Mercati finanziari: attenzione alle riunioni BCE e OPEC

Le borse europee dovrebbero aprire al ribasso oggi mentre gli investitori guardano avanti all’ultima decisione di politica monetaria da parte della Banca centrale europea (BCE) e al vertice Opec a Vienna.

L’indice FTSE di Londra dovrebbe aprire 11 punti al ribasso a 6.181, il tedesco DAX in calo di 33 punti a 10.171 e il CAC francese in calo di 26 punti a 4.449.

Il sentiment degli investitori europei non è spinto al rialzo neanche dall’Asia, dove la maggior parte delle azioni sono scese nelle prime ore del trading di oggi. Il Nikkei 225 è sceso e lo yen si è rafforzato nei confronti del dollaro dopo che il governo si è mosso per ritardare l’aumento delle tasse sulle vendite, con il primo ministro giapponese Shinzo Abe che ha fatto sapere che tale aumento non ci sarà fino al 2019 a causa di una debolezza continuata nell’economia.

Occhi puntati sull’Europa intanto, con i mercati che guarderanno strettamente da vicino l’ultima decisione di politica monetaria della BCE per trovare suggerimenti su eventuali ulteriori misure di stimolo e per conoscere le più recenti previsioni di inflazione e di crescita da parte della banca. Non è previsto alcun cambiamento del tasso di interesse.

Per chi investe nel forex sarà importante anche capire in che maniera la valuta unica potrebbe muoversi.

Nel frattempo sarà importante anche tenere d’occhio la riunione dell’OPEC a Vienna. Il gruppo dei 13 produttori non dovrebbe tagliare né congelare la produzione di petrolio e questo potrebbe far scendere ancora una volta il prezzo del greggio, che di recente si era mosso intorno a 50 dollari al barile.

Questo, in aggiunta alle voci di ieri secondo le quali alcune fonti OPEC hanno detto che il gruppo di produttori potrebbe prendere in considerazione l’idea di porre un nuovo tetto alla produzione di petrolio, potrebbe influire notevolmente sui prezzi del greggio nelle prossime ore/ giornate.

Crisi greca: questa volta il FMI prende tempo

L’accordo “svolta” annunciato qualche giorno fa per riprendere a distribuire i soldi del piano di salvataggio della Grecia è suonato come ai vecchi tempi: il Fondo monetario internazionale lavora con i principali paesi europei, ancora una volta, come istituto di credito ufficiale per Atene.

Alla fine, però, questo creditore globale si è rifiutato di sostenere il terzo programma di salvataggio per il paese ellenico con il proprio contributo finanziario.

Il FMI ha detto che non darà un centesimo alla Grecia fino a che non vedrà un piano concreto dagli europei al fine di tagliare il debito del paese. L’accordo di mercoledì preso dai ministri delle Finanze dell’Eurogruppo non è riuscito a cambiare le cose.

Il FMI è ora focalizzato sulla protezione della propria reputazione dopo il fallimento delle prime due operazioni congiunte di salvataggio della Grecia. Ma con l’economia greca in bilico e con Atene ancora in debito a causa di diversi miliardi, il FMI può permettersi di tirarsi indietro?

Negli anni passati il FMI aveva partecipato, convinto da altri paesi europei, che una caduta della Grecia avesse potuto mettere a repentaglio l’intera zona euro, ma già allora l’istituto guidato da Christine Lagarde aveva dei dubbi sul funzionamento di tali piani.

Nel 2010, la Grecia è stata messa al centro dell’Europa e il FMI ha messo da parte i suoi princìpi per cercare di mettere in piedi qualche cosa che potesse funzionare.

Ora che gli europei hanno i propri meccanismi di stabilità finanziaria, i problemi della Grecia non minacciano più la più ampia economia dell’Eurozona. Il FMI è più prudente dopo che la Grecia non ha pagato circa 2 miliardi di dollari l’anno scorso, il più grande default mai subìto dal fondo, che ha minacciato la sua credibilità.

Anche se poi la Grecia ha onorato i pagamenti, il rischio di default rimane: Atene deve ancora al FMI 16,2 miliardi di dollari.

L’obiettivo da perseguire deve essere un altro, non continuare a far indebitare la Grecia. Ma l’Europa sarà disposta a metterlo in pratica?

Approvato il nuovo pacchetto di salvataggio greco

I funzionari europei hanno fatto sapere di aver rilasciato un nuovo pacchetto di aiuti in favore della Grecia del valore di 10,3 miliardi di €, e hanno definito questa decisione come un “importante passo avanti”, giorni dopo che il paese ha approvato l’aumento delle tasse e dolorosi tagli al bilancio.

L’accordo prevede quindi la prospettiva di una riduzione del debito per Atene, sotto forma di tassi di interesse più bassi e un’estensione delle scadenze di rimborso del prestito se necessario in futuro.

Tale misura era vista come cruciale da parte del Fondo monetario internazionale, che aveva dichiarato preoccupazione in merito alla situazione debitoria del paese ellenico e aveva spinto per prendere decisioni che rendessero il debito del paese sostenibile.

Il ministro delle Finanze greco, Euclide Tsakalotos, ha detto che l’accordo di salvataggio, arrivato dopo 11 ore di colloqui a Bruxelles, ha aperto un certo ottimismo per il paese e potrebbe dar modo di fare investimenti altamente necessari.

Anche il presidente UE, Donald Tusk, si è espresso a favore dell’accordo dicendo che lo stesso è un forte messaggio di stabilità per la Grecia, per l’Europa e per l’economia globale.

Ma, nonostante questo aiuto, la situazione critica della Grecia permane. Il paese si è sempre fortemente opposto alla riduzione del debito citando preoccupazioni su come questa decisione potrebbe creare una “prima volta” e incoraggiare anche le altre nazioni a debito ad abbandonare le riforme di austerità che, invece, dovrebbero portare avanti.

Ma nonostante le riserve di Berlino, i ministri delle finanze di altri paesi hanno lodato Atene per gli “sforzi considerevoli” fatti dal primo ministro Alexis Tsipras. Tra gli altri, il ministro delle Finanze francese Michel Sapin, ha detto che la Grecia ha bisogno di spazio per respirare e ha bisogno di certezze. Questo accordo è prima di tutto una dichiarazione di fiducia verso il paese greco.

