La BCE potrebbe decidere di acquistare bond nel Q1 del prossimo anno

La Banca centrale europea potrebbe decidere già nel primo trimestre del prossimo anno di acquistare obbligazioni sovrane, lo ha detto il vice presidente della banca mercoledì. Vitor Constancio ha detto che la BCE potrebbe meglio valutare se gli acquisti di obbligazioni sovrane, i cosiddetti quantitative easing, sono necessari per fornire abbastanza stimolo al fine di sostenere l’economia della zona euro e allontanare la deflazione.

La BCE ha già iniziato l’acquisto di covered bond e di prestiti bundle, ovvero di titoli garantiti da attività. Vuole ora aumentare le dimensioni del suo bilancio ai livelli di inizio 2012. Dobbiamo, naturalmente, seguire da vicino se il ritmo della sua evoluzione è in linea con questa aspettativa. In particolare, nel corso del primo trimestre del prossimo anno la BCE sarà in grado di valutare meglio se questo è il caso, in caso contrario dovremo considerare l’acquisto di altre attività, comprese le obbligazioni sovrane sul mercato secondario, il mercato più ingombrante e più liquido di titoli.

Questo discorso aumenta sicuramente le possibilità di vedere degli acquisti di obbligazioni sovrane nel Q1. I mercati potrebbero essere delusi e la fiducia economica potrebbe prendere un colpo se la BCE non dovesse farlo. Il presidente della Bce Mario Draghi aveva già aperto la porta all’acquisto di titoli sovrani quando ha detto, venerdì scorso, che la banca centrale potrebbe ampliare ancora di più i canali attraverso cui intervenire.

Altre banche centrali, compresa la Federal Reserve degli Stati Uniti, hanno già utilizzato dei programmi di QE, ma il concetto è molto controverso nella zona euro anche perché la Bundesbank tedesca resiste all’idea. Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha sostenuto che il QE potrebbe far parte del futuro della BCE. Alcuni critici mettono in dubbio che anche se la banca centrale dovesse comprare le obbligazioni, la cosa spingerebbe verso il basso i rendimenti e tutto ciò sarebbe utile in quanto gli oneri finanziari sono già bassi.

La trasmissione va ben oltre l’effetto diretto sui rendimenti dei titoli acquistati. I canali di trasmissione interessati sono legati alla segnalazione e all’influenza delle aspettative di inflazione, mettendo in evidenza della ricadute derivanti dal denaro ricevuto per comprare altre attività, tra cui le attività estere che influenzano il tasso di cambio.

Tutto questo è fatto per l’inflazione della zona euro, che ora si trova allo 0,4 per cento, ben al di sotto dell’obiettivo della BCE di poco meno del 2 per cento, obiettivo stabilito da Draghi.

L’Italia vende 5,87 miliardi di debito

L’Italia ha venduto ieri 5,87 miliardi di euro in bond a cinque e a dieci anni a dei prezzi vicini al minimo da due anni a questa parte. Gli investitori sono stati maggiormente attratti dal debito del nostro paese e sembrano essersi scrollati di dosso le preoccupazioni relative al futuro politico del paese dopo le dimissioni di Mario Monti, avvenute la scorsa settimana. Il Ministero del Tesoro ha venduto 3 miliardi di euro di obbligazioni in scadenza nel 2022 al 4,48 per cento, un interesse leggermente superiore al 4,45 per cento pagato il mese scorso ma comunque un buon tasso. Si sono inoltre vendute anche 2,87 miliardi di euro di obbligazioni con scadenza nel 2017, un valore leggermente al di sotto dei 3 miliardi di obiettivo che ci si era proposti. Il tasso di interesse è stato del 3,26%, contro il 3,23 per cento dell’ultima asta di novembre.

Mentre il costo del denaro è aumentato un po’ per il nostro paese, il tasso passivo è ancora ben al di sotto del valore dove si trovava solo sei mesi fa, quando invece il tasso legato ai nostri titoli era pari al 7 per cento e si avevano dei timori che l’Italia dovesse chiedere aiuto all’UE, come già successo alla Grecia, al Portogallo e all’Irlanda.

Nel mercato secondario, i rendimenti dei titoli a 10 anni del debito italiano sono diminuiti solo di 1 punto percentuale nella tarda mattinata, mentre i rendimenti sul debito equivalente spagnolo non hanno subito variazioni e sono rimasti a quota 5,287 per cento.

Gli analisti hanno detto che l’asta di ieri, che sicuramente potrebbe far bene anche alla nostra valuta dato che aumenta un po’ il sentiment di rischio degli investitori, è stata un po’ più riflessiva dell’approccio complessivo degli investitori verso la periferia della zona euro, che sta migliorando.

I rendimenti sul debito periferico sono diminuiti notevolmente, lo ricordiamo, da quando Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha detto che avrebbe fatto “tutto il possibile” per salvare l’euro.

