La guida per conoscere sempre il cambio franco svizzero euro

Il rapporto di cambio tra franco svizzero e euro è uno dei più interessanti sul panorama europeo. Questo piccolo paese incastonato tra le Alpi, dai paesaggi meravigliosi e mozzafiato, è da sempre uno dei più importanti al mondo. Quando si parla di Svizzera e di Franco Svizzero viene subito in mente la stabilità economica, ed è anche per questo motivo che il franco, il cui codice internazionale è CHF, è riconosciuto come una delle valute rifugio a livello mondiale: nei tempi di crisi si tende a comprare franchi svizzeri.

A far muovere il valore del tasso di cambio svizzero contro l’euro sono principalmente le decisioni prese dalla banca centrale svizzera, che ha l’obiettivo dichiarato di tenere sotto controllo l’inflazione.

Se consideriamo la particolare e florida situazione economica della Svizzera, si capisce come difficilmente altre informazioni possano influenzare il rapporto di cambio:

  • Il debito pubblico svizzero non è rilevante, soprattutto se messo a confronto con il PIL del paese. Ecco perché la Svizzera difficilmente è in grado di fare delle svalutazioni pilotate della sua valuta ed ecco perché è da sempre considerata una valuta rifugio;
  • Il franco svizzero è una valuta stabile sia nei confronti dell’euro che verso il dollaro americano, e proprio questa stabilità è uno degli obiettivi della Banca Centrale Svizzera;
  • La bilancia commerciale del paese è in equilibrio: quello che importa in merci viene solitamente esportato in servizi, dunque neanche da questo punto di vista occorre intervenire per apportare delle modifiche e cercare di migliorare la situazione.

Ad oggi un franco svizzero vale circa 0.90 € , il che significa che per acquistare un euro sono necessari circa 1,10 franchi elvetici. Diciamo che si tratta di un rapporto di cambio abbastanza stabile proprio in virtù di quello che abbiamo detto prima, pertanto il valore di 0,90 può essere preso come una buona approssimazione per calcolare, al volo, il prezzo del franco contro l’euro.

Chi ha bisogno di una guida al rapporto di cambio EUR / CHF?

Tutti coloro che vivono in Italia ma lavorano in Svizzera possono averne bisogno, anche perché in questo caso lo stipendio sarebbe pagato in franchi svizzeri e dovrebbe essere convertito in euro per poterlo usare in Italia per le spese di tutti i giorni.

La stabilità del cambio aiuta molto da questo punto di vista, nel senso che durante tutto l’arco dell’anno si ha sempre un’idea piuttosto precisa di quanti euro si possono avere partendo dallo stipendio in franchi.

Del valore del rapporto di cambio possono averne bisogno anche le imprese zona euro che intrattengono rapporti di affari con aziende svizzere, così come ovviamente tutti i turisti dell’area euro che decidono di passare qualche giorno di vacanza in terra elvetica, che sia in una meravigliosa città come Lugano o nel verde dell’Engadina.

In conclusione, possiamo dire che questo rapporto di cambio è sempre molto stabile, e questo è uno dei suoi punti di forza. Chiunque voglia fare degli investimenti nel mercato valutario, oppure guarda alla Svizzera per qualunque motivo, ha a disposizione un punto fermo da cui partire.

Cambio storico valute: Euro-Dollaro dal 1999 al 2016

Il rapporto di cambio tra euro e dollaro nasce il 1° gennaio 1999, 3 anni prima dell’arrivo della moneta unica nelle tasche delle persone di mezza Europa. Al 1999 sono state segnate, infatti, le prime transazioni tra le neonata euro e il più “anziano” dollaro americano, la prima valuta al mondo. Si trattava esclusivamente di transazioni bancarie e finanziarie, che tuttavia valgono per la storia e faranno segnare, nel prossimo anno, il 18° anno di vita di questo rapporto di cambio che, oggi, è il più scambiato in assoluto al mondo.

Il tasso di cambio iniziale per questo rapporto di valute si attesta su un valore di 1,1667, dunque per acquistare un euro erano necessari poco meno di 1,17 dollari americani.

Nel corso del tempo, come è ovvio che sia, in virtù dei tassi di cambio flottanti, il valore di questo rapporto di cambio è molto cambiato, toccando un minimo di 0,83 dollari nel 2000 ed un massimo di poco superiore a 1,60 dollari nel 2008, in piena crisi post Lehman Brothers, che in quell’epoca colpì prevalentemente gli Stati Uniti prima di spostarsi, qualche anno dopo, anche nel vecchio continente.

Ecco alcune delle tappe più importanti del valore di questo rapporto di cambio.

  • Esordio, 1° gennaio 1999, 1,1667;
  • minimo storico, 26 ottobre 2000, 0,8230;
  • entrata in circolazione, 1° gennaio 2002, 0,8813;
  • massimo storico, 15 luglio 2008, 1,5990

Ecco, invece, i valori massimi e minimi toccati da questo rapporto di cambio nel corso degli anni:

  • 1999, massimo 1,1909 – minimo 0.9986;
  • 2000, massimo 1,0416 – minimo 0.8225;
  • 2001, massimo 0.9597 – minimo 0.8344;
  • 2002, massimo 1,0507 – minimo 0.8560;
  • 2003, massimo 1,2649 – minimo 1,0332;
  • 2004, massimo 1,3668 – minimo 1,1759;
  • 2005, massimo 1.3582 – minimo 1,1638;
  • 2006, massimo 1,3367 – minimo 1,1798;
  • 2007, massimo 1,4966 – minimo 1,2864;
  • 2008, massimo 1,6038 – minimo 1,2328;
  • 2009, massimo 1,5144 – minimo 1,2455;
  • 2010, massimo 1.4582 – minimo 1,1875;
  • 2011, massimo 1,4939 – minimo 1,2856;
  • 2012, massimo 1,3486 – minimo 1,2335;
  • 2013, massimo 1,3892 – minimo 1,2745;
  • 2014, massimo 1,3992 – minimo 1,2095;
  • 2015, massimo 1,2110 – minimo 1,0538.

Abbiamo visto un notevole cambiamento nel corso degli anni del prezzo di questa coppia di valute, in maniera particolare legato all’andamento della situazione economica delle due potenze.

Lo scoppio della crisi mondiale causata dai mutui subprime, l’arrivo delle difficoltà economiche in Europa, che hanno portato alla quasi uscita della Grecia dall’Unione Europea, ora il timore del Brexit, che farebbe entrare il mondo in un tunnel “oscuro”, in quanto mai prima d’ora un’economia aveva lasciato l’UE (né in maniera volontaria che involontaria), le decisioni delle banche centrali (FED e BCE) che sono in grado di influenzare in maniera notevole l’andamento dei prezzi di queste due valute l’unica nei confronti degli altri.

Sono tante le notizie economiche e macroeconomiche a cui bisogna stare attenti per poter investire nel cambio euro dollaro, che si conferma tuttavia come uno dei più interessanti e proficui.

