Cambio storico valute: Euro-Dollaro dal 1999 al 2016

Il rapporto di cambio tra euro e dollaro nasce il 1° gennaio 1999, 3 anni prima dell’arrivo della moneta unica nelle tasche delle persone di mezza Europa. Al 1999 sono state segnate, infatti, le prime transazioni tra le neonata euro e il più “anziano” dollaro americano, la prima valuta al mondo. Si trattava esclusivamente di transazioni bancarie e finanziarie, che tuttavia valgono per la storia e faranno segnare, nel prossimo anno, il 18° anno di vita di questo rapporto di cambio che, oggi, è il più scambiato in assoluto al mondo.

Il tasso di cambio iniziale per questo rapporto di valute si attesta su un valore di 1,1667, dunque per acquistare un euro erano necessari poco meno di 1,17 dollari americani.

Nel corso del tempo, come è ovvio che sia, in virtù dei tassi di cambio flottanti, il valore di questo rapporto di cambio è molto cambiato, toccando un minimo di 0,83 dollari nel 2000 ed un massimo di poco superiore a 1,60 dollari nel 2008, in piena crisi post Lehman Brothers, che in quell’epoca colpì prevalentemente gli Stati Uniti prima di spostarsi, qualche anno dopo, anche nel vecchio continente.

Ecco alcune delle tappe più importanti del valore di questo rapporto di cambio.

  • Esordio, 1° gennaio 1999, 1,1667;
  • minimo storico, 26 ottobre 2000, 0,8230;
  • entrata in circolazione, 1° gennaio 2002, 0,8813;
  • massimo storico, 15 luglio 2008, 1,5990

Ecco, invece, i valori massimi e minimi toccati da questo rapporto di cambio nel corso degli anni:

  • 1999, massimo 1,1909 – minimo 0.9986;
  • 2000, massimo 1,0416 – minimo 0.8225;
  • 2001, massimo 0.9597 – minimo 0.8344;
  • 2002, massimo 1,0507 – minimo 0.8560;
  • 2003, massimo 1,2649 – minimo 1,0332;
  • 2004, massimo 1,3668 – minimo 1,1759;
  • 2005, massimo 1.3582 – minimo 1,1638;
  • 2006, massimo 1,3367 – minimo 1,1798;
  • 2007, massimo 1,4966 – minimo 1,2864;
  • 2008, massimo 1,6038 – minimo 1,2328;
  • 2009, massimo 1,5144 – minimo 1,2455;
  • 2010, massimo 1.4582 – minimo 1,1875;
  • 2011, massimo 1,4939 – minimo 1,2856;
  • 2012, massimo 1,3486 – minimo 1,2335;
  • 2013, massimo 1,3892 – minimo 1,2745;
  • 2014, massimo 1,3992 – minimo 1,2095;
  • 2015, massimo 1,2110 – minimo 1,0538.

Abbiamo visto un notevole cambiamento nel corso degli anni del prezzo di questa coppia di valute, in maniera particolare legato all’andamento della situazione economica delle due potenze.

Lo scoppio della crisi mondiale causata dai mutui subprime, l’arrivo delle difficoltà economiche in Europa, che hanno portato alla quasi uscita della Grecia dall’Unione Europea, ora il timore del Brexit, che farebbe entrare il mondo in un tunnel “oscuro”, in quanto mai prima d’ora un’economia aveva lasciato l’UE (né in maniera volontaria che involontaria), le decisioni delle banche centrali (FED e BCE) che sono in grado di influenzare in maniera notevole l’andamento dei prezzi di queste due valute l’unica nei confronti degli altri.

Sono tante le notizie economiche e macroeconomiche a cui bisogna stare attenti per poter investire nel cambio euro dollaro, che si conferma tuttavia come uno dei più interessanti e proficui.

L’alta volatilità del tasso di cambio, soprattutto in particolari condizioni di mercato, e la liquidità che lo contraddistingue (euro dollaro è la prima coppia di valute al mondo da questo punto di vista) sono le prime due componenti che contraddistinguono questa coppia di valute rispetto alle altre.

Tra tutte le major, ovvero le coppie di valute più importanti, possiamo dire senza ombra di dubbio che questa è “la” major in assoluto.

Previsioni Euro Dollaro: andamento delle valute per il 2016 e 2017

Euro dollaro è indubbiamente la coppia di valute più tradata in assoluto: entrambe le parti di questa coppia sono molto amate dagli investitori, con il dollaro che rappresenta la valuta più scambiata in assoluto al mondo e l’euro che si attesta al secondo posto di questa particolare classifica.

Quando si parla di rapporto di cambio, per chi investe, è fondamentale avere un’idea di medio / lungo termine relativamente all’andamento dei prezzi di una data coppia di valute, anche per sapere come impostare una strategia che possa essere profittevole.

Detto questo, che previsioni ci sono per i prezzi dell’eurodollaro per quest’anno e l’anno prossimo?

Torniamo indietro un attimo al 2014, quando la coppia di valute ha iniziato un calo che sembra essersi arrestato alla fine dello scorso anno. Dopo il rimbalzo in questione, e la divergenza delle politiche monetarie tra FED (Banca centrale degli Stati Uniti) e BCE (Banca centrale dell’Europa), il 2016 potrebbe mettere in mostra un ulteriore calo per questa coppia.

C’è anche chi parla di possibile parità, ma fino a che si arrivi a quel punto, se mai accadrà, potrebbero essere necessari dei mesi.

BCE vs FED

E’ il primo, importante, confronto che bisogna fare quando si cerca un movimento per queste due valute.

La Banca Centrale Europea è in procinto di apportare degli interventi che possano “alleggerire” la situazione economica del vecchio continente, in forte crisi. Draghi ha immesso liquidità sul mercato qualche mese fa e ha detto che continuerà a farlo se dovesse esserci bisogno ancora nel prossimo futuro. Il QE attuale continuerà fino alla fine di marzo 2017 e alcuni dicono che potrebbe continuare ancora dopo.

La Federal Reserve, invece, ha alzato i tassi di interesse qualche mese fa, anche se solo dello 0,25%. Janet Yellen, di recente, ha rimesso in piedi una politica più calma, mirata a guardare quello che accade nel mondo.

Due sono gli eventi che influenzeranno fortemente queste due valute: il primo è il Brexit, ovvero la possibile uscita del Regno Unito dall’UE, ma per saperne di più dovremo attendere il referendum del 23 giugno. Il secondo è l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America, prevista per novembre, dove la crescita dei consensi da parte di Donald Trump sta creando non poche preoccupazioni.

USA vs Europa

Dal punto di vista dell’economia, invece, negli Stati Uniti le cose sembrano aver cominciato a girare meglio, con la disoccupazione in calo e i numeri in salita. Al contrario, nell’Eurozona le cose sono ancora complesse, difficili, con i primi segnali scoraggianti in termini di ripresa che potrebbero riflettersi anche sul cambio di questo rapporto di valute.

Cosa attendersi nel medio / lungo periodo?

