L’Opec non raggiunge l’accordo sui livelli di produzione del petrolio

Finisce con un nulla di fatto l’ultima riunione dell’OPEC, con l’Iran che si rifiuta di sostenere il piano saudita per aiutare a stabilizzare i mercati.

L’obiettivo sarebbe dovuto essere, da parte di Arabia Saudita e Iran, di mettere da parte la faida e raggiungere un accordo sui livelli di produzione del greggio al fine di stabilizzare i mercati. Purtroppo, così non è stato e ora i mercati tremano ancora.

L’impasse politica significa anche che gli altri cinque membri dell’OPEC sono molto fragili e meno forti rispetto ai due leader. Nel gruppo dei piccoli inseriamo anche la Nigeria, il Venezuela (con la sua crisi) e la Libia, le cui economie sono quasi completamente dipendenti dalle entrate petrolifere.

L’Opec ha fatto buon viso a cattivo gioco, sottolineando come il costo del greggio è in salita del 80% rispetto all’ultimo vertice, lo scorso dicembre. Inoltre, è stato sottolineato come lo scopo principale della riunione (raggiunto) era quello di scegliere il nuovo segretario generale, il nigeriano Mohammed Barkindo.

Alla fine dell’intervento, il cartello ha confermato che “domanda e offerta stanno convergendo”, il che potrebbe porre da solo un rimedio alla situazione attuale senza che l’OPEC stesso faccia nulla.

L’Arabia Saudita, guidata dal nuovo ministro dell’energia, Khalid al-Falih, sta spingendo per “un’azione coordinata dei membri” per contenere la produzione, ma non procederà senza la cooperazione dell’Iran.

Dal canto suo, Bijan Zanganeh, ministro iraniano, ha chiarito che il suo paese vuole godere della ritrovata libertà di produrre ed esportare maggiori volumi di greggio dopo l’accordo sul nucleare, ecco dunque che il tetto alla produzione non avrebbe alcun beneficio per il suo paese.

Nel frattempo, lo stato attuale dei mercati petroliferi ha causato un intenso sconvolgimento economico e politico in luoghi come Venezuela e Brasile. Il primo in maniera particolare è perseguitato da carenze croniche di beni di prima necessità e medicinali essenziali, il costo dell’energia elettrica sale a dismisura e l’acqua è razionata, inoltre la spirale di criminalità è dilagante.

La situazione, dunque, rimarrà praticamente la stessa nel corso delle prossime settimane, vedremo come reagiranno i mercati.

Petrolio sopra 50 dollari al barile, ma fino a quando?

I prezzi del petrolio hanno sfondato 50 dollari al barile per la prima volta in quasi sette mesi dopo che le ultime figure hanno suggerito che la sovrabbondanza di fornitura del greggio sta scendendo. Molti analisti hanno previsto che la ripresa, che aiuterà l’industria petrolifera del Mare del Nord e potrebbe stabilizzare l’economia globale, potrebbe essere di breve durata.

Il prezzo del Brent è salito dello 0,9% a 50,2 $ al barile, potenziato dai dati dal governo degli Stati Uniti che mostra un calo delle scorte più grande del previsto nel corso della scorsa settimana.

Si tratta del valore del Brent più alto da inizio novembre, segno anche che il calo della produzione dovuto agli incendi in Canada e alle interruzioni nella produzione in Nigeria stanno cominciando a farsi sentire in tutta l’industria petrolifera mondiale. Il prezzo del greggio, che era a quasi 118 $ due anni fa, è stato aiutato anche da un calo del prezzo del dollaro.

Julian Jessop, capo economista globale di Capital Economics, ha detto che mentre una ripresa dei prezzi del greggio dovrebbe essere positiva per l’economia globale, ci sono degli aspetti negativi. Se, da un lato, si tratta di una buona notizia per l’economia globale e per i corsi azionari, prezzi che si trovano attorno a 50- 60 dollari al barile potrebbero essere ancora troppo bassi per aumentare in generale la spesa per beni e servizi.

Prezzi del petrolio più alti sono chiaramente la migliore notizia che i produttori potrebbero avere. Il rimbalzo dei prezzi del greggio sarà anche linfa per alcune economie in fase di ripresa sia in zona euro che in Giappone.

I rischi di tornare sotto la cifra di 50 $ al barile sono ancora concreti, considerando che la crescita della domanda è ancora lenta rispetto allo scorso anno e che, nel frattempo, l’Arabia Saudita e la Russia stanno ancora pompando a livelli record, mentre l’Iran è tornato a produrre più velocemente di quanto molti si aspettavano.

Prezzo del petrolio in calo a causa dell’aumento della produzione USA

Il prezzo del greggio è ancora in calo, benché qualcuno pensava potesse finalmente tornare a a salire. Sembra che la causa principale sia legata agli Stati Uniti e al fatto che il numero totale degli impianti in funzione sia stato stabile, per la prima volta, dall’inizio del 2016, dopo che si erano registrati sempre e soltanto dei cali.

Questo ha avuto i suoi effetti sul prezzo del greggio, con il Brent che arriva a 48,83 dollari al barile e il WTI che invece viaggia attorno a 47,90 dollari al barile.

Il prezzo del dollaro è in calo anche a causa del dollaro forte, il che rende più costoso il greggio per chi ha valuta estera.

Dunque, gli effetti che avevamo visto nei giorni scorsi in merito alla diminuzione della produzione del greggio legata agli incendi in Canada e al fermo della produzione in Nigeria, sono praticamente finiti.

Le previsioni per il valore del greggio non sono certo rosee e questo preoccupa molto, ovviamente, i paesi la cui produzione economica è legata al prezzo dell’oro nero. Addirittura, la banca di investimento Goldman Sachs prevede che entro il 2020 gli States metteranno in fila, uno dietro l’altro, tutta una serie di incrementi produttivi, che spingerà il breakeven dell’olio di scisto a 50 dollari al barile.

In calo le previsioni dei prezzi per il 2017: sempre a causa della produzione che non accenna a diminuire, si pensa ora che il Brent potrebbe arrivare a 55 dollari al barile nel prossimo anno, contro una previsione precedente di 60 dollari, mentre il WTI potrebbe salire fino a 53 $ al barile, mentre in precedenza si valutava una crescita fino a 57 $ .

