Sterlina euro, ecco cosa potrebbe accadere

Il tasso di cambio sterlina euro (GBP / EUR) ha visto la recente debolezza finalmente giunta al termine, ma le prospettive restano impegnative. Il recente minimo di 1.356 sterline sembra aver trovato sostegno nella media mobile a 50 giorni. Con la stagione elettorale del Regno Unito che inizierà seriamente tra poco, non appena David Cameron scioglierà il parlamento, la sterlina ha fatto registrare delle perdite. Coloro che sono per un più alto tasso di cambio GBP-EUR saranno delusi dato che la sterlina britannica è scesa da un valore di 1,4256 raggiunto l’11 marzo a un minimo di 1,3540 raggiunto il 25 marzo. La performance più forte dalla moneta comune si è verificata su tutta la linea e arriva dopo un periodo di pressioni di vendita prolungate.

L’offerta dell’euro alla fine ha dovuto raggiungere il termine e un riequilibrio di mercato che ha visto una salita ascesa contro la maggior parte dei principali partner commerciali. Mentre entriamo nel nuovo mese, la coppia di valute è scambiata a 1,3677, lontano dal suo punto più basso, suggerendoci che una base per i recenti cali potrebbe essere stata finalmente raggiunta.

Quali sono le prospettive per la sterlina contro l’euro? Possiamo aspettarci dei tassi di cambio più bassi? Secondo gli analisti tecnici la media mobile a 50 giorni sembra aver coinciso con la cessazione delle pressioni di vendita. La valuta britannica ha recentemente scambiato fino ad un massimo pluriennale di 1.415 rispetto all’euro, ma da quel livello ha poi ripercorso pienamente il 50% del declino che ha avuto inizio circa 15 anni fa e, come il grafico illustra, questo è stato seguito da un periodo non trascurabile di prese di profitti. Al recente minimo, tuttavia, di 1.356, la sterlina sembra aver trovato sostegno in forma di 50 giorni di media mobile e questo potrebbe dunque essere il punto definitivo.

La sterlina sta entrando in un periodo di instabilità. Coloro che operano con la sterlina devono essere consapevoli che le regole normali di mercato probabilmente non si applicheranno nelle prossime settimane. Gli analisti di mercato si aspettano un picco di volatilità mentre ci muoviamo attraverso il programma elettorale del Regno Unito, che culminerà con le elezioni generali di maggio. Bisogna essere consapevoli del fatto che la stabilità sarà comunque probabile solo una volta un governo stabile sarà a posto. Come abbiamo visto con il voto scozzese d’Indipendenza, ci saranno probabilmente molti colpi di scena nelle prossime settimane, probabilmente appaiati a dei movimento taglienti per la sterlina, da tenere in considerazione.

Draghi difende il programma di acquisto di bond

Il presidente della Banca centrale europea ha difeso il suo programma di acquisto di asset dicendo che i benefici sono già in essere per i consumatori e per le imprese ed essi sono tali da proteggere il resto della zona euro dalle turbolenze politiche in Grecia. Gli sviluppi puntano nella giusta direzione, ha detto il presidente della banca Mario Draghi in una conferenza di economisti e analisti specializzati in politica monetaria. Draghi ha osservato che il tasso di disoccupazione della zona euro, mentre è ancora al 11,2 per cento, è al suo livello più basso dal 2012.

Inoltre, ha detto che gli oneri finanziari per i governi della zona euro sono diminuiti da quando la Banca centrale europea ha iniziato la segnalazione, l’anno scorso, che era probabile iniziare l’acquisto di titoli di Stato per stimolare la crescita e spingere l’inflazione via dai livelli pericolosamente bassi.

La banca centrale ha cominciato ad acquistare titoli di Stato lunedì e l’euro già sta risentendo della cosa scendendo contro le altre valute. Un recente calo dei tassi di interesse per i titoli di Portogallo e altri paesi si è verificato “nonostante la nuova crisi greca”, ha detto Draghi. “Questo suggerisce che il programma di acquisto di asset può anche proteggere altri paesi dal contagio.

I tassi di interesse sulle obbligazioni hanno continuato a cadere anche ieri, con il rendimento dei titoli a 10 anni della Germania che si trova al minimo dello 0,213 per cento e il rendimento dei titoli del Portogallo che si trova al minimo del 1.674 per cento. La stampa di euro per acquistare obbligazioni ha contribuito a spingere la nostra valuta fino a un minimo di 12 anni contro il dollaro. Draghi ha anche previsto che una pressione al ribasso sull’inflazione, caduta in territorio negativo.

La Germania è il centro dell’opposizione alle politiche della Banca centrale europea e questo è forse uno dei maggior muri da superare per la BCE.

Spingere verso il basso i tassi di interesse di mercato sul debito pubblico e gli acquisti di asset hanno ridotto la pressione sui governi per controllare la spesa, dicono i critici. L’impatto positivo degli acquisti di asset sulle condizioni di finanziamento potrebbe portare le imprese ad essere incoraggiate nell’aumentare gli investimenti da fare, anticipando la ripresa economica che stiamo attendendo da diverso tempo oramai. La stabilità politica monetaria e le riforme strutturali sono in ogni caso fondamentali per la corretta e reale ripresa economica della zona euro.

L’euro scivola alla vigilia del programma di stimolo della BCE

L’euro scende contro sterlina e contro il dollaro con la BCE che prevede di mettere sul mercato 1.1 trilioni di euro con il suo allentamento quantitativo. La sterlina ha colpito un massimo di sette anni contro l’euro portando allegria ai turisti britannici, ma sottolineando i timori circa il fatto che la moneta unica così fragile potrebbe rappresentare un problema per alcuni.

L’euro è affondata a € 1,387 contro la sterlina ed è stato venduto bruscamente contro il dollaro ancor prima del lancio del programma di stimolo. La Banca centrale europea inizierà a pompare 60 miliardi di euro al mese nell’economia come prima fase del suo programma di quantitative easing, il quale ha lo scopo di aiutare la zona euro a tornare sulla strada della crescita.

Ma, mentre la BCE si prepara a lanciare il suo pacchetto di supporti di massa, la Federal Reserve degli Stati Uniti sembra si stia preparando per andare nella direzione opposta, con un aumento dei tassi di interesse che ora sembra più probabile dopo la notizia ottimista del mercato del lavoro. Le cifre del governo hanno mostrato come la più grande economia del mondo ha aggiunto 295.000 posti di lavoro il mese scorso, da 239.000 a gennaio e risultando in un totale molto migliore del previsto. Questo ha contribuito ad un calo del ​​tasso di disoccupazione al 5,5%, il valore più basso da più di sei anni e mezzo.