E’ difficile da dire, ma sicuramente il trend decrescente per questa coppia di valute potrebbe essere un’opzione da non dimenticare. Il trend negativo, iniziato nel luglio 2008, ha toccato dei minimi lo scorso dicembre 2015. Forti rimbalzi sembrano difficili ad oggi, anche in considerazione delle economie e dei comportamenti delle due banche centrali in questione.

In ogni caso, le opportunità per chi investe potrebbero essere interessanti, tutto sta a saper leggere ed interpretare i segnali che ci arriveranno dal mercato.

Investimenti: conviene investire in dollari quando l’euro scende?

L’investimento in valute è uno dei più interessanti che si possa fare, in assoluto. Potenzialmente è in grado di far guadagnare notevoli somme di denaro, è importante tenere presente un concetto “sempre verde”: per guadagnare con il forex è fondamentale scegliere solo le valute più importanti, quelle più famose come il dollaro e l’euro.

La motivazione è semplice: essendo molto scambiate, esse hanno un livello di liquidità elevato e garantiscono migliori e più frequenti opportunità di guadagno.

A proposito di dollaro ed euro, le due valute più scambiate al mondo, in che maniera si comportano queste due “antagoniste” l’una contro l’altra? La domanda che ci si pone è: conviene investire in dollari se l’euro scende?

La risposta generale è “si”, anche semplicemente in considerazione del fatto che, mettendo a paragone il “buck” (uno dei nomi con i quali è conosciuto il dollaro americano) e l’euro come coppia di valute, il concetto basilare è che se una scende, l’altra sale.

Ma che cosa fare quando l’euro scende?

Quali sono i migliori investimenti da considerare? Il dollaro rientra in questa lista?

Tutto dipende dalle motivazioni che hanno portato la nostra valuta a perdere valore. In linea generale è possibile dire che se la spiegazione è importante e dagli effetti potenzialmente duraturi, come un intervento da parte della BCE, magari per una nuova immissione di denaro nel mercato, allora si può pensare di valutare un acquisto di dollari (o di altre valute come lo yen giapponese o la sterlina britannica) contro l’euro.

Se il calo dell’euro è, invece, solo temporaneo, e magari dipende da un ritracciamento in fase di trend ascendente, allora prima di investire contro la nostra valuta conviene valutare attentamente la situazione del mercato.

In linea generale si può affermare dire che, guardando anche ai vari movimenti dell’eurodollaro nel corso degli ultimi mesi, la valuta americana è temporaneamente più forte della nostra valuta. Il punto focale della questione riguarda la crisi economica anche da un punto di vista temporale: poiché tutto è cominciato proprio dal paese a stelle e strisce, è normale che la crisi si è scatenata prima oltreoceano, poi mano a mano si è allargata al resto del mondo.

Ora è il momento dell’Europa di affrontare diversi problemi economici, legati in maniera particolare sia al fatto che al vecchio continente manca una guida politica unita, sia che si possono vedere tre gruppi di paesi: quelli che sostengono l’economia perché sono più forti (Germania e Francia in primis), quelli che sono fortemente in crisi (Grecia) e quelli che si trovano nel mezzo (Spagna e Italia) e che rappresentano un peso ma potrebbero essere una forte spinta. Questo porta ad una forte indecisione da parte dei mercati su quale sarà il futuro europeo in termini economici.

A tutti questi discorsi si può aggiungere anche il recente problema dell’immigrazione, che l’Europa sta cercando di fronteggiare (fino ad ora senza grandi successi). Si è parlato anche di chiudere Schengen, ma come da più parti si è ripetuto, senza la libera circolazione delle persone, anche quella dei capitali è a rischio, e questo non è certamente positivo per il vecchio continente.

Insomma, per la zona euro e l’euro in generale ci sono diversi problemi da affrontare, tutto questo potrebbe favorire la salita del dollaro (tanto che alcuni pensano che il 2016 sia l’anno della parità di cambio) e delle altre valute.

Forex euro dollaro: da cosa dipende il cambio?

Le quotazioni nel forex: ecco cosa fa muovere il cambio euro/dollaro

Le negoziazioni nel mercato del forex riguardano l’acquisto o la vendita di monete, mentre le quotazioni sono i relativi prezzi con cui si aprono o si chiudono queste operazioni d’investimento. La quotazione dell’euro rispetto al dollaro americano (in simboli: EUR/USD) rappresenta quindi il cambio tra le monete dei due paesi ed esprime in termini monetari quanti dollari servono per comprare 1 euro. Si tratta di un valore che nel mercato del forex è soggetto a continui cambiamenti la cui direzione dipende da numerosi fattori e per questo non è sempre facile da prevedere.

 

Anche nel forex vale la regola della domanda e dell’offerta

In generale se l’economia di un paesa va bene, nel forex si registrerà una maggiore richiesta della sua moneta. Più una moneta è richiesta, più la sua quotazione aumenta. Insomma, così come avviene per tutte le merci trattate su un mercato libero, anche le monete hanno un valore che cambia a seconda della domanda e dell’offerta.

La quotazione ell’euro rispetto al dollaro, quindi, riflette lo stato di salute delle rispettive economie, le politiche dei Governi e le scelte di politica monetaria da parte delle Banche centrali. Per esempio, se tra gli investitori c’è preoccupazione per il tasso di disoccupazione in Europa, è altrettanto probabile che sul mercato si registrerà un calo dell’euro rispetto al dollaro.

Altre volte, invece, i valori delle monete possono essere legate al “sentiment” dei mercati, cioé all’euforia o al panico generalizzato che si diffonde tra gli investitori in seguito a fatti traumatici esterni: se l’Europa malauguratamente fosse teatro di un attacco terroristico, di un disastro naturale o di un conflitto armato, si potrebbe registrare un duro colpo alla sua economia con un riflesso negativo anche sul valore della sua moneta, facendo così calare il cambio eur/usd.

Forex euro dollaro: le variabili che influenzano il cambio

I fattori macroeconomici che incidono sul cambio euro/dollaro

Sono diversi i fattori macroeconomici che incidono sul cambio euro dollaro. Uno dei più importanti è il tasso di interesse nei due paesi. Un maggior aumento del costo del denaro da parte della banca centrale europea (BCE) rispetto alla Federal Reserve comporta un rendimento più alto sui depositi bancari europei. In altre parole, conviene di più depositare capitali in Europa, sicché si avrà una maggiore richiesta di euro e quindi ancora una volta un incremento del suo valore.

Altro fattore importantissimo: il rapporto import-export tra i due paesi. Se, per esempio, le prospettive del commercio mondiale fanno prevedere un aumento delle esportazioni di prodotti europei verso gli Stati Uniti, è molto probabile che sul mercato del forex si registri una maggiore richiesta di euro (per pagare quei prodotti) spingendo così la quotazione euro/usd verso l’alto.

Il potere di acquisto di una moneta è un altro degli elementi che incide maggiormente sul cambio euro/dollaro. Se l’inflazione in Europa è più alta rispetto a quella americana significa che i prodotti europei saranno mediamente più costosi e quindi meno richiesti sul mercato estero. Ancora una volta, vale la regola domanda-offerta: meno richiesta di prodotti in euro uguale minor valore della stessa moneta.

