Aussie bloccato dopo i dati occupazione; il mercato attende la BCE

Il dollaro australiano è sceso bruscamente sulla negoziazione di Giovedì dopo i sull’occupazione molto più deboli del previsto per luglio. La disoccupazione è balzata al 6,4% rispetto al 6,0% a giugno. Il 6% era cosa gli economisti si aspettavano. Questo ha rappresentato un massimo di 12 anni della disoccupazione ed è stato uno shock per gli operatori. L’occupazione è scesa di 300 unità, in contrasto con le aspettative degli economisti di un guadagno di 12.000. L’Australian Bureau of Statistics ha cautelato comunque sulle questioni statistiche: ad esempio la rotazione del campione di indagine e la destagionalizzazione di giugno hanno spinto artificiosamente il valore più in alto, ma i problemi di sintesi non potrebbero spiegare tutta la debolezza.

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Il dollaro australiano è sceso ben al di sotto di 93 centesimi rispetto al dollaro, scambiato a 0,9265; un livello minimo da 2 mesi. A contribuire alla debolezza del aussie sono state le decisioni della RBA in Giugno che ha detto che c’è necessità di tagliare i tassi di interesse prima della fine dell’anno al fine di aiutare l’economia. La disoccupazione è una variabile chiave per tutte le banche centrali per fissare i tassi di interesse.

Guardando al futuro, la riunione della BCE attirerà molta attenzione oggi e in particolare la conferenza stampa post-meeting di Mario Draghi. L’euro è riuscito a recuperare da un minimo di nove mesi a 1,3333 colpito Mercoledì ed è scambiato a 1,3382. La BCE si trova ad affrontare un numero crescente di mal di testa; l’inflazione è scesa allo 0,4% anno su anno, l’Italia è scivolata in recessione, le preoccupazioni geopolitiche e le sanzioni contro la Russia stanno danneggiando le prospettive economiche della zona euro mentre in Portogallo le grandi banche quotate del paese devono essere salvate dallo Stato. L’attenzione sarà focalizzata sulla BCE e su come essa pensando di reagire agli eventi con qualche stimolo supplementare da rendere noto.

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Il Kiwi crolla sui commenti della RBNZ, i benefici dell’aussie dai dati del PMI cinese

Il Kiwi, o dollaro della Nuova Zelanda, è stato il principale perdente delle contrattazioni di oggi, dopo che il governatore della Banca centrale Graeme Wheeler ha avvertito che il livello della valuta era “ingiustificato e insostenibile”. Dopo che la Reserve Bank della Nuova Zelanda ha alzato i tassi come previsto al 3,50% dal 3,25%, il Governatore ha anche segnalato una pausa nel ciclo di aumento dei tassi di interesse in modo da osservare ciò che sta accadendo all’inflazione e all’economia in seguito all’aumento della valuta.

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La reazione è stata rapida dato che il rapporto tra dollaro kiwi e dollaro americano è sceso dal livello di 0,8705 a 0,8615 e poi a 0,8576 nei successivi minuti di trading. Questo è stato il valore più basso dal 12 giugno e significa anche che il kiwi è ormai saldamente al secondo posto tra le valute con le migliori prestazioni in assoluto quest’anno contro il dollaro USA, con un guadagno del 4,5% prima della vendita di oggi. Il dollaro della Nuova Zelanda si stava avvicinando ai livelli che rappresentavano i massimi pluriennali, che possono essere tentati dai commercianti.

La valuta con i migliori risultati dell’anno è il dollaro australiano, che ha guadagnato il 5,9% su base annua contro il biglietto verde. L’aussie è stato aiutato oggi dai dati dalla Cina che ha mostrato il settore manifatturiero del paese e sta facendo molto bene. Il flash HSBC PMI manifatturiero di luglio ha battuto le attese attestandosi a 52. Questo è stato il più alto livello dell’indice da 18 mesi. L’aussie si è stabilizzato intorno a 0,9445 contro il dollaro statunitense.

Guardando al futuro, il mercato osserverà molto attentamente i numeri dell’Eurozone Flash PMI per luglio, dato che l’euro è ancora una volta abbinato al minimo da novembre intorno a 1,3455. Se i numeri delle PMI non suggeriscono alcun rallentamento dell’economia dell’Eurozona, l’euro potrebbe andare ancora più in basso e toccare i minimi da 9 mesi

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L’Aussie ha dei picchi sull’inflazione più elevata del previsto

Il dollaro australiano è stato il miglior performer del giorno dopo i dati sull’inflazione che hanno battuto le stime. La media dell’indice dei prezzi al consumo è tagliata, che esclude il prezzo più estremo in evoluzione, con la misura dell’inflazione che la Reserve Bank of Australia segue da vicino durante l’impostazione della politica monetaria. La variazione anno su anno si attesta al 2,9% contro il 2,7% previsto. La RBA e i suoi obiettivi di inflazione sono tra il 2% e il 3%. Altre misure di inflazione erano più o meno in linea con le aspettative.