L’alta volatilità del tasso di cambio, soprattutto in particolari condizioni di mercato, e la liquidità che lo contraddistingue (euro dollaro è la prima coppia di valute al mondo da questo punto di vista) sono le prime due componenti che contraddistinguono questa coppia di valute rispetto alle altre.

Tra tutte le major, ovvero le coppie di valute più importanti, possiamo dire senza ombra di dubbio che questa è “la” major in assoluto.

Previsioni Euro Dollaro: andamento delle valute per il 2016 e 2017

Euro dollaro è indubbiamente la coppia di valute più tradata in assoluto: entrambe le parti di questa coppia sono molto amate dagli investitori, con il dollaro che rappresenta la valuta più scambiata in assoluto al mondo e l’euro che si attesta al secondo posto di questa particolare classifica.

Quando si parla di rapporto di cambio, per chi investe, è fondamentale avere un’idea di medio / lungo termine relativamente all’andamento dei prezzi di una data coppia di valute, anche per sapere come impostare una strategia che possa essere profittevole.

Detto questo, che previsioni ci sono per i prezzi dell’eurodollaro per quest’anno e l’anno prossimo?

Torniamo indietro un attimo al 2014, quando la coppia di valute ha iniziato un calo che sembra essersi arrestato alla fine dello scorso anno. Dopo il rimbalzo in questione, e la divergenza delle politiche monetarie tra FED (Banca centrale degli Stati Uniti) e BCE (Banca centrale dell’Europa), il 2016 potrebbe mettere in mostra un ulteriore calo per questa coppia.

C’è anche chi parla di possibile parità, ma fino a che si arrivi a quel punto, se mai accadrà, potrebbero essere necessari dei mesi.

BCE vs FED

E’ il primo, importante, confronto che bisogna fare quando si cerca un movimento per queste due valute.

La Banca Centrale Europea è in procinto di apportare degli interventi che possano “alleggerire” la situazione economica del vecchio continente, in forte crisi. Draghi ha immesso liquidità sul mercato qualche mese fa e ha detto che continuerà a farlo se dovesse esserci bisogno ancora nel prossimo futuro. Il QE attuale continuerà fino alla fine di marzo 2017 e alcuni dicono che potrebbe continuare ancora dopo.

La Federal Reserve, invece, ha alzato i tassi di interesse qualche mese fa, anche se solo dello 0,25%. Janet Yellen, di recente, ha rimesso in piedi una politica più calma, mirata a guardare quello che accade nel mondo.

Due sono gli eventi che influenzeranno fortemente queste due valute: il primo è il Brexit, ovvero la possibile uscita del Regno Unito dall’UE, ma per saperne di più dovremo attendere il referendum del 23 giugno. Il secondo è l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America, prevista per novembre, dove la crescita dei consensi da parte di Donald Trump sta creando non poche preoccupazioni.

USA vs Europa

Dal punto di vista dell’economia, invece, negli Stati Uniti le cose sembrano aver cominciato a girare meglio, con la disoccupazione in calo e i numeri in salita. Al contrario, nell’Eurozona le cose sono ancora complesse, difficili, con i primi segnali scoraggianti in termini di ripresa che potrebbero riflettersi anche sul cambio di questo rapporto di valute.

Cosa attendersi nel medio / lungo periodo?

E’ difficile da dire, ma sicuramente il trend decrescente per questa coppia di valute potrebbe essere un’opzione da non dimenticare. Il trend negativo, iniziato nel luglio 2008, ha toccato dei minimi lo scorso dicembre 2015. Forti rimbalzi sembrano difficili ad oggi, anche in considerazione delle economie e dei comportamenti delle due banche centrali in questione.

In ogni caso, le opportunità per chi investe potrebbero essere interessanti, tutto sta a saper leggere ed interpretare i segnali che ci arriveranno dal mercato.

La Grecia rimane ottimista sulle prospettive di un accordo

Con Alexis Tsipras che va a Bruxelles per cercare di riavviare i colloqui con i creditori, molti greci sono sorprendentemente ottimisti circa le possibilità di un nuovo accordo nonostante gli avvertimenti da Berlino e Bruxelles che la pazienza è esaurita e non ci saranno ulteriori concessioni.

A dispetto delle indicazioni chiare che i tedeschi, in particolare, ne hanno avuto abbastanza della politica del rischio calcolato di Tsipras, una gran parte della popolazione greca è fiduciosa che presto ci sarà un accordo e la Grecia non sarà abbandonata a sé stessa.

Si dice che il referendum di domenica, in cui quasi il 62 per cento degli elettori ha rifiutato nuove misure di austerità, ha rinforzato la situazione del primo ministro e ha rafforzato il suo mandato.

Siamo ora in una posizione più forte per combattere con l’Europa per un accordo, dicono i grecei a gran voce. Ovviamente il paese deve pagare i suoi debiti, ma il popolo cerca anche i suoi diritti umani. Non è possibile pagare domani. L’economia deve tornare a crescere e se non si fanno soldi, non si può pagare il debito.

C’è anche chi va contro il primo ministro ellenico, accusato di aver giocato in maniera completamente sbagliata (sin dallo scorso gennaio) contro la Troika, finendo per inimicarsi senza motivo i creditori e ponendo le basi per un confronto disastroso che potrebbe vedere il paese ritornare alla dracma (con tutto quello che ne consegue, ovviamente).

Il problema principale della situazione è che il governo di sinistra radicale Syriza fatica a trovare simpatia dal resto d’Europa.

Tspiras chiederà ora la rinegoziazione del debito, ma se i sostenitori della linea dura in Europa dovessero dirgli di prendere o lasciare (dunque o si fa come dicono loro o il paese potrebbe uscire dall’euro), alla fine i rischi di una Grexit possono notevolmente aumentare.

Fitch, l’agenzia di rating, ha detto che la vittoria del No al referendum di Domenica “aumenta notevolmente” il rischio del paese di lasciare la zona euro. Secondo l’agenzia, una soluzione si può ancora trovare ma il tempo sta per scadere.

Jeroen Dijsselbloem, alto funzionario della zona euro, ha detto che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, ma ha avvertito che “non ci sono soluzioni facili”.

La Germania, nel frattempo, ha ribadito che non contempla la ristrutturazione del debito fino a quando i Greci non presenteranno un pacchetto di riforme credibili e di tagli di bilancio.

L’euro rimane abbastanza stabile, ignorando per ora il dramma greco

Nel dramma greco, l’euro è stato come un mattone: lo puoi buttare, ma non molto lontano. A dirlo è Goldman Sachs. Questa settimana l’euro è salito, ma questo non ha senso. Continuiamo a vedere le tensioni sulla Grecia come un catalizzatore per la parità euro-dollaro, soprattutto se il contagio ad altre economie periferiche dovesse portare la Banca centrale europea (BCE) ad accelerare il quantitative easing.

