Contributi INPS lavoratori autonomi: calcolo della gestione separata

I titolari di partita IVA lavoratori autonomi che non hanno un ordine a cui far riferimento, e dunque mancano anche di una cassa previdenziale, devono iscriversi alla “Gestione Separata INPS per i Professionisti senza Cassa”. Tale obbligo comporta anche il pagamento dei contributi per la futura pensione.

Per poter calcolare la pensione per gli iscritti a tale gestione, bisogna considerare i seguenti punti:

  • calcolare i contributi che si pagano ogni anno fino ad avere il montante, ovvero la sommatoria di tutti i contributi pagati nel corso della propria vita lavorativa;
  • fare una rivalutazione del montante considerando i tassi di capitalizzazione che sono pubblicati ogni anno dall’ISTAT;
  • calcolare la pensione annua lorda con l’applicazione al montante del coefficiente di trasformazione che viene fissato, per legge, in base all’età del lavoratore.

Le aliquote che bisogna pagare, da parte del professionista possessore di partita IVA, in termini di INPS, vanno applicate al proprio reddito.

Le tabelle INPS indicano la percentuale annua che, per il 2016 e per il 2017, è fissata nel 33,72% dei redditi. Ad esempio, ipotizzando un reddito di 20.000 € all’anno, il contributo da versare sarà di 6.744 € ogni anno.

Se tale importo rimanesse fisso per tutti gli anni di vita lavorativa dell’imprenditore, dopo 35 anni, ad esempio, egli avrà versato 236.040 € in totale. Tale importo dovrà essere rivalutato secondo un coefficiente stabilito dall’ente pensionistico, dopodiché si potrà calcolare la pensione annua lorda media del lavoratore, la quale andrà divisa per 13 mensilità.

L’esempio sopra riportato si basa su un tasso di capitalizzazione medio dello 0,5%, che riflette l’andamento dell’economia del nostro paese dall’inizio della crisi (2008) fino ad oggi. Il coefficiente di trasformazione di cui sopra è, al momento, pari al 6,50%, che diventa 6,54% nel caso di un cittadino che abbia oltre 70 anni.

Dall’inizio della gestione separata da parte dell’INPS, 1996, e fino ad oggi, sono passati esattamente 20 anni. Di conseguenza, sono usciti i primi conteggi dell’osservatorio INPS in merito alle pensioni degli iscritti proprio alla gestione separata. Secondo i primi calcoli, si parla di 160 euro al mese, davvero poco per vivere ed in considerazione di tutte le somme che sono state versate, nel corso degli anni, in termini di contributi.

Cosa potremmo aspettarci in futuro?

Le cose sono alquanto “oscure”, in quanto è difficile capire se la situazione per gli iscritti alla gestione separata INPS potranno migliorare. Quel che è certo è che la situazione, al momento, è difficile.

Certo, bisognerà vedere come evolveranno le cose nel corso dei prossimi 15 anni, ovvero quando ne saranno passati almeno 35 dal momento in cui l’INPS ha dato il via alla gestione separata e potremo vedere i primi pensionati che avranno versato contributi solo a tale gestione separata.

Si spera, come è normale, che la pensione che i pensionati del futuro iscritti a questa gestione potranno godere di una pensione migliore rispetto alle previsioni attuali, che potrebbe significare almeno 1.000 euro al mese.

Ma sarà una cosa possibile? Ricordiamo quando l’ex Presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, disse, qualche anno fa, che era meglio non obbligare gli imprenditori ad iscriversi alla gestione separata per evitare dei movimenti popolari. Avrà avuto ragione?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *