Sconto 10% bollo auto per chi paga tramite RID

Il bollo auto è una tassa che è obbligatorio pagare da parte di tutti i possessori di un veicolo ma che, vuoi per una dimenticanza o perché si preferisce così, non tutti pagano. Per cercare di recuperare il più possibile i mancati introiti di questa tassa, che sono pari a diversi milioni di euro ogni anno, la regione Lombardia ha ideato un provvedimento all’interno della sua legge di semplificazione 2016.

In sostanza, tutti coloro che decideranno di pagare il bollo tramite RID, ovvero addebito diretto della somma sul proprio conto corrente, potranno beneficiare di uno sconto del 10% sul totale annuo.

Per un proprietario che paga 250 euro di bollo, significherebbe risparmiare 25 euro, che non sono affatto male.

Come detto, la prima regione ad applicare questa norma è la Lombardia e la novità sarà a disposizione di tutti gli automobilisti a partire dal prossimo anno.

Si spera che anche altre regioni possano seguire una strada uguale o quantomeno simile. La Liguria, ad esempio, ha previsto l’esenzione totale dal bollo per 5 anni per chi acquista un’auto ibrida, mentre in tutta Italia c’è un progetto di legge che mira ad eliminare completamente il bollo a fronte di una nuova accise sui carburanti di circa 15 centesimi per ogni litro.

Che vantaggi ci sono per gli automobilisti? Per chi ha sempre pagato il bollo, non fa certamente differenza scegliere di farlo tramite bollettino postale o tramite RID, almeno per quanto riguarda la modalità di pagamento.

A questo punto, scegliere il RID permette di risparmiare alcune decine di euro, come abbiamo visto dall’esempio di cui sopra.

Il governo, invece, avrebbe uno strumento che invoglierebbe gli italiani a pagare di propria iniziativa piuttosto che ricorrere a costose e lunghe procedure di recupero debiti.

Una situazione che sembra accontentare tutte le parti e che, si spera, sarà vista con grande piacere dagli automobilisti italiani.

Aumento IVA 2017-2018: ci costerà oltre 920 €

Le previsioni di un aumento dell’IVA non sono certo delle più rosee, purtroppo. E’ un dato che di fatto che l’incremento di questa tassa ricadrà in toto sul consumatore finale, ed effettivamente il Centro Studi Unimpresa lo conferma. Sembra, infatti, che l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto porterà ad un aumento dell’indice prezzi al consumo del 1,40% nel 2017 e del 1,72% nel 2018.

Il gettito fiscale dovrebbe salire di 15,1 miliardi nel 2017 e di 19,6 miliardi nel 2018, per un impatto medio sulle famiglie italiane che sarà di circa 414 euro al nel 2017 e di 508 euro nel 2018, un totale di 922 euro, poco meno di 1.000.

Come aumenterà l’IVA secondo le previsioni? Sembra che il governo voglia far salire, nel corso dei prossimi anni sia l’aliquota dell’IVA ordinaria, che ora si trova al 22%, sia quella dell’IVA ridotta, che invece si trova al 10%. Nessun cambiamento, invece, per l’aliquota super ridotta, che si trova al 4% e rimarrà tale.

Nel 2017, l’aliquota ordinaria salirà al 24% e nel 2018 al 25%. Quella ridotta, invece, salirà al 13% nel 2017 e rimarrà poi stabile anche l’anno successivo.

In questo momento non è dato sapere se l’aumento IVA il prossimo anno ci sarà sicuramente, ma sarà automatico qualora il governo non riuscirà a tagliare la spesa pubblica, che effettivamente continua a crescere.

Insomma, se le cose dovessero continuare così, allora la stangata arriverà, anche se il governo di Matteo Renzi sta lavorando per evitare l’aumento dell’imposta e trovare delle soluzioni alternative per poter finanziare le asse del governo. Secondo Paolo Longobardi di Unimpresa, il bilancio pubblico ha ancora degli spazi di manovra all’interno dei quali è possibile muoversi, molto dipenderà anche dalla volontà di evitare una mazzata a imprese e consumatori.

C’è anche da dire, effettivamente, che le previsioni di crescita sono inferiori alle attese e che molto dipende dai vincoli di bilancio, perché se fossero allentati ci potrebbero essere maggiori investimento e maggiore crescita, dunque una situazione migliore per tutti.

Impresa individuale: tassazione e plusvalenza per la cessione d’azienda

Quando si parla di cessione aziendale è importante ricordare che si è soggetti al pagamento delle imposte sui redditi, che vengono calcolate sulla differenza tra il valore della stessa e la somma di denaro incassata per la vendita stessa. La legge ha stabilito due diverse norme a seconda del fatto che si parli di una cessione di società di capitali o di una società di persone / ditta individuale: rispettivamente bisogna far riferimento all’articolo 86 e al 58 del Tuir.

