Laureati in cerca di lavoro, il numero è in continuo aumento e i risultati mancano

Dopo la disarmante doccia fredda apportata dall’Istat- che fa segnare il record tangibile del 12,4% per quanto concerne la disoccupazione– il resoconto, conseguito su 450 mila laureati dei 64 atenei del consorzio, dimostra che l’«esteso disagio sociale» non concerne soltanto le fasce di popolazione più basse e anche meno formate, ma avvolge con tristezza anche chi, con grandi fatiche fisiche, emotive, e anche profondamente economiche, è riuscito a conseguire traguardi importanti all’interno dell’istruzione superiore. Entrando più nello specifico: per quanto riguarda i laureati di primo livello, il tasso di occupazione è diminuito di altri 4 punti solo nel corso dell’ultimo anno, di 16 se effettuiamo il confronto con il 2008: a distanza di un anno dal titolo, una percentuale pari al 66% dei laureati brevi riesce a trovare un lavoro.

Le lauree del vecchio ordinamento, ormai, non servono più a nulla

I magistrali a ciclo unico sono sicuramente quelli che hanno il curriculum più inutile in termini di assunzione. Stiamo parlando di studenti dei vecchi corsi di laurea. Per quest’ultimi, la caduta è del 3% rispetto al resoconto dell’anno scorso, ma del 23% se paragoniamo il dato con quello della ricerca 2008, giungendo a un 57% di laureati che ha ottenuto un lavoro a un anno di distanza dalla tesi.

La feroce instabilità del mondo del lavoro, poi, ha fatto il resto

Questa è l’analisi delle peculiari del lavoro scovato e, ancora, è il segno tangibile di tutte le enormi difficoltà che i laureati post-riforma hanno combattuto nel corso degli ultimi tempi. Tutti i contratti a tempo indeterminato sembrano essere spariti dalla circolazione. Basta fare un confronto rispetto all’indagine svoltasi nel 2008, del 15% per quanto concerne i triennali e pari a una percentuale dell’8% per quanto concerne i magistrali. Solo un misero 5% tra quelli a ciclo unico. Per facilitare, solo 41 laureati brevi su 100, nel corso dell’ultima generazione, è riuscita a ottenere un lavoro stabile, stiamo parlando di poco più che i 35 colleghi esperti o a ciclo unico che sono riusciti a ottenere una sistemazione stabile e duratura.
A questo punto non ci rimane che attendere e capire quanto di buono potrà fare il tanto famoso Job Act di Matteo Renzi. I risultati, questa volta, devono essere mostrati nell’immediato. Troppo giovani e brillanti italiani sono a spasso e, ormai, il tempo delle belle chiacchiere deve giungere al termine. Il tempo è davvero poco.

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