La valuta statunitense ha toccato il suo valore massimo da più di 11 anni contro l’euro, con un euro che ora vale solo $ 1,0845, giù di quasi due centesimi al giorno. Alcuni trader prevedono che le due valute potrebbero raggiungere la parità nelle prossime settimane.

Ci sono diversi fattori che mantengono l’euro sotto pressione. Il calo della nostra valuta nelle ultime due settimane è stato a dir poco un crollo, sia per il tasso di cambio euro-dollaro che per quello euro-pound, con il valore della nostra valuta che si trova a dei minimi pluriennali. Una potente confluenza di fattori ha contribuito alla discesa dell’euro, a partire dall’allentamento monetario da parte della BCE, poi l’incertezza politica e un dollaro statunitense rampante che ha gettato altra debolezza sull’euro.

La sterlina ha perso terreno nei confronti del dollaro. Dopo il forte rapporto dei lavori degli Stati Uniti, la sterlina ha colpito un minimo di quattro settimane a circa 1,508 dollari, dopo aver perso più del 2% la scorsa settimana. I commercianti hanno inoltre citato l’incertezza circa le elezioni generali di maggio come pesanti sulla sterlina.

Oggi è il giorno della BCE: svelerà il suo QE

La Banca centrale europea oggi dovrebbe rivelare i dettagli del suo piano di acquisto di 1.1 miliardi di euro in attività della zona euro come parte del suo programma di allentamento quantitativo. Il Consiglio direttivo della BCE si reca a Cipro per una delle sue riunioni semestrali tenute a distanza dalla sua base di Francoforte. La riunione a Nicosia sarà tenuta dai governatori delle banche centrali nazionali e da sei funzionari top della BCE, tra cui il presidente Mario Draghi, che cercherà di mettere a punto i dettagli del progetto per comprare i titoli di Stato, presentato il mese scorso.

Nel tentativo di ripristinare la crescita e debellare la minaccia di un attacco debilitante di deflazione nella regione, la BCE e le banche centrali nazionali dovranno probabilmente iniziare a comprare titoli di stato e di debito delle istituzioni della zona euro. Gli acquisti andranno avanti fino a settembre 2016 e la BCE dovrebbe procedere con l’acquisto di poco più di 100 miliardi di euro in titoli di stato.

Ci sono una serie di altri dettagli del sistema ancora da decidere. In primo luogo, il regime giuridico di qualsiasi condivisione di perdita in caso di default sovrano e come distribuire i profitti del programma del QE tra le 19 banche centrali della zona euro. A differenza dei sistemi di acquisto di bond precedenti della BCE, l’ultimo programma è stato progettato per garantire che le banche centrali nazionali abbiano la maggior parte delle perdite da qualsiasi inadempienza o ristrutturazione del debito del loro paese.

Il Consiglio discuterà anche quanta flessibilità le banche centrali nazionali avranno sui vari legami di acquisto e se saranno costrette a comprare a qualsiasi prezzo. Diverse obbligazioni sovrane della zona euro, tra cui i Bund tedeschi, verranno scambiate a rendimenti negativi, con gli acquirenti che dovranno pagare di più di quello che avranno indietro a scadenza, cosa che potrebbe spingere verso l’alto i costi del programma di acquisto di obbligazioni.

Così come gli aspetti tecnici del programma di acquisto di obbligazioni, gli osservatori della BCE si aspettano una certa chiarezza sul grado in cui le condizioni economiche dovrebbero cambiare, per la banca centrale, al fine di modificare le dimensioni e il ritmo dell’acquisto di bond. Mentre l’attuale ciclo di acquisto di bond si concluderà nel settembre 2016, la banca centrale ha promesso di continuare ad acquistare 60 miliardi di euro ancora dopo e fino a quando l’inflazione non mostrerà dei segnali di raggiungimento di un valore del 2 per cento. La questione chiave è legata alle previsioni di inflazione. Draghi dovrebbe segnalare che è aperto a fare di più per comprare denaro più a lungo o addirittura acquistare più velocemente, a seconda delle necessità dell’economia.

BCE e BOE dovrebbero lasciare i tassi invariati, gli USA potrebbero mostrare una crescita di posti di lavoro

Le riunioni della Banca centrale europea e della Banca d’Inghilterra, nonché gli indicatori del mercato del lavoro per gli Stati Uniti e gli indici dei responsabili degli acquisti per la maggior parte delle principali economie del mondo sono alcuni dei punti salienti di questa settimana.

Iniziando dalla BoE e dalla BCE, si pensa che le due banche non modificheranno i rispettivi tassi di interesse. Con l’inflazione in calo in entrambi i paesi – al suo livello più basso nel Regno Unito da quando le rilevazioni sono cominciate nel 1996 e in deflazione nella zona euro – le due banche centrali dovrebbero mantenere l’attuale politica e ne daranno conferma nel corso delle riunioni di giovedì.

Tuttavia, nel corso della riunione della BCE di oggi, la banca pubblicherà le sue previsioni economiche aggiornate. L’aspettativa è che le previsioni di crescita del prodotto interno lordo nel 2015 e nel 2016 saranno riviste al rialzo, tuttavia dovrebbe essere rivista anche l’inflazione per tener conto del calo dei prezzi del petrolio, dato che la precedente previsione è stata prodotta nel mese di dicembre e non ha preso molto di questo calo in considerazione.

Passiamo ora agli Stati Uniti, dove negli ultimi mesi la creazione di posti di lavoro ha accelerato. Negli ultimi sei mesi la crescita del numero dei lavori disponibili è aumentata a circa 277.000 da 244.000 nel corso dei sei mesi precedenti. I libri paga non agricoli, che vengono rilasciati venerdì, dovrebbero mostrare un lieve rallentamento nel mese di febbraio, con una crescita che cade a 240.000 da 257.000.

Tuttavia, alcuni dettagli inclusi nel rilascio saranno forse più interessanti della figura stessa. I mercati statunitensi andranno a guardare alla crescita dei salari per dare un’indicazione della misura in cui la deflazione sta alimentando le aspettative di inflazione e se la stessa dovesse promuovere un ciclo negativo. Il tasso di partecipazione sarà strettamente sorvegliato.

Si tratta di un fine settimana particolarmente importante per l’euro, per la sterlina e per il dollaro. Andando a vedere i trend attuali, notiamo come l’euro dovrebbe continuare a perdere ancora terreno contro la valuta americana, anche in considerazione del fatto che ha toccato di recente il minimo da 11 anni.

Relativamente al rapporto di cambio tra euro e sterlina, invece, gli ultimi problemi del paese britannico e il pensiero che forse la BOE potrebbe ancora abbassare i suoi tassi di interesse (che attualmente si trovano allo 0,50%) potrebbero dare alla nostra valuta un po’ di respiro e farle recuperare terreno.