Plusvalenze per la cessione di società di persone / individuali

Nel caso specifico dell’imprenditore individuale e della società di persone, le plusvalenze che si ottengono dalla vendita dell’impresa vanno a formare reddito imponibile IRPEF, tranne se il contribuente decide di scegliere la tassazione separata, come al secondo comma dell’art. 17 del Tuir.

Per poter calcolare il valore della plusvalenza derivante dalla vendita bisogna sommare tutti i valori fiscali che compongono la stessa al momento della cessione. A questo importo bisognerà sommare i crediti e sottrarre i debiti.

Il calcolo del valore fiscale dei beni al momento della cessione viene dedotto dalla situazione fiscale e contabile aggiornata al momento della cessione. E’ da considerare che ogni singolo bene ha un valore pari all’ammortamento non ancora goduto. Bisogna inoltre ricordare che quando si parla di ammortamento dei beni sia materiali che immateriali è fondamentale calcolare in maniera tale che sia pro-rata temporis, così come indicato dalla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 41 / E / 2002 .

Per poter definire al meglio il valore ancora da ammortizzare, che dunque dovrà essere calcolato nel conteggio del valore dell’azienda, bisogna valutare non solo quello che è stato indicato dai libri contabili, ma anche dal registro dei cespiti ammortizzabili (che contiene al suo interno tutti i beni durevoli che possono essere ammortizzati nel corso della vita aziendale).

Come calcolare le tasse da pagare sulla cessione dell’impresa individuale

Per poter effettuare il calcolo della plusvalenza che deriva dalla cessione aziendale, come detto in apertura, bisogna considerare che si può optare per la tassazione separata. Per la precisione, il Tuir stabilisce che tale tipologia di tassazione può essere applicata solo alle aziende che sono cedute dopo 5 anni di possesso da parte dell’imprenditore individuale stesso.

In questo caso bisogna considerare che va versata, all’Agenzia delle Entrate, una somma pari al 20% dell’imponibile, a titolo di acconto. Per la restante parte, che verrà calcolata dall’Agenzia stessa, bisognerà attendere una comunicazione apposita che indicherà quanto effettivamente bisognerà pagare.

Se, dopo la cessione, l’imprenditore rimane tale, nel senso che ha un’altra azienda che fa capo a lui, allora può avvantaggiare della rateazione della plusvalenza, in caso contrario no. Non ci sono modifiche, invece, alla possibilità di avvalersi della tassazione separata.

Cosa fare in caso di tassazione non separata

Se, per scelta o per obbligo, non ci si possa avvalere della tassazione separata, allora bisogna considerare che l’importo della plusvalenza va aggiunto al reddito imponibile IRPEF e va tassato come di consueto per qualunque altra tipologia di reddito, rispettando dunque le scadenze imposte dalla legge italiana per il pagamento delle tasse sulla persona fisica.

Prorogato il termine per richiedere l’esenzione dal Canone Rai

Arriva una interessante notizia per tutti coloro che sono esenti dal pagare il canone Rai: l’Agenzia delle Entrate ha prorogato il termine massimo entro il quale è necessario presentare domanda di esenzione. Ora, infatti, tutti i soggetti che ne hanno diritto, potranno fare richiesta per non pagare il canone Rai entro il 16 maggio.

E’ un modo per andare incontro a tutti coloro che, pur potendo non pagare il canone della TV pubblica italiana, non hanno ancora chiaro in che maniera poter fare domanda per l’esenzione, oltre che di avere più tempo per poter capire se si ha diritto all’esenzione o meno.

Ricordiamo che tutti coloro che devono pagare il canone Rai, lo faranno in bolletta (quella della luce) a partire dal mese di luglio, quando bisognerà far fronte alla prima maxi rata.

La decisione di portare il pagamento con la bolletta della corrente elettrica è stata presa dall’attuale Governo nel tentativo di fronteggiare la sempre tanta evasione che riguarda questa tassa. In questa maniera si pagherà di meno, ma saranno costretti a pagare tutti.

E’ da ricordare che la richiesta di esenzione dal pagare il canone Rai deve essere fatta ogni anno, altrimenti bisognerà pagare per ogni volta che ci si è dimenticati di farlo (o la si è fatta tardi).

Sono esenti dal pagamento del canone Rai tutte le persone che hanno più di 75 anni di età e hanno un reddito fino a 516,46 euro per tredici mensilità, ovvero 6.713,98 all’anno. La determinazione del reddito viene fatta, oltre che considerando la pensione dei due coniugi, anche eventuali redditi esteri non tassati e il reddito che è soggetto a dichiarazione di imposta sostitutiva.

Ancora qualche giorno ancora per poter presentare domanda di esenzione. Attenzione però, se siete nel dubbio in merito, la miglior cosa è chiedere ad un professionista esperto nel campo, o direttamente all’Agenzia delle Entrate, così da evitare di fare richiesta di esenzione pur non avendone diritto.