Grecia, tutto rimandato a domani. Per l’ultima volta.

Con il piano di salvataggio in Grecia che scade alla fine del mese, sta diventando chiaro che i negoziatori intendono arrivare fino all’ultimo momento prima di poter trovare eventualmente un accordo. La politica del rischio calcolato porta con sé i rischi di non raggiungere affatto un accordo, o di trovarne uno last-minute che potrebbe fare ben poco per risolvere i problemi economici di fondo della Grecia.

Sembra che entrambi i lati stiamo per raggiungere i bordi del precipizio. Ma qualsiasi accordo ci sarà, naturalmente sarà più politico che economicamente ottimale.

Giovedì, per la quarta volta in una settimana, una riunione dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro si è conclusa senza alcuna soluzione sul pacchetto del debito greco. Il Gruppo ha convenuto di trovarsi ancora una volta domani, sabato. Senza il piano di salvataggio da 7,2 miliardi di euro Atene potrebbe fallire e lasciare l’euro.

I possibili risultati della discussione di domani includono un compromesso disordinato che permetterà di estendere il piano di salvataggio in corso per qualche mese, ma senza più aiuti fino a che il paese non soddisfi determinate condizioni. Se così fosse, la Grecia potrebbe essere in grado di effettuare un pagamento di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale già martedì.

I responsabili politici dell’Unione europea hanno cercato una qualche forma di accordo già ieri per evitare un peggioramento della crisi del debito greco. Prima di questo incontro al vertice, però, il primo ministro Alexis Tsipras ha detto che era sicuro che si sarebbe raggiunto un compromesso. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, invece, ha detto che Atene sembra aver fatto marcia indietro su alcune questioni.

Il paese ellenico è diventato l’epicentro della crisi del debito in Europa dopo l’implosione di Wall Street nel 2008. Ora fa fatica a pagare il debito, e i creditori sono irrequieti.

Per giorni, i progressi sono stati ostacolati dall’incapacità di Tsipras a raggiungere un compromesso sulle misure che vengono richieste dai creditori: Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea.

Tali misure dovrebbero prevedere ulteriori aumenti fiscali e dei nuovi tagli alla spesa pensionistica.

Il problema è che gran parte delle soluzioni elleniche sono legate ad un aumento delle tasse sulle aziende private, che però potrebbero limitarne la crescita. C’è in ogni caso poca fiducia nella capacità della Grecia di innovare per garantire un’adeguata riscossione delle imposte (il primo problema ellenico, l’evasione), per questo l’UE voleva puntare sulla riduzione delle pensioni.

Ora il tempo è poco e la soluzione sembra ancora distante.

Autore: Guglielmi Franco

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