Nel frattempo la decisione dell’Iran di non tagliare la produzione e l’esportazione, bensì di farla salire a 2,2 milioni di barili entro questa estate, pesa ancora una volta sul prezzo del greggio, che ancora nei prossimi giorni potrebbe scendere.

Prezzi del petrolio oltre i 50 dollari al barile, ecco perché

Il Brent è arrivato a 50 dollari al barile nel trading asiatico durante la notte, potenziato dalle interruzioni delle forniture dovute agli incendi canadesi e agli attacchi armati contro gli impianti petroliferi in Nigeria.

Gli incendi che bruciano intorno alle sabbie bituminose di Fort McMurray in Alberta, Canada, si sono rapidamente spostati verso nord, costringendo i vigili del fuoco a spostare i loro sforzi per proteggere le installazioni petrolifere esistenti.

Nel frattempo, in Nigeria, il più grande produttore di greggio dell’Africa, le truppe hanno fatto diversi arresti a seguito degli attacchi a un impianto petrolifero in mare aperto. Gli investitori sono alla ricerca di eventuali segnali di possibili cali dell’offerta e qualsiasi notizia di interruzione non pianificata della produzione porta i prezzi al rialzo.

Arrivare al di sopra di 50 dollari al barile nei prossimi giorni è una cosa molto possibile, mentre nella seconda metà dell’anno il greggio dovrebbe tenere tra 45 a 50 dollari.

Un rapporto del gigante statunitense Goldman Sachs ha previsto un deficit a breve termine della fornitura a causa di interruzioni di produzione, indicando Nigeria e Venezuela come le principali cause. Questa mattina, i futures sul petrolio sono saliti e lo US West Texas Intermediate per la consegna a giugno è aumentato di 48 centesimi, arrivando a 48,20 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord con consegna a luglio è salito di 25 centesimi, toccando 49,22 dollari.

I prezzi hanno rimbalzato con forza dai minimi di 13 anni, sotto i 30 dollari al barile, toccati nel mese di febbraio. Tuttavia rimangono ben al di sotto dei picchi di 100 dollari e oltre raggiunti nel mese di giugno 2014.

L’ultima volta che il Brent ha toccato 50 dollari al barile fu all’inizio di novembre. Alcuni analisti, tuttavia, dicono che i disagi sono temporanei e ritengono che il mercato rimane ancora in un forte eccesso di offerta, che penalizzerà i prezzi nel prossimo futuro.

Petrolio: il prezzo potrebbe salire oltre i 50 dollari al barile?

Il prezzo del petrolio continua a tenere banco sui mercati mondiali. Da qualche tempo a questa parte sembra che il valore del greggio sia in salita e ora ci si chiede se potrebbe riuscire a salire oltre il valore di 50 dollari al barile.

La scorsa settimana il greggio aveva fatto segnare un rialzo del 5%, raggiungendo il valore di 45,92$ al barile. Gli esperti dicono che ci sono gli spazi per una salita ulteriore, ma fino a che non ci sarà un bilanciamento tra domanda ed offerta sarà difficile poter fare delle previsioni certe.

I minimi dell’anno, di circa 35 dollari al barile, sembrano lontani e per alcuni paesi potrebbe essere la fina di un vero e proprio incubo. Nonostante questo, bisogna guardare con estrema attenzione al fatto che le previsioni indicano come non ci sarà un vero pareggio tra domanda ed offerta prima del 2017, il che apre le porte a possibili cali di prezzo. Il prossimo anno le scorte del greggio saranno ai livelli massimi della storia, e il prezzo del petrolio rifletterà con certezza questa situazione.

Qualora il valore del petrolio dovesse salire oltre i 50 dollari al barile, assisteremmo per il prossimo anno ad un incremento della produzione di olio di scisto anche da parte degli Stati Uniti, il maggior produttore al mondo, il che potrebbe portare nuovamente al ribasso il valore del greggio.

Le notizie che arrivano dal Medio Oriente sono sempre interessanti. Un rapporto del FMI mette in evidenza come è fondamentale che le regioni di quest’area del mondo debbano diminuire la loro dipendenza dal greggio, accelerando invece le riforme per far sì che la loro economia possa essere sostenibile anche in altri modi. Su questo fronte, l’Arabia Saudita ha fatto sapere di essere già al lavoro.

Il valore del petrolio è un dato importante, cui la ripresa economica del mondo è strettamente legato, per cui occhi puntati sul greggio.

Crisi del Petrolio: i prezzi sono al collasso

La crisi del petrolio non accenna ad arrestarsi. Il vertice di Doha, che avrebbe dovuto sigillare un accordo tra i produttori per congelare i prezzi ed evitare un ulteriore calo, è fallito, e ora bisognerà aspettare il nuovo meeting OPEC di giugno per capire se ci saranno novità.

Il calo dei prezzi del greggio ha portato una crisi senza precedenti in vari paesi produttori, come il Venezuela, ultimo in ordine di tempo ad essersi lamentato dei prezzi dell’oro nero, che sono troppo bassi.

Il paese del Sud America è uno dei più grandi produttori di petrolio, ma la crisi scatenata dall’Arabia Saudita ne ha messo in evidenza i limiti e gli sbagli passati. Invece che usare il greggio per crescere, a Caracas lo hanno usato per finanziare la corruzione, per sostenere i paesi dell’area caraibica e, in generale, senza una mentalità professionale.

E dire che si sarebbe potuto fare molto di più. Il paese non ha investito nella tecnologia di estrazione e raffinazione, per accorgersi solo oggi che riuscire a raffinare questa materia prima ha un costo non da poco, e i prezzi bassi mettono in evidenza un’economicità che non c’è più.

Eulogio Del Pino, primi ministro del Venezuela, ha detto che teme un ulteriore calo dei prezzi, cosa che potrebbe far collassare tutto il mercato, se non si dovessero trovare degli accordi sul congelamento dei livelli di produzione.

I rischi sono legati, oggi, ad un incremento della produzione da parte della Russia. Proprio da Mosca fanno sapere che non sono mai stati pronti, né disposti, a tagliare la produzione di greggio, e che anzi, oggi potrebbero ancora portarla in alto (il che farebbe scendere il valore del greggio).

Le dichiarazioni del Cremlino hanno il sapore della sfida, quella tra Arabia e Russia, due paesi che la crisi del petrolio ha chiaramente messo uno contro l’altro.