Grecia, le possibilità di un’uscita dalla zona euro non sono ancora finite

Le possibilità della Grecia di lasciare la zona euro nei prossimi 12 mesi sono le più alte dalla fine del 2012, anche se l’ancora di salvezza finanziaria di Atene è stata estesa. Un’indagine compiuta su 980 investitori istituzionali ha rilevato che il 37,1% prevede che Atene possa uscire dal blocco della moneta, mentre il 22,5% prevede che questo accadrà entro gennaio 2016. Il 38% degli stessi intervistati, invece, pensa che nessun paese lascerà il blocco della moneta unica.

Queste aspettative sono aumentate costantemente dal record minimo del 7,6% toccato lo scorso luglio, ma rimangono al di sotto dei massimi del 70,7% visti nel pieno della crisi del debito della zona euro nel luglio 2012 (stiamo parlando del sondaggio Euro break-up Index (EBI), che ha raggiunto il livello attuale anche nel 2013 dopo le elezioni inconcludenti in Italia e una crisi bancaria a Cipro che ha visto il paese diventare il quarto membro della zona euro ad deve essere salvato, colpendo invece il massimo del 73% nel luglio 2012 e toccando il minimo, già citato, del 7,6% nel mese di luglio 2014). Un sondaggio Reuters condotto tra il giovedì e sabato tra gli economisti a metà febbraio ha valutato la possibilità che la Grecia lasci la zona della valuta unica nel 2015 pari al 25%. Il nuovo programma di aiuti per il paese non sembra essere convincente e una ‘Grexit’ è destinata ad essere un tema costante tra gli investitori ancora per i mesi a venire.

La Grecia si è assicurata una proroga di quattro mesi per il suo piano di salvataggio lo scorso 24 febbraio, dopo intensi negoziati tra Atene e i suoi partner della zona euro, ma deve ancora affrontare dei problemi di finanziamento acuti e potrebbe esaurire il denaro entro la fine di marzo.

Il Ministro dell’economia spagnolo ha detto lunedì che i paesi della zona euro stavano discutendo di un terzo piano di salvataggio per la Grecia, del valore da 30 a 50 miliardi di euro, mentre i funzionari dell’UE hanno smentito tali colloqui.

Nel frattempo c’è chi si chiede se, nonostante un accordo di principio, si sono davvero fatti dei progressi sostanziali nella situazione greca. Il punto fondamentale è che si prestano soldi al paese, è vero, ma fino a quando? E quanto sta facendo la Grecia per salvarsi? Ciò di cui c’è bisogno è vedere dei risultati pratici, solo così l’Europa potrà vivere all’altezza delle aspettative e quindi noi, come investitori, potremmo essere un po’ più rilassati.

Settimane ancora difficili attendono la zona euro, dove arriveremo?

La RBA non taglia i tassi, le azioni australiane cancellano i guadagni

Le azioni australiane hanno cancellato i guadagni delle prime di oggi dopo che la Reserve Bank of Australia (RBA) ha sorpreso la maggior parte degli osservatori mantenendo lo status quo sui tassi di interesse. La RBA ha infatti mantenuto il tasso di rifinanziamento al minimo storico del 2,25 per cento, nonostante le aspettative di un calo.

Durante la notte, le azioni degli Stati Uniti sono salite, con il Nasdaq che è arrivato sopra il livello psicologico di 5000 per la prima volta dal marzo 2000 (secondo gli analisti, si tratta di un valore importante solo per la statistica, che non avrà grande impatto sul prosieguo del movimento). Il Dow Jones Industrial Average e l’S & P 500 sono saliti a livelli record con gli investitori che hanno applaudito ai dati economici del paese a stelle e strisce.

Torniamo in Australia, con l’S & P ASX 200 che ha tagliato le perdite per chiudere modestamente dopo la delusione della decisione della RBA. Nel frattempo, il dollaro australiano è salito di oltre mezzo centesimo, da 0,7797 a 0,7819 contro il dollaro USA. Il settore bancario, inizialmente outperformer, ha chiuso più in basso; il valore delle azioni della Commonwealth Bank of Australia è diminuito dello 0,7 per cento, mentre quelle di Westpac, della National Australia Bank e dell’Australia & New Zealand Banking hanno chiuso modestamente più in basso.

Sul fronte dei dati nazionali, la spesa pubblica in Australia è aumentata dello 0,3 per cento nell’ultimo trimestre del 2014, arrivando a 70,3 miliardi di dollari secondo i dati dell’Australian Bureau of Statistics rilasciati oggi.

Voliamo ora in Cina, con le azioni che sono scese dopo un taglio del tasso di interesse a sorpresa da parte della banca centrale durante il fine settimana. L’indice Shanghai Composite ha invece avuto una tiepida risposta ieri, attestandosi allo 0,8 per cento più alto dopo aver oscillato tra guadagni e perdite.

Tra le più grandi perdenti, China State Construction è scesa del 2,5 per cento, mentre l’Agricultural Bank of China del 3,3 per cento. Altre major bancarie si sono mosse ad un valore significativamente più basso: China Construction Bank ha avuto dei cali di quasi il 4 per cento, mentre la Bank of China e la Bank of Communications sono scese di oltre il 3 per cento ciascuna.

In Giappone, il Nikkei 225 ha invertito i guadagni in seguito al movimento di dollaro-yen di nuovo nel territorio di 119.

Infine, l’indice Kospi della Corea del Sud si è attestato ad un nuovo massimo di cinque mesi, sostenuto dai guadagni delle case automobilistiche.

L’euro di fronte ad un problema esistenziale

I colloqui di ieri sera tra la Grecia e gli altri governi della zona euro per un nuovo insediamento finanziario ed economico nel paese debito non è solo un’altra sterzata nel gioco più lungo della storia finanziaria. Si cristallizza per la prima volta la possibilità reale che la Grecia esca dall’eurozona. Il fatto che Berlino, Madrid, Lisbona, Dublino e il resto dei paesi sono insistenti sul fatto che la Grecia deve accettare l’estensione del piano di salvataggio in corso e le sue condizioni (comunque interpretate con elasticità), va al cuore della questione.

Per la Germania e altri paesi, il successo a lungo termine dell’euro dipende dalla percezione che le sue regole, e le applicazioni del suo regolamento, si applicano a tutti, in tutte le circostanze. Se creano una deroga per la Grecia, temono di potersi trovare a dover creare altre future deroghe anche per altri paesi, come l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e Cipro. L’euro potrebbe sembrare un patto frettolosamente messo insieme senza un’affidabile struttura di governance di base.

Ma ci può essere un risultato ancora peggiore derivante da questa impasse: che la Grecia possa lasciare l’euro. Questo probabilmente sarebbe una minaccia esistenziale ancora più grave per l’euro rispetto al piegare le regole fiscali e di finanziamento per la Grecia. Perché in teoria l’euro è per sempre. Questo è ciò che tutta la legge associata alla nostra valuta dice. E una volta che non è per sempre per la Grecia, non è per sempre per qualsiasi nazione, anche per la Germania.

