Perché investire in oro

Vedere il calo del valore dell’oro nel 2013 come un fattore negativo rischia di far perdere la possibilità di investire in un bene tangibile con guadagni di margine a prezzi molto ragionevoli, soprattutto in un momento favorevole per investire in questo metallo. Si tratta, effettivamente, del momento migliore da decenni.

L’oro sta attraversando una fase di correzione e continuerà in questa dinamica. Tale correzione porta a delle precise previsioni di crescita.

La storia si ripete. Se si confronta il comportamento del valore dell’oro nella correzione attuale, a seguito della fase di espansione del decennio, con il comportamento dell’oro dopo la fase ascendente degli anni ’70, un’oncia di oro potrebbe arrivare a 2.000 $ nel 2016.

Valore rifugio per eccellenza. Dalle antiche civiltà alle banche centrali di oggi, l’oro fisico non ha perso il suo valore intrinseco nel corso dei secoli. Il valore prima della svalutazione della moneta, dell’inflazione o della deflazione, rimane costante. L’oro ha valore per unità di peso, è divisibile, intercambiabile, stabile, difficile da falsificare, facile da riconoscere, e anche se piccolo, è presente in tutto il mondo.

Aumenta la domanda, l’offerta diminuisce. In primo luogo, la domanda di oro nel settore della gioielleria continua ad aumentare (questo settore rappresenta circa il 70% della domanda globale di oro, e mantiene un aumento dal 5% al 8%). Inoltre, a causa dell’interesse passato (e attuale) delle banche centrali cinese e russa, che vogliono diversificare le proprie riserve, gli investimenti in oro sono sempre attuali.

Basilea III. A poco a poco dall’entrata in vigore degli accordi di Basilea III, promossi dal Forum per la stabilità finanziaria e dal G-20, l’oro sarà considerato un bene a rischio zero. Una conseguenza è che le banche devono avere una percentuale dei loro fondi investiti in oro fisico per ridurre il livello del debito e di asset garantiti da ipoteche, anche per prevenire un’altra crisi finanziaria.
ETF vs. oro fisico. Per il piccolo investitore e per gli investitori inesperti, l’oro fisico è ideale, sia come lingotti che come monete. In maniera particolare, riduce il rischio legato alla promessa di acquistare oro in un futuro (ETF). D’altra parte, è più facile gestire e investire in ETF che in oro fisico. Oltre a questo, c’è poco oro fisico in circolazione dato che molti investitori non vogliono vendere, ma continuano a comprare ora che siamo di fronte al momento giusto.

Tanti buoni motivi per investire in oro, e tu lo stai facendo?

Investimenti in oro, ecco tutto quello da sapere nel 2015

Nelle ultime settimane ci sono stati due momenti degni di nota che indicano che ci sono grandi opportunità di investimento in oro. Vediamo ciò che sta accadendo ora e ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi e anni tenendo presente che nel corso degli ultimi mesi abbiamo avuto due tendenze importanti:

  • Il maggior numero di investimento short fatti nel metallo giallo degli ultimi 15 anni
  • Il minor numero di investimenti long sull’oro che si sono mai visti.

Entrambe le indicazioni ci fanno capire che c’è grande pessimismo sul mercato. Nella tabella storica dei prezzi dell’oro si vede usando una semplice onda Elliott come ci sono dei riferimenti di prezzo importanti.

Nel corso del 2012 abbiamo visto i prezzi dell’oro salire notevolmente ed arrivare anche a quasi 1.900 dollari per ogni oncia. Da lì in poi i prezzi sono scesi e abbiamo visto una forte calata, che ha preso di sorpresa molti investitori. Siamo di fronte ad una possibile nuova salita del metallo giallo, considerando che il costo attuale di un’oncia è attualmente di 1.185 dollari per un’oncia.

Le potenzialità del prezzo dell’oro possono ancora essere interessanti, anche particolarmente.

Sappiamo, infatti, che il metallo giallo sale di prezzo quando le condizioni economiche mondiali sono deboli e oggi, soprattutto a causa della situazione economica della Grecia e dell’Europa in generale.

Tutti gli occhi sono al momento puntati sulla famosa “grexit”, ovvero sull’uscita della Grecia dalla zona euro. Qualora questo dovesse avvenire, l’euro potrebbe perdere di valore (il condizionale è da sottolineare, non è detto che invece il mercato possa premiare la nostra valuta in quanto finalmente la zona Euro si è liberata di un grande peso come può essere proprio il paese ellenico).

Se questo dovesse accadere, se l’uscita della Grecia dall’eurozona dovesse destabilizzare l’economia mondiale (come qualche giorno fa Tsipras aveva avuto l’ardore di affermare) allora potremmo essere di fronte nuovamente ad un buon momento per comprare l’oro.

Con un’economia mondiale in bilico, infatti, il metallo giallo rappresenta l’unica ancora di salvezza per non perdere tutto il proprio denaro in investimenti eccessivamente rischiosi.

Qualora anche non fosse così, in ogni caso l’oro è una delle scelte migliori che si possa fare per investire nel medio/lungo termine. Un po’ come il “mattone”, che si tratta di un investimento sempre sicuro, anche acquistare dell’oro rappresenta una buona scelta per tutti quegli investitori che vogliono diversificare il loro grado di rischio.

Teniamo d’occhio il mercato, perché potrebbe riservare belle sorprese.

Le ultime novità su azioni, commodities e valute

La maggior parte degli indici azionari sta commerciando in maniera moderatamente più elevata, a parte lo Shanghai (4375), che è ad un solido + 2,15%. Il potenziale Double Top che stavamo cercando nello Shanghai potrebbe essere in pericolo oggi. Dobbiamo vedere se la resistenza a 4400 tiene o no.

Il Nikkei (20036, + 0,74%) è in aumento e può avere come bersaglio 20.600 entro un paio di settimane. Il Dow (18.298,88, + 0,14%) può raccogliere le forze per colpire 18500 entro una settimana o due.

Il Dax (11.594,28, + 1,29%) è salito bene sul calo dell’euro, ma si trova di fronte ad una resistenza cruciale del canale discendente ai livelli attuali. Anche se può provare a salire verso 11.800, sembra meno rialzista del Nikkei e del Dow.

Il Nifty (8.373,65, + 1,35%) ha chiuso ben al di sopra di 8350 ieri e potrebbe vedere 8400-25 oggi.

