Posto fisso, ormai anche gli imprenditori puntano a ottenerlo

Il tanto sognato posto fisso non rappresenta una prerogativa esclusiva dei dipendenti

La prima cosa da fare, senza ombra di dubbio, è sfatare un mito: «Il tanto sognato posto fisso non rappresenta una prerogativa esclusiva dei dipendenti. Interessa non poco anche agli imprenditori. La verità è che le attuali condizioni lo sconsigliano vivamente. E persuadono ad avere la massima prudenza». Queste sono le affermazioni di Andrea Fortuna, il presidente dell’Associazione nazionale consulenti del lavoro. È la prima volta da quando è cominciata la crisi che arrivano, in tal senso, segnali positivi. «Il 2013, sicuramente, possiamo definirlo come l’anno del contratto a termine (43,31%), la percentuale del contratto a tempo indeterminato è minima (22,41%) così come il part-time (14,34%). Numeri significativi. Soprattutto quando consideriamo che con queste percentuali c’è anche un campione di 9.143 aziende che testate esclusivamente sul territorio lombardo. Stiamo parlando di un totale complessivo di 119.381 addetti. In questo modo, il ricorso alla cassa integrazione è, di fatto, dimezzato».

Questi sono i numeri che Fortuna ha mostrato nel Centro Stella polare di Rho, il primo congresso regionale dei consulenti del lavoro in Italia

Ecco quanto affermato:
«Quando andiamo a parlare del mercato delle assunzioni – afferma – parliamo di un settore che, nel giro di un anno, si è stabilizzato. Non possiamo parlare di impennate in positivo, ma la rovinosa caduta si è arrestata. Tra le regioni italiane, poi, la Lombardia ha mostrato i primi segnali di ripresa».
Elasticità, ma anche agevolazione. Questo è ciò che vogliono le imprese per assumere. A dimostrarlo sono i contratti a tempo determinato che hanno surclassato quelli a progetto (5,04%) per non parlare di quelli da apprendista (5,84%) e quelli sul lavoro accessorio (5,26%).
«Composizioni che prevedono grande elasticità – rimarca Fortuna – ma anche difficoltà di tipo amministrativo. Le ditte pretendono facilità, meno carichi fiscali e costi minori. Una volta modificate le politiche di crescita della nostra economia, ovviamente, le premesse positive non scarseggiano, potremo finalmente giungere a una svolta». Stando a quanto afferma una ricerca dell’Osservatorio sul settore del lavoro del Centro Studi dei consulenti del lavoro affiora che, «malgrado la crisi, appena il 34% delle risoluzioni sono avvenute a causa di licenziamento e ad ogni modo, considerando tutte le risoluzioni consensuali (7%) come effetto dell’espulsione voluta dal datore di lavoro, il dato rimane appena del 40%». Per quanto concerne, invece, gli ammortizzatori sociali, «un numero inferiore al 7% degli impiegati è attratto da questo strumento».

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