I dati di inflazione australiana hanno molto deluso soprattutto per quelli che si aspettavano un calo del tasso RBA. Successivamente il dollaro australiano ha radunato a 0,9432 contro il dollaro, sopra il livello di 94 che è stato un importante punto di riferimento delle contrattazioni nell’ultimo mese e mezzo. In particolare, è risultato difficile per l’australiano sostenersi oltre tale livello.

L’euro è rimasto sotto pressione nei confronti del dollaro, nonostante i dati sull’inflazione negli Stati Uniti del giorno precedente, che ha mostrato che i prezzi al consumo non sono ancora una minaccia per la stabilità dei prezzi. L’euro veniva scambiato intorno a 1,3465, dopo aver scambiato a partire da 1,3458, che è il dato più basso dal novembre dello scorso anno. Questo potrebbe essere un importante sviluppo tecnico per gli orsi euro, dal momento che un breakout della gamma 1,35-1,39 potrebbe portare a un test di 1,33 e successivo. L’Eurozona Flash PMI presso le imprese che uscirà Giovedì potrebbe essere la chiave per determinare il destino dell’euro nel breve termine.

C’è poco in termini di dati importanti o eventi economici nel corso della giornata, con l’eccezione della sterlina. I verbali e i voti della riunione del 9/10 di luglio del comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra saranno rilasciati, mentre più tardi il governatore della BoE Mark Carney andrà a tenere un discorso.

Aussie scende sui deboli permessi di costruzione

La settimana è iniziata con alcune perdite minori per lo yen giapponese, il proseguimento della propensione al rischio positivo e la speculazione che i fondi pensione giapponesi potrebbero investire in attività estere, cosa che ha comportato un calo della moneta. La settimana sarà caratterizzata da alcuni eventi molto importanti, che dovrebbero causare un sacco di volatilità.

Il dollaro sta lottando per superare il marchio di 102, un livello che ha spinto il dollaro a scendere durante la seconda metà di maggio. L’euro è stato più o meno stabile nei confronti del dollaro a 1,3633. Questa sarà una settimana molto importante per l’euro in seguito all’uscita dell’inflazione di maggio e della disoccupazione di aprile, mentre giovedì vedrà la riunione della Banca centrale europea che dovrebbe dare qualche stimolo monetario aggiuntivo. Le domande chiave per gli operatori sono relative a quanto già ha scontato l’euro, che ha registrato un andamento significativamente negativo nel mese di maggio, e se la BCE sarà in grado di sorprendere i mercati e guidare la moneta unica sotto il suo recente valore di trading degli ultimi dieci giorni a 1,3585-1,3665.

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Durante il fine settimana, il PMI cinese manifatturiero di maggio è arrivato leggermente più alto del previsto a 50,8, il livello più alto da cinque mesi, diminuendo le preoccupazioni degli investitori che la seconda più grande economia del mondo si sta dirigendo verso un atterraggio duro. È interessante notare che, per le proprie ragioni individuali, né il dollaro australiano, né lo yen giapponese hanno beneficiato di questa notizia, anche se è stata positiva per i mercati azionari globali.

In Australia, l’aussie è sceso bruscamente contro il dollaro degli Stati Uniti dopo che i dati delle costruzioni di aprile sono stati molto peggio del previsto. L’aussie è caduto più di mezzo punto percentuale a 0,9259.

In termini di dati economici, i momenti salienti della giornata avranno luogo nel corso della sessione europea, con l’inflazione tedesca preliminare per il mese di maggio.

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L’Aussie colpisce un massimo da 4 mesi dopo i dati del PMI in Cina, la RBA mantiene i tassi

La Cina ha rilasciato i dati di produzione ieri. Ci sono state delle segnalazioni contraddittorie, con il PMI ufficiale che mostra un lieve miglioramento a 50,3, mentre l’indagine privata condotta da HSBC che mostra una contrazione a 48,0. Il dollaro australiano ha reagito positivamente alla lettura ufficiale ed è salito a un nuovo massimo di 4 mesi in maniera istintiva, colpendo brevemente quota 0,9302 prima di ritirarsi a 0,9265. Ad aiutare l’aussie è stata anche la decisione della Banca Centrale dell’Australia di mantenere il tasso del denaro principale invariato al 2,5 %. Una menzione dal governatore RBA Glenn Stevens ha detto che il tasso di cambio dell’AUD è stato troppo elevato per cambiare il tasso di riferimento.

