La Grecia rimane ottimista sulle prospettive di un accordo

Con Alexis Tsipras che va a Bruxelles per cercare di riavviare i colloqui con i creditori, molti greci sono sorprendentemente ottimisti circa le possibilità di un nuovo accordo nonostante gli avvertimenti da Berlino e Bruxelles che la pazienza è esaurita e non ci saranno ulteriori concessioni.

A dispetto delle indicazioni chiare che i tedeschi, in particolare, ne hanno avuto abbastanza della politica del rischio calcolato di Tsipras, una gran parte della popolazione greca è fiduciosa che presto ci sarà un accordo e la Grecia non sarà abbandonata a sé stessa.

Si dice che il referendum di domenica, in cui quasi il 62 per cento degli elettori ha rifiutato nuove misure di austerità, ha rinforzato la situazione del primo ministro e ha rafforzato il suo mandato.

Siamo ora in una posizione più forte per combattere con l’Europa per un accordo, dicono i grecei a gran voce. Ovviamente il paese deve pagare i suoi debiti, ma il popolo cerca anche i suoi diritti umani. Non è possibile pagare domani. L’economia deve tornare a crescere e se non si fanno soldi, non si può pagare il debito.

C’è anche chi va contro il primo ministro ellenico, accusato di aver giocato in maniera completamente sbagliata (sin dallo scorso gennaio) contro la Troika, finendo per inimicarsi senza motivo i creditori e ponendo le basi per un confronto disastroso che potrebbe vedere il paese ritornare alla dracma (con tutto quello che ne consegue, ovviamente).

Il problema principale della situazione è che il governo di sinistra radicale Syriza fatica a trovare simpatia dal resto d’Europa.

Tspiras chiederà ora la rinegoziazione del debito, ma se i sostenitori della linea dura in Europa dovessero dirgli di prendere o lasciare (dunque o si fa come dicono loro o il paese potrebbe uscire dall’euro), alla fine i rischi di una Grexit possono notevolmente aumentare.

Fitch, l’agenzia di rating, ha detto che la vittoria del No al referendum di Domenica “aumenta notevolmente” il rischio del paese di lasciare la zona euro. Secondo l’agenzia, una soluzione si può ancora trovare ma il tempo sta per scadere.

Jeroen Dijsselbloem, alto funzionario della zona euro, ha detto che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, ma ha avvertito che “non ci sono soluzioni facili”.

La Germania, nel frattempo, ha ribadito che non contempla la ristrutturazione del debito fino a quando i Greci non presenteranno un pacchetto di riforme credibili e di tagli di bilancio.

La BCE pronta con il suo arsenale “anti-contagio”

Tre anni fa, i mercati obbligazionari della zona euro hanno quasi sventrato l’Unione Europea. Non questa volta. Anche se i rischi che la Grecia possa essere buttata fuori dalla zona euro sono aumentati, la reazione del mercato obbligazionario è rimasta docile.

Una spiegazione è che gli investitori che hanno avuto il tempo di prepararsi ad un possibile “Grexit” e credono che i rischi di “contagio” al resto della zona euro sarebbero gestibili.

Un altro motivo – probabilmente più forte – è la fede degli investitori nella Banca centrale europea e nei 60 miliardi di euro al mese di acquisti di asset che attualmente è in essere.

I mercati la fiducia e la fiducia nella BCE spiegano la blanda reazione dei mercati ai rischi di eventi greci. Proprio la banca centrale di Draghi ha guadagnato in maniera massiccia credibilità da quando ha cominciato il QE.

Già nel luglio 2012, quando la crisi della zona euro era al culmine, Mario Draghi ha promesso che avrebbe fatto qualunque cosa per preservare l’integrità dell’unione monetaria. Ora gli interessi si scontrano, però, anche perché le restrizioni imposte alle banche greche possono spingere il Paese verso un Grexit, creando instabilità in tutta la zona euro.

I mercati sono sicuri del fatto che la BCE potrà, nel caso, mettere mano a tutto il suo arsenale per combattere gli effetti negativi e limitare la ricaduta sui mercati finanziari. La percezione è che Draghi agirà, se necessario, per garantire che non ci siano grandi “tsnìunami” nel resto della zona euro e una cosa che si è imparata nel corso degli anni è di non dubitare mai della creatività della banca centrale.

Nonostante i drammi politici, i rendimenti dei titoli di Stato della “periferia” europea – Italia, Spagna e Portogallo – sono aumentati solo di poco. Nei primi scambi di oggi, i rendimenti italiani e spagnoli a dieci anni sono rimasti ad un livello inferiore rispetto ai picchi della scorsa settimana. Ciò implica che gli investitori non richiedono un premio di “rischio” supplementare per compensare i “rischi di contagio” dopo il voto di domenica.

Ciò che ha attirato gli occhi di alcuni degli investitori è stato di riferimento della BCE ai “rischi per la stabilità dei prezzi”. Draghi ha suggerito che può intervenire con il pretesto di riportare l’inflazione della zona euro ad un valore inferiore ma prossimo al 2 per cento, cosa a cui anche gli estremisti conservatori del suo Consiglio direttivo troverebbero difficile opporsi.

In Grecia vince il “no”, che futuro per il paese?

Gli elettori greci hanno respinto l’austerità e chiedono un miglior trattamento. Questo potrebbe portare al crollo del sistema bancario e ad un ritorno alla dracma.

Il “no” è stato votato dal 61% dei greci, mentre il “si” solo dal 39%. ll popolo greco ha rivelato in massa la rabbia e la frustrazione derivante da sei anni di depressione economica e di umiliazioni nazionali. Una rivolta vulcanica sembrava essere passata per le isole greche.

La Banca centrale europea si trova ora di fronte alla decisione immediata sulla possibilità di continuare a congelare la liquidità di ultima istanza (ELA) per le banche greche a 89 miliardi di euro, una posizione che significherebbe “soffocamento”. Euclid Tsakalotos, capo negoziatore del debito del paese, ha detto che “se lo faranno, la situazione sarebbe molto grave, un tentativo di far cadere il governo”.

La leadership dell’UE è in totale confusione, come è emerso chiaramente. Il popolo greco ha dimostrato che non può essere ricattato, terrorizzato e minacciato”, ha detto Panos Kammenos, ministro della difesa e capo del partito ANEL.

Il presidente francese Francois Hollande ha detto che questa sera terrà un discorso con la Merkel per elaborare una risposta comune a quello che si è trasformata nel più grande fiasco dopo la bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda nel 2005.

Martin Schulz, capo del Parlamento europeo, sta ancora insistendo che un “no” deve significare l’espulsione dall’euro, ma il suo punto di vista è insostenibile.