L’oro (1.221,79) si è staccato dalla resistenza settimanale vicino a 1232 e mentre questo valore tiene potremmo vedere un calo verso 1215-1205 nel breve termine prima ancora di rimbalzare a testare di nuovo 1230. Anche l’argento (17.49) si è staccato dalla resistenza settimanale sotto 18,00 e può testare 17.30 oggi e domani. Nel breve termine sembra ribassista con i prossimi supporti vicino a 17.30 e 17.01. A meno che ci sia una rottura continua sopra 17.5, l’obiettivo superiore di 18,50 viene negato per ora.

Il WTI Crude (60.21) è venuto fuori dalla resistenza nei pressi di 61.75. Se questo vale possiamo vedere un leggero calo per poche sedute prima di riprendere il rally verso l’alto in direzione di 65,00. Il rapporto oro-WTI (20.28) sta testando la resistenza appena sopra i livelli attuali e mentre questo valore ancora tiene, possiamo aspettarci un tuffo verso 19,5-19,0 nel breve termine.

Il Brent (66.08) sembra rialzista ora e si trova in un chiaro trend rialzista a breve termine. Può commerciare nella regione 65,5-68,0 per qualche tempo. Il rapporto Brent-WTI (5,88) è anche fuori dalla resistenza e può scendere ad un livello inferiore verso 5,5-5,0. Il Rame (2,9060) sta ampiamente spaziato nella zona 2,90-2,95 e può continuare a rimanere così per ora. Ma mentre si trova al di sotto della resistenza vicino 2.95 potremmo vedere un certo consolidamento. Nessun movimento maggiore del previsto immediatamente.

Come previsto nelle valute, la maggior parte stanno vedendo delle correzioni rispetto al dollaro. L’euro (1,1295), la sterlina (1,5642), lo yen (120,02) e il dollaro australiano (0,7980) hanno perso terreno da ieri. Sono stati più o meno raggiunti gli obiettivi al ribasso di 1,13 sull’euro, 1,5650 sulla sterlina e 0,7950 sull’Aussie. L’Euro-Yen (135,53) si è tuffato da sotto la resistenza a 137.25 accennata ieri. Questo nonostante il rapporto dollaro-yen si muove verso 120.30, l’estremità superiore della sua immediata gamma di 119,00-120,30.

L’oro in calo dopo i dati USA ed i commenti FED

Il future sull’oro si è stabilito ad un valore modestamente inferiore oggi con i singoli commenti provenienti da due funzionari della Federal Reserve che hanno vanificato una lettura più bassa del previsto sull’occupazione del settore privato.

I prezzi sono in calo sulla scia dei commenti da parte del presidente della Federal Reserve Janet Yellen e del presidente della Fed di Atlanta Dennis Lockhart, che hanno parlato in occasione di eventi separati. L’oro ha mostrato una perdita modesta nei primi scambi, poi ha radunato ed sceso ancora dopo gli ultimi dati sui posti di lavoro degli Stati Uniti del settore privato.

Il valore del metallo giallo per giugno la consegna è sceso di 0,64%, 2,90 dollari, per arrivare a $ 1,190.30 l’oncia. L’argento con consegna a luglio è sceso di 7,3 centesimi, o lo 0,4%, a 16,506 dollari l’oncia.

I futures sull’oro sono scesi dato che la “Yellen non ha dimostrato molta preoccupazione per il rallentamento dell’economia e del mercato del lavoro”. Yellen ha detto che i rischi per la stabilità finanziaria sono “moderati, non elevati, a questo punto.” Separatamente, Lockhart ha detto che “non è eccessivamente preoccupato” per il tasso di crescita debole nel primo trimestre.

In precedenza è stato reso noto che gli Stati Uniti hanno creato 169.000 posti di lavoro nel settore privato nel mese di aprile. Gli economisti interpellati da MarketWatch si aspettavano 189.000 posti di lavoro. Tuttavia, gli analisti hanno previsto che il prezzo del metallo giallo rimarrà sotto il segno di 1200 dollari prima del rapporto di lavoro degli Stati Uniti  atteso per venerdì.

I dati deboli sul lavoro sono stati “una tragedia”: siamo passati per due mesi consecutivi che abbiamo avuto un numero di posti di lavoro deboli e sembra che una nuova tendenza stia emergendo.

Però, per confermare questa tendenza c’è ancora bisogno di vedere più letture. Per ora, i dati hanno colpito una serie di commercianti e sono fragili. Ogni sorpresa potrebbe spingere il prezzo dell’oro più in basso in quanto gli investitori si sentono più sicuri per l’economia. Per il momento, i commercianti osservano il dollaro.

Proprio il valore della valuta USA è scesa dello 0.10% contro le principali rivali, mentre le azioni statunitensi sono ad un livello anche inferiore. Un dollaro più debole spesso dà il supporto per una salita dei prezzi dell’oro.

Tra gli altri metalli vediamo il platino in calo di 6 dollari, o lo 0,5%, a $ 1,142.80 l’oncia, mentre il palladio è sceso di 2,30 dollari, o lo 0,3%, a 792,65 dollari l’oncia. Il rame è sceso di poco meno di un centesimo a 2,926 dollari la libbra.

Tutto sull’oro

L’oro è stato valutato come un bene prezioso fin dall’inizio dei tempi ed è stato utilizzato per il commercio da varie civiltà sin nei secoli più antichi. In tempi più recenti, la carta moneta ha assunto il predominio ed è diventato il mezzo più diffuso per portare a termine affari commerciali, tuttavia il prezzo dell’oro continua ad essere direttamente correlato all’ascesa e alla caduta dei mercati finanziari, dato che questa risorsa ha un effetto diretto sul valore delle altre.

La principale fonte di oro del mondo si trovava fino a qualche fa in Sud Africa e fornisce circa l’80% della produzione mondiale, a partire dal 2007 però la Cina ha superato la produzione del Sud Africa e oggi realizza un totale di 276 tonnellate di oro puro all’anno. Attualmente, il più grande consumatore mondiale di oro è l’India, con oltre 700 tonnellate all’anno.

Per quanto riguarda la creazione di una moneta nazionale negli Stati Uniti, cosa avvenuta nel 1792 con la prima moneta federale ufficiale, il biglietto verde è stato introdotto per lo scambio di beni commerciali. Il valore della moneta era sostenuto dai metalli preziosi come l’argento e l’oro, . La popolarità e l’affidabilità del biglietto verde sono saliti nel corso del tempo fino alla fine del 1971, quando il presidente americano Richard Nixon ha deciso di rimuovere la moneta dal gold standard. Questo drammatico cambiamento ha avuto un effetto altrettanto drammatico sul valore stimato della merce. NEl 1971, prima del cambiamento della politica, un’oncia di oro valeva 35 dollari, nel 1980, soli nove anni più tardi, il prezzo dell’oro aumentò a 850 dollari per un’oncia.