E’ anche per questo che Obama, di recente, è andato a Riyad, per cercare di trovare una soluzione globale.

L’OPEC ha deciso di mantenere la produzione del greggio invariata

Nonostante il mercato petrolifero stia rischiando un’ulteriore volatilità dopo la decisione della settimana scorsa di restare con gli attuali livelli di produzione elevati, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha detto nella sua ultima relazione di mercato che si è impegnata a commercializzare la stabilità.

Nel rapporto, uscito ieri, l’associazione dei produttori di petrolio ha giustificato la sua decisione di mantenere la produzione a 30 milioni di barili al giorno, ribadendo le previsioni che l’eccesso di offerta attuale del mercato dovrebbero scendere nei prossimi trimestri in un contesto di ripresa economica globale e di crescente domanda di petrolio. “Le proiezioni per i fondamentali del mercato indicano che l’eccesso di offerta attuale del mercato rischia di scendere nei prossimi trimestri“, ha detto l’Opec nel suo rapporto.

Sulla base di queste aspettative per il secondo semestre dell’anno, la Conferenza OPEC ha convenuto di mantenere la sua produzione a 30 milioni di barili al giorno e ha esortato i Paesi Membri ad aderire ad essa. Accettando questa decisione, i paesi membri hanno confermato il loro impegno per un mercato del petrolio stabile ed equilibrato, con i prezzi a livelli adeguati per i produttori e i consumatori.”

La decisione dell’OPEC è stata ampiamente vista come una continuazione della strategia di fare pressione sugli USA, che invece producono olio di scisto, un minerale che ha costi di produzione più elevati e quindi fa fatica a lottare con dei prezzi del petrolio più bassi, che attualmente stanno commerciando intorno a 65 dollari al barile per il Brent.

L’Arabia Saudita ha detto prima che si sente confortevole ad avere dei prezzi del petrolio più bassi, anche se non tutti i colleghi membri dell’OPEC hanno detto lo stesso. Il Venezuela, la Libia e l’Iran hanno chiesto un taglio della produzione. Nonostante la decisione, l’OPEC ha detto nella sua relazione che è stata presa per commercializzare la stabilità.

La crescita economica significherebbe un aumento della domanda di petrolio, secondo l’OPEC, con la domanda mondiale di petrolio che dovrebbe salire, con un conseguente incremento annuo di 1,2 milioni di barili al giorno rispetto all’anno precedente. Si prevede inoltre che l’offerta non OPEC dovrebbe declinare nel secondo semestre dell’anno a fronte di un aumento nel primo semestre, il che significa che le previsioni di domanda e offerta giustificano il mantenimento del tetto di produzione.

L’OPEC ha aggiunto, tuttavia, che “date le attuali incertezze di mercato” l’OPEC potrebbe seguire da vicino il mercato e rivalutare la situazione nella sua prossima riunione di dicembre.

Dove si muoveranno in futuro i prezzi del petrolio?

Alcuni esperti suggeriscono che i prezzi del petrolio saranno in un certo range per un po’ di tempo ancora prima di andare al ribasso, con il rischio di finire a 20 dollari al barile. Altri credono i prezzi del petrolio sono in procinto di salire prima di stabilirsi da qualche parte tra 70 e 80 dollari al barile. Chi ha ragione? In questo articolo vedremo l’evoluzione dei prezzi del greggio, le variazioni della produzione nel corso del tempo, le scorte, ed esamineremo i fattori che influiscono sul prezzo di questo bene essenziale.

Che cosa influenza i prezzi del petrolio? Contrariamente alla credenza popolare, i prezzi del petrolio non sono controllati dalle azioni di un individuo, indipendentemente dalla potenza dello stesso. Anche se è un po’ credibile che un gruppo, come l’OPEC, possa influenzare il prezzo del petrolio, il problema è molto più grande. La ragione di questo è che il petrolio è un bene di scambio a livello mondiale, con milioni di acquirenti e venditori. I veri catalizzatori del prezzo del petrolio sono l’offerta e la domanda, che hanno il potenziale di alterare la produzione, il trasporto o la percezione di esso. Diamo uno sguardo più da vicino alla questione.

Il prezzo del petrolio, come quello di molti altri elementi, è in gran parte influenzato dalla domanda e dall’offerta. Quando l’offerta supera la domanda, i prezzi tendono a scendere. Quali sono le cause della fluttuazione di domanda e offerta? Un fattore è l’economia. Quando l’economia è forte, la gente tende a viaggiare e il consumo di benzina aumenta. Un’economia forte aumenta anche la domanda di numerosi altri elementi che devono essere trasportati dal produttore al dettagliante. Il numero di veicoli che usano carburante, come i camion, aumentano.

Ancora una volta, tutto ciò che minaccia la produzione o il trasporto di petrolio greggio è un fattore. Tra questi fattori vediamo gli eventi politici, le calamità naturali e gli incidenti.

I prezzi del petrolio hanno toccato il fondo? In teoria c’è ancora spazio per un calo, soprattutto se la crisi continuerà e se la produzione di greggio continuerà ad essere ancora notevolmente più alta rispetto alla domanda. Questo aumenta le scorte di greggio che sono disponibili sul mercato e, dunque, il prezzo scende.

Quale che sia il futuro del greggio, chi investe nel mercato avrà di fronte delle eccellenti opportunità da non mancare, per questo motivo potrebbe essere ideale entrare nel mercato proprio in questi giorni.

I prezzi del petrolio possono salire più in alto?

I prezzi del petrolio hanno finalmente cominciato a muoversi più in alto e in tanti hanno detto che essi hanno già “toccato il fondo” e che il tempo di comprare è arrivato. L’eccitazione è iniziata venerdì 30 gennaio, quando un rapporto ha divulgato la notizia che 94 piattaforme petrolifere americane sono state messe fuori produzione proprio durante quella settimana. La notizia ha portato i prezzi del petrolio ad un livello più elevato, in salita del 6,83 per cento a 52,40 dollari al barile sul ICE Exchange.

A questo si aggiungono altre notizie che potrebbero far salire ancora i prezzi dell’oro nero, tra cui quella della Shell, che ha annunciato che avrebbe cominciato a smantellare una delle più grandi piattaforme petrolifere nel Mare del Nord: Brent Delta. Il fatto che l’offerta è stata ridotta fino a soddisfare la domanda ha contribuito a incrementare il sentimento rialzista.