Jean-Claude Juncker, capo della Commissione Europea, è intrappolato dalla sua stessa retorica dopo aver avvertito la scorsa settimana che un “no” sarebbe stato un rifiuto alla stessa Europa, il che potrebbe portare a conseguenze disastrose.

“Se necessario, emetteremo della liquidità parallela, in stile californiano”, lo ha fatto sapere l’ex ministro delle finanze greco Varoufakis (dimessosi stamattina). La California, infatti, emise dei buoni temporanei per pagare le bollette agli appaltatori dopo crisi Lehman nel 2008.

Ci sono dei segnali che dicono che i creditori faranno fare un passo indietro ai greci, concedendo nuovi colloqui a Syriza, anche se è tutt’altro che chiaro dove porteranno. Alti funzionari tedeschi hanno detto che la Grecia non avrà un centesimo finché il premier Alexis Tsipras resterà al potere.

Vi è ora una chiara spaccatura tra la Germania e la Francia, forse abbastanza grave da causare danni a lungo termine alla coerenza dell’Unione monetaria. Questa è un’altra cosa a cui stare attenti. L’incoerenza politica viene forse al pettine?

Tsipras sta apprendendo a sue spese la lezione di non contrastare la Merkel

Alexis Tsipras è trasgredito la regola della sopravvivenza politica in Europa: non dispiacere Angela Merkel. La disapprovazione del cancelliere tedesco ha contribuito a porre fine alle carriere politiche dell’ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi e del leader greco George Papandreou.

Dopo aver mandato alle ortiche qualsiasi buona volontà che aveva con i legislatori tedeschi della Merkel e con il pubblico, l’attuale premier greco potrebbe essere il prossimo a “saltare”.

Il sostegno della Merkel, politicamente sicura in testa alla più grande economia europea, è essenziale per i governi debitor. Tsipras ha rovesciato i colloqui con i creditori la settimana scorsa chiedendo un referendum per l’austerità, una decisione che lo ha lasciato con poche opzioni se gli elettori dovessero accettare i tagli di bilancio come costo per gli aiuti.

Merkel dice che non ci saranno ulteriori negoziati del debito con la Grecia fino all’esito del referendum. I ministri delle finanze della zona euro le fanno eco (ovviamente).

La Merkel ha detto “è legittimo diritto dei greci fare un referendum quando vogliono, a qualunque domanda e a qualunque raccomandazione che il governo voglia dare. Ma, per essere chiari, gli altri 18 stati membri dell’euro hanno la stessa legittimità democratica di prendere debitamente la loro posizione in risposta alla decisione greca.”

Rifiutando di giocare a palla con la Germania è costato molto a Berlusconi. Papandreou ha imparato una dura lezione, lo stesso anno. Quando ha chiamato un referendum sul piano di salvataggio, la Merkel ha insistito che la questione si concentrasse sul rimanente nell’euro. L’agitazione seguente in Grecia, e all’interno del partito socialista, hanno costretto Papandreou a dimettersi.

Se Tsipras potrà continuare ad essere il primo ministro della Grecia in gran parte dipenderà dall’esito di domenica. Il suo partito di sinistra Syriza sta sollecitando gli elettori a respingere il programma di aumenti fiscali e di tagli alla spesa proposti dai ministri delle finanze della zona euro.

Il “no” potrebbe spingere il paese fuori dall’euro, un risultato che, secondo i sondaggi, la maggior parte dei greci vuole evitare. Tale risultato darebbe a Tsipras una leva più forte su cui avere un miglior salvataggio.

Una vittoria del “sì”, invece, costituirebbe un rimprovero pubblico per Tsipras, che probabilmente si dimetterà in caso di decisione del popolo di rimanere in zona euro (il ministro delle finanze ha già detto di dimettersi in caso di vittoria del “si”).

Comunque vada, il futuro politico di Tsipras sembra compromesso, o riuscirà a salvarsi?

L’euro rimane abbastanza stabile, ignorando per ora il dramma greco

Nel dramma greco, l’euro è stato come un mattone: lo puoi buttare, ma non molto lontano. A dirlo è Goldman Sachs. Questa settimana l’euro è salito, ma questo non ha senso. Continuiamo a vedere le tensioni sulla Grecia come un catalizzatore per la parità euro-dollaro, soprattutto se il contagio ad altre economie periferiche dovesse portare la Banca centrale europea (BCE) ad accelerare il quantitative easing.

La Grecia ha mancato un rimborso di 1,6 miliardi di euro al FMI, diventando il primo paese avanzato ad andare in default sul debito. I colloqui per trovare una soluzione sono ad un punto morto dopo una mossa a sorpresa di Alexis Tsipras, primo ministro greco, di chiedere un referendum per decidere se accettare le proposte dei creditori, anche se alla fine del referendum stesso quelle proposte potranno non essere più sul tavolo. Il paese è ora oggetto di controlli capitali e non si possono prelevare più di 60 euro al giorno.

Nonostante tutto, l’euro è sceso solo per arrivare a 1,096, da 1,12 dollari venerdì. Inoltre, è sceso leggermente anche fino a mercoledì, arrivando a 1,1086 dollari, dopo aver raggiunto un picco vicino a 1,115 dollari nel corso della giornata.

Dopo anni di suspense, il mercato continua ad aspettarsi un accordo all’ultimo minuto, magari all’indomani dell’annuncio del referendum. Alla fine, pochi sono disposti a vendere l’euro, anche se le possibilità di un aumento della deflazie è concreta.

A dire il vero, alcuni mercati continueranno a vedere la montagna greca come un granello di sabbia. Effettivamente l’economia della Grecia è piccola, molto piccola, rispetto a quella della zona euro (circa il 2% del PIL totale).

Piuttosto che al paese ellenico bisogna guardare allo spread tra i bond a 10 anni dell’Europa (ad esempio quelli italiani) e quelli a 10 anni del Tesoro USA, che sono un indicatore importante del fatto che la Grecia sta avendo un effetto contagio anche su altri paesi europei.

La moneta unica europea si muove in accordo con i rendimenti obbligazionari europei e viceversa. E’ il contrario di quello che ci si aspetterebbe nel caso di un contagio. Un deterioramento del credito in zona euro, soprattutto nelle sue economie più importanti, comporterebbe un forte calo dell’euro se il mercato dovesse ritenere che l’economia della zona euro è minacciata proprio dagli eventi greci.

Ma non è detto che si arrivi fino a questo punto, soprattutto se i numeri UE continueranno ad essere positivi come visto in passato.

