Correlazione tra tassi di interesse e volatilità, parte 3

Continuiamo il discorso sul rapporto del divario tra i tassi di interesse e la volatilità, che non è molto difficile da spiegare. Naturalmente, il divario di cui stiamo parlando è una misura generale del divario tra la media ponderata dei tassi di interesse delle nazioni sviluppate e quello delle popolazioni in via di sviluppo.

Se ci sono dei bassi tassi di interesse in un gruppo di nazioni, questo non è sufficiente per creare volatilità, per la semplice ragione che un basso rischio nei paesi sviluppati non si traduce in una bassa volatilità nel forex, a meno che non sia accoppiata ad un basso rischio di investimento, misurato in termini di tassi di sviluppo della nazione.

Andiamo a fare un esempio per chiarire questo concetto. Consideriamo degli investitori che prendono in prestito, a dei tassi di interesse molto bassi, la moneta Giapponese e investe in materie prime in Russia, dove i tassi di interesse sono più elevati. Anche se la percezione del rischio in Giappone è scarsa a causa della forza di base dell’economia, gli elevati tassi di interesse della Russia mostrano che gli investimenti nel paese hanno un profilo di rischio sfavorevole. Dal momento in cui ci sono queste relazioni bilaterali ecco come viene determinata la percezione del rischio e della volatilità.

Anche in questo caso abbiamo visto come c’è effettivamente correlazione  tra i tassi di interesse e la volatilità dei mercati. E’ una cosa che dunque bisogna effettivamente prendere in considerazione per fare in modo che i nostri investimenti considerino realmente tutte le variabili. Nel prossimo articolo andremo a vedere in che maniera è possibile, per gli investitori, anticipare la volatilità, cosa che è altrettanto importante per sapere come poter reagire a degli andamenti, a volte anche imprevisti, del mercato.

Autore: Guglielmi Franco

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