La Grecia rimane ottimista sulle prospettive di un accordo

Con Alexis Tsipras che va a Bruxelles per cercare di riavviare i colloqui con i creditori, molti greci sono sorprendentemente ottimisti circa le possibilità di un nuovo accordo nonostante gli avvertimenti da Berlino e Bruxelles che la pazienza è esaurita e non ci saranno ulteriori concessioni.

A dispetto delle indicazioni chiare che i tedeschi, in particolare, ne hanno avuto abbastanza della politica del rischio calcolato di Tsipras, una gran parte della popolazione greca è fiduciosa che presto ci sarà un accordo e la Grecia non sarà abbandonata a sé stessa.

Si dice che il referendum di domenica, in cui quasi il 62 per cento degli elettori ha rifiutato nuove misure di austerità, ha rinforzato la situazione del primo ministro e ha rafforzato il suo mandato.

Siamo ora in una posizione più forte per combattere con l’Europa per un accordo, dicono i grecei a gran voce. Ovviamente il paese deve pagare i suoi debiti, ma il popolo cerca anche i suoi diritti umani. Non è possibile pagare domani. L’economia deve tornare a crescere e se non si fanno soldi, non si può pagare il debito.

C’è anche chi va contro il primo ministro ellenico, accusato di aver giocato in maniera completamente sbagliata (sin dallo scorso gennaio) contro la Troika, finendo per inimicarsi senza motivo i creditori e ponendo le basi per un confronto disastroso che potrebbe vedere il paese ritornare alla dracma (con tutto quello che ne consegue, ovviamente).

Il problema principale della situazione è che il governo di sinistra radicale Syriza fatica a trovare simpatia dal resto d’Europa.

Tspiras chiederà ora la rinegoziazione del debito, ma se i sostenitori della linea dura in Europa dovessero dirgli di prendere o lasciare (dunque o si fa come dicono loro o il paese potrebbe uscire dall’euro), alla fine i rischi di una Grexit possono notevolmente aumentare.

Fitch, l’agenzia di rating, ha detto che la vittoria del No al referendum di Domenica “aumenta notevolmente” il rischio del paese di lasciare la zona euro. Secondo l’agenzia, una soluzione si può ancora trovare ma il tempo sta per scadere.

Jeroen Dijsselbloem, alto funzionario della zona euro, ha detto che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, ma ha avvertito che “non ci sono soluzioni facili”.

La Germania, nel frattempo, ha ribadito che non contempla la ristrutturazione del debito fino a quando i Greci non presenteranno un pacchetto di riforme credibili e di tagli di bilancio.

Perché è importante unire l’analisi fondamentale e quella tecnica

Una delle prime cose importanti da controllare il lunedì, prima ancora di iniziare ad aprire e chiudere posizioni nel mercato, è verificare le notizie in arrivo dai rapporti settimanali che potranno avere un forte impatto macroeconomico nella settimana che verrà. Oltre a questo, diventa anche indispensabile fare il monitoraggio quotidiano del contesto economico in cui la massa degli investimenti si trova ad operare.

Se pensiamo che la teoria del prezzo Dow si trova in una zona che riflette il tutto intorno ad essa, è fondamentale capire l’ambiente in cui ci si trova, ed ecco perché non si può prescindere dall’analisi fondamentale.

Per trovare la tendenza dominante del mercato bisognerebbe in ogni caso far corrispondere la nostra analisi tecnica con la nostra analisi fondamentale, cosa che accade per la maggior parte delle volte, ma non sempre.

Una volta capito che l’analisi tecnica ha in sé tutta una serie di informazioni su cui tutti gli operatori si basano, si capisce anche che per completare queste informazioni è fondamentale poter unire l’analisi fondamentale.

Allo stato attuale, il mercato ha dei trend temporali che possono cambiare anche in breve tempo, soprattutto quando c’è alta volatilità nel mercato. Ecco perché dobbiamo essere vigili ogni istante che ci si trova sul mercato, al fine di capire meglio i cambiamenti che si verificano e cercare di sfruttare la bidirezionalità delle nostre operazioni. L’obiettivo finale è ovviamente quello di estendere il numero di trade vincenti, di minimizzare le perdite e di migliorare le probabilità di successo, ogni settimana e ogni mese.

E’ importante anche capire che il mercato non si discute, esso va capito. Bisogna per questo motivo seguire le indicazioni dei trend principali (che sono poi quelli definiti dall’analisi fondamentale, che torna in auge ancora una volta) al fine di capire se aprire una posizione long o short.

Bisogna ricordare che una buona combinazione di analisi fondamentale e analisi tecnica è la base per un trading produttivo e sostenibile. D’ora in poi, bisogna trovare il modo di investire con entrambe, non ci si può più concentrare su una delle due.

C’è ancora chi dice che una delle due analisi è migliore dell’altra, la realtà è che sono entrambe importanti. Certo, ci sarà sempre chi preferisce una delle due, ma da qui a non usare proprio l’analisi che non si preferisce, è un errore che non bisognerebbe fare se si vuole avere la certezza di guadagnare denaro in maniera costante.

L’euro rimane abbastanza stabile, ignorando per ora il dramma greco

Nel dramma greco, l’euro è stato come un mattone: lo puoi buttare, ma non molto lontano. A dirlo è Goldman Sachs. Questa settimana l’euro è salito, ma questo non ha senso. Continuiamo a vedere le tensioni sulla Grecia come un catalizzatore per la parità euro-dollaro, soprattutto se il contagio ad altre economie periferiche dovesse portare la Banca centrale europea (BCE) ad accelerare il quantitative easing.

La Grecia ha mancato un rimborso di 1,6 miliardi di euro al FMI, diventando il primo paese avanzato ad andare in default sul debito. I colloqui per trovare una soluzione sono ad un punto morto dopo una mossa a sorpresa di Alexis Tsipras, primo ministro greco, di chiedere un referendum per decidere se accettare le proposte dei creditori, anche se alla fine del referendum stesso quelle proposte potranno non essere più sul tavolo. Il paese è ora oggetto di controlli capitali e non si possono prelevare più di 60 euro al giorno.

Nonostante tutto, l’euro è sceso solo per arrivare a 1,096, da 1,12 dollari venerdì. Inoltre, è sceso leggermente anche fino a mercoledì, arrivando a 1,1086 dollari, dopo aver raggiunto un picco vicino a 1,115 dollari nel corso della giornata.

Dopo anni di suspense, il mercato continua ad aspettarsi un accordo all’ultimo minuto, magari all’indomani dell’annuncio del referendum. Alla fine, pochi sono disposti a vendere l’euro, anche se le possibilità di un aumento della deflazie è concreta.

A dire il vero, alcuni mercati continueranno a vedere la montagna greca come un granello di sabbia. Effettivamente l’economia della Grecia è piccola, molto piccola, rispetto a quella della zona euro (circa il 2% del PIL totale).

Piuttosto che al paese ellenico bisogna guardare allo spread tra i bond a 10 anni dell’Europa (ad esempio quelli italiani) e quelli a 10 anni del Tesoro USA, che sono un indicatore importante del fatto che la Grecia sta avendo un effetto contagio anche su altri paesi europei.

La moneta unica europea si muove in accordo con i rendimenti obbligazionari europei e viceversa. E’ il contrario di quello che ci si aspetterebbe nel caso di un contagio. Un deterioramento del credito in zona euro, soprattutto nelle sue economie più importanti, comporterebbe un forte calo dell’euro se il mercato dovesse ritenere che l’economia della zona euro è minacciata proprio dagli eventi greci.

Ma non è detto che si arrivi fino a questo punto, soprattutto se i numeri UE continueranno ad essere positivi come visto in passato.

E se la Gran Bretagna fosse entrata nell’euro?

Il referendum sull’adesione del Regno Unito all’UE è ancora lontano, ma gli attacchi retorici sono già cominciati, chiamando all’attenzione coloro che volevano la Gran Bretagna aderire all’euro, la maggior parte dei quali hanno ritrattato questa volontà o hanno tentato di dimenticarla.

Uno degli argomenti più “caldi” in tema è se la Gran Bretagna se la sarebbe cavata meglio nella crisi all’interno della moneta unica rispetto a quanto sta facendo fuori.

La terribile performance economica della zona euro ha pesato fortemente sulla Gran Bretagna, facendo precipitare le speranze di una ripresa guidata dagli investimenti e dalle esportazioni. Questo è successo perché i leader europei non sono riusciti a perseguire delle politiche migliori, in particolare a causa della loro incapacità di porre fine alla crisi del credito e allentare prima le condizioni monetarie.

La questione importante, quindi, è come il Regno Unito sarebbe cambiato all’interno dellUE. La risposta è: in un modo che avrebbe portato ad una crescita più veloce.

Prendiamo la politica monetaria. La Banca d’Inghilterra sarebbe un peso massimo all’interno l’euro, non solo a causa delle dimensioni della sua economia. Il peso che avrebbe la BoE sulle questioni monetarie e la sua sensibilità verso i mercati finanziari, affinata da secoli di esperienza nel centro della City di Londra e ora anche a Canary Wharf.

La BoE ha compreso la necessità di una politica straordinariamente aggressiva molto meglio rispetto alla BCE. Nell’ottobre 2008, la BCE ha alzato i tassi, mentre la BoE ha intrapreso un taglio di quattro punti percentuali in sei mesi. Li ha mantenuti allo 0,5 per cento dal marzo 2009, mese in cui ha lanciato un programma di acquisto di asset che valeva un quinto del reddito nazionale annuo.

Al contrario, la BCE ha aumentato i tassi due volte nel 2011, il che ha contribuito a portare la zona euro in recessione con forti ricadute anche sulla crescita del Regno Unito. E ci sono voluti sei anni per Francoforte per seguire l’esempio di altre banche in merito al QE.

Non possiamo sapere quanto successo ci sarebbe stato, ma è chiaro che la politica monetaria della zona euro si sarebbe volta in una direzione più favorevole alla crescita, con una maggiore sicurezza nei mercati finanziari.

Anche in ambito fiscale l’adesione all’euro da parte degli UK avrebbe inclinato la politica in una direzione di crescita. E l’influenza poteva essere sostanziale: ricordiamo il “veto” del primo ministro David Cameron sulla contrazione del fiscal compact.

Forse, oggi, ci saremmo trovati in un’altra situazione.

La zona euro cresce velocemente, i dati Markit

L’economia della zona euro è di fronte al suo stato di forma più forte in quattro anni, nonostante i continui timori di una risoluzione disordinata alla crisi del debito greco.

Le aziende di tutto il blocco della moneta unica hanno riferito una maggiore crescita delle assunzioni nel mese di giugno, secondo la società di servizi finanziari Markit.

Il Purchasing Managers Index di Markit (PMI) – un indicatore strettamente sorvegliato che mette in evidenza la salute economica della zona euro – è aumentato di mezzo punto, arrivando a 54,1 nel mese di giugno.

Qualsiasi numero superiore a 50 indica che l’eurozona è in crescita, e sorprendentemente la forte lettura di giugno indica che l’economia della regione può essere in fase di slancio. Gli analisti si aspettavano che il PMI avesse fatto registrare, infatti, un decremento questo mese.

Chris Williamson, capo economista di Markit, ha dichiarato: “Nonostante la nube della crisi del debito greco sopra la regione, la zona euro ha registrato una crescita economica accelerata al massimo da quattro anni.”
Teunis Brosens, di ING Bank, ha detto che l’indagine ha mostrato come se la zona euro fosse “immune dalle paure di un Grexit “. Ai livelli registrati da Markit nel secondo trimestre, la zona euro sembra essere sulla buona strada per crescere di 0.4% nel periodo, anche perché la periferia del blocco ha iniziato a guadagnare forza.

La ripresa nel secondo trimestre mette la zona euro sulla buona strada per crescere, inoltre, del 2% in tutto l’anno, anche se gran parte del corso del 2015 dipende dal risultato dei negoziati del debito greco.

L’incertezza generata dalla recente escalation della crisi sembra aver preso forza, ma l’occupazione rispetto al secondo trimestre nel suo complesso ha dimostrato la più grande crescita da quattro anni”.

Sempre più spesso i colloqui del debito greco e le voci di una possibile Grexit sono citati come fonte di incertezza da parte delle imprese. Da questo punto di vista, un accordo tra la Grecia e i suoi creditori questa settimana può essere una cosa fondamentale. Mentre l’economia tedesca sta ancora facendo bene, ciò che veramente spicca è l’imponente recupero dell’economia francese.

Al di fuori della Francia e della Germania, l’indagine di giugno ha fatto segnare il miglior trimestre da otto anni e il terzo miglior trimestre del 2007 a questa parte in termini di crescita della produzione e di creazione di posti di lavoro.

Dei dati positivi che fanno ben sperare.

