Contratto di apprendistato: durata e retribuzione

Quello di apprendistato è un tipo di contratto che prevede un periodo di formazione iniziale alla cui fine, secondo un accordo tra le parti, esso si trasforma in un contratto a tempo indeterminato. Dopo la riforma del lavoro voluto dalla legge Fornero, è il canale privilegiato per tutti i giovani che vogliono entrare in questo mondo. Nonostante questo, però, il contratto di apprendistato è rimasto pressoché inutilizzato.

Come diventare apprendista? Che tipologie di contratto ci sono?

Il contratto di apprendistato può essere firmato da chi ha fino a 29 anni. Sono tre le tipologie di contratto che sono previste:

  • Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, un contratto che può essere stipulato da 15 a 25 anni. Chi ha meno di 18 anni può concludere la scuola dell’obbligo e continuare l’istruzione fino alla maggiore età. Si diventa operatore professionale dopo 3 anni e si ottiene un diploma professionale dopo 4;
  • Apprendistato professionalizzante, noto anche come contratto di mestiere. Può essere sottoscritto da chi ha da 18 a 29 anni, questo contratto permette di maturare una certa qualifica professionale come previsto dal CCNL;
  • Apprendistato di alta formazione, rivolto a giovani da 18 a 29 anni, è finalizzato al conseguimento del diploma o di una certificazione tecnica, oltre che di un titolo accademico o di un master.

La durata del contratto di apprendistato varia a seconda della tipologia, come segue:

  • Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, la durata è di 3 anni per la qualifica e di 4 anni per il diploma;
  • Apprendistato professionalizzante, la durata è di 3 anni, tranne in alcuni casi in cui dura fino a 5 anni;
  • Apprendistato di alta formazione, la durata varia a seconda di quella del corso di studio, anche se spesso è superiore.

Come funziona il contratto di apprendistato?

La formazione del ragazzo viene svolta sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Nel primo caso si svolge un piano formativo individuale, che permette anche di stabilire gli obiettivi che bisogna conseguire con l’aiuto del tutor (o referente all’interno dell’azienda).

Nel secondo caso, ovvero la formazione esterna, permette all’apprendista di raggiungere una serie di obiettivi presso delle strutture formative specializzate. Anche in questo caso la durata della formazione esterna varia a seconda del tipo di contratto di specializzazione:

  • Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, almeno 400 ore in un anno;
  • Apprendistato professionalizzante, 120 ore nel corso del triennio;
  • Apprendistato di alta formazione, il numero di ore da svolgere cambia a seconda del tipo di titolo che bisogna conseguire.

Diritti dell’apprendistato

I diritti che il contratto di apprendistato garantisce di avere includono, tra le altre cose:

  • La copertura previdenziale;
  • L’assegno del nucleo familiare;
  • Ammortizzatori sociali;
  • Assicurazione contro le malattie, l’invalidità e gli infortuni sul lavoro;
  • Copertura nel caso di malattia e maternità.

Come possiamo vedere, si tratta di tutta una serie di diritti che permettono all’apprendista di essere protetto e garantito durante ogni fase del suo lavoro.

Retribuzione del contratto di apprendistato

Ogni contratto di apprendistato prevede una certa remunerazione, che varia a seconda del tipo di contratto, la qualifica che bisogna conseguire e il livello di inquadramento.

Scuola: cosa prevede il CCNL per stipendio insegnanti e personale ATA

E’ spesso una delle domande più fatte da chi vuole prendere parte ad un bando da insegnante o da personale ATA: quanto si può guadagnare facendo l’insegnante in una scuola pubblica, oppure diventando un addetto ATA?

Come per diversi settori in Italia per quanto riguarda la retribuzione, essa è regolata dal CCNL, ovvero dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Scuola. Si tratta di un documento che precisa, in maniera davvero puntuale, qual è lo stipendio del personale assunto nella scuola, sia a tempo determinato che indeterminato e che si riferisce sia alle scuole che si trovano nel nostro territorio, che a quelle italiane che sono posizionate all’estero.

