IMU e TASI 2016: ecco chi deve pagare

Si avvicina la data di scadenza del 16 giugno, quella fatidica per versare allo stato le prime rate della Tasi e dell’Imu 2016. In totale gli italiani pagheranno circa 9 miliardi di euro e, benché a prima vista il costo sembra molto salato, in realtà tra sconti ed esenzioni, lo è meno che in passato.

Quest’anno, infatti, l’IMU non verrà pagata sulle prime case, così come la tassa sui servizi indivisibili che sono erogati dai comuni. In totale, si tratta di un risparmio di circa 200 € per famiglia, ma anche così è tutto un po’ complesso.

Vengono confermate tutte le esenzioni sulle pertinenze dell’abitazione principale, ma solo se ce n’è una per ogni tipo (dunque, una cantina, un solaio, ecc.). Se ci dovesse essere una seconda pertinenza, su quella non c’è esenzione.

E’ previsto uno sconto pari al 50% sulla base imponibile nel caso in cui ci sia un contratto di comodato registrato a dei parenti di primo grado in linea retta, dunque i genitori che intestano un contratto ai figli, o viceversa, ma solo a condizione che l’immobile sia usato come abitazione principale.

Ancora, il comodante (ovvero colui che usa l’immobile) non deve avere intestati a suo nome altri immobili abitativi nel nostro paese e deve avere la residenza anagrafica nello stesso Comune dove si trova l’immobile che gli è stato concesso in comodato.

Al massimo, oltre all’immobile che viene concesso in comodato, può avere, sempre nello stesso Comune, un’altra casa che non rientra tra le categorie “di lusso” che è stata adibita a propria abitazione.

Per le case che vengono affittate a canone concordato, la legge prevede uno sconto del 25% sull’Imu e sulla Tasi.

Relativamente alle aliquote, i comuni non possono rivedere al rialzo quelle che sono state previste lo scorso anno (mentre potrebbero farlo al ribasso).

L’aliquota definitiva deve essere decisa entro il 16 ottobre, dunque si beneficerà di eventuali cambiamenti solo nella rata del 16 dicembre.

Ravvedimento operoso: calcolo di sanzioni e interessi

Si parla di ravvedimento operoso per indicare la possibilità data al cittadino di regolarizzare la propria posizione nei confronti dello Stato per omesse o errate operazioni tributarie. In sostanza, se non si pagano le tasse oppure se si pagano degli importi inferiori rispetto a quanto era realmente dovuto, bisogna regolarizzare la propria posizione e cercare di farlo nel più breve tempo possibile. Il ravvedimento operoso permette di farlo in maniera spontanea, prima che possa intervenire un controllo da parte di chi di dovere.

In quanto si tratta di un ravvedimento che fa il cittadino di sua spontanea volontà perché si è accorto dell’errore commesso, le sanzioni e gli interessi che bisogna pagare sono decisamente inferiori rispetto a quelli che bisognerebbe sborsare se ad accorgersi della “pecca” fosse l’Agenzia delle Entrate. E potete star sicuri che, prima o poi, tutti i nodi vengono al pettine.

Quali sono le imposte per le quali si può fare ravvedimento operoso?

In linea generale tutte le imposte legate alla dichiarazione dei redditi, come IRPEF, IRES, IRAS e tutte le addizionali, ma anche l’IVA, l’imposta di registro, quella ipotecaria e quella catastale.

A quanto ammontano le sanzioni e gli interessi?

Il conteggio finale dipende dal momento in cui si effettua il ravvedimento stesso, secondo il dettaglio che segue:

  • Entro i primi 14 giorni (ravvedimento sprint), si paga una sanzione edittale del 15% ed una sanzione dello 0,1% per ogni giorno di ritardo (se sono 6, ad esempio, si pagherà una sanzione dello 0,6%);
  • Dal 15° al 30° giorno (ravvedimento semplificato), si paga una sanzione edittale del 15% e una sanzione ridotta del 1,5%;
  • Dal 31° al 90° giorno (ravvedimento semplificato), la sanzione edittale è sempre del 15%, la sanzione ridotta sale al 1,67%;
  • Dal 91° fino al giorno di termine di presentazione della dichiarazione (ravvedimento ordinario), la sanzione edittale sale al 30% e la sanzione per ravvedimento è del 3,75%;
  • Se si fa ravvedimento entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi (ravvedimento ordinario), la sanzione edittale è del 30% e quella da ravvedimento del 4,29%;
  • Infine, se si presenta ravvedimento oltre il termine di presentazione della dichiarazione (ravvedimento ordinario), la sanzione edittale rimane al 30% e quella di ravvedimento sale al 5%.