Titoli di stato, spread e debito pubblico: cosa sono e qual è il ruolo della BCE

Nel corso degli ultimi mesi ed anni abbiamo spesso sentito in TV i concetti di titoli di stato, spread e di debito pubblico. Inoltre, abbiamo spesso trovato legato questi nomi a quello della BCE, la Banca Centrale Europea gestita da Mario Draghi.

Per chi non è avvezzo alla finanza, potrebbe venire naturale chiedersi che cosa rappresentano i concetti espressi in apertura, vediamo di fare chiarezza.

Titoli di stato

I titoli di stato sono delle obbligazioni che vengono emesse in maniera periodica dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per conto dello stato. L’obiettivo è quello di piazzarli per riuscire ad incassare una certa somma di denaro per finanziare il debito pubblico.

Si tratta, in sostanza, di un prestito di denaro che gli investitori fanno allo Stato (è simile a quando si decide di acquistare un’obbligazione di un’azienda privata, in questo caso il prestito si fa alla ditta stessa). Questo prestito viene ufficializzato dalla presenza di un titolo, che può essere di tre tipologie:

  • BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, solitamente hanno una durata inferiore o uguale all’anno;
  • CCT, Certificati di Credito;
  • BTP, Buoni del Tesoro Poliennali, come dice il nome stesso, questi titoli hanno una durata che va da 3 a 30 anni, con durate intermedie da 5, 10 e 15 anni. All’interno di queste cinque categorie, la principale è quella a 10 anni, che viene presa per il conteggio dello spread.

Lo spread

Questo ci porta alla prossima sezione, ovvero lo spread. Si tratta, praticamente, della differenza di rendimenti tra due obbligazioni.

Nel caso del nostro paese, lo spread viene calcolato mettendo a confronto il rendimento dei BTP decennali con quello dei bund tedeschi, la prima economia del vecchio continente. Lo spread viene calcolato prendendo in considerazione la differenza percentuale in punti base: ad esempio, lo spread tra un titolo al 6% e uno al 2% sarà di 4 punti percentuale, dove ognuno di essi è composto da 100 punti base (o “pb”). Questo significa che dire 4 punti percentuale di spread, o 400 punti base di spread, è la stessa cosa.

Lo spread è utile per capire lo stato di fiducia che gli investitori hanno verso un determinato paese. Più basso è questo valore e, in generale, è più alta la fiducia a l’apprezzamento degli investitori verso un’economia.

Quando la crisi economica era la picco in Italia e in Spagna, anche lo spread è schizzato alle stelle, con conseguente facilmente immaginabili per le economie in questione: una difficoltà maggiore nel rimborsare il finanziamento.

Il debito pubblico

Si parla di debito pubblico per indicare la situazione in cui le strutture statali spendono più di quello che incassano. A tal proposito, per indicare il debito pubblico annuale si parla di “deficit”, mentre il debito pubblico complessivo è noto come “somma dei deficit”.

Qualora un paese possa stampare moneta, come il Regno Unito, potrebbe cercare di apporre una toppa al deficit creando denaro, se invece c’è un ente superiore, come la BCE, allora bisogna ricorrere ai titoli di stato.

Il ruolo della BCE

La Banca Centrale Europea, in quanto istituto di credito adibito a controllare la situazione economica del vecchio continente, gioca un ruolo fondamentale perché si pone da investitore certo sul mercato obbligazionario, acquistando quelle dei paesi con maggiori problemi economici per aiutarli a porre rimedio alla propria situazione.

Tassi di Interesse BCE: bassi ancora per lungo periodo causa inflazione

Le decisioni sui tassi di interesse da parte della BCE non stanno portando da nessuna parte. Pensate ovviamente per cercare di stimolare l’inflazione della zona euro, in realtà essa non è riuscita a guadagnare slancio, come ha ammesso anche la Banca centrale europea. Ne consegue che i programmi di stimolo non sono stati finora in grado di spingere la crescita dei prezzi più vicina al bersaglio.

Il tono dell’ammissione è stato ovviamente cupo, le parole sono state una vera e propria “mazzata”. Fino ad ora i politici della BCE hanno riscontrato esclusivamente poca fortuna nel ritorno dell’inflazione al target di quasi 2 punti percentuali, nonostante l’uso di programmi di acquisto di bond e i tassi di interesse negativi.

Un rinnovato calo dei prezzi del petrolio, insieme con il recente rafforzamento dell’euro, hanno rappresentato un freno all’inflazione nella zona unica, inoltre le aspettative di inflazione degli investitori si sono stabilizzate a livelli bassi, il che se vogliamo rappresenta un problema a livello di sentiment.

Il rapporto mensile della banca centrale è stato pubblicato alcuni giorni dopo che la Commissione europea ha tagliato le sue previsioni di inflazione, che ora sono pari allo 0.2% entro la fine dell’anno, un dato comunque positivo rispetto al -0,2% nel mese di aprile.

Mario Draghi, presidente della Bce, ha detto che si aspetta che l’inflazione possa riprendere la sua della salita nella seconda metà dell’anno e continuare ad aumentare anche nel 2017 e nel 2018, una previsione ripetuta nel bollettino mensile della banca centrale.

La banca centrale continuerà il suo allentamento quantitativo almeno fino al prossimo marzo, o comunque fino a quando i politici non assisteranno ad un aggiustamento sostenuto dell’inflazione, un chiaro segno che la crescita dei prezzi è saldamente sulla buona strada per conseguire l’obiettivo del 2% come stabilito dalla BCE.

Relativamente ai tassi di interesse, il numero uno della banca centrale Europea ha detto che essi rimarranno bassi ben oltre l’orizzonte del programma di acquisto di asset della BCE, il che suggerisce che l’area dell’euro dovrebbe aspettarsi degli interessi ancora sotto zero per più di un anno.

Grexit: se ne torna nuovamente a parlare

Siamo ancora in una situazione particolarmente delicata in Europa, con la crisi che non accenna a scemare, nonostante i vari tentativi di Mario Draghi di poterla mettere a tacere. Se fino a qualche settimana fa si era parlato molto di Brexit, ad indicare il rischio che il paese inglese esca dall’UE, oggi torna all’attenzione dei media nuovamente il Grexit, ovvero la situazione greca.