La suddivisione del comparto scuola

Il CCNL attualmente in vigore, quello del 29 novembre 2007, stabilisce la suddivisione dei dipendenti della scuola, che andremo a vedere. Prima di farlo, però, occorre chiarire che tale contratto collettivo è stato leggermente modificato dai CCNL del 2008/2009 e da quello del 2011, in maniera particolare per quanto riguarda le retribuzioni del personale. Oggi i CCNL del settore scolastico sono concertati dall’ARAN (Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni), un ente statale cui fanno capo tutti i dipendenti della P.A. e delle più importanti organizzazioni sindacali come CGIL, CISL e UIL, ma anche CGU e CONFSAL.

Il personale docente si divide in 4 gruppi:

  • Docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria;
  • Docenti di scuola media;
  • Docenti diplomati degli Istituti Secondari di II grado;
  • Docenti laureati degli Istituti Secondari di II grado.

Ecco dunque che tutto il personale ATA si divide in tre aree:

  • Collaboratore scolastico (CS), Area A;
  • Collaboratore scolastico addetto all’azienda agraria (CR), Area As;
  • un’area B al cui interno troviamo gli assistenti amministrativi (AA), quelli tecnici (AT), cuochi (CU), gli infermieri (IF) e i guardarobieri (GU);
  • Direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA), area D.

Stipendi dei docenti

Per quanto riguarda i docenti, gli stipendio vanno da poco oltre 19.000 € all’anno (12 mensilità) per coloro che insegnano presso le scuole dell’infanzia e primarie, fino agli oltre 32.000 annui per coloro che sono laureati ed insegnano presso le scuole di II grado. I CCNL dividono gli stipendi, sia dei docenti che del personale ATA, in 6 gruppi, a seconda degli anni di servizio:

  • da 0 a 8 anni di servizio;
  • da 9 a 14;
  • da 15 a 20;
  • da 21 a 27;
  • da 28 a 34;
  • oltre 35

Più si va avanti con gli anni di servizio e maggiore sarà lo stipendio annuo che si potrà portare a casa. Ad esempio, un docente laureato che insegna in una scuola superiore di II grado, all’inizio della sua carriera avrà uno stipendio di quasi 21.000 € all’anno, mentre al 35° anno di carriera salirà agli 32.000 che accennato in precedenza.

stipendio-docente

Il personale ATA, invece, ha uno stipendio che varia a seconda del tipo di mansione svolta e si va dai circa 15.000 € all’anno per un collaboratore scolastico che ha meno di 8 anni di esperienza, agli circa 34.500 € all’anno per il direttore dei servizi generali ed amministrativi al 35° anno di carriera.

A queste somme occorre aggiungere anche la 13esima, che si percepisce a dicembre e che è pari solitamente al trattamento dovuto quello stesso mese.

Assunzione con Contratti CoCoPro e CoCoCo: per chi vale l’Abolizione e con che Modalità

Il Jobs Act del 2015 ha portato diverse novità nel mondo del lavoro e in quello della previdenza. Tra le varie, c’è anche un decreto attuativo che riguarda il riordino delle forme contrattuali, che ha previsto l’abolizione dei contratti lavorativi CoCoPro e CoCoCo, anche se solo parziale.

Le novità per i CoCoPro e per i CoCoCo a partire dal 1° gennaio 2016

A partire dal 1° gennaio 2016 i contratti di collaborazione a progetto (CoCoPro) e quelli di collaborazione Coordinata e Continuativa (CoCoCo) sono stati aboliti, e sono stati commutati i contratti di lavoro dipendente in contratti a tempo determinato.

I casi che interessano queste novità sono quelli in cui la collaborazione consiste, in concreto, nel fornire delle prestazioni di lavoro personali, continuative, ripetitive e con modi che sono organizzati dal committente, anche in merito ai tempi al luogo di lavoro.

Detta in parole povere, sono interessati dalla novità tutti quei contratti di lavoro che prevedono una prestazione personale offerta dal subordinato, il quale svolge dei lavori ripetuti nel tempo, organizzati e stabiliti dal datore di lavoro, il quale ha anche facoltà di decidere in merito agli orari di lavoro e alla sede dove bisogna svolgerlo.