Italia, ecco quello che non sapevate sugli interessi dei nostri bond

Le ultime indicazioni che ci arrivano dal mercato mettono in evidenza come in Italia gli oneri finanziari non sono più solo in relazione alle condizioni economiche all’interno del paese o alla salute delle sue finanze statali. Tali costi sono legati anche ad eventi fuori dal controllo dell’Italia, in particolare la paura che il paese o che altri paesi potrebbero essere costretti ad abbandonare l’unione monetaria. Le preoccupazioni per la fragilità dell’euro sono sempre ed ampiamente citato da un certo numero di osservatori di mercato e hanno apparentemente catturato l’attenzione del pubblico in generale. Sono queste le parole della Banca d’Italia in merito alla situazione attuale.

Inizialmente, erano pochi gli economisti che sostenevano che alcuni singoli paesi europei, come l’Italia e la Spagna, sono stati ingiustamente gravati da costi che non gli spettavalo solo perché gli investitori temevano per la sorte della zona euro nel suo complesso. Questo discorso ha trovato un pubblico sempre più ampio negli ultimi mesi e ha fornito alla Banca centrale europea una motivazione per il radicale cambiamento del modo in cui affronta i problemi della zona euro. Dopo anni di riluttanza, i funzionari della BCE dicono che spendere per controllare i tassi di interesse in fuga e per stabilizzare le condizioni dei paesi della zona euro è una cosa da fare.

L’annuncio dal presidente della Bce, Mario Draghi, in merito al fatto che la banca centrale avrebbe acquistato le obbligazioni dei governi in difficoltà in quantità illimitate, rientra in questo piano più generale. Draghi ha detto, in un discorso tenuto a Londra nello scorso mese di luglio, che i tassi di interesse di Italia e Spagna sono legati al “rischio convertibilità”, ovvero è un premio richiesto dagli investitori che ritengono che un paese potrebbe essere costretto a lasciare la zona euro e tornare ad una diversa valuta.

Mario Draghi conferma l’acquisto di bond da parte della BCE

Come era atteso il numero uno della BCE, Mario Draghi, ha annunciato ieri che la banca centrale europea attuerà un programma di acquisto di titoli di Stato sui mercati secondari della zona euro. Sempre ieri è stato anche annunciata la decisione di mantenere i tassi di interesse invariati, allo 0,75% . Nella successiva conferenza stampa, Mario Draghi ha spiegato che la BCE ha lanciato il programma di acquisto di obbligazioni al fine di conservata l’unicità della politica monetaria e garantire la corretta trasmissione della posizione politica della banca in tutta l’area dell’euro.

Come il presidente della BCE ha suggerito, le operazioni di aiuto monetario, ovvero quelle con le quali la banca stessa andrà ad acquistare i bond dei paesi che sono in difficoltà, aiuteranno ad affrontare in maniera migliore le gravi distorsioni nei mercati dei titoli di Stato, dato che queste hanno avuto origine, in particolare, dalle paure infondate da parte degli investitori circa la reversibilità della euro. Come più volte Mario Draghi ha confermato, l’euro non è reversibile e non ci saranno cambiamenti nella composizione dei paesi che ne fanno parte (almeno in negativo). Per lo stesso motivo, l’euro non è mai stato in discussione.

Il presidente della BCE ha inoltre fatto sapere che la banca centrale avrebbe acquistato titoli con durata da uno a tre anni, senza alcun limite preventivo nella quantità di titoli acquistati. Nell’acquisto di questi titoli è stato tirato in ballo anche il FMI, il cui ruolo sarebbe quello di verificare se i paesi che intendono partecipare al programma soddisfano le condizioni richieste.

La BCE, sempre ieri, ha tagliato previsioni del PIL 2012 della zona euro, situandolo in un range compreso tra -0,6% e -0,2%. Riviste anche le previsioni per il 2013, anno in cui il nostro prodotto interno lordo sarà compreso tra lo -0,4% e l’1,4% . Dunque, ci attendono dei momenti ancora di grande difficoltà, ma la decisione di ieri della Banca Centrale potrebbe essere il “la” alla ripresa economica.

Monti dà il benvenuto ai segnali di acquisto bond

Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha accolto con favore la decisione da parte dei leader della zona euro di permettere l’uso dei fondi di salvataggio per acquistare titoli di paesu in difficoltà, dicendo che sono delle misure che saranno presto messe in pratica. Dopo molte ore di discussione i leader della zona euro hanno approvato il fondo permanente, che permette anche di ricapitalizzare direttamente le banche, ma solo una volta che verrà creato un organismo di vigilanza bancaria, sotto la supervisione della Banca centrale europea. La mossa ha come finalità quella di aiutare la Spagna a superare i problemi del suo settore bancario.

Monti ha detto che la zona euro sarà rafforzata da questa decisione, aggiungendo inoltre che, insieme ad un atteso accordo sul patto di crescita,  in futuro si dovrà ancora tornare a parlare di obbligazioni della zona euro. Sulle obbligazioni comuni, in ogni caso, la Merkel si è sempre opposta fermamente, arrivando addirittura a negarle fino a che lei sarà al potere. Da questo punto di vista, dunque, la strada per l’unione europea sembra più lunga e complessa.