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In Giappone oggi parte la nuova tassa sulle vendite

Tra le altre notizie, il Giappone ha rilasciato il Tankan Index che ha dimostrato che indice della fiducia dei più grandi produttori giapponesi è stato cambiato in seguito alle previsioni nel primo trimestre, facendo segnare un dato superiore a quello precedente. L’introduzione di una tassa più elevata delle vendite in Giappone, a partire da oggi, ha pesato sul sentiment degli affari. Lo Yen è stato debole a causa dei dati.

La coppia di valute dollaro / yen è stata in gran parte messa da parte durante la sessione Asiatica a circa 103,25, mentre il dollaro è stato molto pesante a causa dei commenti dovish da parte del presidente della Fed, Janet Yellen. La Yellen ha detto che l’economia americana ha bisogno di “un sostegno straordinario per qualche tempo” e che un allentamento “considerevole” dipende ancora dal mercato del lavoro. L’implicazione degli stimoli ha portato il dollaro più in basso subito dopo le osservazioni, con l’S & P che invece è salito.

L’euro è stato stabile contro il dollaro nonostante una lettura dell’inflazione in zona euro più morbida del previsto, pari a solo lo 0,5 %, ben al di sotto dell’obiettivo della BCE del 2%.

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Aussie in salita sui dati del PIL

Il mercato ha tirato un sospiro di sollievo con le tensioni geopolitiche che si sono attenuate tra Ucraina e Russia, l’S & P salito ad un livello record proprio ieri. Le principali coppie di valute erano calme durante la sessione asiatica di oggi, con le soli grandi mosse registrate quelle del dollaro australiano dopo i dati del PIL del quarto trimestre.

Economia australiana in crescita

L’economia australiana è cresciuta dello 0,8 % nel quarto trimestre rispetto al terzo trimestre, quando è cresciuta dello 0,6 %. Il trimestre numero 4 battere le aspettative di una crescita dello 0,7%.

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L’aussie si trova, contro il biglietto verde, a 0,8995 dopo che i dati sul PIL sono stati migliori del previsto, ma poi è risceso a 0,8935. Su base annua, il PIL è cresciuto al 2,8 % rispetto al 2,5 % previsto. Il dollaro australiano ha chiuso la sessione asiatica con un guadagno dello 0,09 % a 0,8957 nei confronti del dollaro.

L’euro in calo, è ancora sotto pressione

L’euro è stato in calo dello 0,12 % contro il dollaro, per chiudere la sessione in Asia a 1,3726, mentre gli investitori guardano avanti ad una serie di dati economici previsti per oggi. L’euro ha perso lo 0,11 % contro lo yen per finire a 140,30. La riunione della BCE di giovedì mantiene la moneta unica sotto pressione. Ci sono aspettative contrastanti sul fatto se la BCE adotterà un’azione o meno.

La sterlina sta entrando nella sessione europea con un guadagno dello 0,04 % contro il dollaro, a 1,6668. La ricerca si incentrerà sui dati dei servizi AMP del Regno Unito, dovuti più tardi.

Il dollaro ha consolidato i suoi guadagni contro lo yen durante la sessione asiatica ed è scambiato in una serie inferiore a 20 punti. Il dollaro ha chiuso la sessione a 102,22, in crescita dello 0,02 % rispetto al prezzo di apertura. I dati USA dell’ISM non manifatturiero PMI e i libri paga saranno a fuoco nella sessione degli Stati Uniti, più tardi nella giornata di oggi.

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L’aussie sotto pressione dopo i deboli dati degli investimenti

Il rischio geopolitico per quanto riguarda gli eventi in Ucraina e la testimonianza del presidente della FED, Janet Yellen, più tardi per oggi, ha dato ai mercati un tono cauto. Il dollaro è sceso nei confronti dello yen dopo i forti dati sulle vendite domestiche degli Stati Uniti pubblicati ieri.

Gli acquisti di nuove case sono aumentati del 9,6 % nel mese di gennaio, a 468.000 unità, superando le stime di 406.000 e in più rispetto ad una precedente revisione di 427.000. Questa è stata una buona notizia soprattutto dopo la recente serie di dati deboli degli Stati Uniti. I mercati si concentreranno sulla Yellen e sulla sua sessione di domande e risposte presso la Commissione bancaria del Senato.

Dollaro in rialzo in Asia

Il dollaro ha aperto la sessione asiatica a 102,35 dopo aver toccato un massimo di 102,60 nella sessione USA e ha scambiato per lo più in un range di 20 punti, per terminare a 102.38, in rialzo di 0.03 %.