Ecco che dall’inizio di quest’anno sarà molto più difficile, per i vari datori di lavoro, poter far ricorso a CoCoPro e CoCoCo , anche perché, se ricorre anche una sola delle condizioni elencate sopra, se il lavoratore ricorre di fronte al giudice, quest’ultimo può obbligare l’azienda a trasformare il rapporto di lavoro con un vero e proprio contratto di lavoro subordinato.

Rimangono in vigore tutte le collaborazioni autonome, ma abbiamo già visto una riduzione delle possibilità anche da questo punto di vista.

Nello specifico, tutte le aziende possono ricorrere a delle collaborazioni coordinate continuative o a delle collaborazioni a progetto se le stesse sono disciplinate da accordi collettivi che vengono stipulati a livello nazionale, solo se il lavoro viene svolto da professionisti che sono regolarmente iscritti all’albo e solo quando il lavoro consiste nell’erogazione di prestazioni intellettuali, ovvero se la prestazione è svolta da professionisti che compongono gli organi di controllo delle società, o ancora se i lavoratori sono assunti da associazioni sportive dilettantistiche che sono state riconosciute dal Coni.

Modalità di abolizione

Le PA potranno continuare ad assumere personale con i contratti CoCoPro e CoCoCo ancora fino al 31 dicembre 2016, quando dovrebbe essere completato il lavoro di riordino complessivo della Pubblica Amministrazione. Inoltre, tutte le collaborazioni che erano già attive prima della data del Jobs Act rimarranno comunque valide fino alla scadenza del contratto.

E’ prevista una sanatoria per tutti quei datori di lavoro privati che assumono, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, i lavoratori assunti precedentemente con un contratto di collaborazione, oppure per quei lavoratori in possesso di partita IVA. La sanatoria consiste nella cancellazione di illeciti amministrativi, fiscali o contributivi legati dalla sbagliata qualificazione del contratto di lavoro.

Si sta ridefinendo il mondo del lavoro italiano, dunque, delle novità particolarmente interessanti che non mancheranno di creare un po’ di “scompiglio”, ma che sono pensate tuttavia per alleggerire la situazione lavorativa del nostro paese.

Qualcuno cambi la legge sul lavoro

Ci troveremo davanti a contratti brevissimi senza la minima rete

In Italia, la legge sul lavoro, è una norma va assolutamente modificata; anche con una certa fretta. Si corre il rischio, infatti, di trovarci davanti a un’esplosione di contratti a tempo determinato di durata fin troppo breve, quasi insignificante (una settimana o al massimo un mese ma non di più) davanti a un numero di impiegati che perdono il lavoro senza la minima assicurazione sociale. Per quanto concerne, invece, i contratti di una settimana, anche per quanto riguarda il sistema di sussidi di disoccupazione più generosi e invitanti del mondo, non ci sarà, appunto, nessuna forma di diritto o, ancora, di copertura assicurativa.
Per farla breve, in pratica, stiamo andando incontro al medesimo errore compiuto dalla Spagna, dove, in pratica, un terzo della forza lavoro del paese è rimasta imprigionata nei cosiddetti “contractos temporales” dove, in pratica, chi ha intenzione di trovare lavoro deve affrontare la competizione con milioni di lavoratori che transitano da contratto a contratto. O anche molto peggio, dato ché, per quanto concerne la Spagna, i vari “contractos temporales” hanno una durata minima di appena sei mesi. Magari, in Italia, fossero tutti così. Da noi, infatti, i contratti di lavoro possono essere stipulati anche per un solo giorno. La distanza fra i vari contratti a tempo determinato e tutti gli altri contratti a tempo indeterminato, così facendo, non fa altro che diventare ancora più robusta. Questo può significare soltanto che occorre passare dagli uni agli e, questo procedimento, sarà ancora più complesso e improponibile.