La Grecia ha mancato un rimborso di 1,6 miliardi di euro al FMI, diventando il primo paese avanzato ad andare in default sul debito. I colloqui per trovare una soluzione sono ad un punto morto dopo una mossa a sorpresa di Alexis Tsipras, primo ministro greco, di chiedere un referendum per decidere se accettare le proposte dei creditori, anche se alla fine del referendum stesso quelle proposte potranno non essere più sul tavolo. Il paese è ora oggetto di controlli capitali e non si possono prelevare più di 60 euro al giorno.

Nonostante tutto, l’euro è sceso solo per arrivare a 1,096, da 1,12 dollari venerdì. Inoltre, è sceso leggermente anche fino a mercoledì, arrivando a 1,1086 dollari, dopo aver raggiunto un picco vicino a 1,115 dollari nel corso della giornata.

Dopo anni di suspense, il mercato continua ad aspettarsi un accordo all’ultimo minuto, magari all’indomani dell’annuncio del referendum. Alla fine, pochi sono disposti a vendere l’euro, anche se le possibilità di un aumento della deflazie è concreta.

A dire il vero, alcuni mercati continueranno a vedere la montagna greca come un granello di sabbia. Effettivamente l’economia della Grecia è piccola, molto piccola, rispetto a quella della zona euro (circa il 2% del PIL totale).

Piuttosto che al paese ellenico bisogna guardare allo spread tra i bond a 10 anni dell’Europa (ad esempio quelli italiani) e quelli a 10 anni del Tesoro USA, che sono un indicatore importante del fatto che la Grecia sta avendo un effetto contagio anche su altri paesi europei.

La moneta unica europea si muove in accordo con i rendimenti obbligazionari europei e viceversa. E’ il contrario di quello che ci si aspetterebbe nel caso di un contagio. Un deterioramento del credito in zona euro, soprattutto nelle sue economie più importanti, comporterebbe un forte calo dell’euro se il mercato dovesse ritenere che l’economia della zona euro è minacciata proprio dagli eventi greci.

Ma non è detto che si arrivi fino a questo punto, soprattutto se i numeri UE continueranno ad essere positivi come visto in passato.

L’australiano in salita, l’euro recupera un po’ ma ancora in un trend al ribasso

Il dollaro australiano è salito dopo l’arrivo dei dati provenienti dalla Cina, mentre l’euro ha recuperato un po’ contro le altre valute, anche se ancora scambiato in un trend al ribasso a causa delle attese per il prossimo referendum.

AUD / USD è salito dello 0,23% a 0,7722, EUR / USD è sceso dello 0,04% a 1,1139. USD / JPY si trova a 122,50, piatto.

L’indagine Tankan che misura il sentiment del Giappone per le aziende ha mostrato una salita. In Australia, l’indice manifatturiero di giugno è sceso di 9,1 punti a 44,2, un livello minimo di due anni. L’indice era a 52,3 a maggio. In Australia, il numero delle approvazioni per le costruzioni è salito del 2,4%, ben al di sopra del guadagno del 1,0% previsto, un numero positivo rispetto a un calo del 4,4% nel mese di aprile. L’indice dei prezzi delle materie prime della RBA è atteso alle 16:30.

In Cina, l’indice manifatturiero di giugno e dei servizi delle PMI si è attestato a 50,2, appena un po’ al di sotto del 50,3 previsto e invariato rispetto al mese precedente. La lettura finale del PMI manifatturiero Markit si attesta a 49,4, rispetto al flash di 49,6 e al valore di maggio di 49.2. La lettura finale di questo indicatore ha indicato un ulteriore calo nella salute del settore manifatturiero nel mese di giugno.

Questo valore è stato principalmente guidato dal tasso migliore del mercato del lavoro sin dal 2009, mentre la produzione è scesa leggermente. Dal lato positivo ci sono stati interessanti segnali di miglioramento in nuovi incrementi dei nuovi ordini totali e delle nuove attività di esportazione. Tuttavia, è probabile che saranno necessarie ulteriori misure di stimolo per garantire che il settore possa ritrovare lo slancio di crescita giusto ed incoraggiare meglio la creazione di posti di lavoro.

Novità anche dall’Europa e dalla Grecia: il Fondo Monetario Internazionale ha emesso un comunicato con cui ha confermato che il rimborso di 1,5 miliardi di euro atteso oggi dalla Grecia non è stato ricevuto. E’ stato già informato il consiglio di amministrazione che la Grecia è ora in ritardo e potrà ricevere altri finanziamenti sono quando gli arretrati saranno azzerati.

L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde contro un paniere ponderato di sei principali valute, è sceso dello 0,01% a 95,74.

Durante la notte, il dollaro è rimasto sostanzialmente più alto contro un paniere di altre valute, dopo che i dati hanno mostrato che la fiducia dei consumatori è migliorata più del previsto nel mese di giugno.

La zona euro cresce velocemente, i dati Markit

L’economia della zona euro è di fronte al suo stato di forma più forte in quattro anni, nonostante i continui timori di una risoluzione disordinata alla crisi del debito greco.

Le aziende di tutto il blocco della moneta unica hanno riferito una maggiore crescita delle assunzioni nel mese di giugno, secondo la società di servizi finanziari Markit.

Il Purchasing Managers Index di Markit (PMI) – un indicatore strettamente sorvegliato che mette in evidenza la salute economica della zona euro – è aumentato di mezzo punto, arrivando a 54,1 nel mese di giugno.

Qualsiasi numero superiore a 50 indica che l’eurozona è in crescita, e sorprendentemente la forte lettura di giugno indica che l’economia della regione può essere in fase di slancio. Gli analisti si aspettavano che il PMI avesse fatto registrare, infatti, un decremento questo mese.

Chris Williamson, capo economista di Markit, ha dichiarato: “Nonostante la nube della crisi del debito greco sopra la regione, la zona euro ha registrato una crescita economica accelerata al massimo da quattro anni.”
Teunis Brosens, di ING Bank, ha detto che l’indagine ha mostrato come se la zona euro fosse “immune dalle paure di un Grexit “. Ai livelli registrati da Markit nel secondo trimestre, la zona euro sembra essere sulla buona strada per crescere di 0.4% nel periodo, anche perché la periferia del blocco ha iniziato a guadagnare forza.

La ripresa nel secondo trimestre mette la zona euro sulla buona strada per crescere, inoltre, del 2% in tutto l’anno, anche se gran parte del corso del 2015 dipende dal risultato dei negoziati del debito greco.

L’incertezza generata dalla recente escalation della crisi sembra aver preso forza, ma l’occupazione rispetto al secondo trimestre nel suo complesso ha dimostrato la più grande crescita da quattro anni”.

Sempre più spesso i colloqui del debito greco e le voci di una possibile Grexit sono citati come fonte di incertezza da parte delle imprese. Da questo punto di vista, un accordo tra la Grecia e i suoi creditori questa settimana può essere una cosa fondamentale. Mentre l’economia tedesca sta ancora facendo bene, ciò che veramente spicca è l’imponente recupero dell’economia francese.

Al di fuori della Francia e della Germania, l’indagine di giugno ha fatto segnare il miglior trimestre da otto anni e il terzo miglior trimestre del 2007 a questa parte in termini di crescita della produzione e di creazione di posti di lavoro.