Sembra che l’intesa tra il paese ellenico e i suoi creditori sullo sbloccare il terzo piano di salvataggio stia proseguendo, ma a piccoli passi, anche a causa di un disaccordo tra Germania, FMI e Eurogruppo.

I tre “big”, infatti, stanno facendo delle richieste di vario genere al governo di Tsipras, su cui non tutti sono d’accordo.

Fermo restando che il paese deve ridurre il suo debito, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto che il paese deve riuscire a raggiungere un avanzo primario del 3,5% entro il 2018, ma ad andare contro l’Europa è proprio il FMI, il quale fa sapere che la Grecia non riuscirà ad ottenere l’obiettivo se permarrà l’attuale situazione delle riforme che sono imposte. E’ anche per questo motivo che lo stesso Dijsselbloem ha detto che si sta valutando un alleggerimento del debito di Atene.

Dopo questa dichiarazione, il valore dei BOT ellenici è sceso di 50 punti base, arrivando al 10,46% di rendimento, mentre il BOT decennale è salito di 69 punti base arrivando al 8,85%.

La mancata convergenza di vedute tra i creditori è ovviamente una cosa negativa per il paese e per l’Europa, anche perché si rischia di perdere altro tempo.

Il più grande “muro” contro la situazione greca è la Germania, che si è detta più volte non a favore di un taglio del debito del paese sud europeo: secondo loro è possibile semplicemente diminuire i tassi di interesse o allungare la durata di rimborso.

La Grecia rimane ottimista sulle prospettive di un accordo

Con Alexis Tsipras che va a Bruxelles per cercare di riavviare i colloqui con i creditori, molti greci sono sorprendentemente ottimisti circa le possibilità di un nuovo accordo nonostante gli avvertimenti da Berlino e Bruxelles che la pazienza è esaurita e non ci saranno ulteriori concessioni.

A dispetto delle indicazioni chiare che i tedeschi, in particolare, ne hanno avuto abbastanza della politica del rischio calcolato di Tsipras, una gran parte della popolazione greca è fiduciosa che presto ci sarà un accordo e la Grecia non sarà abbandonata a sé stessa.

Si dice che il referendum di domenica, in cui quasi il 62 per cento degli elettori ha rifiutato nuove misure di austerità, ha rinforzato la situazione del primo ministro e ha rafforzato il suo mandato.

Siamo ora in una posizione più forte per combattere con l’Europa per un accordo, dicono i grecei a gran voce. Ovviamente il paese deve pagare i suoi debiti, ma il popolo cerca anche i suoi diritti umani. Non è possibile pagare domani. L’economia deve tornare a crescere e se non si fanno soldi, non si può pagare il debito.

C’è anche chi va contro il primo ministro ellenico, accusato di aver giocato in maniera completamente sbagliata (sin dallo scorso gennaio) contro la Troika, finendo per inimicarsi senza motivo i creditori e ponendo le basi per un confronto disastroso che potrebbe vedere il paese ritornare alla dracma (con tutto quello che ne consegue, ovviamente).

Il problema principale della situazione è che il governo di sinistra radicale Syriza fatica a trovare simpatia dal resto d’Europa.

Tspiras chiederà ora la rinegoziazione del debito, ma se i sostenitori della linea dura in Europa dovessero dirgli di prendere o lasciare (dunque o si fa come dicono loro o il paese potrebbe uscire dall’euro), alla fine i rischi di una Grexit possono notevolmente aumentare.

Fitch, l’agenzia di rating, ha detto che la vittoria del No al referendum di Domenica “aumenta notevolmente” il rischio del paese di lasciare la zona euro. Secondo l’agenzia, una soluzione si può ancora trovare ma il tempo sta per scadere.

Jeroen Dijsselbloem, alto funzionario della zona euro, ha detto che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, ma ha avvertito che “non ci sono soluzioni facili”.

La Germania, nel frattempo, ha ribadito che non contempla la ristrutturazione del debito fino a quando i Greci non presenteranno un pacchetto di riforme credibili e di tagli di bilancio.

L’euro rimane abbastanza stabile, ignorando per ora il dramma greco

Nel dramma greco, l’euro è stato come un mattone: lo puoi buttare, ma non molto lontano. A dirlo è Goldman Sachs. Questa settimana l’euro è salito, ma questo non ha senso. Continuiamo a vedere le tensioni sulla Grecia come un catalizzatore per la parità euro-dollaro, soprattutto se il contagio ad altre economie periferiche dovesse portare la Banca centrale europea (BCE) ad accelerare il quantitative easing.

La Grecia ha mancato un rimborso di 1,6 miliardi di euro al FMI, diventando il primo paese avanzato ad andare in default sul debito. I colloqui per trovare una soluzione sono ad un punto morto dopo una mossa a sorpresa di Alexis Tsipras, primo ministro greco, di chiedere un referendum per decidere se accettare le proposte dei creditori, anche se alla fine del referendum stesso quelle proposte potranno non essere più sul tavolo. Il paese è ora oggetto di controlli capitali e non si possono prelevare più di 60 euro al giorno.

Nonostante tutto, l’euro è sceso solo per arrivare a 1,096, da 1,12 dollari venerdì. Inoltre, è sceso leggermente anche fino a mercoledì, arrivando a 1,1086 dollari, dopo aver raggiunto un picco vicino a 1,115 dollari nel corso della giornata.

Dopo anni di suspense, il mercato continua ad aspettarsi un accordo all’ultimo minuto, magari all’indomani dell’annuncio del referendum. Alla fine, pochi sono disposti a vendere l’euro, anche se le possibilità di un aumento della deflazie è concreta.

A dire il vero, alcuni mercati continueranno a vedere la montagna greca come un granello di sabbia. Effettivamente l’economia della Grecia è piccola, molto piccola, rispetto a quella della zona euro (circa il 2% del PIL totale).

Piuttosto che al paese ellenico bisogna guardare allo spread tra i bond a 10 anni dell’Europa (ad esempio quelli italiani) e quelli a 10 anni del Tesoro USA, che sono un indicatore importante del fatto che la Grecia sta avendo un effetto contagio anche su altri paesi europei.

La moneta unica europea si muove in accordo con i rendimenti obbligazionari europei e viceversa. E’ il contrario di quello che ci si aspetterebbe nel caso di un contagio. Un deterioramento del credito in zona euro, soprattutto nelle sue economie più importanti, comporterebbe un forte calo dell’euro se il mercato dovesse ritenere che l’economia della zona euro è minacciata proprio dagli eventi greci.