Con il lavoro interinale e il rapporto di apprendistato gli impiegati non possono fare altro che rimanere spiazzati

Per concludere, poi, questo decreto, di fatto, non fa altro che spiazzare il lavoro interinale che garantisce al dipendente una certa serenità e continuità con l’azienda che lo assume. Oltre che, ovviamente, con il datore di lavoro stesso. Viene spiazzato, in questo modo, anche lo stesso contratto di apprendistato che in tanto sostengono di voler valorizzare e rendere migliore. Dunque, alla fine, siamo veramente sicuri che sia proprio questo l’intento del nostro beneamato governo?
Se è questo l’obiettivo che si vuole raggiungere, allora, è bene che venga detto nella maniera più esplicita possibile. E se non è così, occorre fare un favore agli italiani, occorre cambiare questa norma prima che passi e finisca di mettere nei guai i lavoratori italiani. I problemi sono già troppi.

La riforma del lavoro passerà dal dare maggiori opportunità ai giovani

Facilitazione non può significare esclusivamente precarietà

Facilitare le norme sul lavoro “non vuol dire creare una precarietà maggiore, ma concedere ai giovani di poter lavorare. L’interesse principale deve essere verso di loro prima che agli addetti ai lavori. Siano essi sindacalisti o tutti i consorzi degli imprenditori”. Difatti, ha continuato, “il contratto di apprendistato, che noi modificheremo, avveniva prima del tanto decantato decreto legge. Un vero e proprio incubo burocratico. Modificare il ben noto contratto a termine non vuol dire altra precarietà ma significa permettere ai ragazzi di lavorare“. La controversia sul posto fisso, che il decreto trasformerebbe in un’utopia ancora più grande, non spaventa affatto: “Il posto fisso per tutti i giovani – ha affermato – non c’è più da troppo tempo, in pochi si sono accorti che la disoccupazione giovanile, mentre a Roma dibattevano, è aumentata fino al 42%, è più che duplicata. E allora il quesito non è stato quello di discutere delle norme, ma assicurare la possibilità di assumere per tutti coloro che vogliono offrire questa opportunità”.

I sindacati continuano a chiedere importanti modifiche per l’iter parlamentare

Le parole pronunciate da Renzi arrivano sul finire di una giornata in cui è proseguito il battibecco tra Poletti e la leader della Cgil, Susanna Camusso in merito al Dl appena approvato dal Governo. I toni, però, sembrano decisamente attenuati. Così, in molte interviste, il responsabile del Welfare ammette la ”buona fede” della sindacalista ma ribadisce la bontà del provvedimento e dell’efficienza del decreto, poi, sicuramente, non possiamo essere infallibili e il dibattito in Parlamento dovrà seguire il suo percorso”. E proprio sul percorso parlamentare punta la sindacalista per vedere tutte le modifiche desiderate. Per Camusso, nello specifico, l’installo delle politiche del lavoro deve premere verso la riduzione di tutte le diseguaglianze generate dal precariato mettendo a fuoco anche il dettaglio sulla scuola e per quanto concerne la formazione; elevando, con grande semplicità, l’obbligo scolastico. “Occorre necessariamente portare a termine misure efficienti – afferma – forse occorre conoscere che se si istituisce ogni pochi mesi sulla medesima materia e questo non favorisce minimamente l’efficacia del progetto. Perché visibilmente si indicano incoerenze e moltiplicazioni delle norme stesse”.
Non ci rimane che attendere e comprendere, una volta per tutte, se i sindacati e il governo potranno, una volta e per sempre, trovare il giusto accordo. In ballo c’è il futuro di tutti i lavoratori italiani e, queste scaramucce, possono anche tenersele per se.

La Camusso va giù duro su Renzi e sulla sua riforma del lavoro

“Affermare: Rimettiamo il lavoro al centro di tutto, non serve davvero a nessuno. Attraverso l’arrivo del decreto Poletti andremo verso la direzione del tutto opposta, e ci sarà molta più precarietà”. Questo è quanto dichiarato in un tweet, da Susanna Camusso. Il segretario generale della Cgil ha criticato moltissimo il pacchetto lavoro del nuovo governo Renzi e tutto il discorso relativo ai contratti a termine e di apprendistato.

