Qui Grecia: allacciate le cinture

Il termine ultimo per trovare un accordo per il dramma greco è ancora rimandato. Nuove tensioni potrebbero comparire già questa settimana se non dovessero esserci dei (notevoli) progressi nei colloqui. La scorsa settimana la Grecia ha deciso di “impacchettare” il pagamento del debito al Fondo monetario internazionale e di rimandarlo tutto a fine giugno (per un valore totale di circa 1,5 miliardi di euro).

Ora che la data di rimborso del pagamento è saltata (sarebbe dovuta essere il 5 giugno), Atene può aspettare più a lungo per un accordo di salvataggio. Ma, secondo alcuni analisti, non ci saranno grandi novità nei colloqui.

Gran parte della linea temporale in realtà rimane la stessa: la Grecia e i suoi creditori dovranno finalizzare l’accordo entro la fine di questa settimana, il parlamento greco dovrà approvarlo la settimana prossima e i parlamenti europei dovranno approvarlo durante l’ultima settimana di giugno. Tale accordo dovrà includere almeno 5 miliardi di euro per rimborsare il Fondo Monetario Internazionale entro il 30 giugno e per pagare le obbligazioni della BCE che matureranno il 20 luglio. In realtà, per coprire tutti i pagamenti del FMI e della BCE durante l’estate la Grecia ha bisogno di circa 10 miliardi di euro.

Se le cose stanno così, le tre settimane rimaste non sembrano un tempo così lungo. Il dramma della scorsa settimana indica che le parti sono ancora lontane da un accordo, ci saranno delle proposte e delle contro-proposte che non terranno conto della altre linee rosse.

Alla fine della scorsa settimana il primo ministro Alexis Tsipras ha parlato dei suggerimenti dei creditori come illogici ed assurdi. Intanto durante il fine settimana il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha attaccato Tsipras sulle discussioni che hanno avuto luogo la scorsa settimana. Juncker è generalmente percepito come uno dei pochi alleati potenziali di Tsipras, o almeno come uno dei partecipanti ai colloqui che potrebbe essere più disposto a voler mantenere la Grecia nella zona euro.

Gli analisti di Barclays parlato anche del potenziale di una crisi politica: “A nostro avviso la situazione attuale riflette la divergenza all’interno del partito Syriza, in particolare riguardo l’accettazione da parte del governo di misure più fiscali e di tagli alle pensioni al fine di raggiungere un accordo. Riteniamo che il compromesso su queste questioni spinose da parte del governo greco sarà costoso politicamente. Si potrebbe innescare una crisi politica che accelererebbe i deflussi di depositi e comportare l’imposizione di controlli sui capitali nelle banche greche”.

Autore: Guglielmi Franco

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