Oltre al versamento dell’imposta ancora dovuta e delle sanzioni, bisogna anche pagare degli interessi di mora dello 0,20%.

La sanzione edittale, per chi non ne fosse a conoscenza, rappresenta il massimo che si può pagare. Per ogni illecito, infatti, le sanzioni spaziano entro dei limiti minimi e massimi, cosiddetti “edittali”.

Omessa presentazione del modello F24

Se non si è proprio presentato il modello F24 per il pagamento di un tributo per cui si è fatta una compensazione con un credito tributario, e non si deve nulla al fisco, bisogna ricordare che il modello F24 va comunque presentato. Se si è omesso, si può sanare la situazione pagando una sanzione di 6€ se il ritardo è inferiore a 5 giorni lavorativi, oppure di 19 € se inferiore all’anno.

Pagare in ritardo ma senza ravvedimento

Se non si è pagata in tempo una sanzione è altamente consigliato fare il ravvedimento operoso, altrimenti si rischia di dover pagare delle sanzioni che arrivano anche fino al 30%.

Esenzione canone Rai: mancano 6 giorni per fare domanda

Mancano solo 6 giorni per poter presentare la dichiarazione sostitutiva per non pagare il canone Rai 2016 nel caso in cui non si abbia nessun apparecchio TV. Inizialmente fissata per il 30 aprile, la scadenza è stata poi portata al 16 maggio per tutti coloro che presenteranno un modello cartaceo.

E’ da ricordare che il canone, per il 2016, ammonta a 100 € da pagare una volta in un anno, e bisogna farne fronte per famiglia anagrafica: questo significa che se una famiglia ha due case, e anche se in una di esse vive un figlio, ad esempio (dunque legato da vincolo di parentela), non bisogna pagare due volte il canone.

Oltre a questo, è da far presente che l’esenzione dal canone Rai può essere “goduta” solo da parte di coloro che non hanno una TV, ma neanche uno smartphone, un tablet o comunque un qualunque altro apparecchio che sia capace di ricevere il segnale Rai.

L’autocertificazione deve essere presentata anche dagli intestatari di una qualunque utenza elettrica residenziale se in tali case manca una TV, oltre che tutti coloro che sono intestatari di una utenza elettrica residenziale se nelle case non c’è nessun’altra TV oltre quella per la quale è stata fatta domanda di cessazione dell’abbonamento Rai a causa di suggellamento (ovvero l’applicazione dei sigilli alla televisione).

Bisogna presentare dichiarazione anche se ci sono due persone che appartenengono alla stessa famiglia ma hanno intestate delle utenze diverse. In questo caso ci si riferisce a quando un altro componente della famiglia ha intestata l’utenza di fornitura dell’energia elettrica residenziale sulla quale il costo del canone sarà addebitato.

Il canone non deve essere pagato, in quanto esenti, da tutti coloro che hanno oltre 75 anni di età ed un reddito inferiore a 6.713,98 € all’anno.

Concludiamo con l’indirizzo dove presentare domanda cartacea di esenzione del canone Rai: Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1 S.A.T. – Sportello abbonamento tv – casella postale 22 – 10121 Torino .

Aliquota IVA e accise: dopo lo stop di quest’anno, aumenti nel 2017

Nel 2016 non ci sarà alcun aumento di IVA ed accise varie. E’ questo quello che ha deciso il governo Renzi per cercare di salvaguardare la situazione economica in Italia e non gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini. Si tratta, però, di una situazione solo temporanea, anche perché a partire dal prossimo anno, 2017, l’IVA e le accise torneranno ancora una volta a salire fino a toccare dei livelli che, in tanti, pensano saranno “impressionanti”.

Aumento IVA 2017, ecco cosa attenderci

Secondo le ultime novità del governo Renzi, ecco cosa dobbiamo attenderci relativamente all’aumento dell’Iva cui dovremo far fronte nel corso dei prossimi anni:

  • per il 2016 l’IVA ridotta rimarrà al 10%, quella normale al 22%
  • nel 2017 la prima verrà portata al 13%, la seconda al 24%
  • nel 2018 la prima rimarrà sempre al 13%, la seconda invece salirà ancora di un punto percentuale, arrivando al 25%.

Questo è stato possibile grazie ad una modifica della normativa dell’incremento IVA che era in vigore fino a qualche tempo fa, che invece aveva previsto quest’altra “roadmap”:

  • aumento dell’IVA già nel 2016, per arrivare al 12% per quella ridotta e al 24% per quella normale;
  • incremento al 13% per l’IVA ridotta nel 2017, e aumento al 25% per quella normale;
  • incremento al 25,5% per l’IVA normale, mentre quella ridotta ferma al 13%.