Camusso: “La jobact non fa altro che danneggiare il percorso formativo e l’apprendistato”

“L’apprendistato rappresenta la crescita più importante del percorso formativo. Il jobact non fa altro che danneggiarlo. Ai giovani occorre una regolamentazione e maggiori certezze, questo non conduce a nulla più di un ulteriore deregolazione”, continua a twittare la Cgil che rimprovera anche il ben noto contratto unico a tutele crescenti: “La proposta in auge è un contratto a tutele scemanti. Non possono essere supportati 3 anni di prova in un mondo così terribilmente veloce”, ha affermato la rappresentante del sindacato che rimarca come “non si migliora l’economia e l’occupazione, rimuovendo i diritti e le certezze dei lavoratori”.

Le misure sulla legge delega sul lavoro, non bastano davvero mai

Stando a quando afferma la Camusso, interceduta anche al XV congresso per il sindacato a Palermo, “Tutto quello che abbiamo visto fino a questo momento per quanto concerne il decreto realizzato dal governo Renzi e che le misure sulla legge delega sul lavoro, non bastano davvero mai. Stiamo andando nella direzione opposta a tutto ciò che è stato annunciato”.
“Occorre fare molta più attenzione a tutto ciò che si sta facendo all’interno del mercato del lavoro”. “Tutti coloro che pensano che il tema della crescita all’interno del nostro Paese siano le regole del mercato del lavoro, non fa altro che inseguire una politica che abbiamo visto davvero troppe volte e che non ha condotto a nulla. Non facciamo altro che continuare a insistere nella direzione sbagliata”.

La Camusso attacca con forza Poletti:

“Mi piacerebbe dire al ministro del Welfare che le metamorfosi, spesso, possono essere ancora più rapide. Faccio molta fatica a identificare tutte le dichiarazioni compiute oggi con quelle dei tempi in cui lavoravo alla Legacoop. Da un lato non si fa altro che affermare che il lavoro deve essere sempre al centro di tutto e, dall’altro, si continua a negare la dignità del lavoro stesso. In tutto questo non faccio altro che leggere un segnale di rinuncia”.

Ecco come cambieranno i contratti di lavoro in Italia

Il Contratto di lavoro a termine per via causale

Passeremo dai 12 ai 36 mesi per tutta la durata del primo e duraturo rapporto professionale. In tal senso, il limite massimo è del 20% per quanto concerne l’utilizzo dell’istituto. Sarà possibile prorogare il contratto di lavoro anche oltre il ben noto limite dei tre anni.

Le caratteristiche del Contratto di apprendistato

Sarà patto di prova solo la forma scritta del suddetto contratto, compresa l’eliminazione di tutte le attuali previsioni secondo il quale l’assunzione dei nuovi apprendisti è obbligatoriamente influenzata alla conferma in servizio di apprendisti già presenti. La paga dell’apprendista, per la parte concernente le ore di avvio, pari al 35% della ricompensa del livello contrattuale di assunzione. Cancellare l’obbligo da parte del datore di lavoro di aggiungere la formazione di tipo professionale.

Ci sarà la riforma degli ammortizzatori sociali, via Cig

Mantenendo la Cig ordinaria e straordinaria andremo verso la rimozione della cig in deroga. Check-up dei criteri di permesso e impiego degli ammortizzatori; facilitazione delle procedure burocratiche; ispezione dei limiti di durata; migliore compartecipazione alle spese da parte delle aziende utilizzatrici; diminuzione degli oneri contributivi regolari e la loro modifica; rimodulazione dell’ASpI; crescita della durata dell’ASpI e allargamento ai lavoratori; attuazione di attività favorevoli alla crescita della comunità locale di nascita.

Ecco, adesso, tutte le procedure e gli adempimenti semplificati

Facilitare la giurisprudenza; riunire gli interventi delle pubbliche amministrazioni; incoraggiare le comunicazioni che avvengono per via telematica e cancellazione di tutti i documenti cartacei; rileggere completamente il regime delle sanzioni.

