Rendimenti Bot a 6 mesi, nuovo minimo negativo

Nuovo minimo storico per i Bot a 6 mesi, che arrivano a toccare un tasso di interesse negativo di -0,262%, un valore mai toccato. Siamo circa 9 punti base più in basso rispetto al minimo storico precedente e quest’era di tassi negativi non sembra voler avere fine.

Benché siamo di fronte a dei tassi di interesse negativi, dunque chi acquista oggi Bot accetta di perdere una piccola parte del suo investimento a patto di avere la sicurezza di poterli avere, la domanda è stata eccezionalmente alta: 1,63 volte l’offerta: 10 miliardi di euro di richieste, 6 miliardi di euro l’offerta.

Benché la situazione attuale sia un vero e proprio ossimoro della finanza, la spiegazione è presto data: l’economia attuale, tra deflazione e politiche monetarie aggressive da parte delle banche centrali per contrastare la deflazione, porta tanti a non voler rischiare assolutamente nulla per il loro denaro. Ecco dunque che è meglio affidarsi alla sicurezza di alcuni titoli di stato che investire altrove con il rischio di perdere molto di più.

I titoli a tasso di interesse negativo sono acquistati in maniera particolare dalle banche, che alla fine della sera devono parcheggiare la liquidità in eccesso e, per farlo, piuttosto che rivolgersi alla BCE, preferiscono scegliere altre soluzioni. Solitamente, infatti, per il denaro che le banche commerciali depositano presso la BCE, ricevono in cambio un certo tasso di interesse. Da qualche tempo a questa parte la storia si è invertita e sono gli istituti di credito che, invece, pagano per poter parcheggiare denaro. Al momento il tasso che bisogna pagare per parcheggiare denaro a Bruxelles è pari allo 0,40%, pertanto fino a che ci saranno dei bond che abbiano dei tassi di interesse negativi inferiori rispetto a questo limite, alle banche conviene.

Diverso è il discorso per gli investitori privati, per i quali, invece, conviene optare per bond che abbiano una certa remunerazione, anche se ovviamente ci sono dei rischi: Grecia, oppure le più sicure Canada, Norvegia e Inghilterra.

Titoli di stato, spread e debito pubblico: cosa sono e qual è il ruolo della BCE

Nel corso degli ultimi mesi ed anni abbiamo spesso sentito in TV i concetti di titoli di stato, spread e di debito pubblico. Inoltre, abbiamo spesso trovato legato questi nomi a quello della BCE, la Banca Centrale Europea gestita da Mario Draghi.

Per chi non è avvezzo alla finanza, potrebbe venire naturale chiedersi che cosa rappresentano i concetti espressi in apertura, vediamo di fare chiarezza.

Titoli di stato

I titoli di stato sono delle obbligazioni che vengono emesse in maniera periodica dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per conto dello stato. L’obiettivo è quello di piazzarli per riuscire ad incassare una certa somma di denaro per finanziare il debito pubblico.

Si tratta, in sostanza, di un prestito di denaro che gli investitori fanno allo Stato (è simile a quando si decide di acquistare un’obbligazione di un’azienda privata, in questo caso il prestito si fa alla ditta stessa). Questo prestito viene ufficializzato dalla presenza di un titolo, che può essere di tre tipologie:

  • BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, solitamente hanno una durata inferiore o uguale all’anno;
  • CCT, Certificati di Credito;
  • BTP, Buoni del Tesoro Poliennali, come dice il nome stesso, questi titoli hanno una durata che va da 3 a 30 anni, con durate intermedie da 5, 10 e 15 anni. All’interno di queste cinque categorie, la principale è quella a 10 anni, che viene presa per il conteggio dello spread.

Lo spread

Questo ci porta alla prossima sezione, ovvero lo spread. Si tratta, praticamente, della differenza di rendimenti tra due obbligazioni.

Nel caso del nostro paese, lo spread viene calcolato mettendo a confronto il rendimento dei BTP decennali con quello dei bund tedeschi, la prima economia del vecchio continente. Lo spread viene calcolato prendendo in considerazione la differenza percentuale in punti base: ad esempio, lo spread tra un titolo al 6% e uno al 2% sarà di 4 punti percentuale, dove ognuno di essi è composto da 100 punti base (o “pb”). Questo significa che dire 4 punti percentuale di spread, o 400 punti base di spread, è la stessa cosa.

Lo spread è utile per capire lo stato di fiducia che gli investitori hanno verso un determinato paese. Più basso è questo valore e, in generale, è più alta la fiducia a l’apprezzamento degli investitori verso un’economia.

Quando la crisi economica era la picco in Italia e in Spagna, anche lo spread è schizzato alle stelle, con conseguente facilmente immaginabili per le economie in questione: una difficoltà maggiore nel rimborsare il finanziamento.

Il debito pubblico

Si parla di debito pubblico per indicare la situazione in cui le strutture statali spendono più di quello che incassano. A tal proposito, per indicare il debito pubblico annuale si parla di “deficit”, mentre il debito pubblico complessivo è noto come “somma dei deficit”.

Qualora un paese possa stampare moneta, come il Regno Unito, potrebbe cercare di apporre una toppa al deficit creando denaro, se invece c’è un ente superiore, come la BCE, allora bisogna ricorrere ai titoli di stato.

Il ruolo della BCE

La Banca Centrale Europea, in quanto istituto di credito adibito a controllare la situazione economica del vecchio continente, gioca un ruolo fondamentale perché si pone da investitore certo sul mercato obbligazionario, acquistando quelle dei paesi con maggiori problemi economici per aiutarli a porre rimedio alla propria situazione.

Asta BOT: grande successo per il nostro governo

Grande successo dei BOT, i Buoni Ordinari del Tesoro, che hanno avuto un grandissimo successo nell’ultima asta completamente piazzata dal nostro governo: 6,5 miliardi di euro a un anno, poco meno della metà rispetto alla domanda totale che era stata di 11,12 miliardi di euro.

Il rendimento dei titoli scende a 0,14%, da un valore precedente di -0,081%, raggiungendo così un nuovo minimo storico. Si tratta di un grande successo per il governo e per i nostri titoli, che dimostrano di essere un vero e proprio porto sicuro all’interno di una grande confusione rappresentata, in questi momenti, dai titoli azionari.

Oggi sarà la volta dei BTP, che saranno venduti nel taglio da 3, 7 e 15 anni per un totale di 7,5 miliardi di euro. Il tasso sul benchmark decennale è a 1,503%, mentre lo spread tra il valore del Btp e quello del Bund è di 137,9 punti base.

Sempre ieri abbiamo visto altre aste importanti, come quella dei titoli di stato del Portogallo, che ha piazzato 1,15 miliardi al di sopra della forchetta che era compresa tra 750 milioni e 1 miliardo. Il rendimento è stato del 3,252%, lievemente maggiore rispetto al 3,138% dello scorso marzo.

Anche la Germania ha emesso i suoi titoli per un totale di 3,954 miliardi di euro, mentre l’offerta indicativa era di 5 miliardi.

La Spagna ha invece avviato la vendita dei buoni con scadenza a 50 anni, 30 luglio 2066, che hanno interessato un totale di 10 miliardi di euro di offerte, grazie anche ad un rendimento di 250 punti base al di sopra del tasso midswap.

L’Europa sembra piazzare bene i suoi titoli, che non deludono le attese, ma anzi in alcuni casi vanno ben oltre. E’ il caso, in maniera particolare, del nostro paese, con l’asta di ieri dei BOT che è andata meglio del previsto, e quella di oggi dei BTP che si prospetta altrettanto interessante.