Ma non è detto che si arrivi fino a questo punto, soprattutto se i numeri UE continueranno ad essere positivi come visto in passato.

La zona euro cresce velocemente, i dati Markit

L’economia della zona euro è di fronte al suo stato di forma più forte in quattro anni, nonostante i continui timori di una risoluzione disordinata alla crisi del debito greco.

Le aziende di tutto il blocco della moneta unica hanno riferito una maggiore crescita delle assunzioni nel mese di giugno, secondo la società di servizi finanziari Markit.

Il Purchasing Managers Index di Markit (PMI) – un indicatore strettamente sorvegliato che mette in evidenza la salute economica della zona euro – è aumentato di mezzo punto, arrivando a 54,1 nel mese di giugno.

Qualsiasi numero superiore a 50 indica che l’eurozona è in crescita, e sorprendentemente la forte lettura di giugno indica che l’economia della regione può essere in fase di slancio. Gli analisti si aspettavano che il PMI avesse fatto registrare, infatti, un decremento questo mese.

Chris Williamson, capo economista di Markit, ha dichiarato: “Nonostante la nube della crisi del debito greco sopra la regione, la zona euro ha registrato una crescita economica accelerata al massimo da quattro anni.”
Teunis Brosens, di ING Bank, ha detto che l’indagine ha mostrato come se la zona euro fosse “immune dalle paure di un Grexit “. Ai livelli registrati da Markit nel secondo trimestre, la zona euro sembra essere sulla buona strada per crescere di 0.4% nel periodo, anche perché la periferia del blocco ha iniziato a guadagnare forza.

La ripresa nel secondo trimestre mette la zona euro sulla buona strada per crescere, inoltre, del 2% in tutto l’anno, anche se gran parte del corso del 2015 dipende dal risultato dei negoziati del debito greco.

L’incertezza generata dalla recente escalation della crisi sembra aver preso forza, ma l’occupazione rispetto al secondo trimestre nel suo complesso ha dimostrato la più grande crescita da quattro anni”.

Sempre più spesso i colloqui del debito greco e le voci di una possibile Grexit sono citati come fonte di incertezza da parte delle imprese. Da questo punto di vista, un accordo tra la Grecia e i suoi creditori questa settimana può essere una cosa fondamentale. Mentre l’economia tedesca sta ancora facendo bene, ciò che veramente spicca è l’imponente recupero dell’economia francese.

Al di fuori della Francia e della Germania, l’indagine di giugno ha fatto segnare il miglior trimestre da otto anni e il terzo miglior trimestre del 2007 a questa parte in termini di crescita della produzione e di creazione di posti di lavoro.

Dei dati positivi che fanno ben sperare.

Grecia, è oggi il giorno decisivo

Le azioni globali e le obbligazioni della zona euro sono aumentate sul finire della settimana scorsa dopo un aumento legate alla speranza di trovare presto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per evitare un default. Le azioni tedesche sono salite fino al 3,5 per cento, il rendimento dei titoli spagnoli e italiani a 10 anni è sceso fino a 14 punti base, le azioni degli Stati Uniti hanno aperto in salita dello 0,7 per cento.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato i capi della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale oggi in vista di un vertice di emergenza dei leader della zona euro rivolto a raggiungere un accordo sui colloqui del debito.

Il capo di stato maggiore alla Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker, ha detto che le ultime proposte dalla Grecia sono una “buona base per il progresso” mentre il commissario economico dell’UE Pierre Moscovici ha detto che sarà raggiunto un accordo.

In Spagna, il ministro delle finanze Luis de Guindos ha detto che un accordo non sarà possibile oggi, tuttavia, questo significa che si può trovare una unione di intenti entro giovedì. Le probabilità sembrano cambiare a favore di un compromesso.

Molti investitori sono ancora cauti perché si pensa che saranno necessarie delle proposte migliori in termini di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse supplementari. Atene è a corto di soldi per rimborsare un prestito del FMI di 1,6 miliardi di euro previsto per la fine del mese. C’è una speculazione diffusa che, se nessun accordo fosse raggiunto oggi, la Grecia avrebbe bisogno di imporre controlli ai capitali già domani per evitare una crisi bancaria dato che i risparmiatori continuano a ritirare fondi dalle banche.

La BCE giovedì ha aumentato il massimale di liquidità d’emergenza delle banche greche per la terza volta in sei giorni. Il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha detto ai banchieri di prepararsi per una “giornata difficile” domani se non si dovesse trovare nessun accordo. Il mercato si sta preparando ad un raduno di rilievo indipendentemente dalle buone o dalle cattive notizie dalla Grecia. In entrambi i casi, le nuvole di incertezza dovrebbero dissiparsi, sia in bene che in male. L’euro è salito fino a mezzo punto percentuale nella sessione di oggi, per poi ridiscendere di nuovo al valore minimo del giorno a 1,1355 dollari. Sarà una lunga giornata per Atene e per l’euro.

Cosa accadrà all’euro in caso di uscita della Grecia? Ecco le novità

La crescente possibilità di un’uscita della Grecia dal blocco della moneta unica potrebbe far alzare il valore delle valute rifugio sicuro come il dollaro statunitense e la sterlina britannica, mentre altre valute asiatiche emergenti potrebbero perdere valore.

Se la Grecia non ha intenzione di rispettare le misure di austerità messe in atto, entro breve vedremo se il paese potrà rimanere in zona euro o meno.

Ci sono già paesi che stanno mettendo in atto dei piani di emergenza per pararsi dal rischio di fallimento ellenico. Stiamo navigando in acque turbolente, con il rischio di una tempesta che si avvicina al nostro continente.

Gli economisti e gli operatori ritengono che l’euro crollerà nel caso di uscita della Grecia, anche perché c’è chi dice che questa uscita potrebbe portare a rischio anche altri paesi, tra cui Italia e Spagna.

L’euro come moneta potrebbe cadere molto acutamente semplicemente a causa del danno economico e finanziario a breve termine che una rottura può causare.

Le valute rifugio sicuro, come il dollaro, guadagneranno di valore. Secondo alcuni l’euro cadrà nei confronti del dollaro. Altre valute, come la sterlina potrebbero guadagnare valore (forse, considerando che la divisa inglese è legata all’euro in quanto l’Europa è il principale sbocco per le esportazioni britanniche).