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Tra le altre notizie, i dati della spesa privata in Australia sono stati deboli e hanno portato al declino sull’aussie. Gli investimenti delle imprese australiane sono scesi del 5,2% nell’ultimo trimestre, il più grande declino da oltre quattro anni. I piani di spesa per il 2014-2015 sono negativi mettendo in evidenza come la lotta per la ripresa economica sta sollevando una certa preoccupazione per un altro taglio dei tassi di interesse. Il dollaro australiano ha aperto in Asia a 0,8966 e poi è caduto in ribasso dopo i dati morbidi del Capex, per finire a 0,8930, con una perdita dello 0,40%.

Euro piatto contro il dollaro

Tra le altre valute, l’euro è stabile nei confronti del dollaro, chiudendo piatto a 1,3686 dopo una sessione in range. Ieri l’euro è caduto al livello più basso di 1,3660, da 1,3740, tra le accresciute tensioni in Ucraina che mettono l’euro sotto pressione. L’accento sarà posto sui dati sull’inflazione dell’Eurozona previsti per domani. La sterlina ha avuto una sessione tranquilla contro il dollaro, finendo in calo dello 0.01 % a 1,6671.

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Dollaro largamente più debole, Aussie in calo a causa dei numeri sul lavoro

Il dollaro australiano è sceso dopo i dati di lavori deboli. L’economia australiana ha perso 3.700 posti di lavoro nel mese di gennaio e ha rivisto al ribasso le cifre di dicembre. Ciò ha comportato l’aumento del tasso di disoccupazione al livello più alto dal luglio 2003, ovvero al 6 %. Il dato ha deluso gli economisti, che si aspettavano un rimbalzo dopo la caduta del mese di dicembre.

L’aussie è caduto di quasi l’1 % nei confronti del dollaro in reazione ai tali dati, terminando la sessione asiatica a 0,8939. Ieri scorso l’AUD era salito ad un massimo di 0,9066 dopo i forti dati commerciali della Cina.

Dollaro americano in calo contro le altre valute

Tra le altre valute, l’euro, la sterlina e lo yen hanno guadagnato contro il dollaro statunitense. I partecipanti al mercato sono cauti in favore della negoziazione del greenback in attesa di una relazione, prevista per oggi, secondo la quale le vendite al dettaglio negli Stati Uniti hanno ristagnato nel mese di gennaio. L’euro ha guadagnato per la prima volta da tre giorni contro il dollaro, portando a casa lo 0,23 % a 1,3623. Il rimbalzo è legato principalmente ad un dollaro più debole. Ieri l’euro era caduto sui commenti del membro del Comitato esecutivo Benoit Coeuré chi ha segnalato che vi è la possibilità che la BCE tagli i tassi di deposito in territorio negativo.

La sterlina è forte grazie all’economia in ripresa

La sterlina ha esteso i guadagni contro il dollaro per raggiungere un massimo di 1,6622, valore più alto dal 28 gennaio, prima di concludere la sessione con un guadagno dello 0,09 % a 1,6609. La sterlina è stata sostenuta dai commenti governatore della BOE, Mark Carney, che ha detto che la ripresa economica del Regno Unito sta guadagnando slancio. I mercati si aspettano un aumento dei tassi prima nel 2015, ovvero prima di quanto si pensasse in precedenza.

Aussie in picco dopo che la RBA mantiene i tassi

Il dollaro australiano è la valuta principale da considerare oggi dopo che è salito di oltre l’1 % nei confronti del dollaro dopo che la Reserve Bank ha fatto una dichiarazione politica più ottimista delle previsioni. La RBA ha lasciato il suo principale tasso di interesse a un minimo record dello 0,25 % e ha rilasciato una dichiarazione meno dovish che è passata a diventare “un allentamento morbido per un bias chiaramente neutrale”.

Dopo l’iniziale debolezza contro il biglietto verde, l’australiano è salito al massimo della sessione asiatica, a 0,8892, da un minimo di 0,8729. La valuta australiana ha chiuso la seduta con un guadagno del 1,46 % a 0,8875.

Dollaro USA in recupero contro lo yen

Il dollaro USA è stato in grado di recuperare alcune perdite realizzate nei confronti dello yen dopo la brusca caduta di ieri con i dati PMI del manifatturiero ISM USA molto deludenti. L’indagine di gennaio ha messo in evidenza un valore di 51,3 rispetto al 56,0 previsto. I dati hanno spinto il rapporto dollaro / yen sotto 101-100,76 prima di rimbalzare a 101,36 in Asia. La coppia ha chiuso la seduta con un guadagno dello 0,05 % a 101,02. A sostenere il dollaro, la notizia che la base monetaria del Giappone si è ampliata nel mese di gennaio, cosa che ha causato delle vendite di yen.