Grecia, è oggi il giorno decisivo

Le azioni globali e le obbligazioni della zona euro sono aumentate sul finire della settimana scorsa dopo un aumento legate alla speranza di trovare presto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per evitare un default. Le azioni tedesche sono salite fino al 3,5 per cento, il rendimento dei titoli spagnoli e italiani a 10 anni è sceso fino a 14 punti base, le azioni degli Stati Uniti hanno aperto in salita dello 0,7 per cento.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato i capi della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale oggi in vista di un vertice di emergenza dei leader della zona euro rivolto a raggiungere un accordo sui colloqui del debito.

Il capo di stato maggiore alla Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker, ha detto che le ultime proposte dalla Grecia sono una “buona base per il progresso” mentre il commissario economico dell’UE Pierre Moscovici ha detto che sarà raggiunto un accordo.

In Spagna, il ministro delle finanze Luis de Guindos ha detto che un accordo non sarà possibile oggi, tuttavia, questo significa che si può trovare una unione di intenti entro giovedì. Le probabilità sembrano cambiare a favore di un compromesso.

Molti investitori sono ancora cauti perché si pensa che saranno necessarie delle proposte migliori in termini di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse supplementari. Atene è a corto di soldi per rimborsare un prestito del FMI di 1,6 miliardi di euro previsto per la fine del mese. C’è una speculazione diffusa che, se nessun accordo fosse raggiunto oggi, la Grecia avrebbe bisogno di imporre controlli ai capitali già domani per evitare una crisi bancaria dato che i risparmiatori continuano a ritirare fondi dalle banche.

La BCE giovedì ha aumentato il massimale di liquidità d’emergenza delle banche greche per la terza volta in sei giorni. Il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha detto ai banchieri di prepararsi per una “giornata difficile” domani se non si dovesse trovare nessun accordo. Il mercato si sta preparando ad un raduno di rilievo indipendentemente dalle buone o dalle cattive notizie dalla Grecia. In entrambi i casi, le nuvole di incertezza dovrebbero dissiparsi, sia in bene che in male. L’euro è salito fino a mezzo punto percentuale nella sessione di oggi, per poi ridiscendere di nuovo al valore minimo del giorno a 1,1355 dollari. Sarà una lunga giornata per Atene e per l’euro.

Cosa accadrà all’euro in caso di uscita della Grecia? Ecco le novità

La crescente possibilità di un’uscita della Grecia dal blocco della moneta unica potrebbe far alzare il valore delle valute rifugio sicuro come il dollaro statunitense e la sterlina britannica, mentre altre valute asiatiche emergenti potrebbero perdere valore.

Se la Grecia non ha intenzione di rispettare le misure di austerità messe in atto, entro breve vedremo se il paese potrà rimanere in zona euro o meno.

Ci sono già paesi che stanno mettendo in atto dei piani di emergenza per pararsi dal rischio di fallimento ellenico. Stiamo navigando in acque turbolente, con il rischio di una tempesta che si avvicina al nostro continente.

Gli economisti e gli operatori ritengono che l’euro crollerà nel caso di uscita della Grecia, anche perché c’è chi dice che questa uscita potrebbe portare a rischio anche altri paesi, tra cui Italia e Spagna.

L’euro come moneta potrebbe cadere molto acutamente semplicemente a causa del danno economico e finanziario a breve termine che una rottura può causare.

Le valute rifugio sicuro, come il dollaro, guadagneranno di valore. Secondo alcuni l’euro cadrà nei confronti del dollaro. Altre valute, come la sterlina potrebbero guadagnare valore (forse, considerando che la divisa inglese è legata all’euro in quanto l’Europa è il principale sbocco per le esportazioni britanniche).

Su tutta la linea, ci si potrebbero aspettare dei cali molto significativi nei paesi delle valute asiatiche emergenti.

Un approfondimento è da fare relativamente all’euro, tuttavia. Abbiamo detto prima che molto probabilmente la nostra valuta scenderà contro le altre, addirittura un’uscita della Grecia dall’UE potrebbe portare l’euro sotto la parità contro il dollaro americano (anche se, ad oggi, c’è anche chi dice che non sarà così).

Quello che è certo è che dobbiamo agire con calma e con precisione, non possiamo farci travolgere dal mercato.

Sicuramente ci aspettano dei momenti ad alta volatilità, con l’euro che potrebbe “ballare” molto contro le altre valute, in maniera particolare contro il già citato dollaro USA, ma anche contro lo yen, la sterlina e le principali valute “commodities”, ovvero dollaro neozelandese e dollaro australiano.

Per poter fare forex nei prossimi giorni bisognerà necessariamente agire con stop loss molto stretti per evitare di perdere denaro qualora ci sia un movimento improvviso contro la previsione fatta.

Operando in questa maniera sarà possibile riuscire ad investire in sicurezza e indubbiamente a proteggere i nostri capitali, cosa che è la prima da fare per poter investire con successo e a lungo periodo.

Grecia vicina al tracollo, la Gran Bretagna corre ai ripari

La Grecia è sull’orlo del tracollo economico dopo che la Germania sembra ormai convinta di voler spingere il paese fuori della zona euro.
Con il paese che potrebbe andare in default a breve se non dovesse riuscire a pagare 1,5 miliardi di sterline al FMI entro la fine di giugno, gli alti politici tedeschi hanno avvertito che “quando è troppo è troppo”.

A Londra, l’FTSE 100 è scivolato del 1,1 per cento ad un livello minimo di tre mesi lunedì, con gli investitori che hanno reagito al fallimento della Grecia nel raggiungere un accordo con i suoi creditori proprio il giorno precedente.

Anche i prezzi del petrolio sono scesi dopo che i negoziati sono crollati dopo soli 45 minuti, tra i timori che la Grecia si sta dirigendo verso una vera catastrofe finanziaria.

Mentre la crisi si intensifica, è emerso che George Osborne, il Cancelliere del Regno Unito, presiederà più tardi questa settimana ad una riunione di emergenza dei ministri inglesi, i quali cercano di proteggere l’economia della Gran Bretagna da una potenziale uscita della Grecia dalla moneta unica.

I funzionari vogliono assicurarsi che il governo abbia dei “piani di emergenza” in atto per garantire che le imprese del Regno Unito non siano danneggiati da un’uscita greca. Il portavoce ufficiale del Primo Ministro ha esortato i paesi della zona euro “a trovare una soluzione” alla crisi.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, è stato accusato di aver tentato di “truffare tutto il mondo” in seguito ad una serie di richieste avanzate negli ultimi giorni.