Come regola generale, a causa della domanda universale in tempi di crisi finanziaria, quando la stabilità di una moneta è incerta, il prezzo dell’oro aumenta. Così è successo nel 2008, al culmine della crisi fiscale degli Stati Uniti, durante la quale il prezzo dell’oro è salito ad un massimo senza precedenti di 1.022 dollari per un’oncia, in quanto gli investitori sono corsi ad investire denaro.

Il commercio di oro, una merce difficile, è regolamentato e gli operatori devono essere registrati per poter operare con questa merce. Chi fa trading da casa può farlo comodamente usando i broker classici, quegli stessi broker che permettono anche di fare forex sulle valute o su altre commodities. L’oro può quindi essere scambiato elettronicamente su alcune delle principali borse internazionali, come il TOCM (Tokyo Commodity Exchange), il DGCX (Dubai Gold e Commodities Exchange), il NCDEX (National Commodity and Derivatives Exchange) e il MCX (Multi Commodity Exchange).

Dove si muoveranno in futuro i prezzi del petrolio?

Alcuni esperti suggeriscono che i prezzi del petrolio saranno in un certo range per un po’ di tempo ancora prima di andare al ribasso, con il rischio di finire a 20 dollari al barile. Altri credono i prezzi del petrolio sono in procinto di salire prima di stabilirsi da qualche parte tra 70 e 80 dollari al barile. Chi ha ragione? In questo articolo vedremo l’evoluzione dei prezzi del greggio, le variazioni della produzione nel corso del tempo, le scorte, ed esamineremo i fattori che influiscono sul prezzo di questo bene essenziale.

Che cosa influenza i prezzi del petrolio? Contrariamente alla credenza popolare, i prezzi del petrolio non sono controllati dalle azioni di un individuo, indipendentemente dalla potenza dello stesso. Anche se è un po’ credibile che un gruppo, come l’OPEC, possa influenzare il prezzo del petrolio, il problema è molto più grande. La ragione di questo è che il petrolio è un bene di scambio a livello mondiale, con milioni di acquirenti e venditori. I veri catalizzatori del prezzo del petrolio sono l’offerta e la domanda, che hanno il potenziale di alterare la produzione, il trasporto o la percezione di esso. Diamo uno sguardo più da vicino alla questione.

Il prezzo del petrolio, come quello di molti altri elementi, è in gran parte influenzato dalla domanda e dall’offerta. Quando l’offerta supera la domanda, i prezzi tendono a scendere. Quali sono le cause della fluttuazione di domanda e offerta? Un fattore è l’economia. Quando l’economia è forte, la gente tende a viaggiare e il consumo di benzina aumenta. Un’economia forte aumenta anche la domanda di numerosi altri elementi che devono essere trasportati dal produttore al dettagliante. Il numero di veicoli che usano carburante, come i camion, aumentano.

Ancora una volta, tutto ciò che minaccia la produzione o il trasporto di petrolio greggio è un fattore. Tra questi fattori vediamo gli eventi politici, le calamità naturali e gli incidenti.

I prezzi del petrolio hanno toccato il fondo? In teoria c’è ancora spazio per un calo, soprattutto se la crisi continuerà e se la produzione di greggio continuerà ad essere ancora notevolmente più alta rispetto alla domanda. Questo aumenta le scorte di greggio che sono disponibili sul mercato e, dunque, il prezzo scende.

Quale che sia il futuro del greggio, chi investe nel mercato avrà di fronte delle eccellenti opportunità da non mancare, per questo motivo potrebbe essere ideale entrare nel mercato proprio in questi giorni.

I prezzi del petrolio possono salire più in alto?

I prezzi del petrolio hanno finalmente cominciato a muoversi più in alto e in tanti hanno detto che essi hanno già “toccato il fondo” e che il tempo di comprare è arrivato. L’eccitazione è iniziata venerdì 30 gennaio, quando un rapporto ha divulgato la notizia che 94 piattaforme petrolifere americane sono state messe fuori produzione proprio durante quella settimana. La notizia ha portato i prezzi del petrolio ad un livello più elevato, in salita del 6,83 per cento a 52,40 dollari al barile sul ICE Exchange.

A questo si aggiungono altre notizie che potrebbero far salire ancora i prezzi dell’oro nero, tra cui quella della Shell, che ha annunciato che avrebbe cominciato a smantellare una delle più grandi piattaforme petrolifere nel Mare del Nord: Brent Delta. Il fatto che l’offerta è stata ridotta fino a soddisfare la domanda ha contribuito a incrementare il sentimento rialzista.

I prezzi dei titoli delle aziende del settore petrolifero si sono mossi più in alto e più velocemente dei prezzi del petrolio. Mentre il prezzo a pronti del Brent è salito del 3,35 per cento arrivando a 57,02 dollari al barile sul ICE Exchange, il valore degli ETF del greggio per gli Stati Uniti sono saliti del 5,37 per cento per chiudere a 19,62 dollari.

D’altra parte, il 3 febbraio ha portato il mercato fuori dall’onda di incertezza che lo aveva travolto. Il 4 febbraio, i futures di marzo del Brent sono scesi del 5,82 per cento a 54,54 dollari al barile e gli ETF degli Stati Uniti sono calati del 6,83 per cento a 18,28 dollari. Il giorno seguente, invece, i prezzi del petrolio sono saliti più in alto dopo che dei rapporti hanno messo in evidenza come uomini armati attaccato un giacimento petrolifero in Libia, anche se la produzione non è stata interrotta.

Il 6 febbraio è stato un buon giorno dato che ha messo in evidenza dei libri paga non agricoli migliori del previsto. Questo ha portato a pensare che la Federal Reserve possa alzare i tassi di interesse prima del previsto e la cosa ha portato i prezzi del petrolio alle stelle.

Lunedi, 9 febbraio, la relazione mensile dell’OPEC ha rivisto in alto la domanda di petrolio greggio, che dovrebbe aumentare di 1,7 milioni di barili al giorno durante il 2015. Nonostante la buona notizia, il prezzo a pronti è diminuito dello 0,28 per cento a 57,96 dollari al barile.

I prezzi del petrolio sono scesi anche venerdì 13 febbraio facendo in ogni caso segnare il terzo guadagno settimanale di fila.

Secondo le ultime novità il recente rally dei prezzi del petrolio è in gran parte merito della diminuzione degli impianti da parte delle aziende petrolifere, che stanno riducendo i piani di investimento e i livelli occupazionali, cose che dovrebbero tagliare l’offerta e sostenere i prezzi del petrolio nel corso dei prossimi mesi.