Monti ha detto che i paesi che hanno bisogno di chiedere aiuto potrebbero farlo senza dover sottostare ad un pieno programma UE / FMI, sempre che ci sia il pieno rispetto degli obiettivi economici fissati. I paesi che vogliono usufruire di questi meccanismi di stabilizzazione possono decidere di farlo senza dover incorrere in condizioni supplementari e senza la supervisione della troika.

Per quanto riguarda il nostro paese, il premier ha detto che l’Italia non ha immediate intenzioni di fare domanda per utilizzare i nuovi meccanismi. A livello di valute, che dire, un buon passo avanti per l’euro, che infatti dai nostri grafici è salito leggermente rispetto al passato. La strada da fare è ovviamente ancora molto lunga, ma sicuramente ora la si percorrerà con più tranquilità.

L’euro sale dopo le vendite di Italia e Spagna

L’asta del debito pubblico che si è tenuta in Italia e in Spagna durante la giornata di ieri ha indicato che gli sforzi da parte della Banca centrale europea di evitare un congelamento del credito regionale stanno continuando a mostrare dei benefici a breve termine. E mentre la banca centrale ha lasciato il tasso di interesse di riferimento invariato all’1 per cento, il presidente della banca, Mario Draghi, ha detto di essere pronto ad adottare ulteriori misure per facilitare il credito, se necessario.

Il Tesoro italiano ha trovato una forte domanda ieri, nella vendita di 8,5 miliardi di euro di titoli a 12 mesi, ad un tasso di interesse del 2,735 per cento, il più basso da un anno a questa parte, meno della metà rispetto al 5,952 per cento che l’Italia aveva offerto durante l’ultima vendita all’inizio di dicembre.

A Madrid, il Tesoro spagnolo ha detto che ieri si sono venduti un totale di 10 miliardi di euro di obbligazioni, il doppio della quantità che si era prefissata come obiettivo, con dei rendimenti simili ai precedenti. Per esempio, 4,3 miliardi di dollari con scadenza a tre anni sono stati venduti ad un rendimento del 3,384 per cento, inferiore rispetto al 5,187 per cento offerto, nel mese di dicembre, sempre per i titoli a tre anni.

Spagna e Italia sono state sottoposte a forti pressioni da parte degli investitori a causa delle loro finanze pubbliche, con i governi che hanno recentemente creato dei grandi pacchetti di austerità per tenere sotto controllo i livelli di deficit e di debito.

Sul lungo termine, in ogni caso, entrambi i paesi hanno dei rendimenti sul debito che riflettono maggiore rischio ed incertezza, dato che rimangono relativamente elevati. Un altro episodio rilevante della crisi è oggi, con l’Italia che cercherà di mettere all’asta più di 9 miliardi di euro di titoli a lungo termine. Resta da chiedersi se gli investitori faranno delle offerte a sufficienza e, soprattutto, se se la sentono di acquistare titoli con un rendimento minore dato che hanno una certa fiducia tale da giustificare proprio i rendimenti in calo.

Spagna e Italia vendono bene, l’euro ne beneficia

Le borse europee hanno guadagnato terreno dopo che la Spagna e l’Italia hanno venduto il loro debito a costi più bassi, segnalando l’appetito degli investitori verso i titoli dell’area dell’euro. Le vendite dei titoli di debito di Italia e Spagna sono elementi importanti per il mercato. La Fed conferma che la crescita degli Stati Uniti è una buona notizia, un sollievo per il mercato, tanto che facilita le preoccupazioni circa un rallentamento della crescita degli Stati Uniti.

La Spagna ha venduto circa 10 miliardi di euro di titoli con scadenza nel 2015 e nel 2016, due volte l’obiettivo massimo di 5 miliardi di euro che si era fissato. Il tasso di rendimento sui titoli a tre anni è stato del 3,384 per cento, migliore rispetto al 5,187 per cento che è stato pagato a dicembre. L’Italia ha invece venduto 12 miliardi di euro di buoni del Tesoro, rispettando il suo obiettivo. Il tasso di interesse è stato del 2,735 per cento, in calo rispetto al 5,952 per cento dell’asta precedente.

Nel Regno Unito, la Banca d’Inghilterra mantiene il suo tasso di interesse di riferimento ancora allo 0,5 per cento. Anche la Banca centrale europea ha mantenuto il tasso di interesse di riferimento al minimo storico, l’1 per cento.

La vendita di titoli è importantissima, dato che una buona vendita indica una forte fiducia nel mercato. Anche l’euro ovviamente ne beneficia, dato che si tratta di  interessanti risultati che portano denaro nella nostra zona euro e fanno alzare il valore della nostra valuta nei confronti delle altre valute.

La situazione in zona euro è ancora critica, dato che i politici devono ancora trovare delle soluzioni definitive al problema del debito, puntando sia agli aumenti delle tasse che alla crescita economica degli stati. E’ soprattutto su questo secondo punto di vista che si parla molto ma che ancora non si riesce a fare nulla di concreto.