Il deficit e l’indebitamento sono altri elementi che possono causare una caduta delle quotazioni. Se alcuni paesi europei spendono più di quello che incassano dalle tasse, il deficit ogni anno andrà a gonfiare il debito aumentando così il rischio default (il rischio cioè che quegli stessi paesi non riescano a soddisfare i propri creditori). In questi casi, gli investitori che hanno titoli del debito in euro tenteranno di disfarsene a prezzi anche stracciati, causando una caduta dell’euro rispetto al dollaro.

A questi fattori bisogna aggiungere il ruolo della speculazione, cioè gli acquisti di euro o di dollari sul mercato dettati da motivi di profitto senza che questi rispecchino una reale situazione dell’economia.

 

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USD in calo, l’economia a stelle e strisce rallenta

Il rimbalzo correttivo del dollaro è nuovamente sbiadito durante la notte, lasciando la moneta ad un valore più basso nelle prime ore di oggi, in un altro accenno alla recente puntata rialzista che, per ora, è ferma. I deludenti dati economici di ieri, sulla scia della della scorsa settimana dovish da parte della Federal Reserve, hanno fatto scendere l’indice del dollaro. Il calo di tale indice è stato registrato a 96,875, da un massimo di 97,381. L’indice è tornato vicino a un minimo di tre settimane a 96,387. All’inizio di questo mese ha scalato un valore massimo di 12 anni a 100,390.

I dati hanno mostrato che la spesa per i beni durevoli degli Stati Uniti è scesa per il sesto mese consecutivo nel mese di febbraio, nuovi elementi di prova che la crescita economica ha rallentato bruscamente nei primi mesi dell’anno, in parte a causa del maltempo. Con una lettura scomoda per i tori del dollaro, il presidente della FED di Chicago Charles Evans si è detto preoccupato “della chiara pressione disinflazionistica” del dollaro.

Evans ha detto che la cosa potrebbe rendere ancora più difficile per la Fed raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2 per cento, aggiungendo non vi è “alcun motivo valido” di aumentare i tassi di interesse in fretta. Egli ha esortato un ritardo dei rialzi dei tassi fino alla prima metà del prossimo anno.

Con il dollaro frenato, l’euro si è trovata attorno al valore di 1,1000 dollari di nuovo. E’ stata a 1,0972 dollari, ben lontano dal minimo di 12 anni a 1,0457 dollari. Si ritiene che l’attuale correzione potrebbe estendersi ad un valore superiore (fino a 1,1180), ma il trend ribassista di lungo periodo è ancora intatto. Contro lo yen, il dollaro è arrivato ad un soffio dal minimo di un mese a 119,22 toccato martedì. Ha raggiunto 119.23 prima di far vedere una piccola ripresa a 119,47. Al contrario, l’euro ha confermato una ripresa modesta contro la sua controparte giapponese a 131.09, rimanendo ben lontano da un calo a 126,915 toccato il 13 marzo.

Le valute commodity non sono riuscite a capitalizzare il biglietto verde più morbido, con l’australiano, il neozelandese e la valuta canadese che hanno perso un po’ di terreno. Il dollaro australiano è sceso a 0,7847 dollari, più lontano dal massimo di due mesi a 0,7939 dollari. Esso non è stato aiutato né dai prezzi delle materie prime volatili e né dalle preoccupazioni per il rallentamento della crescita nel paese cinese, il più grande partner commerciale dell’Australia.

Le macro-classi degli scambi in valuta

Esistono diverse strategie valutarie, ognuna delle quali punta a cogliere in diverso modo le opportunità disponibili sul mercato valutario.
In questa sede, si vuole affrontare un discorso più generale sulle strategie che ogni investitore alle prime armi nel Forex è bene che conosca; a tal fine, si opererà una classificazione delle strategie conseguibili sulla base delle motivazioni che spingono gli operatori del Forex ad investire in tale segmento del mercato finanziario globale.

Le operazioni di hedging o copertura

Uno dei motivi principali di scambio delle valute nel mondo è l’intento di copertura. In base a questo intento, gli operatori desiderano ridurre il rischio di riportare perdite monetarie a seguito di variazioni sfavorevoli nel tasso di cambio in cui risulta denominata la propria attività/passività finanziaria. Questo rischio risulta particolarmente evidente per tutte quelle imprese che vendono beni e servizi all’estero e che vengono pagate nella moneta del Paese con il quale intrattengono i propri rapporti commerciali. Al fine di mitigare il rischio di fluttuazioni sfavorevoli del cambio risulta pertanto fondamentale l’esigenza per questi operatori di interfacciarsi su questo particolare mercato.
A volte, invece, i traders sul mercato delle valute coprono le proprie esposizioni in valuta per guadagnare il più possibile dai loro investimenti. Un gestore di fondi, può per esempio decidere di coprirsi dal rischio che i propri titoli denominati in yen possano avere una sottoperformance nel rendimento atteso a causa di oscillazioni negative del tasso di cambio e, per tale motivo, avrà necessità di neutralizzare il proprio portafoglio da variazioni valutarie. Operazioni di questo tipo rappresentano una parte considerevole del fatturato giornaliero registrato sul Forex.

La predominanza di traders speculativi sul Forex

La maggior parte delle transazioni che avvengono in tale mercato, però, appartengono di gran lunga alla categoria degli investimenti speculativi. Gli speculatori del Forex sono coloro che acquisteranno o venderanno una valuta nei confronti di un’altra, sulla base delle proprie aspettative in merito al futuro movimento del tasso di cambio; essi, sono operatori che prenderanno una specifica posizione a fronte del rischio di riportare delle perdite nel caso in cui le proprie aspettative venissero disattese. All’interno di questa categoria si trovano molte banche commerciali, hedge fund, fondi pensione e banche di investimento. La maggior parte di queste transazioni avviene all’interno di un gruppo di coppie di valute, quelle più liquide e attivamente scambiate. Coloro che scambiano con un intento meramente speculativo hanno bisogno di formulare in maniera abbastanza chiara e precisa le caratteristiche di ciascuna delle valute coinvolte, nonché i fattori determinanti che spingono i cross in una direzione piuttosto che in un’altra.

La categoria degli arbitraggisti di mercato

Occorre menzionare un’ulteriore tipologia di scambio, intrapresa per poter beneficiare dei temporanei disallineamenti nei prezzi delle valute e conseguire così un profitto a fronte di un rischio sostenuto nullo. Nella realtà queste operazioni sono difficili da catturare perché, in genere, le discrepanze nelle quotazioni durano pochissimo, in quanto su mercati efficienti la concorrenza tra diversi operatori spingerà queste piccole finestre di profitto potenziale a chiudersi altrettanto rapidamente. E’ pertanto evidente che, anche qualora si riescano a cogliere queste opportunità, le differenze nei prezzi sono talmente piccole da rendere pressoché vana questa ricerca di profitti, a meno che non si disponga di un notevole ammontare da investire.

