Revoca contratto: risoluzione e rescissione dal punto di vista legale

Quando si parla di contratti, una delle cose da tenere presenti è che essi non valgono sempre, ma possono avere una certa data di scadenza. Prima ancora della scadenza, un contratto può essere revocato, ovvero se ne possono togliere gli effetti. Gli strumenti per poterlo fare sono, secondo il punto di vista legale in Italia, due: risoluzione e rescissione.

Risoluzione del contratto

La risoluzione è la prima causa di estinzione del contratto, anche se bisogna precisare che estinzione del contratto ed esecuzione dello stesso sono due cose diverse. Se le parti che rientrano all’interno del contratto, adempiono alle obbligazioni spettanti all’una e all’altra, non avverrà l’estinzione del contratto in sé, bensì solo quella delle obbligazioni che sono contenute in esso; al contrario, il contratto continuerà ad avere i suoi effetti, dato che sono essi che possono poi dare vita alle posizioni giuridiche.

E’ possibile distinguere tra due tipologie di risoluzione:

  • volontaria o negoziale, ovvero quando le parti decidono, in accordo comune, di interrompere il contratto e sciogliersi dai vincoli dello stesso;
  • legale, se sono sorti dei problemi in fase di rapporto tra le parti, tali da giustificare la risoluzione del contratto stesso.

Se la risoluzione volontaria è una cosa semplice, ben più complessa è quella legale. Nella maggior parte dei casi, infatti, un contratto si risolve legalmente per una tra tre principali cause, ovvero inadempimento (se una delle parti non adempie ai suoi obblighi), per impossibilità sopravvenuta (se una delle parti non può più adempiere ai suoi obblighi) oppure per eccessiva onerosità (se gli eventi sono cambiati e ora un contratto è diventato troppo oneroso per una delle parti, tanto da sbilanciarlo).

Rescissione del contratto

Si parla di rescissione per indicare quell’azione che ha l’obiettivo di render equo un contratto concluso sotto delle circostanze eccezionali, come uno stato di pericolo o di bisogno particolare. Immaginiamo un genitore che vede annegare un figlio, non può salvarlo, e promette una grossa somma di denaro come ricompensa a chi lo salva. In questa maniera, il contratto non si considera valido.

La rescissione dà, in pratica, alla parte debole del contratto la possibilità di rescindere dal contratto, che dunque termina di efficacia. La rescissione è una delle cause più tradizionali di termine di un contratto.

Tra le motivazioni che possono portare legalmente alla rescissione di un contratto troviamo:

  • Rescissione per uno stato di pericolo (è l’esempio visto prima, con il genitore che promette una grossa somma di denaro a chi salvasse il figlio);
  • Rescissione per lesione, il caso in cui un soggetto vende un bene ad un valore inferiore alla sua metà in quanto spinto da bisogni personali).

Risoluzione e rescissione

Benché questi due elementi siano differenti tra loro, alla fine l’effetto è il medesimo: il contratto che ha dato adito a risoluzione o rescissione, viene “estinto” e non produce più i suoi effetti.

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