I prezzi dei titoli delle aziende del settore petrolifero si sono mossi più in alto e più velocemente dei prezzi del petrolio. Mentre il prezzo a pronti del Brent è salito del 3,35 per cento arrivando a 57,02 dollari al barile sul ICE Exchange, il valore degli ETF del greggio per gli Stati Uniti sono saliti del 5,37 per cento per chiudere a 19,62 dollari.

D’altra parte, il 3 febbraio ha portato il mercato fuori dall’onda di incertezza che lo aveva travolto. Il 4 febbraio, i futures di marzo del Brent sono scesi del 5,82 per cento a 54,54 dollari al barile e gli ETF degli Stati Uniti sono calati del 6,83 per cento a 18,28 dollari. Il giorno seguente, invece, i prezzi del petrolio sono saliti più in alto dopo che dei rapporti hanno messo in evidenza come uomini armati attaccato un giacimento petrolifero in Libia, anche se la produzione non è stata interrotta.

Il 6 febbraio è stato un buon giorno dato che ha messo in evidenza dei libri paga non agricoli migliori del previsto. Questo ha portato a pensare che la Federal Reserve possa alzare i tassi di interesse prima del previsto e la cosa ha portato i prezzi del petrolio alle stelle.

Lunedi, 9 febbraio, la relazione mensile dell’OPEC ha rivisto in alto la domanda di petrolio greggio, che dovrebbe aumentare di 1,7 milioni di barili al giorno durante il 2015. Nonostante la buona notizia, il prezzo a pronti è diminuito dello 0,28 per cento a 57,96 dollari al barile.

I prezzi del petrolio sono scesi anche venerdì 13 febbraio facendo in ogni caso segnare il terzo guadagno settimanale di fila.

Secondo le ultime novità il recente rally dei prezzi del petrolio è in gran parte merito della diminuzione degli impianti da parte delle aziende petrolifere, che stanno riducendo i piani di investimento e i livelli occupazionali, cose che dovrebbero tagliare l’offerta e sostenere i prezzi del petrolio nel corso dei prossimi mesi.

Previsioni sul prezzo del petrolio nel 2015

Questo è quello che gli analisti si aspettano riguardo al prezzo del petrolio nel corso del 2015.

 

petrolio

 

Per il breve periodo è difficile fare previsioni precise, ma per il lungo periodo si consiglia di acquistare!

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La spesa dell’Arabia Saudita dà meno spazio all’OPEC per tagliare la produzione

Il piano dell’Arabia Saudita di continuare con una certa spesa per i progetti sociali aumenta la probabilità che il più grande esportatore di petrolio del mondo attacchi la politica dell’OPEC di mantenere la produzione anche se i prezzi del greggio scendono.

Il mercato azionario saudita è rimbalzato dopo che il ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf ha annunciato che il governo prevede di finanziare dei “massicci” progetti di sviluppo nel prossimo anno, concentrandosi sull’assistenza sanitaria, l’istruzione, i servizi sociali e la sicurezza. L’indice Tadawul ha perso quasi un terzo del suo valore da settembre tra le aspettative che la caduta dei prezzi del petrolio possa limitare la spesa pubblica.

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha deciso il 27 novembre a mantenere inalterata la sua produzione a dispetto di un eccesso di fornitura globale alimentato in parte dalla produzione di olio di scisto in Nord America. L’Arabia Saudita ha guidato un gruppo di monarchie arabe nel contrastare le chiamate dal Venezuela e da altri membri dell’OPEC, le cui economie sono minacciate dalla caduta dei prezzi del petrolio, a tagliare la produzione. L’OPEC fornisce circa il 40 per cento del petrolio mondiale. I sauditi sono preparati ad un lungo periodo di prezzi bassi che possano durare abbastanza a lungo fino a raggiungere l’obiettivo di invertire la crescita della produzione degli  Stati Uniti.

Il Brent, un punto di riferimento dei prezzi per oltre la metà del petrolio mondiale, è sceso del 45 per cento quest’anno ed è scivolato sotto 60 dollari al barile questa settimana per la prima volta dal 2009. Il petrolio ha aggiunto 17 centesimi a 61,35 dollari al barile sul Futures Exchange in Europa alle 12:53 di Singapore.

I membri dell’OPEC Angola, Algeria e Iran sono “sotto stress”, il bond del Venezuela è sceso a un minimo record il 16 dicembre, alimentando la speculazione che la nazione possa essere inadempiente. La valuta della Nigeria, la naira, è scesa ieri al minimo contro il dollaro dal 1999. I sauditi stanno rimanendo in pista perché hanno le riserve finanziarie per contribuire a sostenere il proprio budget, con l’obiettivo, come detto, di intaccare la produzione USA e scommettendo, al tempo stesso, per un rimbalzo dei prezzi del petrolio entro la fine del secondo trimestre del 2015.

Mentre l’Arabia Saudita non ha ancora pubblicato il suo bilancio per il 2015, il governo di re Abdullah ha annunciato circa 500 miliardi di dollari in progetti per costruire strade, aeroporti e centri industriali al fine di cercare di ridurre la dipendenza del paese dalle entrate petrolifere.

Come investire sul petrolio

A causa della crescita delle economie asiatiche emergenti il prezzo del petrolio ha registrato un forte aumento negli ultimi anni, insieme con una volatilità forte. Oggi sta invece scendendo molto in seguito alla cresi economica e alla dimunzione di acquisto. Anche per questo il greggio è uno degli investimenti migliori sul mercato. Ma come si può realmente investire in questo mercato?

Il commercio è stato notevolmente democratizzato con l’avvento di internet e soprattutto si è aperto a molte persone che desiderano investire nelle materie prime direttamente e senza dover passare attraverso una banca o un intermediario fisico. Ciò, come detto, è dovuto principalmente allo sviluppo delle piattaforme di trading on-line. Proprio per questo fatto l’accesso ai mercati finanziari è a disposizione di tutti coloro che hanno una semplice connessione ad internet e che possono usare delle piattaforme che offrono un metodo semplificato di funzionamento, con una facilità d’uso estrema e appositamente progettata in modo che anche i principianti degli investimenti possano investire i loro soldi sul petrolio facendo dei profitti e approfittando di un valido supporto attraverso i diversi indicatori e altri segnali di trading forniti direttamente dai broker.