Le operazioni di “carry trade”

Tra le transazioni che correntemente vengono aperte in valuta vi sono anche le transazioni di “carry trade”. Si tratta di quelle operazioni meramente speculative, poste in essere tipicamente da grandi banche d’affari, che consistono nel prendere a prestito denaro nella valuta di un Paese che gode di bassi tassi d’interesse per poter poi investire la somma nelle attività più remunerative di altri Paesi con tassi d’interesse più elevati. Presupposti necessari per questa pratica utilitaristica sono che vi sia una bassa volatilità nel mercato delle valute dei Paesi coinvolti e che quindi si possa contare su una certa stabilità del valore delle monete nel tempo e dei rendimenti garantiti dalle attività finanziarie oggetto d’investimento. Infatti, nei periodi maggiormente volatili le ampie fluttuazioni nei valori fondamentali possono andare ad erodere i guadagni potenziali del carry trade.

Le analisi sui cambi contro USD e oro per il meeting della Fed

E’ uno dei market movers più attesi dagli operatori: il meeting della Federal Reserve. Questa sera alle 19, l’annuncio sui tassi e sull’acquisto di asset (si prevede un’ulteriore riduzione di 10 miliardi di dollari) e soprattutto alle 19.30, la conferenza stampa della Yellen. Nella video analisi di oggi, i livelli grafici da seguire questa sera sui cambi più importanti del mercato delle valute e sull’oro.

Gbp/Sek: Riksbank lascia i tassi invariati, cambio in salita

Sessione in rialzo per il cambio tra la sterlina britannica e la corona svedese, salito fino a 10,75. Oggi si è tenuto il Consiglio Direttivo della Riksbank ovvero la banca centrale svedese che ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati allo 0,75%. Il basso livello dell’inflazione ha convinto i policy makers scandinavi a lasciare la politica monetaria accomodante nonostante un forte aumento del debito privato (boom dei prestiti al consumo e per l’acquisto di immobili). Le autorità monetarie hanno fatto sapere che il costo del denaro non verrà rialzato almeno fino al 2015 proprio per permettere all’inflazione di risalire verso il target del 2%.

L’indice dei prezzi al consumo ha mostrato un incremento dello 0,1% a dicembre su base annuale ed è previsto salire allo 0,6% nel 2014 e al 2,5% nel 2015 (secondo le prospettive della Riksbank). L’istituto centrale di Stoccolma ritiene inoltre che con la “stance” accomodante il PIL possa registrare nel 2014 una crescita del 2,4% (precedente lettura +2,5%).

L’atteggiamento accomodante della Riksbank inevitabilmente puo’ indebolire la corona svedese anche nelle prossime sedute. Bisogna poi sottolineare la forza della sterlina britannica nelle ultime giornate dopo le decisioni del governatore della BoE Mark Carney sulle forward guidance e sul rialzo delle stime sulla crescita del PIL nel 2014 (dal +2,8% al +3,4%). Crediamo che tra le principali banche centrali la BoE sarà tra le prime a rialzare i tassi d’interesse (al momento allo 0,50%).

Dal punto di vista tecnico dopo la forte accelerazione rialzista di ieri il cambio ha mostrato marcate oscillazioni. Il cross sembra intenzionato a testare nuovamente il limite superiore della fascia orizzontale che si è delineata negli ultimi 3 mesi in area 10,82.

L’eventuale superamento della suddetta resistenza statica sarebbe da considerare come un forte segnale di forza, creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 11, proiezione dell’ampiezza del canale laterale, e 11,20. Tali prospettive grafiche rialziste verrebbero, invece, annullate con il cedimento del supporto situato a 10,55 circa, preludio a una possibile flessione verso i sostegni posizionati a 10,30 e 10,20.
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Forex e oro: performance 2013 dei maggiori cambi e del metallo giallo

L’euro chiude il 2013 con un guadagno del 4% sul dollaro, bene anche la sterlina. Lo yen e l’australiano sono le valute con la perdita maggiore. Cade l’oro dopo 12 anni consecutivi con il segno positivo.

Protezione Dalle Variazioni Dei Tassi Di Cambio

Nei precedenti articoli abbiamo visto come attraverso le currency options si possa migliorare la nostra operatività sul mercato valutario, potendo incrementare i profitti sulle posizioni esistenti oppure cercando di speculare anche su movimenti non direzionali delle valute.

Dobbiamo però ricordarci che le opzioni ci consentono anche attività di hedging, ovvero possiamo coprirci da un eventuale rischio di cambio. Dunque, immaginando variazioni inattese del tasso di cambio, chi sottoscrive un’opzione call significa che possiede una posizione per la quale assume una perdita in caso di un movimento rialzista nel tasso di cambio della valuta detenuta, pertanto con l’assunzione di una call si mitiga il rischio e quindi le perdite dovute da un rialzo della coppia di valute posseduta.

Esattamente al contrario chi sottoscrive un’opzione put significa che possiede una posizione per la quale assume una perdita in caso di un movimento ribassista nel tasso di cambio della valuta detenuta, pertanto con l’assunzione di una put si mitiga il rischio e quindi le perdite dovute da un ribasso della coppia di valute posseduta.

Quindi nel caso in cui siamo in possesso di posizioni sul mercato Forex, oppure svolgiamo un’attività lavorativa con l’estero come nel caso di un’impresa che esporta i propri prodotti all’estero, potremmo comportarci nel seguente modo:
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ad esempio nel momento di stipula del contratto dell’impresa oppure quando si assume una posizione sul Forex la quotazione Euro/Dollaro è di 1.37; l’impresa/investitore può decidere di comprare un’opzione put che conferisce il diritto, alla scadenza dell’opzione, di vendere una certa quantità di dollari ad esempio al cambio di 1.38.
Il premio pagato ad esempio potrà essere pari al 5% del prezzo spot, quindi otteniamo un ipotetico pagamento di: 0,05 * 1.37 = 6.85 €/$

Ipotizziamo che alla scadenza la currency option sia ATM (at the money), cioè abbiamo un prezzo di esercizio pari al cambio, quindi 1.38. In tal caso risulta indifferente esercitare o meno l’opzione, in quanto la crescita del tasso di cambio da 1.37 a 1.38 ha portato dei benefici, e l’unica perdita che dobbiamo sostenere è data dal premio pagato per comprare l’opzione put, sottoscritta solamente al fine di proteggerci da una discesa del cambio.

supponendo invece che alla scadenza dell’opzione il cambio sia ITM (in the money), cioè abbiamo un prezzo di esercizio maggiore del cambio, l’ impresa/investitore eserciterà l’opzione aprendo la strada a due possibili scenari:

1) l’ €/$ ha un valore superiore della differenza tra il prezzo di esercizio e il premio pagato ( 1.37 – 0,0685= 1.3015), per esempio 1.32. Se in questo caso esercitassimo l’opzione sosterremmo una perdita pari a (1.38 – 1.32) – 0,0685 = -0,0085 €/$.
2) il cambio è minore di 1.3015, ad esempio 1.29. In questo caso esercitando l’opzione otteniamo: (1.38 – 1.29) – 0,0685 = 0,0215 €/$ ; quindi registreremo un profitto.