Previsioni sul prezzo del petrolio nel 2015

Questo è quello che gli analisti si aspettano riguardo al prezzo del petrolio nel corso del 2015.

 

petrolio

 

Per il breve periodo è difficile fare previsioni precise, ma per il lungo periodo si consiglia di acquistare!

Se quindi siete dei fan delle commodities e volete guadagnare con le opzioni binarie e magari sfruttare bonus come quelli di 24 Option questo può essere un ottimo investimento!

 

Alcuni motivi per cui il prezzo dell’oro continuerà la sua caduta

Ci sono diversi motivi per cui vedremo il prezzo dell’oro scendere  in futuro.

Il prezzo attuale dell’oro è 1226,70 dollari per oncia, ma se siete interessati a scoprire perché questo cambierà continuare a leggere.

1) La Banca centrale europea e la Banca del Giappone combatteranno la deflazione nei prossimi 2-3 anni, il che significa che invaderanno il mercato con Euro e Yen.

2) Il rafforzamento del dollaro è inevitabile poiché la FED aumenterà i tassi di interesse per assicurarsi che l’inflazione negli Stati Uniti rimanga sotto controllo.

3) Quando i mercati delle obbligazioni scendono e tassi di interesse salgono gli investitori da tutto il mondo e gli Stati Uniti iniziano a investire nei titoli americani.

4) Si verificherà una diminuzione dei prezzi relativi alle fonti di energia.

5) Le banche centrali delle economie emergenti venderanno oro per coprire il deficit

Prezzi dell’oro in calo, l’inflazione non aiuta

Il petrolio è in caduta libera in un mercato orso che ha avuto inizio nel mese di giugno, guidando la più lunga crisi delle materie prime da almeno una generazione. Il crollo significa che invece di un aumento dei prezzi al consumo, ci sono dei cali da parte degli stessi. Secondo un indicatore delle aspettative di inflazione che segue da vicino il prezzo del metallo giallo, esso è diretto verso il più grande calo annuale mai registrato sin dal 2008. Mentre i lingotti rimbalzano da un minimo quadriennale fatto registrare il mese scorso, Goldman Sachs Group Inc. e Societe Generale SA hanno ribadito le loro prospettive al ribasso per i prezzi. L’appello del metallo come attività alternativa sta svanendo mano a mano che la Federal Reserve si avvicina ad aumentare i tassi di interesse per mantenere l’economia forte.

Ovviamente, i prezzi del petrolio in caduta libera stanno aggiungendo pressione alle pressioni deflazionistiche. Potremmo vedere un aumento dei tassi il prossimo anno e potremmo vedere l’oro sotto pressione con il dollaro che continua a muoversi verso l’alto. Anche se c’è stato davvero poca o nessuna inflazione negli ultimi sei anni, gli investitori stanno aspettano un’accelerazione dopo che la Fed ha tagliato i tassi di interesse a zero nel 2008 per rilanciare la crescita. Tali aspettative, seguite dal tasso di pareggio a cinque anni, ha aiutato la domanda e i prezzi di oro a salire al record di 1,923.70 l’oncia nel 2011.

Ora, le prospettive di inflazione si stanno sgretolando, minando una delle ragioni principali di possedere il metallo prezioso. I futures del petrolio greggio a New York sono crollati del 44 per cento quest’anno, scendendo al di sotto di 54 dollari al barile la scorsa settimana. Il tasso di pareggio a cinque anni è in calo del 33 per cento quest’anno, il maggior calo dal 2008. Nel mese di novembre, il costo della vita è sceso dello 0,3 per cento, il vlaore più alto dal dicembre 2008, e gli economisti interpellati da Bloomberg prevedono che il guadagno annuale dei prezzi al consumo possa rallentare nel 2015 del 1.5 per cento.

Gli speculatori non hanno rinunciato all’oro, però. I money manager rimangono rialzisti aumentando le posizioni nette a 103.738, segni che le banche centrali della Cina, dell’Europa e del Giappone aggiungeranno ancora sforzi al tentativo di rilanciare l’economia.

L’oro è salito del 70 per cento da dicembre 2008 a giugno 2011 con la banca centrale americana che ha comprato il debito e ha tenuto gli oneri finanziari al minimo storico. I prezzi del metallo giallo sono poi crollati del 28 per cento l’anno scorso, il maggiore da tre decenni, dopo che alcuni investitori hanno perso la fede nel metallo come riserva di valore. Il tasso di interesse di riferimento della Fed sarà del 1,125 per cento alla fine del prossimo anno e anche il presidente Janet Yellen ha detto in una conferenza stampa che il giorno in cui l’inflazione raggiungerà l’obiettivo della Fed è vicino.

La spesa dell’Arabia Saudita dà meno spazio all’OPEC per tagliare la produzione

Il piano dell’Arabia Saudita di continuare con una certa spesa per i progetti sociali aumenta la probabilità che il più grande esportatore di petrolio del mondo attacchi la politica dell’OPEC di mantenere la produzione anche se i prezzi del greggio scendono.

Il mercato azionario saudita è rimbalzato dopo che il ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf ha annunciato che il governo prevede di finanziare dei “massicci” progetti di sviluppo nel prossimo anno, concentrandosi sull’assistenza sanitaria, l’istruzione, i servizi sociali e la sicurezza. L’indice Tadawul ha perso quasi un terzo del suo valore da settembre tra le aspettative che la caduta dei prezzi del petrolio possa limitare la spesa pubblica.

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha deciso il 27 novembre a mantenere inalterata la sua produzione a dispetto di un eccesso di fornitura globale alimentato in parte dalla produzione di olio di scisto in Nord America. L’Arabia Saudita ha guidato un gruppo di monarchie arabe nel contrastare le chiamate dal Venezuela e da altri membri dell’OPEC, le cui economie sono minacciate dalla caduta dei prezzi del petrolio, a tagliare la produzione. L’OPEC fornisce circa il 40 per cento del petrolio mondiale. I sauditi sono preparati ad un lungo periodo di prezzi bassi che possano durare abbastanza a lungo fino a raggiungere l’obiettivo di invertire la crescita della produzione degli  Stati Uniti.

Il Brent, un punto di riferimento dei prezzi per oltre la metà del petrolio mondiale, è sceso del 45 per cento quest’anno ed è scivolato sotto 60 dollari al barile questa settimana per la prima volta dal 2009. Il petrolio ha aggiunto 17 centesimi a 61,35 dollari al barile sul Futures Exchange in Europa alle 12:53 di Singapore.