Il miglior metodo disponibile per la negoziazione del greggio è attraverso l’uso di una piattaforma di trading online specializzata in CFD. Questo servizio è ampiamente disponibile tra i migliori forex broker, che consentono, proprio attraverso l’utilizzo dei CFD, di speculare sul petrolio e su altre attività, come azioni e indici di borsa o di altre materie prime come l’oro.

L’operazione in CFD non potrebbe essere più semplice e più conveniente da essere usare per tutti coloro che desiderano investire nel mercato del petrolio anche senza avere alcuna precedente esperienza nel commercio. Si richiede semplicemente prendere una posizione in discesa o in salita in un dato momento e chiudere la posizione quando gli utili previsti sono raggiunti o quando si desidera tagliare le perdite.

Il prezzo di un barile è di 80 dollari e si prevede un aumento di tale prezzo a causa di una diminuzione delle scorte petrolifere americane. È quindi utile sottoscrive un CFD in aumento. Se il prezzo del barile non sale, è possibile effettuare un ordine contrario o manualmente chiudere la posizione. Come avrete sicuramente notato, le piattaforme di trading online che offrono la possibilità di speculare sul prezzo del petrolio sono numerose, ed è quindi necessario prendere il giusto tempo per confrontarle con attenzione in modo da scegliere quella che offre i maggiori vantaggi.

Ecco come il petrolio potrebbe impattare sull’euro

La scorsa settimana la Banca centrale europea ha pubblicato il suo bollettino mensile di dicembre e, in 216 pagine, la lettura è per la maggior parte pesante. Tuttavia, queso bollettino contiene alcuni modelli di stime utili per capire cosa ci si aspetta dai movimenti dei prezzi del petrolio e come essi possano alimentare l’inflazione (o la deflazione) nei prossimi due anni.

I prezzi dell’energia stanno avendo una notevole influenza sulla zona euro. La stima dei dati di novembre mostra l’inflazione ad un tasso annuo dello 0,30%, con la componente energetica che è chiaramente la tipologia principale (anche se i prezzi dei servizi sono piatti). La stima sarà aggiornata questo mercoledì, ma non dovrebbe modificarsi.

La domanda è: cosa dovrà fare la BCE il prossimo 22 gennaio se il prezzo del petrolio dovesse rimanere dove si trova ora? Siamo in grado di avere un’idea guardando le previsioni che la BCE ha emesso il 3 dicembre dopo la riunione di politica monetaria. Il tasso medio annuo dell’inflazione era stata fissata allo 0,7% per 2015 e al 1,3% per l’anno dopo. Questo era basato su un assunto piuttosto eroico che il prezzo del petrolio fosse salito a 85 dollari entro breve. Si tratta di una stima ben lungi dall’essere reale perché, come sappiamo, il prezzo del greggio continua a scendere e ora si trova attorno a 73 dollari al barile e, su questa base, l’inflazione nel 2015 dovrebbe scendere allo 0,3%.

Ma possiamo vedere un percorso alternativo, che potrebbe essere una sotto-stima: il petrolio a 50 euro al barile. Secondo gli esperti dell’Eurosistema sulla base dei loro modelli è stata stimata una variazione del 10% del prezzo del petrolio per avere un rapido impatto dello 0,4% sull’inflazione e un ulteriore 0,2% di impatto nei due anni successivi. Quindi, se si assume che il greggio, in termini di euro rimane intorno al livello di 50 euro, e prendiamo in considerazione solo il primo effetto dello 0,4%, l’inflazione oltre il 2015 sarà negativa. E con meno fiducia, potremmo dire che nel 2016 arriverà a meno 1%.

Alcuni consigliano la BCE di seguire l’esempio di altre banche centrali e “guardare attraverso” il calo del prezzo del petrolio e trattarlo come avente un impatto una tantum sui prezzi. Infatti, la banca centrale può avere successo se si fosse mossa mesi fa, ma ora è troppo tardi. Forse la ragione per cui la BCE non ha agito in quel modo era legato proprio al prezzo del greggio. Ora il calo dei prezzi del greggio potrebbe venire in soccorso all’euro? Questo è possibile, ma occorre fare attenzione. Un altro modo in cui la zona euro potrebbe alzare l’inflazione, migliorando la sua competitività internazionale, sarebbe quella di mantenere i costi interni di produzione sotto quelli dei suoi principali partner commerciali; in altre parole, un tasso di inflazione costantemente inferiore.

Scendono ancora i prezzi del petrolio, obiettivo 60 dollari al barile

I futures del petrolio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite a livelli mai visti da più di cinque anni, con gli operatori di mercato che mostrano poca fiducia che il mercato troverà presto un minimo. Sul New York Mercantile Exchange il prezzo dei futures del greggio per la consegna a gennaio sono scambiati a 62,71 dollari al barile, in calo di $ 0.35 nella sessione elettronica Globex, un livello che non si vedeva dal luglio 2009. La vendita nei mercati petroliferi ha accelerato bruscamente alla fine di novembre, quando l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, guidata dall’Arabia Saudita, ha scelto di non intervenire per equilibrare i prezzi del petrolio tagliando i suoi livelli di produzione. Da allora l’intesa non ha fornito ulteriori indicazioni per affrontare il calo dei prezzi. Ciò ha contribuito ad intensificare la stretta sul mercato per far fronte all’eccesso di offerta nel 2015.

Il declino del petrolio è tutt’altro che limitato e ci si aspetta che i membri principali dell’OPEC possano passare finalmente all’azione, ma non tanto presto, al fine di lasciare che il mercato possa andare ancora da solo per un paio di settimane, forse fino a gennaio.

Più tardi oggi la US Energy Information Administration pubblicherà il suo rapporto mensile sul mercato del petrolio. I dati di inventario del petrolio americano sono attesi invece per domani e saranno guardati molto attentamente dato che la produzione nazionale di petrolio degli USA è in gran parte responsabile del surplus di petrolio globale corrente.