⁃ invece nel caso in cui alla scadenza dell’opzione il cambio sia superiore ad 1.38 avremo una currency option OTM ( out of the money), ovviamente in questa situazione non andremo ad esercitare l’opzione e si prospettano due scenari:

1) l’EUR/USD è maggiore di 1.38, però il cambio rimane inferiore ad 1.38 + il premio pagato per l’acquisto dell’opzione, per esempio 1.385. Vendendo la valuta sul mercato otteniamo un profitto di 1.38 – 1.37= 0,01 €/$; la perdita sostenuta è dunque pari 0,0685 – 0,01 = 0,0585 €/$.
2) l’EUR/USD è maggiore di 1.38 + il premio pagato per l’acquisto dell’opzione, per esempio 1,46. Il guadagno in questo caso è dato da (1,46 – 1,38) -0,0685 = 0,0115 €/$

Abbiamo quindi visto come utilizzare le opzioni per coprirsi dal rischio di variazioni inattese del tasso di cambio, si possono così limitare le perdite in caso di rialzi o ribassi delle coppie di valute.

Conoscere le option currency può risultare fondamentale per i trader del Forex, attraverso le quali si possono coprire limitando le perdite sulle posizioni spot, oppure speculare magari in caso di fasi laterali del mercato, ma le opzioni possono anche risultare fondamentali per chi svolge attività con l’estero poiché come abbiamo visto possiamo “congelare” un tasso di cambio evitando di subire perdite da possibili rialzi o ribassi repentini delle coppie di valute, potendo altresì pianificare una gestione operativa dell’azienda.
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Eur/Usd: indice ZEW sopra le attese, cambio si attesta a 1,3765

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde non ha evidenziato movimenti particolarmente interessanti nonostante la pubblicazione di un ennesimo dato macroeconomico in Europa molto positivo. In Germania l’indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi a dicembre ha registrato un miglioramento sia sulla parte corrente a 32,4 punti (da 28,7 del mese precedente) sia di quella prospettica a 62 punti (da 54,6 di novembre).

Si tratta del livello più alto da aprile 2006. Anche i rispettivi dati sulla Zona Euro hanno mostrato un miglioramento importante, con la parte delle aspettative che si è portata a 68,3 punti dai 60,2 di novembre. Il maggior ottimismo degli investitori tedeschi sembra trovare fondamento grazie soprattutto all’atteggiamento accomodante della Bce e a possibili interventi nel prossimo futuro, alla formazione del governo delle grandi intese in Germania; al vivace miglioramento dell’economia del paese a stelle e strisce che potrebbe sostenere le esportazioni dell’Eurozona.

Il cambio non ha risentito di tale dato. Gli addetti ai lavori sembrano volere attendere le decisioni fondamentali del FOMC (Federal Open Market Committee) di domani sera. Riteniamo più probabile uno scenario di prolungamento delle strategie in essere (QE da 85 mld di dollari) almeno per un altro mese.

Bernanke potrebbe decidere infatti di dare informazioni sulle tempistiche del “tapering” (processo graduale di riduzione degli acquisti di titoli governativi da parte della FED) ma lanciarlo nella riunione di gennaio (ultima presieduta dall’attuale governor). Interessanti saranno i dati sull’inflazione del primo pomeriggio che potrebbero dare importanti indicazioni ai membri votanti del FOMC. Ricordiamo come la FED abbia un “dual mandate” ovvero la piena occupazione e la stabilità dei prezzi (inflazione al 2%).

Dal punto di vista tecnico l’eventuale superamento delle resistenze comprese tra 1,38-1,3811 getterebbe le basi per una estensione dell’allungo in direzione degli obiettivi situati a 1,3832, picco annuale e livello strategico di lungo periodo. Sopra 1,3832 si aprirebbero le porte per un’ascesa di più ampio respiro verso 1,40. Primi segnali di debolezza arriveranno, invece, con il cedimento di 1,37, preludio a una possibile flessione verso 1,3680 e 1,3625.
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Eur/Aud: RBA e ZEW muovono il cambio

Giornata ricca di eventi per il cambio tra l’euro e il dollaro australiano. In Australia la banca centrale di Sydney (RBA Reserve Bank of Australia) ha pubblicato i verbali dell’ultimo meeting della Commissione Operativa (Reserve Bank Board).

Nelle minute il governatore Glenn Stevens e gli altri membri del Board hanno lasciato intendere di non volere escludere prossimi tagli del costo del denaro per sostenere l’economia aussie che potrebbe essere vincolata nel 2014 da una debole crescita sulla scia di bassi investimenti nel comparto minerario, un elevato tasso di cambio e una spesa pubblica in flessione. Nonostante le previsioni pessimistiche il Board aveva comunque deciso di lasciare i tassi d’interesse al 2,50%.

Anche le considerazioni del Board sulle conseguenze negative sulla forza del dollaro australiano non hanno impedito alla valuta nazionale di apprezzarsi leggermente sui mercati valutari soprattutto rispetto a euro, sterlina e yen.

In Europa luci e ombre sull’indice ZEW tedesco. E’ andata molto bene la parte prospettica (ZEW indicator) risultata pari, nel mese di novembre, a 54,6 superiore al dato registrato il mese precedente (52,8) e migliore delle attese del consensus (54).

Deludente invece l’indice relativo alla fiducia degli esperti sulla situazione corrente tedesca. Tale indice è sceso a 28,7 dai 29,7 di ottobre contro aspettative fissate su un incremento a 30,9. Risultati simili anche per l’Eurozona. Migliora l’indice delle economic expectations da 59,2 a 60,1 mentre è in flessione l’indice relativo alla current economic situation da -60,9 a -61,9.

Dal punto di vista tecnico il cross è andato a testare il supporto in area 1,4330, strategico in ottica di breve periodo. L’eventuale cedimento del suddetto riferimento potrebbe alimentare le pressioni ribassiste e creare i presupposti per una estensione della flessione verso l’obiettivo situato a 1,4275/65, picchi del 7 novembre e 50% del ritracciamento di Fibonacci dai bottom del mese in corso. Segnali di ripresa giungeranno, invece, con una perentoria vittoria di 1,4370, preludio a un possibile allungo in direzione di 1,4435.

Eur/Jpy: leggeri ribassi ma cambio vicino ai massimi degli ultimi 4 anni

Nonostante i deboli indici PMI di ieri e il deludente indice IFO tedesco odierno il cambio tra la moneta unica e la divisa giapponese continua a mantenersi vicino ai massimi degli ultimi quattro anni.

In Germania l’indice IFO, che misura la fiducia degli imprenditori, ha mostrato una flessione, nel mese di ottobre, a 107,4, da 107,7 del mese precedente. L’indice è inferiore alle nostre attese che erano fissate su un indice pari a 108. In discesa sia il sotto-indice relativo alla situazione corrente a 111,3 da 111,4 (nostre stime a 111,4) che quello prospettico a 103,6 da 104,2 (aspettative a 104,5).