Euro in guadagno contro yen e dollaro

L’euro ha brevemente toccato un minimo di 2 mesi a 136,21 contro lo yen prima di terminare la sessione 136,65 con un guadagno dello 0,07 %. Contro il dollaro, l’euro ha guadagnato lo 0,03 % a 1,3528.

La sterling è una delle valute del G10 dall’andamento peggiore, dopo l’estendensione del suo declino nei confronti del dollaro. La sterlina ha perso lo 0,18 % per terminare la sessione asiatica a 1,6274. Da ieri, gli UK vedono il PMI manifatturiero deludente, che ha ferito la sterlina e l’ha fatta scendere. Oggi attenzione ai dati delle costruzioni nel Regno Unito, legati alle PMI.

L’aussie in calo dopo i dati manifatturieri cinesi

I dati di fabbrica dalla Cina, questa mattina, hanno mostrato la prima contrazione in 6 mesi e hanno creato una nuova preoccupazione mondiale relativamente alla crescita della seconda economia più grande del mondo. Il dato HSBC del PMI manifatturiero è sceso a un minimo di sei mesi a 49,6 nel mese di gennaio, in maniera inferiore alla lettura finale di dicembre pari a 50,5 e sotto le aspettative di una lettura a 50.3.

I dati in calo sono un ammortizzatore sul sentiment di mercato per la giornata di oggi, con una conseguente forte domanda di valute rifugio sicuro. Nel frattempo, il dollaro australiano è influenzato in maniera notevole dato che la Cina è un importante partner commerciale per l’Australia.

Australiano è in calo

L’australiano ha cancellato tutti i guadagni fatti ieri, quando ha pubblicato i del CPI australiano. Il tasso di inflazione più alto in diminuzione ha tagliato le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia. Tuttavia, i dati cinesi di oggi hanno spinto la valuta australiana indietro verso i minimi di ieri, portandola ad un minimo di 0,8786 dopo i dati PMI. L’australiano ha perso lo 0,5 % contro il biglietto verde per terminare la sessione asiatica a 0,8805, in calo dal valore di 0,8848.

Nonostante il dollaro USA largamente più forte, lo yen si è essendo una valuta rifugio sicuro dopo i dati PMI della Cina, che sono stati deludenti. La valuta giapponese ha guadagnato lo 0,18 % a 104,32.

La messa a fuoco per la giornata di oggi saranno gli Stati Uniti, con i dati sulle richieste di disoccupazione che dovrebbero essere rilasciati. Le aspettative sono per un calo da 3 a 2.9 milioni nella settimana terminata l’11 gennaio. La domanda per il dollaro dovrebbe rimanere abbastanza forte finché ci sono le aspettative per un ulteriore assottigliamento della FED.

Euro poco mosso

Tra le altre valute, l’euro ha mostrato poco movimento, come è tipico per la sessione asiatica. La nostra valuta è stata scambiata dello 0,02 % a 1,3549.

Yen e aussie beneficiano del PIL cinese

Le principali coppie di valute hanno chiuso la sessione Asiatica poco variate rispetto alla chiusura di New York di venerdì, con la notizia che il PIL del 4 ° trimestre cinese è leggermente superiore alle attese, cosa che ha portato sollievo al mercato e in particolare alle valute asiatiche.

Cina, la crescita è buona

La crescita cinese per l’anno 2013 si attesta al 7,7% rispetto al 7,7 % nel 2012, superando l’obiettivo ufficiale di crescita del 7,5 %. L’economia cinese dovrebbe rallentare un po’ al 7,4 % , anche se ci sono timori che la stessa potrebbe affrontare dei venti contrari. La leadership cinese vorrebbe avere una maggiore qualità e una crescita più sostenibile nel futuro, cosa che potrebbe anche significare una crescita più bassa.

Aumentare il consumo interno invece degli investimenti e delle esportazioni, il miglioramento delle condizioni ambientali e il raffreddamento di un mercato immobiliare sono probabilmente le principali sfide per la leadership economica della Cina in questo anno. Le vendite al dettaglio del paese si attestano a un tasso anno su anno del 13,6%, mentre gli investimenti urbani e la produzione industriale hanno un po’ deluso le attese attestandosi a 19,6 % e al 9,7%, rispettivamente.

Yen in lieve guadagno

Lo yen è riuscito ad avere dei lievi guadagni sia contro l’euro che contro il dollaro. Il rapporto dollaro / yen è sceso dello 0,10% a 104,11, mentre euro / yen è stato in calo dello 0,08 % a 140,95, ancora una volta sotto il valore di 141.