Il riordino dei contratti è un elemento cardine

Occorrerà giungere a un testo completo delle tipologie contrattuali; inserire, semmai, anche casualmente, un compenso orario insignificante, utilizzabile attraverso tutti i rapporti di lavoro subordinati, previo consiglio delle parti sociali; avanzare alla soppressione di tutte le disposizioni che educano le consuete forme contrattuali.

La maternità va rifondata

Andrà introdotta a carattere universale l’importantissima indennità di maternità. Questo al fine di garantire alle madri parasubordinate il diritto all’assistenza nel caso in cui non venisse concesso il versamento di tutti i contributi da parte del datore di lavoro; sopprimere la riduzione per il coniuge a carico e iniziare il tax credit per tutte le donne che lavorano; incoraggiare gli accordi collettivi per incoraggiare la flessibilità dell’orario di lavoro; aiutare il completamento dell’offerta di servizi per quanto concerne la prima infanzia.

Per concludere, dunque, c’è molta carne al fuoco.

Job Act di Renzi, ecco cosa ne pensa la politica

Ecco cosa hanno detto i protagonisti della politica in merito alla Job Act di Renzi.

Susanna Camusso (Cgil)

«Penso che sia molto favorevole la decisione di agire immediatamente sulla diminuzione del tasso per il lavoro subalterno. Il premier sembra aversi ascoltato. Legittimo adoperarsi anche per coloro che, disponendo di un reddito pari a 8 mila euro, solitamente, non puntano su questi accorgimenti per aver fatto rapporto non sul lavoro dipendente ma non solo, anche sugli assimilati e a tutto il lavoro precario»

Luigi Angeletti (Uil)

«Eccellente. Ci sono voluti 4 anni di scioperi e manifestazioni per riuscire a ottenere che i lavoratori ottengano una robusta diminuzione delle tasse. Senz’altro un ribaltamento. Ora guarderemo i dettagli e, naturalmente, ci auguriamo che ci sono anche i pensionati».

Guido Guidesi (Lega Nord)

«Oggi Matteo Renzi si è di fatto dimenticato di essere anche il presidente del Consiglio. Ha solo chiacchierato di presunti disegni di legge, senza denotare minimamente tutte le coperture economiche e manipolando la realtà e ridicolizzando i cittadini italiani. L’unica innovazione chiarita, al momento, è che ingrosserà le tasse sulle rendite finanziare. Sfortunatamente non è cambiato assolutamente niente, se non la sua capacità di dirigere una volgare televendita».

Raffaele Bonanni (Cisl)

«Ci definiamo soddisfatti, è molto tempo che la Cisl persevera sulla diminuzione delle tasse. Particolarmente evidente, per noi, è senza ombra di dubbio, il sollevamento dal 20% al 26% dell’aliquota su tutte le rendite finanziarie».

Pierferdinando Casini (Udc)

«È la giusta svolta, vera e reale, perché rappresenta il primo e più importante provvedimento di diminuzione della pressione fiscale. Era inservibile impedirlo in mille rivi, è stato giusto raccoglierlo sulle famiglie e sui consumi».

Laura Cantini (Pd)

«Giustizia e redistribuzione, sono i cardini del cambiamento iniziato dal governo Renzi. È una manovra, infine, di sinistra. È lo choc che il Paese attendeva con un taglio importante e concreto delle tasse per i redditi medio-bassi, seguito da un sostegno alle ditte attraverso la riduzione dell’Irap ed il pagamento dei debiti della P.A.».

Giorgia Meloni (per Fratelli d’Italia e anche Alleanza Nazionale)

«Matteo Renzi sembra trovarsi esattamente a metà tra il presidente del Consiglio e il più comune venditore di pentole. Misureremo dalla reale particolarità delle pentole se acquistarle o meno. Desideriamo di non comprendere, quando non saremo accontentati, che sono spariti i soldi per essere ripagati»
In conclusione, chi a favore, chi contro, queste sono le “recensioni” di alcuni protagonisti della politica. Ovviamente, la valutazione più importante è la vostra, non la loro.