Le scorte di petrolio degli Stati Uniti dovrebbero cadere nelle prossime settimane, dato che le raffinerie lavoreranno di meno a causa di fattori stagionali, ma ogni aumento correlato ai prezzi del greggio dovrebbe essere ancora un’opportunità di vendita nel mercato del greggio, il che la dice lunga sul tuffo del petrolio che stiamo vedendo in questi giorni. Nel frattempo, le importazioni di petrolio dalla Cina stanno sostenendo il mercato.

Le importazioni nette di greggio dal paese orientale, infatti, sono rimaste elevate nel mese di novembre, e sono aumentate del 8,3% su base annua. Le importazioni nel mese di dicembre potranno, con ogni probabilità, vedere un salto grazie all’acquisto pesante in seguito al calo dei prezzi del petrolio e all’apertura di un nuovo impianto di stoccaggio di riserva strategica di petrolio. Mentre la domanda globale di petrolio è in gran parte stabile, e non è andata in declino, i commercianti hanno detto che la prospettiva di un calo dei prezzi al di sotto di $ 60 è ancora del tutto reale.

In calo i prezzi del petrolio, non sembrano esserci limiti

I futures del petrolio greggio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite avute durante la notte dopo che l’Arabia Saudita ha diminuito i prezzi di gennaio per gli Stati Uniti e per i compratori asiatici.

Sul New York Mercantile Exchange, i futures del greggio per la consegna nel prossimo mese di gennaio sono stati scambiati a 66,47 dollari al barile alle 5.58 GMT, giù di 0,34 dollari nella sessione. Il valore del brent con consegna a gennaio per lo scambio sugli ICE Futures di Londra è sceso di 0,37 dollari a 69,27 dollari al barile.

Il brent, che ha toccato il valore più basso dal 25 maggio 2010 nella seduta di Borsa precedente, è precipitato del 40% da giugno.

Saudi Arabian Oil Co., conosciuta anche come Saudi Aramco, giovedì ha ridotto i prezzi ufficiali di vendita per tutte le consegne di petrolio dirette verso l’Asia a gennaio di un valore compreso tra $ 1,50 e $ 1,90 al barile rispetto a dicembre.

I mercati petroliferi hanno recentemente interpretato gli aggiustamenti mensili dei prezzi dell’Arabia Saudita come segni di una volontà del produttore di petrolio di mantenere le quote di mercato attraverso una guerra dei prezzi, piuttosto che con una regolazione del volume delle esportazioni.

La produzione di petrolio da parte dei membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio è già leggermente inferiore, con i primi dati di novembre che vedono un calo di 300.000 unità di barili al giorno, in gran parte a causa della debole forza della Libia.

La produzione OPEC è probabilmente inferiore a causa delle difficoltà di vendere il greggio, ma la produzione complessiva rimane ancora al di sopra del massimale di 30 milioni di barili al giorno, che è un surplus per i mercati globali.

Le spedizioni di petrolio dai paesi OPEC per le quattro settimane che si concludono il 20 dicembre sono di 170.000 barili al giorno inferiori rispetto al mese precedente, per un totale di 23,41 milioni di barili al giorno.

Il taglio dei prezzi da parte di Saudi Aramco probabilmente potrebbe causare un calo ulteriore dei prezzi del petrolio dato che anche altri paesi dell’OPEC potrebbero seguirne l’esempio.

I mercati stanno cercando tra i dati del libro paga del settore non agricolo degli USA, attesi per oggi, ulteriori spunti per potersi muovere.

Il frattempo il valore futuro della benzina a gennaio negli USA è scesa di 75 punti a 1,7873 dollari al gallone, mentre il diesel è scambiato a 2,1086 dollari, 91 punti in meno.

I prezzi del petrolio in netto calo dopo l’incontro dell’OPEC

I prezzi del petrolio sono scesi a un nuovo minimo di quattro anni, al di sotto di 72 dollari al barile, dopo una grande spaccatura all’interno dell’Opec che ha costretto l’intesa a tenere la produzione ai livelli attuali piuttosto che effettuare tagli per cercare di trasformare il mercato. Il costo ridotto dell’energia – i prezzi sono ora giù del 37% dall’estate – dovrebbe essere una spinta per i consumatori e per diverse economie. Ora ci sono delle previsioni che il prezzo del Brent potrebbe cadere fino a 60 dollari, che sarebbe disastroso per i paesi con alti costi di produzione e per le economie dipendenti dal petrolio e gas, come la Russia e l’Iran. La Norvegia, un altro importante produttore di petrolio e gas al di fuori dell’OPEC, ha visto la sua valuta, laCorona, toccare il minimo da cinque anni contro il dollaro, mentre Shell e BP hanno visto le loro quote scendere notevolmente.

I prezzi più bassi hanno già portato a ridurre il costo della benzina e del diesel, cosa che dovrebbe alimentare la produzione. Ma un combustibile più economico finirà anche per abbassare il tasso di inflazione in diverse zone europee, come il Regno Unito, dove è al 1,3%, già ben al di sotto della soglia della Banca d’Inghilterra fissata al 2%.

Prima di un incontro pre-crisi presso la sua sede di Vienna, l’OPEC era sotto sotto enorme pressione da parte di alcuni membri al fine di ridurre la produzione nel tentativo di contrastare il trend in calo del prezzo del greggio. I prezzi sono scesi a causa dell’aumento da parte degli Stati Uniti della produzione e da parte della domanda vacillante in economie in forte rallentamento come la Cina, l’Europa e i mercati emergenti.

Abdalla El-Badri, segretario generale dell’Opec, fa buon viso a cattivo gioco per nascondere la spaccatura tra i Paesi ricchi come l’Arabia Saudita, che vogliono contenere i prezzi, e altri come il Venezuela, che sono alla disperata ricerca di tagli sui prezzi. Alla fine, la decisione di non tagliare la produzione per un periodo di almeno sei mesi è stata vista dagli analisti come un esempio di debolezza dell’OPEC, che non sembra essere in grado di trovare una soluzione unificata per i problemi posti dalle forniture di petrolio.

Gli alti costi e i prezzi del petrolio più bassi stanno già producendo centinaia di posti di lavoro nel Regno Unito nel Mare del Nord, che cresceranno ancora su pressione di George Osborne che vuole introdurre delle agevolazioni fiscali per gli operatori del petrolio e del gas.