Nonostante la condanna da parte dei leader europei dopo i colloqui degli ultimi giorni, Tsipras, leader di Syriza, ha detto che i creditori internazionali stanno “girando intorno al realismo. Aspetteremo pazientemente fino a quando i creditori guarderanno in faccia la realtà. Non hanno il diritto di seppellire la democrazia nel paese dove è nata.”

La Commissione Europea deve elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro in caso di fallimento.

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha rifiutato di dire quali conseguenze ci sarebbero state se la Grecia non dovesse trovare il denaro per eventuali rimborsi. Egli ha detto “un default ci porterà in acque inesplorate. Abbiamo in ogni caso tutti gli strumenti per gestire la situazione al meglio come abbiamo fatto in altre situazioni. Tutto ciò ci dice anche che le conseguenze a medio e lungo termine per l’Unione non sono qualcosa che siamo in grado di dire oggi”.

Grecia: è emergenza uscita dalla zona euro

La Grecia potrebbe affrontare lo stato di emergenza dal 1° luglio se non si raggiungere un accordo con i creditori. A dirlo è Guenther Oettinger, Commissario UE della Germania.

Dobbiamo elaborare un piano “B” perché la Grecia potrebbe cadere in uno stato di emergenza” Oettinger ha detto. “Credo che la Commissione debba elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro, in caso di fallimento.”

Prima di oggi, il governo greco aveva fatto sapere che si erano fatti dei passi avanti.

Lunedì la Commissione europea è apparsa desiderosa di dimostrare che non c’erano richieste non irragionevoli e che non ci sono divari tra le loro richieste e le proposte della Grecia. I tagli proposti alle pensioni da Atene sono dello 0,04 per cento del PIL, ha detto l’Unione Europea, che sta invece facendo pressione per un taglio dell’1 per cento.

Le proposte greche hanno incluso nella lista anche un incremento delle tasse sulle piscine e sugli yacht, sulla TV e sul videoludico. Atene ha detto che, invece, non avrebbe aumentato le aliquote per i beni di base come le medicine, l’energia e il cibo.

Nel frattempo arrivano i primi giudizi verso la Grecia ed il comportamento dei suoi leader, che non vogliono accettare le richieste UE. Josef Kollar, vice presidente del comitato finanziario della Slovacchia, ha detto che “questa storia non può andare avanti per sempre. La politica non dovrebbe essere limitata alla correttezza, ma dovrebbe essere basata sulla realtà economica e, in realtà, la dracma sarebbe un salvataggio per la Grecia”.

La situazione diventa più difficile ogni giorno che passa per l’Europa e per l’Euro.

Cosa accadrebbe se veramente la Grecia dovesse uscire dalla zona euro?

Il paese potrebbe conoscere una certa ripresa economica grazie ad una dracma super-svalutata, attirerebbe investitori stranieri che potrebbero fare acquisti interessanti a prezzi davvero irrisori.

Tutto questo, nel giro di un paio di anni, potrebbe portare ad una forte crescita economica del paese (che tuttavia potrebbe non risentire molto del contraccolpo “uscita Euro” dato che il 75% del PIL è prodotto internamente e non dipende da altri paesi).

Se tutto questo fosse vero, l’euro si dimostrerebbe un fallimento mentre le monete nazionali tornerebbero in auge (sull’esempio greco). Questo significherebbe forse la vera fine per la nostra valuta, che invece nel breve periodo potrebbe anche beneficiare dell’uscita della Grecia, che oramai è una zavorra.

L’euro è volatile a causa della Grecia, attesa anche per la FED

L’euro è sceso fino ad ora nella giornata di oggi, toccando il minimo da quasi due settimane contro il franco svizzero, dopo gli sforzi, falliti durante il fine settimana, per porre fine ad una situazione di stallo tra la Grecia e i suoi creditori.

I colloqui di Domenica sono durati meno di un’ora, il che suggerisce che ci sono ancora differenze significative tra le parti. Le preoccupazioni che potrebbero lasciare la Grecia in default e costringere il paese a lasciare la zona euro ha sollevato i premi dei rendimenti dei titoli periferici al massimo da quasi sette mesi.

Riflettendo un po’ di nervosismo nel mercato valutario, il costo di copertura contro le forti oscillazioni del cambio euro / dollaro si trova ai massimi da tre mesi.

I dati Reuters hanno mostrato che la volatilità implicita (un indicatore di come si possono avere forti oscillazioni della valuta) ad un mese della coppia di valute euro / dollaro sono salite a un massimo da 3 anni e mezzo. Le inversioni di rischio, che misurano la domanda delle opzioni su una valuta, mostravano un aumento crescente verso la debolezza dell’euro.

La nostra valuta è scesa contro il franco svizzero, visto come rifugio sicuro, per toccare 1,0422 franchi, il dato più basso dal 3 giugno. Nei confronti del dollaro, l’euro è sceso dello 0,4 per cento a 1,1217 dollari, in ritirata dal massimo della scorsa settimana a 1,1387 dollari.

I negoziati tra la Grecia e i creditori sembrano essere in pasticcio e sono un fattore chiave per l’euro. La volatilità implicita è aumentata e, mentre la Fed è un fattore di rischio chiave anche questa settimana, l’euro continuerà ad essere guidato dai titoli greci.

I ministri delle finanze della zona euro potranno affrontare la questione quando si incontreranno giovedì, un funzionario del ministero delle finanze tedesco ha detto che il tempo sta per scadere per la Grecia. La debolezza dell’euro ha aiutato l’indice del dollaro ad aumentare dello 0,3 per cento a 95.25, tirandosi via da u minimo da un mese a 94,322. Il biglietto verde è dello 0,2 per cento più alto rispetto allo Yen a 123,58 ¥.

Nel frattempo i tori del dollaro sperano che la Federal Reserve offrirà un chiaro segnale sui tempi del primo rialzo dei tassi di interesse nell’incontro del 16-17 giugno. Tuttavia, con la possibilità di un periodo più prolungato di avversione al rischio, c’è bisogno di essere un po’ attenti al breve termine.

Forex ed analisi dei prezzi, quello che devi conoscere

Il potere di determinare le fasi di trend del ciclo dei prezzi è l’essenza dell’analisi tecnica ed è fondamentale per operare sui mercati. Per dirla con un linguaggio più chiaro e semplice, nel mondo dell’analisi tecnica ci sono solo due tipi di formazioni: tendenze e gamme.

Le tendenze possono essere rialziste se dirette verso l’alto, ribassiste se invece vanno verso il basso. Un movimento in gamma, invece, porta i prezzi a muoversi all’incirca all’interno di uno stesso prezzo massimo e minimo.

