Giuliano Poletti e un’idea chiamata Job Act

Proveniente da una famiglia di contadini ed esponente del settore delle cooperative, il neo ministro del welfare Giuliano Poletti ha perfetta conoscenza dei problemi del lavoro. adesso, Poletti dovrà offrire provvedimenti reali per consentire di cambiare e rinnovare lo stato sociale italiano. Andiamo a capire quali sono questi progetti:

La necessità di puntare sui giovani

Il primo incarico di Poletti sarà far salpare e camminare a pieno regime la cosiddetta Garanzia Giovani , il proposito di formazione e introduzione professionale sovvenzionato dall’Unione Europea e indirizzato ai disoccupati con una età media inferiore ai 25 anni. Su questo piano, Poletti ha già pronunciato giudizi oggettivi e vedrà gran parte del lavoro abbondantemente realizzato. I soldi provenienti dalla Garanzia Giovani sono difatti già stanziati: stiamo parlando di un piccolo tesoretto di 1,5 miliardi, da sborsare in Italia nell’arco di un paio d’anni. Il problema più grande del ministro sarà decifrare i buoni propositi in fatti concreti, cioè rendere propriamente efficaci queste teorie, schivando il problema delle inefficienze e della burocrazia dei centri per l’impiego, che hanno il dovere di gestire i vari progetti.

Affrontare e distruggere il problema dell’inattività

La Garanzia Giovani, sebbene stimata quasi all’unanimità, non basterà di certo per buttare a terra la disoccupazione tra gli under 25, che nel nostro paese raggiungono la percentuale del 40%. Uno dei chiodi fissi di Poletti è ovviamente la lotta all’inattività, con la diminuzione del numero dei Neet ovvero quei giovani che non studiano, non hanno un lavoro e non svolgono neanche un percorso di formazione professionale. “Occorre davvero che tutti possano avere qualcosa da fare”, ha affermato il neo ministro del welfare. Il suo progetto è orientata verso la valorizzazione delle iniziative per l’inserimento professionale, anziché l’assistenza indifferenziata come, ad esempio, il reddito minimo assicurato.

E il famoso Job Act

La riforma del lavoro organizzata dallo team del segretario del Pd. Poletti si è pronunciato a più riprese a favore alla proposta renziana di produrre un nuovo contratto a tutele graduali per i neo-assunti che anticipa minori garanzie in opposizione ai licenziamenti, educati dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il progetto del ministro è sempre stato quello di abbinare le esigenze di elasticità dichiarate dalle aziende con le richieste dei sindacati di non sfiorare in maniera ancora più grave tutte le difese dei posti di lavoro che già sussistono. Non ci rimane che attendere e capire quale sarà l’evolversi della faccenda.

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