In Grecia si attende il referendum, ecco le ultime novità

Tra le preoccupazioni crescenti del futuro della Grecia nella zona euro, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che si dimetterà se al referendum di domenica vincerà il “si”.

A chi gli ha chesto se anche il primo ministro greco Alexis Tsipras si dimetterà nel caso di una vittoria del “si”, Varoufakis ha risposto che il governo “può benissimo” dimettersi.

Secondo Tsipras, attuale primo ministro ellenico, un “no” domenica darebbe al governo greco una posizione più forte per negoziare con i suoi creditori in merito al programma di salvataggio. Il premier ha detto che se vinceranno i “no” già lunedì si troverà di fronte alla troika per chiedere delle condizioni migliori per il popolo greco”.

Il capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto che un “no” non porterebbe ad una posizione negoziale migliore e invece metterebbe la Grecia in una posizione ancora più difficile nei confronti dell’Europa. Effettivamente, non è assolutamente detto che anche se il popolo greco dovesse decidere di ribellarsi alle misure volute dall’UE, non sarà possibile comunque avere un default, qualora le due parti decidano di non accordarsi affatto.

Rivolgendosi al parlamento olandese, Dijsselbloem, che è anche ministro delle finanze dei Paesi Bassi, ha detto che il post referendum potrebbe alla fine nonn avere nessuna rilevanza per la situazione della Grecia in quanto il programma di salvataggio è scaduto il 30 giugno e il debito al FMI non è stato pagato.

Nel frattempo, la Spagna e la Francia hanno continuato ad esprimere sostegno per i negoziati post-referendari, che garantirebbero l’inclusione della Grecia nella zona euro se dovesse vincere il “sì” domenica. Luis de Guindos, ministro dell’Economia della Spagna, ha detto che anche se dovesse vincere il “no”, continueremo ad essere aperti al dialogo. Il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ha espresso il supporto per il mantenimento della Grecia nella zona euro, nonostante i risultati del referendum. Egli ha detto “siamo impegnati ad evitare una catastrofe per la Grecia e delle difficoltà per l’Europa e per la Francia”.

La situazione non è certamente facile. Da oggi e fino a che i risultati del referendum non saranno resi noti non ci sarà più alcun negoziato, dato che sono stati espressamente vietati da Angela Merkel. Il popolo greco è artefice del suo destino ora e, comunque vada, è difficile che possa essere un successo. In tutto questo, quali sono le colpe di Alexis Tsipras? Quali quelle dell’Europa e della Troika?

L’australiano in salita, l’euro recupera un po’ ma ancora in un trend al ribasso

Il dollaro australiano è salito dopo l’arrivo dei dati provenienti dalla Cina, mentre l’euro ha recuperato un po’ contro le altre valute, anche se ancora scambiato in un trend al ribasso a causa delle attese per il prossimo referendum.

AUD / USD è salito dello 0,23% a 0,7722, EUR / USD è sceso dello 0,04% a 1,1139. USD / JPY si trova a 122,50, piatto.

L’indagine Tankan che misura il sentiment del Giappone per le aziende ha mostrato una salita. In Australia, l’indice manifatturiero di giugno è sceso di 9,1 punti a 44,2, un livello minimo di due anni. L’indice era a 52,3 a maggio. In Australia, il numero delle approvazioni per le costruzioni è salito del 2,4%, ben al di sopra del guadagno del 1,0% previsto, un numero positivo rispetto a un calo del 4,4% nel mese di aprile. L’indice dei prezzi delle materie prime della RBA è atteso alle 16:30.

In Cina, l’indice manifatturiero di giugno e dei servizi delle PMI si è attestato a 50,2, appena un po’ al di sotto del 50,3 previsto e invariato rispetto al mese precedente. La lettura finale del PMI manifatturiero Markit si attesta a 49,4, rispetto al flash di 49,6 e al valore di maggio di 49.2. La lettura finale di questo indicatore ha indicato un ulteriore calo nella salute del settore manifatturiero nel mese di giugno.

Questo valore è stato principalmente guidato dal tasso migliore del mercato del lavoro sin dal 2009, mentre la produzione è scesa leggermente. Dal lato positivo ci sono stati interessanti segnali di miglioramento in nuovi incrementi dei nuovi ordini totali e delle nuove attività di esportazione. Tuttavia, è probabile che saranno necessarie ulteriori misure di stimolo per garantire che il settore possa ritrovare lo slancio di crescita giusto ed incoraggiare meglio la creazione di posti di lavoro.

Novità anche dall’Europa e dalla Grecia: il Fondo Monetario Internazionale ha emesso un comunicato con cui ha confermato che il rimborso di 1,5 miliardi di euro atteso oggi dalla Grecia non è stato ricevuto. E’ stato già informato il consiglio di amministrazione che la Grecia è ora in ritardo e potrà ricevere altri finanziamenti sono quando gli arretrati saranno azzerati.

L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde contro un paniere ponderato di sei principali valute, è sceso dello 0,01% a 95,74.

Durante la notte, il dollaro è rimasto sostanzialmente più alto contro un paniere di altre valute, dopo che i dati hanno mostrato che la fiducia dei consumatori è migliorata più del previsto nel mese di giugno.

Tsipras starebbe rivalutando l’ultima offerta di Juncker

Il capo della Commissione europea ha fatto un’offerta dell’ultimo minuto per cercare di convincere il primo ministro greco Alexis Tsipras ad accettare un accordo di salvataggio. In un primo momento sembrava che tale proposta fosse stata rimandata al mittente, ora sembra (secondo il quotidiano greco Kathimerini) che Tsipras la sta invece considerando.

Dopo mesi di dispute, la crescente possibilità che Atene potrebbe essere costretta ad uscire dalla moneta unica ha portato ad un grande caos che potrebbe mettere “a ferro e fuoco” la Grecia e mettere in pericolo la stabilità dell’euro.

Cosa succederebbe se la Grecia fosse costretta ad uscire dall’euro? “Ci sarebbe un messaggio negativo che l’adesione all’euro è reversibile”, ha detto il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che ha dichiarato una settimana fa che non ha paura di un contagio dalla Grecia.

Le persone possono pensare che se un paese può lasciare l’euro, altri potrebbero farlo in futuro. Questo è il problema più grave in cui si potrebbe incappare.

Delle fonti UE e del governo greco hanno detto che Jean-Claude Juncker aveva offerto di convocare una riunione di emergenza dei ministri delle finanze della zona euro oggi per approvare un pagamento affinché Atene non diventi inadempiente, se Tsipras avesse accettato in maniera scritta i termini proposti.

L’ultima disperata offerta da Bruxelles è venuta con l’incertezza del referendum di domenica, con una serie di leader europei in allarme tra le possibilità di una scelta negativa per l’euro e favorevole alla dracma.