La divisa del paese del Sol Levante ha mostrato lievi segnali di forza anche dopo la decisione del Governo di Shinzo Abe di ufficializzare l’aumento della tassa sui consumi. La nostra sensazione è che la divisa giapponese tornerà a deprezzarsi sui mercati valutari soprattutto dal primo trimestre 2014 quando la Bank of Japan potrebbe lanciare una nuova manovra di espansione monetaria per bilanciare gli effetti negativi della nuova tassa sui consumi (aumento dal 5% all’8% nell’aprile 2014, incremento al 10% a fine 2015). Crediamo, infatti, che la BoJ, guidata da Haruhiko Kuroda, abbia intenzione di continuare la politica monetaria ultra-accomodante ancora a lungo.

Dal punto di vista grafico l’eventuale superamento dei massimi settimanali a 135,51 creerebbe i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 138,45, massimi allineati del 2009, e 141, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della flessione partita dai picchi del luglio 2008. Tali prospettive grafiche potrebbero incominciare a vacillare solamente con la rottura sia del supporto dinamico rappresentato dalla trendline rialzista di medio/breve periodo partita dai bottom di giugno al momento in transito a 131,70 che dal sostegno statico a 131,15, minimo del mese in corso. Sotto tali valori possibile assistere a una discesa verso i target situati a 128 e 125.

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Raggiunto il target di ribasso per il cambio Euro/Dollaro neozelandese

EUR-JPY

Analisi Eur/Jpy 

Sul cambio Euro/Yen stiamo cercando un calo in onda 2 verso il target ideale posto in area 118,70. Dopo il massimo dell’onda 1 fatto a 133,81 abbiamo visto una correzione di  zig-zag come onda w interrotta da una salita in onda x e idealmente adesso saremmo in onda y di una nuova correzione che dovrebbe terminare almeno in area 123,70/123,80, dove l’onda y sarà almeno pari all’onda w. Detto questo, dovremo considerare anche un conteggio alternativo in cui l’onda x non sia ancora finita. In questo conteggio alternativo il rally 127,62-131,31 era solo l’onda a dell’onda x. Il declino 131,31-124,95 era quindi da interpretare come onda b dell’onda x e pertanto adesso stiamo entrando nell’onda c dell’onda x per un rally verso 132,50 sempre se questo è il conteggio esatto. Affinché sia questo il conteggio giusto avremo bisogno di una pausa sopra 128,20 prima di una partenza rialzista. Se, come riteniamo probabile, area 128,20 proteggerà il cambio da nuove salite, una rottura sotto 126,15 e poi una rottura sotto area 124,90/125 aprirà le porte ad un approdo in onda y in direzione di area 123,7/123,80 e probabilmente ancora più in basso.

EUR-NZD

Analisi Eur/Nzd 

Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese abbiamo assistito probabilmente alla fine dell’onda 4 a 1,6384, molto vicino al target da noi individuato in area 1,639/1,64. Il cambio si era mosso in tre onde dal massimo in area 1,7110. C’era stata un’onda w fino a 1,6537 seguita da una correzione in onda x in direzione di area 1,6910/1,6920 ed infine l’onda y che secondo noi è terminata nei pressi del nostro target proprio a 1,6384. Se adesso il cambio riprenderà la salita, dovremo vedere rotti in successione prima area 1,66 e poi area 1,6720 passando per la resistenza intermedia in area 1,6660. Se il cambio riuscisse a forare questi supporti consecutivamente, allora sarà possibile la prosecuzione del rally sopra 1,7110, altrimenti il cambio necessiterà di un nuovo minimo sotto 1,64 prima di poter assistere alla fine dell’onda 4 ed all’inizio dell’onda 5. Solo il tempo ci confermerà che siamo in onda 5 dunque.

Suggerimenti operativi 

Sul cambio Euro/Yen, per chi non avesse chiuso in area 125 la posizione aperta ieri a 126,30 suggeriamo di spostare lo stop loss a 128,20 e di prendere profitto in area 123,70/123,80. Suggeriamo un ingresso rialzista solo nel caso il cross superasse area 128,20 con target a 132,50 e stop loss sotto 126,15. Sul cambio Euro/Dollaro neozelandese abbiamo preso profitto nell’operazione short impostata sopra area 1,69 con il raggiungimento del nostro target ribassista in area 1,64. Adesso consigliamo un ingresso rialzista al superamento di area 1,6720 con stop sotto 1,66. Suggeriamo di non vendere il cross nemmeno nell’eventualità esso mostrasse debolezza, in quanto per noi l’onda 5 dovrebbe essere devastante perlomeno quanto l’onda 3 ed il rischio di perdere sarebbe nettamente più alto della speranza di poter ottenere un rendimento.

Eurodollaro di nuovo sui massimi

L’euro continua a guadagnare valore contro il dollaro USA, tornando ora in corrispondenza dei massimi relativi a quota 1,3380 , anche se gli incrementi sono in calo. Abbiamo già parlato, in passato, del fatto che è inutile vedere il mercato in maniera correlata, dato che, ad esempio, poche settimane fa eravano di fronte ad una situazione in cui il dollaro americano era acquistato contro la maggior parte delle altre valute, senza alcuna eccezione, con la conseguenza che la grande liquidità generata ha toccato anche il mercato azionario, che ha continuato a crescere.

Il rafforzamento del dollaro che abbiamo visto si è praticamente fermato a causa del rallentamento delle ipotesi di uscita dal QE della FED, provocato da dei dati occupazionali che sono meno ottimali di quanto si poteva pensare qualche settimana fa.

Se infatti guardiamo l’azione dei prezzi del FXCM Dow Jones Dollar Index, notiamo che siamo lontani dai massimi storici a quota 10.800 e che sono stati rotti sempre più supporti, incluso quello di 10.520 , andato “sconfitto” nella giornata di ieri. Dunque occorre chiedersi se la debolezza del dollaro possa continuare o se il “buck” possa invece tornare a salite grazie a dei nuovi flussi di liquidità sia di breve che di medio periodo. Orientato nel medio periodo possiamo vedere gli Investimenti Diretti Esteri nella valuta americana, che mettono in evidenza come gli USA sono visti come la zona economica dove gli investimenti hanno uno dei migliori rapporto tra Rischio e Rendimento in assoluto, anche in considerazione che le economie emergenti stanno vivendo una fase di passaggio in cui devono necessariamente stimolare la domanda interna per continuare a crescere, in cui la zona euro continua a far vedere segni di debolezza e in cui il Giappone è ancora una incognita relativamente all’effettiva efficacia delle politiche economiche e monetarie volute dal governo.