In maniera semplice possiamo vedere queste quattro voci che ci possono aiutare a capire meglio il concetto:

  • Trend Rialzista: successione di massimi e minimi crescenti
  • Trend Ribassista: successione di massimi e minimi decrescenti
  • Movimento in Gamma sui minimi: stesso minimo e massimo variabile
  • Movimento in Gamma sui massimi: stesso massimo e minimo variabile

L’inizio di un trend in crescita viene rilevato quando l’ultimo massimo per la tendenza al ribasso precedente è rotta verso l’alto, ponendo fine alla successione di massimi ribassisti e lasciando le possibilità di un movimento laterale.

Il completamento del trend al rialzo viene rilevato quando l’ultimo minimo del trend rialzista pone fine alla successione di minimi crescenti, lasciando anche in questo caso una formazione di prezzi laterale.

L’idea centrale della tecnica di investimento sui prezzi è quella di determinare lo stato di un prezzo di mercato per cercare di capirne il movimento futuro. Per effettuare una precisa analisi tecnica bisognerà utilizzare le linee di supporto e di resistenza, che possono essere statiche (orizzontali) o dinamiche (nel senso che proiettano un angolo rispetto all’asse orizzontale). Qui, il buon senso prevale.

E’ importante riuscire a guardare il grafico con “occhi distaccati”, leggendo solo ed esclusivamente quello che ha da dirci. In maniera semplice dobbiamo riuscire a capire se un trend sale o se scende, e di conseguenza andare ad investire nella direzione stessa. In questo caso vale molto forte l’assunto secondo il quale “il trend è mio amico”, il che significa che bisogna sempre aprire una posizione in direzione del prezzo e mai contro.

Farlo, infatti, soprattutto se non si ha esperienza di trading, potrebbe equivalere ad una sorta di “suicidio finanziario”.

Per tutti coloro che cercano un modo per poter investire con l’analisi tecnica, lo studio dei prezzi e dei suoi movimenti è importante, possiamo anzi dire che rappresenta la base per poter avere successo nel mercato valutario, a medio/lungo termine, ed essere parte di quegli investitori che, con il forex, guadagnano.

Germania e Francia potrebbero ammorbidire le richieste per mettere fine allo stallo della situazione greca

I mercati azionari sono saliti nelle ultime ore dopo le notizie di una proposta tedesca per consentire alla Grecia di ricevere una nuova tranche di prestiti in cambio di un programma di riforme sfalsato. L’ammorbidimento della posizione tedesca verso Atene ha rallegrato gli investitori, desiderosi di vedere un salvataggio sostenibile per il paese assolutamente colpito dal debito.

Secondo i rapporti, il cancelliere Angela Merkel è disposto ad accettare un programma di riforme molto ridotto, snellito a solo una o due aree, come parte di un primo pacchetto per salvare la Grecia ed impedirne l’uscita dalla zona euro. Grecia, Germania e Francia sono d’accordo per intensificare i colloqui.

Le azioni sul FTSE 100 sono salite di 76 punti, o l’1,1%, mentre il Dax tedesco e il CAC francese sono saliti del 2,4% e del 1,75%, rispettivamente.

La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea, che hanno prestato alla Grecia 240 miliardi di euro, avevano fino a poco tempo richiesto delle riforme onnicomprensive in cambio dell’ultima tranche di fondi di salvataggio del valore di 7,6 miliardi di euro.

Sembra che l’agenzia di stampa Bloomberg, parlando con almeno due politici tedeschi vicini ai colloqui di salvataggio, abbia capito come l’accordo di compromesso sia possibile per porre fine alla situazione di stallo tra il governo greco e i suoi creditori.

Il rapporto, in seguito negato dal governo tedesco come politica ufficiale, è stato seguito dalle dichiarazioni della Merkel e del presidente francese, François Hollande, che hanno detto che sono pronti a soddisfare le richieste del primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras. Merkel ha detto che “una soluzione è possibile. L’obiettivo è quello di mantenere la Grecia nella zona euro”.

Il leader più potente d’Europa si è detta disponibile a incontrare il capo di governo greco a margine del vertice, come aveva in precedenza chiesto, e Hollande si è detto disposto a fare lo stesso.

Dopo l’incontro tra Merkel, Hollande e Tsipras, essi hanno convenuto che i negoziati tra la Grecia e i suoi creditori internazionali devono essere intensificati per raggiungere un accordo al fine di evitare un default greco. Un portavoce del governo tedesco ha detto dopo che la riunione si è svolta in un clima costruttivo.

Un lato negativo c’è, tuttavia: il rifiuto di Junker di una nuova offerta da parte di Atene, che ha fatto infuriare il governo Syriza. Un portavoce ha detto: “La parte greca si trova nella posizione spiacevole di dover precisare che non è ha mai informato sulle sue proposte Pierre Moscovici (capo della commissione degli affari economici).”

Grecia e FMI, sono giorni cruciali

La Grecia potrebbe non effettuare il rimborso del prestito da 305 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale se non vi è alcun accordo con i creditori nei prossimi giorni. Lo ha detto il portavoce parlamentare di Syriza proprio oggi. Il pagamento sarebbe stato il primo di tre al FMI di questo mese per un totale di 1,6 miliardi di euro. Il governo, a corto di liquidi, dice che se avesse fondi sufficienti per pagare la prima rata di venerdì, andrebbe in default sugli altri senza un accordo con i creditori.

La Grecia non sarebbe immediatamente considerata inadempiente se non dovesse fare il primo pagamento, dato che il Fondo monetario internazionale ha accettato di fare un raggruppamento delle rate del prestito, che sarebbero pagate in un’unica soluzione alla fine del mese.

Il governo di Syriza spera di raggiungere un accordo entro la fine di questa settimana su un nuovo piano di salvataggio, che richiede ulteriori riforme economiche difficili in cambio dell’accesso a 7,2 miliardi di euro di aiuti di cui il paese ha disperato bisogno.

I funzionari di governo hanno detto che Alexis Tsipras, il primo ministro, discuterà un contro-piano greco con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, in una riunione a Bruxelles questa.

Un portavoce di Juncker ha rifiutato di confermare se l’incontro avrebbe avuto luogo o se il presidente della Commissione europea si presenti con un nuovo piano di salvataggio dei creditori verso ol primo ministro greco. “Vediamo”, ha detto il portavoce. “il giorno è ancora giovane.” Siamo di fronte ad una situazione di stallo, dunque, dove non vengono rilasciate molte notizie definitive (forse perché proprio non ce ne sono).