Il dollaro è rimasto forte contro l’euro in quanto è stato poco scambiato durante la sessione Asiatica dopo i grandi guadagni di venerdì. L’euro è stato scambiato a 1,3539 dopo aver toccato un nuovo minimo di 2 mesi a 1,3507 contro il dollaro.

Oggi il mercato degli Stati Uniti è in vacanza, il che lo rende un giorno con probabile bassa liquidità, cosa che renderà questo mercato molto tranquillo o molto volatile, dato che anche solo un paio di ordini di grandi dimensioni potrebbero smuovere tutto.

Aussie in calo dopo le minute, attesa per la FED

Lo yen è stato in gran parte piatto durante la sessione asiatica di oggi. Il dollaro è stato poco cambiato contro la valuta giapponese a quota 102,98, mentre l’euro ha guadagnato leggermente, lo 0,07 %, ed è stato scambiato a 141,82. L’euro è stato anche leggermente più forte rispetto al dollaro, in rialzo dello 0.08 % arrivando fino a 1,3771. L’euro è stato aiutato dalla notizia del giorno precedente relativamente alla fiducia delle imprese nella zona euro, che è stata meglio del previsto nel mese di dicembre.

USA, i dati della produzione industriale USA sono in rialzo oltre le attese

Durante la sessione USA, la produzione industriale degli Stati Uniti nel mese di novembre ha superato le aspettative, arrivando ad un forte guadagno del 1,1 % contro una previsione dello 0,5% e contro un valore, per il mese precedente, di -0,1%. Questa notizia è positiva per l’economia degli Stati Uniti, anche se la cosa non sembra aiutare il dollaro.

Aussia in calo dopo la pubblicazione delle minute

Il dollaro australiano è stato poco cambiato a 0,8943 contro il dollaro, vicino ai minimi a quota 0,8909. Il rilascio della Reserve Bank of Australia delle minute della riunione dello scorso 3 dicembre ha mostrato che la banca centrale non ha completamente escluso la possibilità di un ulteriore allentamento, anche se ha anche detto che i tagli dei tassi di interesse stanno avendo un impatto positivo sull’economia. L’aussie è ancora fastidiosamente alto, secondo la RBA. E’ una cosa che aveva detto qualche giorno fa il presidente della RBA, Stevens, che ha detto che avrebbe molto gradito il prezzo di 0.85 per la sua valuta contro il dollaro USA.

C’è una giornata impegnativa, oggi, in termini di rilasci economici, ad iniziare dal Regno Unito, per passare poi all’Eurozona e ai dati sull’inflazione negli Stati Uniti, oltre che l’importante indagine tedesca sul sentiment degli investitori, ovvero lo ZEW, che dovrebbe essere in crescita.

La Germania non si fida, l’Euro galleggia, Aussie con i cerotti e le Borse piangono

L’Euro continua a perdere terreno guardando a  Cipro che per ottenere il definitivo via libera al piano di salvataggio ha deciso di vendere le sue riserve aurifere ‘in eccesso’ . Nonostante le turbolenze in atto sui mercati internazionali, le prospettive di una ripresa  economica, stimata entro la fine dell’anno, potrebbe spingere alcuni Stati dell’Eurozona a chiedere ulteriore sostegno nei prossimi mesi. I ministri europei delle finanze e i governatori delle banche centrali si preparano ad affrontare la riunione del G20 in programma il  18 e il 19 aprile. Sul tappeto non mancheranno le ulteriori sollecitazioni provenienti da più parti in merito all’adozione di politiche monetarie più aggressive finalizzate a  neutralizzare i rischi di una continua instabilità nella regione europea.  Il meeting  dedicarà un capitolo a parte allo Yen e alla politica monetaria espansiva intrapresa dalla BoJ attraverso la vendita di attività di rischio e la conseguente copertura sulla valuta giapponese. Decisioni che come diretta conseguenza lasciano intendere una potenziale svalutazione dello Yen. Rumors anticipatori del meeting parlano di un crescente  numero  di funzionari della BCE orientati ad introdurre azioni di allentamento monetario al fine di dare maggiore stabilità ai prezzi.  La valuta unica, in fase correttiva, sembra ancorata al di sopra del livello di ritracciamento di Fibonacci in area 1.3050. Ma non è oro tutto quel che luccica, poiché  in vista della decisione del tasso d’interesse della BCE in programma il prossimo 2 maggio, non sono da escludere ulteriori movimenti  al ribasso con vendite che potrebbero portare il pair a testare i livelli di novembre scorso 1,2659.  La coppia dopo aver  toccato il minimo a 1.3020 ha riconquistato l’area di 1.3040.  Nel breve, dando uno sguardo al  grafico orario, si evidenzia una marcata fase laterale delimitata dal canale ribassista ribassista. La resistenza dinamica  è da tenere sotto attenta osservazione. Una violazione  in area 1.3080 potrebbe imprimere una nuova spinta direzionale verso l’alto con proiezione a 1.3115, 1,3150 e come target finale 1.3170.  Tale ipotesi trovano supporto dalle indicazioni fornite dal CCI in fase di verticalizzazione, con la zeroline attraversata dalla zona di ipervenduto. Volendo considerare uno scenario opposto, 1,3030 si prospetta come supporto immediato e in proiezione il successivo sulla soglia psicologica  1.30 e 1.2970.