Dei dati positivi che fanno ben sperare.

Il dollaro sale sugli ottimismi greci, forte anche la sterlina

Il dollaro ha guadagnato nei confronti dello yen e dell’euro durante la sessione asiatica di oggi, con il sentimento che migliora dopo i recenti segni di progresso nei colloqui di salvataggio della Grecia e dopo dei dati economici ottimistici.

L’effetto complessivo dell’ottimismo rinnovato ha portato l’euro a perdere terreno nei confronti del dollaro, scendendo a 1,1265 dollari da 1,1341. Inoltre, la valuta unica è scesa rispetto allo yen a 139.46 da 139.86.

Il WSJ Dollar Index, una misura del dollaro contro un paniere di altre valute, è salito dello 0,41% arrivando a 86,20.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, era convinto che ieri ci sarebbero stati dei passi in avanti e che il programma di salvataggio del paese sarebbe stato finalizzato questa settimana, in seguito alla presentazione di una proposta da parte della Grecia, con cui il paese ha offerto nuove concessioni.

Il biglietto verde si estende durante la notte continuando lo slancio generato dalla notizia greca, insieme ai dati ottimistici degli Stati Uniti. Questi fattori combinati hanno scatenato il più grande rendimento “daily” del biglietto verde.

Il miglioramento del sentiment è stato dimostrato anche da un aumento del Nikkei Stock Average, salito dell’1,9% nella sessione pomeridiana.

Gli investitori ora spostano gli occhi sui dati economici, con gli ordini di beni durevoli di maggio che dovrebbero plasmare il loro parere sulla probabile tempistica di una decisione della Federal Reserve per quanto riguarda l’alzare i tassi a breve termine.

Eppure, mentre il dollaro dovrebbe salire più che scendere, le plusvalenze saranno probabilmente limitate nel breve periodo. Il valore di 125 contro lo yen è ora “lontano” ed è difficile continuare a comprare dove siamo. Tra le altre cose da tenere in considerazione vediamo anche il discorso di Kuroda, governatore della BOJ, che ha portato il dollaro a scivolare contro lo yen a 124.60 (ha detto che lo yen solo in maniera improbabile continuerà ad indebolirsi).

Il dollaro rimane rangebound contro lo yen ed è tenendo questo in mente che bisogna poter operare.

La situazione rimane favorevole per la sterlina, che ha guadagnato terreno sia contro l’euro che contro la divisa americana. Siamo tuttavia di fronte ad una situazione in cui la valuta britannica sta diventando troppo forte e potrebbe far male alle imprese inglesi che esportano i loro beni/servizi. Per questo motivo potrebbe essere necessario considerare un intervento da parte del governo o della Boe per svalutare il valore della valuta (senza però incappare in una “guerra”).

Grecia, è oggi il giorno decisivo

Le azioni globali e le obbligazioni della zona euro sono aumentate sul finire della settimana scorsa dopo un aumento legate alla speranza di trovare presto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per evitare un default. Le azioni tedesche sono salite fino al 3,5 per cento, il rendimento dei titoli spagnoli e italiani a 10 anni è sceso fino a 14 punti base, le azioni degli Stati Uniti hanno aperto in salita dello 0,7 per cento.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato i capi della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale oggi in vista di un vertice di emergenza dei leader della zona euro rivolto a raggiungere un accordo sui colloqui del debito.

Il capo di stato maggiore alla Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker, ha detto che le ultime proposte dalla Grecia sono una “buona base per il progresso” mentre il commissario economico dell’UE Pierre Moscovici ha detto che sarà raggiunto un accordo.

In Spagna, il ministro delle finanze Luis de Guindos ha detto che un accordo non sarà possibile oggi, tuttavia, questo significa che si può trovare una unione di intenti entro giovedì. Le probabilità sembrano cambiare a favore di un compromesso.

Molti investitori sono ancora cauti perché si pensa che saranno necessarie delle proposte migliori in termini di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse supplementari. Atene è a corto di soldi per rimborsare un prestito del FMI di 1,6 miliardi di euro previsto per la fine del mese. C’è una speculazione diffusa che, se nessun accordo fosse raggiunto oggi, la Grecia avrebbe bisogno di imporre controlli ai capitali già domani per evitare una crisi bancaria dato che i risparmiatori continuano a ritirare fondi dalle banche.

La BCE giovedì ha aumentato il massimale di liquidità d’emergenza delle banche greche per la terza volta in sei giorni. Il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha detto ai banchieri di prepararsi per una “giornata difficile” domani se non si dovesse trovare nessun accordo. Il mercato si sta preparando ad un raduno di rilievo indipendentemente dalle buone o dalle cattive notizie dalla Grecia. In entrambi i casi, le nuvole di incertezza dovrebbero dissiparsi, sia in bene che in male. L’euro è salito fino a mezzo punto percentuale nella sessione di oggi, per poi ridiscendere di nuovo al valore minimo del giorno a 1,1355 dollari. Sarà una lunga giornata per Atene e per l’euro.

Cosa accadrà all’euro in caso di uscita della Grecia? Ecco le novità

La crescente possibilità di un’uscita della Grecia dal blocco della moneta unica potrebbe far alzare il valore delle valute rifugio sicuro come il dollaro statunitense e la sterlina britannica, mentre altre valute asiatiche emergenti potrebbero perdere valore.

Se la Grecia non ha intenzione di rispettare le misure di austerità messe in atto, entro breve vedremo se il paese potrà rimanere in zona euro o meno.

Ci sono già paesi che stanno mettendo in atto dei piani di emergenza per pararsi dal rischio di fallimento ellenico. Stiamo navigando in acque turbolente, con il rischio di una tempesta che si avvicina al nostro continente.

Gli economisti e gli operatori ritengono che l’euro crollerà nel caso di uscita della Grecia, anche perché c’è chi dice che questa uscita potrebbe portare a rischio anche altri paesi, tra cui Italia e Spagna.

L’euro come moneta potrebbe cadere molto acutamente semplicemente a causa del danno economico e finanziario a breve termine che una rottura può causare.

Le valute rifugio sicuro, come il dollaro, guadagneranno di valore. Secondo alcuni l’euro cadrà nei confronti del dollaro. Altre valute, come la sterlina potrebbero guadagnare valore (forse, considerando che la divisa inglese è legata all’euro in quanto l’Europa è il principale sbocco per le esportazioni britanniche).

Su tutta la linea, ci si potrebbero aspettare dei cali molto significativi nei paesi delle valute asiatiche emergenti.

Un approfondimento è da fare relativamente all’euro, tuttavia. Abbiamo detto prima che molto probabilmente la nostra valuta scenderà contro le altre, addirittura un’uscita della Grecia dall’UE potrebbe portare l’euro sotto la parità contro il dollaro americano (anche se, ad oggi, c’è anche chi dice che non sarà così).

Quello che è certo è che dobbiamo agire con calma e con precisione, non possiamo farci travolgere dal mercato.