Il greggio avanza mentre l’Iran chiede all’OPEC un taglio di produzione

Il brent è salito per il terzo giorno di seguito tra i segnali che l’Iran cercherà un taglio di produzione durante la prossima riunione dell’OPEC, questa settimana a Vienna, e dopo che i tassi di interesse in Cina sono stati inaspettatamente ridotti. I futures sono saliti fino allo 0,6 per cento a Londra, il ministro del Petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh vuole proporre all’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio un assetto di fornitura di 1 milione di barili al giorno, cosa che potrebbe cambiare il mercato del greggio.

Il petrolio è scambiato in un mercato orso con i principali produttori OPEC che resistono alle chiamate di ridurre l’offerta, mentre altri, come il Venezuela e l’Ecuador, cercano misure per sostenere i prezzi in vista delle discussioni di Vienna. L’OPEC è certamente diviso da ciò che ha intenzione di fare, per capirlo basta guardare le pressioni a carico dell’Arabia Saudita da Iran e Venezuela: vogliono un taglio. Questo potrebbe effettivamente rappresentare un po’ una spaccatura in via di sviluppo all’interno del gruppo.

Il brent per il regolamento a gennaio è aumentato fino a 49 centesimi a 80,85 dollari al barile, facendo segnare un incremento del 1,2 per cento nei cinque giorni fino al 21 novembre, il primo guadagno settimanale da settembre. Il greggio di riferimento europeo è scambiato in movimento di $ 3,97.

Ora l’OPEC si concentrerà sulla domanda e sull’offerta del greggio nel corso della sua riunione per prendere un decisione finale. 12 membri dell’OPEC, che forniscono circa il 40 per cento del petrolio mondiale, hanno prodotto 30.970.000 di barili al giorno nel mese di ottobre, secondo i dati compilati da Bloomberg. Questa quota ha superato il valore di 30 milioni di barili al giorno concordata nel gennaio 2012, (tale quota è stata superata per il quinto mese consecutivo).

I giorni in cui l’OPEC potrebbe quasi garantire il consenso al momento di decidere i livelli di uscita sono ormai lontani, secondo Abdullah Bin Hamad Al Attiyah, ex ministro del petrolio del Qatar che ha partecipato alle riunioni di politica del gruppo dal 1992 al 2011. C’è un eccesso di offerta di circa 2 milioni di barili giorno, mentre la crescita economica globale è al di sotto delle aspettative.

Nel frattempo, a Pechino la Banca popolare della Cina ha ridotto il benchmark sui tassi attivi e passivi lo scorso 22 novembre. La nazione asiatica, seconda solo agli Stati Uniti nel consumo di petrolio, potrebbe rischiare una crescita economica particolarmente lenta per l’anno, la più lenta a partire addirittura dal 1990.

Mercati in movimento laterale, il Brent si schianta

AZIONI

Quasi tutti i principali mercati stanno commerciando in modo laterale se le azioni indiane mostrano segni tecniche di forza. La sfilza di dati CPI oggi dalla Germania, dalla Francia e dalla Spagna può determinare la direzione europea. Dow (16.560,54, -0.06%) in fase di consolidamento ai livelli più alti in un range molto stretto dopo il forte rally di Venerdì. Ulteriore estensione del rally può affrontare le resistenze da 16700-800. Dax (9.069,47, -1,21%) in calo bruscamente così come previsto e ora può operare nel range di 8900-9200 per 1-2 sessioni con il trend ribassista di lungo termine, rimanendo in vigore sotto 9300-400.

Nikkei (15.187,39, + 0,17%) in fase di lotta vicino a 15.250-400 come previsto, cosa che mantiene il rischio ribassista attivo per questo indice. Shanghai (2216,04, -0.25%) in consolidamento nel range di 2180-2230, che continua con la tendenza rialzista completamente intatta. Si può tentare una manifestazione per la resistenza a lungo termine di 2260-70 dopo questo consolidamento.

Nifty (7.727,05, + 1,33%) chiuso sopra 7700-10 per segnalare un ulteriore raduno verso 7.900-8.000. Ma questo segnale rimarrà valido solo fintantoché 7655 è protetto dai tori. Tenete d’occhio se il gap in calo invita i tori a comprare nei pressi 7680-70.

COMMODITIES

Oro (1.308,47) variato per ora sopra la quota di 1305 e può indirizzare fino a 1300-1290 nelle prossime sedute da dove si può vedere una correzione al rialzo. Argento (19,964) che continua a rimanere a distanza nella regione 19,7-20,108. Come detto in precedenza, nessuna chiarezza è vista a meno che non si verifica una rottura su entrambi i lati di questa gamma. Il rapporto oro-argento (65,529) è scambiato all’interno di 65,7-65,083 e se rompe ad un livello inferiore può indirizzare a 64,4 nel breve termine. A lungo termine la tendenza è verso il basso.

Nymex WTI (97.22) in calo di nuovo dal livello di 98,5 in linea con la nostra aspettativa di un aumento limitato. Il momentum è ribassista e gli orsi sembrano ancora dominare i prezzi per ora. Un forte aumento è necessario verso 100-101.81 nelle prossime settimane altrimenti il pericolo di rompere sotto 96 potrebbe essere visto nel breve termine portando ad una caduta verso 94.

Il Brent (102.83) si è schiantato a 103-102 livelli ieri e questo segnala forti orsi che influenzano i prezzi per ora. Nessuna possibilità di un aumento. Se questa caduta continua potrebbe presto colpire i livelli 100-99. Questo segnala un forte mercato orso in arrivo per il Brent e può essere negativo per la Rupia Indiana.

Rame (3,1415) in fase di movimento verso il supporto vicino a 3.10 da dove si può vedere un po’ di rimbalzo verso l’alto a 3.15. Tuttavia, una rottura sotto 3,10 potrebbe portarlo ad un livello inferiore a 3,07-3,05.

Mercato influenzato dal rischio geopolitico, greggio in rialzo

AZIONI

Nelle ultime 12 ore, ogni mercato è stato influenzato dal rischio evento improvviso che emerge dal fatto che un aereo passeggeri della Malesia è stato distrutto oltre il confine Ucraina-Russia. Questa tragedia ha aumentato il rischio geopolitico con nuove equazioni di guerra che saltano fuori anche a causa della presenza di passeggeri americani su quell’aereo. Oggi è una sessione importante per tutti i principali mercati per vedere se ci sarà vendita o no.