I sondaggi di opinione mostrano che i greci sono più a favore dell’euro che contro, ma una manifestazione di decine di migliaia di manifestanti anti-austerità ad Atene ieri ha evidenziato come molti sono in favore di Tsipras.

I negoziati che il primo ministro greco ha interrotto con la Commissione europea, con il Fondo monetario internazionale e con la Banca centrale europea erano forse l’ultima spiaggia di poter raggiungere un accordo. Al rifiuto è seguito un referendum (indetto senza informare la controparte) sui termini di salvataggio, domenica prossima, e ora spetta agli elettori prendere la decisione finale sulle questioni chiave.

Sotto l’offerta di Juncker, Tsipras dovrebbe inviare un’accettazione scritta dei termini entro la giornata di oggi all’esecutivo Ue e accettare di interrompere, a questo punto, il referendum.

I leader dell’Unione europea hanno martellato il messaggio che la vera scelta cui i greci sono di fronte è se rimanere nella zona euro o tornare alla dracma, anche se l’Unione europea non ha modo legale per costringere uno Stato membro a lasciare la moneta unica.

Grecia: euro o dracma?

Tsipras deve essere fermato: è il pensiero che emerge tra i leader europei

Poche ore prima che la scadenza del 30 giugno volta al e l’ancora di salvezza finanziaria del paese sia perduta, i leader europei sono allineati uno dopo l’altro nell’informare i greci che, inequivocabilmente, una prevalenza dei “no” nel referendum di domenica significherà un addio all’euro.

Non c’era alcun dubbio circa la gravità delle circostanze cui la Grecia e l’Europa s trovano di fronte.

Ci sono stati attacchi aspri su Alexis Tsipras, il giovane primo ministro greco che è andato più in là di quanto si ritenesse possibile nella sua politica del rischio calcolato.

Una misura della gravità delle circostanze è deducibile dal numero di meeting che i leader stanno facendo per parlare della situazione di Atene. A Berlino, Bruxelles, Parigi e Londra sono state convocate diverse riunioni di gabinetto dedicate esclusivamente alla Grecia.

Il presidente francese, Francois Hollande ha detto. “E’ diritto del popolo greco sapere quale sarà il loro futuro. Si tratta di decidere se i greci vogliono restare nella zona euro o correre il rischio di lasciare.”

In quello che è stato probabilmente il più grande discorso della sua carriera, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è apparso davanti una sala stampa gremita di Bruxelles come sottofondo una gigantografia delle bandiere greca e dell’Unione europea. Egli ha fatto un appello appassionato al popolo greco per votare sì all’euro e alle sue condizioni di salvataggio, sostenendo che lui e i creditori – piuttosto che il governo di Syriza – hanno a cuore i migliori interessi dei greci. Tsipras ha mentito al suo popolo, li ha ingannati e ha tradito i negoziatori europei distorcendo i termini di salvataggio.

Vorrei chiedere al popolo greco di votare sì … Il “no” significherebbe che la Grecia sta dicendo no all’Europa“.

La straordinarie performance di Juncker sembrava come se egli fosse già in lutto per la scomparsa di un Europa veramente Unita, cui ha dedicato la sua lunga carriera politica. Il suo discorso di 45 minuti è stato sia struggente che padronale.

Sigmar Gabriel, vice-cancelliere e capo del partito socialdemocratico del paese, ha detto che l’Europa deve affrontare la peggiore crisi da che il trattato istitutivo dell’Unione europea è stato firmato, a Roma nel 1957.

Gabriel è stato il primo politico ad esprimere pubblicamente ciò che molti pensano e dicono di Tsipras in privato: che il leader greco rappresenta una minaccia per l’ordine europeo, la sua radicalità è rivolta alle politiche tradizionali e vuole poter riscrivere le regole alla base della moneta unica. I messaggi non detti confermano che Tsipras è un uomo pericoloso e deve essere fermato.

Le banche di Grecia sono chiuse, ora si guarda al referendum

Le banche della Grecia rimarranno chiuse oggi nel tentativo di evitare che i clienti possano ritirare o risparmi e provocare il collasso del sistema finanziario già fragile del Paese.

Un assalto alle banche è stato come inevitabile dopo i drammatici eventi del fine settimana, quando Alexis Tsipras, il primo ministro greco, ha lasciato i negoziatori europei scioccati dichiarando vorrei mettere le ultime proposte di salvataggio dietro un referendum.

Fino alla dichiarazione di Tsipras nelle prime ore di Sabato mattina, era stato ampiamente previsto che il governo greco avrebbe accettato i termini dell’offerta europea. Ma Tsipras ha poi deciso di mettere la scelta del piano di salvataggio in mano al popolo.

L’attuale ancora di salvezza finanziaria della Grecia finisce domani, con il referendum invece programmato per domenica prossima. I funzionari della zona euro hanno snobbato la richiesta di Tsipras di un rimando della data di scadenza. Alcuni funzionari europei hanno chiesto un rinnovato impegno da entrambe le parti. Manuel Valls, primo ministro francese, ha detto “Dobbiamo fare tutto in modo che la Grecia rimanga nella zona euro. Ma fare tutto non significa solo rispettare la Grecia e la democrazia, anche rispettare le regole europee. La Grecia ha bisogno di tornare al tavolo dei negoziati.”

La Banca centrale europea ha mantenuto le banche della Grecia a galla con dei finanziamenti di emergenza (che sabato non sono stati aumentati).

Senza un aumento della liquidità di emergenza, che si trova attualmente a poco meno di 90 miliardi di euro, quattro grandi banche della Grecia potrebbero finire presto il denaro contante ed essere costrette a implementare controlli sui capitali. Questo significherebbe un aumento della crisi finanziaria, e la Grecia potrebbe fare un nuovo passo verso il lasciare l’euro.

La crisi bancaria del paese potrebbe assestare un colpo fatale alla stagione turistica di questa estate, con i visitatori che preferiscono rimanere lontani dal pese in mezzo dei timori di non poter essere in grado di accedere al denaro.

L’uomo che ha inventato il termine “Grexit“, l’ economista Ebrahim Rahbari di Citigroup, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che il referendum possa portare come risultato un gran numero di “SI”, non ci aspettiamo nessun Grexit quest’anno e un minor rischio di Grexit negli anni successivi.”

Rahbari stesso e la sua squadra l’anno scorso avevano dato le probabilità di una uscita della Grecia dalla moneta unica al 90 per cento.

Due sondaggi pubblicati domenica, intanto, hanno indicato che la maggior parte dei greci vuole restare nella zona euro e fare un accordo con i creditori.