Sia che a Berlino piaccia o no, dal momento in cui la Grecia lascerà la zona euro, coloro che controllano le enormi liquidità mondiali inizieranno aa scommettere sul prossimo paese che uscirà. Una volta che questo accadrà, la frammentazione della zona euro è quasi impossibile da invertire: il vasto e crescente divario nell’accesso al capitale globale tra le economie della zona euro vulnerabili e quelle più forti rafforzerebbe le performance economiche divergenti.

Con il paese ricco che è diventato sempre più ricco rispetto al sud eccessivamente indebitato, una rottura della zona euro sarebbe diventata quasi inevitabile.

Per essere chiari, un’uscita della Grecia è una minaccia esistenziale anche per il governo Syriza, dato che la maggior parte dei Greci dicono che vogliono mantenere l’euro. Ma Syriza può essere fiducioso del fatto che la Grecia potrebbe sopportare se la Grecia dovesse lasciare l’euro, anche se il paese sarebbe molto più povero per un po’. Al contrario, Berlino, Parigi e il resto dei paesi semplicemente non possono essere sicuri che l’euro sarà per sempre se la Grecia uscirà.

Dunque, che decisione prenderanno i politici?

Euro in calo in attesa di una soluzione alla questione greca, lo yen è attualmente forte

L’euro ha avuto un certo calo oggi dopo che i ministri delle finanze della zona euro non sono riusciti a garantire un nuovo accordo sul debito con la Grecia in seguito ad un incontro maratona, mentre il dollaro australiano è sceso di quasi l’un per cento dopo dei dati sorprendentemente deboli sui posti di lavoro locali.

La moneta comune è slittata a 1,1309 dollari da un massimo di 1,1353 dollari, oltre ad essere scesa a 135,95, avendo in precedenza scalato un picco di tre settimane a 136,70. Contro la sterlina è scesa a 74.20 pence, dopo aver colpito una minimo di sette anni a 73.85 appena ieri.

I ministri delle finanze della zona euro sono riusciti ad accordarsi con la Grecia su una via da seguire per il piano di salvataggio del paese e sono di fronte ad una dichiarazione comune sugli atti procedurali successivi, dopo sette ore di conversazione.

Entrambe le parti, che si riuniranno di nuovo lunedì, hanno giocato la battuta d’arresto insistendo che non vi era stata alcuna rottura e che gli operatori del mercato possono aspettarsi qualsiasi accordo concreto in questa fase. Eppure, la notizia ha versato acqua fredda sull’ottimismo scatenato dopo che la CNBC aveva riferito in precedenza che è stato raggiunto un principio di accordo. Questo dramma greco è un enorme sbalzo per il mercato, a tutti pensano che l’uscita della Grecia dalla zona euro in questi momenti potrebbe essere un duro colpo per l’economia europea, ancora molto fragile. Senza una reale convinzione di acquistare l’euro, l’indice del dollaro ha tenuto vicino ad un massimo di tre settimane a 95,115.

Contro lo yen, il dollaro è scivolato leggermente a 120,10, ma è ancora all’interno del range che vede come livello superiore un picco di cinque settimane a 120.48, sostenuto dall’aumento dei rendimenti obbligazionari statunitensi.

Lo yen, valuta rifugio sicuro, potrebbe indebolirsi ulteriormente dopo che alcuni trader possono rilassarsi in seguito all’acquisto dello yen contro recenti valute underperformers, quali l’euro e il dollaro australiano. Il mercato valuta le preoccupazioni sulla Grecia, sull’Ucraina e sul prezzo del petrolio. Quindi, se dovessimo vedere degli sviluppi positivi, lo yen potrebbe scendere ulteriormente. Ma per ora, le valute maggiormente legate alle materie prime hanno preso una svolta verso il peggio, dato che i prezzi del petrolio sono scivolati di nuovo dopo che il valore delle azioni statunitensi ha raggiunto livelli record.

Il dollaro australiano, ad esempio, è sceso al livello di 0,7644 dollari, non lontano dal minimo di 5 anni e mezzo a 0,7627 dollari.

Oggi quanto conviene comprare euro?

Forse potreste non averlo notato, ma siamo nel mezzo di una guerra valutaria in corso in tutto il mondo. Con la maggior parte dei paesi che cercano disperatamente di rendere la loro moneta a buon mercato rispetto ad altri (e quindi dare un certo vantaggio alle esportazioni), essere vincenti o perdenti dipende da quale lato dell’altalena si  è seduti.

Se si sta guadagnando in una valuta debole, pagare un mutuo o le tasse, oppure effettuare l’acquisto di beni all’estero, probabilmente è un momento doloroso. Se la vostra è una moneta forte, allora l’acquisto di una casa all’estero è una cosa decisamente attraente in questo momento. Nonostante il tasso di base del Regno Unito sia allo 0.5%, la sterlina sta andando bene nei confronti di un intero paniere di valute, come il dollaro australiano e quello canadese, oltre che l’euro.

Così, con la sterlina che si trova ai massimi contro l’euro da oltre sei anni, si può pensare all’acquisto della nostra valuta?  Se la Grecia rimane nell’UE, allora si può pensare all’acquisto della nostra valuta, se invece il paese ellenico dovesse lasciare la zona euro, allora meglio attendere dei livelli molto più bassi per l’euro. In realtà, c’è anche da dire che l’Euro è del 10% meno caro rispetto ad un anno fa. Inoltre la valuta oggi è competitiva, ha il quantitative easing alle spalle e c’è lo stimolo dei bassi prezzi dell’energia. Entro l’estate ci aspettiamo di vedere un’Europa in una posizione ben più sana.

Altri investitori dicono che non ci sono attualmente argomenti molto forti per comprare l’euro e vendere la sterlina (o altre valute). L’apprezzamento della divisa britannica è forte per una divergenza di  crescita tra le due economie, insieme con l’incertezza che circonda la volontà greca di spingere verso una rinegoziazione del suo debito. Naturalmente la moneta unica potrebbe diminuire ulteriormente in quanto il regime di quantitative easing della BCE sarà live a partire da marzo. A meno di chiari segnali di ripresa, la fiducia in queste misure potrebbe scemare rapidamente. C’è però il problema delle imminenti elezioni generali nel Regno Unito. La fiducia degli investitori nel paese può essere messa sotto pressione mano a mano che ci si avvicina alla data delle elezioni di maggio.

In realtà, l’unica certezza è che i tassi di cambio dovrebbero restare volatili finché le banche centrali sono impegnate nella guerra fredda della svalutazione della loro moneta.