Ecco dunque che potremmo vedere, indipendentemente dalle discussioni della FED, il rafforzamento del dollaro americano. L’euro si trova in un contesto negativo, anche a causa del fatto che in Grecia si affaciano nuovi timori (cosa però più simbolica che sostanziale). Uno dei membri del Board BCE è tornato a parlare dei tassi d’interesse negativo sui depositi depositati in overnight presso la banca centrale stessa, mettendo in mostra come l’Istituto Centrale sia in una fase di confusione, anche in virtù del fatto che nessun dato fondamentale sembra stia migliorando.

Dal punto di vista dello yen abbiamo visto le Minute della Bank of Japan, da cui emerge una grande fiducia che arriva dai primi segnali positivi degli indicatori economici, anche se l’obiettivo del 2% dell’inflazione rimane decisamente molto ambizioso, il che potrebbe far parlare di un altro QE da parte della BOJ, cosa che però potrebbe portare a degli squilibri nei conti pubblici.

EurUsd

L’azione dei prezzi di questo rapporto di cambio è stata molto precisa. Vediamo un movimento ancora al rialzo, con possibilità di avere delle interessanti opportunità per entrare in scia al trend sui ritracciamenti che vediamo in corrispondenza dei supporti statici, di quelli dinamici e delle medie mobili. Il grafico a 4 ore con la EMA a 21 periodi ed il grafico orario con la EMA 100 sono stati emblematici. La possibile creazione di un doppio massimo in corrispondenza dell’area 1,3380 diventerà sensata a partire dal momento in cui dovessero essere rotti sia i punti tecnici che l’area che va da 1,3330 a 1,33. A quel punto potremmo andare “short” con primi obiettivi quota 1,3240 ed in continuazione 1,3185. Se invece l’area di prezzo vista in precedenza dovesse tenere, allora potremmo andare “long” verso 1,3430.

UsdJpy

I ribassi di questo rapporto di cambio si sono fermati in corrispondenza del prezzo di 94, a partire dal quale siamo tornati in corrispondenza delle resistenze di breve periodo, a quota 95,50. Il prezzo si trova in mezzo a questi due valori e non ci dà dei buoni rapporti Risk Reward. Dei posizionamenti sarebbero ottimali al di sopra di 95,70 , con obiettivi in area 97 , e al di sotto dei minimi per dei breakout ribassisti che sarebbero verosimili in area 92,70.

EurJpy

Dopo averci fatto vedere delle possibilit rotture al ribasso, questo rapporto di cambio ha beneficiato, ieri pomeriggio, del rialzo dei cambi originali (ovvero eur/usd e usd/jpy) facendo segnare oltre tre figure partendo dai minimi relativi a quota 125. Il prezzo di 126,20 è il primo utile per poter pensare a dei posizionamenti “short” come ripresa dei minimi, con il valore di 127,20 come prima presa di profitto. Se anche il prezzo di 128 dovesse essere superato, potremmo vedere una salita di altri 100 pips.

GbpUsd

Il cable sta tentando la media mobile semplice a 200 periodi che vediamo sul grafico giornaliero, in area 1,57. La divergenza ribassista con l’oscillatore stocastico potrebbe metterci di fronte alla possibilità di entrare “short” sul mercato con un buon Risk Reward, tenendo a mente un buon approccio conservativo al momento della rottura della media a 21 periodi che passa per quota 1,5650 , con target a 1,56 ed in estensione a 1,5490. A quota 1,5830 vediamo invece l’obiettivo di prezzi ideale nel caso di rottura al rialzo di 1,5730.

AudUsd

Il canale rialzista su questo rapporto di cambio è stato decisamente interessante, mettendo in evidenza come ci sono dei buoni segni di ripresa, permettendo alla coppia di valute di arrivare a toccare i livelli in area 0,9680. Il pivot point a quota 0,9575 è il punto cruciale per l’operatività giornaliera, oltre che essere un buon punto di supporto per dei ritorni sui massimi relativi, anche con possibilità di vedere degli approfondimenti fino a 0,98. Se invece il pivot dovesse essere violato al ribasso, allora potremmo vedere altri cali fino a 0,9530.

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Euro, dollaro e Aussie, l’andamento della scorsa settimana

La scorsa settimana la zona euro ha conosciuto dei pesanti problemi, soprattutto in merito alle incertezze future che sono venute dalle elezioni francesi e greche. In particolar modo per quanto riguarda queste ultime, i due maggiori partiti stanno lottando per mantenere l’austerità ancora in pista, sollevando la possibilità di un’altra elezione che dovrà essere tenuta quanto prima il prossimo mese. La situazione di stallo ha riacceso l’interesse europeo e degli investitori sulla capacità della Grecia di poter rimanere ancorata ai termini dei due salvataggi, alimentando la speculazione che il paese potrà lasciare l’unione monetaria.

Il leader del partito Pasok, Evangelos Venizelos, non è riuscito a formare un governo di unità nazionale, quando Alexis Tsipras, leader del più grande partito greco anti-salvataggio, ha respinto un appello dei leader politici di unirsi alla coalizione. Si tratta di una situazione in cui non c’è ancora nessuna risoluzione.

Volando in Inghilterra, possiamo vedere che la sterlina britannica è salita contro l’euro dopo che la Banca d’Inghilterra ha fatto sapere che sta pensando ad un ulteriore allentamento quantitativo di 325 miliardi di sterline. La decisione è stata prevista da 43 economisti su un totale di 51. I funzionari della banca hanno inoltre lasciato il tasso di interesse ad un livello minimo, pari allo 0,5 per cento. La sterlina è dunque salita dello 0,8 per cento contro l’euro, mentre ha perso lo 0,5 per cento contro il dollaro.

La scorsa settimana ha visto il dollaro australiano indebolirsi per la seconda settimana di seguito, a causa della  preoccupazione che la banca centrale vorrebbe ridurre ulteriormente i tassi di interesse. L’Aussie è sceso dell’1,6 per cento contro il dollaro USA, il livello più basso da dicembre, anche a causa del rallentamento della Cina, la cui produzione industriale è aumentata del 9,3 per cento ad aprile 2012 rispetto all’aprile dell’anno precedente, mentre le previsioni degli economisti avevano previsto un incremento del 12%. Le vendite al dettaglio del mese scorso sono aumentate del 14,1 per cento rispetto all’anno precedente, mentre gli economisti avevano previsto un aumento del 15,1 per cento. La Cina è infatti il maggiore partner commerciale dell’Australia.

L’euro arriva al minimo da 3 mesi contro il dollaro USA

L’euro ha perso terreno per la seconda settimana contro il dollaro, raggiungendo il suo valore minimo da tre mesi. La motivazione principale è legata alla preoccupazione dei politici che la Grecia non sarà in grado di formare un governo di coalizione e che la nazione potrebbe uscire dall’unione monetaria.

La valuta unica è crollata dopo le inconcludenti elezioni del 6 maggio scorso, che hanno portato alla conseguente difficoltà da parte dei leader di formare un governo. Il dollaro ha guadagnato contro tutte le altre valute più importanti, lo yen è salito rispetto a tutte, anche nei confronti del biglietto verde.