I membri dell’OPEC Angola, Algeria e Iran sono “sotto stress”, il bond del Venezuela è sceso a un minimo record il 16 dicembre, alimentando la speculazione che la nazione possa essere inadempiente. La valuta della Nigeria, la naira, è scesa ieri al minimo contro il dollaro dal 1999. I sauditi stanno rimanendo in pista perché hanno le riserve finanziarie per contribuire a sostenere il proprio budget, con l’obiettivo, come detto, di intaccare la produzione USA e scommettendo, al tempo stesso, per un rimbalzo dei prezzi del petrolio entro la fine del secondo trimestre del 2015.

Mentre l’Arabia Saudita non ha ancora pubblicato il suo bilancio per il 2015, il governo di re Abdullah ha annunciato circa 500 miliardi di dollari in progetti per costruire strade, aeroporti e centri industriali al fine di cercare di ridurre la dipendenza del paese dalle entrate petrolifere.

Come investire sul petrolio

A causa della crescita delle economie asiatiche emergenti il prezzo del petrolio ha registrato un forte aumento negli ultimi anni, insieme con una volatilità forte. Oggi sta invece scendendo molto in seguito alla cresi economica e alla dimunzione di acquisto. Anche per questo il greggio è uno degli investimenti migliori sul mercato. Ma come si può realmente investire in questo mercato?

Il commercio è stato notevolmente democratizzato con l’avvento di internet e soprattutto si è aperto a molte persone che desiderano investire nelle materie prime direttamente e senza dover passare attraverso una banca o un intermediario fisico. Ciò, come detto, è dovuto principalmente allo sviluppo delle piattaforme di trading on-line. Proprio per questo fatto l’accesso ai mercati finanziari è a disposizione di tutti coloro che hanno una semplice connessione ad internet e che possono usare delle piattaforme che offrono un metodo semplificato di funzionamento, con una facilità d’uso estrema e appositamente progettata in modo che anche i principianti degli investimenti possano investire i loro soldi sul petrolio facendo dei profitti e approfittando di un valido supporto attraverso i diversi indicatori e altri segnali di trading forniti direttamente dai broker.

Il miglior metodo disponibile per la negoziazione del greggio è attraverso l’uso di una piattaforma di trading online specializzata in CFD. Questo servizio è ampiamente disponibile tra i migliori forex broker, che consentono, proprio attraverso l’utilizzo dei CFD, di speculare sul petrolio e su altre attività, come azioni e indici di borsa o di altre materie prime come l’oro.

L’operazione in CFD non potrebbe essere più semplice e più conveniente da essere usare per tutti coloro che desiderano investire nel mercato del petrolio anche senza avere alcuna precedente esperienza nel commercio. Si richiede semplicemente prendere una posizione in discesa o in salita in un dato momento e chiudere la posizione quando gli utili previsti sono raggiunti o quando si desidera tagliare le perdite.

Il prezzo di un barile è di 80 dollari e si prevede un aumento di tale prezzo a causa di una diminuzione delle scorte petrolifere americane. È quindi utile sottoscrive un CFD in aumento. Se il prezzo del barile non sale, è possibile effettuare un ordine contrario o manualmente chiudere la posizione. Come avrete sicuramente notato, le piattaforme di trading online che offrono la possibilità di speculare sul prezzo del petrolio sono numerose, ed è quindi necessario prendere il giusto tempo per confrontarle con attenzione in modo da scegliere quella che offre i maggiori vantaggi.

Ecco come il petrolio potrebbe impattare sull’euro

La scorsa settimana la Banca centrale europea ha pubblicato il suo bollettino mensile di dicembre e, in 216 pagine, la lettura è per la maggior parte pesante. Tuttavia, queso bollettino contiene alcuni modelli di stime utili per capire cosa ci si aspetta dai movimenti dei prezzi del petrolio e come essi possano alimentare l’inflazione (o la deflazione) nei prossimi due anni.

I prezzi dell’energia stanno avendo una notevole influenza sulla zona euro. La stima dei dati di novembre mostra l’inflazione ad un tasso annuo dello 0,30%, con la componente energetica che è chiaramente la tipologia principale (anche se i prezzi dei servizi sono piatti). La stima sarà aggiornata questo mercoledì, ma non dovrebbe modificarsi.

La domanda è: cosa dovrà fare la BCE il prossimo 22 gennaio se il prezzo del petrolio dovesse rimanere dove si trova ora? Siamo in grado di avere un’idea guardando le previsioni che la BCE ha emesso il 3 dicembre dopo la riunione di politica monetaria. Il tasso medio annuo dell’inflazione era stata fissata allo 0,7% per 2015 e al 1,3% per l’anno dopo. Questo era basato su un assunto piuttosto eroico che il prezzo del petrolio fosse salito a 85 dollari entro breve. Si tratta di una stima ben lungi dall’essere reale perché, come sappiamo, il prezzo del greggio continua a scendere e ora si trova attorno a 73 dollari al barile e, su questa base, l’inflazione nel 2015 dovrebbe scendere allo 0,3%.

Ma possiamo vedere un percorso alternativo, che potrebbe essere una sotto-stima: il petrolio a 50 euro al barile. Secondo gli esperti dell’Eurosistema sulla base dei loro modelli è stata stimata una variazione del 10% del prezzo del petrolio per avere un rapido impatto dello 0,4% sull’inflazione e un ulteriore 0,2% di impatto nei due anni successivi. Quindi, se si assume che il greggio, in termini di euro rimane intorno al livello di 50 euro, e prendiamo in considerazione solo il primo effetto dello 0,4%, l’inflazione oltre il 2015 sarà negativa. E con meno fiducia, potremmo dire che nel 2016 arriverà a meno 1%.

Alcuni consigliano la BCE di seguire l’esempio di altre banche centrali e “guardare attraverso” il calo del prezzo del petrolio e trattarlo come avente un impatto una tantum sui prezzi. Infatti, la banca centrale può avere successo se si fosse mossa mesi fa, ma ora è troppo tardi. Forse la ragione per cui la BCE non ha agito in quel modo era legato proprio al prezzo del greggio. Ora il calo dei prezzi del greggio potrebbe venire in soccorso all’euro? Questo è possibile, ma occorre fare attenzione. Un altro modo in cui la zona euro potrebbe alzare l’inflazione, migliorando la sua competitività internazionale, sarebbe quella di mantenere i costi interni di produzione sotto quelli dei suoi principali partner commerciali; in altre parole, un tasso di inflazione costantemente inferiore.