Sicuramente ci aspettano dei momenti ad alta volatilità, con l’euro che potrebbe “ballare” molto contro le altre valute, in maniera particolare contro il già citato dollaro USA, ma anche contro lo yen, la sterlina e le principali valute “commodities”, ovvero dollaro neozelandese e dollaro australiano.

Per poter fare forex nei prossimi giorni bisognerà necessariamente agire con stop loss molto stretti per evitare di perdere denaro qualora ci sia un movimento improvviso contro la previsione fatta.

Operando in questa maniera sarà possibile riuscire ad investire in sicurezza e indubbiamente a proteggere i nostri capitali, cosa che è la prima da fare per poter investire con successo e a lungo periodo.

La sterlina sale contro euro e dollaro

Il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro (GBP / EUR) si avvicina al valore di 1.40 mano a mano che si parla di Grexit, mentre GBP/USD si trova ora a 1,59. Dopo l’annuncio del Federal Open Market Committee (FOMC) sul tasso di interesse, la sterlina è salita a 1,59 in vista della pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito. Se esse dovessero salire, invece di mostrare il declino previsto dagli economisti, la sterlina potrebbe spingere ancora più in alto nelle ore a venire.

Dei dati impressionanti sui salari nel Regno Unito hanno visto la sterlina contro l’Euro salire a 1.40.

I redditi medi sono saliti ad un massimo da quattro anni al 2,7%, invece del 2,1% previsto. Il tasso di cambio GBP / USD ora si trova sopra 1,57 e la sterlina è salita di oltre l’1% sia contro il dollaro australiano che contro quello neozelandese.

Negli ultimi mesi i lavoratori del Regno Unito hanno beneficiato di una ripresa economica abbastanza simulata, nel senso che per avere una vera e propria ripresa sostenuta bisognerà avere una maggiore produttività.

I verbali della BoE hanno aiutato la sterlina contro le altre valute anche perché da essi si è dedotto che le turbolenze dell’economia del Regno Unito si stanno attenuando.

Nel frattempo, gli ultimi sviluppi dei negoziati greci hanno pesato sulla moneta unica. Mentre il primo ministro greco Alexis Tsipras dice che il paese è asfissiato dai creditori, la Banca centrale greca ha commentato la situazione per la prima volta dichiarando che “se non si raggiungesse accordo saremmo di fronte all’inizio di un percorso molto doloroso che porterebbe al default greco, all’uscita della Grecia dalla zona euro e anche dall’Unione europea. Trovare un accordo con i creditori è imperativo e non possiamo permetterci di ignorare la cosa”.

Come affermato da Bloomberg “una ripresa della crescita di posti di lavoro come detto dai funzionari della Fed sta dando ragione nel guardare oltre un rallentamento economico del primo trimestre. Allo stesso tempo, l’inflazione rimane sotto l’obiettivo e i banchieri centrali dicono che i tempi di un aumento dei tassi dipendono da come i dati economici si dispiegheranno in futuro”.

Ci attendiamo un movimento futuro ancora debole per la nostra valuta contro le altre, sia sterlina che dollaro, soprattutto se un accordo con la Grecia non dovesse essere trovato affatto.

Ovviamente ci auguriamo che le due parti possano riuscire a trovare un accordo che permetta di sbloccare la situazione.

Grecia: è emergenza uscita dalla zona euro

La Grecia potrebbe affrontare lo stato di emergenza dal 1° luglio se non si raggiungere un accordo con i creditori. A dirlo è Guenther Oettinger, Commissario UE della Germania.

Dobbiamo elaborare un piano “B” perché la Grecia potrebbe cadere in uno stato di emergenza” Oettinger ha detto. “Credo che la Commissione debba elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro, in caso di fallimento.”

Prima di oggi, il governo greco aveva fatto sapere che si erano fatti dei passi avanti.

Lunedì la Commissione europea è apparsa desiderosa di dimostrare che non c’erano richieste non irragionevoli e che non ci sono divari tra le loro richieste e le proposte della Grecia. I tagli proposti alle pensioni da Atene sono dello 0,04 per cento del PIL, ha detto l’Unione Europea, che sta invece facendo pressione per un taglio dell’1 per cento.

Le proposte greche hanno incluso nella lista anche un incremento delle tasse sulle piscine e sugli yacht, sulla TV e sul videoludico. Atene ha detto che, invece, non avrebbe aumentato le aliquote per i beni di base come le medicine, l’energia e il cibo.

Nel frattempo arrivano i primi giudizi verso la Grecia ed il comportamento dei suoi leader, che non vogliono accettare le richieste UE. Josef Kollar, vice presidente del comitato finanziario della Slovacchia, ha detto che “questa storia non può andare avanti per sempre. La politica non dovrebbe essere limitata alla correttezza, ma dovrebbe essere basata sulla realtà economica e, in realtà, la dracma sarebbe un salvataggio per la Grecia”.

La situazione diventa più difficile ogni giorno che passa per l’Europa e per l’Euro.

Cosa accadrebbe se veramente la Grecia dovesse uscire dalla zona euro?

Il paese potrebbe conoscere una certa ripresa economica grazie ad una dracma super-svalutata, attirerebbe investitori stranieri che potrebbero fare acquisti interessanti a prezzi davvero irrisori.

Tutto questo, nel giro di un paio di anni, potrebbe portare ad una forte crescita economica del paese (che tuttavia potrebbe non risentire molto del contraccolpo “uscita Euro” dato che il 75% del PIL è prodotto internamente e non dipende da altri paesi).

Se tutto questo fosse vero, l’euro si dimostrerebbe un fallimento mentre le monete nazionali tornerebbero in auge (sull’esempio greco). Questo significherebbe forse la vera fine per la nostra valuta, che invece nel breve periodo potrebbe anche beneficiare dell’uscita della Grecia, che oramai è una zavorra.

L’euro è volatile a causa della Grecia, attesa anche per la FED

L’euro è sceso fino ad ora nella giornata di oggi, toccando il minimo da quasi due settimane contro il franco svizzero, dopo gli sforzi, falliti durante il fine settimana, per porre fine ad una situazione di stallo tra la Grecia e i suoi creditori.

I colloqui di Domenica sono durati meno di un’ora, il che suggerisce che ci sono ancora differenze significative tra le parti. Le preoccupazioni che potrebbero lasciare la Grecia in default e costringere il paese a lasciare la zona euro ha sollevato i premi dei rendimenti dei titoli periferici al massimo da quasi sette mesi.

Riflettendo un po’ di nervosismo nel mercato valutario, il costo di copertura contro le forti oscillazioni del cambio euro / dollaro si trova ai massimi da tre mesi.

I dati Reuters hanno mostrato che la volatilità implicita (un indicatore di come si possono avere forti oscillazioni della valuta) ad un mese della coppia di valute euro / dollaro sono salite a un massimo da 3 anni e mezzo. Le inversioni di rischio, che misurano la domanda delle opzioni su una valuta, mostravano un aumento crescente verso la debolezza dell’euro.