Il piano greco, descritto dai funzionari ellenici come “la nostra ultima, migliore offerta”, dopo quattro mesi di trattative che si sono mosse in maniera alquanto lenta, fa delle concessioni in materia di imposta sul valore aggiunto al fine di aumentare i ricavi di quest’anno di 900 milioni di euro, e sul taglio della spesa pensionistica innalzando l’età pensionabile.

Atene appare ancora disposto a cedere sulle misure strutturali. Un funzionario ha detto che il piano non rispetta le richieste dei creditori di tagliare le pensioni integrative come primo passo per rendere migliore il sistema produttivo, né attua l’impegno del governo precedente in tema di riforme del lavoro tra cui i licenziamenti di massa dei lavoratori del settore pubblico. Sembra, dunque, che ci sia ancora un po’ di margine di manovra, sarà sufficiente?

Dollaro in ribasso, l’australiano sale leggermente

Il dollaro è in ribasso nel commercio asiatico di venerdì, prendendosi una pausa dalla salita di questa settimana che lo ha portato ai livelli più alti rispetto allo yen dal 2002 sulle aspettative che la Federal Reserve statunitense potrebbe alzare i tassi di interesse quest’anno. Gli operatori di mercato hanno detto che la recente ascesa del dollaro ha preso alcuni investitori alla sprovvista e i loro sforzi per coprire le posizioni è stato tale da mantenere il dollaro sostenuto, anche con possibili rischi legati ai dati sui lavori degli Stati Uniti, previsti per la fine della prossima settimana.

L’attuale indebolimento dello yen è stato duro. Il Ministro delle Finanze Giapponese Taro Aso ha detto “Intendo vigilare attentamente sui movimenti del mercato”. Ma il ministro dell’Economia giapponese Akira Amari ha detto che il ritmo del calo dello yen non poteva necessariamente essere descritto come eccessivo. I dati giapponesi diffusi oggi hanno mostrato i prezzi al consumo saliti di poco e la spesa delle famiglie che è scesa inaspettatamente nel corso dell’anno ad aprile, mettendo in dubbio la visione positiva della Banca del Giappone relativamente ad una costante ripresa economica che potrebbe presto permettere al paese di raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2 per cento.

Nel corso dell’ultima riunione dei ministri del G7 a Dresda, il capo del Fondo monetario internazionale ha avvertito che la Grecia potrebbe uscire fuori della zona euro, frase che aggiunge altra preoccupazione sulla ripresa economica globale. L’euro ha toccato leggermente il suo valore massimo del giorno, anche se i segnali contrastanti sui progressi nei negoziati sulla Grecia hanno continuato a pesare sulla valuta comune.

Il governo della Grecia mira a raggiungere un accordo con i suoi creditori entro domenica (fra due giorni), frase che cancella i commenti da parte di alcuni funzionari della zona euro che hanno detto come un accordo sia tutt’altro che imminente. L’euro è stato scambiato a 1,0950 dollari, in lieve aumento e sopra la zona di minimo del mese a 1,0819 dollari.

Nel corso della seduta, le cifre di crescita degli USA hanno sottolineato come la fase di stallo del primo trimestre 2015 per l’economia a stelle e striscie possa essere finita.

Il dollaro australiano è stato circa dello 0,2 per cento in salita a 0,7663, non lontano dal minimo di sei settimane a 0,7618 dollari toccato nella sessione precedente. La Reserve Bank of Australia si riunirà martedì prossimo e dovrebbe tenere il tasso di riferimento stabile al 2 per cento.

L’euro in leggera ripresa, ma i rischi sono ancora alti

I tassi di cambio dell’euro contro la sterlina (EUR / GBP) e dell’euro contro il dollaro (EUR / USD) hanno visto dei movimenti interessanti nel corso delle ultime ore, dato che i timori sulla Grecia hanno continuato a pesare sulla moneta unica. L’Euro contro la sterlina (EUR / GBP) ha toccato un livello minimo in sessione a 0,7062. Con la riunione dei ministri delle finanze del G7 che si terrà questa settimana a Dresda, la pressione sull’UE e sulla Grecia aumenterà.

Gli Stati Uniti stanno rapidamente perdendo la pazienza con entrambe le parti e il segretario al Tesoro Jack Lew ha invitato a risolvere la crisi in fretta prima che sia fuori controllo e che abbia ulteriori impatti sui mercati globali. Sono stati fatti dei progressi, ma non abbastanza per risolvere tutta la situazione. Inoltre, c’è sempre un’altra scadenza che si avvicina. La situazione è pericolosa. Ognuno deve raddoppiare gli sforzi e trattare la prossima scadenza come l’ultima fino a che tutto questo non sarà risolto.

La Banca centrale europea nel frattempo ha lasciato limite di liquidità di emergenza della Grecia invariato al livello attuale di 80,2 miliardi di euro.

A pesare sull’euro è stato anche un rapporto che ha mostrato come i greci, a causa della preoccupazione della situazione, hanno ritirato dalle banche circa 300 milioni di euro solo ieri, sollevando delle preoccupazioni che i ritiri aumenteranno ancora di più mano a mano che ci si avvicina alla scadenza del 5 giugno. All’inizio della seduta, l’euro era riuscito a recuperare alcune delle perdite subite ieri, dato che i timori degli economisti sono stati facilitati dalla retorica da parte di Atene e Bruxelles che un accordo sarà raggiunto prima della scadenza del 5 giugno. Il governo greco ha detto che è sicuro che sarà in grado di rimborsare di 305 milioni di euro che deve al Fondo monetario internazionale proprio in quella data. I funzionari greci, intanto, devono riprendere i negoziati con Bruxelles e con i creditori già da oggi.

L’euro contro il dollaro (EUR / USD) ha invece toccato un livello minimo di sessione a 1,0862. Il dollaro americano ha continuato a ricevere il sostegno del rilascio dei dati per lo più positivi ancora ieri. Tali numeri hanno mostrato che gli investimenti delle imprese degli Stati Uniti sono in salita, così come i prezzi delle case e la fiducia dei consumatori. Le relazioni positive hanno aumentato la speculazione che la Federal Reserve potrebbe scegliere di iniziare ad alzare i tassi nel corso dell’anno.

Draghi conferma che le azioni della BCE stanno avendo effetto sull’UE

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto ai banchieri centrali del mondo che le prospettive economiche per la zona euro sono oggi più brillanti di quanto non sono mai state per sette lunghi anni.”