Su tutta la linea, ci si potrebbero aspettare dei cali molto significativi nei paesi delle valute asiatiche emergenti.

Un approfondimento è da fare relativamente all’euro, tuttavia. Abbiamo detto prima che molto probabilmente la nostra valuta scenderà contro le altre, addirittura un’uscita della Grecia dall’UE potrebbe portare l’euro sotto la parità contro il dollaro americano (anche se, ad oggi, c’è anche chi dice che non sarà così).

Quello che è certo è che dobbiamo agire con calma e con precisione, non possiamo farci travolgere dal mercato.

Sicuramente ci aspettano dei momenti ad alta volatilità, con l’euro che potrebbe “ballare” molto contro le altre valute, in maniera particolare contro il già citato dollaro USA, ma anche contro lo yen, la sterlina e le principali valute “commodities”, ovvero dollaro neozelandese e dollaro australiano.

Per poter fare forex nei prossimi giorni bisognerà necessariamente agire con stop loss molto stretti per evitare di perdere denaro qualora ci sia un movimento improvviso contro la previsione fatta.

Operando in questa maniera sarà possibile riuscire ad investire in sicurezza e indubbiamente a proteggere i nostri capitali, cosa che è la prima da fare per poter investire con successo e a lungo periodo.

Grecia: è emergenza uscita dalla zona euro

La Grecia potrebbe affrontare lo stato di emergenza dal 1° luglio se non si raggiungere un accordo con i creditori. A dirlo è Guenther Oettinger, Commissario UE della Germania.

Dobbiamo elaborare un piano “B” perché la Grecia potrebbe cadere in uno stato di emergenza” Oettinger ha detto. “Credo che la Commissione debba elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro, in caso di fallimento.”

Prima di oggi, il governo greco aveva fatto sapere che si erano fatti dei passi avanti.

Lunedì la Commissione europea è apparsa desiderosa di dimostrare che non c’erano richieste non irragionevoli e che non ci sono divari tra le loro richieste e le proposte della Grecia. I tagli proposti alle pensioni da Atene sono dello 0,04 per cento del PIL, ha detto l’Unione Europea, che sta invece facendo pressione per un taglio dell’1 per cento.

Le proposte greche hanno incluso nella lista anche un incremento delle tasse sulle piscine e sugli yacht, sulla TV e sul videoludico. Atene ha detto che, invece, non avrebbe aumentato le aliquote per i beni di base come le medicine, l’energia e il cibo.

Nel frattempo arrivano i primi giudizi verso la Grecia ed il comportamento dei suoi leader, che non vogliono accettare le richieste UE. Josef Kollar, vice presidente del comitato finanziario della Slovacchia, ha detto che “questa storia non può andare avanti per sempre. La politica non dovrebbe essere limitata alla correttezza, ma dovrebbe essere basata sulla realtà economica e, in realtà, la dracma sarebbe un salvataggio per la Grecia”.

La situazione diventa più difficile ogni giorno che passa per l’Europa e per l’Euro.

Cosa accadrebbe se veramente la Grecia dovesse uscire dalla zona euro?

Il paese potrebbe conoscere una certa ripresa economica grazie ad una dracma super-svalutata, attirerebbe investitori stranieri che potrebbero fare acquisti interessanti a prezzi davvero irrisori.

Tutto questo, nel giro di un paio di anni, potrebbe portare ad una forte crescita economica del paese (che tuttavia potrebbe non risentire molto del contraccolpo “uscita Euro” dato che il 75% del PIL è prodotto internamente e non dipende da altri paesi).

Se tutto questo fosse vero, l’euro si dimostrerebbe un fallimento mentre le monete nazionali tornerebbero in auge (sull’esempio greco). Questo significherebbe forse la vera fine per la nostra valuta, che invece nel breve periodo potrebbe anche beneficiare dell’uscita della Grecia, che oramai è una zavorra.

L’euro è volatile a causa della Grecia, attesa anche per la FED

L’euro è sceso fino ad ora nella giornata di oggi, toccando il minimo da quasi due settimane contro il franco svizzero, dopo gli sforzi, falliti durante il fine settimana, per porre fine ad una situazione di stallo tra la Grecia e i suoi creditori.

I colloqui di Domenica sono durati meno di un’ora, il che suggerisce che ci sono ancora differenze significative tra le parti. Le preoccupazioni che potrebbero lasciare la Grecia in default e costringere il paese a lasciare la zona euro ha sollevato i premi dei rendimenti dei titoli periferici al massimo da quasi sette mesi.

Riflettendo un po’ di nervosismo nel mercato valutario, il costo di copertura contro le forti oscillazioni del cambio euro / dollaro si trova ai massimi da tre mesi.

I dati Reuters hanno mostrato che la volatilità implicita (un indicatore di come si possono avere forti oscillazioni della valuta) ad un mese della coppia di valute euro / dollaro sono salite a un massimo da 3 anni e mezzo. Le inversioni di rischio, che misurano la domanda delle opzioni su una valuta, mostravano un aumento crescente verso la debolezza dell’euro.

La nostra valuta è scesa contro il franco svizzero, visto come rifugio sicuro, per toccare 1,0422 franchi, il dato più basso dal 3 giugno. Nei confronti del dollaro, l’euro è sceso dello 0,4 per cento a 1,1217 dollari, in ritirata dal massimo della scorsa settimana a 1,1387 dollari.

I negoziati tra la Grecia e i creditori sembrano essere in pasticcio e sono un fattore chiave per l’euro. La volatilità implicita è aumentata e, mentre la Fed è un fattore di rischio chiave anche questa settimana, l’euro continuerà ad essere guidato dai titoli greci.

I ministri delle finanze della zona euro potranno affrontare la questione quando si incontreranno giovedì, un funzionario del ministero delle finanze tedesco ha detto che il tempo sta per scadere per la Grecia. La debolezza dell’euro ha aiutato l’indice del dollaro ad aumentare dello 0,3 per cento a 95.25, tirandosi via da u minimo da un mese a 94,322. Il biglietto verde è dello 0,2 per cento più alto rispetto allo Yen a 123,58 ¥.