Il tema principale che si è visto durante la settimana appena conclusa è il rischio legato al commercio. Che si tratti di preoccupazioni circa le prospettive per l’impasse politica greca o per la crisi in Europa, dato che la zona sta viaggiando in modo costante verso la recessione, gli investitori si sono spostati verso attività più sicure.

L’euro è sceso infatti dell’1,3 per cento contro il dollaro, toccando il livello più debole dal 23 gennaio scorso. La nostra valuta ha inoltre perso l’1,2 per cento contro lo yen. In Europa, sia le elezioni in Francia che quelle in Grecia sono delle motivazioni che minano la certezza del futuro delle misure di austerità. Parlando della Francia, possiamo dire che Francois Hollande, che diventerà il primo socialista a presiedere il paese dopo 17 anni, potrà controllare la seconda economia più grande in Eurora. Egli si è impegnato a spingere per avere una minore austerità ed una maggiore crescita. La politica di Hollande, praticamente, si oppone in qualche modo a quella voluta dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal suo predecessore, Sarkozy, che fanno dei tagli e delle tasse il punto centrale della situazione.

La situazione è delicata e occorre agire in maniera univoca, verso una sola direzione.

Nozioni di base sul mercato delle valute

Il mercato dei cambi, noto anche come Forex, è essenzialmente una rete di banche centrali, di grandi istituzioni bancarie, sia commerciali che di investimento, di broker e di hedge fund. Le società internazionali sono in costante bisogno dei servizi che offre questo mercato, in quanto solitamente esse acquistano materiali, pagano i lavoratori e conducono gli affari anche in valuta moneta di un altro paese. I trader Forex possono non avere lo stesso bisogno di cambiare valuta, ma possono fare degli interessanti profitti quando si parla di tassi di cambio.

Il Forex infatti permette di acquistare una valuta e contemporaneamente venderne un’altra. Questo mercato coinvolge  sempre una coppia di valute, come ad esempio la coppia EUR / USD. Quando si opera sul mercato valutario ci sono diverse coppie di valute tra cui poter scegliere, ma sicuramente tra tutte la coppia di valute tra euro e dollaro USA rimane la più popolare.

Quando si analizza una coppia di valute, la valuta di base è la prima della coppia, ed è utilizzata per aprire delle posizioni. L’altra valuta è nota anche come valuta secondaria. Il tasso di cambio indica quanta valuta secondaria è necessario avere per acquistare 1 unità di valuta base. Quando si fa Forex, un concetto importante è anche quello di dimensione del lotto. A seconda della quantità di valuta acquistata, infatti, si può parlare di lotto standard (che vale 100.000 unità di valuta), di mini lotti e di micro lotti, che valgono rispettivamente 10.000 e 1.000 unità di valuta.

I tassi di cambio tendono ad essere influenzati da interessanti variabili macroeconomiche, come i principali indicatori economici rilasciati dai governi ad intervalli fissi. Per esempio, il Prodotto Interno Lordo, noto anche come PIL, il tasso di disoccupazione e i tassi di interesse possono influenzare notevolmente i tassi di cambio. Tuttavia, è possibile anche che i principali eventi politici, come le elezioni, riescano ad avere questa influenza. Anche le materie prime, come oro, petrolio e argento, possono influenzare i tassi di cambio tra i paesi.

L’euro scende contro il dollaro

L’euro è sceso e potrebbe continuare a farlo, nel mercato valute Forex, in seguito ai segnali che i funzionari della zona euro potrebbero ritardare il prossimo pacchetto di salvataggio della Grecia, pur continuando ad evitare un default disordinato. La moneta unica è scesa dello 0,3 per cento contro il dollaro, che che delle fonti comunitarie hanno detto che i ministri delle Finanze della zona euro non sono soddisfatti della situazione dei partiti politici in Grecia, che sono impegnati a cercare delle nuove misure di austerità che potrebbero portare a trattenere i fondi di salvataggio fino ad aprile.

Le borse europee hanno perso un po’ dei guadagni avuto fino ad ora a causa dei dati europei. Le attività più rischiose hanno ripreso il loro corso, mentre ci si augura che un crescente flusso di denaro da parte delle principali banche centrali sostenga la crescita, in quanto i dati della zona euro hanno mostrato il grande debito dell’economia ellenica che, come previsto, è in recessione.

La produzione economica nella zona euro delle 17 nazioni è caduta dello 0,3 per cento negli ultimi tre mesi del 2011 rispetto al trimestre precedente, e c’è ancora il rischio che possa scendere ulteriormente anche nel trimestre in corso. L’economia francese ha registrato un aumento a sorpresa nell’ultimo trimestre del 2011. L’attività resta in ogni caso molto debole ma l’economia non sembra essere in caduta libera.

La zona euro e i dati relativi al PIL sono praticamente come ci si aspetta, quindi non è una sorpresa il fatto che non ci sia un movimento di massa del mercato.

In Grecia, intanto, il leader del partito conservatore Antonis Samaras ha scritto una lettera all’Unione europea e al Fondo monetario internazionale, impegnandosi ad attuare il nuovo pacchetto di austerità, che è una condizione fondamentale per ottenere l’approvazione di un piano di salvataggio da 130 miliardi di euro.

L’euro perde per la quarta settimana consecutiva contro il dollaro

L’euro ha perso terreno per la quarta settimana di seguito, la più lunga striscia negativa nei confronti del dollaro da 18 mesi, soprattutto in seguito alla lotta della Germania nel tentativo di vendere i suoi bond, mercoledì, che mette in evidenza come la crisi del debito europeo stia toccando anche le nazioni più fiscalmente forti.

L’euro è sceso per la terza settimana consecutiva anche contro lo yen in seguito al fatto che il rating del Belgio è stato declassato. Italia e Francia ora devono vendere delle obbligazioni la prossima settimana.

Il dollaro ha guadagnato contro tutte le altre valute dopo che il supercommittee del Congresso non è riuscito a raggiungere un accordo sul taglio del deficit degli Stati Uniti. Le condizioni del mercato dei cambi di questa settimana sono ancora gravi.

Come abbiamo detto in apertura, l’euro ha toccato il minimo da sette settimane a questa parte contro il dollaro nella giornata di ieri, dopo che l’Italia ha venduto 8 miliardi di euro di bond a 183 giorni, ad un tasso del 6,504 per cento, il più alto da agosto 1997. L’asta è venuta due giorni dopo quella in cui la Germania, la più grande economia europea, non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di vendita dei suoi 6 miliardi di euro di bond a 10 anni.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha nuovamente respinto le richieste di un bond comune dell’area euro, oltre che quelle di un ruolo più ampio per la Banca centrale europea nella lotta contro la crisi del debito. La Merkel, che ha parlato due giorni fa in una conferenza stampa con il Primo Ministro italiano Mario Monti e con il presidente francese Nicolas Sarkozy, a Strasburgo, Francia, ha detto che le obbligazioni in euro porterebbero ad una convergenza dei tassi di interesse nella regione. Quelli tedeschi sui bund a 10 anni sono al 2,26 per cento, mentre quelli italiani sui titoli di Stato a 10 anni sono al 7,26 per cento.