STERLINA STABILE CONTRO IL DOLLARO

La sterlina, rispetto alla pubblicazione dei dati sull’inflazione dei prezzi al consumo e della produzione del Regno Unito, conferma una sostanziale  stabilità contro il dollaro. Il  pound stazionario sull’area supportiva a 1.53, si muove (grafico orario)  in una zona di congestione. L’eventuale break out in area 1.5315  porterebbe la sterlina a testare il primo livello di  resistenza   in area 1.5340  con proiezione a 1,5360.  Anche in questo caso possiamo osservare il  parallelismo con la coppia EURUSD, il CCI  infatti appare ben direzionato lasciandoci prevedere nel breve il superamento della prima area resistenziale.

 L’AUSTRALIANO DOPO IL TONFO SI RIALZA

In decisa correzione il dollaro australiano che contrariamente alle aspettative ha progressivamente rotto i vari livelli intermedi di supporto fissando il suo minimo giornaliero a 1.0298 prima di riprendere la salita in concomitanza con l’apertura delle borse asiatiche.. Dal punto di vista grafico il recupero dell’Aussie che ieri non ha vissuto una giornata facile potrebbe estendersi fino a 1,0380. Livello dal quale sono ipotizzabili ulteriori spinte direzionali in acquisto che spingerebbero la coppia in area 1,0440. In presenza di ulteriori resistenze al raggiungimento del target indicato  è verosimile ipotizzare a conferma di uno scenario ribassista l’ulteriore scivolamento verso il basso  fino al raggiungimento del robusto supporto statico in area 1.260. Attualmente i livelli di supporto restano fissati a 1,0290 1,0260  e 1.0220. I livelli di resistenza da tenere sotto controllo sono 1,0380 1,0440 1,0470. L’australiano in caduta libera dopo la pubblicazione dei dati cinesi, ha risentito ulteriormente dei timori sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale. Il declino dell’oro e dell’argento, messi duramente sotto pressione, ma che questa mattina sembra aver trovato punti di maggiore stabilità, costituiscono  la prova evidente di una decisa avversione al rischio da parte degli investitori. Il metallo prezioso in picchiata sui minimi registrati nel gennaio del 2011 è stato uno dei fattori  determinanti dell’andamento dei listini internazionali a cui non si è sottratta neppure Wall Street. Nel quadro complessivo, la forte azione di sell-off innescata sulle commodities currencies, correlate agli indici di produzione manifatturiera e delle materie prime, ha portato valute come l’Aussie, il dollaro neozelandese e quello canadese a toccare livelli di supporto di particolare rilievo. Secondo gli osservatori, il trasferimento massiccio di capitali non può che portare giovamento al dollaro americano  che a quanto pare risulta essere il beneficiario naturale di questa evoluzione. Le preoccupazioni  sull’andamento economico globale e la considerevole riduzione dei prezzi delle materie prime sono segnali molto negativi, ma dal punto di vista tecnico, nonostante la coppia AUD/USD nel breve termine abbia intrapreso una fase ribassista, permane il “sentiment”  rialzista. Segnali in questa direzione  potrebbero arrivare a seguito del raggiungimento delle soglie di ipervenduto.