Nel frattempo i tori del dollaro sperano che la Federal Reserve offrirà un chiaro segnale sui tempi del primo rialzo dei tassi di interesse nell’incontro del 16-17 giugno. Tuttavia, con la possibilità di un periodo più prolungato di avversione al rischio, c’è bisogno di essere un po’ attenti al breve termine.

Grecia e FMI, sono giorni cruciali

La Grecia potrebbe non effettuare il rimborso del prestito da 305 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale se non vi è alcun accordo con i creditori nei prossimi giorni. Lo ha detto il portavoce parlamentare di Syriza proprio oggi. Il pagamento sarebbe stato il primo di tre al FMI di questo mese per un totale di 1,6 miliardi di euro. Il governo, a corto di liquidi, dice che se avesse fondi sufficienti per pagare la prima rata di venerdì, andrebbe in default sugli altri senza un accordo con i creditori.

La Grecia non sarebbe immediatamente considerata inadempiente se non dovesse fare il primo pagamento, dato che il Fondo monetario internazionale ha accettato di fare un raggruppamento delle rate del prestito, che sarebbero pagate in un’unica soluzione alla fine del mese.

Il governo di Syriza spera di raggiungere un accordo entro la fine di questa settimana su un nuovo piano di salvataggio, che richiede ulteriori riforme economiche difficili in cambio dell’accesso a 7,2 miliardi di euro di aiuti di cui il paese ha disperato bisogno.

I funzionari di governo hanno detto che Alexis Tsipras, il primo ministro, discuterà un contro-piano greco con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, in una riunione a Bruxelles questa.

Un portavoce di Juncker ha rifiutato di confermare se l’incontro avrebbe avuto luogo o se il presidente della Commissione europea si presenti con un nuovo piano di salvataggio dei creditori verso ol primo ministro greco. “Vediamo”, ha detto il portavoce. “il giorno è ancora giovane.” Siamo di fronte ad una situazione di stallo, dunque, dove non vengono rilasciate molte notizie definitive (forse perché proprio non ce ne sono).

Il piano greco, descritto dai funzionari ellenici come “la nostra ultima, migliore offerta”, dopo quattro mesi di trattative che si sono mosse in maniera alquanto lenta, fa delle concessioni in materia di imposta sul valore aggiunto al fine di aumentare i ricavi di quest’anno di 900 milioni di euro, e sul taglio della spesa pensionistica innalzando l’età pensionabile.

Atene appare ancora disposto a cedere sulle misure strutturali. Un funzionario ha detto che il piano non rispetta le richieste dei creditori di tagliare le pensioni integrative come primo passo per rendere migliore il sistema produttivo, né attua l’impegno del governo precedente in tema di riforme del lavoro tra cui i licenziamenti di massa dei lavoratori del settore pubblico. Sembra, dunque, che ci sia ancora un po’ di margine di manovra, sarà sufficiente?

L’euro in leggera ripresa, ma i rischi sono ancora alti

I tassi di cambio dell’euro contro la sterlina (EUR / GBP) e dell’euro contro il dollaro (EUR / USD) hanno visto dei movimenti interessanti nel corso delle ultime ore, dato che i timori sulla Grecia hanno continuato a pesare sulla moneta unica. L’Euro contro la sterlina (EUR / GBP) ha toccato un livello minimo in sessione a 0,7062. Con la riunione dei ministri delle finanze del G7 che si terrà questa settimana a Dresda, la pressione sull’UE e sulla Grecia aumenterà.

Gli Stati Uniti stanno rapidamente perdendo la pazienza con entrambe le parti e il segretario al Tesoro Jack Lew ha invitato a risolvere la crisi in fretta prima che sia fuori controllo e che abbia ulteriori impatti sui mercati globali. Sono stati fatti dei progressi, ma non abbastanza per risolvere tutta la situazione. Inoltre, c’è sempre un’altra scadenza che si avvicina. La situazione è pericolosa. Ognuno deve raddoppiare gli sforzi e trattare la prossima scadenza come l’ultima fino a che tutto questo non sarà risolto.

La Banca centrale europea nel frattempo ha lasciato limite di liquidità di emergenza della Grecia invariato al livello attuale di 80,2 miliardi di euro.

A pesare sull’euro è stato anche un rapporto che ha mostrato come i greci, a causa della preoccupazione della situazione, hanno ritirato dalle banche circa 300 milioni di euro solo ieri, sollevando delle preoccupazioni che i ritiri aumenteranno ancora di più mano a mano che ci si avvicina alla scadenza del 5 giugno. All’inizio della seduta, l’euro era riuscito a recuperare alcune delle perdite subite ieri, dato che i timori degli economisti sono stati facilitati dalla retorica da parte di Atene e Bruxelles che un accordo sarà raggiunto prima della scadenza del 5 giugno. Il governo greco ha detto che è sicuro che sarà in grado di rimborsare di 305 milioni di euro che deve al Fondo monetario internazionale proprio in quella data. I funzionari greci, intanto, devono riprendere i negoziati con Bruxelles e con i creditori già da oggi.

L’euro contro il dollaro (EUR / USD) ha invece toccato un livello minimo di sessione a 1,0862. Il dollaro americano ha continuato a ricevere il sostegno del rilascio dei dati per lo più positivi ancora ieri. Tali numeri hanno mostrato che gli investimenti delle imprese degli Stati Uniti sono in salita, così come i prezzi delle case e la fiducia dei consumatori. Le relazioni positive hanno aumentato la speculazione che la Federal Reserve potrebbe scegliere di iniziare ad alzare i tassi nel corso dell’anno.

I bond USA in aumento, sale l’euro

I titoli di stato venduti oggi hanno spinto l’euro nettamente più in alto rispetto al dollaro. I titoli a dieci anni del Tesoro degli Stati Uniti, il punto di riferimento per gli oneri finanziari a livello mondiale, hanno colpito il loro valore più alto dall’inizio di dicembre, mentre i rendimenti dei bund tedeschi a 10 anni hanno aggiunto 12 punti base al loro valore, arrivato ora allo 0,71 per cento.

La volatilità dei mercati obbligazionari ha pesato sui titoli, aggiungendo ansia agli investitori sullo stato pericoloso delle finanze della Grecia. Le azioni in Europa e in Asia sono scese e ci si aspettava che Wall Street seguisse la scia.

La Grecia è un motivo di preoccupazione per il mercato. Quando una particolare asset class passa attraverso periodi di estrema volatilità in un breve lasso di tempo, le persone sentono pressione e maggiori rischi.