Parlando ad una conferenza della BCE in Portogallo, Draghi ha suonato una nota positiva sul futuro della moneta unica, ma ha avvertito che le riforme strutturali sono cruciali.

“Le prospettive economiche per l’area dell’euro sono oggi più brillanti di quanto non sia stato per sette lunghi anni. La politica monetaria sta lavorando attraverso l’economia. La crescita è in ripresa. Le aspettative di inflazione hanno recuperato dalla depressione. Ovviamente questa non è affatto la fine delle nostre sfide”.

Continuando, il numero uno della BCE ha detto che “una ripresa ciclica da sola non risolve tutti i problemi dell’Europa. Non elimina la sporgenza del debito che interessa alcune zone dell’Unione. Non elimina l’elevato livello di disoccupazione strutturale che tormenta troppi paesi. E non elimina la necessità di perfezionare l’assetto istituzionale della nostra unione monetaria.”

I commenti arrivano il giorno dopo che Draghi ha toccato una nota cupa sulla crescita nella regione, dicendo ad una conferenza sulla disoccupazione, sempre in Portogallo, che “la crescita è troppo bassa ovunque” nei 19 paesi della zona euro, nonostante una modesta ripresa.

Nonostante il basso livello di crescita, l’economia della zona euro sta migliorando, essendo cresciuta dello 0,4 per cento nel primo trimestre del 2015 secondo quanto dimostrato dai dati all’inizio di questo mese, superando anche gli Stati Uniti.

A pesare sulla zona euro sono le preoccupazioni di paesi come la Grecia, la Francia e l’Italia, dove il progresso sta crescendo nonostante l’attuazione delle riforme strutturali è stata lenta. Draghi ha ribadito l’importanza delle stesse riforme strutturali in tutta Europa, al fine di aumentare la crescita a lungo termine. “Essere nelle prime fasi di una ripresa ciclica non è un motivo di rinviare le riforme strutturali, ma è in realtà l’occasione per accelerarle”, ha detto, esaltando i benefici delle stesse.

Secondo il numero uno della BCE, “in primo luogo le riforme strutturali sollevano la crescita potenziale, in secondo luogo rendono le economie più resistenti agli shock economici.”

La situazione della zona euro è ancora delicata, anche se l’euro sembra attualmente in fase di crescita contro le altre valute, sintomo – anche questo – del fatto che gli investitori si stanno fidando dell’Europa e premiano la sua moneta.

Nuove sfide sono comunque attese in EU nei prossimi giorni.

I bond USA in aumento, sale l’euro

I titoli di stato venduti oggi hanno spinto l’euro nettamente più in alto rispetto al dollaro. I titoli a dieci anni del Tesoro degli Stati Uniti, il punto di riferimento per gli oneri finanziari a livello mondiale, hanno colpito il loro valore più alto dall’inizio di dicembre, mentre i rendimenti dei bund tedeschi a 10 anni hanno aggiunto 12 punti base al loro valore, arrivato ora allo 0,71 per cento.

La volatilità dei mercati obbligazionari ha pesato sui titoli, aggiungendo ansia agli investitori sullo stato pericoloso delle finanze della Grecia. Le azioni in Europa e in Asia sono scese e ci si aspettava che Wall Street seguisse la scia.

La Grecia è un motivo di preoccupazione per il mercato. Quando una particolare asset class passa attraverso periodi di estrema volatilità in un breve lasso di tempo, le persone sentono pressione e maggiori rischi.

Meno di un mese fa i rendimenti tedeschi a 10 anni hanno colpito un minimo record dello 0,05 per cento. I commercianti cercano ancora di spiegare il recente aumento dei rendimenti tra un aumento delle aspettative di inflazione, i prezzi del petrolio e la limitata liquidità causata dagli acquisti della BCE e molti sono usciti da un trade affollato.

E’ chiaro che il mercato non si è stabilizzato. Prima che la vendita possa iniziare la percezione comune era una bassa volatilità. Ora gli investitori sono più cauti, chiedono un premio per la volatilità vista di recente.

I rendimenti tedeschi sono saliti a 1,1265 dollari dopo essere caduti vicino al minimo  di 1,1131 ieri dollari nel commercio asiatico. In rialzo dello 0.9 per cento anche EURJPY a135,02. L’indice del dollaro, che valuta il dollaro contro un paniere delle principali valute, è sceso dello 0,7 per cento. Lo yen è stato in salita dello 0,2 per cento arrivando a 119,88 per un dollaro.

Negli Usa i rendimenti a 10 anni, che sono stati guidati ad un livello superiore nelle ultime settimane dai Bund tedeschi, si trovano al livello più alto dalla fine di novembre.

I rendimenti elevati degli Stati Uniti significano maggiori costi di finanziamento delle imprese e la cosa potrebbe colpire le azioni in tutto il mondo.

Gli investitori sono anche preoccupati del fatto che il debito della Grecia potrebbe far esaurire le scorte di denaro contante. Nella zona euro i ministri delle finanze, che si sono incontrati ieri, hanno riconosciuto i progressi nei colloqui tra la Grecia e i suoi creditori, ma hanno detto che c’è bisogno di ancora più lavoro per chiudere l’affare.

I prezzi del petrolio, in crescita di oltre il 50 per cento dai minimi di gennaio, sono saliti ulteriormente.

Forex tra analisi tecnica e fondamentale

Come si capisce, nel forex il segreto del successo sta nella capacità di determinare i movimenti futuri del mercato e gestire in modo intelligente il proprio portafoglio. Per anticipare il mercato ci sono due rami principali di analisi: analisi grafica e analisi fondamentale.

Questi due tipi di analisi sono fondamentali per la comprensione dei meccanismi e dei fattori coinvolti nel futuro movimento di coppie di valute.

La prima (detta anche analisi tecnica) è lo studio dei grafici Forex. Questi studi solitamente vengono realizzati con diversi indicatori. L’idea è molto simile allo studio meteorologico (se ci passate il confronto): un meteorologo fa le previsioni usando vari indicatori come la temperatura, l’umidità, la pressione, il vento, ecc … Abbinando queste informazioni, e per analogia con quello che sa già, egli sarà quindi in grado di decidere sulle previsioni future con più o meno certezza.

L’operatore forex che fa l’analisi grafica studierà i grafici di differenti coppie di valute utilizzando indicatori quali oscillatori, le medie mobili, indici di volume, linee orizzontali o oblique, ecc. Abbinando queste informazioni con l’esperienza, il commerciante sarà quindi in grado di evidenziare delle impostazioni particolari nei mercati cercando di capire se i prezzi potranno salire o meno.