Scendono ancora i prezzi del petrolio, obiettivo 60 dollari al barile

I futures del petrolio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite a livelli mai visti da più di cinque anni, con gli operatori di mercato che mostrano poca fiducia che il mercato troverà presto un minimo. Sul New York Mercantile Exchange il prezzo dei futures del greggio per la consegna a gennaio sono scambiati a 62,71 dollari al barile, in calo di $ 0.35 nella sessione elettronica Globex, un livello che non si vedeva dal luglio 2009. La vendita nei mercati petroliferi ha accelerato bruscamente alla fine di novembre, quando l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, guidata dall’Arabia Saudita, ha scelto di non intervenire per equilibrare i prezzi del petrolio tagliando i suoi livelli di produzione. Da allora l’intesa non ha fornito ulteriori indicazioni per affrontare il calo dei prezzi. Ciò ha contribuito ad intensificare la stretta sul mercato per far fronte all’eccesso di offerta nel 2015.

Il declino del petrolio è tutt’altro che limitato e ci si aspetta che i membri principali dell’OPEC possano passare finalmente all’azione, ma non tanto presto, al fine di lasciare che il mercato possa andare ancora da solo per un paio di settimane, forse fino a gennaio.

Più tardi oggi la US Energy Information Administration pubblicherà il suo rapporto mensile sul mercato del petrolio. I dati di inventario del petrolio americano sono attesi invece per domani e saranno guardati molto attentamente dato che la produzione nazionale di petrolio degli USA è in gran parte responsabile del surplus di petrolio globale corrente.

Le scorte di petrolio degli Stati Uniti dovrebbero cadere nelle prossime settimane, dato che le raffinerie lavoreranno di meno a causa di fattori stagionali, ma ogni aumento correlato ai prezzi del greggio dovrebbe essere ancora un’opportunità di vendita nel mercato del greggio, il che la dice lunga sul tuffo del petrolio che stiamo vedendo in questi giorni. Nel frattempo, le importazioni di petrolio dalla Cina stanno sostenendo il mercato.

Le importazioni nette di greggio dal paese orientale, infatti, sono rimaste elevate nel mese di novembre, e sono aumentate del 8,3% su base annua. Le importazioni nel mese di dicembre potranno, con ogni probabilità, vedere un salto grazie all’acquisto pesante in seguito al calo dei prezzi del petrolio e all’apertura di un nuovo impianto di stoccaggio di riserva strategica di petrolio. Mentre la domanda globale di petrolio è in gran parte stabile, e non è andata in declino, i commercianti hanno detto che la prospettiva di un calo dei prezzi al di sotto di $ 60 è ancora del tutto reale.

In calo i prezzi del petrolio, non sembrano esserci limiti

I futures del petrolio greggio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite avute durante la notte dopo che l’Arabia Saudita ha diminuito i prezzi di gennaio per gli Stati Uniti e per i compratori asiatici.

Sul New York Mercantile Exchange, i futures del greggio per la consegna nel prossimo mese di gennaio sono stati scambiati a 66,47 dollari al barile alle 5.58 GMT, giù di 0,34 dollari nella sessione. Il valore del brent con consegna a gennaio per lo scambio sugli ICE Futures di Londra è sceso di 0,37 dollari a 69,27 dollari al barile.

Il brent, che ha toccato il valore più basso dal 25 maggio 2010 nella seduta di Borsa precedente, è precipitato del 40% da giugno.

Saudi Arabian Oil Co., conosciuta anche come Saudi Aramco, giovedì ha ridotto i prezzi ufficiali di vendita per tutte le consegne di petrolio dirette verso l’Asia a gennaio di un valore compreso tra $ 1,50 e $ 1,90 al barile rispetto a dicembre.

I mercati petroliferi hanno recentemente interpretato gli aggiustamenti mensili dei prezzi dell’Arabia Saudita come segni di una volontà del produttore di petrolio di mantenere le quote di mercato attraverso una guerra dei prezzi, piuttosto che con una regolazione del volume delle esportazioni.

La produzione di petrolio da parte dei membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio è già leggermente inferiore, con i primi dati di novembre che vedono un calo di 300.000 unità di barili al giorno, in gran parte a causa della debole forza della Libia.

La produzione OPEC è probabilmente inferiore a causa delle difficoltà di vendere il greggio, ma la produzione complessiva rimane ancora al di sopra del massimale di 30 milioni di barili al giorno, che è un surplus per i mercati globali.

Le spedizioni di petrolio dai paesi OPEC per le quattro settimane che si concludono il 20 dicembre sono di 170.000 barili al giorno inferiori rispetto al mese precedente, per un totale di 23,41 milioni di barili al giorno.

Il taglio dei prezzi da parte di Saudi Aramco probabilmente potrebbe causare un calo ulteriore dei prezzi del petrolio dato che anche altri paesi dell’OPEC potrebbero seguirne l’esempio.

I mercati stanno cercando tra i dati del libro paga del settore non agricolo degli USA, attesi per oggi, ulteriori spunti per potersi muovere.

Il frattempo il valore futuro della benzina a gennaio negli USA è scesa di 75 punti a 1,7873 dollari al gallone, mentre il diesel è scambiato a 2,1086 dollari, 91 punti in meno.

I prezzi del petrolio in netto calo dopo l’incontro dell’OPEC

I prezzi del petrolio sono scesi a un nuovo minimo di quattro anni, al di sotto di 72 dollari al barile, dopo una grande spaccatura all’interno dell’Opec che ha costretto l’intesa a tenere la produzione ai livelli attuali piuttosto che effettuare tagli per cercare di trasformare il mercato. Il costo ridotto dell’energia – i prezzi sono ora giù del 37% dall’estate – dovrebbe essere una spinta per i consumatori e per diverse economie. Ora ci sono delle previsioni che il prezzo del Brent potrebbe cadere fino a 60 dollari, che sarebbe disastroso per i paesi con alti costi di produzione e per le economie dipendenti dal petrolio e gas, come la Russia e l’Iran. La Norvegia, un altro importante produttore di petrolio e gas al di fuori dell’OPEC, ha visto la sua valuta, laCorona, toccare il minimo da cinque anni contro il dollaro, mentre Shell e BP hanno visto le loro quote scendere notevolmente.

I prezzi più bassi hanno già portato a ridurre il costo della benzina e del diesel, cosa che dovrebbe alimentare la produzione. Ma un combustibile più economico finirà anche per abbassare il tasso di inflazione in diverse zone europee, come il Regno Unito, dove è al 1,3%, già ben al di sotto della soglia della Banca d’Inghilterra fissata al 2%.

