I problemi greci e il rischio Brexit danneggiano l’economia britannica

La Confederation of British Industry ha appena rivelato di aver tagliato le previsioni di crescita per l’economia della Gran Bretagna a causa dei rischi connessi al referendum UE e alla possibile fine “disordinata” della crisi greca. Il gruppo di lobby d’affari, che rappresenta 190.000 membri, prevede che l’economia britannica finirà per crescere del 2,4% quest’anno e del 2,5% nel 2016, in calo dalla previsione fatta a febbraio del 2,7% e del 2,6% rispettivamente.

I rischi per la crescita del Regno Unito sono orientati al ribasso. Una risoluzione disordinata della crisi greca potrebbe innescare un’elevata volatilità finanziaria che potrebbe estendersi all’economia reale.

La ripresa è costruita ancora su basi che non sono propriamente solide, ci aspettiamo di vedere una crescita solida, stabile e sostenibile solo a partire dal prossimo anno. Queste le parole del CBI.

I rischi rimangono legato all’ instabilità economica in Grecia e ad una zona euro pigra, oltre che chiaramente al referendum UE che è un tema caldo. Le aziende hanno ora la certezza che il referendum ci sarà, ma non sanno il risultato. Tuttavia, la maggior parte dei membri del CBI hanno le idee chiare e vogliono rimanere nell’Unione europea riformata, che sarà grande dopo un ambizioso programma di riforme.

Oltremanica il quadro è ancora meno roseo. La zona euro ha recuperato un po’ di slancio quest’anno, grazie anche al programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea, ma la crescita è improbabile che andare molto più in là, dato che anche la spinta iniziale della caduta dei prezzi del petrolio svanisce. I recenti colloqui sulla Grecia sottolineano la necessità di una decisione sulla proroga degli aiuti. Nel frattempo, la crescita più debole degli Stati Uniti e il rallentamento in Cina, insieme alla forza della sterlina nei confronti dell’euro, agiscono come un freno sulle esportazioni.

La decisione del Partito Conservatore se consegnare un referendum entro il 2017 sulla possibilità che la Gran Bretagna resterà parte della UE o meno (un impegno preso durante la campagna elettorale) deve ancora essere presa. Secondo i rapporti, il primo ministro David Cameron si è sia già messo al lavoro portare avanti tale referendum entro un anno.

Nel frattempo, la Grecia sta ancora percorrendo una strada in salita nel ripagare i propri debiti, così come nel negoziare il suo accordo sul debito. Gli ultimi rapporti dicono che la Grecia vuole ristrutturare il suo enorme debito pubblico attraverso un rifinanziamento più conveniente, scadenze più lunghe e attraverso delle obbligazioni perpetue, ma i piani non hanno ancora alcun sostegno nella zona euro.

UE, si parla anche di “Brexit”

Gli investitori sono ossessionati dalla parola “Grexit“, ovvero l’uscita della Grecia dall’euro. E’ una notizia che potrebbe spingere tante persone ad investire contro la nostra valuta nel corso delle prossime settimane, anche nel mercato delle opzioni binarie. Oltre a questo, da un po’ di tempo sul mercato si parla di “Brexit“, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Il paese non è mai stato a suo agio con la sua adesione all’Unione europea e, in passato, ha rifiutato di partecipare alla Comunità economica europea.

La crisi dell’euro ha messo ulteriore pressione su questo difficile rapporto. Il partito di David Cameron, gruppo dominante della coalizione di governo, si diletta nel sottolineare i difetti della moneta unica. L’idea di una maggiore integrazione nella zona euro ha una “logica spietata”, dato che il ministro delle finanze della Gran Bretagna, George Osborne, dice che l’euro “mina direttamente l’interesse nazionale del paese”.

Si tratta di una visione che punta all’interesse nazionale del Regno Unito. Londra, da tempo, voleva una partecipazione più aperta al mercato europeo. Purtroppo il governo ha sollecitato la zona euro ad andare in una certa direzione, solo per rendersi conto tardivamente di quanto male questo potrebbe essere per gli interessi della Gran Bretagna.

La cosa non sarebbe di per sé un problema se il Regno Unito avesse un futuro roseo al di fuori dell’UE. Ma l’economia del paese è strettamente intrecciata con quelle dell’Unione europea, dato che la stessa ha rappresentato il 47 per cento del suo commercio lo scorso anno. E’ ingenuo pensare che la Gran Bretagna potrebbe avere pieno ed equo accesso al mercato unico, se non è un membro dell’UE. La comunità imprenditoriale della Gran Bretagna non sembra aver capito la minaccia, ma se si attende troppo a lungo la voglia di questa “brexit” potrebbe diventare troppo forte per potervi resistere.