L’eccezione a tutto è il dollaro statunitense, assolutamente dilagante. Oltre ad essere la valuta di riserva del mondo, il dollaro è sostenuto dalla prospettiva della Federal Reserve Bank di diventare la prima banca centrale importante ad invertire la tendenza dei tassi al ribasso.

Franco Svizzero: in maniera ufficiosa il rapporto con l’euro è di 1,10

La Banca nazionale svizzera, che il mese scorso ha cancellato il tappo che aveva imposto al valore del franco, si è posta ufficiosamente come obiettivo un tasso di cambio pari a 1,05-1,10 franchi per euro. Lo ha riferito un giornale svizzero proprio ieri citando delle fonti vicine alla banca centrale del paese. Il portavoce della banca centrale ha rifiutato di commentare la storia pubblicata nel Schweiz am Sonntag.

Tornando un attimo alla decisione della BNS, quando essa è stata rilasciata e resa nota l’euro è crollato nei confronti del franco svizzero. Prima di allora 1 euro valeva all’incirca 1,20 franchi, nel giro di poche ore è sceso addirittura al di sotto della parità, costringendo addirittura un broker inglese a fallire per mancanza di liquidità (Alpari) e altri a vivere dei periodi davvero difficili (basti pensare che anche FXCM era prossimo al fallimento, salvato in extremis da un investimento di 300 milioni di euro). Un’esperienza che in tanti hanno criticato perché, se l’obiettivo finale di un banca centrale è quello di mantenere la stabilità dei mercati (soprattutto quello interno), la BNS lo ha completamente fallito.

L’annuncio della BNS relativamente al tappo con l’euro – fulcro della sua politica monetaria dal settembre 2011 – ha scatenato un aumento generalizzato del valore della moneta. Dopo lo shock iniziale, che ha visto l’euro arrivare al di sotto di 0,90 franchi per euro, la moneta si è ritirata nuovamente a 1,0374 franchi, un livello visto ancora come ampiamente forte da costringere la Svizzera in una recessione.

Tre giorni dopo il suo annuncio choc, il presidente della BNS Thomas Jordan è stato intervistato e gli è stato chiesto se la sua banca potesse decidere di mettere in campo una nuova riforma. Egli ha detto di prendere “in considerazione i tassi di cambio nel suo insieme e, in caso di necessità, ci sarà un intervento attivo nel mercato dei cambi“.

Citando fonti anonime vicine alla banca, il giornale ha detto che la BNS è operativa ad una sorta di tasso di cambio minimo nei confronti dell’euro. Si parla di un ‘corridoio’ che va da 1,05 franchi a 1,10 franchi. Il giornale ha inoltre citato una fonte bene informata che ha affermato che la banca dovrebbe sostenere delle perdite fino a 10 miliardi di franchi.

Si tratta di una notizia che potrebbe ridare una certa stabilità ai mercati, in maniera particolare alla valuta elvetica, poiché, anche se non in maniera ufficiale, un range di cambio (noto in inglese come “peg”) dà stabilità e sicurezza.

Dopo il QE della BCE Renzi vuole delle riforme ancora più veloci

Nessun primo ministro italiano ha operato con tanto vigore e sfrontata sicurezza di sé come Matteo Renzi. Nonostante le critiche, il toscano sta facendo progressi: il 21 gennaio il Senato ha approvato una misura che dovrebbe garantire il passaggio di una nuova legge elettorale. Il suo Partito Democratico (PD) è ancora in testa nei sondaggi, ma la sua popolarità è in calo. L’unica grande riforma economica strutturale che ha fatto è stata una revisione del mercato del lavoro che deve ancora essere emanata.

Renzi ha goduto dell’appoggio di due ottime figure: il presidente uscente, Giorgio Napolitano, e Silvio Berlusconi, leader del principale partito di destra in Italia, Forza Italia. Ora che l’89enne Napolitano ha abbandonato la sua carica lo scorso 14 gennaio, ora Renzi si trova di solo di fronte a Berlusconi.

Renzi e i suoi consiglieri ritengono che i problemi economici e politici dell’Italia siano sostanzialmente istituzionali e che nessun primo ministro li possa risolvere senza il controllo a titolo definitivo del parlamento.

Nel frattempo egli ha detto oggi che l’Italia avrebbe accelerato il suo programma di riforme dopo il programma di acquisto di bond da parte della Banca centrale europea e dopo altri recenti sviluppi economici positivi. Anche per questo il governo del Parlamento da parte di Renzi è importante per il nostro paese.

Parlando durante una nuova conferenza congiunta a Firenze con il cancelliere tedesco Angela Merkel, Renzi ha accolto un atteggiamento più flessibile in materia di politica di bilancio da parte della Commissione europea, un programma di investimento previsto in tutta l’UE, gli ammortamenti dell’euro e il più recente annuncio del piano di quantitative easing della BCE.

Il nostro primo ministro ha detto che “questi cambiamenti non devono interrompere o bloccare il nostro percorso di riforme. Tutti i fattori sono estremamente importanti per l’Italia e quanto è successo ci obbliga a fare le riforme ancora più velocemente”.

A proposito di BCE, l’euro si trova in netto calo contro le altre valute dopo la notizia del QE da parte di Draghi. L’annuncio dell’acquisto di 60 miliardi di euro al mese in bond da parte della Banca Centrale, nonostante l’opposizione della Germania, dovrebbe permettere ai paesi di respirare e all’economia della nostra zona economica di riprendersi in maniera chiara e netta. Ci auguriamo tuttavia che gli effetti e l’efficacia del QE possano essere migliori di quanto accaduto in UK e negli USA, dove ci sono stati grandi limiti.

Oggi la BCE dovrebbe annunciare il QE, attesa del mercato

La Banca centrale europea è pronta ad annunciare un piano per comprare titoli di Stato, ricorrendo alla sua ultima opzione per ridare vita all’economia della zona euro. Le attese del mercato sono alle stelle per la BCE, che dovrebbe svelare un quantitative easing su larga scala nonostante l’opposizione della Bundesbank tedesca e le preoccupazioni di Berlino che questo potrebbe consentire ai paesi spendaccioni di rallentare le riforme economiche.

Un passo importante che ha già spinto la banca centrale svizzera ad abbandonare il legame tra franco ed euro, mentre la Danimarca, la cui moneta è ancorata all’euro, è stata costretta a tagliare i tassi di interesse in attesa del diluvio di denaro. Il Canada ha tagliato il costo del denaro, mentre la Banca d’Inghilterra ha fatto sapere di non aver intenzione, per ora, di alzare i tassi di interesse. Una fonte della zona euro ha detto che il Consiglio esecutivo della BCE ha proposto un acquisto di 50 miliardi di euro (58 miliardi di dollari) in obbligazioni nel mese di marzo.