La nostra valuta è scesa contro il franco svizzero, visto come rifugio sicuro, per toccare 1,0422 franchi, il dato più basso dal 3 giugno. Nei confronti del dollaro, l’euro è sceso dello 0,4 per cento a 1,1217 dollari, in ritirata dal massimo della scorsa settimana a 1,1387 dollari.

I negoziati tra la Grecia e i creditori sembrano essere in pasticcio e sono un fattore chiave per l’euro. La volatilità implicita è aumentata e, mentre la Fed è un fattore di rischio chiave anche questa settimana, l’euro continuerà ad essere guidato dai titoli greci.

I ministri delle finanze della zona euro potranno affrontare la questione quando si incontreranno giovedì, un funzionario del ministero delle finanze tedesco ha detto che il tempo sta per scadere per la Grecia. La debolezza dell’euro ha aiutato l’indice del dollaro ad aumentare dello 0,3 per cento a 95.25, tirandosi via da u minimo da un mese a 94,322. Il biglietto verde è dello 0,2 per cento più alto rispetto allo Yen a 123,58 ¥.

Nel frattempo i tori del dollaro sperano che la Federal Reserve offrirà un chiaro segnale sui tempi del primo rialzo dei tassi di interesse nell’incontro del 16-17 giugno. Tuttavia, con la possibilità di un periodo più prolungato di avversione al rischio, c’è bisogno di essere un po’ attenti al breve termine.

Dollaro in ribasso, l’australiano sale leggermente

Il dollaro è in ribasso nel commercio asiatico di venerdì, prendendosi una pausa dalla salita di questa settimana che lo ha portato ai livelli più alti rispetto allo yen dal 2002 sulle aspettative che la Federal Reserve statunitense potrebbe alzare i tassi di interesse quest’anno. Gli operatori di mercato hanno detto che la recente ascesa del dollaro ha preso alcuni investitori alla sprovvista e i loro sforzi per coprire le posizioni è stato tale da mantenere il dollaro sostenuto, anche con possibili rischi legati ai dati sui lavori degli Stati Uniti, previsti per la fine della prossima settimana.

L’attuale indebolimento dello yen è stato duro. Il Ministro delle Finanze Giapponese Taro Aso ha detto “Intendo vigilare attentamente sui movimenti del mercato”. Ma il ministro dell’Economia giapponese Akira Amari ha detto che il ritmo del calo dello yen non poteva necessariamente essere descritto come eccessivo. I dati giapponesi diffusi oggi hanno mostrato i prezzi al consumo saliti di poco e la spesa delle famiglie che è scesa inaspettatamente nel corso dell’anno ad aprile, mettendo in dubbio la visione positiva della Banca del Giappone relativamente ad una costante ripresa economica che potrebbe presto permettere al paese di raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2 per cento.

Nel corso dell’ultima riunione dei ministri del G7 a Dresda, il capo del Fondo monetario internazionale ha avvertito che la Grecia potrebbe uscire fuori della zona euro, frase che aggiunge altra preoccupazione sulla ripresa economica globale. L’euro ha toccato leggermente il suo valore massimo del giorno, anche se i segnali contrastanti sui progressi nei negoziati sulla Grecia hanno continuato a pesare sulla valuta comune.

Il governo della Grecia mira a raggiungere un accordo con i suoi creditori entro domenica (fra due giorni), frase che cancella i commenti da parte di alcuni funzionari della zona euro che hanno detto come un accordo sia tutt’altro che imminente. L’euro è stato scambiato a 1,0950 dollari, in lieve aumento e sopra la zona di minimo del mese a 1,0819 dollari.

Nel corso della seduta, le cifre di crescita degli USA hanno sottolineato come la fase di stallo del primo trimestre 2015 per l’economia a stelle e striscie possa essere finita.

Il dollaro australiano è stato circa dello 0,2 per cento in salita a 0,7663, non lontano dal minimo di sei settimane a 0,7618 dollari toccato nella sessione precedente. La Reserve Bank of Australia si riunirà martedì prossimo e dovrebbe tenere il tasso di riferimento stabile al 2 per cento.

L’euro in leggera ripresa, ma i rischi sono ancora alti

I tassi di cambio dell’euro contro la sterlina (EUR / GBP) e dell’euro contro il dollaro (EUR / USD) hanno visto dei movimenti interessanti nel corso delle ultime ore, dato che i timori sulla Grecia hanno continuato a pesare sulla moneta unica. L’Euro contro la sterlina (EUR / GBP) ha toccato un livello minimo in sessione a 0,7062. Con la riunione dei ministri delle finanze del G7 che si terrà questa settimana a Dresda, la pressione sull’UE e sulla Grecia aumenterà.

Gli Stati Uniti stanno rapidamente perdendo la pazienza con entrambe le parti e il segretario al Tesoro Jack Lew ha invitato a risolvere la crisi in fretta prima che sia fuori controllo e che abbia ulteriori impatti sui mercati globali. Sono stati fatti dei progressi, ma non abbastanza per risolvere tutta la situazione. Inoltre, c’è sempre un’altra scadenza che si avvicina. La situazione è pericolosa. Ognuno deve raddoppiare gli sforzi e trattare la prossima scadenza come l’ultima fino a che tutto questo non sarà risolto.

La Banca centrale europea nel frattempo ha lasciato limite di liquidità di emergenza della Grecia invariato al livello attuale di 80,2 miliardi di euro.

A pesare sull’euro è stato anche un rapporto che ha mostrato come i greci, a causa della preoccupazione della situazione, hanno ritirato dalle banche circa 300 milioni di euro solo ieri, sollevando delle preoccupazioni che i ritiri aumenteranno ancora di più mano a mano che ci si avvicina alla scadenza del 5 giugno. All’inizio della seduta, l’euro era riuscito a recuperare alcune delle perdite subite ieri, dato che i timori degli economisti sono stati facilitati dalla retorica da parte di Atene e Bruxelles che un accordo sarà raggiunto prima della scadenza del 5 giugno. Il governo greco ha detto che è sicuro che sarà in grado di rimborsare di 305 milioni di euro che deve al Fondo monetario internazionale proprio in quella data. I funzionari greci, intanto, devono riprendere i negoziati con Bruxelles e con i creditori già da oggi.

L’euro contro il dollaro (EUR / USD) ha invece toccato un livello minimo di sessione a 1,0862. Il dollaro americano ha continuato a ricevere il sostegno del rilascio dei dati per lo più positivi ancora ieri. Tali numeri hanno mostrato che gli investimenti delle imprese degli Stati Uniti sono in salita, così come i prezzi delle case e la fiducia dei consumatori. Le relazioni positive hanno aumentato la speculazione che la Federal Reserve potrebbe scegliere di iniziare ad alzare i tassi nel corso dell’anno.

Le ultime novità su azioni, commodities e valute

La maggior parte degli indici azionari sta commerciando in maniera moderatamente più elevata, a parte lo Shanghai (4375), che è ad un solido + 2,15%. Il potenziale Double Top che stavamo cercando nello Shanghai potrebbe essere in pericolo oggi. Dobbiamo vedere se la resistenza a 4400 tiene o no.