Ovviamente, tutto viene stima con più o meno certezza. L’obiettivo non è quello di essere nel giusto ogni volta (questo è del tutto impossibile, se qualcuno dice il contrario, attenzione!), l’obiettivo è quello di essere nel giusto per più della metà del tempo.

L’analisi fondamentale, invece, si basa sulla situazione economica. Ci sono due tipi fondamentali di analisi di questo genere. La prima è quella che studiare il mercato nel lungo periodo (fino a diversi mesi) dato che la situazione economica influenza l’andamento della moneta. Quest’analisi si dimostra molto complicata perché richiede una maggiore conoscenza e la possibilità di leggere le informazioni critiche inaccessibili ai singoli operatori. La seconda parte è costituita dall’analisi fondamentale legata a molte piccole notizie economiche.

Più volte al giorno vengono pubblicati degli annunci economici più o meno importanti. Il loro risultato, quando diverge dal risultato comunemente previsto, provoca una più o meno forte accelerazione rialzista o ribassista.

Possiamo citare ad esempio il tasso del numero dei disoccupati, la disoccupazione, il risultato delle bilance commerciali, gli indici di consumo, i tassi di interesse bancari o i discorsi sul futuro della politica monetaria di uno Stato da parte dei capi di governo.

Tutti questi annunci sono una testimonianza del clima economico di una moneta (o di una nazione) e possono quindi innescare un forte impatto sul mercato.

La Grecia minaccia l’UE: non pagheremo il FMI

La Grecia minaccia di andare in default sul rimborso di 750 milioni di euro da pagare al Fondo Monetario Internazionale martedì prossimo a meno che la zona euro rilasserà le condizioni di salvataggio del paese.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, sta spingendo per far sì che Atene possa raccogliere fino a 10 miliardi di euro di nuovo debito pubblico. Qualsiasi accordo richiederebbe l’approvazione della Banca centrale europea (BCE). C’è un tappo di 15 miliardi di euro sul valore del debito a breve termine che il governo greco è autorizzato a emettere.

A meno che la zona euro non si impegna ad un “allentamento della posizione della BCE in materia di liquidità”, allora la Grecia andrà di default il giorno seguente, secondo i documenti trapelati dal governo di Tsipras. “Se non ci sono mosse chiare, il paese non esiterà a muoversi verso una stretta creditizia non pagando la rata al FMI prevista per la metà di maggio dato che il denaro attualmente disponibile è sufficiente solo per salari e pensioni”.

La Grecia ha rimborsato 200 milioni di euro al FMI ieri, ma non dovrebbe essere in grado di pagare la somma più grande prevista per la prossima settimana senza rimanere a corto di soldi per pagare le pensioni statali e i salari del settore pubblico alla fine del mese.

Syriza vuole che i ministri delle finanze della zona euro possano accettare di consentire alla BCE di elevare la soglia di legge di titoli a 25 miliardi di euro. Ciò consentirebbe di Atene di pagare rate per 3 miliardi di euro il mese prossimo, ma senza emanare tutte le nuove riforme economiche richieste dai creditori.

Il ministro greco ha detto che se i ministri delle Finanze della zona euro continueranno a rispettare le linee rosse sulla riduzione del debito, l’austerità, i tagli alle pensioni e le riforme del mercato del lavoro, allora Tsipras potrebbe esseere messo sotto pressione dal suo stesso partito di default.

Se il governo greco non riesce a pagare il FMI martedì, ci sarà un periodo di 30 giorni prima che sia formalmente messo in mora. Allo stesso tempo, il paese finirebbe in violazione dei suoi impegni verso la zona euro e potrebbe finire fuori dalla moneta unica.

La BCE ha previsto, in seguito ad una riunione di ieri, di estendere l’aiuto di emergenza per le banche greche, ma non procederà finché non sarà raggiunto un accordo definitivo tra la Grecia e i ministri delle Finanze della zona euro.

La Grecia paga il FMI, si tira un sospiro di sollievo

La Grecia ha fatto sapere di aver fatto un pagamento di 200 milioni di euro di interessi al Fondo monetario internazionale (FMI) proprio oggi. Si continua pertanto a parlare del futuro del programma di salvataggio della Grecia, delle riforme e, cosa più importante, della sua capacità di evitare di essere inadempiente sul debito. Un funzionario greco ha detto a Reuters che il pagamento è stato “fatto” per questa volta, ma ci sono dei dubbi sul fatto che il paese abbia abbastanza soldi per riuscire a mettere in piedi un pagamento di 750 milioni di euro dovuto il prossimo 12 maggio.

Robert Kuenzel, direttore di ricerca presso Daiwa Capital Markets, ha detto che ulteriori rimborsi dovuti al FMI significano che la Grecia potrebbe continuare a sperare nella continuazione in zona euro.

I negoziati tra la Grecia e le autorità di salvataggio internazionali sono ancora in corso, il che significa che un esborso immediato sembra fuori discussione. La Grecia dovrà di nuovo “provvedere a se stessa nel soddisfare i 750 milioni di rimborso dovuti al FMI.” I rimborsi hanno senza dubbio messo ulteriormente sotto pressione il governo greco, che già vive una terribile situazione. Nel frattempo, i negoziati probabilmente lasceranno un grande abisso tra le proposte di riforma della Grecia e le richieste dei creditori.

Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che sono stati fatti progressi sufficienti per mettere in piedi delle “discussioni fruttuose” alla prossima riunione dei ministri delle finanze della zona euro, prevista per l’11 maggio.

Nonostante l’affermazione di ieri da parte del ministro delle finanze relativamente ai progressi del paese, le proverbiali ossa della discordia (le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni aziendali, così come gli obiettivi fiscali) appaiono troppo politicamente sensibili per trovare un accordo globale in tempo per il prossimo lunedì.

In un disperato bisogno di fondi, il governo greco ha ordinato agli enti locali di trasferire le loro riserve di liquidità al governo centrale. Nel frattempo, la Grecia è in una serie di trattative in corso con i creditori e con gli organismi che sorvegliano il programma di salvataggio, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea, oltre che le riforme e gli aiuti finanziari. Il progresso sembra essere lento, tuttavia, e senza un prestatore che possa rilasciare l’ultima tranche di aiuti di salvataggio potrebbe esserci il rischio di una bancarotta. I prossimi giorni saranno, come al solito, molto importanti per il governo ellenico.