Il Dow (16.976,81, -0,94%) si trova in una riflessione del rischio geo-politico, invertito al ribasso, e ora lo slancio verso l’alto corre il rischio di perdere se  non dovesse riuscire a tenere il valore di 16.850-750. Se il rischio è di natura di breve termine, quindi bisogna aspettarsi la gamma di 16.850-17.150 in grado di tenere oggi. Il Dax (9.753,88, -1,07%), non è riuscito a rompere sopra 9871 per confermare la forza e l’intero guadagno del giorno precedente è stato perso. La debolezza restituisce pienamente sotto 9700.

Il Nikkei (15.202,55, -1,09%) è sceso bruscamente proprio come previsto mentre fa trading nel range di 15.000-500 per le ultime quattro settimane, valore che non può rompere di oggi. Lo Shanghai (2.062,79, +0,35%) non è riuscito a rompere al di sopra del limite superiore del range in 2080-90 che segnalerebbe una notevole inversione rialzista verso 2140-80. Questo segnala una continuazione della più ampia gamma di 2000-2090.

Il Nifty (7.640,45, 0,21%) ha trascorso la sessione di trading in maniera laterale, ma l’attesa correzione di 40-60 punti potrebbe emergere oggi alla stessa apertura. I tori preferirebbero che qualsiasi calo non andasse al di sotto di 7590-70 con la possibilità di un altro nuovo massimo sopra 7655.

COMMODITIES

Le materie prime sono tutte miste. L’abbattimento di un aereo passeggeri della Malesia in Ucraina ha portato alla crescita del greggio. Un forte aumento del Brent è visto e può essere negativo. L’oro (1.315,69) ha tenuto i suoi guadagni dopo un forte aumento Mercoledì, incapace di decidere su un upmove tagliente. Può rimanere in pausa sopra 1310 o salire al targeting 1350. L’argento (21,108) si è anche messo in pausa dopo un forte aumento. Può rimanere stabile sopra 20,5 nel breve termine. Il rame (3,2140) sta cadendo verso il sostegno a 3,20 che, se tiene, può portare più in alto verso 3,30-3,32. Tuttavia, se una rottura sotto 3,20 è vista, può indirizzare a 3,15-3,10. C’è necessità di aspettare e guardare.

Il Nymex WTI (103,81) ha ripercorso quasi il 60% della sua recente caduta da 107.5. Può dunque testare i livelli di 104 e poi cadere di nuovo a 100-98 o rompere sopra 10-105 per indirizzare a 107-110. Nel complesso il lungo termine rimane alto.

Il Brent (108,55) si è nettamente spostato dal supporto a lungo termine nei pressi di 106, in linea con le nostre aspettative e potrebbe presto colpire 109,45-111,84. Il trend rialzista a breve termine persiste.

Petrolio : rottura del triangolo di periodo | Analisi commodity

Petrolio : rottura del triangolo di periodo | Analisi commodity

Il quadro tecnico del petrolio presenta un contestuale break out che ha sbloccato la perenne fase di costrizione la quale ha mantenuto i prezzi all’interno di livelli tecnici tanto fondamentali quanto ben evidenti sul grafico sottostante. Dal punto di vista squisitamente grafico, si tratta di un’accelerazione che ha consentito ai prezzi spot del petrolio, di raggiungere saldamente i massimi della scorsa estate, in area 114$ per barile e come apprezzabile dal quadro tecnico sottostante illuminato per mezzo di candele settimanali, questa prova di forza è scaturita in accordo con la rottura della barriera dinamica discendente di medio corso.

Durante gli aggiornamenti e le analisi condotte nelle mensilità recenti, ho più volte posto in luce la difficoltà di operare sul petrolio in assenza di una ben definita direzionalità e volontà del mercato; volontà che in accordo con le vicissitudini di carattere macro, ha smobilitato una fase di costrizione regalando due interessanti candele cumulate rialziste sorrette da volumi crescenti; tutto ciò è funzionale, utile e necessario per avere un outlook rialzista anche per le prossime settimane. Settimane nelle quali sarà possibile e probabile, osservare i prezzi spot del petrolio nei pressi della barriera e soglia psicologica e statica dei 115$ al barile. Al momento tuttavia, concentriamoci sul quadro tecnico corrente, cercando di avvalorare la tesi che vuole il petrolio, sorretto da un sentment rialzista di breve – medio periodo.

Analisi tecnica

Durante la seconda settimana di giugno, i prezzi del petrolio son stati sospinti in su di oltre 3 punti percentuali, in accordo con il break out direzionale che sembrerebbe aver dato adito ad una volontà rialzista, andando così a smobilitare quella fase di costrizione e di compressione che aveva determinato il bello ed il cattivo tempo, sull’andamento spot dei prezzi. L’area operativa caratterizzata dalla lunga coda superiore inerente detta settimana di contrattazioni, è stata successivamente colmata dalla candela rialzista relativa invece alla corrente settimana nella quale, al momento, i prezzi presentano un apprezzamento di oltre 1,5 punti percentuali. In accordo con tale evidenza empirica e con il sentment di periodo, è lecito proiettare i prezzi su livelli top; livelli che potrebbero essere raggiunti nel breve e che consentirebbero di validare il baricentro operativo del petrolio, su livelli tecnici più elevati.

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Immagine 2

Livelli tecnici

La barriera statica e tecnica di periodo, è sita sui 116$ per contratto ma ad ogni modo, il primario livello over the market da osservare con premura, si districa nell’intorno dei 115$ al barile, in accordo con quella psicologia che affibbia ai livelli a cifra tonda, una sostanziale precedenza e contestuale attrattiva. La distanza che intercorre tra i prezzi spot del petrolio e detta barriera psicologica, si andrà via via accorciando in accordo con la volontà bullish la quale, lascia intendere che lo scenario più probabile tra i possibili annoveri ancora una prospettiva rialzista in seguito al break out partorito nelle sedute precedenti. In accordo con tale ottica operativa, è necessario sottolineare come il corrente movimento direzionale implicitamente, potrà avere delle ripercussioni interessanti nel medio – lungo periodo e per tali motivi, dobbiamo necessariamente proiettarci in un ottica rialzista il cui unico interesse al momento, è quello di confermare un innalzamento tecnico del baricentro.

(© riproduzione riservata)

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