Prima di un incontro pre-crisi presso la sua sede di Vienna, l’OPEC era sotto sotto enorme pressione da parte di alcuni membri al fine di ridurre la produzione nel tentativo di contrastare il trend in calo del prezzo del greggio. I prezzi sono scesi a causa dell’aumento da parte degli Stati Uniti della produzione e da parte della domanda vacillante in economie in forte rallentamento come la Cina, l’Europa e i mercati emergenti.

Abdalla El-Badri, segretario generale dell’Opec, fa buon viso a cattivo gioco per nascondere la spaccatura tra i Paesi ricchi come l’Arabia Saudita, che vogliono contenere i prezzi, e altri come il Venezuela, che sono alla disperata ricerca di tagli sui prezzi. Alla fine, la decisione di non tagliare la produzione per un periodo di almeno sei mesi è stata vista dagli analisti come un esempio di debolezza dell’OPEC, che non sembra essere in grado di trovare una soluzione unificata per i problemi posti dalle forniture di petrolio.

Gli alti costi e i prezzi del petrolio più bassi stanno già producendo centinaia di posti di lavoro nel Regno Unito nel Mare del Nord, che cresceranno ancora su pressione di George Osborne che vuole introdurre delle agevolazioni fiscali per gli operatori del petrolio e del gas.

Oro in calo, attesa per le dichiarazioni FED

L’oro scende nella giornata di ieri in seguito ad un calo anche dei prezzi del petrolio, ma le perdite sono state limitate dall’attesa per la FED e per le dichiarazioni della banca centrale più potente del mondo in merito ad un incremento dei tassi di interesse in futuro, cosa che potrebbe arrivare più tardi di quanto inizialmente previsto.

Il metallo giallo è stato sotto pressione dopo che i dati USA hanno mostrato un settore dei servizi al ribasso, toccando un valore minimo da 6 mesi lo scorso ottobre.

A limitare un’eccessiva discesa dei prezzi dell’oro vediamo un incremento delle importazioni di oro fisico da parte dell’Asia, in maniera particolare dalla Cina e da Hong Kong. Secondo gli esperti, questi numeri potrebbero tranquillamente far sperare che il livello di 1.180 dollari per oncia potrebbe tenere e fungere ancora da resistenza nel corso del prossimo futuro.

L’oro per la consegna spot era in calo dello 0,1% a 1,229, 23 dollari, facendo segnare il quarto calo di seguito.

Tutti gli occhi degli investitori sono sulla FED e sulla policy che la banca centrale metterà in campo per far fronte ad una volatilità particolarmente alta nel corso delle ultime settimane sui mercati. Questo potrebbe significare, come abbiamo anticipato prima, che la banca guidata dalla Yellen potrebbe decidere di attendere ancora un po’ prima di pensare ad un incremento dei tassi di interesse di riferimento, dando così ancora un aiuto all’economia e al suo recupero. Ogni segnale che la FED possa alzare i tassi di interesse più tardi del previsto potrebbe essere di aiuto per l’oro, dato che il metallo giallo continuerebbe a rappresentare ancora una volta un rifugio sicuro dai rischi del mercato (ricordiamo infatti che l’oro è uno dei principali valori in cui il mercato si rifugia in momenti di difficoltà).

Andando a vedere invece il prezzo degli altri metalli preziosi, vediamo che l’argento è salito dello 0,1% arrivando a 17,14 dollari per ogni oncia, il platino è salito dello 0,8% arrivando a 1,250,50 dollari per un’oncia e il palladio ha avuto un incremento dello 0,8% arrivando ad un valore di 782 dollari per un oncia.

Il mercato dei preziosi si rivela, ancora una volta, molto legato alla FED e alle decisioni della banca centrale statunitense. Questo implica, ovviamente, che gli investitori dovranno stare molto attenti a cosa fare e a cosa acquistare nel corso del prossimo futuro, in maniera particolare durante questa settimana.

Mercati in movimento laterale, il Brent si schianta

AZIONI

Quasi tutti i principali mercati stanno commerciando in modo laterale se le azioni indiane mostrano segni tecniche di forza. La sfilza di dati CPI oggi dalla Germania, dalla Francia e dalla Spagna può determinare la direzione europea. Dow (16.560,54, -0.06%) in fase di consolidamento ai livelli più alti in un range molto stretto dopo il forte rally di Venerdì. Ulteriore estensione del rally può affrontare le resistenze da 16700-800. Dax (9.069,47, -1,21%) in calo bruscamente così come previsto e ora può operare nel range di 8900-9200 per 1-2 sessioni con il trend ribassista di lungo termine, rimanendo in vigore sotto 9300-400.

Nikkei (15.187,39, + 0,17%) in fase di lotta vicino a 15.250-400 come previsto, cosa che mantiene il rischio ribassista attivo per questo indice. Shanghai (2216,04, -0.25%) in consolidamento nel range di 2180-2230, che continua con la tendenza rialzista completamente intatta. Si può tentare una manifestazione per la resistenza a lungo termine di 2260-70 dopo questo consolidamento.

Nifty (7.727,05, + 1,33%) chiuso sopra 7700-10 per segnalare un ulteriore raduno verso 7.900-8.000. Ma questo segnale rimarrà valido solo fintantoché 7655 è protetto dai tori. Tenete d’occhio se il gap in calo invita i tori a comprare nei pressi 7680-70.

COMMODITIES

Oro (1.308,47) variato per ora sopra la quota di 1305 e può indirizzare fino a 1300-1290 nelle prossime sedute da dove si può vedere una correzione al rialzo. Argento (19,964) che continua a rimanere a distanza nella regione 19,7-20,108. Come detto in precedenza, nessuna chiarezza è vista a meno che non si verifica una rottura su entrambi i lati di questa gamma. Il rapporto oro-argento (65,529) è scambiato all’interno di 65,7-65,083 e se rompe ad un livello inferiore può indirizzare a 64,4 nel breve termine. A lungo termine la tendenza è verso il basso.

Nymex WTI (97.22) in calo di nuovo dal livello di 98,5 in linea con la nostra aspettativa di un aumento limitato. Il momentum è ribassista e gli orsi sembrano ancora dominare i prezzi per ora. Un forte aumento è necessario verso 100-101.81 nelle prossime settimane altrimenti il pericolo di rompere sotto 96 potrebbe essere visto nel breve termine portando ad una caduta verso 94.

Il Brent (102.83) si è schiantato a 103-102 livelli ieri e questo segnala forti orsi che influenzano i prezzi per ora. Nessuna possibilità di un aumento. Se questa caduta continua potrebbe presto colpire i livelli 100-99. Questo segnala un forte mercato orso in arrivo per il Brent e può essere negativo per la Rupia Indiana.

