I requisiti patrimoniali delle Banche

Abbiamo fatto in precedenza un focus sul bilancio delle banche e sulle sue principali caratteristiche che lo differenziano dai bilanci delle società industriali.

Affrontiamo di seguito il tema dei requisiti patrimoniali delle banche.

Le banche, infatti, essendo un operatore centrale del sistema finanziario ed economico sono sottoposte ad una stringente normativa di vigilanza al fine di garantire la stabilità del sistema.

Il Patrimonio di Vigilanza

Per patrimonio di vigilanza si intende il livello di patrimonializzazione di una banca che, sulla base di specifici requisiti regolamentari, viene ritenuto adeguato per far fronte ai diversi rischi operativi che gli istituti bancari si trovano a fronteggiare quotidianamente.

Nello specifico, gli accordi di Basilea prevedono che il rapporto fra il patrimonio di vigilanza e le attività della banca ponderate per il rischio (Risk Weighted Assets, RWA) non sia inferiore ad un determinato valore.

Il numeratore del rapporto, ovvero il patrimonio di vigilanza, include il patrimonio netto della banca ed alcuni strumenti ibridi di finanziamento al netto di alcuni attivi di bilancio (nello specifico le immobilizzazioni immateriali).

La composizione del Patrimonio di Vigilanza

Il patrimonio di vigilanza è composto da diverse componenti. Vediamo di seguito le principali.

Vi è innanzitutto il Core Tier 1, ovvero il patrimonio netto contabile (al netto delle immobilizzazioni immateriali). Il Core Tier 1 rappresenta la componente più solida del patrimonio di vigilanza.

Vi è poi il Tier 1. Esso si ottiene sommando al Core Tier 1 le preference securities. Tale grandezza può essere definita come tangible book value ovvero il patrimonio netto contabile al netto delle immobilizzazione immateriali.

Si trova poi il Tier 2. Esso è scomponibile in Upper Tier 2 ed in Lower Tier 2. L’Upper Tier 2 è composto da obbligazioni della durata superiore a 10 anni. Il Lower Tier 2 è invece formato da obbligazioni dalla durata superiore a 5 anni.

Infine vi è il Tier 3. Esso è composto da obbligazioni con una durata superiore a 2 anni.

I requisiti regolamentari

Sia il requisito di Capitale Tier 1 sia il Capitale Tier 2 sono definiti dagli accordi di Basilea I e di Basilea II. Nonostante, però, tali requisiti siano definiti a livello sovranazionale, ogni autorità di controllo nazionale ha poi una certa discrezionalità nell’applicazione di tale normativa.

Nello specifico le autorità nazionali possono definire criteri differenti sulle modalità di classificazione dei vari strumenti di capitale all’interno delle diverse categorie di capitale.

Il linea generale il Tier I dovrà essere pari almento al 4% degli RWA (ovvero delle attività ponderate per il rischio) ed il Tier II non dovrà essere di ammontare superiore al Tier I.

La sommatoria del Tier I e del Tier II non dovrà essere inferiore all’8% delle attività ponderate per il rischio.

I requisiti patrimoniali appena visti sono richiesti dalle autorità di controllo sia nazionali sia sovranazionali in modo tale che gli istituti di credito siano in grado di poter far fronte ad eventuali perdite inattese. Tali perdite derivano principalmente dal deterioramento del merito di credito delle controparti.

Per dubbi o curiosità non fatevi problemi a porre domande. Per approfondimenti sulle tematiche affrontate segnalatemelo e provvederò a fare un focus.

Autore: David Beleggia

Laureato con lode in Economia Aziendale all'università Bocconi di Milano ed abilitato alla professione di Dottore Commercialista e Revisore Contabile. Si occupa da circa 10 anni di corporate finance. Ha gestito in prima persona numerose operazioni di fusione ed acquisizione, ristrutturazione del debito e riorganizzazione societaria. Ritiene l'analisi fondamentale la base di partenza per qualsiasi decisione di investimento

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