C’è incertezza, però, sulla lunghezza del programma. Mentre alcuni media hanno predetto che dovrebbe essere pronto entro la fine del prossimo anno, lo stesso potrebbe essere interrotto o esteso a seconda dell’impatto sull’economia della zona euro.

La durata è significativa. Un programma a partire da marzo e operante per un anno ammonterebbe a circa 600 miliardi di euro, sulla base di un tasso di acquisto di 50 miliardi al mese.

L’inflazione della zona euro è diventata negativa il mese scorso; i prezzi al consumo sono scesi dello 0,2 per cento, ben al di sotto dell’obiettivo della BCE che dovrebbero salire di poco meno del 2 per cento annuo. Ma ci sono dubbi, e non solo in Germania, sulla questione se la stampa di nuovo denaro funzionerà. E’ infatti un errore pensare che il QE sia una panacea per l’Europa o che sarà sufficiente. Ci sono tutte le ragioni per aspettarsi che il QE sarà meno incisivo in un contesto come quello attuale in Europa di quanto non fosse nel contesto degli Stati Uniti.

Lo scetticismo è più profondo tra i tedeschi e i loro vicini olandesi, che temono che vedranno la loro forte capacità economica intaccata dagli stati del sud, più deboli e fragili, come il Portogallo, la Spagna e l’Italia. All’inizio di questa settimana le tensioni sono esplose in un dibattito al parlamento olandese, dove la maggioranza dei partiti politici ha detto che si sarebbe opposto al quantitative easing se esso avesse portato ad un aumento del rischio di ridistribuzione dei rischi finanziari tra gli Stati membri dell’euro.

La Banca centrale svizzera potrà comunque controllare il franco in futuro?

La decisione della scorsa settimana da parte della banca centrale svizzera di rimuovere il gancio (che durava da tre anni ormai) sul franco ha causato un picco nella valuta, forte indignazione sui mercati e concrete domande circa la credibilità della banca di continuare a tenere sotto controllo la sua valuta, oltre che le possibilità di shopping da parte dei consumatori svizzeri di là del confine.

La decisione è stata inaspettata ma ha riconosciuto la realtà che la banca non poteva più fermare la corsa in salita del franco in mezzo a tutta l’incertezza sicurezza politica, economica e globale, in attesa mosse della BCE e delle elezioni in Grecia.

La questione è, tuttavia, se la banca centrale potrà recuperare il controllo sul franco o se la sua decisione è una resa alle forze di mercato.

La banca centrale dovrebbe proteggere contro l’inflazione dei prezzi e lavorare per la stabilità in modo che gli esportatori e gli importatori possano fare alcune offerte a più lungo termine, senza preoccuparsi delle oscillazioni valutarie.

La Svizzera, grazie alla sua posizione, è circondata dall’Eurolandia, con i grandi partner commerciali come la Germania, la Francia, l’Italia e l’Austria. Più lontano, il paese ha a che fare con i grandi blocchi valutari di dollaro, yen e yuan. Non bisogna dimenticare anche al rupia, soprattutto se prendiamo in considerazione che gli USA e l’India rappresentano circa il 20% del totale delle esportazioni del paese elvetico.

Il franco svizzero ha una storia che risale al 1798. Ai tempi la valuta era stata fissata con il valore dell’argento e con il franco francese, anche perché ai tempi Napoleone e le truppe francesi imposero, come valuta, il Franco alla Confederazione dei cantoni svizzeri.

In parte a causa della sua moneta, la Svizzera è stata in grado di crescere nel settore del “private banking”, gestendo le importazioni di cibo a buon mercato e promettendo un rallentamento nella protezione dei produttori svizzeri, in maniera tale che essi potessero crescere e prosperare senza alcuna preoccupazione, cosa che effettivamente hanno fatto.

Con i recenti accordi e le sanzioni contro l’evasione fiscale, oltre che con gli accordi di libero scambio e con tutta una serie di altri patti internazionali, il franco svizzero non sta offrendo però molti vantaggi al paese, anzi, a volte è anche una responsabilità decisamente grande. Un po’ come è successo questa volta.

A questo punto ci si chiede se la decisione della BNS potrà fare più bene o più male al paese.

La storia del franco svizzero

I paesi con saldi commerciali negativi e con un deficit di bilancio spesso svalutano la loro valuta al fine di investire con competitività. Alcuni dei paesi con un debito ridotto pagano meno interessi sui titoli di stato rispetto al tasso di inflazione.Esempi sono il Regno Unito e gli Stati Uniti che con la repressione finanziaria e la crescita del PIL sono riusciti a ridurre il debito ottenuto nella seconda guerra mondiale.

Allo stesso modo, la Svizzera si è affermata come un’ancora di stabilità. I motivi sono legati anche e soprattutto al fatto che l’economia della Svizzera ha delle finanze pubbliche sane, non c’è repressione finanziaria e la bilancia commerciale è fortemente positiva. Ciò ha portato ben presto ad una forte posizione patrimoniale.

Grazie alla sua posizione di creditore internazionale e alla paura della sofferenza nella storia inflazionistica della vicina Germania nel 1920, la Svizzera ha sviluppato una certa avversione contro l’inflazione e la repressione finanziaria. Insieme con la Germania, la Svizzera ha aperto la strada alle teorie monetariste nel 1970: la Banca nazionale svizzera (BNS) ha permesso alla moneta di salire solo gradualmente, utilizzando degli strumenti come i requisiti di riserva obbligatoria per le banche e dei relativamente alti tassi di interesse reali. La deviazione della  politica monetaria tra gli Stati Uniti e la Svizzera ha determinato un tasso di cambio USD / CHF in calo dal 1971.

Grazie a piccoli aumenti salariali, alla riduzione dell’inflazione e alla crescita dei salari più piccola abbiamo visto dei costi minori per le imprese svizzere. Ciò si riflette in bassi tassi di interesse.

Come ovunque, la maggior parte dei risparmi sono fatti in valuta locale e con dei maggiori risparmi la valuta locale migliora.

I bassi tassi svizzeri, un’amministrazione efficiente e il basso indebitamento hanno portato il paese ad essere quello che è oggi.

Dal 1975 l’inflazione svizzera è sempre stata inferiore all’inflazione USA. Solo in due occasioni, prima della crisi del prezzo del petrolio del 1973 e durante la bolla immobiliare svizzera nei primi anni ’90, il CPI svizzero era notevolmente superiore a quello tedesco.

Il franco, inoltre, è sempre stata una moneta molto volatile, che si è apprezzata in periodi di crisi e di alta inflazione a livello mondiale, vista sempre come porto sicuro. Durante i periodi di forti espansioni economiche globali che non si traducono in alta inflazione, il franco ha ammortizzato bene (esempi sono i primi anni ’80, la fine degli anni ’90 e il periodo dal 2005 al 2008).