Meno di un mese fa i rendimenti tedeschi a 10 anni hanno colpito un minimo record dello 0,05 per cento. I commercianti cercano ancora di spiegare il recente aumento dei rendimenti tra un aumento delle aspettative di inflazione, i prezzi del petrolio e la limitata liquidità causata dagli acquisti della BCE e molti sono usciti da un trade affollato.

E’ chiaro che il mercato non si è stabilizzato. Prima che la vendita possa iniziare la percezione comune era una bassa volatilità. Ora gli investitori sono più cauti, chiedono un premio per la volatilità vista di recente.

I rendimenti tedeschi sono saliti a 1,1265 dollari dopo essere caduti vicino al minimo  di 1,1131 ieri dollari nel commercio asiatico. In rialzo dello 0.9 per cento anche EURJPY a135,02. L’indice del dollaro, che valuta il dollaro contro un paniere delle principali valute, è sceso dello 0,7 per cento. Lo yen è stato in salita dello 0,2 per cento arrivando a 119,88 per un dollaro.

Negli Usa i rendimenti a 10 anni, che sono stati guidati ad un livello superiore nelle ultime settimane dai Bund tedeschi, si trovano al livello più alto dalla fine di novembre.

I rendimenti elevati degli Stati Uniti significano maggiori costi di finanziamento delle imprese e la cosa potrebbe colpire le azioni in tutto il mondo.

Gli investitori sono anche preoccupati del fatto che il debito della Grecia potrebbe far esaurire le scorte di denaro contante. Nella zona euro i ministri delle finanze, che si sono incontrati ieri, hanno riconosciuto i progressi nei colloqui tra la Grecia e i suoi creditori, ma hanno detto che c’è bisogno di ancora più lavoro per chiudere l’affare.

I prezzi del petrolio, in crescita di oltre il 50 per cento dai minimi di gennaio, sono saliti ulteriormente.

La Grecia minaccia l’UE: non pagheremo il FMI

La Grecia minaccia di andare in default sul rimborso di 750 milioni di euro da pagare al Fondo Monetario Internazionale martedì prossimo a meno che la zona euro rilasserà le condizioni di salvataggio del paese.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, sta spingendo per far sì che Atene possa raccogliere fino a 10 miliardi di euro di nuovo debito pubblico. Qualsiasi accordo richiederebbe l’approvazione della Banca centrale europea (BCE). C’è un tappo di 15 miliardi di euro sul valore del debito a breve termine che il governo greco è autorizzato a emettere.

A meno che la zona euro non si impegna ad un “allentamento della posizione della BCE in materia di liquidità”, allora la Grecia andrà di default il giorno seguente, secondo i documenti trapelati dal governo di Tsipras. “Se non ci sono mosse chiare, il paese non esiterà a muoversi verso una stretta creditizia non pagando la rata al FMI prevista per la metà di maggio dato che il denaro attualmente disponibile è sufficiente solo per salari e pensioni”.

La Grecia ha rimborsato 200 milioni di euro al FMI ieri, ma non dovrebbe essere in grado di pagare la somma più grande prevista per la prossima settimana senza rimanere a corto di soldi per pagare le pensioni statali e i salari del settore pubblico alla fine del mese.

Syriza vuole che i ministri delle finanze della zona euro possano accettare di consentire alla BCE di elevare la soglia di legge di titoli a 25 miliardi di euro. Ciò consentirebbe di Atene di pagare rate per 3 miliardi di euro il mese prossimo, ma senza emanare tutte le nuove riforme economiche richieste dai creditori.

Il ministro greco ha detto che se i ministri delle Finanze della zona euro continueranno a rispettare le linee rosse sulla riduzione del debito, l’austerità, i tagli alle pensioni e le riforme del mercato del lavoro, allora Tsipras potrebbe esseere messo sotto pressione dal suo stesso partito di default.

Se il governo greco non riesce a pagare il FMI martedì, ci sarà un periodo di 30 giorni prima che sia formalmente messo in mora. Allo stesso tempo, il paese finirebbe in violazione dei suoi impegni verso la zona euro e potrebbe finire fuori dalla moneta unica.

La BCE ha previsto, in seguito ad una riunione di ieri, di estendere l’aiuto di emergenza per le banche greche, ma non procederà finché non sarà raggiunto un accordo definitivo tra la Grecia e i ministri delle Finanze della zona euro.

La Grecia paga il FMI, si tira un sospiro di sollievo

La Grecia ha fatto sapere di aver fatto un pagamento di 200 milioni di euro di interessi al Fondo monetario internazionale (FMI) proprio oggi. Si continua pertanto a parlare del futuro del programma di salvataggio della Grecia, delle riforme e, cosa più importante, della sua capacità di evitare di essere inadempiente sul debito. Un funzionario greco ha detto a Reuters che il pagamento è stato “fatto” per questa volta, ma ci sono dei dubbi sul fatto che il paese abbia abbastanza soldi per riuscire a mettere in piedi un pagamento di 750 milioni di euro dovuto il prossimo 12 maggio.

Robert Kuenzel, direttore di ricerca presso Daiwa Capital Markets, ha detto che ulteriori rimborsi dovuti al FMI significano che la Grecia potrebbe continuare a sperare nella continuazione in zona euro.

I negoziati tra la Grecia e le autorità di salvataggio internazionali sono ancora in corso, il che significa che un esborso immediato sembra fuori discussione. La Grecia dovrà di nuovo “provvedere a se stessa nel soddisfare i 750 milioni di rimborso dovuti al FMI.” I rimborsi hanno senza dubbio messo ulteriormente sotto pressione il governo greco, che già vive una terribile situazione. Nel frattempo, i negoziati probabilmente lasceranno un grande abisso tra le proposte di riforma della Grecia e le richieste dei creditori.

Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che sono stati fatti progressi sufficienti per mettere in piedi delle “discussioni fruttuose” alla prossima riunione dei ministri delle finanze della zona euro, prevista per l’11 maggio.

Nonostante l’affermazione di ieri da parte del ministro delle finanze relativamente ai progressi del paese, le proverbiali ossa della discordia (le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni aziendali, così come gli obiettivi fiscali) appaiono troppo politicamente sensibili per trovare un accordo globale in tempo per il prossimo lunedì.