Il Nikkei (20036, + 0,74%) è in aumento e può avere come bersaglio 20.600 entro un paio di settimane. Il Dow (18.298,88, + 0,14%) può raccogliere le forze per colpire 18500 entro una settimana o due.

Il Dax (11.594,28, + 1,29%) è salito bene sul calo dell’euro, ma si trova di fronte ad una resistenza cruciale del canale discendente ai livelli attuali. Anche se può provare a salire verso 11.800, sembra meno rialzista del Nikkei e del Dow.

Il Nifty (8.373,65, + 1,35%) ha chiuso ben al di sopra di 8350 ieri e potrebbe vedere 8400-25 oggi.

L’oro (1.221,79) si è staccato dalla resistenza settimanale vicino a 1232 e mentre questo valore tiene potremmo vedere un calo verso 1215-1205 nel breve termine prima ancora di rimbalzare a testare di nuovo 1230. Anche l’argento (17.49) si è staccato dalla resistenza settimanale sotto 18,00 e può testare 17.30 oggi e domani. Nel breve termine sembra ribassista con i prossimi supporti vicino a 17.30 e 17.01. A meno che ci sia una rottura continua sopra 17.5, l’obiettivo superiore di 18,50 viene negato per ora.

Il WTI Crude (60.21) è venuto fuori dalla resistenza nei pressi di 61.75. Se questo vale possiamo vedere un leggero calo per poche sedute prima di riprendere il rally verso l’alto in direzione di 65,00. Il rapporto oro-WTI (20.28) sta testando la resistenza appena sopra i livelli attuali e mentre questo valore ancora tiene, possiamo aspettarci un tuffo verso 19,5-19,0 nel breve termine.

Il Brent (66.08) sembra rialzista ora e si trova in un chiaro trend rialzista a breve termine. Può commerciare nella regione 65,5-68,0 per qualche tempo. Il rapporto Brent-WTI (5,88) è anche fuori dalla resistenza e può scendere ad un livello inferiore verso 5,5-5,0. Il Rame (2,9060) sta ampiamente spaziato nella zona 2,90-2,95 e può continuare a rimanere così per ora. Ma mentre si trova al di sotto della resistenza vicino 2.95 potremmo vedere un certo consolidamento. Nessun movimento maggiore del previsto immediatamente.

Come previsto nelle valute, la maggior parte stanno vedendo delle correzioni rispetto al dollaro. L’euro (1,1295), la sterlina (1,5642), lo yen (120,02) e il dollaro australiano (0,7980) hanno perso terreno da ieri. Sono stati più o meno raggiunti gli obiettivi al ribasso di 1,13 sull’euro, 1,5650 sulla sterlina e 0,7950 sull’Aussie. L’Euro-Yen (135,53) si è tuffato da sotto la resistenza a 137.25 accennata ieri. Questo nonostante il rapporto dollaro-yen si muove verso 120.30, l’estremità superiore della sua immediata gamma di 119,00-120,30.

La sterlina ritraccia dopo che la BOE rallenta le previsioni

La sterlina ritraccia da un massimo di cinque mesi ieri dopo che il governatore della Banca d’Inghilterra ha dichiarato che la resistenza recente della valuta pregiudicherebbe la politica monetaria, con la banca centrale che ha abbassato le previsioni di crescita per la Gran Bretagna in una relazione trimestrale.

La BoE ha previsto, per l’economia del paese, una crescita del 2,5 per cento per il 2015, 0,4 punti percentuali meno rispetto alla proiezione del 2,9% che era stata fatta fatta nel mese di febbraio e più vicina a quella che la maggior parte delle altre previsioni economiche si aspettano.

Parlando ai giornalisti dopo che il rapporto è stato pubblicato, Mark Carney ha detto che è giusto considerare la forza della sterlina quando si proietta il sentiero dei tassi di interesse futuri. Gli investitori si aspettano che la BoE possa alzare i tassi nel mezzo del 2016, una moneta più forte potrebbe tenere sotto controllo l’inflazione e spingere indietro le aspettative di rialzo.

La sterlina è scesa a un minimo di 1,5635 dollari, in calo dello 0,1 per cento, allontanandosi dal massimo di cinque mesi a 1,5749 dollari colpito in precedenza.

Il rapporto di inflazione è stato più “dovish” rispetto a quello che i mercati si aspettavano, spingendo avanti una vendita importante della sterlina. La banca centrale ha evidenziato la sterlina forte come un vento contrario e ha sottolineato che è rilevante nel suo orizzonte politico, il quale, ancora una volta, è stato appesantito dalla sterlina.

L’euro, nel frattempo, ha tenuto sopra i guadagni attirando un divario di rendimento tra Bund e titoli del Tesoro USA, scivolando oltre i massimi precedenti dopo che i dati di crescita della zona euro sono stati inferiori alle aspettative. Il prodotto interno lordo nei paesi della zona è aumentato dello 0,4 per cento trimestre su trimestre nel periodo gennaio-marzo, facendo invece segnare un incremento del 1,0 per cento anno su anno.

Entrambi i dati sono stati sotto le previsioni che erano rispettivamente dello 0,5 per cento e del 1,1. In precedenza, i dati di crescita tedeschi avevano deluso e avevano compensato eventuali effetti positivi derivanti da un miglioramento dei dati francesi.

Con l’aumento dei rendimenti dei titoli sovrani tedeschi ad un ritmo più veloce rispetto a quelli degli Stati Uniti nei giorni scorsi, il divario tra i valori dei bund e dei titoli del Tesoro USA a 10 anni si è ridotto a circa 157 punti base, da 180 punti.

Per quanto riguarda il rapporto EUR/USD molto dipenderà dalle vendite al dettaglio americane nel corso della giornata, mentre i rendimenti statunitensi sono giunti al loro massimi, un buon numero che dovrebbe aiutare.

I bond USA in aumento, sale l’euro

I titoli di stato venduti oggi hanno spinto l’euro nettamente più in alto rispetto al dollaro. I titoli a dieci anni del Tesoro degli Stati Uniti, il punto di riferimento per gli oneri finanziari a livello mondiale, hanno colpito il loro valore più alto dall’inizio di dicembre, mentre i rendimenti dei bund tedeschi a 10 anni hanno aggiunto 12 punti base al loro valore, arrivato ora allo 0,71 per cento.

La volatilità dei mercati obbligazionari ha pesato sui titoli, aggiungendo ansia agli investitori sullo stato pericoloso delle finanze della Grecia. Le azioni in Europa e in Asia sono scese e ci si aspettava che Wall Street seguisse la scia.

La Grecia è un motivo di preoccupazione per il mercato. Quando una particolare asset class passa attraverso periodi di estrema volatilità in un breve lasso di tempo, le persone sentono pressione e maggiori rischi.

Meno di un mese fa i rendimenti tedeschi a 10 anni hanno colpito un minimo record dello 0,05 per cento. I commercianti cercano ancora di spiegare il recente aumento dei rendimenti tra un aumento delle aspettative di inflazione, i prezzi del petrolio e la limitata liquidità causata dagli acquisti della BCE e molti sono usciti da un trade affollato.