La Svizzera sgancia il franco dall’euro, ecco cosa accade nelle economie baltiche

C’è ansia per la decisione a sorpresa della Banca nazionale svizzera di abbandonare l’ancoraggio al valore dell’euro. Il franco svizzero è salito contro tutte le valute della regione, tra cui l’euro, il fiorino ungherese e in particolare lo zloty polacco, mentre le borse in Polonia e in Ungheria sono calate sensibilmente. Durante la crisi economica globale delle altalene simili avevano rimpinzato i prestiti a basso tasso di interesse (in particolare i mutui) denominati in franchi svizzeri. Nonostante le reazioni preoccupate sulle borse, la regione è molto meglio preparata all’oscillazione dei tassi di cambio oggi di quanto non fosse sei anni fa. Il maggiore impatto del franco potrebbe essere politico, soprattutto in Polonia, paese che si sta preparando alle elezioni parlamentari in autunno.

Sono state prese delle misure più radicali per affrontare il problema dei mutui in franchi svizzeri in Ungheria, paese che ha sofferto molto nel 2009. Viktor Orban, il primo ministro salito al potere nel 2010, ha portato le banche in possesso di mutui in valuta straniera a convertirli in fiorini a tassi favorevoli. La fase finale del programma, che si svolge quest’anno, porterà l’Ungheria ad essere in gran parte risparmiata dalla maggior parte dello shock causato dalla BNS. I piani da parte del governo ungherese di convertire i prestiti in franchi svizzeri non sarebbero potuto avvenire in un momento migliore.

Ora la Polonia è il paese dell’Europa centrale più esposto ad un apprezzamento del franco. Anche se le autorità di regolamentazione polacche sono più caute nei prestiti in valuta estera rispetto alle controparti ungheresi, la Polonia ha ancora un numero significativo di prestiti in franchi, con circa il 14,6% dei prestiti in essere in valuta svizzera.

Per il momento i mutui polacchi possono essere coscienziosamente rimborsati, con solo il 3% in via posticipata. Anche se il prezzo dovesse salire, il risultato non sarà probabilmente sufficiente a minare il sistema bancario ben finanziato, che ha un coefficiente di adeguatezza patrimoniale del 15,3%. L’economia più ampia, destinata a crescere del 3,5% quest’anno, dovrebbe probabilmente metterci di fronte ad un vento contrario, anche se le singole banche, in particolare quelle che aggressivamente hanno venduto tali prestiti, vedono le loro quotazioni scendere.

Per la Polonia, ora, è fondamentale l’impatto politico della decisione. Non vi è alcun gesto politico così popolare, in Polonia così come in qualsiasi altro luogo, come una concessione ai proprietari di case. Le banche che hanno fatto prestiti in franchi svizzeri in Polonia e che sperano di ottenere indietro il loro pieno valore staranno a guardare i sondaggi con interesse.

Il QE della BCE è legale, ecco il parere di un avvocato

Secondo l’avvocato Cruz Villalon, il programma di transazioni monetarie che la BCE vorrebbe mettere in piedi nel corso del prossimo futuro è compatibile, in linea di principio, con il diritto comunitario. Si era parlato tanto della fattibilità di tale programma da un punto di vista legale e ora tali dubbi sono stati fugati, ma secondo Villalon, se il programma dovesse venire attuato, la sua compatibilità dipenderà dal rispetto di alcune condizioni.

L’acquisto di bond ha lo scopo di stimolare l’economia della zona euro, ma si trova ad affrontare una sfida legale in Germania, il paese numero uno (da un punto di vista economico) dell’UE. Annunciato nel 2012, l’OMT non è mai stato messo in pratica, anche se ha aiutato a ripristinare la fiducia nei mercati della zona euro. Tuttavia, con la zona euro che si trova oggi di fronte alla minaccia di una deflazione e di una nuova recessione, vi è una crescente pressione sulla BCE per iniziare l’allentamento quantitativo, cosa che comporterebbe l’avvio di un’operazione OMT di acquisto di obbligazioni. Jonathan Loynes, capo economista di Capital Economics, ha detto che “nel complesso, l’ultimo ostacolo al quantitative easing sembra essere stato eliminato, ma data la naturale prudenza della BCE, le obiezioni della Germania e gli effetti limitati del QE in altri paesi, potrebbe essere una vana speranza aspettarsi che questo QE possa trasformare le prospettive economiche della zona euro“.

Da un punto di vista legale, in Germania il Tribunale federale ha contestato la legalità della OMT presso la Corte europea di giustizia costituzionale, sostenendo che la BCE ha agito al di là del suo mandato parlando di finanziamento efficace dei disavanzi pubblici. A suo parere, l’avvocato Villalon ha sostenuto che la BCE deve avere un ampio potere discrezionale nell’elaborazione e attuazione della politica monetaria dell’UE.

Egli ha detto che dovrebbe prima dare una giustificazione per il programma di acquisto di bond e non essere coinvolta in qualsiasi programma di aiuti diretti ad uno Stato membro della zona euro. Solo così l’intervento della BCE potrà essere legale. Villalon ha anche avvertito che i giudici devono prestare attenzione al momento di rivedere l’attività della BCE, in quanto ha detto che loro non hanno la competenza e l’esperienza che ha la BCE in questo settore. Il parere dell’avvocato generale è una proposta legislativa influente alla Corte di giustizia, ma non è vincolante. Si tratta, forse, di un altro passo in favore dell’intervento pratico della Banca Centrale Europea.

Rublo russo in calo, ecco le cause

Il rublo russo ha accelerato la sua caduta martedì in mezzo a un nuovo calo del prezzo delle esportazioni di petrolio del paese. La moneta è scesa di oltre il 4 per cento nel commercio del pomeriggio a Mosca, a circa 66 rubli per dollaro. Il rublo ha colpito un minimo record di 80 per dollaro a metà dicembre per poi risalire un po’, ma è in costante calo da inizio anno.

La vendita di petrolio è il principale percettore di reddito della Russia, così il lungo crollo dei mercati energetici ha pesato sulle prospettive economiche e sui mercati del paese. Il prezzo del Brent è precipitato da 115 dollari al barile nel mese di giugno a circa 47 dollari al barile proprio oggi.

Le sanzioni occidentali, oltre al coinvolgimento della Russia nel conflitto in Ucraina, hanno fatto male ai mercati del paese, con la caduta della valuta visto come uno degli sviluppi più sorprendenti. L’anno scorso, il rublo è stata la peggiore valuta al mondo insieme con la hryvnia ucraina.