Aumento delle accise, rinviato al 2018

La nuova Legge di Stabilità modifica anche le tempistiche per l’incremento delle accise statali rinviandole al 2018. In maniera particolare si parla delle accise sui carburanti.

La normativa, all’articolo 1 comma 7, afferma che viene dimezzato l’aumento delle accise sui carburanti previsto per il 2018, dunque l’incremento di entrate che si avrà sarà pari a 350 milioni di euro, invece di 700 milioni. Inoltre, le accise non saranno incrementate entro il 2016, come era invece precedentemente previsto, in maniera da rispondere alla mancata autorizzazione, da parte delle varie istituzioni europee, rispetto al meccanismo di reverse charge IVA.

Effetti dell’aumento dell’IVA e delle accise

Quali saranno, dunque, gli effetti dell’incremento delle accise e dell’IVA sull’economia italiana? Il primo rischio, secondo gli esperti, sarà quello di una diminuzione dei consumi, e sappiamo che essi sono fondamentali per ogni economia.

Ma, d’altronde, con una tassa ancora più alta da dover pagare e che ricade in toto sul consumatore finale, non c’è da aspettarsi altro. In linea teorica, Federconsumatori dice che per poter comprare esattamente le stesse cose, tra 2016 e 2017, ci sarà una differenza globale di circa 840 euro in più a carico del prossimo anno.

In maniera particolare, l’aumento dell’IVA peserà molto sui medicinali e sul genere alimentare, anch’essi colpiti da questa stangata.

Ma non c’è davvero altro modo di poter evitare l’aumento di queste tasse? In teoria ci sarebbe la lotta all’evasione fiscale, che nei piani più rosei del governo dovrebbe permettere di aumentare le entrate per far fronte ai debiti del nostro paese.

In ogni caso, per il prossimo anno, dobbiamo essere preparati a questa novità, che non farà certo piacere alla maggior parte dei nostri connazionali.

IRPEF: calcolo delle aliquote e dello stipendio netto

L’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, viene calcolata in maniera proporzionale sui redditi che sono percepiti dal contribuente. La percentuale di imposta è calcolata a seconda degli scaglioni di reddito e, mano a mano che si supera uno scaglione, tale aliquota aumenta. Leggi tutto “IRPEF: calcolo delle aliquote e dello stipendio netto”

Lavoro, finalmente si parla del taglio dell’Irpef

Il taglio dell’Irpef è «una delle possibili ipotesi in cantiere»

Il governo ha deciso di accelerare per quanto concerne il piano sul fisco e sul mondo del lavoro ma, per adesso, la riduzione del famoso cuneo fiscale, non è ancora stato definito. Stando a quanto affermano le fonti governative, la possibilità di poter raccogliere tutte le più importanti risorse per quanto concerne il taglio dell’Irpef. Questo sarebbe «una delle possibili ipotesi in cantiere» stiamo ancora in fase di valutazione per quanto concerne la possibilità di agire sul carico fiscale che pesa non poco sulle aziende. Su questa decisione, poi, si è fatta sentire anche una parte importante dell’esecutivo. I più propensi al taglio dell’Irap sono sicuramente il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, e anche il vice ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Quest’ultimi hanno consigliato di puntare sull’intervento su una sola misura: indirizzare tutti i 10 miliardi sugli sgravi ai dipendenti o, in alternativa, diminuire di circa il 30% l’imposta regionale sulla produzione.

Ecco i tagli che verranno effettuati al cuneo fiscale

Per quanto concerne la scelta delle coperture, la via è stata mostrata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Verrà sfruttata la metà delle risorse (una somma che dovrebbe pervenire dalla spending review) la restante somma dovrà scaturire dal rientro dei capitali che, al momento, si trovano all’estero, una somma ancora molto difficile da quantificare.

Luigi Angeletti si mostra dello stesso parere: «Se fossero rafforzate le confidenze sul taglio di 10 miliardi di Irpef, finalmente possederemmo un presidente del Consiglio che non mente»

Il decreto che verrà posto alla valutazione della Commissione Finanze della Camera azzarda anche qualche rischiosa battuta d’arresto e, per fare in modo che non si areni, il governo potrebbe far convergere i contenuti all’interno di un disegno di legge diverso da depositare nella prossima settimana. La teoria di tagliare l’Irpef, con liberalità in busta paga pari a, circa, 100 euro per i dipendenti, piace non poco ai sindacati. «Se il Governo ha intenzione di raccogliere i dieci miliardi di euro per diminuire gli obblighi ai lavoratori e ai pensionati apparirebbe come un avviso molto positivo e ne saremmo lieti», afferma il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti si mostra dello stesso parere: «Se fossero rafforzate le confidenze sul taglio di 10 miliardi di Irpef, finalmente possederemmo un presidente del Consiglio che non mente».