In un disperato bisogno di fondi, il governo greco ha ordinato agli enti locali di trasferire le loro riserve di liquidità al governo centrale. Nel frattempo, la Grecia è in una serie di trattative in corso con i creditori e con gli organismi che sorvegliano il programma di salvataggio, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea, oltre che le riforme e gli aiuti finanziari. Il progresso sembra essere lento, tuttavia, e senza un prestatore che possa rilasciare l’ultima tranche di aiuti di salvataggio potrebbe esserci il rischio di una bancarotta. I prossimi giorni saranno, come al solito, molto importanti per il governo ellenico.

Cinque motivi per cui la Grecia non uscirà dall’euro

L’Unione europea non è mai stata così vicina, come lo è oggi, dal vedere la Grecia lasciare il club dei 19. Però non tutti sono convinti che questo accadrà, ecco cinque motivi.

Una ‘grexit’ non è così inevitabile come si potrebbe pensare. Negli ultimi mesi, abbiamo sentito più e più volte che se i greci dovessero mancare uno dei pagamenti del FMI saranno ufficialmente falliti. Non è così che funziona. Il numero uno del FMI Lagarde non annuncerà subito il fallimento greco (che in ogni caso richiederebbe un paio di giorni). Anche allora Lagarde ha ancora qualche margine di manovra politico se i greci dovessero promettere di cambiare modo di fare.

Un’uscita non è l’affare più conveniente. I Greci escono  dall’Unione Europea, e poi? Ricordate il rischio di infezione. Gli speculatori potrebbero provare a guidare il Portogallo o l’Italia in bancarotta. In questi giorni l’Unione europea è meglio preparata a tali scenari di quanto non fosse solo pochi anni fa, ma comunque da Bruxelles non possono escludere rischi ancor più grandi. In ogni caso ci sono persone che dicono chel’Unione europea continuerà a sostenere la Grecia anche dopo l’uscita, altrimenti si rischia un collasso economico completo. Non importa se la Grecia farà ancora parte dell’Unione europea o meno, l’UE dovrebbe aiutarla.

Nonsense geopolitico. Situata nei Balcani, tradizionalmente amica della Russia, spalancata in favore dei rifugiati che attraversano il Mediterraneo, la Grecia è tutto questo. Se gli Stati membri dell’UE vogliono guidare un tale paese ad un completo isolamento, i costi geopolitici saranno incalcolabili. In questi giorni, la risposta può essere trovata nelle parole politiche che dovrebbero continuare a guidare l’aiuto europeo in favore della Grecia.

Tsipras ha finalmente capito. Alcuni osservatori a Bruxelles dicono che il malumore dei ministri delle Finanze è stato il punto di svolta. Il primo ministro greco Tsipras ha capito che non ha le carte vincenti che aveva promesso e di conseguenza ha cambiato i suoi capi negoziatori. Sembrerebbe che la troika sia finalmente di nuovo alle prese con persone che capiscono il loro lavoro e non sono semplicemente sognatori idealisti.

Una unione è una unione. Se la Grecia dovesse uscire, alla fine, la valuta dell’Unione Europea non sarebbe più “unita”. Sarebbe più come una rete di tassi di scambio. L’incentivo per creare stretti legami economici e politici sarebbe notevolmente più debole, il che alla fine sarebbe un duro colpo per la nozione di Europa unita degli ultimi decenni. I “pesi massimi europei” faranno tutto il possibile per impedire che questo scenario accada.

La Banca Centrale russa abbassa il tasso di interesse, l’inflazione migliora

La Banca Centrale della Russia ha tagliato il suo tasso di interesse più del previsto per cercare di offrire sollievo all’economia, dicendo inoltre che è pronta a facilitare ulteriormente la politica se i rischi di inflazione dovessero continuare a diminuire.

La Banca centrale della Russia sta accelerando per cercare di ridurre al massimo i tassi già entro quest’anno (ricordiamo che lo scorso dicembre erano stati aumentati al 17 per cento, cosa che aveva portato al crollo del rublo russo) ed il governatore Elvira Nabiullina sta spostando l’attenzione sul cercare di ridurre la prima recessione economica da sei a questa parte dopo il cessate il fuoco in Ucraina e il rimbalzo dei prezzi del petrolio nel mese di settembre.

La banca centrale russa sembra essere coerente nella sua politica monetaria dopo l’inversione di marcia a gennaio di quest’anno, quando ha preso in considerazione le nuove prospettive economiche. Ma il vero miglioramento dell’economia russa sarà nel 2016.

Tra l’apprezzamento del rublo e una significativa contrazione della domanda dei consumatori tra febbraio ed aprile 2015, la crescita mensile dei prezzi al consumo è in calo e l’inflazione annuale tende a stabilizzarsi. Mano a mano che i rischi di inflazione saranno ulteriormente in calo, la Banca di Russia potrà riuscire a tagliare ancora il tasso di riferimento”. Il rublo ha tagliato le perdite dopo l’annuncio ed è scambiato ad un valore più debole dello 0,4 per cento a 51,2610 contro il dollaro.

La forza del rublo sta contribuendo ad un rallentamento dell’inflazione e, a parità di altre condizioni e senza novità di rilievo da parte dei fattori negativi, dovrebbe presto esserci ancora una riduzione del tasso di riferimento. I commercianti vedono anche un calo degli oneri finanziari, cosa che indica come l’economia del paese russo sta nettamente migliorando.

I sondaggi indicano che l’inflazione (accelerata al 16,9 per cento rispetto all’anno precedente a marzo) è una delle principali preoccupazioni per i russi. La crescita dei prezzi è scesa al 16,5 per cento lo scorso 27 aprile e raggiungerà l’8 per cento il prossimo aprile, secondo le previsioni della Banca centrale della Russia.

Il crollo del rublo l’anno scorso e il divieto della Russia sulle importazioni alimentari in rappresaglia alle sanzioni sul conflitto in Ucraina ha contribuito ad una salita dell’inflazione pari a più del doppio rispetto all’inizio dello scorso anno. L’obiettivo di inflazione a medio termine della Banca centrale russa è del 4 per cento per il 2017.

Il prodotto interno lordo si è nel frattempo contratto del 2,2 per cento rispetto al primo trimestre dell’anno precedente e dovrebbe espandersi del 2,3 per cento nel 2016, dopo una contrazione del 2,8 per cento quest’anno.