Rame (3,1415) in fase di movimento verso il supporto vicino a 3.10 da dove si può vedere un po’ di rimbalzo verso l’alto a 3.15. Tuttavia, una rottura sotto 3,10 potrebbe portarlo ad un livello inferiore a 3,07-3,05.

Mercati in ripresa dai supporti, oro lontano dalla resistenza

AZIONI

I mercati si sono ripresi dal loro rispettivo sostegno a medio termine, avuto Venerdì e fino ad ora, e sembra che un acquisto di fattori tecnici formi uno stato di ipervenduto, in assenza di qualsiasi evento convincente. Il Dow (16.553,93, + 1,13%) ha rimbalzato nettamente dalla nostra area di supporto a 16.300-200 per terminare la settimana con un modello Doji con polarizzazione bullish. Se si riesce a scambiare sopra 16600 nella prima parte della settimana, poi 16.750-850 può essere un valore atteso. Il Dax (9009,32, -0.33%) ha ripercorso l’intera ascesa 8.900-10.000 e forse ora cercherà di rimbalzare verso 9150-200 anche se il trend ribassista di lungo termine rimane in vigore sotto 9300-400.

Nikkei (15.090,43, + 2,11%) in una pausa prevista, ma potrebbe trovare difficoltà a rompere immediatamente sopra 15.250-400. Lo Shanghai (2214,13, + 0,90%) ha trovato supporto a 2180-70 come previsto e ora sta consolidando nella gamma di 2180-2230 con la tendenza rialzista completamente intatta. Si può tentare una manifestazione per la resistenza a lungo termine finale del 2260-70 dopo questo consolidamento.

Il Nifty (7.568,55, -1,06%), può tentare un rimbalzo questa mattina sulla base delle indicazioni globali positive. Il nostro principale sostegno è modificato a 7530-10 dal precedente 7580 a causa del crescente rumore all’interno della gamma di 7500-7800, che non può rompere molto presto.

COMMODITIES

Oro (1305,98) staccato dalla resistenza del canale quotidiano vicino a 1333. Una caduta sotto 1300 potrebbe portarlo ad un valore inferiore a 1280 ma mentre si trova ancora sopra i valori di 1300 – 1305 ci si può aspettare un aumento verso 1340 – 1350 nel breve termine. Il rapporto oro – WTI (13.32) è sceso un po’ ma è scambiato vicino alla resistenza cruciale di 13,5 che, se tiene, potrebbe spingere tale valore verso la quota di 13 – 12,5 nel breve termine. Oro ribassista in questo caso.

Il Nymex WTI (97.98) è salito da 96 e se questo valore tiene può indirizzare a 101,15-101,81 nel breve termine. Brent (105.25) in taglio nella regione 105-106, in grado di dare chiarezza di ulteriori movimenti. A meno che non si rompa 107-108, il ribasso continuerà ad influenzare il prezzo.

Argento (19.88) in una fase fluttuante nella cruciale zona di 20,108-19,7. Sembra ribassista nel breve termine ma c’è bisogno di confermare rompendo sotto 19.7. La tendenza a lungo termine è al ribasso.

Rame (3,1910) in una fase di calo brusco tanto che ha realizzato un intra-day massimo a 3,25 Venerdì. La regione 3,15-3,25 sta mantenendo i prezzi vari per ora, ma mentre il prezzo si trova ancora al di sopra di 3,15-3,20, nel breve termine il prezzo è ancora rialzista. Come detto in precedenza, i prezzi del rame possono rimanere sotto pressione per qualche tempo ancora, bisogna fare attenzione a questo mercato.

Mercati in test della media, oro in aumento

AZIONI

Quasi tutti i mercati sono in test molto vicino alla media, cosa che potrebbe minare l’azione dei prezzi e la direzione per i prossimi giorni.

La visibilmente mancanza di forza nel Dow (16.368,27, -0,46%) ha portato in mancanza di acquirenti. Ora, una rottura al di sotto di 16300-200 significherebbe un retest della importante zona di supporto a lungo termine di 16.000-15.800. Nessuna fortuna con il rimbalzo atteso del Dax (9038,97, -1.00%). Proprio come il Dow, il rimbalzo deve venire in questo momento come prova del piano di carico a 9000 o raggiungere 8.800-8.600 abbastanza presto.

Il Nikkei (14.776,88, -2,99%) ha rotto al di sotto di 15.100 per raggiungere la nostra area di destinazione a 14.800 a 600. Al massimo una pausa può essere prevista all’interno di questa zona, ma anche qualsiasi rimbalzo minore dovrebbe essere venduto. Lo Shanghai (2187,83, + 0,01%) si trova ad affrontare un attacco di prenotazione di profitti dai livelli di 2230 proprio come previsto. Se questa correzione non è limitata a 2180-70, la resistenza finale salirà a 2260-70.

Il Nifty (7.649,25, -0.30%) ha chiuso al di sotto di 7760 nonostante un sacco di volatilità intraday. Oggi tutto dipende dal sostegno del 7580, sotto la porta che apre a 7400 o a 7580. Il movimento in una fase ancora di rangebound continua.

COMMODITIES

L’oro (1.316,02) è in aumento e se la cosa dovesse ancora andare avanti il bersaglio di 1340-1350 potrebbe essere toccato nel breve termine. Ciò può essere un aumento temporaneo e presto potremmo vedere un calo verso 1300 1.340-1.350. Il rapporto del WTI Gold (13,48) sta testando la resistenza cruciale e potrebbe andare a 13-12,5 nel breve termine. Questo valore segnalerà un oro ribassista dopo un paio di sessioni.

Il Nymex WTI (98,36) ha rimbalzato dal supporto e la crescita continua nel breve termine potrebbe portarlo verso 101-102 nelle prossime settimane. Il Brent (106.82) si è così spostato in forte crescita, ma ha bisogno di rompere 107-108 per confermare che la caduta che è iniziata da 115 è finita. Lo spread Brent WTI (8,46) è nettamente aumentato, ma deve affrontare la resistenza vicino a 9 da dove è venuto fuori a giugno.

L’argento (19.963) si è staccato dal valore di 20.108. La regione 20,108-19,7 è cruciale e una pausa sul lato potrebbe essere importante per determinare l’ulteriori direzione. La tendenza a lungo termine è al ribasso.

Il rame (3,1715) è scambiato più in basso. Il crescente controllo sulla Cina per il rame mantiene i prezzi sotto pressione per qualche tempo. Ora i livelli di giugno di 3,15-3,10 nel breve termine ci fanno vedere un po’ di correzione verso l’alto, che potrebbe essere interessante da sfruttare nel trading.