel movimento dello yuan nei confronti di un paniere di valute ponderato su base commerciale.

Dunque dopo anni di ancoraggio dello yuan al dollaro, Pechino ha rivalutato la sua moneta nel luglio 2005 e le ha quindi permesso di aumentare di valore del 21% contro la valuta statunitense nei successivi tre anni, fino al 2008. Le autorità hanno effettivamente visto un incremento del valore dello yuan rispetto al dollaro USA, almeno fino all’inizio di questa fase di recessione globale. Dal momento in  cui la recessione ha infatti avuto inizio, essa ha iniziato a spremere l’economia cinese e non ha permesso alla moneta orientale a salire fino allo scorso mese di giugno.

E’ una considerazione molto importante quella di Yi, dato che la Cina muove grandi riserve di valute e dato che lo yuan è una moneta che bisogna tenere d’occhio qualora si volesse investire in alcune valute particolari, come il dollaro australiano AUD o quello neozelandese. Dunque, attenzione ai movimenti e alle decisioni del paese orientale per i prossimi giorni.

La Cina sta migliorando i suoi tassi di cambio

Sappiamo che tutti i principali stati e governi del mondo, Stati Uniti in primis, hanno iniziato una sorta di lotta contro la Cina per spingere il paese a far oscillare in maniera più naturale la sua valuta. Secondo molti, infatti, il paese orientale starebbe deliberatamente tenendo basso il valore della sua moneta per favorire le sue esportazioni e, dunque, mirare a crescere di più rispetto ad altri paesi.

Nella giornata di ieri l’assistente del Governatore della Bank of China, Li Dongrong, ha respinto le critiche sulla lentezza con cui la Cina sta mettendo in piedi le scelte e le strategie per arrivare ad avere un regime più flessibile di cambio, dicendo che la gestione della valuta del Paese ha contribuito alla stabilità economica globale.

Parlando ad un intervento ‘Cina incontra l’Europa‘, tenutosi ad Amburgo, ha promesso che la Cina continuerà a migliorare il regime di cambio, sulla base dei dati dell’approvvigionamento del mercato e della domanda.

Questi commenti sono venuti dopo che un alto funzionario della Banca centrale europea, sempre giovedi, ha chiesto alla Cina di sfruttare ancora il potenziale per gli adeguamenti dei tassi di cambio. La Cina dunque sembra che si stia muovendo verso un regime più flessibile dei tassi di cambio. Secondo gli esperti sembra che una maggiore flessibilità dello yuan, ovvero della moneta cinese, sarebbe un altro elemento favorevole per poter avere, in definitiva, una crescita più equilibrata di tutte le valute e una migliore e più continua ripresa economica a livello globale.

Constancio stava parlando allo stesso evento.

Affrontare questi problemi, Li ha detto che il Dongrong PBOC continuerà a “promuovere la ristrutturazione economica” per riportare l’economia su una base più stabile, e “rafforzare la vigilanza macro potenziale”.

Banca popolare cinese ha attribuito grande importanza per la coerenza e la stabilità della sua politica monetaria,” ha detto.