La banca centrale della Russia ha cercato di puntellare il rublo aumentando nettamente il suo tasso di interesse di riferimento. Dei tassi più elevati tendono a sostenere una valuta inducendo gli investitori stranieri ad investire in virtù dei rendimenti più elevati. Si è intervenuto a titolo definitivo nelle riserve di valuta, con la vendita di valute estere e l’acquisto del rublo. Le riserve di valuta estera del paese sono scese al di sotto di 400 miliardi di dollari per la prima volta dall’agosto 2009.

La banca centrale ha nel frattempo offerto anche dei prestiti in dollari e in euro alle banche in modo che possano aiutare le aziende che hanno bisogno di valuta estera per finanziare le operazioni. La mossa ha lo scopo di contribuire ad attenuare l’impatto delle sanzioni occidentali che ha bloccato molte aziende russe al di fuori dei mercati dei capitali globali.

In un altro tentativo di sostenere la moneta in difficoltà, il governo ha incoraggiato i principali esportatori a vendere più regolarmente le loro valute estere per aiutare la domanda del mercato.

Nonostante tutte queste misure, gli investitori restano preoccupati per l’impatto dei crolli dei prezzi del petrolio. L’economia russa dovrebbe registrare una contrazione di oltre il 4 per cento quest’anno se i prezzi del petrolio rimangono al loro livello attuale.

Il presidente Vladimir Putin ha detto il mese scorso che la Russia potrà superare la crisi attuale in non più di due anni, ma finora non ha offerto alcun piano specifico di ristrutturazione economica.

BCE e QE: funzionerà davvero?

La Banca centrale europea dovrebbe seguire l’esempio della Federal Reserve degli Stati Uniti entro questo mese e dare il via ad un nuovo programma di acquisti di obbligazioni destinate a stimolare l’economia della zona euro. I programmi di acquisto di bond, noti come quantitative easing, hanno lo scopo di ridurre gli oneri finanziari per incoraggiare le famiglie e le imprese a prendere denaro in prestito, ad investire e a spendere. Essi hanno inoltre lo scopo di incrementare il valore dei beni come le azioni e favorire una maggiore assunzione di rischi. Inoltre, tendono a spingere verso il basso il valore della moneta di una nazione, cosa che aiuta a incrementare le esportazioni. La componente valutaria è particolarmente importante in Europa, con l’euro caduto a un minimo di nove anni contro il dollaro.

Eppure il quantitative easing ha dovuto affrontare seri ostacoli anche nei luoghi in cui ha segnato dei successi apparenti. Questi ostacoli potrebbero essere ancora più temibili in Europa, dove il prodotto interno lordo rimane al di sotto dei livelli del 2008 e la disoccupazione rimane a due cifre.

La Fed, per esempio, ha accumulato un portafoglio di 1,7 trilioni di titoli garantiti da ipoteca, ma i suoi sforzi per spingere verso il basso i tassi ipotecari non hanno aiutato milioni di americani che sono stati bloccati sia nel rifinanziamento a tassi più bassi che nell’accensione di nuovi mutui perché sono stati gravati da un cattivo credit score o da standard bancari più severi.

I mercati del debito in Europa sono troppo piccoli per poter essere toccati dalla BCE in modo aggressivo. Circa l’80% dei prestiti alle imprese in Europa avviene attraverso le istituzioni finanziarie della regione, piuttosto che attraverso i mercati obbligazionari. Il sistema bancario qui è altamente frammentato lungo i confini nazionali. Ad esempio, le piccole imprese in Germania sono in grado di prendere in prestito ad un interesse del 2,8%, secondo i dati della BCE, contro il 4% della Spagna.

Per ottenere grandi risultati in un programma di acquisto di obbligazioni, la BCE non ha altra scelta che optare per l’acquisto di una vasta gamma di titoli di Stato. Ma gli oneri finanziari in questi mercati sono già bassi, cosa che potrebbe limitare l’efficacia del programma. In breve, mentre il quantitative easing potrebbe aiutare i governi, non è chiaro se esso riuscirà ad arrivare in maniera efficace anche all’economia europea più ampia. Il QE è un bene per i ministeri delle finanze e per le banche nei paesi altamente indebitati, ma non cambierà le prospettive di medio termine per la crescita economica.

Euro ai minimi, Draghi conferma la volontà di intervenire sul mercato

L’euro ha iniziato il nuovo anno ai minimi di 29 mesi in Asia dopo che il numero uno della Banca centrale europea ha alimentato le aspettative di poter prendere delle misure audaci sullo stimolo di questo mese, ampliando il vantaggio del rendimento del dollaro. La moneta unica è affondata fino a 1,2050 dollari, un minimo visto l’ultima volta a metà del 2012, mentre il dollaro ha toccato un picco vicino ai massimi di nove anni nei confronti di un paniere di principali valute. L’euro è ormai pericolosamente vicino ai minimi del 2012 e ha trovato un supporto a 1,2042 dollari. Una rottura ci porterebbe in un territorio che non si vedeva sin dal giugno 2010.

L’ultimo minimo è arrivato dopo che il numero uno della Bce, Mario Draghi, ha detto che la banca centrale è pronta a rispondere al rischio di deflazione. I dati sui prezzi al consumo per la zona euro dovrebbero mostrare un calo in termini annuali. Siamo in una serie di preparativi tecnici per regolare la dimensione, la velocità e la composizione delle nostre misure per i primi giorni del 2015, in caso di necessità. Draghi ha detto che c’è unanimità in seno al Consiglio direttivo su questo concetto.

Il greggio ha mostrato dei prezzi che hanno cercato di radunarsi sulla notizia di un calo più grande del previsto negli Stati Uniti delle scorte di greggio e causate anche da un incendio presso da un importante impianto di rifornimento degli Stati Uniti. Eppure l’umore era fragile dopo il feroce attacco dello scorso anno e dopo dei taglienti guadagni iniziali tagliati. I mercati azionari in Asia sono stati più calmi, con la Cina, il Giappone, la Thailandia e le Filippine tutti in vacanza. L’indice principale dell’Australia e della Corea del Sud si trovano entrambi in salita dello 0,5 per cento, mentre quello di Hong Kong dello 0,8 per cento.

I dati economici della regione sono stati generalmente sottomessi, con la Cina che ha segnalato giovedì i dati ufficiali dei responsabili degli acquisti (PMI) in calo a 50,1 nel mese di dicembre, il livello più basso del 2014 e appena in territorio di espansione dal 50,3 di novembre. Questo dato è stato ammorbidito da un aumento nel settore dei servizi delle PMI a 54,1, un segno di speranza che il settore dei servizi sta salendo come utilità nella crescita economica.

In ogni caso, gli investitori si concentrano sulla probabilità che Pechino lancerà un altro stimolo per scongiurare un rallentamento più marcato che potrebbe innescare la perdita di posti di lavoro e il default del debito.