Prossima settimana: tanti appuntamenti economici

Abbiamo vissuto una sessione operativa, la scorsa, non certo al cardiopalma. Qualche interessante spunto operativo è balenato in fase conclusiva, ovviamente a seguito dei vari appuntamenti macro economici in calendario. Chi segue la nostra rubrica saprà quante e quali siano le influenze dei market movers sull’andamento dei mercati: dal valutario all’azionario, passando per le commodities. Ecco perché diamo ampio risalto all’andamento economico giornaliero e puntualmente vi forniamo gli aggiornamenti necessari all’operatività intraday.

 

C’è da dire che molti, giustamente, preferiscono tradare lontani dal rilascio delle varie notizie. Questo perché la volatilità può incidere, in un senso o nell’altro, nella direzionalità di questo o quel cross. Noi, occupandoci di time frame più ampi, siamo meno influenzati dalla volatilità ma non per questo non dedichiamo il giusto spazio al consueto approfondimento col calendario economico.

Stati Uniti, release non positive

Tralasciano le dinamiche intermarket, e le correlazioni corrispondenti, gli spunti operativi riapparsi sul finire della settimana derivavano principalmente dal rilascio di alcuni indicatori economici statunitensi. Venerdì, infatti, siamo stati ragguagliati circa l’andamento dei prezzi di produzione e sulla fiducia dei consumatori del Michigan: entrambi hanno evidenziato una flessione. Tra i due, a nostro avviso, il più significativo è senz’altro il secondo. Il calo sotto gli 80 punti è qualche modo un campanello d’allarme non trascurabile, ma evidentemente è legato all’andamento climatico degli ultimi mese – anzi, di un’intera stagione invernale – che ha smorzato l’entusiasmo anche dei consumatori più ottimisti. Ora che la primavera si avvicina sarà interessante valutare se il rallentamento in quasi tutti i settori è stato dettato dalle avverse condizioni meteorologiche o se davvero l’economia statunitense sta perdendo quello smalto evidenziato prima di dicembre.

I dati principali della prossima settimana

Si partirà con slancio fin da lunedì: il rilascio dei prezzi al consumo dell’Eurozona – l’inflazione per capirci – potrebbe smuovere i mercati. Secondo gli analisti non dovrebbero esserci variazioni sostanziali: il mensile rimarrebbe a 0,8%, l’annuale all’1%. Da tenere sott’occhio anche la produzione industriale statunitense, che su base mensile dovrebbe registrare un rialzo dello 0,1%.

 

Martedì sarà la volta degli Stati Uniti. Ma prima, in mattinata, avremo lo ZEW tedesco che ci dirà qual’è il sentiment degli investitori istituzionali tedeschi. Per quel che concerne l’inflazione statunitense, così come per l’europea non dovrebbero esserci variazioni sostanziali né su base annua né su base mensile. Altro dato interessante sarà quello sul rilascio dei permessi di costruzione (attesi in rialzo).

 

Mercoledì passeremo alla Gran Bretagna, con la variazione dei sussidi di disoccupazione, il tasso di disoccupazione e la pubblicazione dei verbali MPC. Ma l’appuntamento più atteso di giornata è certamente quello col meeting della FED. Verrà annunciato il tasso d’interesse e presumibilmente si interverrà ancora sul tapering, dopodiché seguirà la conferenza stampa della Yellen. Da non trascurare anche il dato sulle vendite al dettaglio statunitensi.

 

Giovedì, oltre ai dati sui prezzi di produzione tedeschi, seguiremo i dati USA sulla variazione delle richieste disoccupazione, le vendite di abitazioni esistenti e l’indice di produzione FED di Filadelfia. Venerdì concluderemo con altre release statunitensi e canadese (dal Canada sapremo come procede l’inflazione). Insomma, sarà una settimana che ci terrà sicuramente sull’attenti.

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