E’ chiaro che il mercato non si è stabilizzato. Prima che la vendita possa iniziare la percezione comune era una bassa volatilità. Ora gli investitori sono più cauti, chiedono un premio per la volatilità vista di recente.

I rendimenti tedeschi sono saliti a 1,1265 dollari dopo essere caduti vicino al minimo  di 1,1131 ieri dollari nel commercio asiatico. In rialzo dello 0.9 per cento anche EURJPY a135,02. L’indice del dollaro, che valuta il dollaro contro un paniere delle principali valute, è sceso dello 0,7 per cento. Lo yen è stato in salita dello 0,2 per cento arrivando a 119,88 per un dollaro.

Negli Usa i rendimenti a 10 anni, che sono stati guidati ad un livello superiore nelle ultime settimane dai Bund tedeschi, si trovano al livello più alto dalla fine di novembre.

I rendimenti elevati degli Stati Uniti significano maggiori costi di finanziamento delle imprese e la cosa potrebbe colpire le azioni in tutto il mondo.

Gli investitori sono anche preoccupati del fatto che il debito della Grecia potrebbe far esaurire le scorte di denaro contante. Nella zona euro i ministri delle finanze, che si sono incontrati ieri, hanno riconosciuto i progressi nei colloqui tra la Grecia e i suoi creditori, ma hanno detto che c’è bisogno di ancora più lavoro per chiudere l’affare.

I prezzi del petrolio, in crescita di oltre il 50 per cento dai minimi di gennaio, sono saliti ulteriormente.

La sterlina potrebbe essere il nuovo dollaro

La sterlina potrebbe essere sul punto di salire contro l’euro e contro le altre valute importanti visto che eredita la forza impressionante del dollaro. Un tasso di 1,45 GBP/USD è previsto entro marzo 2016. Il rally della sterlina alla conversione del tasso di cambio contro l’euro ha caratterizzato la fine del 2014 e si è conclusa, mentre le perdite contro il dollaro statunitense sono viste come una discreta correzione.

Tuttavia, una nuova previsione di cambio per il resto del 2015 e del 2016 suggerisce che la sterlina potrebbe infine essere la moneta da battere. Il tasso di cambio sterlina euro è attualmente considerato a 1,3492, il punto più basso fin dall’inizio di febbraio. Il tasso di cambio sterlina dollaro è nel frattempo a 1,5187, un solido miglioramento dai minimi visti a 1,4566 nel mese di aprile.

Senza dubbio, i commercianti saranno optando per rimanere lontano dalla sterlina al momento attuale a causa dei rischi politici. Citiamo l’incertezza politica e il rallentamento dei dati come due fattori che per primi spiegano mostrano un sentimento speculativo quasi universalmente ribassista sul GBP. Tuttavia, “pensiamo che ci stiamo avvicinando ad un punto cardine che rende la moneta più attraente”.

Gli analisti hanno citato i progressi contro l’euro ed il dollaro canadese come due aree in cui gli speculatori potrebbero bloccare i profitti. Gli attuali movimenti laterali nel commercio della sterlina britannica potrebbero tuttavia ancora eseguire ulteriormente, in particolare sull’incertezza che circonda il paesaggio e i dati dei comunicati politici.

Nella seconda metà dell’anno, una volta che abbiamo superato l’incertezza a breve termine, vorremmo guardare alla sterlina GBP come il “prossimo USD “dopo un sostanziale apprezzamento della valuta USA dalla metà dello scorso anno, dato che vediamo la BoE come la prossima grande banca centrale ad alzare i tassi.

Il rally del dollaro è stato uno dei più forti e più spettacolari che abbiamo visto di recente sui mercati valutari globali da qualche tempo. Vediamo potenzialità per dei grandi guadagni contro alcune delle altre monete europee, come EUR, NOK, SEK anche perché il resto d’Europa si concentra sulla corsa al ribasso per i tassi.

La chiave per la prospettiva della sterlina è la Banca d’Inghilterra (BoE) e la sua intenzione di alzare i tassi di interesse. Con una buona parte delle economie avanzate che stanno cercando di tagliare i tassi, la BoE si distingue con un possibile rialzo.

Questo crea un vantaggio di rendimento che potrebbe far salire il valore della sterlina inglese.

AUD/USD, ecco come fare trading su questa coppia di valute

La coppia di valute dollaro australiano / dollaro USA (AUD / USD) è di solito influenzata da una serie di eventi che si verificheranno a breve termine e saranno legati alle banche centrali:

  1. in Australia la Bank of Australia ha tagliato i tassi dal 2,25% al ​​2%, come previsto
  2. negli Stati Uniti la situazione continua ad essere ancora difficile, con la Federal Reserve che non alzerà i tassi di interesse fino a quando l’inflazione non sarà pari al 2% al fine di raggiungere la stabilità di crescita e dell’occupazione economica, quindi, c’è l’incertezza su quando si inizieranno ad aumentare i tassi

Guardando gli ultimi dati, il dollaro australiano è stato sostenuto nei confronti del dollaro dopo che l’indice di fiducia dei consumatori è aumentato da zero al 3% da febbraio a marzo, mentre l’indice NAB è salito dal 2% al 6 %. D’altra parte, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato che le vendite il mese scorso sono aumentate dello 0,9%. Tuttavia, le vendite al dettaglio degli Stati Uniti sono diminuite dello 0,5% nel mese di febbraio. Inoltre, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,2% in marzo.

AUD / USD continua la sua tendenza al ribasso a lungo termine, un trend che è iniziato ai primi di luglio 2014, l’apprezzamento che sta soffrendo il dollaro come valuta degli Stati Uniti è stato sostenuto dalle aspettative di un aumento dei tassi nei prossimi mesi. Dall’inizio del 2015, la coppia ha consolidato tra i livelli di 0,79 e 0,7548, dove ha raggiunto il minimo di 5 anni a 0,75324. Durante la giornata di ieri, il dollaro australiano è sceso di oltre 200 pips a causa dei dati del commercio molto poveri provenienti dalla Cina, dato che l’Australia dipende molto dal gigante asiatico per le sue esportazioni. Tuttavia, durante la giornata di oggi, la coppia sembra essere in recupero dalle discese subite ed è scambiata oggi al di sopra del prezzo di apertura della sessione.

Guardando il grafico giornaliero, il valore del RSI è 43, sotto l’area di neutralità a 50, l’indicatore ATR è a 85 e riflette una volatilità inferiore rispetto a quella registrata a fine marzo. Da parte sua, l’indicatore MACD ha un valore negativo ed è inferiore alla linea di segnale.

Quale strategia applicare in questi giorni ad AUD / USD?

In un contesto in cui i dati macroeconomici tendono a migliorare, la coppia può continuare a scendere e cercare sostegno a 0,75. Pertanto, la strategia continuerà ad essere un posizionamento a breve, dove metteremo il nostro stop loss ad un valore pari a due volte l’indicatore ATR, che sarebbe di circa circa 170 pips, ponendolo a 0,7690.