Grecia, tutto rimandato a domani. Per l’ultima volta.

Con il piano di salvataggio in Grecia che scade alla fine del mese, sta diventando chiaro che i negoziatori intendono arrivare fino all’ultimo momento prima di poter trovare eventualmente un accordo. La politica del rischio calcolato porta con sé i rischi di non raggiungere affatto un accordo, o di trovarne uno last-minute che potrebbe fare ben poco per risolvere i problemi economici di fondo della Grecia.

Sembra che entrambi i lati stiamo per raggiungere i bordi del precipizio. Ma qualsiasi accordo ci sarà, naturalmente sarà più politico che economicamente ottimale.

Giovedì, per la quarta volta in una settimana, una riunione dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro si è conclusa senza alcuna soluzione sul pacchetto del debito greco. Il Gruppo ha convenuto di trovarsi ancora una volta domani, sabato. Senza il piano di salvataggio da 7,2 miliardi di euro Atene potrebbe fallire e lasciare l’euro.

I possibili risultati della discussione di domani includono un compromesso disordinato che permetterà di estendere il piano di salvataggio in corso per qualche mese, ma senza più aiuti fino a che il paese non soddisfi determinate condizioni. Se così fosse, la Grecia potrebbe essere in grado di effettuare un pagamento di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale già martedì.

I responsabili politici dell’Unione europea hanno cercato una qualche forma di accordo già ieri per evitare un peggioramento della crisi del debito greco. Prima di questo incontro al vertice, però, il primo ministro Alexis Tsipras ha detto che era sicuro che si sarebbe raggiunto un compromesso. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, invece, ha detto che Atene sembra aver fatto marcia indietro su alcune questioni.

Il paese ellenico è diventato l’epicentro della crisi del debito in Europa dopo l’implosione di Wall Street nel 2008. Ora fa fatica a pagare il debito, e i creditori sono irrequieti.

Per giorni, i progressi sono stati ostacolati dall’incapacità di Tsipras a raggiungere un compromesso sulle misure che vengono richieste dai creditori: Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea.

Tali misure dovrebbero prevedere ulteriori aumenti fiscali e dei nuovi tagli alla spesa pensionistica.

Il problema è che gran parte delle soluzioni elleniche sono legate ad un aumento delle tasse sulle aziende private, che però potrebbero limitarne la crescita. C’è in ogni caso poca fiducia nella capacità della Grecia di innovare per garantire un’adeguata riscossione delle imposte (il primo problema ellenico, l’evasione), per questo l’UE voleva puntare sulla riduzione delle pensioni.

Ora il tempo è poco e la soluzione sembra ancora distante.

Tsipras di fronte ai negoziatori, sarà finalmente accordo?

Questa mattina il primo ministro greco Alexis Tsipras è stato coinvolto in un incontro con i responsabili delle istituzioni che sovrintendono al salvataggio del suo paese, come parte di uno sforzo per concludere un accordo dell’ultimo minuto dopo i colloqui di ieri sera che sono ancora divergenti sui tagli alle pensioni e su altre condizioni fondamentali per ottenere gli aiuti.

I ministri delle finanze dell’Eurozona hanno chiamato un incontro chiave ieri sera, portando Tsipras a lavorare su tagli di bilancio e sulle revisioni delle politiche con le istituzioni. I ministri si incontreranno nel corso della giornata, in attesa di avere una proposta definitiva da poter valutare per consentire ad Atene di ottenere il denaro di cui ha disperato bisogno per evitare un default disordinato e una possibile uscita dalla zona euro.

Senza un nuovo trasferimento di denaro del piano di salvataggio entro il 30 giugno, Atene non sarà in grado di effettuare il pagamento al Fondo monetario internazionale.

Un documento visto dal The Wall Street Journal ieri ha mostrato ancora maggiori controversie tra la Grecia e i suoi creditori su come Atene possa muoversi per far ritorno ad avere una certa salute finanziaria e ridurre il carico del debito che oggi è quasi il 180% del prodotto interno lordo.

I creditori della Grecia richiedono la riduzione degli aumenti delle tasse di Atene per le imprese e raddoppiare i tagli alla difesa. I cambiamenti segnalati richiedono anche un aumento della raccolta delle imposte sulle vendite e un taglio delle prestazioni pensionistiche, piuttosto che fare affidamento soprattutto su un aumento dei contributi.

I negoziatori hanno poco tempo per colmare le differenze. Il Parlamento greco dovrebbe passare queste misure, probabilmente appena questo fine settimana, prima che qualsiasi nuova tranche di aiuti possa essere inviata ad Atene.

Tsipras ha nel frattempo attaccato le richieste dei creditori, sostenendo che fino a quando la Grecia introdurrà delle misure che raggiungono obiettivi di disavanzo non dovrebbe importare come ci si arriva.

Le aspettative sono sempre più forti sul fatto che gli aiuti possano essere sbloccati già questa settimana, dopo che il paese ha inviato nuove proposte a Bruxelles lunedì, proposte che si sono portate molto più vicine alle richieste dei creditori.

Manca davvero poco a trovare un accordo, secondo alcuni, secondo altri invece mancherebbe ancora tanto e dunque la situazione sarebbe disperata. Una cosa è certa: riuscire a trovare un accordo sarebbe fondamentale, per la Grecia, per l’euro, per l’UE.

E se la Gran Bretagna fosse entrata nell’euro?

Il referendum sull’adesione del Regno Unito all’UE è ancora lontano, ma gli attacchi retorici sono già cominciati, chiamando all’attenzione coloro che volevano la Gran Bretagna aderire all’euro, la maggior parte dei quali hanno ritrattato questa volontà o hanno tentato di dimenticarla.

Uno degli argomenti più “caldi” in tema è se la Gran Bretagna se la sarebbe cavata meglio nella crisi all’interno della moneta unica rispetto a quanto sta facendo fuori.

La terribile performance economica della zona euro ha pesato fortemente sulla Gran Bretagna, facendo precipitare le speranze di una ripresa guidata dagli investimenti e dalle esportazioni. Questo è successo perché i leader europei non sono riusciti a perseguire delle politiche migliori, in particolare a causa della loro incapacità di porre fine alla crisi del credito e allentare prima le condizioni monetarie.

La questione importante, quindi, è come il Regno Unito sarebbe cambiato all’interno dellUE. La risposta è: in un modo che avrebbe portato ad una crescita più veloce.

Prendiamo la politica monetaria. La Banca d’Inghilterra sarebbe un peso massimo all’interno l’euro, non solo a causa delle dimensioni della sua economia. Il peso che avrebbe la BoE sulle questioni monetarie e la sua sensibilità verso i mercati finanziari, affinata da secoli di esperienza nel centro della City di Londra e ora anche a Canary Wharf.

