Il problema del QE non è solo economico, scopriamo perché

Gli eventi di questa settimana, in maniera particolare il QE da parte della BCE, ci danno la possibilità di affrontare la questione del nazionalismo europeo dal punto di vista dell’Unione europea e della Banca centrale europea. I media europei hanno passato le scorse settimane a cercare fughe di notizie sul piano della Banca centrale europea per stimolare l’economia europea in termini di quantitative easing. Prima riportata da Der Spiegel e poi riprese da altri media, la storia del QE non è stata negata dalla banca né da alcun funzionario europeo di alto livello.

Il piano è un tentativo di stimolare l’attività economica in Europa aumentando la quantità di denaro disponibile. Invece di vendere i titoli sul mercato aperto, una mossa che farebbe scattare un aumento dei tassi d’interesse, i legami sono venduti alle banche centrali degli Stati membri della zona euro, che hanno la possibilità di stampare nuova moneta.

Gli Stati Uniti ha messo in piedi il QE nel 2008. Oltre al debito pubblico, la Federal Reserve ha acquistato anche debito societario. L’iperinflazione che alcuni avevano temuto non si è verificata, l’economia degli Stati Uniti ha toccato un tasso di crescita del 5 per cento nel terzo trimestre dello scorso anno. Gli europei hanno scelto di non perseguire questa strada, e, di conseguenza, l’economia europea sta, nella migliore delle ipotesi, languendo. Ora gli europei inizieranno un programma – molti anni dopo che lo hanno fatto gli americani – nella speranza di rimettere le cose in movimento.

La strategia europea è diversa, però. La Federal Reserve ha stampato i soldi e ha comprato il denaro. La Banca centrale europea stampa il denaro, ma la banca nazionale di ciascun paese della zona euro farà i suoi acquisti e a ciascuna sarà consentito di comprare solo il debito del proprio governo. La ragione di questa decisione rivela molto sulla vera crisi in Europa, che non è tanto economica quanto quanto politica e sociale, oltre che, in ultima analisi, culturale e morale.

Le perdite recenti hanno messo in chiaro che la Banca centrale europea sta attuando il quantitative easing in questo modo perché molti governi della zona euro non vogliono coprire le rispettive carenze, né direttamente e né esponendo la banca centrale a delle perdite. In particolare, Berlino non vuole essere in una posizione in cui una serie di inadempienze potrebbero paralizzare l’Europa nel suo complesso e quindi paralizzare la Germania.

E’ una mossa delicata quella della BCE, bisogna fare attenzione alle decisioni di Draghi di oggi, tutti gli occhi sono puntati sull’italiano.

Autore: Guglielmi Franco

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