Contratto di esclusiva e contratto di distribuzione: qual è il legame?

Il contratto di esclusiva è una clausola con la quale una delle parti (si parla di esclusiva unilaterale) o ambo le parti (si parla di esclusiva bilaterale) si impegnano a fare una determinata prestazione esclusivamente l’una nei confronti dell’altra, impegnandosi anche a non stipulare nessun contratto similare con altre persone. L’obiettivo di un contratto di esclusiva è quello di limitare la concorrenza tra gli imprenditori.

Occorre a questo punto distinguere tra una clausola pattuita in favore del somministrante, nel quale caso l’altra parte non ha diritto di ricevere, da terzi, delle prestazioni della medesima natura, tranne se è stato realizzato un patto contrario; qualora, invece, la clausola è pattuita in favore dell’avente diritto alla somministrazione, allora al somministrante è fatto divieto di svolgere lavoro nella zona di esclusiva per tutta la durata del contratto, né direttamente né indirettamente. Queste norme di contratto non sono ovviamente inderogabili, dato che le parti possono, considerando il principio di autonomia contrattuale, adeguare le clausola di esclusiva in base alle loro volontà e agli interessi reciproci.

Si parla anche di contratto di agenzia per indicare quella clausola di esclusiva che deve ritenersi inserita ex lege all’interno di questo particolare tipo di contratto di agenzia in base all’art. 1743 c.c. , il quale conferma che il preponente non può avvalersi contemporaneamente di più di un agente all’interno della stessa zona e all’interno del medesimo tipo di attività. Anche in questo caso la disciplina legale ha valore solo se le parti non stabiliscono diversamente alcuna regola diversa.

Il contratto di distribuzione è invece un contratto atipico, che non ha una specifica disciplina legislativa. La maggior parte dei contratti di distribuzione ha una struttura complessa legata ai contratti di diritto anglosassone, in maniera particolare proprio perché si tratta di contratti atipici.

Per questo stesso motivo, tali contratti sono difficili da gestire e il risultato finale è quello di tutta una serie di obbligazioni che agiscono tra loro e ai quali occorre fare riferimento all’applicazione cui il contratto si riferisce, a seconda anche dell’elemento principale dello stesso.

I contratti che possono essere assimilati a quelli di distribuzione possono essere ricondotti all’art.1322 del codice civile in termini di autonomia contrattuale, pertanto non esiste alcuna norma inderogabile, a condizione che nella redazione del contratto stesso vengano rispettati tutti i vincoli che sono imposti dagli artt. 1341 e 1375 codice civile.

Da tenere presente, in fase di redazione, che le clausole che vanno oltre le previsioni legali vengono considerate “vessatorie”, dato che possono effettivamente diminuire le responsabilità di una delle due parti, pertanto le stesse dovranno essere approvate in maniera espressa e per iscritto.

Infine, il codice civile, obbliga le parti a comportarsi in buona fede, pertanto non devono fare dei falsi affidamenti verso le controparti.

Abbiamo visto, dunque, i punti fondamentali di questi due contratti e, leggendoli con attenzione, è possibile capire meglio il legame di distribuzione di ambo le soluzioni.

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