La BoE ha compreso la necessità di una politica straordinariamente aggressiva molto meglio rispetto alla BCE. Nell’ottobre 2008, la BCE ha alzato i tassi, mentre la BoE ha intrapreso un taglio di quattro punti percentuali in sei mesi. Li ha mantenuti allo 0,5 per cento dal marzo 2009, mese in cui ha lanciato un programma di acquisto di asset che valeva un quinto del reddito nazionale annuo.

Al contrario, la BCE ha aumentato i tassi due volte nel 2011, il che ha contribuito a portare la zona euro in recessione con forti ricadute anche sulla crescita del Regno Unito. E ci sono voluti sei anni per Francoforte per seguire l’esempio di altre banche in merito al QE.

Non possiamo sapere quanto successo ci sarebbe stato, ma è chiaro che la politica monetaria della zona euro si sarebbe volta in una direzione più favorevole alla crescita, con una maggiore sicurezza nei mercati finanziari.

Anche in ambito fiscale l’adesione all’euro da parte degli UK avrebbe inclinato la politica in una direzione di crescita. E l’influenza poteva essere sostanziale: ricordiamo il “veto” del primo ministro David Cameron sulla contrazione del fiscal compact.

Forse, oggi, ci saremmo trovati in un’altra situazione.

La zona euro cresce velocemente, i dati Markit

L’economia della zona euro è di fronte al suo stato di forma più forte in quattro anni, nonostante i continui timori di una risoluzione disordinata alla crisi del debito greco.

Le aziende di tutto il blocco della moneta unica hanno riferito una maggiore crescita delle assunzioni nel mese di giugno, secondo la società di servizi finanziari Markit.

Il Purchasing Managers Index di Markit (PMI) – un indicatore strettamente sorvegliato che mette in evidenza la salute economica della zona euro – è aumentato di mezzo punto, arrivando a 54,1 nel mese di giugno.

Qualsiasi numero superiore a 50 indica che l’eurozona è in crescita, e sorprendentemente la forte lettura di giugno indica che l’economia della regione può essere in fase di slancio. Gli analisti si aspettavano che il PMI avesse fatto registrare, infatti, un decremento questo mese.

Chris Williamson, capo economista di Markit, ha dichiarato: “Nonostante la nube della crisi del debito greco sopra la regione, la zona euro ha registrato una crescita economica accelerata al massimo da quattro anni.”
Teunis Brosens, di ING Bank, ha detto che l’indagine ha mostrato come se la zona euro fosse “immune dalle paure di un Grexit “. Ai livelli registrati da Markit nel secondo trimestre, la zona euro sembra essere sulla buona strada per crescere di 0.4% nel periodo, anche perché la periferia del blocco ha iniziato a guadagnare forza.

La ripresa nel secondo trimestre mette la zona euro sulla buona strada per crescere, inoltre, del 2% in tutto l’anno, anche se gran parte del corso del 2015 dipende dal risultato dei negoziati del debito greco.

L’incertezza generata dalla recente escalation della crisi sembra aver preso forza, ma l’occupazione rispetto al secondo trimestre nel suo complesso ha dimostrato la più grande crescita da quattro anni”.

Sempre più spesso i colloqui del debito greco e le voci di una possibile Grexit sono citati come fonte di incertezza da parte delle imprese. Da questo punto di vista, un accordo tra la Grecia e i suoi creditori questa settimana può essere una cosa fondamentale. Mentre l’economia tedesca sta ancora facendo bene, ciò che veramente spicca è l’imponente recupero dell’economia francese.

Al di fuori della Francia e della Germania, l’indagine di giugno ha fatto segnare il miglior trimestre da otto anni e il terzo miglior trimestre del 2007 a questa parte in termini di crescita della produzione e di creazione di posti di lavoro.

Dei dati positivi che fanno ben sperare.

Il dollaro sale sugli ottimismi greci, forte anche la sterlina

Il dollaro ha guadagnato nei confronti dello yen e dell’euro durante la sessione asiatica di oggi, con il sentimento che migliora dopo i recenti segni di progresso nei colloqui di salvataggio della Grecia e dopo dei dati economici ottimistici.

L’effetto complessivo dell’ottimismo rinnovato ha portato l’euro a perdere terreno nei confronti del dollaro, scendendo a 1,1265 dollari da 1,1341. Inoltre, la valuta unica è scesa rispetto allo yen a 139.46 da 139.86.

Il WSJ Dollar Index, una misura del dollaro contro un paniere di altre valute, è salito dello 0,41% arrivando a 86,20.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, era convinto che ieri ci sarebbero stati dei passi in avanti e che il programma di salvataggio del paese sarebbe stato finalizzato questa settimana, in seguito alla presentazione di una proposta da parte della Grecia, con cui il paese ha offerto nuove concessioni.

Il biglietto verde si estende durante la notte continuando lo slancio generato dalla notizia greca, insieme ai dati ottimistici degli Stati Uniti. Questi fattori combinati hanno scatenato il più grande rendimento “daily” del biglietto verde.

Il miglioramento del sentiment è stato dimostrato anche da un aumento del Nikkei Stock Average, salito dell’1,9% nella sessione pomeridiana.

Gli investitori ora spostano gli occhi sui dati economici, con gli ordini di beni durevoli di maggio che dovrebbero plasmare il loro parere sulla probabile tempistica di una decisione della Federal Reserve per quanto riguarda l’alzare i tassi a breve termine.

Eppure, mentre il dollaro dovrebbe salire più che scendere, le plusvalenze saranno probabilmente limitate nel breve periodo. Il valore di 125 contro lo yen è ora “lontano” ed è difficile continuare a comprare dove siamo. Tra le altre cose da tenere in considerazione vediamo anche il discorso di Kuroda, governatore della BOJ, che ha portato il dollaro a scivolare contro lo yen a 124.60 (ha detto che lo yen solo in maniera improbabile continuerà ad indebolirsi).

Il dollaro rimane rangebound contro lo yen ed è tenendo questo in mente che bisogna poter operare.

La situazione rimane favorevole per la sterlina, che ha guadagnato terreno sia contro l’euro che contro la divisa americana. Siamo tuttavia di fronte ad una situazione in cui la valuta britannica sta diventando troppo forte e potrebbe far male alle imprese inglesi che esportano i loro beni/servizi. Per questo motivo potrebbe essere necessario considerare un intervento da parte del governo o della Boe per svalutare il valore della valuta (senza però incappare in una “guerra”).

