La riforma del lavoro passerà dal dare maggiori opportunità ai giovani

Facilitazione non può significare esclusivamente precarietà

Facilitare le norme sul lavoro “non vuol dire creare una precarietà maggiore, ma concedere ai giovani di poter lavorare. L’interesse principale deve essere verso di loro prima che agli addetti ai lavori. Siano essi sindacalisti o tutti i consorzi degli imprenditori”. Difatti, ha continuato, “il contratto di apprendistato, che noi modificheremo, avveniva prima del tanto decantato decreto legge. Un vero e proprio incubo burocratico. Modificare il ben noto contratto a termine non vuol dire altra precarietà ma significa permettere ai ragazzi di lavorare“. La controversia sul posto fisso, che il decreto trasformerebbe in un’utopia ancora più grande, non spaventa affatto: “Il posto fisso per tutti i giovani – ha affermato – non c’è più da troppo tempo, in pochi si sono accorti che la disoccupazione giovanile, mentre a Roma dibattevano, è aumentata fino al 42%, è più che duplicata. E allora il quesito non è stato quello di discutere delle norme, ma assicurare la possibilità di assumere per tutti coloro che vogliono offrire questa opportunità”.

I sindacati continuano a chiedere importanti modifiche per l’iter parlamentare

Le parole pronunciate da Renzi arrivano sul finire di una giornata in cui è proseguito il battibecco tra Poletti e la leader della Cgil, Susanna Camusso in merito al Dl appena approvato dal Governo. I toni, però, sembrano decisamente attenuati. Così, in molte interviste, il responsabile del Welfare ammette la ”buona fede” della sindacalista ma ribadisce la bontà del provvedimento e dell’efficienza del decreto, poi, sicuramente, non possiamo essere infallibili e il dibattito in Parlamento dovrà seguire il suo percorso”. E proprio sul percorso parlamentare punta la sindacalista per vedere tutte le modifiche desiderate. Per Camusso, nello specifico, l’installo delle politiche del lavoro deve premere verso la riduzione di tutte le diseguaglianze generate dal precariato mettendo a fuoco anche il dettaglio sulla scuola e per quanto concerne la formazione; elevando, con grande semplicità, l’obbligo scolastico. “Occorre necessariamente portare a termine misure efficienti – afferma – forse occorre conoscere che se si istituisce ogni pochi mesi sulla medesima materia e questo non favorisce minimamente l’efficacia del progetto. Perché visibilmente si indicano incoerenze e moltiplicazioni delle norme stesse”.
Non ci rimane che attendere e comprendere, una volta per tutte, se i sindacati e il governo potranno, una volta e per sempre, trovare il giusto accordo. In ballo c’è il futuro di tutti i lavoratori italiani e, queste scaramucce, possono anche tenersele per se.

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