Analisi dei Mercati: La Cina fa tremare il mondo, valute e indici profondo rosso

Massiccia vendita di oro, argento e petrolio. I timori di un lento declino della economia mondiale hanno inaugurato la sessione europea dei mercati finanziari con i maggiori indici che hanno salutato il lunedì in territorio negativo. Timori e allarmismo,  alimentati dal rilascio dei dati sulla produzione industriale e sul PIL cinese,  resi noti  nel corso della sessione asiatica. Le reazioni degli investitori di fronte ai segnali di un possibile rallentamento della crescita economica globale hanno innescato immaginabili effetti collaterali anche sul mercato valutario. L’euro che venerdì scorso si è spinto a quota 1.3125 appare in palese fase di consolidamento dopo aver raggiunto il minimo e chiuso  la  sessione asiatica a 1,3064.  Per la valuta unica i l livello di 1.3040 (ritracciamento Fibonacci) si conferma essere un supporto chiave che  nel breve potrà fornirci indicazioni più precise sulla direzionalità della coppia. Solo in caso di violazione di questo importante livello statico potremmo immaginare l’avvio di un nuovo trend ribassista che potrebbe portare la valuta principe  a incrociare nuovamente la soglia psicologica di 1.30. Contrariamente a coloro che già la settimana scorsa attendevano un breakout rialzista attraverso la violazione della resistenza in area 1.3115 (situazione che avrebbe impresso una forte direzionalità verso l’alto), alla prova dei fatti la coppia ha chiuso al di sotto di questo livello che suggestiona i compratori, con molta probabilità non ancora pronti a spingere l’euro verso nuovi massimi. Come dicevamo la resistenza statica in area 1.3150 si conferma quale livello chiave da superare e ulteriori movimenti bullish sono prevedibili solo attraverso la violazione di questo livello. Nel breve  il grafico orario indica il posizionamento del prezzo EURUSD al di sopra della SMA a 20 periodi. Ciò significa che con l’Euro in territorio positivo, potrebbe essere ragionevole  valutare l’opportunità di aprire posizioni in acquisto, considerando il dovuto e prudenziale stop loss secondo un ottimale rapporto risk/reward.  Riepilogando, al di sotto di 1.3040, proiezione di prezzo  sul livello statico e psicologico a 1.30.  Resistenze da considerare a livello 1.3115, 1.3150 e in proiezione dinamica a 1.3185.

STERLINA, SENTIMENT “BEARISH”, MA A BREVE DIVERGENZA RIALZISTA

La sterlina continua a mantenere posizione al di sopra di 1.53. Anche per il cable, quella appena trascorsa, è stata una settimana dal bilancio caratterizzato nel complesso dal segno positivo. Sul fronte orario è possibile individuare quale livello resistenziale più prossimo l’area di 1.5360. Di contro abbiamo la maggior parte degli indicatori  in direzione contraria rispetto al trend rialzista, oggi  difficilmente ipotizzabile in un quadro complessivamente negativo. La sterlina, come è possibile osservare su timeframe a 4 ore, appare in decisa fase di consolidamento. Il supporto più prossimo sul quale eventualmente fare più opportune considerazioni e dunque valutare l’apertura di posizioni,  è rappresentato dalla fascia di prezzo oscillante fra 1.53 e 1.5310. In uno scenario ribassista, la violazione di tale supporto suggerisce in profondità il proprio target in area 1.5258 – 60 (ritracciamento Fibonacci 50%).  Il rischio di una ripresa del trend ribassista si manifesterebbe  in modo più evidente  con un breakout al di sotto del livello di prezzo a 1.5290 con proiezione a 1.5220. Per quanto concerne i livelli resistenziali il quadro  rialzista vede come primo livello di prezzo 1.5360, e in successione  1.5410 e 1.5445. Per la sterlina quella attuale non si prospetta essere una settimana ottimale. Influenzata dai dati cinesi in apertura d’ottava, è atteso domani   l’appuntamento con la pubblicazione dei dati relativi alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo su base annuale e mensile, il PPI, seguito mercoledì dai verbali della BoE, dal tasso di disoccupazione e giovedì dall’indice sulle vendite al dettaglio.

L’AUSSIE IN CORREZIONE, SCARSA VENDITA DI MATERIE PRIME

 Sul fronte delle commodities currencies uno sguardo al dollaro australiano. Il sentiment degli investitori, dopo il grande successo dell’Aussie contro il dollaro, registra cenni di tentennamento, seguendo l’ondata emotiva  dei dati sull’economia cinese. L’australiano ha perfettamente ignorato il buon andamento dell’indice legato ai mutui nel mercato immobiliare, reagendo  in modo negativo e più consistente (100 basis point)   rispetto ai dati sul PIL cinese e alla scarsa performance nella vendita di materie prime. Resta il fatto che l’AUDUSD, secondo gli osservatori, mantiene nel complesso una buona tonicità sebbene nel breve si stia assistendo ad una fase di forte consolidamento. Il grafico orario mostra il prezzo al di sotto della 20 SMA,  con gli stocastici  in territorio negativo. Nel grafico a 4 ore prevale una sostanziale quadro neutrale  in attesa che il prezzo recuperi terreno. L’area a 1.0470 rappresenta  il supporto chiave sul quale optare eventuali posizioni di acquisto. Il primo target è rappresentato dalla resistenza in area 1.0550. Più profonde accelerazioni potrebbero portare l’Aussie verso 1.0620.  Al contrario i livelli di supporto sono fissati rispettivamente a 1.0500,  1.0470  e 1.0440.