Passi avanti nei colloqui greci, forse siamo vicini ad una soluzione

I leader della zona euro in generale hanno accolto con favore le nuove proposte greche per le riforme, coltivando così le speranze che un accordo possa essere raggiunto a pochi giorni dalla necessità della Grecia di pagare 1,5 miliardi di euro al FMI.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che l’ultima offerta della Grecia ha costituito “alcuni progressi”. C’è ancora da fare e “il tempo è breve”. Anche se nessun accordo è stato ancora realizzato, gli ostacoli principali sembrano essere stati cancellati.

Tra le novità della nuova proposta Tsipras, vediamo

  • nuove tasse sui ricchi
  • incrementi selettivi dell’IVA
  • risparmio dalle pensioni legate al contenimento del prepensionamento e all’aumento dei contributi
  • ulteriori riduzioni dei salari e delle pensioni pubbliche, le famose “linee rosse” per il governo di Syriza

Solo una volta raggiunto l’accordo con i creditori si concluderà lo sblocco di 7,2 miliardi di euro della nuova tranche di fondi di salvataggio.

La mossa è stata accolta con cauto ottimismo da parte dei leader delle 18 altre nazioni della zona euro, che si sono riuniti per un vertice di emergenza a Bruxelles. Donald Tusk e Jean-Claude Juncker hanno detto che ci sono speranze per un accordo.

Dopo i colloqui conclusi nella serata di ieri, la Merkel ha detto che tutti volevano che la Grecia rimanesse nella zona euro, “me compresa”.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato personalmente anche i numeri uno dei tre creditori internazionali della Grecia – il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Banca centrale europea (BCE) – a Bruxelles.

Con pochissimo tempo rimasto prima di un default di fatto – e, più spaventosamente, forse, di un sistema bancario greco sull’orlo del collasso completo perché i risparmiatori hanno perso tutta la fiducia che avevano verso lo stato – Tsipras ha messo a punto un piano che gli altri leader dell’Eurozona vedono, finalmente, come base per un accordo.

Anche il presidente francese Francois Hollande ha detto che i creditori si stanno “muovendo verso un accordo”. Egli ha aggiunto detto c’è “ancora qualcosa da fare” per una definitiva, e ora i ministri delle finanze della zona euro si incontrano di nuovo domani, sperando di trovare finalmente la soluzione definitiva.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha detto “sono convinto che arriveremo all’accordo finale nel corso di questa settimana”. Per contro, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble è stato più negativo, dicendo che non ha visto nulla di nuovo da Atene.

Leggero pessimismo anche in Grecia, con il presidente del parlamento e deputato di Syriza Alexis Mitropoulos che ha detto che i legislatori avrebbero trovato difficile far passare l’ultimo pacchetto di riforme.

Grecia, è oggi il giorno decisivo

Le azioni globali e le obbligazioni della zona euro sono aumentate sul finire della settimana scorsa dopo un aumento legate alla speranza di trovare presto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per evitare un default. Le azioni tedesche sono salite fino al 3,5 per cento, il rendimento dei titoli spagnoli e italiani a 10 anni è sceso fino a 14 punti base, le azioni degli Stati Uniti hanno aperto in salita dello 0,7 per cento.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato i capi della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale oggi in vista di un vertice di emergenza dei leader della zona euro rivolto a raggiungere un accordo sui colloqui del debito.

Il capo di stato maggiore alla Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker, ha detto che le ultime proposte dalla Grecia sono una “buona base per il progresso” mentre il commissario economico dell’UE Pierre Moscovici ha detto che sarà raggiunto un accordo.

In Spagna, il ministro delle finanze Luis de Guindos ha detto che un accordo non sarà possibile oggi, tuttavia, questo significa che si può trovare una unione di intenti entro giovedì. Le probabilità sembrano cambiare a favore di un compromesso.

Molti investitori sono ancora cauti perché si pensa che saranno necessarie delle proposte migliori in termini di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse supplementari. Atene è a corto di soldi per rimborsare un prestito del FMI di 1,6 miliardi di euro previsto per la fine del mese. C’è una speculazione diffusa che, se nessun accordo fosse raggiunto oggi, la Grecia avrebbe bisogno di imporre controlli ai capitali già domani per evitare una crisi bancaria dato che i risparmiatori continuano a ritirare fondi dalle banche.

La BCE giovedì ha aumentato il massimale di liquidità d’emergenza delle banche greche per la terza volta in sei giorni. Il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha detto ai banchieri di prepararsi per una “giornata difficile” domani se non si dovesse trovare nessun accordo. Il mercato si sta preparando ad un raduno di rilievo indipendentemente dalle buone o dalle cattive notizie dalla Grecia. In entrambi i casi, le nuvole di incertezza dovrebbero dissiparsi, sia in bene che in male. L’euro è salito fino a mezzo punto percentuale nella sessione di oggi, per poi ridiscendere di nuovo al valore minimo del giorno a 1,1355 dollari. Sarà una lunga giornata per Atene e per l’euro.

Lunedì nuovo vertice per parlare della Grecia, Tsipras è positivo

Il primo ministro greco Alexis Tsipras oggi ha espresso ottimismo sulla riunione di emergenza chiamata per la prossima settimana per cercare di raggiungere un accordo di salvataggio, anche se altri leader sono apparsi sempre più preparati per un’uscita dolorosa di Atene dalla zona euro e sono pronti ad affrontare nuova crisi economica.

La Germania ha avvertito che saranno prese delle decisioni politiche al vertice organizzato in tutta fretta per lunedì, tranne se il governo greco presenta delle riforme che saranno approvate dai creditori internazionali.

Dopo cinque mesi di negoziati, a volte aspri, l’incontro segna una delle ultime possibilità di raggiungere un accordo. I ministri delle Finanze ieri non sono riusciti ancora una volta a conciliare le differenze tra Atene e i suoi creditori.

La Grecia deve pagare molti soldi al FMI il prossimo 30 giugno. I creditori e il Fondo monetario internazionale vogliono che la Grecia implementi altri tagli al bilancio, per lo più attraverso le pensioni, che dicono sono necessari per ripristinare la salute finanziaria a lungo termine del paese.

Tsipras ha descritto la decisione di tenere la riunione come positiva. “Ci sarà una soluzione basata sul rispetto delle norme dell’Unione europea e della democrazia che permetterà alla Grecia di tornare alla crescita all’interno dell’euro“.

I ministri delle finanze della zona euro terranno un altro round di colloqui lunedì pomeriggio e i progressi dipendono anche dal fatto se la Grecia sarà in grado di presentare un nuovo piano di tagli di bilancio.

Se l’accordo non dovesse essere presentato, il vertice diventerà probabilmente una consultazione finale e non sarà presa alcuna decisione. Il governo tedesco dice anche che “non è troppo tardi” per un accordo e si augura che sia ancora possibile.

I leader politici si stanno ora apertamente preparando ad un’uscita della Grecia, con il Fondo monetario internazionale che dice che le conseguenze sono gestibili per l’area della moneta unica nel suo complesso.

I risparmiatori sono invece preparati al peggio. I flussi di capitale in uscita si stanno avvicinando a circa 1 miliardo di € al giorno in Grecia, sollevando timori che le banche potrebbero essere a corto di liquidità già questo fine settimana.

Il consiglio direttivo della BCE terrà una conference call oggi per considerare la richiesta della Banca Centrale greca di avere dei prestiti di emergenza per tamponare i deflussi di ulteriori depositi.

In un’intervista al quotidiano austriaco Kurier, Tsipras ha cercato di fare pressione sui creditori per trovare un accordo, avvertendo che un’uscita del suo paese sarebbe l’inizio della fine dell’unione monetaria.

La sterlina sale contro euro e dollaro

Il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro (GBP / EUR) si avvicina al valore di 1.40 mano a mano che si parla di Grexit, mentre GBP/USD si trova ora a 1,59. Dopo l’annuncio del Federal Open Market Committee (FOMC) sul tasso di interesse, la sterlina è salita a 1,59 in vista della pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito. Se esse dovessero salire, invece di mostrare il declino previsto dagli economisti, la sterlina potrebbe spingere ancora più in alto nelle ore a venire.

Dei dati impressionanti sui salari nel Regno Unito hanno visto la sterlina contro l’Euro salire a 1.40.

I redditi medi sono saliti ad un massimo da quattro anni al 2,7%, invece del 2,1% previsto. Il tasso di cambio GBP / USD ora si trova sopra 1,57 e la sterlina è salita di oltre l’1% sia contro il dollaro australiano che contro quello neozelandese.

Negli ultimi mesi i lavoratori del Regno Unito hanno beneficiato di una ripresa economica abbastanza simulata, nel senso che per avere una vera e propria ripresa sostenuta bisognerà avere una maggiore produttività.

I verbali della BoE hanno aiutato la sterlina contro le altre valute anche perché da essi si è dedotto che le turbolenze dell’economia del Regno Unito si stanno attenuando.

Nel frattempo, gli ultimi sviluppi dei negoziati greci hanno pesato sulla moneta unica. Mentre il primo ministro greco Alexis Tsipras dice che il paese è asfissiato dai creditori, la Banca centrale greca ha commentato la situazione per la prima volta dichiarando che “se non si raggiungesse accordo saremmo di fronte all’inizio di un percorso molto doloroso che porterebbe al default greco, all’uscita della Grecia dalla zona euro e anche dall’Unione europea. Trovare un accordo con i creditori è imperativo e non possiamo permetterci di ignorare la cosa”.

Come affermato da Bloomberg “una ripresa della crescita di posti di lavoro come detto dai funzionari della Fed sta dando ragione nel guardare oltre un rallentamento economico del primo trimestre. Allo stesso tempo, l’inflazione rimane sotto l’obiettivo e i banchieri centrali dicono che i tempi di un aumento dei tassi dipendono da come i dati economici si dispiegheranno in futuro”.

Ci attendiamo un movimento futuro ancora debole per la nostra valuta contro le altre, sia sterlina che dollaro, soprattutto se un accordo con la Grecia non dovesse essere trovato affatto.

Ovviamente ci auguriamo che le due parti possano riuscire a trovare un accordo che permetta di sbloccare la situazione.

Il Grexit potrebbe essere il suicidio dell’Europa?

La Grecia presto presto entrare in un lungo tunnel buio con solo il più debole barlume di luce alla fine. Se non dovesse pagare il FMI alla fine di questo mese il paese potrebbe essere tagliato fuori dai mercati, cosa che costringerebbe Atene a stampare una nuova moneta.

Al di fuori dell’euro, la Grecia potrebbe trovarsi senza i mezzi per pagare le importazioni di base come carburante e medicine. Se il valore della nuova Dracma dovesse scendere, la cosa potrebbe rappresentare un forte richiamo per i turisti: qui sta quel barlume di luce.

La difficoltà, però, è quella di far valere questo nuovo vantaggio competitivo, per il quale è fondamentale far funzionare bene l’economia e aumentare l’efficienza dell’industria. Se la Grecia non riuscisse a fare queste cose, una svalutazione di rilievo potrebbe presto cedere il passo al panico.

Almeno la Grecia capisce che si sta avvicinando il momento del destino. Gli europei, altrove, non possono realizzare che sono appollaiati su un baratro inquietante. Alcuni dicono che, a differenza del 2011, un’uscita della Grecia potrebbe essere gestita. Oggi l’Eurozona è in crescita, non in calo. Ci sono anche segnali che uno o due dei paesi periferici cominciano a volare. I creditori della Grecia sono oggi istituzioni essenzialmente pubbliche e non vi è più lo stesso rischio di contagio nei mercati privati.

Ma non bisogna capire male la situazione, perché ci sarebbe il panico e non sarebbe del tutto irrazionale. Un default greco porterebbe alcuni dei costi del paese altrove, rendendo le prossime crisi un po’ più difficili da gestire, ma il vero danno verrebbe dalle conclusioni che il mondo potrebbe trarre se dopo 5 anni di colloqui e centinaia di miliardi di euro spesi, tutto finirebbe in una bolla.

Coloro che avevano sempre avvertito che una politica monetaria unica non avrebbe mai potuto essere conciliata con un’autorità fiscale fratturata avrebbero la loro vendetta. Le fondamenta instabili dell’euro sarebbero esposte. Forse non oggi, forse non domani, ma ben presto ci sarà un’altra crisi che potrebbe scuotere i mercati.

Inoltre, la Grecia darebbe la colpa dell’Europa, l’Europa alla Grecia. Non vi è alcuna disposizione di legge che vieta ad uno stato dell’Unione europea di lasciare l’euro, ecco il motivo per cui la lettura della situazione è allarmistica.

Sotto le parole di rabbia, c’è un piccolo movimento. I creditori chiedono un po’ meno rigore sul surplus fiscale, ma secondo alcuni calcoli la medicina che il FMI cerca di far ingoiare al paese europeo potrebbe ritardare la crescita al punto in cui il rapporto debito / PIL salirebbe da circa il 180% al 200%.

Per evitare questo, la prima grande mossa deve venire dai creditori, che devono rendersi conto della realtà, ovvero che i debiti greci non sono e non possono essere rimborsati.